Pastorale

Mondragone (Ce). Festa della Madonna Incaldana 2013

smi.jpgS%20Maria%20Incaldana.jpgMondragone (Ce) Festa Maria SS. Incaldana 2013

 

di Antonio Rungi

 

Sono in corso a Mondragone i solenni festeggiamenti in onore della Madonna Incaldana, protettrice della città. Iniziati domenica di Pasqua, alle ore 20.00, con la “discesa della Madonna” dalla Cappella laterale, dove viene conservata la sacra e prodigiosa immagine, nella basilica minore cittadina, dedicata alla Vergine Maria, all’altare maggiore, ove troneggia ed è esposta al culto, i festeggiamenti sono vissuti soprattutto come un momento di verifica del proprio cammino di fede. Mondragone con oltre 30.000 abitanti e 8 parrocchie, di cui due alla periferia Sud e Nord del territorio, è una della città della provincia di Caserta con maggior numero di abitanti, che d’estate raggiunge anche le 100.000 presenze, con i suoi 15 Km di spiaggia e strutture turistiche. La festa della protettrice è un momento di verifica e progettazione non solo della vita religiosa del popolo, ma anche delle attività. Anche in quest’anno 2013 si sono ridotte le spese per la festa patronale, in considerazione della grave crisi economica che attraversa l’Italia e anche questa area, dove il problema della disoccupazione giovanile è un fatto endemico, come pure la mancanza di imprenditoria locale. La sofferenza a livello economico e sociale è grande, tanto che la gioventù deve necessariamente trasferirsi altrove per trovare lavoro. Naturale quindi che la festa è celebrata nel segno della speranza  e della rinascita spirituale, morale, sociale ed economica del territorio. Ieri lunedì in Albis, uno de momenti più belli e rilevanti, con il tradizionale corteo storico del trasferimento della Madonna Incaldana dal luogo del rinvenimento del Quadro, in località Belvedere o Incaldana, fino alla basilica Minore. Circa 5,00 Km di percorso per rivivere nei simboli quanto accadde secoli fa, quando, secondo la tradizione, la Madonna avrebbe scelto di indirizzarsi verso Mondragone, dopo che un contadino aveva caricato il quadro su un carro tirato da buoi. Il corteo iniziato alle 17.00 si è concluso alle 19.00 con la messa celebrata nel Santuario. Oggi, festa patronale,  Martedì 2 aprile, questo il programma religioso: Ore 7:00 –  8:00 –  9:00 Sante Messe; Ore 10:45 Solenne Celebrazione, presieduta dal Vescovo di Sessa Aurunca, monsignor Antonio Napoletano e concelebrata da tutti i sacerdoti della Forania di Mondragone; Ore 16:00 Accoglienza del pellegrinaggio delle Parrocchie Falciano, Casanova e Carinola; Ore 19:00 S. Messa. I festeggiamenti continuano anche domani, Mercoledì 3 aprile 2013, con il seguente programma religioso: Ore 7:00 –  8:00 Sante Messe; Ore 9:00 S. Messa con Prime Comunioni; 11:00 S. Messa e Amministrazione del Sacramento della Cresima a diversi giovani della città. Sarà il Vescovo di Sessa a presiedere il rito solenne; Ore 19:00 S.Messa. Le celebrazioni continueranno per l’intera settimana e settimana e si concluderanno domenica in Albis, quando l’immagine della Madonna verrà riportata nella sua cappella laterale. Il giorno 4 aprile 2013, giovedì, si celebra la giornata della vita consacrata ai piedi della Madonna Incaldana. Sarà padre Antonio Rungi, missionario passionista e predicatore dei ritiri mensili delle Suore della Diocesi di Sessa Aurunca, nonché assistente spirituale delle Suore di Gesù Redentore della Stella Maris, a presiedere la solenne eucaristia che si terrà alle ore 18,30. Saranno le suore di Mondragone ad animare la liturgia con la preghiera e il servizio liturgico.

L’origine storica della devozione della Vergine, venerata con il titolo di “Incaldana” si perde nella notte dei secoli; rompe il silenzio della storia la tradizione e la testimonianza tramandata da generazioni e generazioni di devoti al Maria Ss. Incaldana. Molti studiosi autorevoli hanno vagliato la corrispondenza dei fatti narrati, accogliendo i tratti significativi delle vicende di questa Sacra Icona. Essa risale al 1300, quando i monaci benedettini posero la loro dimora alle pendici del monte Petrino. Sicuramente qualcuno di questi valenti monaci, dediti alla preghiera e alla contemplazione, impresse sul legno i li-neamenti della bella e mistica icona bizantina. Il nome della immagine, molto venerata in tutto l’ Ager Falernus, fu, in un primo momento, “La Prodigiosa”, poi “Madonna del Belvedere”, per la posizione incantevole in cui si trovava il convento e la chiesetta; con il tempo invece prevalse l’appellativo Madonna Incaldana, con riferimento a quel luogo, ricco di acque termali, note per le cure dermatologiche e l’estetica al tempo delle matrone romane. La tavola preziosa con l’effige della Vergine fu conservata al convento del Belvedere sin dopo la prima decade del 1600, quando per paura di altre incursioni barbariche fu solennemente portata nel centro fortificato di Mondragone e precisamente nella Chiesa Madre e Collegiata di S. Giovanni Battista (dove ancora oggi è custodita), venendo nello stesso tempo dichiarata protettrice della città. Un episodio leggendario sembra essere connesso al trasloco: l’Icona della Vergine venne posta su un carro tirato da due giovenchi, senza guida, per la contesa invocata dai paesi limitrofi. A seguito di tale evento il popolo pensò che si trattasse di un segno con il quale la Madonna aveva voluto indicare il tempio dove avrebbe preferito dimorare. Gli eventi prodigiosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli sono tantissimi e che hanno testimoniato l’indulgenza della Madonna nei confronti di questo popolo. Tra i tanti meritano un cenno particolare la peste del 1656, che coinvolse molti paesi del Mezzogiorno d’Italia, ma che non sfiorò neanche Mondragone, le piogge del 1791 (dopo settimane di pioggia , uno sparuto raggio di sole si irradiò sulla cappella della Madonna, e subitaneamente tornò il sereno consentendo ai contadini di ritornare al loro lavoro nei campi) e l’incendio appiccato dai turchi al tempio durante il quale il quadro rimase illeso.  I mondragonesi sono molto grati a questa Madonna è per questo che ogni anno, nel giorno del Lunedì dell’Angelo, viene riproposta la storica processione con un corteo in costume d’epoca tra canti, preghiere, applausi, invocazioni di fedeli e di pellegrini, che dal Belvedere scendono lungo la via Appia (attuale strada comunale Santa Maria Incaldana) per giungere al Santuario. Il Santuario, alla presenza di S. Em.za Baggio, è stato elevato a Basilica minore nell’aprile del 1990.

La Madonna, rappresentata seduta su di un trono ornato, con il braccio destro cinge il bambino benedicente. La tavola è impreziosita da una cornice decorata da motivi a voluta ai lati, due putti posti in alto reggono una corona mentre in basso è un motivo a conchiglia con fiori. Ai lati della Madonna c’è un’iscrizione: MP. OY (MATER DEI). Ed è a Maria Madre di Dio che è dedicata la festa della Protettrice di Mondragone, che va sotto il titolo di Incaldana e che è una immagine di origine bizantina, risalente al tempo dell’iconoclastia.

 

Riflessione. Le periferie dell’esistenza umana

21dc0e6578352908781f32ea8db1cfbd.jpgLa periferia dell’esistenza

 

di Antonio Rungi

 

Il Santo Padre, Papa Francesco, in questi giorni di inizio del suo ministero petrino, spesso nei suoi interventi, discorsi, omelie, riflessioni, annotazioni, aggiunte fa riferimento al tema della periferia dell’esistenza umana e sociale entro la quale il cattolico deve operare e muoversi per agire da cristiano, per annunciare il vangelo, per ridare speranza alla gente, povera, indifesa, umiliata, emarginata di ogni parte del mondo.

Tutti conosciamo le periferie dei piccoli o grandi centri della nostra Italia, della nostra Europa e del resto del mondo. Le megalopoli hanno creato ed alimentato le varie periferie geografiche e di conseguenza hanno determinato strutturalmente le più significative e drammatiche periferie dove vivono gli uomini che non contano nella società, dove il criterio fondamentale per valutare la sua dignità è il denaro, il successo, la bellezza, la salute, la ricchezza, l’efficienza. Il misero, il drogato, il povero, il carcerato, il solitario, il barbone, il senza casa, il divorziato e separato, l’offeso, l’umiliato, il violentato non trovano posto nella vita di questa società, sempre più distratta dall’effimero e dal passeggero e meno concentrata sui grandi ideali della vita e della dignità di ogni essere umano.

Dall’enciclopedia delle Scienze sociali della Treccani, traggo alcune considerazioni e riflessioni per approfondire il tema e capirne di più, anche per inquadrare teoricamente e pastoralmente la problematica alla luce del Magistero di Papa Francesco.

Al centro delle parole del Pontefice la Settimana Santa, iniziata con la Domenica delle Palme lo scorso 24 marzo, c’è la necessità di uscire da noi stessi, dai nostri recinti ed andare verso gli altri, verso le periferie dell’esistenza. Come dire bisogna avere il coraggio di osare, di affrontare il mondo con tutti i suoi drammi e problemi, senza paura, ma con il coraggio e la forza dell’amore che viene dal Signore.

“È necessario uscire da se stessi — ha detto il Papa — e da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo ‘uscire’, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana”.

“Dio — ha aggiunto —  non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. E Gesù non ha casa, perché la sua casa è la gente”.

Un appello, quindi, ad uscire e andare verso quelle “periferie dell’esistenza” che Bergoglio più volte ha ricordato in questi giorni.

Capiamo bene questa nuova categoria teologica, sociologica, umanitaria che Papa Bergoglio ci sta proponendo ripetutamente ai cristiani di oggi.

 

A partire dai primi anni sessanta i due concetti correlativi di ‘centro’ e ‘periferia’ sono stati ampiamente utilizzati nell’analisi politica. Tuttavia, mentre il loro rapporto è stato interpretato in molti modi, la loro applicazione allo studio della politica non è stata esente da critiche. Sono stati espressi dubbi sulla loro sottigliezza concettuale e sul loro valore esplicativo. Il più delle volte, comunque, tali critiche hanno poggiato su un’interpretazione troppo strettamente geografica di centro e periferia, mentre centro e periferia non sono solo concetti spaziali: essi costituiscono un paradigma che denota gli elementi geografici di differenziazione sociale e di divergenza politica, cioè le origini e le basi territoriali di raggruppamenti politici, i cui interessi possono anche essere economici e/o culturali. In altre parole, non si può sostenere semplicemente che le diverse convinzioni politiche e i diversi comportamenti politici, riscontrabili in territori differenti, dipendano da caratteristiche intrinseche di unità puramente spaziali e a queste siano circoscritte. Il territorio in quanto tale è un concetto politicamente neutro; diventa politicamente significativo in virtù dell’interpretazione e del valore attribuitigli dalla gente, e di conseguenza diventa “un concetto creato dalla gente che organizza lo spazio per i propri scopi”.

Il paradigma centro-periferia riguarda quindi il grado di distanza sia geografica che sociale dall’asse centrale di una società e può riferirsi tanto al territorio quanto ai gruppi sociali. La distanza può essere psicologica oltre che fisica, e può così ingenerare, nella periferia, sentimenti di dipendenza verso quei luoghi/gruppi che diffondono i valori e le norme dominanti della società, e viceversa sentimenti di superiorità tra coloro che vivono al centro.

Sono vari i tipi di periferia a carattere sociali che si analizzano nelle scienze umane. Il tipo di periferia più ovvio è la periferia esterna, che è in genere geograficamente lontana dal centro ed è esposta all’influenza di un solo centro. In Europa periferie di questo tipo si trovano generalmente ai margini del continente e tendono a essere arretrate economicamente, meno vitali o non sviluppate affatto.

Diametralmente opposte alle periferie esterne sono le periferie interfaccia. Si tratta di territori marginali che si trovano in mezzo a due o più centri dominanti appartenenti a Stati diversi. Anche se sono collegate in qualche modo con tutti i centri limitrofi, queste periferie non sono mai pienamente integrate in nessuno di essi.

Si possono individuare altri due tipi di periferie: i centri falliti e le periferie enclaves. I centri falliti sono territori  che in passato praticarono l’imperialismo temporale costruendo proprie strutture centrali, ma che successivamente dovettero cedere di fronte a più efficaci iniziative di annessione promosse da altri centri. Nella fase imperialistica i centri falliti hanno creato un’infrastruttura istituzionale a sostegno della propria legittimità e della propria identità. Nella misura in cui elementi di questa infrastruttura sono sopravvissuti all’annessione, possono contribuire a conservare i confini tra periferia e centro.

Le periferie enclavi, infine, a prescindere dalle loro caratteristiche specifiche, hanno in comune di essere completamente circondate dalla cultura dominante. Dato questo accerchiamento geografico, le enclavi sono sottoposte alla pressione costante delle istituzioni centrali e la loro capacità di sopravvivere è probabilmente minore di quella degli altri tipi di periferia.

Quattro tipologie, quindi, di periferie: esterna, interfaccia, i centri falliti, le enclave.

Tali tipologie sociologiche ci rimandano indirettamente a quattro tipologie di periferie umane e pastorali. La periferia esterna, quella che non interessa o la si vede marginalmente in un progetto pastorale e di vicinanza alle persone in difficoltà. La periferia interfaccia, in cui l’impegno pastorale è più diretto ed immediato e gli operatori pastorali interagiscono con l’ambiente e lo migliorano con il loro umile servizio, disinteressato. I centri falliti, in cui tutte le iniziative di carattere pastorale sono stati posti in essere, ma non hanno raggiunto l’obiettivo proposto ed individuato. Tanti i fallimenti da questo punto di vista, soprattutto perché non sempre il progetto pastorale è seguito ed accompagnato bene. Infine, le enclavi, una sorte di zone felici e produttive a livello pastorali e spirituali che sono chiuse in se stesse e pur funzionali non contribuiscono al bene complessivo dell’area. Penso alle poche parrocchie efficienti e operative che restano isole felici in certe realtà metropolitane ove la povertà e la miseria morale e spirituale è enorme e alla quale non si riesce a far fronte.

A tal proposito, scrive don Luigi Ciotti, il prete che ha fatto delle periferie dell’esistenza umana, segnata dalla droga, dalla violenza, dall’ingiustizie il suo fondamentale impegno apostolico anche attraverso la sua associazione “Libera”:  “L’invito di Papa Francesco ad «annunciare il Vangelo nelle periferie» è un’esortazione profetica. Nelle sue parole la «periferia» è un luogo al tempo stesso geografico e spirituale. Così come ci sono le periferie urbane, luoghi di esclusione e di povertà, c’è una periferia dell’anima che va abitata con la prossimità, con l’accoglienza, con una solidarietà che abbia come fine la giustizia sociale, il riconoscimento della centralità e della dignità di ogni persona. È per questo che l’esortazione del Papa ha un carattere profetico e, in senso lato, politico. Una Chiesa che abbia a cuore il destino di tutta l’umanità non può sottrarsi alla provocazione e alla «convocazione» delle periferie. Deve saper trasformare spazi abbandonati in luoghi di opportunità, di una convivenza fondata sul rispetto dei diritti e della dignità di ciascuno. L’attenzione del Papa per i poveri, più che per la dottrina, il suo presentarsi semplice e dimesso, il suo rifiuto di ogni ostentazione e di ogni lusso fanno bene sperare in un forte impegno in questa direzione. Non possiamo infatti costruire speranza se non partendo da chi dalla speranza è stato escluso, dai tanti disperati che affollano la faccia di questa terra. Sono i poveri a offrirci le coordinate sociali, etiche, politiche, economiche del nostro impegno. È a partire da loro che possiamo sperare di nuovo. Perché la speranza o è di tutti o non è speranza.

LA PASQUA AL SANTUARIO DELLA CIVITA

DSC05116.JPGIniziate le celebrazioni pasquali con la Via Crucis presieduta dall’Arcivescovo di Gaeta, mons. Fabio Bernardo D’Onorio, al santuario diocesano della Civita, in Itri (Lt), affidato alla cura spirituale e pastorale dei passionisti, in questi giorni di Pasqua è stato un susseguirsi di presenze numericamente rilevanti alle celebrazioni, durante le quali i fedeli si sono accostati ai sacramenti della confessione e della comunione, partecipando alle varie messe in programma dalla prima mattinata fino alla tardi serata. I fedeli provenienti dalle varie parti del Lazio, della Campania e dell’Italia si sono radunati ai piedi della Vergine Santa, soprattutto per pregare e chiedere grazie per se stessi e per gli altri. Anche il Santuario della Civita, come tanti altri luoghi di culto, soprattutto mariani, ha beneficiato dell’effetto dell’elezione del nuovo Papa, Francesco Bergoglio, per cui l’afflusso al Santuario è stato continuativo soprattutto nel triduo pasquale, nella Domenica della Risurrezione ed oggi, Lunedì dell’Angelo. I sei sacerdoti passionisti impegnati al servizio del Santuario in questi giorni di festa hanno garantito a tutti il sacramento della confessione, amministrando la misericordia di Dio, come ha ricordato Papa Francesco, con abbondanza di doni spirituali, registrandosi profonde conversioni del cuore e della vita. La Pasqua quale mistero di vita e risurrezione è molto avvertita al santuario mariano della Civita che ha una storia di oltre 1000 anni. La fede popolare, la devozione sincera alla Madonna spingono molti fedeli in questi giorni di festa a fare 50-60 Km a piedi per raggiungere il santuario, quale forma personale di conversione e rinnovamento spirituale. Anche nella giornata di pasquetta, nonostante il tempo inclemente al Santuario della Civita sono arrivati migliaia di fedeli che hanno vissuto nella preghiera la vera esperienza della Pasqua, che è dono di grazia e di riconciliazione. Per tutta la settimana in Albis il santuario funzionerà a pieno regime nel servizio ai fedeli che continueranno a raggiungere la struttura situata al circa 800 metri sul livello del mare, a 15 Km dalla città di Itri, nel cui territorio entra il Santuario e a 30 Km da Gaeta e Formia.

 

ITRI (LT). LA CELEBRAZIONE DELLA SETTIMANA SANTA DAI PASSIONISTI

SETTIMANASANTA2013.jpgPADRI PASSIONISTI

 CONVENTO DI ITRI-CITTA’ (LT)

 

FUNZIONI RELIGIOSE

DELLA SETTIMANA SANTA

ANNO 2013

 

DOMENICA DELLE PALME – 24 MARZO 2013

ORE 8.00: NEL PIAZZALE BENEDIZIONE DELLE PALME

PROCESSIONE E SANTA MESSA CON LETTURA DEL PASSIO

ORE 17.00: MESSA DELLA DOMENICA DELLE PALME

 

LUNEDI’ SANTO – 25 MARZO 2013

ORE 7,00 ROSARIO- ORE 7,30 MESSA FERIALE

 

MARTEDI’ SANTO  – 26 MARZO 2013

ORE 7,00 ROSARIO- ORE 7,30 MESSA FERIALE

 

MERCOLEDI’ SANTO – 27 MARZO 2013

ORE 7,00 ROSARIO- ORE 7,30 MESSA FERIALE

ORE 18,30: MESSA CRISMALE A GAETA CON IL VESCOVO

 

GIOVEDI’ SANTO – 28 MARZO 2013

ORE 9,00-12,00: CONFESSIONI

ORE 18.00: MESSA IN COENA DOMINI

ORE 20,00-24.00: ADORAZIONE EUCARISTICA

 

VENERDI’ SANTO – 29 MARZO 2013

ORE 9,00- 12,00: CONFESSIONI

ORE 17,00: COMMEMORAZIONE DELLA PASSIONE DI GESU’

 

SABATO SANTO – 30 MARZO 2013

ORE 9,00-12,00; 16,00-19,00: CONFESSIONI

ORE 20,00: VEGLIA PASQUALE

CELEBRAZIONE EUCARISTICA DELLA RISURREZIONE

 

DOMENICA DI PASQUA – 31 MARZO 2013

ORE 8.00: MESSA SOLENNE DI PASQUA

ORE 18.00: MESSA DI PASQUA

 

LUNEDI’ IN ALBIS – 1 APRILE 2013

ORE 7,00: SANTO ROSARIO- ORE 7,30: MESSA DELL’ANGELO

 

P. RUNGI. TESTI DELLA VIA CRUCIS CON RIFERIMENTO AL MAGISTERO DI PAPA FRANCESCO

Foto1082.jpgCARISSIMI AMICI QUI TROVERETE NEI FILES ALLEGATI IN WORD E PDF IL TESTO DELLA VIA CRUCIS DA ME COMPOSTO, SOPRATTUTTO NELLE MEDITAZIONI ALLE SINGOLE STAZIONI. OLTRE ALLE MIE PERSONALI RIFLESSIONI FATTE SULLE VARIE STAZIONI DELLA VIA CRUCIS CI SONO RIFERIMENTI TESTUALI AI PRIMI UFFICIALI INTERVENTI DEL SANTO PADRE, PAPA FRANCESCO, ELETTO IL 13 MARZO 2013. DAI SUOI PRIMI DISCORSI ED OMELIE HO POTUTO RICAVARE ALCUNI SUGGERIMENTI UTILI PER MEDITARE SULLA PASSIONE DI CRISTO IN QUESTI GIORNI IN PREPRAZIONE ALLA PASQUA. DIFFONDETE IL TESTO DELLA MIA VIA CRUCIS E CITATE LA FONTE SE LO UTILIZZATE.

PER POTER VISUALIZZARE, SCARICARE E POI STAMPARE IL TESTO DELLA VIA CRUCIS E’ NECESSARIO CLICCARE SU UNO O SU ENTRAMBI I FILES, QUI SOTTO ALLEGATI.

P.ANTONIO RUNGI, PASSIONISTA

viacrucis2013-RUNGI-DEF.doc

viacrucis2013-RUNGI-DEF.pdf

Ritiro spirituale alle Suore Ancelle del Sacro Cuore di Frattamaggiore

cbc7bfb2d5117450e6dace1124f74b9f.jpgSuore Ancelle del Sacro Cuore di Caterina Volpicelli

Incontro spirituale mensile – Frattamaggiore 13 Marzo 2013

La via della santità: conversione e penitenza

1.   L’universale vocazione alla santità nella Chiesa

Il punto di partenza della nostra meditazione è la costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium” del Concilio Vaticano II e due testi del Nuovo Testamento: 1Pt 2,9-12; 1Cor 1,29.

Suore Ancelle-Incontro13marzo2013.docx

Formia (Lt). Una speciale festa della donna nella Parrocchia di Sant’Erasmo. Preghiera per le donne di padre Rungi

Domani 8 marzo, giornata internazionale della donna, nella sala S.Probo della parrocchia di S.Erasmo Vescovo e Martire di Formia alle ore 19:00, si terrà un significativo incontro con Suor Rita Giaretta, autrice del libro-testimonianza “Non più schiave“. L’evento è stato organizzato dall’Azione Cattolica della parrocchia di S.Erasmo, guidata da don Alfredo Micalusi. Suor Rita è una religiosa da anni impegnata, assieme ad alcune consorelle, nella lotta contro la schiavitù della prostituzione forzata in un territorio attraversato da un grave degrado ambientale, sociale e culturale come quello casertano, ove ha fondato, nel ’95, una struttura di accoglienza per donne vittime di questo fenomeno. La comunità di Suor Rita, “Casa Rut”, ha accolto in questi anni più di 260 giovani ragazze vittime di varie violenze. Sono soprattutto le donne di colore a trovare nella Casa Rut un riferimento istituzionale ed umano per affrontare con minore difficoltà le tante problematiche esistenziali in territorio italiano. Sebbene, la schiavitù sia stata abolita, in un contesto di migrazioni di popoli si assiste a nuove forme di schiavitù che hanno attinenza con la sistematica violazione dei diritti fondamentali della persona umana e soprattutto della donna. Su questi temi si svilupperà l’atteso incontro con questa suora, impegnata sul fronte della difesa dei diritti delle donne. In occasione dell’evento, poi, la poetessa Chiara Scrobogna che leggerà una poesia da lei composta sui temi della difesa della donna. Ad intervistare suor Rita Giaretta sarà la giornalista Simona Gionta.

E per la festa della donna padre Rungi compone una bellissima preghiera:

 

Preghiera della donna

Signore, mi rivolgo a Te
con la confidenza di un bambino,
con l’umiltà del povero,
con il coraggio dei martiri.

Donami la forza di parlarti
con la sincerità del cuore,
con l’umiltà di chi conosce
la sua fragilità, con il coraggio
che spesso manca nella mia vita
quotidiana.

Fa’ della mia vita un inno alla vita,
un canto perenne alla gioia,
un immenso atto d’amore
verso chi attende amore.

Nella mia debolezza non abbandonarmi.
Nell’incertezza, illuminami la mente.

Nel dolore, fa’ che io sappia camminare
con Te sulla via della croce.

Ti chiedo, per intercessione di Maria,
Madre del bell’Amore, di essere una
DONNA capace d’amare ogni persona
del genere umano, soprattutto se
debole e fragile, a partire dai miei cari.
Amen!
(Padre Antonio Rungi)

Mondragone. Ritiro spirituale alla Stella Maris con fedeli di Pagani (Sa)

pagani-marzo2013.jpg Domani, domenica 3 marzo 2013, circa 50 pellegrini dalle ore 9,30 alle 17,30 saranno ospiti presso la casa di spiritualità delle Suore di Gesù Redentore in Mondragone (Ce), per riflettere sul tema della fede nella vita del Beato Tommaso Maria Fusco. I gruppo di preghiera composta da bambini, giovani, adulti ed anziani proviene da Pagani (Sa), ove ogni giorno si riuniscono in orazione nel Cenacolo di preghiera, sorto presso la casa del Beato Tommaso Maria Fusco e gestito dalle Suore della Carità del Preziosissimo Sangue. A guidare la giornata di preghiera e riflessione sarà padre Antonio Rungi,  religioso passionista, che segue il gruppo da alcuni anni e ne ha curato la formazione spirituale con ritiri in loco, nella stessa struttura del cenacolo di preghiera. Ogni anno il gruppo si riunisce, in occasione della preparazione alla Pasqua in altri luoghi per un ritiro spirituale più intensivo. Ed è il caso di quello che si svolgerà domani, presso la Stella Maris di Mondragone. Alle 9,30 l’accoglienza; alle 10.00 la celebrazione delle Lodi del Mattino della III Domenica di Quaresima; alle 10,30 la meditazione sul tema della fede e conversione dettata da Padre Rungi. Alle 11,30 l’adorazione eucaristica con le confessioni. Alle 12,30 la celebrazione della santa messa domenicale con omelia. Alle 13,15 il pranzo a sacco; alle 15,00 la Via Crucis per gli spazi interni dell’Istituto. Alle 16.00 la tavola rotonda sulla vita di fede del Beato Tommaso Maria Fusco e alle 17.00 il rientro del gruppo a Pagani.

La figura del Beato Tommaso Maria Fusco è ben conosciuta a Mondragone, ove da 50 anni operano nel campo della formazione della scuola primaria le Suore Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue e una strada è intitolata proprio al grande sacerdote paganese che dedicò la sua vita a servizio degli ultimi e dell’evangelizzazione. Infatti, in un momento storico difficile dell’Italia e del Meridione in particolare, quando le idee di libertà dalla dominazione straniera avevano fatto breccia anche negli Italiani, insorgendo con rivoluzioni e disordini, il 1° dicembre del 1831 nacque a Pagani, Tommaso Fusco. Fu ordinato Sacerdote il 22 dicembre 1855 e, fin dai primi giorni del suo sacerdozio si dedicò alla formazione dei piccoli e alla carità operosa. Parroco, direttore spirituale, predicatore, fondatore delle Suore della carità del Preziosissimo Sangue, don Tommaso Maria Fusco di dedicò soprattutto alla formazione umana, spirituale e teologica dei giovani e di quanti erano incamminati al sacerdozio. Dopo una breve vita spesa tutta per servire la causa nel Vangelo, moriva il 24 febbraio 1891, all’età di 60 anni. Fu beatificato da Giovanni Paolo il 7 ottobre 2001. Oggi le Suore delle Carità del Preziosissimo sangue continuano la sua opera in varie parti d’Italia e del mondo, compreso Mondragone, dove hanno una loro casa in Via Tommaso Maria Fusco, scuola dell’infanzia.

Ritiro spirituale – Suore Diocesi di Sessa Aurunca

RITIRO SPIRITUALE MENSILE

SUORE DELLA DIOCESI DI SESSA AURUNCA

CARINOLA –DOMENICA 24 FEBBRAIO 2013

 

LA VITA CONSACRATA UN CAMMINO DI LUCE

E DI TRASFIGURAZIONE

 

Negli ultimi anni del XX secolo si è avvertita la necessità di descrivere più accuratamente l’identità dei vari stati di vita nella Chiesa: “in questi ultimi anni si è avvertita la necessità di esplicitare meglio l’identità dei vari stati di vita, la loro vocazione e la loro missione specifica nella Chiesa” (VC 4b). La risposta a tale necessità è avvenuta mediante il lavoro di tre Sinodi, i cui frutti sono stati raccolti da Giovanni Paolo II in tre Esortazioni postsinodali. Il 30 dicembre 1988 venne pubblicata l’Esortazione postsinodale sui laici “Christifideles laici”. Il 25 marzo 1992 apparve l’Esortazione postsinodale sulla formazione dei sacerdoti “Pastores dabo vobis”. Il 25 marzo 1996 è stata firmata l’Esortazione postsinodale sulle persone consacrate “Vita consecrata”. Consapevole dei deplorevoli attacchi all’identità della vita consacrata, mossi a volte persino mediante l’uso di frasi del Concilio, nell’ultima Esortazione il Papa ha voluto soprattutto illustrare la peculiare e positiva identità della vita consacrata nella Chiesa. Le riflessioni del Papa infatti si incentrano sull’identità biblica e teologica della vita consacrata.

Nel suo luminoso testo, il Papa non prende un atteggiamento di rottura con il passato. Segue, invece, una linea di continuità e di sviluppo. Segue una linea di continuità, perché presenta una identità in armonia con il Magistero del Concilio. Il Papa dichiara esplicitamente che, tanto nelle sue catechesi sistematiche sulla vita consacrata, tenute durante e dopo il Sinodo, come nella sua Esortazione, il Concilio “è stato luminoso punto di riferimento” (VC 13d). Segue anche una linea di sviluppo, perché esplicita meglio gli elementi positivi dell’identità della vita consacrata e perché intende offrire, con piena consapevolezza, una interpretazione autentica dei testi del Concilio. Ad esempio, il Papa ripropone (cfr VC 29b) l’affermazione del Concilio, secondo la quale la professione dei consigli evangelici appartiene indiscutibilmente alla vita e alla santità della Chiesa (cfr LG 44) e, respingendo le false interpretazioni, la spiega con autorità in questo modo: “Questo significa che la vita consacrata, presente fin dagli inizi, non potrà mai mancare alla Chiesa come un suo elemento irrinunciabile e qualificante, in quanto espressivo della sua stessa natura” (VC 29b).

Nella sua lettera “Novo Millennio ineunte” (6 gennaio 2001), il Papa invita i religiosi e le religiose a coltivare con cura i valori positivi della loro “speciale consacrazione” (NMI 46), attuando con rinnovato slancio il programma di “ripartire da Cristo” (NMI 29), supremo consacrato e missionario del Padre.

 

1. I più importanti documenti con cui confrontarsi

 

1) Orientamenti della costituzione dogmatica “Lumen gentium” (1964).

2) Orientamenti del decreto “Perfectae caritatis”(1965).

3) Orientamenti del motu proprio “Ecclesiae Sanctae” (1966).

4) Orientamenti dell’istruzione “Renovationis causam” (1969).

5) Orientamenti del nuovo “Messale Romano” (1970).

6) Orientamenti del “Rito della professione religiosa” (1970).

7) Orientamenti dell’Esortazione “Evangelica testificatio” (1971).

8) Orientamenti dell’Esortazione “Evangelii nuntiandi”.(1975).

9) Orientamenti del documento “Mutuae relationes” (1978).

10) Orientamenti di Giovanni Paolo II nei primi anni del suo pontificato (1978-1980).

11) Orientamenti del documento “Religiosi e Promozione umana” (1980).

12) Orientamenti del documento “Dimensione contemplativa della vita religiosa” (1980).

13) Orientamenti del documento sulla pastorale delle vocazioni (1982).

14) Orientamenti del nuovo “Codice di Diritto Canonico” (1983).

15) Orientamenti dell’istruzione “Elementi essenziali” (1983).

16) Orientamenti dell.’Esortazione “Redemptionis donum” (1984).

17) Orientamenti del messaggio di Giovanni Paolo II ai Religiosi e alle Religiose del Brasile (1986).

18) Orientamenti di Giovanni Paolo II nel discorso all’USMI (1988)

19) Orientamenti della lettera a tutte le persone consacrate (1988)

20) Orientamenti dell’istruzione “Potissimum institutioni” (1990).

21) Orientamenti della lettera di Giovanni Paolo Il ai Religiosi e alle Religiose dell’America Latina (1990).

22) Orientamenti dell’Enciclica “Redemptoris missio” (1990).

23) Orientamenti del documento sulla pastorale delle vocazioni (1992).

24) Orientamenti del nuovo “Catechismo della Chiesa Cattolica” (1992).

25) Orientamenti dell’istruzione “La vita fraterna in comunità” (1994).

26) Orientamenti di Giovanni Paolo II delle catechesi in occasione del Sinodo sulla vita consacrata (1994-1995).

27) Orientamenti dell’Esortazione “Vita consecrata” (1996).

28) Orientamenti del messaggio di Giovanni Paolo II per la celebrazione della Giornata della vita consacrata (1997).

29) Orientamenti dell’istruzione “La collaborazione inter-Istituti per la formazione” (1998).

30) Orientamenti di Giovanni Paolo II nel Giubileo della vita consacrata (2000).

31) Orientamenti della lettera “Novo millennio ineunte” (2001).

 

 

 

2. Vita di speciale configurazione a Cristo

 

La vita consacrata deve essere innanzitutto una presenza viva di Cristo nel mondo: “Veramente la vita consacrata costituisce memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato” (n. 22c). Questa è la nota più caratteristica, sia tra i cristiani sia tra i non cristiani: “Le persone consacrate, infatti, hanno il compito di rendere presente anche tra i non cristiani (cfr LG 46; EN 69) il Cristo casto, povero, obbediente, orante e missionario” (n. 77).

Nella linea dell’inizio del capitolo VI della costituzione “Lumen gentium”, ma con una esplicitazione trinitaria, dobbiamo affermare: “La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici i tratti caratteristici di Gesù – vergine, povero ed obbediente – acquistano una tipica e permanente “visibilità” in mezzo al mondo” (n. 1a). Per illustrare il rapporto biblico e teologico esistente tra la vita consacrata e la vita di Cristo, l’Esortazione predilige il linguaggio diretto e positivo, presente anche nei testi del Concilio: “La vita consacrata (…) rappresenta nella Chiesa (…) la forma di vita che Gesù supremo consacrato e missionario del Padre per il suo Regno, ha abbracciato” (n. 22a). Nella vita consacrata si abbraccia la proposta di una esistenza “cristiforme” (n. 14b), che richiede “l’adesione conformativa a Cristo dell’intera esistenza” (n. 16b). L’aspirazione della persona consacrata “è di immedesimarsi con Lui, assumendone i sentimenti e la forma di vita” – (n. 18b), con “il desiderio esplicito di totale conformazione a Lui” (n. 18c). Il supremo desiderio dei religiosi e delle religiose deve essere quindi quello di diventare “persone cristiformi” (n. 19b). Questa identità biblica e teologica determina la natura della formazione, che deve avere la configurazione a Cristo come il suo obiettivo centrale: “Dal momento che il fine della vita consacrata consiste nella configurazione al Signore Gesù e alla sua oblazione, è soprattutto a questo che deve mirare la formazione. Si tratta di un itinerario di progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo verso il Padre” (n. 65b). Volendo, tuttavia, sottolineare che non intende negare agli altri cristiani l’elemento di una comune, battesimale e fondamentale configurazione a Cristo, l’Esortazione usa alle volte il linguaggio caratterizzante della formula “più”, presente anche nei testi del Concilio: la vita consacrata “più fedelmente imita” (n. 22a) la forma di vita di Gesù, e ne è “una conformazione più compiutamente espressa e realizzata” (n. 30a). Sempre per lo stesso motivo, l’Esortazione, come il Concilio, indica che quella della vita consacrata è una “speciale conformazione a Cristo” (n. 3ld). Questa caratteristica della speciale configurazione a Cristo si riferisce tanto alla figura biblica di Cristo come “supremo consacrato (…) del Padre” (n. 22a), quanto alla sua figura di “Apostolo del Padre” (n. 9b) o “supremo missionario del Padre” (n. 22a). Perciò il senso biblico e teologico della “nuova e speciale consacrazione” (nn. 30t; 3ld) e della “speciale missione” (n. 17a) delle persone consacrate è una caratteristica soprattutto cristologica.

 

3. Vita di speciale comunione di amore col Padre

 

Il religioso e la religiosa sono legati alla Trinità non solo a causa della grazia santificante e dei doni ricevuti nel battesimo, ma anche a motivo della “grazia della vocazione” (n. 64b). Essi, infatti, ricevono una “grazia di (…) speciale comunione di amore con Cristo” (n. 15c), che è anche grazia di speciale comunione di amore col Padre. All’origine della “speciale grazia di intimità” (n. 16a), con cui Cristo chiama alcune persone alla vita di speciale sequela, “sta sempre l’iniziativa del Padre” (n. 14b), “sorgente dell’amore” (n. 111b),”che attrae a sé (cfr Gv 6, 44) una sua creatura con uno speciale amore e in vista di una speciale missione” (n. 17a). “L’esperienza di questo amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona consacrata avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita, consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani” (n. 17a). Per questo la vita consacrata “è annuncio di ciò che il Padre compie con il suo amore, la sua bontà, la sua bellezza” (n.

20a).

La vita consacrata ha una “triplice relazione” (n. 36f), un “triplice orientamento: verso il Padre, innanzitutto” (n. 36e). Dato che la vita consacrata “realizza a titolo speciale quella confessio Trinitatis che caratterizza l’intera vita cristiana” (n. 2la), tale confessione deve essere rivolta verso il Padre, innanzitutto . La persona consacrata deve rendersi conto che Dio Padre è anche il suo più alto formatore, perché “Dio Padre (…) è il formatore per eccellenza di chi si consacra a Lui” (n. 66a; cfr nn.70fg). Il Padre è l’agente più determinante di tutta l’opera della formazione, l’agente divino che “plasma nel cuore dei giovani e delle giovani i sentimenti del Figlio” (n. 66a). Come Cristo, che durante tutta la sua esistenza terrena si lasciò formare dal Padre vivendo sempre “in atteggiamento di docilità al Padre” (n. 22b), le persone consacrate, “docili alla chiamata del Padre” (n. 1b), debbono ininterrottamente lasciarsi plasmare dallo stesso Padre.

La vocazione alla vita religiosa è una “chiamata del Padre” (n. 1b), “un’iniziativa tutta del Padre” (n. 17b). La rivelazione (cfr Gv 17, 11) presenta il Padre come “Padre Santo” (n. 111b) e ci fa “scoprire nell’iniziativa del Padre, fonte di ogni santità, la sorgente originaria della vita consacrata” (n. 22a). Il Padre è “prima origine e scopo supremo della vita consacrata” (n. 2le). Perciò alle decisive domande “da dove vieni?” e “dove vai?”, il religioso e la religiosa possono rispondere: “A Patre ad Patrem” (n.17t), “dal Padre al Padre”, cioè dalla “sublime bellezza di Dio Padre” (n.16d) alla gloriosa “casa del Padre” (n. 52b).

 

4. Vita di speciale comunione di amore con lo Spirito Santo

 

La persona consacrata ha un peculiare rapporto con la Trinità (cfr nn. 14b; 16d; 2la). Come abbiamo detto, la persona consacrata riceve una “grazia di (… ) speciale comunione di amore con Cristo” (n. 15c), che è necessariamente anche grazia di speciale comunione di amore col Padre (cfr n. 17a). Il doveroso rispetto dell’armonia trinitaria, ci. obbliga a pensare che tale grazia è anche grazia di speciale comunione di amore con lo Spirito Santo.

Ogni cristiano riceve dallo “Spirito Santo e santificante” (n. 95b) la grazia sacramentale e i doni del battesimo. Il religioso e la religiosa, tuttavia, ricevono dallo stesso Spirito uno specifico dono: “A questa chiamata corrisponde, peraltro, uno specifico dono dello Spirito Santo, affinché la persona consacrata possa rispondere alla sua vocazione e alla sua missione” (n. 30c).

Si tratta di “un particolare dono dello Spirito, che apre a nuove possibilità e frutti di santità e di apostolato” (n. 30d). Ai religiosi e alle religiose, quindi, viene offerto un peculiare dono, che ha la forza di trasformarli in “persone cristiformi” (n. 19b): “Una tale esistenza “cristiforme”, proposta a tanti battezzati lungo la storia, è possibile solo sulla base di una peculiare vocazione e in forza di un peculiare dono dello Spirito” (n. 14b). In questo modo la speciale sequela di Cristo ha anche “una connotazione essenzialmente (… ) pneumatologica” (n. 14b).

I religiosi e le religiose debbono coltivare “in modo particolarmente vivo” (n. 14b) insieme all’orientamento “verso il Padre” (n. 36c) e all’orientamento “verso il Figlio” (n. 36d), l’ “orientamento verso lo Spirito Santo” (n. 36e). Mai si può dimenticare che “la chiamata alla vita consacrata è in intima relazione con l’opera dello Spirito Santo” (n. 19b): “E’ lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena; è Lui che guida la crescita di tale desiderio (…); è Lui che forma e plasma l’animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione” (n. 19b). Alimentando “la fedeltà allo Spirito Santo” (n. 62g), coltivando con speciale cura la “vita nello Spirito” (n. 71b), i religiosi e le religiose saranno veramente fedeli alla “propria identità” (n. 71b) e raggiungeranno “una serenità profonda” (n. 71b). Lo Spirito farà gustare loro la sua “amicizia” (n. 111d), le riempirà della sua “gioia” (n. 111d) e del suo “conforto” (n.111d), e le renderà “specchio della bellezza divina” (n. 111d).

 

5. Vita di speciale configurazione alla Vergine Maria

 

Il mistero della vita religiosa, visto alla luce della vita evangelica della Vergine Maria, acquista un nuovo splendore. In effetti, come conferma l’Esortazione, Maria “è esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e totale dedizione a Dio” (n. 28b). Perciò “la vita consacrata guarda a Lei come a modello sublime di consacrazione al Padre, di unione col Figlio e di docilità allo Spirito, nella consapevolezza che aderire “al genere di vita verginale e povera” (LG 46) di Cristo significa far proprio anche il genere di vita di Maria” (n. 28c). Tutte le persone consacrate sono chiamate a coltivare con maggiore chiaroveggenza il valore mariano della loro vita spirituale: la presenza di Maria ha “un’importanza fondamentale sia per la vita

spirituale di ogni singola anima consacrata, sia per la consistenza, l’unità, il progresso di tutta la comunità” (n. 28a). Maria è modello di vita consacrata: “pronta nell’obbedienza, coraggiosa nella povertà, accogliente nella verginità feconda” (n. 112c). Maria è maestra nel pregare (cfr n. 34b), nel “proclamare le meraviglie” (n. 112b) del Signore, nel “portare Gesù” (n. 112b) e nell’unione al Cristo sofferente (cfr n. 23c).

L’Esortazione invita esplicitamente a fare un approfondimento biblico sulla dimensione mariana della vita consacrata, meditando assiduamente “le parole e gli esempi (… ) della Vergine Maria” (n. 94a). “Ogni missione inizia con lo stesso atteggiamento espresso da Maria nell’annunciazione: ‘Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto’ (Lc 1, 38)” (n. 18d). La comunione della persona consacrata con la Vergine Maria è una speciale comunione di amore: “Nella Vergine la persona consacrata incontra (… ) una Madre a titolo del tutto speciale” (n. 28d). Alla “speciale tenerezza materna” (n. 28d) di Maria, la persona consacrata risponde “amandola e imitandola con la radicalità propria della sua vocazione” (n. 28d).

MONDRAGONE. RITIRO SPIRITUALE QUARESIMALE

 RITIROFEBBRAIO2013.jpg“Non voglio che la carità La carità che nasce dalla fede”, è una delle espressioni che ha scritto la Serva di Dio Victorine le Dieu, fondatrice delle Suore di Gesù Redentore, che a Mondragone hanno una loro storica presenza alla Colonia permanente della Stella Maris. Domani 21 febbraio 2013 si svolgerà in questa struttura di accoglienza e di spiritualità il quinto incontro di spiritualità nell’anno della fede e in preparazione alla Pasqua 2013. Si tratta del primo ritiro di questa Quaresima 2013 che assume uno speciale significato sia per la ricorrenza dei 150 anni della nascita delle Suore di Gesù Redentore e sia per la rinuncia del Papa, Benedetto XVI, al ministero petrino. Il tema che padre Antonio Rungi, missionario passionista e teologo morale presenterà nella giornata di ritiro sarà: “La  fragilità della nostra fede. L’esperienza della Serva di Dio Madre Victorine Le Dieu”. Il ritiro spirituale aperto a tutti (sacerdoti, religiosi e laici) è così programmato: Ore 9.00: Accoglienza; Ore 9,25: celebrazione delle lodi (in cappella); Ore 10,00: Prima meditazione dettata da padre Rungi, sulla fragilità della nostra fede (in sala Le Dieu); Ore 11,00: Pausa (in silenzio); Ore 11,15: Adorazione eucaristica e confessioni (in cappella); Ore 12,00: celebrazione eucaristica, presieduta da padre Rungi  (in cappella); Ore 13,00: Pranzo; Ore 14,00: Deserto (passeggio solitario nel giardino); Ore 15.00: Via crucis (in giardino se il tempo e’ buono), su testi di Papa Ratzinger; Ore 16,00: Seconda meditazione dettata da padre Rungi sull’esperienza di fede vissuta dalla Serva di Dio (in sala Le Dieu); Ore 17.00: celebrazione dei Vepri (in sala Le Dieu), Ore 17,30: saluti.

 

A seguire il corso di formazione spirituale sono diversi laici di Mondragone e dintorni che da tre anni vengono accompagnati nel loro itinerario di fede da padre Antonio Rungi, passionista. Si tratta di persone giovani e meno giovani che fanno parte di un cammino spirituale avviato dal otto anni dalle Suore della Stella Maris, mediante i cenacoli di preghiera, la via crucis, il rosario settimanale, le varie celebrazioni in occasione di ricorrenze particolari per l’istituto e d’estate anche il rosario in spiaggia. Guidate dal loro assistente spirituale, padre Antonio Rungi, le Suore della Stella Maris rappresentano uno degli istituti più dinamici da un punto di vista spirituale e di iniziative varie in tutta la Diocesi di Sessa Aurunca. Le sei religiose che compongono attualmente la comunità della Stella Maris, guidate dalla responsabile, Suor Maria Paola Leone, sono molto impegnate nel campo spirituale, apostolico e pastorale. In occasione poi dei 150 anni della nascita del loro istituto, le Suore della Stella Maris stanno portando avanti un progetto pastorale di ampio respiro, compreso quello di un Recital sulla vita della loro fondatrice, Madre Victorine Le Dieu che verrà rappresentato a Maggio 2013. Comune pure le Suore stanno predisponendo un seminario di studi sulla figura della fondatrice, che si svolgerà alla Stella Maris nel mese di maggio.