Roma

P.Rungi. Il ruolo del Beato Domenico Barberi nella conversione del Cardinale Newman, oggi santo

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Roma. Il ruolo del Beato Domenico Barberi, passionista nella conversione del prossimo santo J.H. Newman.

di Antonio Rungi

Nella conversione del prossimo santo (domani 13 ottobre 2019, la canonizzazione insieme ad altri beati), il cardinale John Henry Newman, un ruolo importantissimo e fondamentale lo ebbe il Beato Domenico Barberi, passionista (1792-1849). Fu lui, infatti, ad accoglierlo nella Chiesa cattolica, una volta convertito dall’anglicanesimo.

Lo stesso Newman gli eresse un monumento spirituale nel romanzo che parla della propria conversione “Loss and Gain” – “Perdita e Guadagno”. In esso, infatti, traccia un dettagliato profilo biografico, avendolo conosciuto e frequentato di persona.

  1. Domenico della Madre di Dio era figlio spirituale di S. Paolo della Croce (1694-1775), il fondatore dei Passionisti, del quale Newman scrive: “Il pensiero dell’Inghilterra era presente in tutte le sue preghiere; nei suoi ultimi anni di vita, dopo aver avuto una visione durante la santa Messa, egli parlò come un Agostino, come un Mellitus, dei suoi ‘figli’ in Inghilterra”. In poche parole, il desiderio di San Paolo della Croce di avere una presenza passionista in Inghilterra si realizzò dopo la sua morte, avvenuta a Roma il 18 ottobre 1775.

I primi contatti tra Newman e il Beato Domenico furono a distanza. Iniziarono con la lettura di un articolo di Newman arrivato nelle mani di Domenico in Belgio che lo lesse con grande interesse.  Il 17 febbraio del 1842, superate alcune difficoltà, Domenico Barberi poté fondare il primo convento passionista in Inghilterra ad Aston Hall presso Stone. Nello stesso anno Newman si ritirò definitivamente da Oxford e andò a Littlemore con il desiderio, tra l’altro, “di fondare qui una casa religiosa” (Apologia, 159).

Il Beato Domenico il 24 giugno del 1844 fece una breve visita a Littlemore, dove avvenne un primo incontro personale col Newman. Continuarono gli incontri se non direttamente, tramite altri esponenti della cultura e dell’aglicanesimo, soprattutto a livello epistolare, mentre cresceva in lui il desiderio di passare al cattolicesimo. Cosa che avvenne di fatto. Il 5 ottobre del 1845 Newman si ritirò per tutto il giorno nella sua stanza per prepararsi alla confessione generale. Il 7 ottobre scrisse al suo ex studente Henry Wilberforce: “P. Domenico, il passionista, passa da qui durante il suo viaggio da Aston nello Staffordshire verso il Belgio (…). Arriva a Littlemore per una notte, ospite di uno di noi che lo ha accolto ad Aston. Egli non conosce la mia intenzione, ma io lo pregherò di accogliermi nell’unico vero gregge del Salvatore”.

Alla vigilia della conversione Newman compilò molte lettere simili in cui comunicava a diversi amici la sua decisione. In esse egli caratterizzava di continuo Domenico quale “persona semplice e santa”, e vedeva la sua venuta a Littlemore come una “chiamata da fuori”, proveniente da Dio. Nella notte tra l’8 ed il 9 ottobre del 1845, P. Domenico arrivò ad Oxford con la carrozza, completamente bagnato dalla pioggia, accolto dal Dalgairns e da St. John. Appena apprese dai due la felice notizia gridò: “Dio sia lodato!”. Giunto a Littlemore, tentò inutilmente di asciugare i suoi vestiti al fuoco del camino. In quel momento Newman entrò nella stanza, si inginocchiò ai suoi piedi e lo pregò di ascoltare la sua confessione. Alla sera del giorno seguente egli pronunciò assieme a due suoi compagni, Bowles e Stanton, la professione di fede, Domenico diede loro l’assoluzione e poi li battezzò in forma condizionata. Il 10 ottobre Newman assieme agli altri ricevette la S. Comunione. Padre Domenico Barberi descrive Newman “una persona tra le più umili ed amabili” che egli avesse incontrato nella vita.

Il 2 ottobre 1889, in coincidenza con l’apertura del processo di beatificazione di Domenico, Newman scrisse al cardinale Parocchi a Roma: “Certamente, P. Domenico della Madre di Dio era un missionario ed un predicatore fortemente impressionante. Egli ha dato un grande apporto alla mia stessa conversione e a quella degli altri. Già il suo aspetto aveva un qualcosa di santo. Quando la sua personalità arrivò al mio campo visivo, mi colpì in modo del tutto particolare. La sua straordinaria bontà unita alla sua santità erano già in sé una vera e santa predica. Nessuna meraviglia dunque se io sono diventato un suo convertito e penitente. Egli aveva un grande amore per l’Inghilterra”.

Domenico Barberi morì d’infarto il 27 agosto 1849 durante un viaggio in treno da Londra a Woodchester  in una stanza della stazione di Reading.

Il 27 ottobre 1963 è stato dichiarato beato da Papa Paolo VI. La sua tomba si trova nella chiesa di Sant’Anna a Sutton, St. Helens (Inghilterra).

Ora Newman santo e il Beato Domenico Beato, insieme cantano le lodi di Dio nella gloria del paradiso. Il discepolo e di altra fede e cultura, ha superato il maestro, convertendosi, raggiungendo i più alti gradi della gerarchia ecclesiastica cattolica ed ora santo, come era doveroso considerarlo ed anche dichiararlo ufficialmente.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA XX DOMENICA DEL T.O. 18 AGOSTO 2019

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Domenica XX del Tempo ordinario

Domenica 18 agosto 2019

Incendiarsi dell’amore di Cristo

Commento di padre Antonio Rungi

La parola di Dio questa XX domenica del tempo ordinario, sembra essere in netto contrasto con il messaggio d’amore, di unione e di pace che Cristo è venuto a portare sulla terra con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione e soprattutto mediante l’invio dello Spirito Santo su ciascuno di noi.

Soprattutto il testo del vangelo di Luca, che ci mette ansia e preoccupazione ad una superficiale e letterale lettura di esso, quando in realtà esso dice ben altro, utilizzando il paradosso che spesso incontriamo nei discorsi di Gesù. Sappiamo che il paradosso va contro l’opinione o contro il modo di pensare comune, e quindi sorprende perché strano, inaspettato. E qui Luca riporta un altro discorso del Maestro e si concentra nel presentare tre argomenti ben precisi: il fuoco che scende dal cielo, l’immersione battesimale, la divisione nelle famiglie e tra le persone, specialmente quelle legate da vincoli di sangue o di affinità.

Andiamo per ordine nella comprensione di quanto è detto nel testo del Vangelo: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”

Per chi non è avvezzo al linguaggio del vangelo, potrebbe vedere Gesù come uno che porta distruzione ed è un piromane per vocazione.

In realtà il fuoco nei vangeli indica lo Spirito Santo. E in questa prima forte affermazione di Gesù cogliamo chiaramente il messaggio dell’accoglienza del dono della fede, della carità e della speranza, in poche parole il dono della salvezza eterna. Accendere questo fuoco significa essere evangelizzatori e promotori della causa di Dio nel mondo.

L’altra forte asserzione che fa Gesù in questo brano lucano è che Egli ha un battesimo nel quale sarà battezzato, e come è angosciato finché non sia compiuto! Gesù di certo non ha bisogno del Battesimo, anche se poi si assoggetta al battesimo di penitenza, praticato da Giovanni Battista nel Giordano, durante il quale c’è la voce dal cielo che  lo rivela ai presenti, in un’altra epifania, qual è veramente il Figlio di Dio, l’amato del Padre, il suo compiacimento totale.

Siamo sempre nello spazio del linguaggio simbolico: il battesimo per Gesù non è un rito, ma è un reale bagno di sangue e di morte. Egli è certamente angosciato di fronte a tale prospettiva, ma è in ansia che si compia presto, che sia cosa fatta per sempre. Non che desideri la morte e la sofferenza, nessuna volontà “dolorista” da parte sua, ma volontà che si acceleri il cammino verso il compimento pieno della volontà di Dio, che è anche la sua volontà. Ma in questa affermazione forte ed angosciante per Lui e per chi lo ascolta, c’è il preciso richiamo alla sua imminente passione e morte in croce. Gesù sta salendo a Gerusalemme con i suoi discepoli e le sue discepole, tenendo ben presente che la meta di quel viaggio è la città santa che uccide i profeti e li rigetta. Dunque, il luogo del suo esodo da questo mondo al Padre attraverso la morte in croce.

Si tratta, quindi, di un vero e proprio annuncio della sua passione e morte, quando sarà immerso nella prova, nella sofferenza e nella morte di croce. Questo evento lo attende, ed egli deve entrare nell’acqua della sofferenza ed esservi immerso come in un battesimo. Non a caso nell’orto del Getsemani suda sangue ed acqua e tutta la sua passione e morte in croce è un lago di sangue ed uno spargimento di sangue continuo fino all’ultima goccia. Al punto tale che Cristo può dire tutto è compiuto. Il suo battesimo l’ha consumato nel dono di se stesso e della sua vita all’umanità.  Gesù è il solo “giusto” – come il centurione proclama sotto la croce dopo la sua morte  – e se il giusto rimane tale non solo è di imbarazzo, ma va tolto di mezzo.

Vi è infine un terzo pensiero di Gesù, che è agganciato ai primi due. Un pensiero che riguarda i discepoli, dunque anche noi oggi.

Con Gesù pensiamo che tutto andrà meglio? Assolutamente no. Sappiamo benissimo e la storia ce lo insegna che più si afferma il Vangelo, più divampa il fuoco dello Spirito, peggio si sta! In quanto il Vangelo è motivo di frattura e di divisione in tutti gli ambienti a partire da quelle famiglie che si dicono cristiane e che nel nome del vangelo dovrebbero andare d’accordo ed invece sono divise e all’intero di esse circola odio e separazioni.  Così pure nella Chiesa, nella società, nel mondo in generale. Ci si divide sempre sul bene da farsi e ci si unisce nel male nel portare ad esecuzione.

E chi è contro il Vangelo divide e non unisce. Lo aveva già preannunziato il vecchio Simeone nel momento della presentazione di Gesù al tempio: Egli è qui come segno di contraddizione di contrapposizione. Gesù è esattamente questo: fa chiarezza tra bene e male, tra guerra e pace, tra odio ed amore. Egli segna i veri confini perché non ci siano commistioni e confusioni di alcun genere. Non è che Egli desiderasse la divisione tra gli umani e nella sua comunità, non che amasse vedere le contrapposizioni alla pace, ma sapeva benissimo come vanno le cose in questo mondo.  Ricordiamo che sono i falsi profeti a dire e a cantare sempre che “tutto va bene!”, mentre invece bisogna essere realisti sinceri e veritieri. Più il Vangelo è vissuto da uomini e donne, più appaiono la divisione e la contraddizione, anche all’interno della stessa famiglia, della stessa comunità. Fino al manifestarsi dell’assurdo, soprattutto ai nostri giorni: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre… Un dato certo ed assodato, dalla storia della salvezza che Gesù è e resta “Principe di pace”, e la sua vittoria è assicurata, ma al Regno si accede attraverso molte tribolazioni, prove, divisioni. Così è accaduto per lui, Gesù; così deve accadere per noi suoi discepoli, se gli siamo fedeli e non abbiamo paura del fuoco ardente del Vangelo e dello Spirito di Gesù.

Questa terza ed ultima affermazione pesante, ma in realtà riflettente tante reali situazioni personali, familiari e sociali, è quella che Gesù pone come chiave di lettura del mondo secondo Dio e secondo gli uomini. Il mondo secondo Dio è mondo di pace, il mondo secondo gli uomini è un mondo di guerre, divisioni e cattiverie di ogni genere. Questo vangelo ci invita a lottare contro tali mentalità e far emergere il vangelo della pace in ogni situazione personale, familiare, sociale e soprattutto ecclesiale.

Il testo del vangelo va interpretato alla luce dei due brani biblici della prima e seconda lettura dei oggi, insieme al salmo responsoriale.

Nella figura del profeta Geremia, come ci viene illustrato nella prima lettura, tratta dal medesimo autore in cui cìoè il tentativo di uccidere Geremia, “perché egli scoraggiava i guerrieri che erano rimasti nella città e scoraggiava tutto il popolo”. Poi il ripensamento da padre del re Sedecìa, dietro suggerimento di Ebed-Mèlec che uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia». Così fu salvato Geremia da una morte certa, per la sensibilità di un etiope. Insegnamento per tutti noi che dobbiamo sempre intervenire nel salvare la vita e mai nel sopprimerla, fosse anche il primo dei nostri nemici e anche il più agguerrito di essi.

Nella seconda lettura di questa domenica, tratta della Lettera agli Ebrei ci viene ricordato l’importanza della testimonianza di quanti hanno fissato con sincerità lo sguardo del loro cammino e pellegrinaggio terreno su Gesù Cristo, “corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”. Il modello del nostro essere ed agire da cristiani è proprio Cristo Crocifisso, il Quale “di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio”. Davanti all’esempio di Cristo “che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori” non dobbiamo scoraggiarci e perderci d’animo, in quanto non ancora sperimentato la vera sofferenza e abbandono come l’ha sperimentato il nostro salvatore.

Chiediamo al Signore che accenda in noi il fuoco del suo amore, della sua carità fino al sacrificio supremo della nostra vita per la salvezza degli altri e preghiamo con queste parole della colletta di questa domenica: “O Dio, che nella croce del tuo Figlio, segno di contraddizione, riveli i segreti dei cuori, fa’ che l’umanità non ripeta il tragico rifiuto della verità e della grazia, ma sappia discernere i segni dei tempi per essere salva nel tuo nome”.

ROMA. LA SCALA SANTA DALL’11 APRILE SI SALE SULLE SCALE ORIGINALI

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ROMA. LA SCALINATA DEL SANTUARIO DELLA SCALA SANTA PERCORRIBILE IN ORIGINALE

di Antonio Rungi

Il prossimo 11 aprile sarà il Cardinale Vicario di Roma, Angelo De Donatis, a riaprire ufficialmente con la prevista benedizione della scalinata del Santuario della Scala Santa in Roma.

La scalinata sarà accessibile ai fedeli, come era originalmente, fino al 9 giugno, solennità della Pentecoste. In due mesi di accessibilità si prevedono migliaia di fedeli da tutto il mondo che verranno a pregare sulla scala, percorsa da Gesù, nel Pretorio di Pilato, prima della sua condanna a morte.

Dopo questo temporaneo riporto all’originale, saranno riposizionate le assi di noce che nel 1723, furono collocate sul marmo per espresso volere di Papa Innocenzo XIII, al fine di proteggere la scalinata dai tanti fedeli che la salivano in ginocchio. Dopo 300 anni, per i 28 gradini, questa sarà la prima volta che si presenteranno senza la copertura in legno di noce.

A darne conferma è stato padre Francesco Guerra, Rettore del Santuario, durante i lavori capitolari dei passionisti Italiani, Francesi e Portoghesi, in corso a Roma ai Santi Giovanni e Paolo. Come già anticipato da alcuni giornali. Secondo la tradizione, la scalinata che è sistemata nel complesso monumentale vicino a San Giovanni Laterano in Roma, faceva parte del palazzo di Ponzio Pilato e fu percorsa da Cristo il giorno della sua condanna a morte.  La scalinata fu portata a Roma da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel 326.  Sulla Scala secondo la tradizione ci sono 4 macchie del sangue di Gesù: 3 sono coperte da croci, 2 di bronzo e una di porfido rosso. All’altezza della quarta, protetta da una grata, si è formato un buco, perché i fedeli infilavano le dita per toccare proprio quel punto. E sotto il legno sono stati trovati migliaia di biglietti, lettere, richieste di grazia, infilati nei secoli fra le assi. Il santuario, opera di Domenico Fontana fu fatto costruire da Sisto V nel 1589 e per secoli fu luogo speciale di preghiera per i papi. Nel 1853 Pio IX aveva realizzato l’attiguo convento affidandolo ai Padri Passionisti, che tuttora lo gestiscono. Da 2015 è divenuto sede ufficiale della Curia provinciale della Provincia unitaria dei Passionisti d’Italia, Francia e Portogallo, intitolata a Maria Presentata al Tempio, dopo essere stata sede della Curia della sola provincia passionista della Presentazione, del Lazio e della Toscana. I lavori iniziati nel 1990 non ancora sono stati ultimati, anche se buona parte del complesso monumentale, sia del santuario che del convento, è stata sistemata bene.

ROMA. E’ MORTO PADRE TITO AMODEI – L’ARTISTA DEI PASSIONISTI

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Roma. Grave lutto tra i Passionisti. E’ morto il frate artista, padre Tito Amodei.

di Antonio Rungi

 

Ieri mattina, 31 gennaio 2018, alle ore 8.10, alla Scala Santa in Roma, all’età di 92 anni, dopo una breve agonia, è morto il nostro confratello Passionista padre Tito dell’Angelo custode, al secolo Ferdinando Amodei.

Padre Tito era affetto da alcuni anni da una grave malattia che ne limitava le attività e nonostante questo continuava la sua giovanile passione artistica. Nel pomeriggio di ieri, dalle ore 15,00 alle ore 19.00 è stata allestita la camera ardente nella portineria della Scala Santa, che come è noto è affidata ai Padri Passionisti.

Padre Tito era conosciuto in tutto il mondo, essendo un artista apprezzato per le sue doti e capacità artistiche manifestate in tante sue creazioni.  Era nato l’11 marzo 1926 a Colli al Volturno in provincia di Isernia. Entrato giovanissimo tra i Passionisti a Nettuno, in seguito alla predicazione di una missione popolare, professò il 4 ottobre 1945 e fu ordinato sacerdote il 3 maggio 1953. Appassionato di arte conobbe i pittori e scultori più noti del tempo soprattutto a Firenze dove frequentò l’Accademia delle belle Arti. Le sue opere sono conservate in vari musei d’Italia e del mondo. Un molisano dal cuore sensibile alla bellezza della natura, che seppe apprezzare in tante forme e riprodurla con genialità e creatività nelle sue opere. Ora contempla in cielo la piena e perfetta bellezza di Dio, immerso nel suo volto d’amore e di splendore. I funerali si svolgeranno il giorno 2 febbraio alle ore 10.30 alla Scala Santa in Roma. Dopo i funerali le spoglie mortali del noto religioso saranno tumulate al cimitero dei Passionisti del Monte Argentario, in provincia di Grosseto, dove san Paolo della Croce eresse la prima casa religiosa della sua Congregazione della Passione.

APPELLO DI P.RUNGI. ITALIANI, VIGILIAMO TUTTI SUL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

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Un nuovo accorato appello di padre Antonio Rungi, religioso passionista, teologo morale, “per far celebrare e svolgere il Giubileo della Misericordia in modo regolare e senza paure, preoccuazioni ed ansie, dopo quanto è successo in Francia sul versante del terrorismo di matrice islamica”. Padre Rungi chiede a tutti gli italiani, di qualsiasi religione, origine e provenienza di “vigilare tutti insieme sul Giubileo della Misericordia che inizia il prossimo 8 dicembre, in occasione della solennità dell’Immacolata, con l’apertura della porta santa, nella Basilica Vaticana, durante il solenne rito presieduto da Papa Francesco. Il Papa – prosegue padre Rungi nel suo appello a tutti gli italiani – ci ha chiesto di aprire le porte, di non blindarle, in quanto la Chiesa è il luogo del riparo e del rifugio e non il luogo della reclusione e di sbarramenti di qualsiasi genere, e noi tutti, nel massimo rispetto di quanto ci ha chiesto il Papa, splancheremo non solo le porte fisiche delle cattedrali di Roma e di tutta Italia, in occasione del Giubileo, ma soprattutto le porte del nostro cuore per accogliere tutti nel perdono e nella riconciliazione. Tuttavia, con grande senso di responsabilità personale e collettiva, vigileremo, in sintonia con le forze dell’ordine, italiane e vaticane e di altre nazioni, affinché questo evento ecclesiale, di portata mondiale, non sia turbato da nessun fatto di sangue, di guerra, di violenza, di terrorismo o disturbato da fatti esterni. Presteremo maggiore attenzione e saremo accorti e sensibili ad ogni eventuale segnale di disturbo, che possa, eventualmente, turbare il cuore di quanti, in questo anno santo, sono seriamente intenzionati a fare un cammino spirituale. Non andremo a Roma o in pellegrinaggio per fare una passeggiata o gita turistica, ma solo e soltanto per motivi di fede e di partecipazione convinta e numerosa alle varie celebrazioni. Il Giubileo si farà e si farà affidandoci al Signore, ma anche alla saggia e prudente preparazione degli uomini addetti alla sicurezza della nazione, in questo momento difficile per il problema del terrorismo.  Quindi, tutti uniti, senza paure per partecipare alle celebrazioni di inizio e prosieguo dell’anno giubilare a Roma e in altre parte d’Italia. Non lasciamo solo il Papa a credere nella forza dell’amore, della misericordia, del perdono, della pace e della non violenza. Come credenti, appartenenti alla stessa fede, alla stessa cultura e civiltà di Papa Francesco, vogliamo rinnovare il nostro proposito di bene, perchè quest’anno santo, che ci accingiamo a celebrare, nella Chiesa, vicini a Papa Francesco, in sintonia con il mondo civile, sia per noi e per tutti un anno di vera misericordia, riconciliazione e pace, compresi  per quanti non sono cristiani e lottano, con le armi dell’amore e della giustizia sociale, per un mondo migliore e in pace su tutta la Terra”

PADRE ANTONIO RUNGI, 40 ANNI DI VITA SACERDOTALE, IL 6 OTTOBRE 2015

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Padre Antonio Rungi, 40 anni di vita sacerdotale

Martedì 6 ottobre 2015, padre Antonio Rungi, sacerdote passionista della comunità del Santuario della Civita, in Itri (Lt), ricorda i suoi 40 anni di vita sacerdotale a servizio della Chiesa, della Congregazione dei Passionisti e dell’intero popolo di Dio.
La fausta ricorrenza sarà ricordata con una solenne concelebrazione eucaristica che padre Antonio Rungi presiederà, alle ore 19.00, nella Chiesa delle Suore di Gesù Redentore della Stella Maris di Mondragone, dove padre Rungi ha svolto il suo ministero sacerdotale per circa 30 anni, dal 1978 al 2003 e dal 2007 al 2011. E dove ancora oggi esercita il suo ministero come assistente spirituale delle Suore.
Alla celebrazione parteciperanno i parenti, i conoscenti, i sacerdoti, le suore, gli amici, gli studenti e quanti si vorranno aggiungere ad essi per condividere un momento di ringraziamento al Signore per il dono della vocazione alla vita sacerdotale, elargita a padre Rungi.
Dei 40 anni di vita sacerdotale, intensamente e generosamente vissuti come figlio spirituale di San Paolo della Croce, circa 30 sono stati al servizio della Chiesa locale di Sessa Aurunca e della comunità passionista di Mondragone (Ce), ricoprendo vari uffici e ruoli: Direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali, Responsabile della Pagina diocesana di Avvenire, Direttore dell’Ufficio pastorale del turismo, sport e spettacolo, cappellano delle Suore di Gesù Redentore, delle Suore Stimmatine, collaboratore della parrocchia san Rufino in Mondragone e di altre parrocchie, missionario e predicatore, docente di Teologia Morale e di altre discipline nell’Istituto Scienze religiose di Sessa Aurunca, docente nelle scuole statali, dove ancora oggi svolge il suo servizio e il suo ministero tra i giovani del Liceo Scientifico di Mondragone, insegnando Filosofia, Pedagogia e Scienze Umane. Docente di Teologia Morale al Magistero di Scienze Religiose di Capua e dell’Istituto Scienze Religiose di Teano.
Sono questi alcuni degli impegni come sacerdote e missionario ed educatore che padre Antonio Rungi ha svolto a Mondragone e nella Diocesi di Sessa Aurunca, ma si è pure prodigato tantissimo per la vita culturale, sociale e spirituale del territorio del litorale domiziano ed in particolare della parrocchia San Giuseppe Artigiano.
Nella comunità passionista di Mondragone è stato Direttore del Collegio San Giuseppe Artigiano, Direttore delle colonie estive, più volte vice-superiore della comunità e incaricato in vari settori della vita passionista.
Direttore della Rivista Presenza Missionaria Passionista dal 1990 al 2011 è giornalista pubblicista dal 1993 ed ha collaborato con varie Riviste e Quotidiani di ispirazione cristiana.
Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive della Rai, di Radio Vaticana, Radio Maria, Teleradio Padre Pio. Di questo grande santo beneventano è stato figlio spirituale negli anni 1958-68.
Dei rimanenti 11 anni di vita sacerdotale, padre Rungi, i primi tre, dal 6 ottobre 1975, quando fu ordinato a Napoli nella Chiesa dei Passionisti di Santa Maria ai Monti, da monsignor Antonio Zama, li ha vissuti nella comunità passionista di Napoli, ultimando gli studi per la Laurea in Teologia e svolgendo attività di predicazione e di collaborazione nella Parrocchia di San Paolo in Casoria.
Successivamente si è Laureato in Filosofia all’Università di Napoli e in Materie Letterarie all’Università di Cassino.
Nella stessa comunità di Napoli vi è ritornato a febbraio 2003 fino al maggio 2007 nell’Ufficio di Superiore provinciale dei Passionisti della Provincia dell’Addolorata (Basso Lazio e Campania) e guidando in quegli anni, saggiamente, gli oltre 100 sacerdoti e religiosi passionisti della Provincia religiosa e del Vicariato del Brasile, durante il mandato, concluso alla fine di aprile 2007.
In questo periodo, oltre a visitare sistematicamente le comunità passioniste del Basso Lazio e Campania e del Brasile, ha ricoperto l’Ufficio di Vice-presidente della Cism-Campania, la Conferenza dei superiori maggiori degli istituti religiosi maschili. Dal 1978 sempre impegnato nella scuola e nell’insegnamento, non ha mai tralasciato, tranne per un anno, questo ambito della pastorale e della formazione dei giovani.
Negli ultimi quattro anni di vita sacerdotale, dal 6 ottobre 2011, padre Antonio Rungi ha svolto il suo ministero sacerdotale nella comunità passionista di Itri-città e poi del Santuario della Civita, svolgendo un intenso ministero di predicazione itinerante e di assistenza spirituale alle Suore di varie Congregazioni.
Qui, attualmente vive, svolge il suo servizio scolastico a Mondragone e continuando ad assicurare la predicazione tipica della Congregazione dei Passionisti, ovunque viene chiamato e richiesto.

Nativo di Airola, in provincia di Benevento, nella Diocesi di Cerreto-Telese-Sant’Agata dei Goti, dove nasceva 64 anni, accolto nelle braccia della Serva di Dio Concetta Pantusa, entra tra i passionisti da ragazzo, nel 1964 a soli 13 anni. Emette la professione religiosa il 1 ottobre 1967 insieme ad altri suoi confratelli, a Falvaterra (Fr). Segue gli studi liceali e filosofici a Ceccano, dal 1967 al 1971 e quelli teologici a Napoli, dal 1971 al 1979 quando si Laurea in Teologia.
Circa 15.000 articoli scritti per giornali, riviste, blog, siti internet, oltre 3.000 predicazioni svolte in Italia e all’estero, autore di libri di vario genere, di preghiere, di commenti alla Parola di Dio, grande comunicatore attraverso i new media, i suoi testi sono letti e commentati da migliaia di persone ogni settimana.
Per ricordare questo giorno speciale per lui, padre Rungi, come è solito fare nelle grandi circostanze e ricorrenze, ha composto una preghiera, da vero pastore che ha a cuore il bene supremo delle anime: “Signore, Buon Pastore, mite ed umile di cuore, Ti ringrazio per il dono della vita sacerdotale che mi hai voluto assicurare in questi 40 anni di totale servizio alle anime, che hai affidato alla mia cura pastorale. Rinnovo oggi le mie promesse sacerdotali che mi hanno impegnato nella sincerità del cuore e della mente in tutti questi anni, che Tu, Signore, mi hai concesso con tanta generosità. Ti chiedo perdono se, eventualmente, senza mio volere, non ho corrisposto pienamente alla vocazione sacerdotale e donami la grazia di portare a compimento l’opera che Tu, Gesù, Buon Pastore, hai iniziato in me 40 anni fa. Amen”.

Padre Antonio Rungi, inoltre, ringrazierà il Signore, la Madonna e San Paolo della Croce, al Santuario della Civita, nei prossimi giorni e in data da stabilire ad Airola, nel suo paese natio, che ha portato e porta nel cuore con grande affetto e nostalgia, perché in questa sua città, tra i suoi genitori, parenti, amici e figure esemplari di religiosi passionisti di Monteoliveto è nata e si è consolidata la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale, che ha raggiunto traguardi rilevanti e significativi, di 51 anni da passionista e di 40 anni da sacerdote. Augurissimi padre Antonio per tanti anni ancora di vita sacerdotale e missionaria.

I SANTUARI DEI PASSIONISTI PER IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

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Roma. Anno santo della misericordia. I Passionisti per il giubileo indetto da Papa Francesco. 

di Antonio Rungi 

L’indizione del giubileo della misericordia che Papa Francesco hanno ufficializzato venerdì 13 marzo, in occasione del secondo anniversario della sua elezione a Romano Pontefice è stato accolto dai religiosi passionisti d’Italia e del Mondo come grande segno di speranza per la chiesa e per l’umanità. Già all’indomani di questo annuncio, i passionisti si sono attivati per offrire il necessario supporto sacramentale, in particolare della celebrazione del sacramento della penitenza nelle loro case religiose e soprattutto nei santuari diretti ai figli spirituali di San Paolo della Croce, veri e propri specialisti nel campo della spiritualità e dell’evangelizzazione.

I santuari sono i luoghi privilegiati dell’annuncio della parola di Dio, della preghiera e di sincera volontà di conversione. In essi i pellegrini, nel sacramento della Penitenza sperimentano la gioia dell’incontro con Dio, che offre a loro il perdono nella sua misericordia.

In Italia e nel mondo sono tantissimi i santuari dei passionisti, nei quali i religiosi sono a disposizione per il sacramento della confessione.

Iniziando da Roma, il santuario più conosciuto e frequentato è quello della Scala Santa, nei pressi di San Giovanni in Laterano, affidato ai passionisti, in perpetum, da Pio IX nel 1853. Qui opera una comunità di religiosi a servizio di questo luogo di preghiera di riconciliazione, sede provinciale dei passionisti italiani.

Nel Lazio, un altro importante santuario dei passionisti è quello di Santa Maria Goretti, in Nettuno (Latina), dedicato alla Madonna delle Grazie ed eretto nel 1888. Moltissimi i pellegrini che giungono da ogni parte del mondo per visitare le spoglie mortali di santa Maria Goretti, vergine e martire. Anche qui opera una consistente comunità passionista a servizio del santuario e delle altre opere connesse a questo luogo di riconciliazione e penitenza. I passionisti curano anche il luogo del martirio di Santa Maria Goretti, a Le Ferriere.

In ordine di importanza e frequentazione di pellegrini, sempre nel Lazio i passionisti curano il Santuario della Madonna della Civita, nell’arcidiocesi di Gaeta, che ne è il proprietario, situato nel comune di Itri (Latina). Il santuario della Civita fu affidato ai passionisti esattamente 30 anni fa. Qui è impegnata totalmente per questo luogo di preghiera una comunità religiosa di quattro sacerdoti passionisti.

Nel Lazio sono poi da ricordare i Santuari della Madonna di Pugliano in Paliano (Frosinone), della Madonna di Corniano, in Ceccano (Frosinone), di Santa Maria a Fiume in Ceccano (Frosinone), di San Sossio Martire, in Falvaterra (Frosinone), della Madonna delle Grazie in Pontecorvo (Frosinone), della Madonna di Loreto, in Itri (Latina), della Madonna degli Angeli in Sora (Frosinone).

In Campania, i Passionisti curano alcuni santuari e monasteri, nei quali sono a disposizione per le confessioni di sacerdoti, religiosi e fedeli laici: Santa Maria ai Monti in Napoli; mentre si prestano per le confessioni al Santuario del Volto Santo, ai Ponti Rossi in Napoli, il Santuario e monastero di San Gabriele Arcangelo in Airola (Benevento),

Nel centro Italia, in Abruzzo, i passionisti sono i  responsabili del rinomato santuario di San Gabriele dell’Addolorata, a Isola del Gran Sassio (Teramo), con oltre 2 milioni di pellegrini all’anno e che per il Giubileo della Misericordia, dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016, accogliere circa 4 milioni di pellegrini da ogni parte del mondo. Il Santuario di San Gabriele è tra quelli più frequentati in Italia e nel mondo.

Altri importanti santuari, a livello locale e nazionali sono: La Presentazione e San Giuseppe al Mondo Argentario (Grosseto); il santuario di Santa Gemma a Lucca, della Madonna della Stella a Montefalco (Perugia); Santuario della Basella (Bergamo); il Santuario della Madonna Addolorata in Sicilia, a Mascalucia (Catania), il Santuario della Madonna della Catena a Laurignano (Cosenza); il Santuario della Madonna delle Rocce a Molare (Alessandria); il Santuario di San Pancrazio a Pianezza (Torino).

Da Nord a Sud, la nostra Penisola è contrassegnata da santuari diretti ed animati dai passionisti che in questo Anno Santo della Misericordia, in sintonia con Papa Francesco, vogliono sinceramente prestare la loro opera, il loro servizio, generoso, competente e sentito nell’amministrare il sacramento della confessione in questi luoghi dello spirito, dove si tocca con mano quanto sia infinita la misericordia di Dio nei confronti di ogni peccatore, sinceramente pentito e che ha volontà ferma di ricominciare una nuova vita nella luce e nella grazia di Dio.

Papa Francesco, parlando della misericordia, ha indicato anche il primo luogo in cui ciascuno può sperimentare direttamente l’amore di Dio che perdona: la confessione. L’icona del Papa inginocchiato dinanzi al confessore permane come il linguaggio più espressivo per far riscoprire la bellezza di questo sacramento da troppo tempo dimenticato. E poi da così grande sacramento della confessione che i passionisti, in questo giubileo straordinario della misericordia, vogliono ripartire, per portare al fedeli, ai pellegrini, a quanti raggiungeranno i santuario la gioia di essere e vivere da figli di Dio, riconciliati in Cristo, mediante il sacramento della purificazione e della conversione.

 

LA BEATA MARIA CRISTINA BRANDO, SANTA IL 17 MAGGIO 2015

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Casoria (Na). La beata Maria Cristina Brando il 17 maggio sarà canonizzata  

di Antonio Rungi  

La beata Maria Cristina Brando, fondatrice delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato,  domenica, 17 maggio 2015, da Papa Francesco, sarà canonizzata in Piazza San Pietro a Roma. A darne l’annuncio ufficiale è stato lo stesso Papa, oggi, 14 febbraio 2015, durante il Concistoro che si è celebrato nella Basilica Vaticana. Maria Cristina Brando (al secolo Adelaide Brando) nacque a Napoli il 1° maggio 1856. Fin da piccola soleva ripetere spesso: “Debbo farmi santa, voglio farmi santa”. E santa si è fatta davvero, con il riconoscimento ufficiale di questo cammino compiuto nel tempo relativamente breve della sua esistenza di quasi 50 anni. Dopo varie esperienze in diversi istituti religiosi costretta a lasciarli per motivi di salute, nel 1878 si sentì ispirata da Dio a fondare un nuovo istituto, le Suore Vittime espiatrici di Gesù Sacramentato. Nel 1897 la Beata Maria Cristina emise i voti temporanei. Il 20 luglio 1903 la Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato ottenne l’approvazione canonica dalla Santa Sede e il 2 novembre dello stesso anno la Fondatrice, insieme con molte suore, emise la professione perpetua. Dopo una breve, sofferta vita, tutta dedicata al culto eucaristico, la Beata Maria Cristina entrò il 20 gennaio 1906 nella vita eterna. “La sua –disse Papa Giovanni Paolo II, in occasione della beatificazione – è una spiritualità eucaristica ed espiatrice, che si articola in due linee come “due rami che partono dallo stesso tronco”: l’amore di Dio e quello del prossimo. Il desiderio di prendere parte alla passione di Cristo viene come “travasato” nelle opere educative, finalizzate a rendere le persone consapevoli della loro dignità e ad aprirsi all’amore misericordioso del Signore”. Il carisma della fondatrice continuano a viverlo le sue figlie spirituali, guidate oggi da Madre Carla Di Meo, e che sono presenti in varie comunità in Italia e nel mondo. Scrive oggi, Madre Carla Di Meo: “Papa Francesco , nel Concistoro di oggi, ha annunciato la data per la canonizzazione di Santa Maria Cristina Brando: 17 Maggio 2015, ore 10,00, piazza San Pietro. Con esultanza ringraziamo il Signore e prepariamoci alla partenza per il grande evento. Ci dobbiamo fare onore perché saremo solo noi italiani, ci saranno due sante della Palestina e una francese, quindi è doveroso una massiccia presenza italiana perché siamo in casa. Confido molto sul vostro contributo e soprattutto sulle vostre capacità organizzative. Domani, 15 Febbraio, alle ore:18,00, solenne celebrazione di ringraziamento presieduta da sua Ecc.za Monsignor Lucio Lemmo, vescovo della diocesi di Napoli. Al termine, ci sposteremo nella villetta in via A. Diaz, ai piedi della statua  di santa Maria Cristina, dove, a perenne ricordo, pianteremo un albero di ulivo e una pianta di edera, simboli che la Beata scelse per lo stemma  dell’istituto. Col cuore commosso e colmo di santa letizia vi invito tutti. Tengo molto alla vostra presenza. Più siamo e più la festa sarà bella”.

Dal bollettino ufficiale della Santa Sede di oggi, leggiamo:

“Al termine del rito di creazione dei nuovi cardinali, il Santo Padre Francesco ha tenuto Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione delle Beate: 

– GIOVANNA EMILIA DE VILLENEUVE, Religiosa, Fondatrice della Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione di Castres; 

– MARIA DI GESÙ CROCIFISSO (al secolo: Maria Baouardy), Monaca Professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi;

– MARIA ALFONSINA DANIL GHATTAS, Religiosa, Fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario di Gerusalemme. 

Di seguito il testo delle brevi biografie delle tre Beate, come presentate nel corso del Concistoro dal Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi : 

1. La Beata Giovanna Emilia De Villeneuve nacque in Francia, a Tolosa, nel 1811. A Castres fondò la Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione per l’educazione delle bambine e delle ragazze povere, per gli ammalati e per le missioni in terre lontane. Morì di colera il 2 ottobre 1854. Fu beatificata dal Papa Benedetto XVI, nel 2009. 

2. La Beata Maria di Gesù Crocifisso (al secolo: Maria Baouardy) nacque ad Abellin, un villaggio dell’Alta Galilea, presso Nazareth, nel 1846, da genitori arabi. Fu battezzata nella Chiesa Greco-Cattolica Melchita. Fin dalla giovinezza sperimentò molte tribolazioni insieme a straordinari fenomeni mistici. In Francia entrò nel Carmelo di Pau. Per la fondazione di nuovi Carmeli fu inviata in India e poi a Bettlemme, dove morì nel 1878. Fu beatificata dal Papa San Giovanni Paolo II, nel 1983. 

3. La Beata Maria Alfonsina Danil Ghattas nacque a Gerusalemme nel 1843. Ancora quindicenne entrò nella Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione. Svolse un intenso apostolato a favore delle giovani e delle madri cristiane. Ebbe una speciale vicinanza mistica alla Madre di Dio. Fondò la Congregazione delle Suore del Santissimo Rosario di Gerusalemme, alla quale appartenne. Morì nel 1927 e fu beatificata dal Papa Benedetto XVI, nel 2009. 

Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che le Beate: Giovanna Emilia de Villeneuve, Maria di Gesù Crocifisso Baouardy e Maria Alfonsina Danil Ghattas, assieme alla Beata Maria Cristina dell’Immacolata Concezione (al secolo Adelaide Brando), fondatrice della Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato – la cui canonizzazione fu decisa nel concistoro del 20 ottobre 2014 – siano iscritte nell’Albo dei Santi domenica 17 maggio 2015.

P.RUNGI.PREGHIERA PER PAPA FRANCESCO

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PREGHIERA PER PAPA FRANCESCO

di padre Antonio Rungi, passionista

 

Cristo, Buon Pastore,

che hai scelto alla guida della tua santa chiesa,

Papa Francesco,

assisti il Vescovo di Roma,

perché possa continuare ad annunciare,

nella fedeltà alla tua parola,

il vangelo della gioia e del perdono.

 

Non permettere, o Gesù, Salvatore del mondo,

che le forze del male prevalgano

nei confronti della tua chiesa,

ma con l’assistenza dello Spirito,

che è Signore e dà la vita,

possa camminare nel mondo

con la forza della vera fede

e con l’energia dell’amore che tutto perdona,

sotto la guida dei pastori che tu hai scelto per amore.

 

Nessuno dei membri della tua chiesa,

sia motivo di sofferenza per il Romano Pontefice,

sulle cui spalle hai messo la responsabilità

di tutto il popolo santo a te consacrato

nel fonte battesimale.

 

Signore Gesù, umile e mite di cuore,

proteggi Papa Francesco,

dall’indifferenza e dall’arroganza di quanti

non sentono il grido dell’umanità sofferente

e non hanno a cuore le sorti delle genti.

 

Conserva, Signore, il nostro amato pastore di Roma,

nella piena salute del corpo e dello spirito,

perché possa continuare a lungo

la sua missione di guida e padre

per quanti cercano con sincerità la verità.

 

Fa che nulla lo turbi e nessuno dei cardinali,

vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi,

seminaristi, laici impegnati nel servizio pastorale,

e fedeli laici sia motivo di interiore sofferenza

per la poca fede e la scarsa adesione al vangelo dell’amore,

della pace, della giustizia e della fratellanza universale.

 

Maria, la Regina degli apostoli, renda feconda

l’attività missionaria, spirituale e morale

di Papa Francesco, nostro illuminato maestro nella fede

e guida sicura sulle strade del vangelo che portano al cielo,

nella consapevolezza che si è chiesa sotto la guida

dell’unico pastore, che è Cristo Signore. Amen

 

Preghiera composta da padre Antonio Rungi

4 novembre 2014

 

 

 

PREGHIERA AI NOVELLI SANTI, GIOVANNI XXIII E GIOVANNI PAOLO II

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PREGHIERA AI DUE NUOVI SANTI 

Signore Gesù, che hai chiamato a così alto grado di santità,

Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, Papi,

pastori universali della Chiesa da te istituita

e affidata alla guida di Pietro,

primo Papa della storia del Cristianesimo,

ti chiediamo, umilmente,

per intercessione di questi tuoi figli eletti della Chiesa,

elevati oggi agli onori degli altari,

in questa speciale giornata di grazia

e benedizione dall’alto,

di camminare, anche noi, sui sentieri di quella santità,

fatta di umiltà, bontà e sacrificio,

che ha caratterizzato la vita di questi

tuoi speciali discepoli e figli amatissimi.

 

Signore, per intercessione

di San Giovanni XXIII
e San Giovanni Paolo II,

ti chiediamo di difendere la chiesa

dagli assalti del maligno,

che si insinua nella vita anche dei tuoi figli prediletti

che tu hai scelti per guidare il tuo popolo santo,

nella storia di questo secolo, appena iniziato,

afflitto da tanti mali ed insofferenze di ogni genere.

 

Fa o Signore che sull’esempio di questi santi pastori,

i vescovi, i sacerdoti, le anime consacrate e i fedeli laici

possano vivere in totale fedeltà

la chiamata alla santità,

senza dubbi, incertezze

e sicuri nel dono della fede,

forti nel dono della speranza,

dinamici con dono della carità.

 

Signore, pastore supremo delle anime nostre,

mediante l’intercessione dei novelli santi papi,

nessuna pecorella smarrita, continui a vagare nel dubbio e nella solitudine,

ma tutte possano ritrovare la strada del ritorno

e ritrovarsi  insieme intorno alla tavola della divina misericordia.

 

A Te Signore del tempo e della storia,

che ci hai donato due grandi e santi pastori

in Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II,

degni discepoli di Maria, Madre di Cristo e della Chiesa,

sia lode onore e gloria,

per tutti i secoli dei secoli.

Amen 

(Padre Antonio Rungi, passionista)