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P. Rungi. Una speciale Via Crucis per l’Ucraina

BUON PASTORE - PADRE RUNGI_InPixio

COMUNICATO STAMPA


ITRI (LT). SPECIALE VIA CRUCIS PER L’UCRAINA COMPOSTA DAL TEOLOGO RUNGI. DOMANI LO SVOLGIMENTO NELLA CHIESA DELLA MADONNA DI LORETO.

Una speciale Via Crucis per l’Ucraina è stata composta dal teologo passionista, padre Antonio Rungi, della comunità di Itri-Civita, delegato arcivescovile per la vita consacrata della Diocesi di Gaeta, e che sarà svolta domani, venerdì 1 aprile, alle ore 16.00 nella Chiesa della Madonna di Loreto, in Itri.

Padre Rungi alle tradizionali 14 stazioni ha cambiato i titoli e la finalizzazione della preghiera, rapportando la nuova titolazione al cammino al Calvario di Gesù Cristo e quella della nazione Ucraina. La passione di Cristo si rinnova ogni volta che una persona o un intero popolo soffre a causa di mani e violenze altrui.

Questa è la nuova titolazione della speciale Via Crucis che il sacerdote e missionario passionista affida alla preghiera dei sacerdoti d’Italia in questo venerdì di Quaresima.

Ecco i 14 titoli della Via Crucis dell’Ucraina e per l’Ucraina
1. Stazione. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
2. Stazione. Il bombardamento di villaggi e città.
3. Stazione. La caduta di Mariupol.
4. Stazione. La fuga delle mamme con i loro figli dal territorio nazionale.
5. Stazione. Gli aiuti umanitari dei vari paesi europei ai profughi ucraini.
6. Stazione. Le sofferenze e le lagrime dei bambini ucraini.
7. Stazione. La caduta di vari centri piccoli e grandi dell’Ucraina libera e democratica.
8. Stazione. La sofferenza delle madri e padri ucraini.
9. Stazione. La caduta della democrazia e del libero pensiero.
10. Stazione. La spartizione dei territori dell’Ucraina.
11. Stazione. La crocifissione dei civili bloccati nelle città occupate.
12. Stazione. La morte dei soldati ucraini e russi e di tutti i civili.
13. Stazione. La deportazione dei bambini e civili nella nazione russa.
14. Stazione. La sepoltura in fosse comuni di tutti i civili e militari morti durante il conflitto in Ucraina.

“In questo difficile momento per l’intera umanità per la guerra in atto in Ucraina – ha scritto padre Rungi – accogliendo l’invito del Santo Padre, Papa Francesco, di pregare per la pace in questa martoriata nazione ho pensato di scrivere questa nuova e circostanziata Via Crucis dell’Ucraina e per l’Ucraina, ripercorrendo il cammino della sofferenza di questa nazione, della stessa Russia e del mondo intero, per questa assurda e ina spettata guerra nel cuore dell’Europa. L’unica potente arma che abbiamo nelle nostre mani è la preghiera. La Via Crucis, pratica tipica dei venerdì di Quaresima, sarà domani per noi passionisti e fedeli della comunità cittadina di Itri un ripercorrere il calvario dell’Ucraina in questi 37 giorni di guerra distruttiva e lesiva dei diritti fondamentali di ogni persona e di ogni nazione. Noi continuiamo a pregare e a sperare perché cessino le armi e vinca la pace, avendo come riferimento la passione e morte in Croce di Cristo che è venuto a salvare tutti e a portare la pace all’intera umanità”.

Il decalogo della pace a cura di padre Antonio Rungi

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Il decalogo della pace
Testo di padre Antonio Rungi

1 Aborrire ogni guerra e qualsiasi forma di violenza, che si oppongono al rispetto e alla dignità delle genti.

2 Costruire ogni giorno la pace con la collaborazione e la stima fra tutti i membri di nazioni libere e democratiche.

3 Promuove la pace mediante la cultura, il dialogo, la comprensione e la fiducia fra individui e popoli della Terra.

4 Difendere la dignità di ogni persona umana, nell’assicurare ad essa il diritto alla vita, alla famiglia e a quanto è necessario per vivere.

5 Dialogare con sincerità e pazienza tra tutti i governanti della Terra, riconoscendo che il confronto con la diversità e l’opinione degli altri può diventare un’occasione di maggiore crescita umana e democratica.

6 Perdonare gli errori e i pregiudizi del passato e del presente e sostenersi nello sforzo comune per vincere l’egoismo, l’abuso, l’odio e la violenza, frutti di un retaggio di tempi lontani, non accettsbili in un mondo globalizzato.

7 Essere solidali con quanti soffrono per la miseria e l’abbandono, ben sapendo che nessuno può essere felice da solo.

8 Fare sentire la voce di quanti non si rassegnano alla guerra, alla violenza e al male, mediante la richiesta della distruzione di tutte le armi tradizionali, batteriche e nucleari.

9 Incoraggiare qualsiasi iniziativa che promuova l’amicizia fra i popoli, convinti che, se manca un’intesa solida tra di loro, il progresso tecnologico espone il mondo a crescenti rischi di distruzione e di morte.

10 Sollecitare i responsabili delle nazioni a compiere tutti gli sforzi possibili affinché, a livello nazionale e internazionale, sia edificata e consolidata la pace fondata sull’autodeterminazione dei popoli. Nessuna invasione o aggressione può essere giustificata per motivi politici, economici, militari ed esponsionistici, soprattutto se si uccidono bambini e civili.

Festa del papà. Aiutiamo i papà ucraini.

Festa del papà. Padre Rungi invita ad adottare un papà ucraino.

In occasione della solennità di San Giuseppe, festa del papà, padre Antonio Rungi, teologo passionista della comunità del santuario della Madonna della Civita in Itri (LT) invita i papà d’Italia “ad adottare economicamente e umanamente i papà ucraini, soprattutto coloro che per difendere la patra sono rimasti a combattere per contrastare l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin”. Ogni papà costituisca ‘un fondo personale da devolvere ad un papà della martoriiata nazione ucraina per riprendersi con la famiglia e ricostruire il proprio nucleo familiare appena finita la guerra”. Padre Rungi invita anche “ad avere il cuore aperto a tutti quei papà della nazione russa che si sono opposti e si stanno opponendo alla guerra e sono stati arresrati solo per aver espresso il loro dissenso nei confronti della guerra”. Padre Rungi “non dimentica neppure i papà caduti in questo assurdo conflitto che ne’ ucraini e né russi volevano e vogliono. Penso a tutti quei bambini ucraini e russi – scrive padre Rungi- che hanno perso i loro papà e sono rimasti orfani perché un padre dal cuore indurito e senza umanità ha mandato al massacro i giovani padri dell’Ucraina e della stessa Federazione russa. San Giuseppe che ha protetto Gesù dalla strage degli innocenti decisa da Erode possa illuminare la mente di Putin, padre naturale di vari suoi figli, pensando al dolore che ha causato uccidendo con bombardamenti i padri della terra ucraina, lasciando orfani tanti bambni, molti dei quali profughi nelle nazioni libere e democratiche dell’Europa”. E chiude con questo messaggio finale: “Ogni guerra non distrugge solo case, città e nazioni facilmente ricostruibili, ma uccide il futuro dell’umanità perché privando un bambino o migliaia di essi dei loro papà naturali o adottivi uccide in loro il senso della vita e della famiglia. Quando si uccide un qualsiasi membro di una famiglia naturale si uccide la speranza e il futuro di quel popolo, di quella nazione e dell’umanità in generale”.

Preghiera per la pace in Ucraina

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Preghiera al Cuore Immacolato di Maria per la Russia e l’Ucraina.
Composta da padre Antonio Rungi

O Cuore immacolato di Maria
ci rivolgiamo a te,
Madre di Dio
e Madre dell’intera umanità,
perché tu possa accogliere
la nostra incessante
e fiduciosa preghiera
per la pace nel mondo intero. .

Ti affidiamo Maria
la Russia e l’Ucraina
di cui tu sei la Regina
e la Madre premurosa
di ogni tuo figlio
di queste martoriate terre
dove oggi si combatte
una sanguinosa guerra.

Come alle nozze di Cana
e lungo la via del Calvario
chiedi a Gesu il dono della pace
per l’intera umanità
e fa che nell’Ucraina
tacciano i rumori della guerra,
si fermi la strage degli innocenti,
si ritorni a vivere in amicizia
tra russi e ucraini.

Maria fa che nulla possa turbare
il consesso civile
dell’intera umanità,
desiderosa più che mai
di pace e fratellanza universale.

Maria ascoltaci.
Maria esaudiscici.
Maria intercedi per noi
presso tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Salvatore e Redentore.
Amen.

No alla guerra.Si alla pace in Ucraina.

ITRI (LT). IL TEOLOGO RUNGI: LANCIARE LA PACE IN EUROPA E NEL MONDO CON I TUTTI I MEDIA E I SOCIAL. UN REFERENDUM MONDIALE SULLA PACE.

“Lanciamo la pace in Europa e nel Mondo”, è lo slogan che padre Antonio Rungi, teologo passionista, delegato arcivescovile per la vita consacrata della diocesi di Gaeta (Lt), invita a fare attraverso i social ed anche in presenza mediante la diffusione di un semplice messaggio di pace a tutti indistintamente e con la partecipazione alle manifestazioni che le singole sigle pacifiste possono avviare in questo periodo delicato che sta attraversando l’Europa in particolare.
Padre Rungi poi tutti gli operatori della comunicazione, coloro che hanno in mano strumenti potentissimi come Tv, Radio, Network accogliendo le istanze e le richieste di pace dall’Italia, dall’Europa e dal Mondo.
“Si tratta di promuovere virtualmente un Referendum mondiale della pace accogliendo il pensiero anche del popolo russo e delle altre nazioni, legittimamente e democraticamente autodeterminatasi, perché possano esprimere il loro parere sulla questione Ucraina-Russia. Lanciamo la pace – prosegue padre Rungi- anche in quei territorio dove non si può parlare, esprimere il proprio pensiero e non vi è possibilità di conoscere cosa pensa il popolo su questo argomento. Per ora non ci sono restrizioni o blocchi su Internet e suoi social e quindi è quanto mai opportuno mediare la richiesta di pace utilizzando questi strumenti e facendoci carico, tutti, credenti, non credenti, uomini di buona volontà, pacifisti di tutte le latitudini del mondo, di questa necessità perché in questo tempo e sempre regni la pace e la concordia su tutta la Terra. Lanciamo la pace –aggiunge padre Rungi- con i nostri spot, messaggi, preghiere, poesie, aforismi, post, video, banner, manifesti e quanto altro che possa comunicare al mondo il nostro autentico e sincero desiderio di pace. Inviamo tutto ai potenti della Terra e vediamo che ascoltano il grido dei poveri e degli oppressi, perché la guerra non la fa chi la decide, ma i giovani, i soldati, i figli di famiglia che rischiano la vita, per vere questioni politiche, ideologiche o di interessi economici. E tanto per iniziare –conclude padre Rungi – alla sera accendiamo una candela nelle nostre abitazioni e lanciamo la pace con un semplice gesto di luce e di speranza che un lume acceso può simboleggiare nel buio di queste notti che mettono ansia ed angoscia in Europa e nel Mondo”.



La vicinanza di padre Rungi al popolo di Airola e della Valle Caudina

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Comunicato Stampa.
P.Rungi. Il teologo passionista, airolano di nascita, esprime la sua vicinanza al popolo ai Airola dopo il vasto incendio alla fabbrica Sapa
“Come airolano di nascita esprimo tutta la mia vicinanza affettiva, umana e spirituale ai miei compaesani, colpiti da questa tragedia per l’incendio della fabbrica Sapa ad Airola”, è quanto scrive padre Antonio Rungi, teologo passionista, delegato arcivescovile per la cita consacrata della Diocesi di Gaeta, che vive nella comunità di Itri.
“Dalle prime ore e prime informazioni –scrive padre Rungi – che ho ricevuto ieri sera da Airola sono in costante contatto con i miei parenti, amici e religiosi per conoscere l’evolversi della situazione. Non nascondo la mia personale sofferenza e preoccupazione per i cittadini di Airola e dell’intera Valle Caudina. L’urgenza in questo momento è mettere in sicurezza tutta la Valle Caudina per quanto riguarda l’aria e l’ambiente. Una volta messo sotto controllo questo vastissimo e pericolo incendio, si deve pensare al futuro di questa area industriale. I danni, come è facile capire non riguardano solo la salute dei cittadini di Airola e della Valle Caudina, ma anche il futuro economico di questa zona, che poche opportunità di lavoro trova in loco. Mi auguro che tutti i responsabili del bene pubblico e della salute pubblica prendano a cuore questo dramma della mia città e possano fare tutto quello che è in loro potere di fare per ripristinare quanto prima la vita sociale, economica ed umana nella città di Airola, dopo questo disastroso incendio nella fabbrica Sepa. Stabilimento che, come si sa, tratta materiali di plastica per auto. Per quanto possa fare personalmente, anche da lontano, una cosa è certa che come sacerdote, insieme ai fedeli, è di pregare per Airola e per tutta la Valle Caudina ed affidare al Signore, alla Madonna Addolorata, particolarmente venerata nel mio paese, tutti i gli airolani. Un pensiero speciale particolare i bambini, gli ammalati, per quanti sono ora più in difficoltà per il rischio di perdere il posto lavoro, se non si ritorna presto alla normalità in questa area industriale della Valle Caudina e dell’intero Sannio”.

P.RUNGI. LA PREGHIERA PER LA PASQUA 2021 DEDICATA ALLA PANDEMIA

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Preghiera per la Pasqua 2021

di padre Antonio Rungi

 

All’alba di questo giorno speciale,

come le donne e i tuoi  discepoli

corriamo al tuo sepolcro

o Gesù benedetto,

per rinnovare  la nostra fede

nella tua risurrezione.

 

È bello e gioioso constatare, Gesù, la tua tomba vuota,

dalla quale, non mani sacrileghe ti hanno portato via,

ma da essa Tu sei uscito vivo per potenza divina,

vincendo per sempre il duello con quella morte

che contrassegna da sempre la storia dell’umanità intera.

 

Gesù maestro, risorto dai morti,

come avevi promesso ai tuoi apostoli,

donaci la grazia, in questa Pasqua 2021,

segnata, ancora una volta dalla pandemia,

di riscoprire la gioia della vita, in questa vita e oltre la vita.

Tu vincitore della morte, donaci il coraggio e la forza

di vincere ogni germe di morte, abbattimento e scoraggiamento

che può annidarsi nella nostra mente e nel nostro cuore,

offuscando in noi la luce della tua risurrezione

e non scorgendo i segnali di vita e di rinascita

che accompagnano il nostro cammino quotidiano.

 

Signore, ascolta le nostre umili preghiere, in questa Pasqua 2021,

e rendi feconde e luminose le nostre vite,

per intercessione di Maria, tua e nostra Madre amatissima.

Amen.

DOMENICA DELLE PALME 2021 – CON LA SPERANZA NEL CUORE

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Domenica delle Palme

Domenica 28 marzo 2021

Accogliere Cristo nella gioia e nella prova

Commento di padre Antonio Rungi

Con la domenica delle Palme o di Passione inizia la settimana santa, quella che nella liturgia cattolica è definita la settimana maggiore, la più grande, non per estensione temporale o spaziale, ma per i suoi aspetti spirituali, liturgici e religiosi. Grande della proposta di vita interiore che essa mette a nostra disposizione con i riti di questo giorno e con il triduo pasquale, molto intenso e stimolante per chi vuole approfondire la propria fede e viverla con sentimenti veri.

In questa settimana maggiore, infatti, ripercorriamo gli ultimi giorni della vita del Signore, partendo proprio dal suo ingresso trionfale in Gerusalemme, non con la violenza delle armi o del potere economico o militare, ma con il potere della croce e con la forza dell’amore che si fa dono.

E, infatti, il suo ingresso accolto con gioia dai semplici e dagli umili ed è avversato e contrastato dai potenti del tempo, al punto tale che lo condannano a morte, lui l’innocente per eccellenza.

Tale ingresso in Gerusalemme, la città santa, la città della pace, ma anche che uccide i profeti, avviene su un puledro come ci narra il Vangelo di Marco che spiega la liturgia della benedizione delle palme e introduce alla celebrazione eucaristica della Domenica di Passione.

Quest’anno, nonostante la pandemia, possiamo svolgere tutte le cerimonie religiose previste dal rituale, ma il tutto adeguandolo all’emergenza sanitaria e nel rispetto delle norme anti-covid-19.

Dopo la totale chiusura dello scorso anno delle chiese, quest’anno possiamo festeggiare, solo spiritualmente, l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e scambiarci anche se simbolicamente e a distanza la palma benedetta.

E’ noto a tutti il significato di questo ingresso del Messia nella città santa, dove egli arriva nella massima semplicità e con la consapevolezza di quello che sarebbe accaduto di lì a poco.

Questa celebrazione è strettamente agganciata al Venerdì santo, quando si riprenderà il tema della passione di Cristo, che oggi viene introdotto con la proclamazione del testo specifico che narra gli ultimi momenti della vita di Cristo, che è condannato a morte e fatto morire sul legno della croce.

La lettura della “Passio” ovvero il racconto dettagliato e dialogato della Passione di Cristo, ci fa meditare sulla misericordia e sul perdono che Dio ha concesso a noi, mediante l’opera salvifica del suo Figlio.

La morte in croce di Gesù ci dona quella della pace, che dovrebbe essere preoccupazione costante di tutti i cristiani e degli uomini di buona volontà, non solo nel giorno delle palme o in specifiche giornate ed iniziative mondiali, ma sempre e specialmente in questi tempi di conflitti a vario livello, compreso quello della scienza e della politica per contrastare il coronavirus.

Lo scambio del ramoscello di ulivo benedetto, che non possiamo effettuare in presenza, anche in questo anno 2021, assume un significato più vero ed autentico da un punto di vista spirituale, se quello che esso rappresenta lo avvertiamo profondamente nel nostro essere di uomini e credenti ed agiamo di conseguenza.

Solo nella croce di Cristo l’umanità ritrova la pace ogni volta che essa è minacciata in tante parti del mondo e in tutte le situazioni del vivere quotidiano: nelle famiglie, nelle società civili, nella politica, tra gli stati, nell’economia e in ogni altro settore, in cui la guerra si fa quotidianamente per opprimere il più debole e il meno protetto.

L’anno della pandemia ci ha insegnato tante cose anche sul versante della sofferenza, della solidarietà, della ricerca di una pace sociale che non si traduce solo in pace fiscale e benefici economici elargiti per venire incontro a chi soffre per la mancanza del lavoro e di conseguenza per la privazione di beni essenziali, ma soprattutto in quella pace umanitaria che si manifesta nella solidarietà l’uno nei confronti degli altri.

L’arrivo della Pasqua e la liberazione da ogni forma di coercizione e di limitazioni delle libertà personali, soggettive e comunitarie imposte dalla pandemia non è questione solo di maggior libertà di movimento, di azione e di integrazione sociale, ma anche se, in tono difficilmente comprensibile oggi, è liberazione da ogni forma di schiavitù morale, che si identifica con il peccato. Per cui anche la Pasqua di quest’anno e questo giorno santo delle Palme assumono un valore spirituale enorme per ciascuno di noi ed hanno un peso specifico per quella ricerca di pace e di quella serenità della mente e del corpo, che manca, molte volte, nelle nostre famiglie e in tanti altri luoghi, perché ci agitiamo per troppe cose e non alziamo al cielo la palma vera, quella benedetta, della nostra fede, della nostra speranza e della nostra fiducia in colui che può tutto.

Perciò la Pasqua, la si deve preparare bene, iniziando proprio da questo speciale giorno che è la Domenica delle Palme o di Passione comprendo esattamente quali cambiamenti deve apportare in noi la celebrazione di questo particolare giorno, in passato, molto più sentito e vissuto rispetto allo stesso giorno di Pasqua.

D’altra parte simboli e segni hanno una validità per la trasmissione della fede e la testimonianza del proprio credo e della propria volontà di rinascere e risorgere, per ricominciare davvero un nuovo cammino pasquale, dopo aver completato il percorso quaresimale. E questi simboli sono la palma, la colomba, la gente che affluisce per incontrare Gesù che viene a noi, nonostante tutto, anche in questa Pasqua 2021. Assaporiamo la gioia di questo incontro e comprenderemo il perché di tante attese e speranze in quelle persone di Gerusalemme che andarono incontro a Gesù accogliendolo non solo con un gesto di rispetto e venerazione, ma come Messia, Salvatore e Redentore. E tra la gente festante per l’ingresso di Gesù c’era anche Maria, la sua e nostra Madre, che ha certamente seguito Gesù soprattutto in questo periodo ultimo della vita del suo Figlio. Maria, infatti, è citata da Giovanni ai piedi della croce, mentre Gesù muore su quel patibolo infamante e in quel momento consegna a noi la sua Madre, perché ci protegga in vita e in morte, come leggiamo nel racconto della passione di Cristo in questa domenica di gioia e di dolore.

ANNO 2020. PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO DI FINE ANNO DI PADRE ANTONIO RUNGI

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Preghiera di ringraziamento di fine anno 2020
di padre Antonio Rungi
Grazie per tutto quello che ci hai donato in questo anno 2020, durante il quale normali e straordinari avvenimenti hanno segnato la nostra vita e la nostra storia, o Dio d’amore infinito e provvidenza senza fine.
Non possiamo dimenticare, Gesù, la sofferenza che ha invaso il nostro cuore per la pandemia che ha portato via milioni di persone in tutto il mondo.
Nonostante questo dramma che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere, ci rivolgiamo a Te con queste tre espressioni che nascono dal nostro cuore: ti diciamo grazie, ti chiediamo scusa e perdono.
E allora, grazie per le poche persone che ci hai fatto incontrare durante questo terribile anno, dalle quali abbiamo ricevuto tanto e alle quali abbiamo dato quel poco che abbiamo. Quello che Tu Signore ci hai donato e con grande generosità abbiamo distribuito, donandolo con amore sincero ad ogni fratello e sorella di questa amata terra, soprattutto se nella sofferenza, a causa della pandemia.
Grazie, Signore, anche per le persone che, involontariamente o volutamente, ci hanno fatto del male, facendoci soffrire ingiustamente. Perdonale anche Tu, dopo che le abbiamo perdonato noi dal profondo del nostro cuore.
Grazie, Signore, per il dono della vita, della salute, del cibo quotidiano, del lavoro ed anche della malattia. Tutto serve a rendere lode a Te, padre della vita e gioia senza fine.
Grazie di tutti i sacramenti e soprattutto della santissima eucaristia, che ci è mancata, in questo anno 2020, per lunghi mesi, e in quei pochi che ne abbiamo usufruito, da essa abbiamo attinto la forza ed il coraggio di andare avanti nonostante le tante difficoltà provocate dal coronavirus.
Grazie per Papa Francesco, che Tu hai scelto alla guida della navicella di Pietro, in questo tempo di tempesta non ancora sedata. Nella solitudine più totale ci ha insegnato ad avere speranza e a confidare nella tua mano.
.
Grazie per i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, e per i fedeli laici che nel silenzio quotidiano lavorano per la diffusione del Tuo Regno, senza attendersi nessuna ricompensa, se non quella eterna. Molti di loro sono stati esemplari, eroici e martiri in questo anno di sofferenza mondiale.
Grazie per le madri e i padri che portano avanti con tanto sacrificio e dignità le loro famiglie naturali, spesso aggravate dal peso della mancanza del lavoro e da tante preoccupazioni, soprattutto oggi in seguito al damma della pandemia che ha chiuso definitivamente le speranze di tanta gente onesta e laboriosa.
Grazie per i figli delle tante famiglie normali e dei tanti nuclei familiari in cui i bambini vivono l’esperienza dolorosa della separazione dei genitori e il loro divorzio. Signore non abbandonare queste anime innocenti, il cui volto è segnato dalla sofferenza specie in questo tempo di distanziamento.
Grazie per il dolore e la croce che purifica e fortifica il cuore e la mente dell’uomo credente. La croce che Tu hai portato con coraggio sulle tue spalle, sia il segno distintivo di ogni cristiano che ama la vita e lotta per la vera vita.
Grazie della sapienza degli anziani, dell’innocenza dei piccoli e dell’entusiasmo dei giovani, grazie soprattutto per la maturità e l’equilibrio di quanti hanno in mano le sorti delle famiglie, delle istituzioni e dei popoli di tutto il mondo.
Grazie per tutto e per tutti, ben sapendo che non potrà mai essere totale il nostro ringraziamento per questo anno che tu ci hai donato e che è passato così lentamente, perché il dolore e la sofferenza rallentano il tempo.
Grazie per i nostri parenti, vicini e lontani, stretti o larghi, per gli amici e i conoscenti, per le persone care e alle quali vogliamo bene e riceviamo del bene.
Grazie per gli uomini politici che sono seri e corretti nel loro agire. Grazie per gli uomini della cultura, della scienza, della medicina, dell’economia, dei servizi sociali e per tutti quelli che sono impegnati onestamente a portare avanti un progetto di pace e giustizia sociale a livello locale e mondiale.
Grazie per i medici, gli infermieri, il personale sanitario, le forze dell’ordine, i volontari, ma soprattutto grazie per i sacerdoti che sono morti sul campo per essere vicini agli ammalati di coronavirus.
Grazie per i tanti poveri che vivono con dignità la loro condizione sociale e dai quali apprendiamo la lezione più vera e bella della vita: di sapere superare ogni difficoltà con dignità, anche quella attuale della pandemia.
Donaci Signore la forza di essere generosi con tutti, fino in fondo, senza guardare l’origine, la provenienza, il colore della pelle, la religione, ma di guardare nel cuore di ogni uomo. Fa, o Signore, che nessun uomo al mondo soffra per la miseria e la fame, conseguenza dell’egoismo e dei benessere dei potenti della Terra.
Grazie per il Creato, la bellissima natura che Tu ci hai donato e che hai messo nelle nostre mani, perché ne avessimo cura con amore e nel rispetto di quelle leggi fisiche che hai immesso nell’universo, quando l’hai chiamata dal nulla all’esistenza.
Grazie per i nostri genitori, vivi o defunti, e per le persone tutte che passando su questa terra, come viandanti del cielo hanno lasciato il loro segno di santità e rettitudine morale. Ti affidiamo, Signore, i tanti morti di quest’anno deceduti senza un gesto di amore e vicinanza, nel letto di un ospedale o reparto di covid-19.
Perdona, Signore, quanti, invece, hanno seminato odio, discordia, e divisione tra le tue creature e non si sono prestati a servire i bisognosi e i sofferenti di tutta la terra.
Perdona quanti hanno calunniato, diffamato, disprezzato, violentato e ucciso nel corpo e nello spirito. Per tutti costoro, se ancora sono in vita, convertili ad una vita retta e santa, per non incorrere nella dannazione finale.
Per quanti sono morti in peccato mortale e senza conforto sacramentale accetta la nostra preghiera di suffragio e se è possibile portali con Te in Paradiso.
Grazie, Signore, perché ci hai affidato alle cure della tua dolcissima Madre, Maria santissima, che veneriamo con speciale titolo nel primo giorno del nuovo anno.
Grazie per tutti i santi, in particolare di San Giuseppe che, in ascolto della tua parola, hanno realizzato il loro sogno, quello di camminare sulle strade che portano alla salvezza finale.
Grazie, oggi e sempre, grazie per sempre, anche se non meritiamo tanto amore e comprensione, senza chiederci nulla in cambio, ma solo una risposta d’amore generosa a servizio della Tua parola, che è luce sui passi dell’uomo pellegrino verso l’eternità in cerca della vera felicità. Amen.

Lettera a Gesù Bambino di padre Antonio Rungi, passionista. Natale 2020.

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Lettera a Gesù Bambino di padre Antonio Rungi, passionista.

Natale 2020 

Caro Gesù Bambino, inizio a scriverti, con lo stesso saluto che usavo da bambino, 65 anni fa, in occasione del Natale, quando scrivevo la mia letterina e la poggiavamo sotto il piatto di papà, prima di pranzare, nel giorno di Natale, che il genitore leggeva, perché sapeva leggere, e si commuoveva, si inteneriva il cuore, più degli altri giorni.

Con lui, essendo io il più piccolo dei tre fratelli, si commuovevano mamma, l’unica mia sorella e l’unico mio fratello, perché toccava i sentimenti più veri del mio cuore di bambino.

Oggi a distanza di 65 anni, senza più papà, mamma e mia sorella, provo a riscriverti la mia lettera di Natale, e la leggerai Tu ai miei cari, in un tempo difficile, come quello che stiamo vivendo, che è la pandemia e non solo da coronavirus, ma di altri virus più terribili, che solo l’egoismo, l’ipocrisia, l’arrivismo e il materialismo.

E allora, dopo questa premessa, eccomi a Te, Bambinello, tutto bello, con il prendere in mano, non più la penna e il quaderno, ma la tastiera del mio pc e scriverti, digitando tasti che in sequenza linguistica, producono quasi istintivamente un’armonia di sentimenti, che mi porto dentro da sempre.

Grazie della vita che mi hai dato e nonostante le tante sofferenze provate nel corso di questi anni, sono grato a Te, a mamma e a papà perché mi avete dato la possibilità di camminare in questo tempo della storia dell’umanità con tante speranze nel cuore, ma anche con tante delusioni generate da noi uomini.

Grazie Gesù che mi hai chiamato a vivere nella mia famiglia acquisita, quella passionista, che oggi ricorda i suoi 300 anni di storia, di cui una porzione l’ho vissuta anche io indossando l’abito di San Paolo della Croce.

Grazie Gesù, perché mi hai chiamato ad essere tuo ministro dell’altare e a celebrare l’eucaristia non solo nel tuo annuale natale del 25 dicembre, ma anche nella tua pasqua quotidiana, settimanale ed annuale e e nelle altre ricorrenze e solennità, in cui Tu sei stato il centro della mia vita sacerdotale.

Grazie Gesù per avermi dato tua Madre, come mia madre, soprattutto dopo aver perso la mia mamma naturale, che tanto mi amava e tanto ha sofferto per avermi visto partire per il convento a soli 13 anni, spinto dal desiderio di diventare missionario passionista nel cuore della mia terra e tra la mia gente e genti di lontane terre.

Grazie per avermi dato un papà laborioso, onesto e attaccato alla famiglia e come in buon san Giuseppe, di cui ricordiamo i 150 anni quel patrono della Chiesa universale, attento ai bisogni della famiglia, coadiuvato dalla mia generosa madre.

Grazie per avermi dato una sorella unica ed eccezionale, che ti sei portata via, troppo in fretta, lasciando nel mio cuore un vuoto incolmabile, come quello dei miei cari.

Grazie per il mio unico fratello, il solo rimasto del quintetto familiare di via Monteoliveto in Airola (Bn), dove abitavamo insieme alla Serva di Dio, Maria Concetta Pantusa.

Grazie per tutto e per tutti coloro che mi hanno accompagnato e mi accompagnano nella vita di tutti i giorni per continuare ad essere quel bambino di sempre, cresciuto in sapienza ed intelligenza, negli anni e nelle esperienze, ma sempre rimasto lo stesso con i sentimenti più veri, che fanno soffrire, proprio perché autentici, anche da vecchi.

Ed ora Gesù passo a chiederti perdono e scusa di tutto quello che non ho realizzato secondo i tuoi desideri ed insegnamenti, ma credimi, e tu sai benissimo il vero, non l’ho omesso di farlo per negligenza, ma per quella fragilità umana, che tocca la vita di ogni uomo che viene alla luce, segnato dal peccato d’origine, che lascia le tracce negative nella sua vita.

Ed ora continua tu Gesù a dispensare il perdono a quanti hanno offeso me e i tanti fratelli del mondo,  uomini e donne, bambini, adolescenti, adulti, anziani ed ammalati, umiliati per vili interessi, nascondendosi dietro facciate di legalismo e affarismi.

Noi li abbiamo perdonati, perché sapevamo benissimo quello che stavano facendo e per questo motivo hanno bisogno della tua misericordia, che solo tu puoi donare a chi progetta e fa il male su questa terra, ma che si è pentito davvero.

Gesù è Natale, è il tuo Natale, anche in questo 2020 imbavagliato per una pandemia che non riusciamo a debellare, perché poco confidiamo nel tuo aiuto e nella tua grazia, e per questo Natale io ti prego per le persone a me care, vicine e lontane, soprattutto per gli ammalati, gli anziani, i bambini poveri e senza risorse umane per sopravvivere in questo tempo, segnato dalla globalizzazione dell’indifferenza.

Non può essere Natale, con o senza mascherina, se anche un solo bambino termina prematuramente la sua vita, perché non ha cure e cibo.

Ti prego Gesù aiuta chi soffre, è disperato, è solo, è senza domani, è senza amore e senza attenzione.

Tu per ognuno di loro dimentica noi che abbiamo tutto e non sappiamo neppure ringraziarti, tanto indaffarati, come siamo, a curare i nostri interessi, affari e perenni traguardi umani e sociali da raggiungere in fretta, facendoci spazio a forza di gomitate.

Ti prego Gesù, in questo Natale, mai vissuto prima come quello attuale, abbi uno sguardo di tenerezza per quanti hanno donato la vita per controbattere questa epidemia: i medici, gli infermieri, il personale sanitario, le forze dell’ordine, i volontari e quanti, compresi, vescovi, sacerdoti, religiosi e suore sono morti con la corona della gloria di servire Te nei crocifissi del nostro tempo.

Loro il Natale quest’anno lo faranno di certo meglio di noi, perché gusteranno il vero eterno presepe del cielo, come i pastori che si recarono alla tua grotta, nel lontano anno zero, quando Tu scendesti dal cielo, perché noi tutti toccassimo il cielo con le tue mani, i tuoi occhi, i tuoi sguardi e sorrisi, che donasti, appena nato, a persone semplici ed umili. Maestri di vita, di speranza i pastori di allora e i pastori di oggi laici e consacrati.

Buona Natale Gesù. E ricordati di me e di tutti, quando di nuovo, solo liturgicamente, Maria ti darà alla luce nella povera grotta di Betlemme, con la vicinanza del tuo padre putativo Giuseppe e con il riscaldamento naturale di un bue e un asinello.

Davanti a questo presepe vorrei starci per sempre, perché è il benessere pieno ed eterno.

Il tuo umile servo, padre Antonio Rungi.