Meditazioni

P.RUNGI. MESE DI MAGGIO 2017 CON SAN PAOLO DELLA CROCE

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MESE DI MAGGIO IN ONORE DELLA MADONNA

CON SAN PAOLO DELLA CROCE

SUSSIDIO A CURA DI PADRE ANTONIO RUNGI PASSIONISTA

MESE DI MAGGIO 2017

 

Introduzione

 

Il 29 giugno 2017 ricorrono 150 anni dalla Canonizzazione di San Paolo della Croce, fondatore della Congregazione della Passione (Passionisti), Era il giorno 29 giugno 1867, solennità dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo, quando Papa Pio IX, assistito da numerosi vescovi e Cardinali, circondato da numeroso popolo, proclamava santo Paolo della Croce nella Basilica di San Pietro. Qui, dopo la proclamazione della santità del Fondatore dei Passionisti veniva collocata, al lato destro della sede petrina della Basilica Vaticana, ancora oggi conservata, la statua del Fondatore dei Passionisti, in segno di stima verso questo predicatore e missionario di Gesù Crocifisso e dei dolori di Maria, che ha lasciato una traccia indelebile nella spiritualità della Chiesa cattolica.

In occasione di questo evento speciale, ho ritenuto opportuno predisporre un “Mese mariano con San Paolo della Croce”, valorizzando i titoli mariani, la sua devozione personale, i dogmi professati, i santuari conosciuti e visitati (Cerro, vicino Genova; Montenero, vicino Livorno; Santa Maria Maggiore a Roma; Catena a Gaeta; Civita a Itri) i ritiri costruiti (Presentazione del Monte Argentario, Santa Maria di Corniano a Ceccano, Santa Maria di Pugliano a Paliano), con il riferimento agli scritti del Fondatore dei Passionisti, che sono una ricchezza straordinaria anche in riferimento al culto mariano e alla mariologia.

 

CENNI BIOGRAFICI

 

Paolo Danei nasce ad Ovada (Alessandria), secondo di sedici figli, all’alba del 3 gennaio 1694 da Luca e Annamaria Massari. Ancora bambino apprende dalla mamma l’amore verso il Crocifisso che caratterizzerà tutta la sua vita. Nel 1720 una visione lo orienta più chiaramente. Rapito in spirito si vede “vestito di nero sino a terra”. La Madonna più volte gli indica la strada e gli mostra anche l’abito della nuova congregazione che avrà nella passione di Gesù la ragione del suo esistere. Il 22 novembre dello stesso anno monsignor Francesco Arborio Gattinara vescovo di Alessandria lo riveste di una tunica nera da eremita. Paolo si ritira in una stanzetta attigua alla chiesa di San Carlo a Castellazzo Bormida (Alessandria). Vi resta chiuso dal 23 novembre 1720 al primo gennaio 1721.  Dal 2 al 7 dicembre scrive la regola dei Passionisti. L’agosto successivo parte per Roma con la speranza di essere ricevuto dal papa cui intende chiedere l’approvazione del nuovo istituto. Da una guardia viene respinto come uno dei tanti avventurieri. Paolo, amareggiato, si reca a pregare nella chiesa di Santa Maria Maggiore dove rinnova l’impegno di fondare la congregazione ed emette il voto di dedicarsi a risvegliare nel cuore dei fedeli la “memoria della passione di Gesù”. Tornando a casa si ferma brevemente sul Monte Argentario (Grosseto): vi tornerà presto con il fratello Giovanni Battista vestito da eremita anche lui e fin dall’infanzia suo inseparabile compagno di penitenza, di contemplazione e di ideali. Il 21 maggio 1725 il papa Benedetto XIII gli concede a voce il permesso di radunare compagni consacrati alla stessa missione. Per oltre un anno si ferma a Roma presso l’ospedale di San Gallicano; insieme al fratello si dedica all’assistenza degli ammalati anche se l’istituto coltivato nel cuore ha ben altre finalità. Con Giovanni Battista viene ordinato sacerdote in San Pietro dal papa Benedetto XIII. Nel 1728 i due fratelli tornano all’Argentario. Il 14 settembre 1737 sul monte Argentario inaugura la prima casa religiosa dedicata alla Presentazione di Maria al tempio. L’ha disegnata lui con il suo bastoncello. Quando era ancora a Castellazzo la Madonna gli aveva detto: “Paolo, vieni all’Argentario dove sono sola”. Nel 1741, il 15 maggio, arriva l’approvazione delle Regole da parte del papa Benedetto XIV. L’11 giugno 1741 insieme a cinque compagni emette la professione religiosa: sulla tonaca nera indossata dai religiosi compare per la prima volta il tipico stemma passionista. In questa circostanza Paolo aggiunge al suo nome l’appellativo “della Croce”. Nel 1773 apre a Roma quella casa religiosa che sarà la sede centrale della Congregazione: la basilica e il convento dei Santi Giovanni e Paolo, a Celio. trascorre il resto della sua vita. Vi muore  il pomeriggio del 18 ottobre 1775. Amare la chiesa, vivere nella preghiera, nella solitudine e nella povertà; contemplare il Crocifisso; predicare a tutti la passione di Gesù. Queste le sue ultime volontà. Pio IX lo proclamerà santo nel 1857.

 

PREGHIERA

O Padre, che hai ispirato a san Paolo, della Croce un grande amore per la passione del tuo Figlio, fa’ che scorretti dal suo esempio e dalla sua intercessione non esitiamo ad abbracciare la nostra croce. Te lo chiediamo nel nome di Maria, Madre Addolorata. Amen.

 

1 Maggio 2017: Maria Madre di Dio

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi.

“Tutto ciò che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3,17).

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Maria Santissima è un pelago sì profondo di perfezioni, che a me non basta l’animo di parlarne (I, 349).

 

Preghiera: O Dio, nostro Padre,  sull’esempio della Beata Vergine Maria, Madre della lode perenne, fa’ che nella nostra vita rendiamo testimonianza al tuo amore e godiamo i frutti della giustizia e della pace. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Dedicherai un tempo della tua giornata nel servizio disinteressato agli altri senza attenderti ricompense di alcun genere.

 

2 Maggio 2017: Maria, Madre di Gesù e degli uomini

 

Dal Vangelo di Luca

“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono…Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre». (Lc 1,39-45)

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Le ricchezze di questa sovrana Signora sono tante, che solamente quel gran Dio che l’ha arricchita di sì gran tesori, le conosce (I, 349).

 

Preghiera: Dio di bontà infinita, concedi ai tuoi fedeli, per intercessione della beata Vergine Maria, madre di misericordia, di sperimentare sulla terra la tua clemenza, e di contemplare la tua gloria nel cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto. Oggi ti impegnerai a riconciliarti con le persone con le quali non ti parli e sarai strumento di riconciliazione per gli altri.

 

3 Maggio 2017: Maria di Nazareth

 

Dal libro del profeta Isaia

“Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete, deliziandovi, all’abbondanza del suo seno. Poiché così dice il Signore: «Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca. la mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi” (Isaia 49,15 ss).

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

La gran Regina ha patito dolori che da mente umana non si possono capire, tanto sono stati intensi a proporzione dei suoi sentimenti.

 

Preghiera: O Dio, che nella tua provvidenza tutto disponi secondo un disegno di amore, per l’intervento della Vergine Maria, Madre del tuo Figlio, allontana da noi ogni male e donaci ciò che giova al nostro vero bene.

 

Fioretto: Oggi non farai mancare il necessario al sostentamento personale a quelle persone che sai che stanno in stretta necessità. Fai un’opera di bene.

 

4 Maggio 2017: Maria presentata al tempio

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

“Fratelli, sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” (2Cor. 1,3ss).

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Il Cuore di Maria ha amato ed ama più Dio che tutto il paradiso insieme : voglio dire più che tutti gli angeli e santi che sono stati, sono e saranno (I. 321).

 

Preghiera: O Padre, che per mezzo della Vergine Maria hai mandato al mondo il consolatore promesso dai profeti, Gesù Cristo tuo Figlio, per sua intercessione fa’ che possiamo ricevere e condividere con i nostri fratelli l’abbondanza delle tue consolazioni. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi ti impegnerai ad attuare concretamente una delle  sette opere di misericordia corporale, consolando gli afflitti.

 

5 Maggio 2017: Vergine della Visitazione

 

Dal Vangelo di Matteo

L’angelo disse alle donne: « Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto ». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: « Salute a voi ». Ed esse, avvicinatesi, gli cinsero i piedi e lo adorarono” (Mt 28, 1ss)

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

La gran ferita d’amore di cui fu felicemente piagato il suo purissimo Cuore fin dal primo istante della sua purissima Immacolata Concezione, crebbe tanto in tutto il corso della santissima sua vita, sinché penetrò tanto addentro che fece partire dal corpo quell’anima santissima (I,349).

 

Preghiera: O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi sarai strumento di gioia per gli altri, eviterai con particolare cura di far soffrire qualcuno.

 

6 Maggio 2017: Vergine Immacolata

 

Dal Vangelo di Giovanni

“C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: « Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui ».Gli rispose Gesù: « In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio ». Gli disse Nicodèmo: « Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere? ». Gli rispose Gesù: « In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito, è spirito» (Gv 3,1-6)

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Chi vuol piacere a Maria Santissima bisogna che più s’umili, più s’annichili, perché Maria fu la più umile fra tutte le creature e perciò piacque a Dio.

 

Preghiera: Padre buono, donaci il tuo Santo Spirito, perché guidi ogni nostra azione e irradi sul cammino della Chiesa la luce di santità, che rifulse in tutta la vita della Vergine Maria. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi ti dedicherai in modo speciale a rivivere le promesse battesimali, vistando il fonte battesimale.

 

 

7 Maggio 2017: Cuore purissimo di Maria

 

Dagli Atti degli Apostoli.

“Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfèo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui” (Atti 1,6-14)

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Facciamo festa e giubiliamo in Dio nostro bene, nel gran trionfo di Maria Santissima nostra gran Regina e Madre, e godiamo che sia. esaltata sopra tutti i cori degli angeli, e collocata alla destra del suo divin Figliolo (I, 349).

 

Preghiera: O Padre, che hai effuso i doni del tuo Spirito sulla beata Vergine orante con gli Apostoli nel Cenacolo, fa’ che perseveriamo unanimi in preghiera con Maria nostra madre per portare al mondo, con la forza dello Spirito, il lieto annunzio della salvezza.

 

Fioretto: Oggi ti dedicherai in modo speciale alla preghiera personale e comunitaria, soprattutto in parrocchia.

 

8 Maggio 2017: Regina e Madre Bambina

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Maria è la tesoriera delle grazie, e Sua Divina Maestà vuole che tutte passino per le sue mani (I, 350).

 

 

Preghiera: Assisti i tuoi fedeli, Signore, nel cammino della vita, e per l’intercessione materna della beata Vergine Maria, madre e maestra, fa’ che giungiamo felicemente al tuo santo monte, Cristo Gesù, nostro Signore.

 

Fioretto: Oggi ti impegnerai a pregare il Santo Rosario per intero, tutti i 20 misteri, nell’arco della giornata.

 

9 Maggio 2017: Madre del Verbo Umanato

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo – dico la verità, non mentisco  -, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al ciclo mani pure senza ira e senza contese” (2, 5-8).

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Quella gran ferita d’amore, di cui fu dolcemente piagato il suo purissimo cuore sino dal primo istante della purissima immacolata sua concezione, crebbe tanto in tutto il corso della sua santissima vita, sinché penetrò tanto dentro che ne fece partire dal corpo quell’anima santissima.

 

Preghiera: Padre santo, sorgente dell’unità e origine della concordia, fa’ che le varie famiglie dei popoli, per intercessione della beata Vergine Maria, madre di tutti gli uomini, formino l’unico popolo della nuova alleanza. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi sarai strumento di unità e di coesione negli ambienti di vita e di lavoro.

 

 

10 Maggio 2017: Maria Addolorata

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

“In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: « Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo ». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse : «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo parti da lei. Parola del Signore”(Lc 1,26-38).

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Così questa morte d’amore più dolce della stessa vita, diede fine a quel mare di dolori che questa gran Madre patì per tutto il corso della santissima sua vita, non solamente nella ss. Passione di Gesù, ma in vedere tante offese che si facevano dagli uomini ingrati alla divina maestà.

 

Preghiera: O Dio, che nella Vergine Maria, capolavoro del tuo Spirito, ci hai donato le primizie della creazione nuova, fa’ che liberati dalla schiavitù del peccato abbracciamo con tutto il cuore la novità del Vangelo, testimoniando in parole e opere il comandamento dell’amore. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi ti sforzerai di essere una persona nuova che sa accogliere il vangelo della speranza con cuore sincero e contrito.

 

11 Maggio 2017: Madre della Croce

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27-28).

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Così dunque facciamo festa e giubiliamo in Dio nostro bene nel gran trionfo di Maria ss. nostra gran Regina e Madre, godiamo che sia esaltata sopra tutti i cori degli angeli, collocata alla destra del suo divin Figliuolo.

 

Preghiera: Dio onnipotente ed eterno, che nella beata Vergine Maria, gloriosa madre del tuo Figlio, hai dato un sostegno e una difesa a quanti la invocano, concedi a noi per sua intercessione di essere forti nella fede, saldi nella speranza, perseveranti nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi reciterai tre volte il Credo durante la giornata, secondo le intenzioni di Papa Francesco.

 

12 Maggio 2017: Madre di Gesù Crocifisso

 

Dal Libro del Siracide

Avvicinatevi tutti a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti. Poiché il mio insegnamento è più dolce del miele e il possedermi è più dolce del favo di miele Il mio ricordo durerà di generazione in generazione. Quanti si nutrono di me, avranno ancora fame; e quanti da me si dissetano, avranno ancora sete. Chi mi ascolta, non sarà deluso; e chi compie le mie opere, non peccherà. Chi mi rende onore, avrà la vita eterna.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

In quel gran Cuore santissimo si può godere delle glorie di Maria Santissima, amandola col cuore purissimo del divin Figliuolo, e se Gesù le dà licenza, fare un volo nel cuore purissimo di Maria e giubilar con lei, rallegrarsi che sano finite tante pene, tanti dolori, e domandar grazia di starsene immersa nell’immenso mare delle pene di Gesù e dei dolori di Maria. Lasciamoci penetrare da queste pene, da questi dolori, e lasciamo che si temperi bene la spada o lancia o dardo, acciò penetri più addentro la ferita d’amore, perché tanto più sarà penetrante la ferita d’amore, più presto uscirà dal carcere la prigioniera.

 

Preghiera: Padre della luce, che per risollevare in Cristo l’umanità decaduta hai eletto la Vergine Maria come sede della Sapienza, donaci con il suo materno aiuto una coscienza profonda dei nostri limiti, per non lasciarci travolgere dall’orgoglio e servirti con l’umiltà che a te piace. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi praticherai soprattutto la virtù dell’umiltà. Mettendo da parte orgoglio, superbia ed arroganza.

 

13 Maggio 2017: Maria assunta in cielo

 

Dal Libro del Profeta Isaia

Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Preghi Maria santissima che non tardi più ad impetrarle la grazia di essere vera umile e tutta virtuosa, tutta fuoco d’amore e le dica che se vuole far la carità di ferirle il cuore con un acuto dardo d’amore, che penetri ben a fondo la la spada o lancia, sita in sua mano.

 

Preghiera: Regina della Pace, che ha donato al mondo, Gesù, Principe della Pace, fa che in tutto il mondo la vera pace che Cristo ha portato con la sua croce regni in tuti i cuori e in tutto il mondo. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi parteciperai alla santa messa e pregherai per la pace nel mondo.

 

14 Maggio 2017: Madre della Santa Speranza

 

Dagli Atti degli Apostoli

[Dopo che Gesù fu assunto in ciclo], gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfèo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. Al compiersi della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal ciclo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Preghi per questa minima Congregazione, che Maria la protegga e la provveda di santi operai.

 

Preghiera: Signore, tu sai quanto timidi e incerti sono i pensieri dei mortali;  per intercessione di Maria, madre del buon consiglio, nel cui grembo verginale il Verbo si è fatto uomo,  concedi a noi il tuo Spirito, perché ci faccia conoscere ciò che piace a te  e ci guidi nei travagli della vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,  per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Fioretto: Oggi valorizzerai i buoni e saggi consigli che le persone rette ti potranno dare; ma sarai anche tu strumento di buon consiglio a chi ti è vicino.

 

15 Maggio 2017: Regina del cielo

 

Dal Vangelo di Giovanni (2,1-11)

In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: « Riempite d’acqua le giare» ; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Si unisca all’intenzione purissima di questa cara Bambina e sacrifichi se stessa a Dio in odore di soavità, nel cuore purissimo di Maria Santissima. Questo gran cuore, che dopo il Cuore di Gesù, è il Re dei cuori, ha amato ed ama di più Dio, che tutto il Paradiso assieme.

 

Preghiera: O Padre, che nella tua provvidenza mirabile hai voluto associare la Vergine Maria al mistero della nostra salvezza, fa’ che, accogliendo l’invito della Madre, mettiamo in pratica ciò che il Cristo ci ha insegnato nel Vangelo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

 

Fioretto: Oggi visiterai una famiglia in difficoltà portando conforto ai coniugi e se necessario anche un aiuto materiale.

 

 

16 Maggio 2017: Maria Tesoriera di tutte le grazie

 

Dal Libro del Siracide

Io, come vite, produco germogli di grazia, e i miei fiori danno frutti di gloria e di rettitudine. Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza. In me è la grazia per ogni via e verità, in me ogni speranza di vita e di virtù.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Perciò lei desideri d’amare Dio, con il cuore di questa gran Bambina, e per farlo si getti in spirito in questo bel cuore, ed ami il Sommo Bene come questo purissimo Cuore, con intenzione di esercitare tutte le virtù, che esercitò Lei.

 

Preghiera. Guarda, o Padre, all’umile tua serva, la Vergine Maria, che sta davanti a te rivestita della gloria del tuo Figlio e adornata di ogni virtù e dono dello Spirito; per sua intercessione, concedi a noi di seguire ciò che è vero e giusto ai tuoi occhi, per giungere alla fonte dell’eterna bellezza e del santo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi curerai in modo particolare la tua bellezza spirituale ed interiore, quella  che più conta in questo mondo.

 

17 Maggio 2017: Madre della divina misericordia

 

Dal Vangelo di Giovanni (15, 9-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Ma per fare questo ed avere l’ingresso nel Cuore Santissimo della nostra gran Regina e Madre Bambina, bisogna farsi pure bambina, con la semplicità fanciullesca, colla vera umiltà ed annichilamento del cuore.

 

Preghiera: O Dio, che nell’incarnazione del tuo Figlio hai allietato il mondo intero, concedi a noi che veneriamo Maria, causa della nostra letizia, di camminare costantemente nella via dei tuoi precetti e di tenere fissi i nostri cuori dove è la vera gioia. Amen.

 

Fioretto: Oggi manterrai allegro il tuo ambiente di vita quotidiana, trasmettendo alle persone la gioia vera del cuore.

 

18 Maggio 2017: Madonna del Santo Rosario

 

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo.

Io, Giovanni, vidi un nuovo ciclo e una nuova terra, perché il ciclo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: « Ecco la dimora di Dio con gli uomini ! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: « Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

L’astinenza dai frutti cominci il 1 agosto, per chi lo vuol fare, ma tutti lo faranno perché vogliono bene assai alla nostra Dolcissima Signora e Madre Maria.

 

Preghiera: O Dio, che nel grembo verginale di Maria hai preparato con arte ineffabile il santuario del Cristo tuo Figlio, fa’ che custodendo integra la grazia del Battesimo, diventiamo tuoi adoratori in spirito e verità, per essere edificati in tempio vivo della tua gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi trascorrerai almeno un’ora nella chiesa parrocchiale, per pregare e partecipare alla liturgia del giorno.

 

19 Maggio 2017: Madre dolcissima

 

Dal Vangelo secondo Matteo  (12,46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Compatire Gesù con il cuore addolorato di Maria, questi due cuori sono due fornaci d’amore, anzi una fornace sola, e lei si butti in questo forno acciò consumato tutto l’umido delle imperfezioni diventi un pane mondo per la mensa del Re della Gloria.

 

Preghiera: Signore nostro Dio, che hai fatto della Vergine Maria il modello di chi accoglie la tua Parola e la mette in pratica, apri il nostro cuore alla beatitudine dell’ascolto, e con la forza del tuo Spirito fa’ che noi pure diventiamo luogo santo in cui la tua Parola di salvezza oggi si compie. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi rifletterai sulla tua personale chiamata e vocazione, cercando di fare ciò che Cristo ti è chiesto fare.

 

20 Maggio 2017: Aiuto dei cristiani

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

S’abissi sempre più spesso nel gran mare della passione di Gesù e dei dolori di Maria, se sarà ben umile farà buona pesca. Si riposi in Dio con umiltà e semplicità bambinesca.

 

Preghiera: O Dio, che nel sangue prezioso del tuo Figlio hai riconciliato a te il mondo, e ai piedi della croce hai costituito la Vergine Maria riconciliatrice dei peccatori, per i suoi meriti e le sue preghiere, concedi a noi il perdono delle colpe e una rinnovata esperienza del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi ti accosterai al sacramento della riconciliazione, facendo una confessione generale per liberare la propria coscienza dai peccati della vita passata e presente.

 

21 Maggio 2017: Salute degli infermi

 

Dalla Lettera di S.Paolo Apostolo ai Romani

Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.  E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata  e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Offra il sangue preziosissimo di Gesù e le lacrime di Maria all’Eterno Padre per questo povero peccatore.

 

Preghiera: O Dio, che ci dai la gioia di venerare la Vergine Maria, madre della santa speranza, concedi a noi, con il suo aiuto, di elevare fino alle realtà celesti gli orizzonti della speranza, perché impegnandoci all’edificazione della città terrena, possiamo giungere alla gioia perfetta, mèta del nostro pellegrinaggio nella fede. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi alimenterai  il dialogo fraterno, la disponibilità verso gli altri e il dono della speranza.

 

22 Maggio 2017: Stella del Mare

 

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi un nuovo ciclo e una nuova terra, perché il ciclo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Ponga sotto il manto di Maria Addolorata i suoi figliuolini, pregandola di bagnarli e ammorbidirgli il cuore con le sue lacrime.

 

Preghiera: O Dio, che nel tuo unico Figlio, hai stabilito la porta della vita e della salvezza, per la materna intercessione di Maria, donaci di perseverare nel tuo amore, finché raggiungiamo la soglia della patria celeste. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Fioretto: Oggi pregherai in modo speciale la Vergine Santa perché ti spalanchi sempre più la porta della fede, che è Cristo, in questo anno della fede. .

 

23 Maggio 2017: Salus populi romani

 

Dal libro di Giuditta (15,8-10;  16, 13-14)

In quei giorni, il sommo sacerdote Ioakìm, e il consiglio degli anziani degli Israeliti, che abitavano in Gerusalemme, vennero a vedere i benefici che il Signore aveva operato per Israele e inoltre per vedere Giuditta e porgerle il loro omaggio. Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed esclamarono al suo indirizzo: «Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d’Israele, tu splendido onore della nostra gente. Tutto questo hai compiuto con la tua mano, egregie cose hai operato per Israele, di esse Dio si è compiaciuto. Sii sempre benedetta dall’onnipotente Signore». Tutto il popolo soggiunse: «Amen!».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

S’avvicina la grande solennità dei trionfi di Maria che morì di morte più preziosa e desiderabile della stessa vita, perché fu morte d’amore, moriamo anche noi con Lei, e moriamo con tutto il creato per vivere vita d’amore, vita santa e perfetta.

 

Preghiera: O Dio, Padre di misericordia, che hai mandato il tuo Figlio come redentore del mondo, concedi a noi, per intercessione di Maria, che veneriamo sotto il titolo della mercede, di custodire intatto il dono della libertà filiale, acquistato a prezzo della croce, per esserne araldi e promotori fra tutte le genti. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Ti farai portatore o portatrice di una speranza vera in un futuro migliore, impegnando la tua persona a servizio della causa della solidarietà e della fraternità universale.

 

 

24 Maggio 2017: Maria SS. di Montenero

 

Dal Libro del Profeta Isaia

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reiètto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci da salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Redentore mio imprimete nel mio cuore la vostra passione. O Maria datemi il mio Gesù, fate che lo abbraccio stretto nel mio cuore. Imprimete nell’anima mia i vostri gran dolori, fatemi amare Gesù con il vostro purissimo cuore.

 

Preghiera: Concedi ai tuoi fedeli, Signore Dio nostro, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito e per la gloriosa intercessione di Maria santissima, sempre vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi farai visita ad una persona ammalata o anziana e cercherai di essere di aiuto sollevandola dal dolore fisico o spirituale almeno per qualche ora.

 

25 Maggio 2017: Santa Maria del Cerro

 

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.  Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Pregavo la Beata Vergine che mi intercedesse la grazia con molte lacrime.

 

Preghiera: O Padre, che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce, hai voluto presente la sua Madre Addolorata: fa’ che la santa Chiesa, associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi farai la Via Crucis e la Via Matris, come impegno di spiritualità cristologica e mariana.

 

 

26 Maggio 2017: Madonna della Catena

 

 

Dal Vangelo di San Luca

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Io allora alzavo la voce a Dio e a Maria ss. che mi aiutassero e dicevo che voglio star così sino che siano dette le Messe, e ciò per far contro la tentazione…allora gridavo a Maria ss. che mi aiutasse.

 

Preghiera: Guarda, Signore, il tuo popolo, riunito nella memoria della beata Vergine Maria; fa’ che per sua intercessione partecipi alla pienezza della tua grazia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Sarai particolarmente attento alle ragioni del cuore che devono spingerti ad amare e a perdonare soprattutto coloro che non ti amano o ti hanno offeso ed umiliato.

 

 

27 Maggio 2017: Madonna della Civita

 

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: « Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te ». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: « Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo ». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Mi venne poi una rimembranza della fuga fatta in Egitto con tanto suo scomodo e patimento e anche dolore di Maria ss. e san Giuseppe, ma in particolare di Maria ss.

 

Preghiera:  Padre santo, che nel misericordioso disegno della redenzione hai scelto la Vergine Maria, umile tua serva, come madre e cooperatrice del Cristo, fa’ che volgendo a lei il nostro sguardo, ti serviamo con totale dedizione e ci impegniamo instancabilmente alla salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi praticherai concretamente la virtù della carità e della diaconia nella chiesa e in famiglia.

 

28 Maggio 2017: Santa Maria di Corniano

 

Dal libro del profeta Ezechièle (47, 1-2.8-9.12)

In quei giorni, l’angelo mi condusse in visione all’ingresso del tempio del Signore e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno fino alla porta esterna che guarda a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. Mi disse: «Queste acque escono di nuovo nella regione orien­tale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sboccate in mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché quelle acque dove giungono risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Abbiano i fratelli una tenerissima devozione al SS.Sacramento e alla SS.Vergine particolarmente ai suoi dolori.

 

Preghiera: O Maria, tu che ci porti a Gesù, fonte e vertice della salvezza del genere umano, fa che in ogni parte della terra gli uomini conosco Cristo, unico Salvatore e Redentore dell’uomo, Lui che Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Ame.

 

Fioretto: Oggi curerai in modo singolare la tua spiritualità eucaristica, facendo un’ora di adorazione davanti a Gesù Sacramentato ed accostandoti all’Eucaristia.

 

29 Maggio 2017: Santa Maria di Pugliano

 

Dal libro di Ester

In quei giorni, Ester parlò di nuovo alla presenza del re Assuero, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con le lacrime agli occhi d’impedire gli effetti della malvagità di Amàn l’Agaghita e l’attuazione dei piani che aveva preparato contro i Giudei.   Allora il re stese lo scettro d’oro verso Ester; Ester si alzò, rimase in piedi davanti al re e disse: «Se così piace al re, se io ho trovato grazia ai suoi occhi, se la cosa gli par giusta e se io gli sono gradita, si scriva per revocare i documenti scritti, macchinazione di Amàn figlio di Hammedàta, l’Agaghita, in cui si ordina di far perire i Giudei che sono in tutte le province del re. Perché come potrei io resistere al vedere la sventura che colpirebbe il mio popolo? Come potrei resistere al vedere la distruzione della mia stirpe?».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Tutti i religiosi venerino con adeguato onore la beata Madre di Dio e sempre Vergine Maria e la ritengano quale principale protettrice, si ricordino spesso dei dolori acerbissimi da Lei sofferti nella passione e morte del Figlio e ne promuovano la venerazione con la parola e con l’esempio.

 

Preghiera:  O Dio, che nel mirabile disegno del tuo amore hai voluto che Maria desse alla luce l’Autore della grazia e fosse in modo singolare associata all’opera della redenzione, per la potenza delle sue preghiere, donaci l’abbondanza delle tue grazie e guidaci al porto della salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi ti farai portatore o portatrice di grazia per gli altri, condividendo la preghiera, la riflessione sulla parola di Dio, mediante la Lectio divina che farai insieme agli altri in famiglia, in comunità o da sola.

 

30 Maggio 2017: Regina degli Angeli e dei Santi

 

Dal Libro del Profeta Isaia

Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno delle sovranità ed è chiamato: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore.

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Si abbia tenera devozione all’Immacolata Concezione di Maria Santissima che come Madre di Misericordia c’impetrerà da sua Divina Maestà una vita pura e santa.

 

Preghiera: O Padre, che ci hai dato come nostra madre e regina la Vergine Maria, dalla quale nacque il Cristo, tuo Figlio, per sua intercessione donaci la gloria promessa ai tuoi figli nel regno dei cicli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fioretto: Oggi mediterai sui novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso.

 

31 Maggio 2017: Regina della Congregazione della Passione

 

Dal Vangelo secondo Luca ( 1,39-56)

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: « Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».

 

Pensiero mariano di San Paolo della Croce

Ogni giorno si porteranno in spirito sul Calvario, considerando e compassionando insieme gli acerbissimi dolori sofferti da Maria nella passione e morte del suo divin Figlio. Se si va dal Crocifisso, c’è la mamma; ove c’è la mamma v’è il figlio.

 

Preghiera: O Dio, salvatore di tutti i popoli, che per mezzo della beata Vergine Maria, arca della nuova alleanza, hai recato alla casa di Elisabetta la salvezza e la gioia, fa’ che docili all’azione dello Spirito possiamo anche noi portare Cristo ai fratelli e magnificare il tuo nome con inni di lode e con la santità della vita. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

Fioretto: Oggi farai visita ad una persona sola ed abbandonata, o ad una donna in attesa di un bambino o mettendoti a disposizione per persone diversamente abili.

 

 

Litania mariana con i titoli di San Paolo della Croce

A cura di padre Antonio Rungi

 

Maria Madre di Dio

Maria Madre di Cristo e degli uomini

Maria di Nazareth

Maria presentata al tempio

Vergine della Visitazione

Vergine Immacolata

Cuore purissimo di Maria

Regina e Madre Bambina

Madre del Verbo Umanato

Maria Addolorata

Madre della Croce

Madre di Gesù Crocifisso

Maria assunta in cielo

Madre della Santa Speranza

Regina del cielo

Maria Tesoriera di tutte le grazie

Madre della divina misericordia

Madonna del Santo Rosario

Madre dolcissima

Aiuto dei cristiani

Salute degli infermi

Stella del Mare

Salus populi romani

Maria SS. di Montenero

Santa Maria del Cerro

Madonna della Catena

Madonna della Civita

Santa Maria di Corniano

Santa Maria di Pugliano

Regina degli Angeli e dei Santi

Regina della Congregazione della Passione.

 

 

 

 

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DELLA QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA 2017

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V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 2 aprile 2017

 

Lazzaro, vieni fuori. E l’amico morto resuscitò.

Mai disperare di fronte al dolore e alla morte

e sempre avere fiducia e speranza nel Signore

 

Commento di padre Antonio Rungi
La quinta domenica di Quaresima che celebriamo oggi ci prepara immediatamente alla Pasqua. Sono, infatti, pochi i giorni che ci separano dall’annuale ricorrenza liturgica della risurrezione del Signore, che è il punto di riferimento di tutto il cammino spirituale del singolo cristiano, come per l’intera comunità cristiana.

Già domenica prossima entriamo nel vivo delle celebrazioni pasquali con la Domenica delle Palme o di Passione.

Questi ultimi giorni, prima della Settimana Santa, siano vissuti bene da ognuno di noi chiedendo al Signore quanto è espresso nella preghiera della colletta di questa domenica: “Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi”.

Al mistero di Cristo Redentore, al futuro Re e Messia d’Israele si riferisce il testo della prima lettura di questa domenica, tratto dal profeta Ezechiele, che ci invita a riconoscere il Signore che viene, in quanto aprirà le tombe e farà uscire dai sepolcri il suo popolo.

Chiaro riferimento alla risurrezione della carne e al Cristo pasquale che la liturgia dell’AT anticipa con tante figure ed immagini come quella dell’uscita dall’esilio terreno e spirituale in cui il popolo di Dio si era procacciato e da cui non riusciva ad venire fuori senza l’intervento dall’alto.

La terra promessa si vede all’orizzonte e non si tratta solo dalla Palestina e del ritorno in patria, dopo i vari esili storici di Israele, ma soprattutto al ritorno della patria celeste ed eterna, verso la quale noi tutti siamo diretti e di cui dobbiamo preoccuparci seriamente, se consideriamo che siamo di passaggio su questa terra, viviamo in esilio, nell’attesa di raggiungere la nostra casa e patria per l’eternità.

E il Salmo 129 completa questa nostra riflessione sul futuro nostro, che si chiama eternità, ricordando ad ognuno di noi la nostra povertà e miseria, di fonte alla bontà e la misericordia di Dio, che è infinita:  “Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere? Ma con te è il perdono: così avremo il tuo timore”.

San Paolo Apostolo nel testo della sua Lettera ai Romani, che oggi leggiamo, ci riporta alla triste realtà di una vita vissuta nel materialismo e alla bellezza e ricchezza di una vita vissuta nello spirito. Infatti, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio; mentre coloro che vivono sotto il dominio dello Spirito del Signore, piacciono a Dio e vivono di Dio nel tempo e nell’eternità.

Anche in questo secondo brano della parola di Dio di oggi c’è un forte appello ad alzare gli occhi al cielo, a guardare in alto e saper sognare una vita spiritualmente felice: “se Cristo è in noi, il nostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia”, ci ricorda l’Apostolo.

Il Vangelo di oggi con il racconto della risurrezione di Lazzaro, di cui l’evangelista Giovanni ci offre tutti i dettagli, ci anticipa quello che succederà con la risurrezione di Gesù. Egli riporta alla vita fisica, momentaneamente, l’amico Lazzaro, per la cui morte il Signore soffre e piange, per insegnarci a guardare la nostra vita, oltre la vita. Infatti, la morte non è l’ultima parola per l’uomo, ma è la risurrezione anche nel suo corpo mortale.

La malattia che porterà Lazzaro alla morte fisica, non sarà per glorificare la conclusione dell’esistenza terrena di ogni essere umano e vivente, ma sarà per dare gloria a Dio, come leggiamo testualmente: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».

E così sarà, in quanto Lazzaro, che già da quattro giorni era nel sepolcro, per la potenza divina di Gesù, risorgerà e riprenderà il suo cammino nel tempo, in attesa poi di chiuderlo per sempre alla fine dei suoi giorni, davvero ultimi quella volta successiva, come era scritto nel libro della vita e soprattutto della fede.

Voglio chiudere questa riflessione della quinta domenica di Quaresima, con la stessa preghiera che Gesù rivolge a Dio Padre, prima di far risuscitare Lazzaro: “Padre, ti rendiamo grazie perché ci ascolti sempre nella gioia e nella sofferenza. Io sappiamo che ci dai sempre ascolto, ma rendi più forte e solida la nostra fede in Te, nella risurrezione della carne e nella vita eterna”.

Questa settimana che ci attende, sia di preparazione alla Settimana Maggiore. Predisponiamo il nostro cuore ad accogliere il Verbum Crucis, la Parola della Croce, che è la vera salvezza del mondo.

Non dimentichiamo chi vive nel dolore, nella malattia e sperimenta la perdita delle persone care, come fu per le sorelle di Lazzaro e per lo stesso Gesù per la morte del suo amico.

Mai disperare di fronte al dolore e alla morte e sempre avere fiducia e speranza nel Signore

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 9 OTTOBRE 2016

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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

DOMENICA 9 OTTOBRE 2016

SOLO POCHI SANNO RINGRAZIARE IL SIGNORE

Commento di padre Antonio Rungi

Il Vangelo di questa domenica, la XXVIII del tempo ordinario, ci racconta della guarigione di dieci lebbrosi, che Gesù sana mentre attraversa la Samaria e la Galilea. Dei dieci guariti solo uno sente il dovere di ringraziare il Signore per il dono ricevuto. Con questo esempio ci viene ricordata la tendenza generale dei fedeli di ringraziare il Signore solo in parte, mentre la stragrande maggioranza non si ricorda mai di ringraziare Dio per i doni ricevuti. L’ingratitudine è grande! E pur cambiando la società, rimane costante il comportamento di chi, pur avendo ricevuto tanto da Dio, non eleva al cielo il volto per dire semplicemente “Grazie Signore”.

Questo racconto ci fa riflettere su come noi dobbiamo agire nei confronti di Dio, quando Egli si muove, e lo fa sempre, a nostro favore e compassione. Non dimentica e non trascura la sofferenza di nessuno e pur sanando tutti, non tutti sanno dire grazie, ritornare sui propri passi ed elevare a Dio l’inno di ringraziamento e di lode.

Un altro aspetto importante che la parola di Dio ci fa considerare è il tema della lebbra, quella fisica, intesa come malattia emarginante del soggetto, e la lebbra spirituale, quella interiore e che non si vede, e che, purtroppo, infetta più dell’altra e trasmette nel mondo degli uomini il male, come sistema di pensiero e di vita. Non si guarisce da questa lebbra, rappresentata dai nove lebbrosi che non tornano indietro per ringraziare per la guarigione ricevuta. Questa malattia dell’anima, che è il peccato, la corruzione, l’idolatria, il fanatismo, l’egoismo, il male assoluto, non si guarisce neppure se il Signore interviene e dà la guarigione per il momento, che può essere una confessione in una determinata occasione e circostanza della vita, un atto di culto, un pentimento del momento, una preghiera o qualsiasi altra cosa che aiuti, momentaneamente a distanziarsi dal peccato. Per la guarigione totale è necessaria una lunga terapia anti-lebbra spirituale, che è incentrata su medicine dell’anima, che sanano e purificano la mente e il cuore dalle passioni di ogni genere e dai peccati che distruggono il bene più prezioso di una persona credente, quello appunto della sua interiorità e spiritualità. Non senza un perché il testo del vangelo di questa domenica si conclude con una bellissima espressione di stima, apprezzamento ed incoraggiamento di Gesù verso l’unico lebbroso guarito, che torna da Lui: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Chi si libera dal male non è più prostrato nel fisico e n nello spirito, ma si rialza, perché riacquista quella energia interiore che è la grazia e la misericordia di Dio, sulla quale poggiare il successivo, non facile cammino, dopo la caduta, quando il Signore dice, in tanti modi e con tutti gli strumenti, al peccatore pentito e ricostruito nello spirito: vai avanti, con la fede ce la farai e potrai superare tutte le malattie e le lebbre dello spirito, che altrimenti non guarirebbero mai.

Gesù si presenta, quindi, non solo come Colui che guarisce il corpo dai vari malanni, ma Colui che guarisce il cuore dalla più grave malattia della mancanza di amore e di speranza.

Il lebbroso è scartato, è emarginato, deve indicare agli altri, anche nel modo di vestire e di comportarsi del suo stato fisico, per evitare il contagio. E’ un escluso, vive fuori dell’accampamento, deve portare i segni distintivi della sua condizione di malattia ed allertare i cittadini perché non vengano a contagio con lui e si ampli l’epidemia. Si può dire che, con il campanello al collo o in mano, può essere paragonato all’autoambulanza o il 118 dei nostri giorni, oppure il telefono rosso, o al codice rosso come si classificano i malati in fase di gravissima situazione di salute. E’ evidente che chi soffriva di questa malattia emarginante cercava di guarire in tutti i modi, ricorrendo a maghi, a guaritori di ogni genere. Anche nel brano della prima lettura di oggi, troviamo questo bisogno di guarigione in Naaman, il comandante dell’esercito del re di Aram, il quale  “scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato dalla sua lebbra”.

Naaman, dopo la guarigione è riconoscente verso il profeta e vuole desbitarsi in qualche modo, già abituato a pagare dottori e ciarlatani che non potevano nulla nei confronti di quella malattia, allora classificata come incurabile, però si prendevano i lauti compensi per le consulenze e le terapie che prescrivevano senza alcun beneficio per il malato. Ecco, perché, “tornò con tutto il seguito da [Elisèo] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Naaman si porta la terra benedetta di quel luogo, dove egli era stato guarito e ne fa uno strumento di purificazione per tutti gli altri.

La fede di questi due malati di lebbra, di cui ci raccontano la prima lettura di oggi e il Vangelo ci aiuta a capire il senso di quanto scrive l’Apostolo Paolo al suo amico Timoteo, nella sua seconda lettera, a questo vescovo di Efeso, comunità cristiana costituita da lui, che ora è in catena per aver annunciato la parola di Cristo. Egli sopporta “ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna”.

E la fede nella risurrezione, è il tema centrale di questo brano, che conclude: “Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”.

Sia questa la nostra umile preghiera che rivolgiamo al Signore nella celebrazione della santissima eucaristia:O Dio, fonte della vita temporale ed eterna, fa’ che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio”. Amen.

 

ROSARIO MEDITATO IN ONORE DI SAN PIO – COMPOSTO DA P.ANTONIO RUNGI

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SANTO ROSARIO MEDITATO

IN ONORE DI SAN PIO DA PIETRELCINA

COMPOSTO DA PADRE ANTONIO RUNGI PASSIONISTA

INTRODUZIONE

 

In occasione dell’anno giubilare della misericordia e alla vigilia della festa liturgia di San Pio da Pietrelcina,  ho scritto una speciale preghiera in onore di Padre Pio. Si tratta di uno speciale  “Rosario Meditato”, sul modello del rosario classico in onore della Madonna, nella quale sono ricordati i momenti salienti della vita di padre Pio. La preghiera è strutturata in modo semplice ed è basata su un Pater nostro, 10 Gloria al Padre, un’ Ave Maria per ogni momento della vita del Santo. Sono 20 i momenti indicati in questa preghiera. Tali momenti sono suddivisi per motivi di gioia, motivi di sofferenza, motivi di gloria, motivi di luce: tutti relativi alla vita di San Pio, inquadrati in un contesto di riferimento biblico e cristologico e con precisi riferimenti al pensiero di Padre Pio. A conclusione dei rispettivi cinque momenti o dell’intero rosario in onore di Padre Pio seguono la recita della Salve Regina, soprattutto la Litania e la Preghiera in onore di Padre Pio. Nella litania sono menzionate le qualità morali, umane e spirituali di Padre Pio.

L’idea di dedicare una preghiera articolata e precisa in cui si ripercorressero i momenti salienti della vita di padre Pio da Pietrelcina, come santo della misericordia, parte da molto lontano, ha avuto una prima elaborazione in occasione della beatificazione e poi canonizzazione, per poi arrivare, nella su completezza, nell’anno giubilare della misericordia.

La conoscenza personale di padre Pio quando ero ragazzino è un ulteriore motivo di gioia per me sacerdote passionista, di dedicare a lui, quale maestro di vita spirituale, sacerdotale, di vita consacrata e ministro della riconciliazione, qualcosa di personale, sgorgato dal mio cuore, dopo 41 anni di vita sacerdotale.

Il ricordo di questo santo religioso  è rimasto sempre vivo nella mia mente e nel mio cuore.

Questa preghiera semplice è indirizzata soprattutto a quanti vorranno, attraverso l’itinerario spirituale di padre Pio, riscoprire il dono della fede e dare senso alla propria sofferenza.

Padre Pio da Pietrelcina costituisce, infatti, un forte richiamo alla bontà ed alla purezza dei sentimenti in un mondo contrassegnato dall’indifferenza verso Dio e verso i fratelli.

Un richiamo per bambini, giovani e adulti, ma un richiamo per tutte le categorie di persone a fare della misericordia il centro della vita di ogni credente.

 

Santo Rosario in onore di Padre Pio

 

 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La preghiera è l’effusione del nostro cuore. Se la preghiera è fatta bene commuove Gesù. La preghiera deve essere insistente perché l’insistenza denota la fede. Il profumo della preghiera non andrà mai perduto.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi. San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

I MOMENTI DELLA GIOIA (Lunedì e Sabato)

 

1. Nel primo momento della gioia ricordiamo:

LA NASCITA E IL BATTESIMO DI PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostoli ai Romani (6,4)

“Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Nel tranquillo paesino di Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio, nasce Francesco, poi Padre Pio. Il bambino viene battezzato il 26 maggio, nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, oggi intitolata a Sant’Anna, dall’economo curato Nicolantonio Orlando. Segnato dalla grazia del sacramento che lo consacra a Cristo re, sacerdote e profeta, Francesco Forgione inizia il suo cammino verso la santità.

Meditiamo sul dono del Battesimo da noi ricevuto, per testimoniarlo nella quotidianità della nostra vita.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La fede illumina l’anima tua. La fede sia la fiaccola che vi guidi sempre. La fede ci illumina verso Gesù. Dio parla a chi tiene le orecchie basse.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua santa chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della gioia ricordiamo:

LA PRIMA COMUNIONE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Marco (14, 22-24)

“Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: <Prendete, questo è il mio corpo>. Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: <Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti>”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il cammino spirituale iniziato da Francesco in tenera età, sotto la guida dei suoi genitori, trova il primo fondamentale momento espressivo nel giorno in cui, per la prima volta, riceve Gesù Eucaristia. Questo primo incontro eucaristico segnerà per sempre la vita del Santo.

Meditiamo sul mistero eucaristico, alla cui sorgente, ogni giorno si alimentò Padre Pio e, sul suo esempio, anche noi poniamoci alla ricerca di Colui che è la nostra vera gioia e la nostra sicura speranza.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Quando stai bene la messa l’ascolti, quando stai male la messa la celebri. Fermati all’altare, Gesù gradirà la tua presenza. Tenete sempre compagnia a Gesù, Egli vi conforterà.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della gioia ricordiamo:

LA CRESIMA DI PADRE PIO

 

Dagli Atti degli Apostoli (2,1-4)

“Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La perfezione della sua fede, Padre Pio la celebra nel dono del sacramento della Cresima ricevuto a 12 anni, il 27 settembre 1899, a Benevento, dalle mani di monsignor Donato Maria Dell’Olio. Essere soldato di Cristo, testimone del suo Vangelo: sono state le parole che hanno accompagnato Padre Pio per tutta la sua vita. Essere dalla parte di Dio, della Chiesa, della verità, vivere la fede fino al martirio, se necessario. Meditiamo sul dono del sacramento della Cresima che abbiamo ricevuto o che ci apprestiamo a ricevere. Allo Spirito Santo, per intercessione di Padre Pio, chiediamo di vivere con coraggio la nostra fede.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

L’anima con lo scudo della fede è inviolabile. Trovando Dio troviamo serenità e pace. Mondate il cuore da ogni passione terrena.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi..

 

4. Nel quarto momento della gioia ricordiamo:

LA PROFESSIONE RELIGIOSA DI PADRE PIO TRA I FRATI CAPPUCCINI

 

Dal Vangelo secondo Matteo (19, 16-22)

“Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: <Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?>. Egli rispose: <Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti >. Ed egli chiese: <Quali?>. Gesù rispose: <Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso >. Il giovane gli disse: <Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?>. Gli disse Gesù: <Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi >. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Ben presto Francesco rivelò una particolare attenzione per le cose di Dio ed avvertì chiaramente la chiamata alla speciale vocazione alla vita consacrata. Il 22 gennaio 1903, a Morcone (Bn) vestì l’abito di San Francesco d’Assisi, tra i frati cappuccini, e prese il nome di Fra Pio. Terminato l’anno del noviziato, il 22 gennaio 1904 emise i voti semplici di povertà, castità ed obbedienza. Professava i voti solenni, legandosi definitivamente all’Ordine dei Cappuccini il 27 gennaio 1907. Meditiamo sul dono della vocazione alla vita consacrata, quale via privilegiata per un cammino nella perfezione della carità, alla quale il Signore, come padre Pio, chiama tanti uomini e donne.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Se ci guardiamo dentro, vediamo la nostra miseria. Domandiamo a Gesù il dono dell’umiltà. Serba intera la purezza del tuo cuore. Sii sempre ed in tutto umile. Sottomessi non significa essere schiavi. La tristezza entra nei cuori attaccati alle cose.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della gioia ricordiamo:

L’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (28, 16-20)

“Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: <Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo>”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Essere sacerdote di Cristo per Padre Pio fu non solo un traguardo importantissimo della sua vita, ma l’inizio di un vero e profondo cammino di assimilazione a Gesù Crocifisso. Quel 10 agosto 1910 nel Duomo di Benevento, per la preghiera e l’imposizione delle mani di monsignor Paolo Schinosi, arcivescovo di Marcianapoli padre Pio viene elevato alla dignità di sacerdote ed inviato tra la gente come pastore attento e premuroso ai bisogni spirituali di tanti fratelli assetati di Dio. Meditiamo sul mistero del sacerdozio cattolico, dono che Gesù Cristo ha fatto alla Chiesa nel Giovedì Santo, alla vigilia della sua Passione e Morte. Meditiamo anche sul nostro sacerdozio comune, donatoci da Cristo nel sacramento della nostra rinascita.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Tutti siamo chiamati da Gesù a salvare le anime. Amiamo il Signore che è amore infinito. Il tempo speso per la gloria di Dio non è mai perso. Siate sempre in pace con la vostra coscienza. Non bisogna mai agire con modi violenti.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia.

E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi..

 

 

I MOMENTI DELLA SOFFERENZA (Martedì e Venerdì)

 

1. Nel primo momento della sofferenza ricordiamo:

IL DONO DELLE STIMMATE DI GESU’ A PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati (6,14-17)

“Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La mattina di venerdì 20 settembre 1918, padre Pio pregando davanti al Crocifisso del Coro della vecchia chiesina di San Giovanni Rotondo (Fg), dove risiedeva dal 28 luglio 1916, ricevette il dono delle stimmate che rimasero aperte, fresche e sanguinanti per mezzo secolo e che scomparvero 48 ore prima di morire. Meditiamo sul mistero del Cristo Crocifisso alla cui scuola si pose padre Pio da Pietrelcina e sul suo esempio, fissando il nostro sguardo sul Crocifisso, valorizziamo la nostra sofferenza in sconto dei nostri peccati e per la conversione dei peccatori.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Vi sono gioie sublimi e dolori profondi. Sulla terra ognuno ha la sua croce. La croce mette l’anima alle porte del cielo.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia.

E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della sofferenza ricordiamo:

LA CALUNNIA SUBITA DA PADRE PIO CON SANTA RASSEGNAZIONE ALLA VOLONTA’ DI DIO.

 

Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (4, 10-13)

“Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La cattiveria degli uomini, la perversione del cuore, la gelosia di persone ed altri fattori permisero che si alimentassero sospetti e calunnie sulla vita morale di padre Pio. Nella sua serenità interiore, nella sua purezza dei sentimenti e del cuore, nella perfetta coscienza di. essere nel giusto, padre Pio accettò anche la calunnia, nell’attesa che i suoi calunniatori uscissero allo scoperto e dicessero la verità. Cosa che avvenne regolarmente. Forte del monito di Gesù, padre Pio di fronte a chi voleva il suo male ricambiò col bene e col perdono le gravi offese ricevute. Meditiamo sul mistero della dignità della persona umana, immagine di Dio, ma anche, tante volte, riflesso del male che si annida nel cuore degli uomini. Sull’esempio di padre Pio sappiamo usare la parola ed i gesti solo per comunicare e trasmettere il bene, mai per offendere e denigrare la gente.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Il silenzio è l’ultima difesa. Facciamo la volontà di Dio il resto non conta. Il peso della croce fa vacillare, la sua potenza solleva.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della sofferenza ricordiamo:

LA SEGREGAZIONE IN SOLITUDINE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (16,14)

“Gesù congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Dopo la sua ordinazione sacerdotale ed in seguito al dono delle stimmate, padre Pio fu più volte segregato nel suo convento per disposizione delle autorità ecclesiastiche. I fedeli accorrevano a lui da ogni parte, perché lo consideravano, già in vita, un santo. I fatti straordinari che si verificavano nella sua vita e che egli cercava di tenere nascosto, appunto per evitare fanatismi e speculazioni, suscitò inquietanti problemi nella Chiesa e nel mondo della scienza. Gli interventi dei suoi superiori come quelli della Santa Sede lo costrinsero ad essere più volte lontano dai suoi devoti e dall’esercizio del ministero sacerdotale, specie della confessione. Padre Pio fu obbediente in tutto e visse quei lunghi periodi di isolamento più strettamente congiunto al suo Signore, nella celebrazione privata della S. Messa. Meditiamo sul mistero della solitudine, che accompagna l’esperienza di Gesù Cristo, lasciato solo, dagli stessi suoi apostoli nel momento della passione, e sull’esempio di Padre Pio cerchiamo di trovare in Dio la nostra speranza e la vera compagnia.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Gesù non è mai senza la croce, ma la croce non è mai senza Gesù. Gesù ci chiede di portare un pezzetto della sua croce. Il dolore è il braccio dell’amore infinito.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime bisognose della tua divina misericordia. Dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

4. Nel quarto momento della sofferenza ricordiamo:

LA MALATTIA DI PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (8,35-39)

“Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Fin dal noviziato padre Pio iniziò a soffrire strane malattie di cui mai si ebbe un’esatta diagnosi, che non lo lasciarono più per tutta la vita. Ma era egli stesso desideroso di soffrire per amore di Dio, di accettare il dolore quale mezzo di espiazione, per poter imitare meglio Cristo, che nella passione e morte ha salvato gli uomini. Sofferenze che si accentuarono nel corso della vita e che divennero sempre più pesanti verso la fine della sua esistenza terrena.

Meditiamo sul mistero della sofferenza dei nostri fratelli, quelli che portano meglio impresso nel corpo e nello spirito il volto di Gesù Crocifisso.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Un’anima gradita a Dio è sempre in prova. Nelle avverse vicende vi sorregga la misericordia di Gesù.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della sofferenza ricordiamo:

LA MORTE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 25-30).

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: <<Donna, ecco il tuo figlio!>>. Poi disse al discepolo: <<Ecco la tua madre!>>. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: <<Ho sete>>. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: <<Tutto è compiuto!>>. E, chinato il capo, spirò”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 22 settembre 1968, alle cinque del mattino, Padre Pio celebra la sua ultima messa. Il giorno successivo, alle 2,30, Padre Pio, all’età di 81 anni, muore serenamente pronunciando le parole “Gesù e Maria. Era il 23 settembre del 1968 e la notizia della morte del frate cappuccino di san Giovanni Rotondo si sparse in tutto il mondo, provocando in tutti i suoi devoti un senso di nostalgia, ma anche una profonda convinzione che era morto un santo religioso. Ai suoi solenni funerali partecipano oltre centomila persone.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Non scoraggiatevi se lavorate molto e raccogliete poco. Dio è spirito di pace e di misericordia. Se l’anima si sforza di migliorare Gesù la premia. Appoggiamoci alla croce, troveremo conforto.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

I MOMENTI DELLA GLORIA (Domenica, Mercoledì)

 

1. Nel primo momento della gloria ricordiamo:

L’AMORE FILIALE A PADRE PIO DEI SUOI FIGLI SPIRITUALI

 

Dal Vangelo secondo Giovani (15, 9-14)

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il carisma di questo umile frate, figlio spirituale di San Francesco d’Assisi, determinò un forte vento di spiritualità intorno al Convento di San Giovanni Rotondo, divenuto il faro di luce e di speranza di tante anime in cerca di Dio. Conciliando l’amministrazione dei sacramenti, la celebrazione eucaristica, con la direzione spirituale, padre Pio in oltre 50 anni di vita sacerdotale, sia a contatto con i fedeli e sia nel silenzio del suo convento, ha costituito intorno alla sua figura tante persone timorate di Dio e sinceramente incamminate sulla via del bene. Il riconoscimento del bene che il Venerabile Padre faceva a tutte le anime era confermato da quella famiglia di devoti che giorno dopo giorno si accresceva di nuovi figli spirituali.

Meditiamo sul mistero della spiritualità cristiana e francescana, alla cui scuola ci invita a metterci il nuovo Beato, padre Pio da Pietrelcina.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La vostra casa sia piena di pace. Non temete Dio perché non vi farà alcun male. La pietà è utile a tutti.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della gloria ricordiamo:

LA REALIZZAZIONE DELLA CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA PER OPERA DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (25,34-40)

“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 9 gennaio 1940 dava l’avvio ad un’opera grandiosa, destinata al sollievo della sofferenza. Si servì, per realizzarla, dei suoi figli spirituali. Sorta con le offerte spontanee e sincere di fedeli d’ogni continente, la Casa Sollievo della Sofferenza s’apriva ai malati il 5 maggio 1956, e in breve diventava un punto di riferimento per curare le malattie del corpo, far sentire ai malati la protezione di Dio, e favorire l’accompagnamento spirituale soprattutto nei momenti più difficile della sofferenza o nei momenti dell’imminente morte.

Meditiamo sul mistero della carità, come servizio ai povere ed ai sofferenti, ma anche quale via privilegiata per vivere e testimoniare la fede. L’assistenza ai malati e la loro cura deve essere, sull’esempio di padre Pio, nelle nostre preoccupazioni ed azioni quotidiane.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Portate Dio ai malati, è la migliore cura. I medici portino amore al letto del malato. L’umiltà e la carità vanno di pari passo. La beneficenza è figlia della provvidenza. La carità è la regina delle virtù.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. Dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della gloria ricordiamo:

LA COMPLETA RIABILITAZIONE DI PADRE PIO DOPO LA DURISSIMA PROVA DELLE SANZIONI ECCLESIASTICHE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (16, 20-23)

“In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”:

 

Notizie biografiche di padre Pio

Nel corso della sua lunga vita, padre Pio da Pietrelcina è stato tantissime volte provato nella sua dignità di religioso e sacerdote. Ha accettato tutto per amore e come prova da parte di Dio. Dopo le tante persecuzioni subite a causa di tanti che, volutamente o involontariamente, non credevano in lui, dopo tante proibizioni di celebrare in pubblico, di confessare, di seguire i suoi figli spirituali, venne il giorno in cui il venerabile padre riprese il suo ministero, fortificato ulteriormente nello spirito e maggiormente disponibile alla volontà di Dio in tutto. Era il 16 luglio 1933 quando Padre Pio torna a celebrare la messa in chiesa. Un anno dopo riprende ad ascoltare le confessioni degli uomini e delle donne. Il 10 agosto 1935 Padre Pio celebra in un clima di ritrovata serenità il 25° di sacerdozio.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

L’ingiustizia umana non turbi l’anima vostra. Non vi arrestate mai nella ricerca della verità. La prudenza ha gli occhi, l’amore le gambe. L’amore tutto dimentica e tutto perdona.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

4. Nel quarto momento della gloria ricordiamo:

LA NASCITA E LO SVILUPPO DEI GRUPPI DI PREGHIERA DI PADRE PIO

 

Dagli Atti degli Apostoli (2, 41-48)

“Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone. Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Fin dai primi anni della sua presenza a san Giovanni Rotondo intorno a padre Pio si stringe sempre più numeroso un gruppo di fedelissimi. Era gente di tutti i livelli sociali e di tutte le categorie. Persone che si facevano guidare da questo sacerdote, capace di consigliare, di richiamare, di leggere nelle profondità del cuore umano. I devoti di padre Pio, puntualmente, si ritrovano con il venerabile Padre soprattutto per pregare, ma anche per le opere di bene. Da qui la nascita dei gruppi di preghiera che già durante la vita terrena di padre Pio si diffusero ovunque, seguendo il suo insegnamento e le sue direttive. Oggi si vanno sempre più diffondendo in ogni angolo della terra queste associazioni spontanee che recano il nome del neo-Beato, riconosciute ed apprezzate dalla Chiesa.

Meditiamo sul mistero della preghiera, come esperienza di vicinanza a Dio e come occasione continua per un reale rinnovamento personale. Sull’esempio del Venerabile padre Pio facciamo della preghiera il centro di interesse della nostra vita quotidiana.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Camminate nella via del Signore, Guardatevi dalle ansie e dalle inquietudini. Abbiate tanta fiducia nella misericordia di Dio. Gesù guarda le disposizioni dei buoni. Dio gradisce il desiderio di volerlo amare.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della gloria ricordiamo:

LA CANONIZZAZIONE DI PADRE PIO

 

Dalla prima Lettera di San Giovanni Apostolo (3, 1-3)

“Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 16 giugno 2002, padre Pio viene proclamato Santo da Papa Giovanni Paolo II. Un evento atteso da tutti i devoti del grande santo fin dal giorno del suo transito alla gloria del Paradiso, avvenuto il 23 settembre 1968. Ora padre Pio è riconosciuto dalla Chiesa un modello di santità per tutti, sia fedeli che sacerdoti e religiosi. Egli è il tramite temporale più vicino alla nostra esperienza di fede per cogliere il vero messaggio spirituale del mistero della misericordia dei Dio-Padre nei confronti dell’umanità.

Meditiamo sul mistero della santità e sull’esempio di padre Pio da Pietrelcina ognuno si impegni a vivere secondo il modello di Gesù Cristo che “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La gioia del cuore è la vita dell’anima. Camminate con semplicità verso Gesù. Facciamoci santi per stare insieme in Paradiso.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

I MOMENTI DELLA LUCE

 

  1. 1.     Nel primo momento della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE AMMINISTRA IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (20, 19-23)

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Oltre 40 anni di ininterrotto ministero nel confessionale, tranne la parentesi della proibizione di ascoltare le confessioni, durante il periodo della prova. Tutta la vita di padre Pio è stata impegnata nel donare la misericordia di Dio a chi ricorreva a lui, attraverso la confessione, per ottenere la pace del cuore con il sacramento del perdono.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

“Possiamo proprio dire che Padre Pio è stato un servitore della misericordia. Lo è stato a tempo pieno, praticando, talvolta fino allo sfinimento, “l’apostolato dell’ascolto”. E’ diventato, attraverso il ministero della Confessione, una carezza vivente del Padre, che guarisce le ferite del peccato e rinfranca il cuore con la pace. San Pio non si è mai stancato di accogliere le persone e di ascoltarle, di spendere tempo e forze per diffondere il profumo del perdono del Signore. Poteva farlo perché era sempre attaccato alla fonte: si dissetava continuamente da Gesù Crocifisso, e così diventava un canale di misericordia. Ha portato nel cuore tante persone e tante sofferenze, unendo tutto all’amore di Cristo che si è donato «fino alla fine» (Gv 13,1). Ha vissuto il grande mistero del dolore offerto per amore. In questo modo la sua piccola goccia è diventata un grande fiume di misericordia, che ha irrigato tanti cuori deserti e ha creato oasi di vita in molte parti del mondo” (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

  1. 2.     Nel secondo mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE CELEBRA LA SANTISSIMA EUCARISTIA

 

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (11,23-26)

 

23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me. 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me. 26Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La messa celebrata da padre Pio era il cuore e l’attesa di tutti i devoti che giungevano a San Giovanni Rotondo per partecipare ad essa. Non era una messa normale. Era una messa celebrata da un santo e come tale, ci si immergeva in essa con il cuore e la mente e dalla celebrazione si usciva diversi, pieni di gioia e confortati dall’eucaristia.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

“Rivolgo un saluto a tutti voi, che venite da diversi Paesi e regioni, uniti da grande affetto e gratitudine verso san Pio da Pietrelcina. Gli siete molto grati, perché vi ha aiutato a scoprire il tesoro della vita, che è l’amore di Dio, e a sperimentare la bellezza del perdono e della misericordia del Signore. E questa è una scienza che dobbiamo imparare tutti i giorni, perché è bella: la bellezza del perdono e della misericordia del Signore”(Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

3.      Nel terzo momento della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE ADORA GESU’ SACRAMENTATO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (4, 23-24)

23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Alla celebrazione eucaristica, padre Pio aggiungeva tantissime ore di adorazione davanti a Gesù Sacramentato, solennemente esposto o semplicemente riposto nel tabernacolo. Oltre al Crocifisso, la santissima eucaristica era il punto focale della sua vita consacrata e sacerdotale. Il tabernacolo gli dava gioia, luce, calore ed amore.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

La preghiera, infatti, è una vera e propria missione, che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. Padre Pio disse che la preghiera è una «forza che muove il mondo». La preghiera è una forza che muove il mondo! Ma noi crediamo questo? E’ così. Fate la prova! Essa – aggiunse – «spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza»…La preghiera, allora, non è una buona pratica per mettersi un po’ di pace nel cuore; e nemmeno un mezzo devoto per ottenere da Dio quel che ci serve. Se fosse così, sarebbe mossa da un sottile egoismo: io prego per star bene, come se prendessi un’aspirina. No, non è così. Io prego per ottenere questa cosa. Ma questo è fare un affare. Non è così. La preghiera è un’altra cosa, è un’altra cosa. La preghiera, invece, è un’opera di misericordia spirituale, che vuole portare tutto al cuore di Dio. “Prendi Tu, che sei Padre”. Sarebbe così, per dirlo in maniera semplice. La preghiera è dire: “Prendi Tu, che sei Padre. Guardaci Tu, che sei Padre”. E’ questo rapporto con il Padre. La preghiera è così. È un dono di fede e di amore, un’intercessione di cui c’è bisogno come del pane. In una parola, significa affidare: affidare la Chiesa, affidare le persone, affidare le situazioni al Padre – “io ti affido questo” – perché se ne prenda cura. Per questo la preghiera, come amava dire Padre Pio, è «la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio». Una chiave che apre il cuore di Dio: è una chiave facile” (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

4.      Nel quarto mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO COME DIRETTORE SPIRITUALE DELLE ANIME

 

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Padre Pio, oltre ad essere un valente ed esperto confessore, era un ottimo padre e direttore spirituale. Tanti i fedeli che si rivolgevano a lui per un consiglio, un’indicazione, una dirittura di marcia nel campo della fede, della morale, della vita di relazione con gli altri. Oltre ai fedeli, erano tantissimi i sacerdoti, i religiosi, i vescovi, le suore, le persone di un certo livello sociale che si facevano guidare da padre Pio nel loro percorso di vita cristiana. E tutti, ma proprio tutti, con grande successo nel campo della vita interiore.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

Era un apostolo, un uomo di Dio. Ma era in coma da tempo, da tempo… I medici dicevano: “Non si sa come ancora riesca a respirare”. Entrò un altro amico prete, si avvicinò a lui e gli parlò. Lui sentiva. “Lasciati portare dal Signore. Lasciati andare avanti. Abbi fiducia, affidati al Signore”. E con queste parole, lui si lasciò andare in pace. Tanta gente ha bisogno, tanti malati, che si dicano loro parole, che si diano carezze, che diano loro forza per portare avanti la malattia o andare incontro al Signore. Chiediamo la grazia di riconoscere la presenza di Cristo nelle persone inferme e in coloro che soffrono; come ripeteva Padre Pio, «il malato è Gesù». Il malato è Gesù. E’ la carne di Cristo”. (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5.      Nel quinto mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO SINGOLARE DEVOTO DELLA BEATA VERGINE MARIA

 

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-37)

“L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù…. Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio… nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Padre Pio e la Madonna. Non si può immaginare la vita del frate da Pietrelcina senza Maria. E la Madre di Dio tantissime volte si è manifestata a Lui, addirittura accompagnandolo all’altare durante la Santa Messa celebrata nella chiesetta di Sant’Anna. La Madonna della Libera, venerata nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, ha rappresentato indubbiamente il primo riferimento della devozione Mariana del piccolo Francesco Forgione. Un culto che è andato sempre più sviluppandosi negli anni fino a divenire espressione di uno straordinario affetto filiale.  “A Madonnella nostra”, così Padre Pio chiamerà sempre teneramente la protettrice di Pietrelcina. Ma non è solo con questo titolo che Maria viene venerata da Padre Pio.  Anche la Madonna del Rosario di Pompei, e successivamente la Madonna delle Grazie di San Giovanni  Rotondo e la Madonna di Fatima, saranno al centro di un culto Mariano che riveste un ruolo peculiare nella spiritualità del frate francescano.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

Il cuore di Dio non è “blindato” con tanti mezzi di sicurezza. Tu puoi aprirlo con una chiave comune, con la preghiera. Perché ha un cuore d’amore, un cuore di padre. È la più grande forza della Chiesa, che non dobbiamo mai lasciare, perché la Chiesa porta frutto se fa come la Madonna e gli Apostoli, che erano «perseveranti e concordi nella preghiera» (At 1,14), quando aspettavano lo Spirito Santo. Perseveranti e concordi nella preghiera. Altrimenti si rischia di appoggiarsi altrove: sui mezzi, sui soldi, sul potere; poi l’evangelizzazione svanisce e la gioia si spegne e il cuore diventa noioso. Voi volete avere un cuore noioso? [La gente: “No!”] Volete avere un cuore gioioso? [“Sì!”] Pregate! Questa è la ricetta.  (Papa Francesco)

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

Salve Regina

 

 

Litanie in onore di Padre Pio

 

Signore, pietà Signore, pietà

Cristo, pietà Cristo, pietà

Signore, pietà Signore, pietà

Padre Pio…………….. prega per noi

Padre umile

Padre povero

Padre ubbidiente

Padre casto

Padre venerabile

Figlio prediletto del Poverello d’Assisi

Figlio dell’obbedienza

Discernitore dello spirito umano

Uomo della provvidenza

Sacerdote pio

Anima santa

Confessore instancabile

Devoto della Vergine Santa

Mistico della Passione di Cristo

Servo umile e fedele

Amministratore accorto ed oculato

Cuore grande ed immenso di carità

Uomo paziente e misericordioso

Uomo forte e timorato di Dio

Uomo penitente

Uomo gioviale

Uomo della pace

Difensore dei deboli

Religioso osservante della regola francescana

Gloria dell’ordine francescano

Sacerdote fedele a Cristo

Sacerdote fedele alla santa Chiesa

Amico dei cercatori di Dio

Ammonitore dei peccatori

Guida illuminata

Conforto dei cuori affranti

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

perdonaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

ascoltaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

abbi pietà di noi.

 

Prega per noi, o San Pio.

Affinché siamo fatti degni, come te, delle promesse di Cristo.

 

Preghiamo

O Dio, che nel San Pio da Pietrelcina, povero e umile, hai offerto alla tua Chiesa una viva immagine del Cristo crocifisso, concedi a noi, mediante la sua intercessione, di seguire il tuo Figlio nella via della sofferenza e della perfetta carità.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PREGHIERA AL SAN PIO DA PIETRELCINA

 

O diletto figlio di San Francesco d’Assisi e della terra sannita,

che fosti chiamato da Dio

a percorrere la strada stretta dei consigli evangelici

e ad assimilarti, ogni giorno, al mistero del Cristo Crocifisso,

ora che godi della visione beatifica di Dio

concedi ai tuoi devoti

le grazie spirituali di cui hanno bisogno.

Tu sacerdote di Cristo

che hai vissuto nella totale fedeltà a Lui,

concedi anche a noi di essere fedeli

ai nostri impegni cristiani e sociali.

Tu autentico devoto della Madre di Dio

che affidasti a Lei il tuo ministero sacerdotale

concedi a noi tuoi figli spirituali

di amare con la stessa intensità del tuo amore

la Madre di nostro Signore.

Tu che hai amato di intenso amore

la santa Chiesa ed il Sommo Pontefice

concedi ai cristiani del nostro tempo

di difendere dagli attacchi dei nemici di Cristo

la sua sposa castissima.

O San Pio da Pietrelcina

fa di tutti noi, mediante la tua intercessione presso il Signore,

degni discepoli dell’unico Maestro,

alla cui scuola tu hai realizzato il tuo progetto di santità.

Benedici quanti confidano nel tuo patrocinio presso Dio,

difendici dalle insidie del maligno,

proteggi i nostri bambini, i giovani, gli ammalati, gli anziani

e tutti coloro che non contano nella nostra società.

Amen.

 

 

 

 

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO – DOMENICA 25 SETTEMBRE 2016

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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

25 Settembre 2016

Finirà il sistema di vita dei buontemponi. E quando, Signore?

Commento di padre Antonio Rungi

 

Il profeta Amos nel testo della prima lettura di questa XXVI Domenica del tempo ordinario, ha le caratteristiche di un fortissimo rimprovero verso tutti coloro che pensano di godersi la vita, ai danni degli altri, consumando, sprecando beni, cerando solo soddisfazioni e piaceri della carne. Evidentemente il profeta fa il quadro della situazione del mondo in  cui vive, nel quale domina la cultura edonistica, lassista, permissiva, immorale, rispetto a situazioni umane di deprivazione totale, con la mancanza dei beni essenziali della persona. Chi gode e chi soffre; chi sta senza far niente e chi lavora per gli altri; chi mangia, beve e si gode la vita e chi non ha nulla di tutto questo. Il quadro desolante dell’immoralità viene visto come un anticipo della disfatta dei singoli e di chi vive tali esperienza di basso livello etico. E il grido del profeta e la denuncia è chiara: “Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti”.

La conclusione di tutto questo modo di vivere è la deportazione, è l’esilio, è la perdita di ogni sicurezza e di ogni certezza fondata sulle cose della terra. E’ chiaro il riferimento non solo alla realtà temporale di Israele di quel periodo, ma è anche evidente il riferimento all’eternità, a quanto dovrà venire e a quanto succederà a chi non ha vissuto nella legge di Dio, ha fatto solo cattiverie, ha vissuto dissolutamente.

Strettamente agganciato a questa lettura è il vangelo della parabola del ricco epulone, una persona senza nome e senza volto, ma solo con lo stomaco e con il ventre a soddisfare la sua pancia, e del povero Lazzaro, con un nome ed un’identità precisa, anche nella sua condizione di miseria, che si deve accontentare delle briciole di pane che cadono dalla quella mensa assassina di valori umani veri. Il ricco che si gode la vita a sbafo e il povero Lazzaro, pieno di piaghe e di sofferenze fisiche ed umane che deve elemosinare il poco necessario per la sua sopravvivenza, che è lento andare verso la morte. E lo spartiacque di della situazione che si capovolge a favore di Lazzaro e proprio la morte che apre la vita di tutti, poveri e ricchi, belli e brutti, sani ed ammalati, potenti e senza potere, all’eternità. Lì conta davvero quello che uno è stato ed ha fatto sulla terra. Il ricco nell’eternità soffre le pene dell’inferno, in cui entra per la sua libera scelta di non amare Dio e i fratelli, ma di amare egoisticamente se stesso; Lazzaro, il povero mendicante che gode della gioia del paradiso vicino a Gesù, alla Madonna e a tutti santi del premio eterno, quello che conta davvero conquistare e raggiungere anche a costo di mendicare un pezzo di pane, pur di mantenere la propria dignità e non scendere a compromessi di nessuno genere. Non si può non rileggere ed ascoltare attentamente questo straordinario brano del vangelo di Luca, che chiama in causa carità, amore, eternità, inferno, paradiso. In poche parole i novissimi con tutte le considerazione teologiche e dottrinali che si possono fare in merito. In quel tempo, Gesù disse ai farisei:  «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Vorrei sottolineare in questa mia riflessione, quello che è detto dal Signore, qui espresso dal ruolo di Abramo, prima nei confronti dell’uomo ricco e pieno di sé: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti”.

Bisogna fare memoria, bisogna ricordare nella vita il bene che uno riceve e lo tiene tutto per se. Il bene dovrebbe essere diffuso per sua natura, espandersi, aprirsi agli altri, affinché anche gli altri possono avere accesso agli stessi beni. Non a caso un precetto molto chiaro ha attinenza con la nostra fede e la nostra morale: ama il prossimo tuo come te stesso. Se mettessimo attenzione nell’amare gli altri come amiamo noi stessi al mondo non ci sarebbero più cattiverie, ingiustizie, fame, e quanto altro di negativo. Molti dei mali del mondo di oggi e di sempre sono causati dall’egoismo, dalla bramosia delle persone, dall’ingordigia, dall’affarismo, dalla corruzione, dall’attaccamento morboso ai beni del mondo. I bambini muoiono di fame in alcune parti del mondo, per il altre i bambini, figli di un modo di ricchi, hanno il di più e non sono neppure felici. E così nella scala sociale delle varie realtà locali e mondiali. Chi sono i ricchi epuloni che si permettono di tutto e di poi e tanti milioni di mendicanti, come Lazzaro del Vangelo di oggi, che vanno alla ricerca del minimo indispensabile per la loro dignità umana. E quel  minimo gli viene negato proprio da chi ha tutto e il di più, utilizzando i beni comuni.

Questa mentalità assurda difficilmente potrà cambiare, anche se la speranza cristiana ci deve spingere nel credere e nel lavorare per costruire un mondo più giusto, più umano, più rispettoso della dignità di ogni persona umana, anche di chi è costretto a chiedere l’elemosina ai semafori delle nostre città o davanti alle chiese delle nostre parrocchie, spesso invase da persone di colore che bussano al cuore delle nostre sensibilità.

Non lasciamo passare invano le opportunità di fare il bene, senza umiliare chi chiede con dignità e riservatezza, un aiuto ed un sostegno di qualsiasi genere. I ricchi sappiano scendere dal loro piedistallo dell’autosufficienza e dell’arroganza, per condividere con i poveri i loro, non sempre, puliti e retti beni posseduti o avuti in dote. I poveri sappiamo chiedere con umiltà quanto è necessario per loro, nei modi che sono rispettosi dei loro diritti personali.

San Paolo Apostolo nella seconda lettura della liturgia della parola di Dio di questa domenica di fine settembre, scrivendo all’amico Timoteo, nella sua prima lettera indirizzata a questo suo referente spirituale e pastore, parole di grande rilevanza morale ed ecclesiale, raccomandando cose da evitare e cose da farsi, per il bene proprio e per la testimonianza di fede che bisogna dare nel nome di Cristo: “Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen”.

Concludo la mia riflessione con la preghiera della colletta, che è la sintesi di quanto andremo a meditare sui testi sacri, non solo durante la messa domenica, ma ogni volta che arriva l’occasione per farlo e facendolo con cuore sincero e predisposto al bene: “O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri,  mentre non ha nome il ricco epulone; stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi, poni fine all’orgia degli spensierati, e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola, per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno”.

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 17 LUGLIO 2016

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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 17 luglio 2016
Accoglienza, generosità e riconoscenza

Commento di padre Antonio Rungi

 

La liturgia di questa sedicesima domenica del tempo ordinario si apre con la bellissima testimonianza del patriarca Abramo che accoglie con generosità, affetto e bontà alcuni ospiti nella sua casa. In questo testo della Genesi, i tre uomini che si presentarono ad Abramo mentre viaggiavano, potrebbero essere legittamente interpretati come la Santissima Trinità o tre Angeli messaggeri di Dio.

Abramo oltre ad essere esempio di fede, è anche, in questo caso, modello di accoglienza ed amore verso gli altri.

Un esempio a cui dobbiamo ispirarci, soprattutto, oggi, noi credenti del XXI secolo dell’era cristiana, in cui il tema dell’accoglienza di ogni persona è molto predicata e poco praticata.

C’è il rischio della globalizzazione dell’indifferenza, rispetto ai fratelli che sono nel bisogno e nella necessità. Fossero extracomunitari, immigrati, poveri del nostro territorio, ammalati, affamati o qualsiasi altra persona che chiede aiuto e soprattutto chiede di aprire il nostro cuore alle loro reali necessità. A rileggere il brano della prima lettura di questa domenica ci aiuta a capire come dobbiamo comportarsi sempre, di fronte ai reali bisogni di una persona. Certo, qui, nel testo biblico, è ben altra situazione che viene richiamata alla nostra attenzione ed è la presenza e la vicinanza di Dio nella vita del patriarca e nella vita della sua legittima moglie Sara. Una presenza vitale e che si trasforma in dono di vita, di fronte alla sterilità fisica di Sara, che, dopo questo fatto, riceverà il dono del figlio Isacco. Infatti, a conclusione del lauto pranzo fatto dai tre uomini accolti da Abramo in moodo davvero unico, chiesero ad Abramo: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». E’ sempre vero che la generosità del cuore premio sempre. E chi dona con gioia, ricevere sempre cento volte di più quello che dona. Bisogna far tesoro dell’insegnamento di Abramo, che si presenta in questo brano del Libro della Genesi, come l’uomo che ha bisogno di Dio e che una volta che sente di averlo incontrato, dona tutto se stesso per Lui. Da parte sua il Signore che si ferma presso la tenda di Abramo, accolto in un modo così singolare, affettuoso e generoso, non si tiene per sé quello che ha ricevuto, moltiplica all’infinito che che l’uomo gli dona, al punta tale che a quest’uomo dona la cosa più importante che è il dono della paternità, della maternità e della discendenza. Sarà da sterile, diventa feconda a Abramo, da non padre, diventa vero padre con tutti i crismi della legittimità. Non più un padre abusivo o illegittimo o biologico, ma un padre vero e pieno nelle sue funzioni di responsabile della vita del suo figlio, che nascerà e che si chiamerà Isacco. Non più il figlio della schiava, ma il figlio di un matrimonio vero e di una famiglia vera.

Di ospitalità generosa, gioiosa e sincera si parla anche nel Vangelo di oggi, in cui al centro del racconto c’è la visita di Gesù ai suoi amici, Lazzaro, Marta e Maria. Tre fratelli che accolgono Gesù nella loro casa. Tre uomini si presentano ad Abramo, tre persone accolgono Gesù  nella loro abitazione. Il brano del Vangelo di questa domenica è tra quelli più conosciuti ed usati, nell’applicazione concreta di come operare da cristiani o, se possibile, saper conciliare le tante esigenze di essere cristiani, non solo operando, ma soprattutto ascoltando la parola di Dio, con l’essere suoi discepoli nella preghiera, per poi essere operativi, fortificati dal dono della comunione intima e spirituale con il Signore. Marta e Maria sono un duplice modo di vivere da cristiani. Il primo, in modo operativo e concreto; il secondo, in modo contemplativo e ascetico. L’uno e l’altro aspetto della vita di un discepolo si possono integrare e compensare arricchendosi reciprocamente e vicendevolmente. Marta si lamenta con Gesù che vede la sorella, Maria, che sta ai suoi piedi, senza far nulla, mentre c’è molto da fare in casa, soprattutto quando ci sono ospiti così importanti. Quante volte queste cose capitano anche nelle nostre case e nelle nostre famiglie. E l’ospite che viene, invece di essere motivo di gioia e di festa, diventa solo motivo di preoccupazione ed ansia per accoglierlo in modo speciale o eccezionale. Quando il tutto dovrebbe essere fatto con la massima naturalezza e forse dando più importanza non tanto alle cose da preparare, ma al cuore che deve accogliere e la disponibilità delle persone a relazionarsi con l’ospite. Gesù, in fondo, questo fa notare a Marta nel breve dialogo che intercorre tra loro due. Da una parte Marta che si lamenta di Maria e Gesù che fa notare a Marta che quello non è l’atteggiamento migliore per accogliere un ospite. La distrazione che produce l’attivismo eccessivo, allontanano il cuore delle persone da Dio, dalla sua parola. Marta a Gesù: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Gesù a Marta: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

La scelta di Cristo è la parte migliore per ogni cristiano. Le altre cose saranno pure importanti, ma non premiano e danno gioia e serenità come l’essere in ascolto di Dio che parla, mettersi ai piedi di Cristo e comprendere ciò che vuole il Signore da noi. Mettersi, come ci ricorda l’apostolo Paolo, oggi, nel brano della sua lettera ai Colossesi, che ben conosciamo e che ci è di insegnamento: “Sono lieto –egli scrive-  nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi”.

Essere lieti di sopportare ogni prova nella vita per amore di Cristo. Quante sofferenze l’umanità è chiamata ad accettare. Tante dolorosissime prove della vita, come i fatti di cronaca di questi giorni ci richiamano alla mente. Solo una grande fede può accettare certe prove dolorosissime di vedere figli morti ed uccisi, tragedie di ogni tipo. Solo una vera visione della vita che è aperta all’eternità può aiutare a sopportare i tanti dolori e le tante sofferenze che, se, ben inquadrate nel discorso di fede sono la manifestazione attuale di essa nei segni e nei fatti della storia di oggi e di sempre, dove al centro c’è l’uomo che soffre e muore. Nell’immigrato, nel bambino, nell’emarginato, nel povero, in qualsiasi persona debole ed indifesa c’è Lui il Signore, come continuamente tentano a farci capire le tante voci profetiche dei nostri tempi, in primo luogo, Papa Francesco.

Sia questa la nostra preghiera, fratelli e sorelle: “Padre sapiente e misericordioso, donaci un cuore umile e mite, per ascoltare la parola del tuo Figlio che risuona ancora nella Chiesa, radunata nel suo nome, e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli. Amen.

COMMENTO ALLA SOLENNTA’ DELL’IMMACOLATA 2015

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SOLENNITA’ DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE

DELLA BEATA VERGINE MARIA

MARTEDI 8 DICEMBRE 2015

MARIA IMMACOLATA, MADRE DI MISERICORDIA E DI PERDONO

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La solennità dell’Immacolata Concezione di quest’anno 2015, assume un particolare significato per tutti i cristiani e per quanti, anche al di fuori della religione cristiana, venerano la Vergine Santissima. E’ una festa speciale, in quanto oggi inizia il Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco e che prende il via con l’apertura della Porta Santa in San Pietro in Vaticano. Maria, a ben ragione, proprio perché preservata dal peccato originale e non avendo commesso alcuna sorte di peccato, è indicata come la Madre della Misericordia e del perdono. In ragione di questo singolare privilegio che il Signore le ha concesso per il fatto che doveva essere la Madre di Dio, ci indica il cammino di purificazione, di riconciliazione e di perdono che dobbiamo compiere in questo anno di grazia, in questo anno giubilare, in questo anno di conversione, di cui tutti gli esseri umani hanno bisogno. Nessuno è senza peccato e proprio in ragione della condizione in cui ci troviamo ad essere, che è quella di peccatore, necessitiamo anche dell’aiuto di Maria, la tua bella, la tutta pura e santa, per incontrare Cristo, nostro Salvatore e Redentore. Incontrare la misericordia di Dio, non solo nel sacramento della Confessione, ma iniziando a vivere una vita nuova, lontana dal peccato e dalla colpa, sempre più immersa nella grazia della riconciliazione e del pentimento. Il racconto del peccato originale che ci viene ricordato nel brano della prima lettura di oggi, tratto dal Libro della Genesi, non è altro che un forte richiamo alla nostra reale condizione di peccatori, che hanno bisogno di essere continuamente guariti dalla colpa d’origine e purificati per essere degni di accostarsi a Cristo. Dopo il peccato originale, commesso dai nostri progenitori, Adamo ed Eva, c’è la promessa della redenzione e della salvezza, prefigurata, anzi esplicitamente anticipata in questo testo nella figura della nuova Eva, la Madonna Immacolata. Eva ha commesso il peccato, Maria è stata preservata dal peccato, per cui è la Madre dei viventi, in ordine alla grazia e alla santificazione del popolo di Dio. Il seme che nascerà in Lei, per opera dello Spirito Santo, è il Cristo Redentore e Salvatore dell’umanità. Nel mistero della nascita, della vita, della passione, morte e risurrezione di Cristo c’è la sconfitta del peccato e l’uomo, redento da Cristo, può liberamente accedere, con la sua adesione alla fede e alla morale cristiana, alla vita della grazia, partendo dall’atto fondamentale che è il sacramento del Battesimo. Sacramento che ci estirpa la radice del peccato d’origine, ma ci lascia nella condizione di aver necessità di ricorrere alla grazia del sacramento del perdono e della misericordia, nel corso della vita, che è il sacramento dell’umile confessione e remissione dei peccati. A ciò si aggiunga, in questa specifica ricorrenza dell’anno giubilare, la possibilità di ottenere le indulgenze plenarie che, come sappiamo, eliminano anche le pene conseguenti alla colpa, possiamo ben sperare di camminare in quella vita nuova a cui tutti aspiriamo, avendo la consapevolezza che il cammino è lungo e difficile. Ci ricorda, infatti, l’apostolo Paolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua Lettera agli Efesini che  “Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo”.

Da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo, trovano queste domande, precise risposte nella festa di oggi e nei testi che ne supportano la liturgia della parola. In Gesù Cristo siamo stati scelti prima della creazione del mondo e siamo nella benedizioni di Dio da sempre. Siamo stati predestinati ad essere figli  di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo. Siamo stati fatti eredi della gloria futura, alla quale parteciperemo, dopo la nostra morte e, in modo pieno e totale, con la risurrezione finale.

Quindi sappiamo da dove veniamo, sappiamo con certezza, in Cristo, chi siamo e conosciamo anche la nostra definitiva meta d’arrivo che è l’eternità, dove ad attenderci è la Santissima Trinità, insieme alla nostra Madre Immacolata, la Madre della Misericordia e la madre della tenerezza e dolcezza di Dio. Con Maria, celebrata oggi, come donna purissima, chiamata dall’Arcangelo Gabriele, nel momento dell’Annunciazione, come la “piena di grazia”, cioè come la donna perfetta, nel cui grembo nascerà Gesù, per opera dello Spirito Santo, nell’atto stesso in cui Maria dice il suo “Si” a Dio, vogliamo fare il nostro cammino giubilare, nella piena consapevolezza delle nostre fragilità umane e dei nostri peccati. E davanti alla Tutta pura, alla Tutta bella e Santa, noi ci inchiniamo per chiedere la grazia, oggi e sempre, di vivere lontano dal peccato e sempre più immersi nel mistero del Dio Amore e Misericordia, che, come il Padre della Parabola, attende ogni suo figlio sulla soglia della riconciliazione, della pace e del ritorno all’armonia con la propria coscienza, con gli altri e con Dio. E al Signore, attraverso la Madonna Immacolata, mediatrice di grazie, chiediamo di andare incontro a Lui nella santità e nella purezza di spirito. E con questa preghiera in onore della Madonna Immacolata di Papa Francesco, ci rivolgiamo a Lei con sentimenti di gratitudine e di speranza: O Maria, Madre nostra,  oggi il popolo di Dio in festa ti venera Immacolata, preservata da sempre dal contagio del peccato. Sapere che Tu, che sei nostra Madre, sei totalmente libera dal peccato  ci dà grande conforto. Sapere che su di te il male non ha potere, ci riempie di speranza e di fortezza nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno. Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani, perché Gesù, prima di morire sulla croce, ci ha dato Te come Madre. Noi dunque, pur essendo peccatori, siamo tuoi figli, figli dell’Immacolata, chiamati a quella santità che in Te risplende per grazia di Dio fin dall’inizio. Animati da questa speranza, noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi, per le nostre famiglie, per le nostre Città, per il mondo intero. La potenza dell’amore di Dio, che ti ha preservata dal peccato originale, per tua intercessione liberi l’umanità da ogni schiavitù spirituale e materiale, e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti, il disegno di salvezza di Dio. Fa’ che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull’orgoglio e possiamo diventare misericordiosi  come è misericordioso il nostro Padre celeste. In questo tempo che ci conduce alla festa del Natale di Gesù, insegnaci ad andare controcorrente: a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio, a decentrarci da noi stessi, per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia. O Madre nostra Immacolata, prega per noi!” Amen.

P.RUNGI. I DIECI COMANDAMENTI GIUBILARI

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ITRI (LT). P. RUNGI. I DIECI COMANDAMENTI GIUBILARI

Ad un mese dall’apertura del Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco e che avrà inizio l’8 dicembre 2015 a Roma, padre Antonio Rungi, religioso passionista, ha composto un decalogo giubilare, nel quale, indicando dieci regole di comportamento, fissa l’attenzione sui contenuti essenziali per una degna celebrazione dell’anno santo.
I dieci comandamenti giubilari sono fissati in questi suggerimenti ed inviti ad agire a livello personale e comunitario.

 

1. Non avrai altro scopo nella vita che quello di servire Dio.

2. Ricordati che sei un peccatore e devi convertiti a Cristo Salvatore.

3. Non offendere nessuno con le parole e le azioni.

4. Ricordati di perdonare a chi ti ha offeso e di chiedere perdono se hai offeso tu.

5. Non pensare solo a te stesso, ma anche ai fratelli che sono in necessità.

6. Ricordati di fare il bene sempre, anche quando non sei ricambiato su questa terra e dai tuoi parenti.

7. Non essere arrogante, presuntuoso e altezzoso, ma sii umile, disponibile e amorevole verso tutti.

8. Ricordati che il Paradiso lo si conquista facendo il bene ed amando Dio e i fratelli.

9. Non essere, ipocrita, falso e infedele, ma sii coerente con te stesso.

10. Ricordati che la verità viene sempre a galla e che in Dio tutto sarà luce e trasparenza assoluta nell’eternità futura.

“Sono convinto -scrive padre Rungi in una Nota personale – che il prossimo giubileo che è prima di tutto per la Chiesa e per i membri tutti della Chiesa è un forte invito alla conversione personale, alla fedeltà alla propria vocazione battesimale, alla pulizia morale e alla trasparenza nei nostri atti e comportamenti. Questo tempo propizio e di grazia deve far riflettere tutti nella Chiesa di Cristo in questo tempo di forti scossoni, ma sempre pronti a rendere ragione della gioia, della speranza, della fede e dell’amore verso Dio e verso i fratelli in ogni situazione, anche dolorosissima, della nostra vita e di quella della comunità dei credenti. Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio e dalla sincera volontà di convertirci e fare sempre il bene, nonostante le piccole debolezze dell’esistenza”.

 

CATECHESI SUI NOVISSIMI A CURA DI PADRE ANTONIO RUNGI

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I NOVISSIMI NEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

A CURA DI PADRE ANTONIO RUNGI

Catechesi (CCC, 988-1050)

 

INTRODUZIONE

 

I giorni immediatamente precedenti al 1 e 2 novembre, nei quali, rispettivamente si celebrano Tutti i Santi e si commemorano Tutti i fedeli Defunti, è prassi che si rifletta sui “Novissimi”, sulle ultime realtà della nostra vita terrena e celeste. Cosicché, temi come la morte, il giudizio di Dio, il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno sono al centro delle nostre meditazioni quotidiane in questo novenario dei morti. Riflettere e meditare su questi temi con l’ausilio del Catechismo della Chiesa Cattolica ci aiuta ad entrare teologicamente, biblicamente e spiritualmente, con contenuti dottrinali certi, in questi misteri della nostra fede. Una volta quando si trattavano questi temi, la gente, veniva terrorizzata dai predicatori. Oggi, pur rimanendo la verità sostanziale circa i novissimi, la predicazione si incentra più sulla misericordia e il perdono. Non a caso, Papa Francesco, ha indetto un anno giubilare, sulla Misericordia che ci accingiamo a vivere e a celebrare. Bisogna confidare nella misericordia di Dio, ma anche avere la capacità e la volontà di convertirsi.

 

PREGHIERA INTRODUTTIVA

 

«Dio di infinita misericordia,

affidiamo alla tua immensa bontà

quanti hanno lasciato questo mondo per l’eternità,

dove Tu attendi l’intera umanità,

redenta dal sangue prezioso di Cristo,

tuo Figlio, morto in riscatto per i nostri peccati.

 

Non guardare, Signore, alle tante povertà,

miserie e debolezze umane,

quando ci presenteremo davanti al tuo tribunale,

per essere giudicati per la felicità o la condanna.

 

Volgi su di noi il tuo sguardo pietoso,

che nasce dalla tenerezza del tuo cuore,

e aiutaci a camminare sulla strada

di una completa purificazione.

 

Nessuno dei tuoi figli vada perduto

nel fuoco eterno dell’inferno,

dove non ci può essere più pentimento.

 

Ti affidiamo Signore le anime dei nostri cari,

delle persone che sono morte

senza il conforto sacramentale,

o non hanno avuto modo di pentirsi

nemmeno al temine della loro vita.

 

Nessun abbia da temere di incontrare Te,

dopo il pellegrinaggio terreno,

nella speranza di essere accolto

nelle braccia della tua infinita misericordia.

 

Sorella morte corporale

ci trovi vigilanti nella preghiera

e carichi di ogni bene

fatto nel corso della nostra breve o lunga esistenza.

 

Signore, niente ci allontani da Te su questa terra,

ma tutto e tutti ci sostengano

nell’ardente desiderio di riposare

serenamente ed eternamente in Te. Amen»

(P. Antonio Rungi, passionista, Preghiera dei defunti).

 

 

Articolo 11: «CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE»

 

988 Il Credo cristiano – professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e santificante – culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna.

 

989 Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, cosi pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell’ultimo giorno. Come la sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima Trinità: “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” ( Rm 8,11).

 

990 Il termine «carne» designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8, 11) riprenderanno vita.

 

991 Credere nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede cristiana fin dalle sue origini «Fiducia christianorum resurrectio mortuorum; illam credentes, sumus – La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani – credendo in essa siamo tali»: “Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede… Ora, invece, Cristo è resuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15, 12-14.20).

 

I. La Risurrezione di Cristo e la nostra

Rivelazione progressiva della Risurrezione

 

992 La risurrezione dei morti è stata rivelata da Dio al suo Popolo progressivamente. La speranza nella risurrezione corporea dei morti si è imposta come una conseguenza intrinseca della fede in un Dio Creatore di tutto intero l’uomo, anima e corpo. Il Creatore del cielo e della terra è anche colui che mantiene fedelmente la sua Alleanza con Abramo e con la sua discendenza. E in questa duplice prospettiva che comincerà ad esprimersi la fede nella risurrezione. Nelle loro prove i martiri Maccabei confessano: “Il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna” (2 Mac 7, 9). “È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l’adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati” (2 Mac 7, 14).

 

993 I farisei e molti contemporanei del Signore speravano nella risurrezione. Gesù la insegna con fermezza. Ai sadducei che la negano risponde: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscere le Scritture, né la potenza di Dio?» (Mc 12, 24). La fede nella risurrezione riposa sulla fede in Dio che «non è un Dio dei morti, ma dei viventi!» ( Mc 12, 27).

 

994 Ma c’è di più. Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa Persona: «Io sono la Risurrezione e la Vita» (Gv 11, 25). Sarà lo stesso Gesù a risuscitare nell’ultimo giorno coloro che avranno creduto in lui e che avranno mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue. Egli fin d’ora ne dà un segno e una caparra facendo tornare in vita alcuni morti, annunziando con ciò la sua stessa Risurrezione, la quale però sarà di un altro ordine. Di tale avvenimento senza eguale parla come del «segno di Giona» (Mt 12, 39), del segno del tempio: annunzia la sua Risurrezione al terzo giorno dopo essere stato messo a morte.

 

995 Essere testimone di Cristo è essere «testimone della sua Risurrezione» (At 1,22), aver «mangiato e bevuto con lui dopo la sua Risurrezione dai morti» (At 10,41). La speranza cristiana nella risurrezione è contrassegnata dagli incontri con Cristo risorto. Noi risusciteremo come lui, con lui, per mezzo di lui.

 

996 Fin dagli inizi, la fede cristiana nella risurrezione ha incontrato incomprensioni ed opposizioni. «In nessun altro argomento la fede cristiana incontra tanta opposizione come a proposito della risurrezione della carne». Si accetta abbastanza facilmente che, dopo la morte, la vita della persona umana continui in un modo spirituale. Ma come credere che questo corpo, la cui mortalità è tanto evidente, possa risorgere per la vita eterna?

 

Come risuscitano i morti?

 

997 Che cosa significa «risuscitare»? Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù.

 

998 Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: «quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna», ( Gv 3, 29).

 

999 Come? Cristo è risorto con il suo proprio corpo: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!» (Lc 24, 39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, «tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti», ma questo corpo sarà trasfigurato in «corpo spirituale» (1 Cor 15, 44): “Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco… Si semina corruttibile e risorge incorruttibile. . . È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità” (1 Cor 15, 33-37.42.5 3).

 

1000 Il «come» supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all’Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo: “Come il pane che è frutto della terra, dopo che è stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena, l’altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l’Eucaristia non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della risurrezione”.

 

1001 Quando? Definitivamente «nell’ultimo giorno» (Gv 6, 39-40.44.54; 11, 24); «alla fine del mondo». Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla Parusia di Cristo: “Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo” (1 Ts 4, 16).

 

Risuscitati con Cristo

 

1002 Se è vero che Cristo ci risusciterà «nell’ultimo giorno», è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d’ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla Risurrezione di Cristo: “Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti… Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove sì trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col 2, 12; 3, 1).

 

1003 I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste di Cristo risorto, ma questa vita rimane «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3, 3). «Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli in Cristo Gesù» (Ef 2, 6). Nutriti del suo Corpo nell’Eucaristia, partecipiamo già al Corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell’ultimo giorno saremo anche noi «manifestati con lui nella gloria» (Col 3, 4).

 

1004 Nell’attesa di quel giorno, il corpo e l’anima del credente già partecipano alla dignità di essere «in Cristo»; di qui l’esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche verso quello degli altri, particolarmente quando soffre: “Il corpo è per ii Signore e il Signore è per il corpo. Dio poi che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… Non appartenete a voi stessi… Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,13-15.19-20).

 

II. Morire in Cristo Gesù

 

1005 Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo, bisogna «andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2 Cor 5, 8). In questo «essere sciolto» (Fil 1, 23) che è la morte, l’anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti .

 

La morte

 

1006 «In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo» . Per un verso la morte corporale è naturale, ma per la fede essa in realtà è «salario del peccato» (Rm 6, 23). E per coloro che muoiono nella grazia di Cristo, è una partecipazione alla morte del Signore, per poter partecipare anche alla sua Risurrezione.

 

1007 La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta un’urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza.

 

“Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza.., prima che ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato” ( Qo 12,1.7).

 

1008 La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura” e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell’uomo. Sebbene l’uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato. «La morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato» è pertanto «l’ultimo nemico» .dell’uomo a dover essere vinto.

 

1009. La morte è trasformata da Cristo. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subito la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia di fronte ad essa, egli la assunse in un atto di totale e libera sottomissione alla volontà del Padre suo. L’obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione.

Il senso della morte cristiana

 

1010 Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). “Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui” (2Tm 2,11). Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente “morto con Cristo”, per vivere di una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo “morire con Cristo” e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore.

 

“Per me è meglio morire per (“eis”) Gesù Cristo, che essere re fino ai confini della terra. Io cerco colui che morì per noi; io voglio colui che per noi risuscitò. Il momento in cui sarò partorito è imminente. . . Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo” [Sant’Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 6, 1-2].

 

1011 Nella morte, Dio chiama a sé l’uomo. Per questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello di san Paolo: “il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo” (Fil 1,23); e può trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di amore verso il Padre, sull’esempio di Cristo [Cf Lc 23,46 ].

 

<<Il mio amore è crocifisso; …un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: “Vieni al Padre!”>>[Sant’Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 7, 2].

 

“Voglio vedere Dio, ma per vederlo bisogna morire” [Santa Teresa di Gesù, Libro della mia vita, 1].

 

“Non muoio, entro nella vita” [Santa Teresa di Gesù Bambino, Novissima verba].

 

1012 La visione cristiana della morte [Cf 1Ts 4,13-14 ] è espressa in modo impareggiabile nella liturgia della Chiesa: “Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo” [Messale Romano, Prefazio dei defunti, I].

 

1013 La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è “finito l’unico corso della nostra vita terrena”, [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48] noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. “È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta” (Eb 9,27). Non c’è “reincarnazione” dopo la morte.

 

1014 La Chiesa ci incoraggia a prepararci all’ora della nostra morte (Dalla morte improvvisa, liberaci, Signore”: antica Litania dei santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi “nell’ora della nostra morte” (Ave Maria) e ad affidarci a san Giuseppe, patrono della buona morte: “In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire oggi stesso; se avrai la coscienza retta, non avrai molta paura di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato che fuggire la morte. Se oggi non sei preparato a morire, come lo sarai domani?

[Imitazione di Cristo, 1, 23, 1]

 

Laudato si, mi Signore,

per sora nostra Morte corporale,

da la quale nullo omo vivente po’ scampare.

Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!;

beati quelli che trovarà

ne le tue sanctissime voluntati,

ca la morte seconda no li farrà male

[San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature].

 

 

Articolo 12: “CREDO LA VITA ETERNA”

 

1020 Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna. Quando la Chiesa ha pronunciato, per l’ultima volta, le parole di perdono dell’assoluzione di Cristo sul cristiano morente, l’ha segnato, per l’ultima volta, con una unzione fortificante e gli ha dato Cristo nel viatico come nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge con queste dolci e rassicuranti parole: “Parti, anima cristiana, da questo mondo, nel nome di Dio Padre onnipotente che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito Santo, che ti è stato dato in dono; la tua dimora sia oggi nella pace della santa Gerusalemme, con la Vergine Maria, Madre di Dio, con san Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi. . . Tu possa tornare al tuo Creatore, che ti ha formato dalla polvere della terra. Quando lascerai questa vita, ti venga incontro la Vergine Maria con gli angeli e i santi. . . Mite e festoso ti appaia il volto di Cristo e possa tu contemplarlo per tutti i secoli in eterno [Rituale romano, Rito delle esequie, Raccomandazione dell’anima].

 

I. Il giudizio particolare

 

1021 La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo [Cf 2Tm 1,9-10 ]. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro [Cf Lc 16,22 ] e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone [Cf  Lc 23,43 ] così come altri testi del Nuovo Testamento [Cf  2Cor 5,8; Fil 1,23; Eb 9,27; Eb 12,23 ] parlano di una sorte ultima dell’anima [Cf Mt 16,26] che può essere diversa per le une e per le altre.

 

1022 Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, [Cf Concilio di Lione II: Denz.-Schönm., 857-858; Concilio di Firenze II: ibid., 1304-1306; Concilio di Trento: ibid., 1820] o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, [Cf Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz.-Schönm., 1000-1001; Giovanni XXII, Bolla Ne super his: ibid., 990] oppure si dannerà immediatamente per sempre [Cf Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz.-Schönm., 1002].

 

“Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore” [Cf San Giovanni della Croce, Parole di luce e di amore, 1, 57].

 

II. Il Cielo

 

1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” (1Gv 3,2), faccia a faccia: [Cf 1Cor 13,12;  Ap 22,4 ]

 

Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo. . . e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate. . ., anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale – e questo dopo l’Ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo – sono state, sono e saranno in cielo, associate al Regno dei cieli e al Paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura [ Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz. -Schönm., 1000; cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 49].

 

1024 Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata “il cielo”. Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

 

1025 Vivere in cielo è “essere con Cristo” [Cf Gv 14,3;  Fil 1,23; 1Ts 4,17 ]. Gli eletti vivono “in lui”, ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: [Cf  Ap 2,17 ]

 

Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno [Sant’Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam, 10, 121: PL 15, 1834A].

 

1026 Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha “aperto” il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della Redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.

 

1027 Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1Cor 2,9).

 

1028 A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo Mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa la “la visione beatifica”: “Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, . . . godere nel Regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell’immortalità raggiunta [San Cipriano di Cartagine, Epistulae, 56, 10, 1: PL 4, 357B].

 

1029 Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui “regneranno nei secoli dei secoli” ( Ap 22,5) [Cf Mt 25,21; Mt 25,23 ].

 

III. La purificazione finale o Purgatorio

 

1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

 

1031 La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa del castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze [Cf Denz. -Schönm., 1304f ibid. , 1820; 1580]. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, [Cf ad esempio, 1Cor 3,15; 1031 1Pt 1,7 ] parla di un fuoco purificatore: Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del Giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,31). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro [San Gregorio Magno, Dialoghi, 4, 39].

 

1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, [Cf Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 856] affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: “Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, [Cf  Gb 1,5 ] perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere” [San Giovanni Crisostomo, Homiliae in primam ad Corinthios, 41, 5: PG 61, 594-595].

 

IV. L’inferno

 

1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” (1Gv 3,15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli [Cf Mt 25,31-46 ]. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”.

 

1034 Gesù parla ripetutamente della “Geenna”, del “fuoco inestinguibile”, [Cf Mt 5,22; Mt 5,29; 1034  Mt 13,42; Mt 13,50;  Mc 9,43-48 ] che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo [Cf Mt 10,28 ]. Gesù annunzia con parole severe che egli “manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno. . . tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente” (Mt 13,41-42), e che pronunzierà la condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!” (Mt 25,41).

 

1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno” [Cf Simbolo “Quicumque”: Denz. -Schönm., 76; Sinodo di Costantinopoli: ibid., 409. 411; 274]. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

 

1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14).

 

<<Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove “ci sarà pianto e stridore di denti”>> [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48].

 

1037 Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; [ Cf Concilio di Orange II: Denz. -Schönm. , 397; Concilio di Trento: ibid. , 1567] questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole “che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9): “Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti” [Messale Romano, Canone Romano].

 

V. Il Giudizio finale

 

1038 La risurrezione di tutti i morti, “dei giusti e degli ingiusti” (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà “l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell’Uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” ( Gv 5,28-29). Allora Cristo “verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli. . . E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. . . E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt 25,31; Mt 25,32; Mt 25,46).

 

1039 Davanti a Cristo che è la Verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio [Cf  Gv 12,49 ]. Il Giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena: “Tutto il male che fanno i cattivi viene registrato a loro insaputa. Il giorno in cui Dio non tacerà (Sal 50,3). . . egli si volgerà verso i malvagi e dirà loro: “Io avevo posto sulla terra i miei poverelli, per voi. Io, loro capo, sedevo nel cielo alla destra di mio Padre, ma sulla terra le mie membra avevano fame. Se voi aveste donato alle mie membra, il vostro dono sarebbe giunto fino al capo. Quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me [Sant’Agostino, Sermones, 18, 4, 4: PL 38, 130-131].

 

1040 Il Giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il Giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte [Cf Ct 8,6 ].

 

 1041 Il messaggio del Giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini “il momento favorevole, il giorno della salvezza” (2Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del Regno di Dio. Annunzia la “beata speranza” (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale “verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto” (2Ts 1,10).

 

VI. La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova

 

1042 Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il Giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato: “Allora la Chiesa. . . avrà il suo compimento. . . nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48].

 

1043 Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l’umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l’espressione: “i nuovi cieli e una terra nuova” (2Pt 3,13) [Cf  Ap 21,1 ]. Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” ( Ef 1,10).

 

1044 In questo nuovo universo, [Cf Ap 21,5 ] la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4) [Cf  Ap 21,27 ].

 

1045 Per l’uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell’unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è “come sacramento” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1]. Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio (Ap 21,2), “la Sposa dell’Agnello” (Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, [Cf Ap 21,27 ] dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.

 

1046 Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio. . . e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione. . . Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Rm 8,19-23).

 

1047 Anche l’universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, “affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti”, partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto [Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 32, 1].

 

1048 “ Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39].

 

1049 “Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, tale progresso è di grande importanza” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39].

 

1050 “Infatti. . . tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il Regno eterno e universale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39]. Dio allora sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28), nella vita eterna: “La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna [ San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, 18, 29: PG 33, 1049, cf Liturgia delle Ore, III, Ufficio delle letture del giovedì della diciassettesima settimana. [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 28.]

 

PREGHIERA FINALE

 

Tu e Dio.

“Eccoci, Signore, davanti a te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei.

È perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non le indicazioni della tua Parola; confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, e non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te.

Forse mai, come in questo momento della nostra vita, sentiamo nostre le parole di Pietro: “Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla”.

Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente. Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, ci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla.

 

Ci agitiamo soltanto.

Grazie, perché obbligandoci a prendere atto Dei nostri bilanci deficitarii, ci fai comprendere che, se non sei tu che costruisci la casa, invano vi faticano i costruttori. E che, se tu non custodisci la città, invano veglia il custode. E che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi, o andare tardi a riposare per assolvere ai mille impegni giornalieri, o mangiare pane di sudore, come ci succede ormai spesso, non è un investimento redditizio se ci manchi tu.

 

Il Salmo 127, avvertendoci che, il pane, tu ai tuoi amici lo dai nel sonno, ci rivela la più incredibile legge economica, che lega il minimo sforzo al massimo rendimento. Ma bisogna esserti amici. Bisogna godere della tua comunione. Bisogna vivere una vita interiore profonda. Se no, il nostro è solo un tragico sussulto di smanie operative, forse anche intelligenti, ma assolutamente sterili sul piano spirituale.

 

Grazie, Signore, perché, se ci fai sperimentare la povertà della mietitura e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre, tu dimostri di volerci veramente bene, poiché ci distogli dalle nostre presunzioni corrose dal tarlo dell’efficientismo, raffreni i nostri desideri di onnipotenza, e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia: anzi, di fronte alla cronaca.

Ma ci sono altri motivi, Signore, che, in questo momento, esigono il nostro rendimento di grazie.

Grazie, perché ci conservi nel tuo amore. Perché ancora non ti è venuto il voltastomaco per i nostri peccati. Perché continui ad aver fiducia in noi, pur vedendo che tantissime altre persone ti darebbero forse ben diverse soddisfazioni.

Grazie, perché non solo ci sopporti, ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi. Perché ci infondi il coraggio di celebrare i santi misteri, anche quando la coscienza della nostra miseria ci fa sentire delle nullità e ci fa sprofondare nella vergogna.

Grazie, perché ci sai mettere sulla bocca le parole giuste, anche quando il nostro cuore è lontano da te. Perché adoperi infinite tenerezze, preservandoci da impietosi rossori, e non facendoci mancare il rispetto della gente, la comprensione delle persone, la fiducia dei poveri.

Grazie, perché continui a custodirci gelosamente, anzi, a nasconderci , come fa la madre con i figli più discoli. Perché sei un amico veramente unico, e ti sei lasciato così sedurre dall’amore che ci porti, che non ti regge l’animo di smascherarci dinanzi alla gente, e non fai venir meno agli occhi degli uomini i motivi per i quali, nonostante tutto, continuiamo a essere amati.

Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi. Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini. Perché, al tuo sguardo, non c’è bancarotta che tenga. Perché, a dispetto delle letture deficitarie delle nostre contabilità, non ci fai disperare. Anzi, ci metti nell’anima un così vivo desiderio di ricupero, che già vediamo il nuovo giorno come spazio della Speranza e tempo propizio per sanare i nostri dissesti morali.

Spogliaci, Signore, d’ogni ombra di arroganza. Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza. Donaci un futuro pieno di grazia e di luce e di incontenibile amore per la vita. Aiutaci a spendere per te tutto quello che abbiamo e che siamo. E la Vergine tua Madre ci intenerisca il cuore fino alle lacrime. Amen!” (Servo di Dio, Mons. Tonino Bello, Tu o Dio. Mio Adattamento).

FESTA DI SAN ROCCO -DOMENICA 16 AGOSTO 2015

immigrati MADRE TERESA SANROCCO

LECTIO DIVINA 

FERRAGOSTO 2015 NEL SEGNO DELLA CARITA’ 

FESTA DI SAN ROCCO -16 AGOSTO 2015 

Commento di padre Antonio Rungi 

La solidarietà non va in vacanza, soprattutto d’estate, mentre, forse, noi e tanti altri siamo in vacanza. Non va in vacanza neppure la fame, il bisogno. Non vanno in vacanza le necessità di tanti poveri della nostra terra o che arrivano da noi e ci chiedono un pezzo di pane, un lavoro. Ci chiedono accoglienza e noi li rifiutiamo.  In una nazione come l’Italia, dove gli immigrati sono di casa, anzi sono in crescente numero di presenza, questo discorso dell’accoglienza capita a proposito a Ferragosto 2015. obbiamo accogliere nel rispetto della legge e della norma civile, ma dobbiamo accogliere come cristiani ed esseri umani nel nome di quel Vangelo della carità e della solidarietà che Gesù Cristo ci ha insegnato e che non possiamo dimenticare, perché prevalgono i nostri interessi locali, nazionali, europei, mondiali, sul rispetto che si deve ad ogni persona umana, soprattutto se è un bambino, una donna, un ammalto, un povero che ci tende la mano per chiedere aiuto a chi questa mano la potrebbe dare, ma non la dà.  In questi giorni di agosto, tante parole sono state dette e scritte per la questione dell’accoglienza degli immigrati in Italia e in Europa. Valgano su tutte, le parole del Santo Padre, Papa Francesco che si ispirano al Vangelo e partono dal Vangelo, che si deve portare soprattutto nel cuore e non solo tra le mani o sulla bocca, per ricordare a ciascuno di noi, quanto ha detto Gesù, in riferimento al giudizio universale: “Ero forestiero e non mi avete ospitato”. E a Lui, che sa tutto e ci conosce benissimo, non potremmo dire neppure: “Signore quando sei stato forestiero e non ti abbiamo ospitato?”. Egli ci dirà: “Dalla mattina alla sera stavo accanto a voi e voi mi avete girato le spalle, facendo finta di non conoscermi, di non appartenervi, non essere tra i vostri eletti e prediletti. Cosa potrà dirci il Signore? Avete fatto bene a cacciarmi via? No assolutamente! Ma ci butterà via Lui, dalla sua eternità, perché non abbiamo vissuto nell’amore, nella carità. Non abbiamo accolto, abbiamo sempre rifiutato, espulso e mai ospitato.Queste considerazioni di carattere evangelico si addicono perfettamente al tempo che stiamo vivendo, in questo Ferragosto 2015, che ha riportato alla nostra attenzione il dramma dell’immigrazione, tra tante inutili polemiche, mentre la gente soffre e muore in tante parti del mondo, tra l’indifferenza generale dei potenti. Domenica  16 agosto 2015, terza domenica del mese delle ferie, all’indomani della solennità dell’Assunta, la chiesa ci offre come modello di santità un santo francese. San Rocco di Montpellier. Un santo di quella Francia rivoluzionaria che tanto parla di uguaglianza, libertà e fraternità e che all’atto pratico non attua, poi nella vita politica e normativa. Davanti a noi ci sono anche le immagini degli immigrati rifiutati alla frontiera di Ventimiglia, tra l’Italia e la Francia, nei mesi scorsi. Chiaro avviso che loro di immigrati non ne vogliono sul loro territorio, soprattutto se vengono dall’Italia. Sappiamo pure che l’Europa ha restituito all’Italia oltre 12.000 immigrati irregolari, entrati nel nostro Paese, nei modi illegali che ben conosciamo. Il resto d’Europa non accoglie e non vuole accogliere. L’Italia rimane l’unico Paese al mondo, di transito o di definitiva accoglienza dei tanti profughi dalle guerre, di tante donne, bambini e giovani in cerca della salvezza. Il Mare Nostrum, il Mare Mediterraneo, invece di essere il mare della vita è diventato il mare della morte. Un grande cimitero di acqua e in  acqua che ha accolto le salme di oltre 2500 immigrati, annegati, dall’inizio di questo anno 2015 fino ad oggi. Il Mare nostrum è diventato il Mare monstrum, il mare del mostro della mancanza d’amore e di carità verso questi nostri fratelli disperati e in cerca di una speranza di vita.

San Rocco, era straniero, di origine francese, e venne in Italia da pellegrino, per sollevare le sofferenze di tanti appestati del nostro Paese. E’ un esempio che vale la pena ricordare in questi giorni di festa, ferie e vacanze estive. Vale la pena ricordare anche di fronte alle tante polemiche accese tra la chiesa italiana e una parte della politica italiana. Leggiamo la storia, anche se leggendario di questo francese forestiero nel nostro Paese.  San Rocco nacque a Montpellier (Francia), secolo XIV – e morì il 16 agosto di un anno imprecisato. Il nome Rocco di origine tedesca  significa grande e forte, o di alta statura.  Le fonti su di lui sono poco precise e rese più oscure dalla leggenda. In pellegrinaggio diretto a Roma dopo aver donato tutti i sui beni ai poveri, si sarebbe fermato  ad Acquapendente, dedicandosi all’assistenza degli ammalati di peste e operando guarigioni miracolose che ne diffusero la sua fama. Peregrinando per l’Italia centrale si dedicò ad opere di carità e di assistenza incoraggiando  continue conversioni. Sarebbe morto in prigione, dopo essere stato arrestato presso Angera da alcuni soldati perché sospettato di spionaggio. Si dice che solo un cane provvide alle sue necessità materiali portandogli un po’ di pane che il suo padrone gli dava per farlo mangiare. Da qui nell’iconografia e nei detti popolari di “San Rocco e il cane”.  Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell’Italia del Nord, legato in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste. E’ protettore delle persone diversamente abili, dei carcerati e dei malati infettivi. Altri segni distintivi della sua santità e della sua fama sono la Croce sul lato del cuore, l’Angelo, e i Simboli del ellegrino.

A San Rocco affidiamo i tanti ammalati di peste, di malattie infettive e tante persone diversamente abili che necessitano di essere accudite con amore e con la stessa passione con la quale san Rocco curò i suoi ammalati di peste e con la stessa generosità di questo grande santo, amato al Nord come nel Sud Italia ed esempio di amore verso le persone bisognose del mondo. E lo facciamo con una celebre preghiera della Beata Madre Teresa di Calcutta: “Vuoi le mie mani?”. 

Signore, vuoi le mie mani per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno? Signore, oggi ti do le mie mani. 

Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata visitando coloro che hanno bisogno di un amico? Signore, oggi ti do i miei piedi. 

Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata parlando con quelli che hanno bisogno di parole d’amore? Signore, oggi ti do la mia voce. 

Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata amando ogni uomo solo perché è un uomo? Signore, oggi ti do il mio cuore.