P.RUNGI. COMMENTO ALLA TERZA DOMENICA T.O. – 21 GENNAIO 2018

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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

 

Domenica 21 Gennaio 2018

 

L’urgente esigenza di convertirci per seguire davvero Cristo.

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

C’è il rischio oggi, più di ieri, di sentirsi santi e perfetti, quando non lo siamo affatto, in quanto tutti siamo peccatori e tutti siamo chiamati ad una sincera conversione della nostra vita a Dio.

Non per il fatto che non si commettono alcuni gravi peccati che uno può ritenersi giusto e santo davanti a Dio e agli altri; anzi in ragione del nostro appiattimento su uno stile di vita cristiana, basato sulla ripetitività ed aridità degli atti, dell’osservanza di certe norme e leggi morali, si può ingenerare in chi è credente e praticante la convinzione di essere santo.

Dal canto suo chi è lontano dalla fede e dalla pratica religiosa può ritenersi nel giusto anche lui, in quanto la scelta di non vivere e praticare la fede fa parte delle decisioni personali, assunte davanti a Dio e delle quali renderà conto solo a Lui. Si ritiene, quindi giusto, anche non vivendo di fede e operando per fede.

Allora chi deve convertirsi? Chi avverte il bisogno di convertirsi davvero? I presunti perfetti non avvertono la necessità di farlo; chi si è allontanato dalla fede non si pone neppure il problema. Chi ci resta lo farà e sentirà la necessità? Andiamo con ordine e vediamo cosa ci dice la parola di Dio di oggi.

La liturgia della Parola di Dio di questa terza domenica, infatti, ci dice chiaramente che tutti siamo invitati a convertirci: i presunti santi e chi si è allontanato dalla fede. I santi veri che avevano ed hanno la coscienza di non essere completamente a posto avvertono tale urgenza e seguono la strada maestra della penitenza per convertirsi maggiormente.

Nella prima lettura, tratta dal Libro del profeta Giona vediamo all’opera questo grande predicatore dell’Antico Testamento che su invito di Dio si mette a percorrere le strade della città di Ninive, abbastanza grande ed estesa, per invitare tutti gli abitanti di essa a cambiare vita e condotta, in quanto l’immoralità era alta in questo luogo conosciuto come luogo di peccato.

Il rischio della distruzione imminente della città era reale, I quaranta giorni ulteriori dati per attuare un risanamento indicano il tempo ultimo per tornare sulla strada giusta. Riferimento indiretto alla Quaresima.

La risposta dei Niniviti alla predicazione di Gioia fu quella di bandire un digiuno, di vestire il sacco, quale segno esteriore di penitenza. E ciò lo fecero i grandi e piccoli. Di fronte a questo atteggiamento nuovo di tutto il popolo: “Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece”.

Il cambiamento personale e collettivo degli abitanti di Ninive fece rivedere la decisione che aveva assunto Dio nei loro confronti e che aveva comunicato a Giona, il quale si era fatto portavoce di conversione per tutti gli abitanti.

Come è facile comprendere da testo, quando c’è la volontà ed effettivamente si opera nella direzione giusta, il cuore di Dio si commuove e si muove a compassione di noi e viene ulteriormente in nostro aiuto e soccorso. Ci evita altre sofferenze.

Sul tema della conversione è incentrato il Vangelo di oggi, tratto dal testo di San Marco. All’opera, in questo caso, troviamo Gesù stesso, quale perfetto predicatore, che inizia il suo ministero pubblico con la sua prima predica ufficiale, incentrata sulla conversione. Diceva, infatti, Gesù: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Il tempo compiuto indica ormai la presenza del Messia e del Salvatore in mezzo all’umanità.

Era ormai il tempo di Cristo e chi voleva e vuole mettersi sulla stessa strada non doveva e non deve fare altro che aprire le porte del proprio cuore a Cristo.

Come fecero i primi discepoli di Gesù che, chiamati direttamente da Lui, si posero alla sua sequela. Infatti, Gesù “passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono”.

Assoldati i primi due discepoli, Gesù continuò nella sua opera di reclutamento di altri discepoli intorno alla sua persona, fino ad arrivare al biblico numero di Dodici. Così, “andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui”.

I primi quattro del gruppo sono ormai sicuri e sono uniti sulla scia di Gesù. E’ bello pensare che quattro giovani discepoli, forti della chiamata del nuovo Maestro, lascino ogni cosa e si mettano sulle sue tracce. Il Maestro avanti, come era prassi, e i discepoli dietro per attuare una vera e visibile sequela. Come sarebbe bello che anche oggi fossero tanti i giovani che sentano la chiamata di Dio e si mettano alla sua sequela rispondendo alla chiamata alla vita sacerdotale, religiosa e missionaria.

Di fronte a questo discorso della conversione e della sequela, l’Apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani di Corinto, nella sua prima lettera rivolta a questa comunità, a rischio per l’immoralità che serpeggiava in quel luogo, esprime con chiarezza il suo pensiero in merito ad un radicale cambiamento della propria vita, nella prospettiva delle cose che verranno e che ci interpellono: “il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!”.

La consapevolezza che tutto è provvisorio di fronte all’eternità, spinge l’apostolo Paolo a raccomandare ai suoi cristiani di Corinto a vivere distaccati dagli affetti e dai beni terreni e a concentrarsi completamente sui beni eterni, in quanto passa la figura di questo mondo e si apre quella dell’eternità.

A conclusione della nostra riflessione sulla parola di Dio di oggi, incentrata sul tema della conversione permanente che dobbiamo attuare nella nostra vita di cristiani, sia questa la nostra umile preghiera: “O Padre, che nel tuo Figlio ci hai dato la pienezza della tua parola e del tuo dono, fa’ che sentiamo l’urgenza di convertirci a te e di aderire con tutta l’anima al Vangelo, perché la nostra vita annunzi anche ai dubbiosi e ai lontani l’unico Salvatore, Gesù Cristo. Amen.

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA TERZA DOMENICA T.O. – 21 GENNAIO 2018ultima modifica: 2018-01-16T10:55:45+01:00da pace2005
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