P.RUNGI. COMMENTO ALL’OTTAVA DOMENICA DEL TO – 2017

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VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 26 febbraio 2017

 

Dio non ci abbandona mai. E’ un Padre attento e premuroso verso tutti.

Lasciamoci guidare dalla provvidenza e la nostra vita sarà più serena e sorridente.

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

 

La parola di Dio di questa ottava domenica del tempo ordinario ci indirizza verso scelte coraggiose, chiare e risolute per la nostra vita di cristiani. Soprattutto il Vangelo di oggi ci illumina circa ciò che è doveroso fare, se vogliamo seguire e servire il Signore. Non si può vivere in ambiguità, non si può avere una doppia vita. Ci vuole coerenza, fedeltà e trasparenza nel modo di agire ed operare. Non si può servire Dio e mammona, ovvero il diavolo. Perciò introdudendoci nella riflessione sulla parola di Dio di questa domenica, possiamo pregare con le stesse parole della colletta di oggi: “Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno non ci lasciamo dominare dall’avidità e dall’egoismo, ma operiamo con piena fiducia per la libertà e la giustizia del tuo regno.
Infatti, nel breve testo della prima lettura di oggi, tratto dal libro del profeta Isaìa, ci viene ricordato l’attenzione di Dio nei nostri confronti, superando l’affetto e la premura di ogni madre di questa terra che nei confronti dei figli fa ogni cosa per proteggerli, difenderli e assicurargli ogni bene. Dio va oltre ogni umano e benefico comportamento di una madre e ci assicura  che “anche se costoro si dimenticassero, Egli invece non ci dimenticherà mai”. Chiaro invito a rivedere la nostra concezione di Dio e su Dio che spesso lo vede distante dall’uomo o addirittura che abbandona l’essere umano a se stesso, specialmente nella prova o nella tribolazione. Non è affatto così. Dio è sempre con noi e per noi. Siamo noi a dovere interpretare e sentire questa vicinanza di Dio nelle situazioni più disparate e disperate della nostra vita.

Nello stesso salmo 61 che accompagna la nostra preghiera oggi,  ci viene detto che possiamo e dobbiamo riporre giustamente e totalmente la nostra fiducia in Dio, in quanto solo in Lui può davvero riposare la nostra anima e i nostri pensieri, piuttosto agitati e allarmanti e trovare soluzione e comprensione di essi: “Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia speranza. Lui solo è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potrò vacillare. In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio”. Bisogna, perciò confidare nel Signore in ogni tempo e  aprire il vostro cuore a Lui per essere aiutati e indirizzati verso la soluzione dei nostri problemi.

 

Come ci ricorda la seconda lettura di oggi tratta, dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi, dobbiamo essere saggi amministratori dei beni spirituali che il Signore ha posto nelle nostre mani, senza approfittare di nulla, ma amministrando con oculatezza i beni che Dio ci ha donato a tutti. “Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele”. Come è facile capire dal testo paolino, ogni persona che ha una responsabilità deve essere fedele al proprio compito. La nostra prima responsabilità, quella personale e soggettiva, è verso la vita, nostra e altrui, c’è poi la responsabilità morale, religiosa e tutto ciò che può essere classificato come espressione del comportamento soggettivo rispetto a Dio e ai valori religiosi, ma anche del nostro agire nei confronti del prossimo, che, come ben sappiamo, è portato a giudicare con una certa facilità e non sempre per il bene. Si è più facili a condannare che a capire, a giustificare e a perdonare. Basta guardare al sistema d’informazione del mondo d’oggi per capire che siamo più facili a mettere in prima pagina il male, piuttosto che il tanto bene che si fa nel mondo. Da qui la consapevolezza di Paolo Apostolo nel brano della lettura di oggi: “A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato”. Ed afferma con parole forti, quasi a bypassare ogni giudizio terreno, civile e penale che “il suo giudice è il Signore!”. E poi l’ammonizione molto precisa che l’Apostolo fa a tutti: “Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode”.
Potremmo allora concludere con una semplicità tale che nessun giudice umano o terreno potrà giudicare in modo perfetto e certo, anche perché il cuore e le intenzioni degli uomini chi può conoscerli davvero. Solo Dio conosce tutti e ciascuno di noi. Affidiamo al giudizio di Dio, visto che i tanti giudizi umani sono solo ed esclusivamente soggettivi ed hanno attinenza con la valutazione con chi legittimamente o impropriamente si pone giudice tra i fratelli di questa terra e soprattutto tra i nemici che ci sono in ogni ambiente.

Da qui la necessità, come ci ricorda il testo del Vangelo di Matteo di questa domenica di dare spazio a tre fondamentali atteggiamenti che noi cristiani dobbiamo assumere in ogni circostanza della vita: essere fedeli; aver fiducia nella provvidenza; cercare il regno di Dio e la sua giustizia. Esplicitando queste tre azioni cosa dobbiamo o non dobbiamo fare: nessuno può servire a due padroni, deve fare una scelta e in questo caso la scelta è davvero seria, fondamentale, in quanto si tratta di scegliere Dio o l’opposto di Dio che è il denaro e l’affermazione egoistica di se stessi contro tutti; inoltre non dobbiamo preoccuparci troppo dei beni della terra, del cibo, del vestito o di quanto altro abbiamo bisogno, in quanto Dio non ci fa mancare nulla e se qualcosa ci manca è perché alcuni sfruttano gli altri e accumulano beni per se stessi senza distribuire in modo giusto i beni della terra che sono di tutti e per tutti. Purtroppo negli interessi economici, politici, militari, espansionistici non avviene così nel nostro mondo; infine si tratta di agire per la diffusione del Regno di Dio tra gli uomini che è un regno di verità, giustizia e pace. Il vero cristiano lottano quotidianamente per questi valori che vanno proclamati con insistenza, ma soprattutto vissuti con coerenza. Perciò ci viene detto, a conclusione del vangelo di oggi, dalla stessa bocca del Signore che non dobbiamo preoccuparci troppo per il domani che ci presenta il conto già dalle prime ore del mattino quando si tratta di affrontare i problemi quotidiani di tutti i tipi, ma di affidarsi, confidarsi e fidarsi di Dio in tutto e per tutto. D’altra parte, per quanto siamo bravi, capaci, intelligenti e scaltri chi di noi potrà aggiungere un attimo in più alla propria vita?  Nessuno! perché l’uomo non può nulla, ma Dio può tutto ed è Tutto.

Possiamo allora concludere dicendo che oggi la parola di Dio ci fa da calmante e da tisana rispetto alle tante ansie e preoccupazioni che ci portiamo tutti quanti dentro di noi, impostando la nostra vita non più sulla fiducia e sulla provvidenza di Dio, ma sulle nostre capacità di progettare e di portare ad esecuzioni i nostri progetti umani che spesso sono fallimentari, provvisori, inconsistenti e valevoli solo per quel momento, in quanto non sappiamo assolutamente quello che succede o succederà tra un attimo o tra cento giorni o cento anni. Lasciamoci guidare dalla provvidenza e la nostra vita sarà più serena e sorridente.

P.RUNGI COMMENTO ALLA VII DOMENICA E PREGHIERA DELL’AMORE

la preghiera del perdono

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 19 febbraio 2016

La chiamata alla santità è chiamata all’amore

Commento di padre Antonio Rungi

La settima domenica del tempo ordinario ci invita con precisi richiami a percorrere la via della santità mediante la scelta fondamentale dell’amore verso Dio e verso i fratelli. Nella preghiera iniziale della liturgia eucaristica, ci rivolgiamo al Signore con queste parole: O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce,  hai rivelato la forza dell’amore,  apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo Vangelo di pace. E’ santo chi spezza nel suo cuore e nella sua mente, rompe definitivamente con l’odio, la guerra, la violenza e il risentimento.

Nella prima lettura, tratta dal libro del Levitico, ci viene narrato il momento in cui Mosè si rivolge al popolo santo di Dio e lo invita, con parole forti e conversione a cambiare vita ed atteggiamenti nei confronti di Dio e del prossimo: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. Questa santità passa attraverso scelte operative di vita quotidiana e di relazioni umane e sociali. Da qui i comandamenti e gli obblighi morali che vengono citati nel testo: “Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”». In sintesi, non dobbiamo covare odio, dobbiamo rimproverare se il prossimo sbaglia, è vietato vendicarsi, né serbare rancore. La legge fondamentale sarà quella dell’amore e dell’accettazione vicendevole, nonostante i limiti e le debolezze umane.

Nel Salmo Responsoriale, tratto dal Samo 102 ci viene ricordato la bontà e la misericordia di Dio, in quanto “Egli perdona tutte le nostre colpe, guarisce tutte le nostre  infermità, salva dalla fossa la nostra vita e ci  circonda di bontà e misericordia. La misericordia di Dio è così grande al punto tale che il Signore non si angustia mai per tutti i guai che noi esseri umani combiniamo. E’ un vero padre che comprende, perdona e quanto è necessario richiama all’ordine.

Sul tema della misericordia e del perdono reciproco è improntato il testo del Vangelo di oggi che è il prosieguo di quello di domenica scorsa. Nel brano di Matteo troviamo l’esplicito invito a superare la vecchia legge del taglione e impostare, a tutti livelli, dalla quello familiare a quello più generale, che è sociale, la legge del perdono e della misericordia per tutti, senza, tuttavia, abbandonare la via della purificazione del rinnovamento personale e sociale. Dall’odio all’amore, il cammino è lungo e chi vuol percorrere questa strada deve sapere che la nuova legge dell’amore, fondata in Cristo, salvatore del mondo è una legge che ti porta ad amare persino i tuoi nemici. La disponibilità del cristiano deve essere totale e nessuno deve utilizzare le armi della vendetta per giustificare, a sua volta, i suoi ulteriori crimini, come risposta a precedenti crimini: “se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle”. Questo cambiamento radicale non porta ad altro che vivere nell’amore e nella tenerezza e compassione. La perfezione dell’amore e della carità che deve essere un obiettivo per tutti i cristiani, chiede una risposta diversa circa il modo di comportarsi nell’umana società di ieri e di oggi. Questo nuovo modo è scritto con parole pesanti nel vangelo e va attuato immediatamente: “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

Interrogativi che richiedono risposta con comportamenti consoni a questo messaggio. Lo sappiamo benissimo che questo è difficile, ma se ci lasciamo guidare dal nostro Maestro, che è Gesù Crocifisso, possiamo riuscirci ad amare tutti e a perdonare a quanti ci hanno fatto del male ed anche in modo evidente e consistente.

In questo discernimento spirituale che ci porta ad agire bene e ad essere docili allo Spirito Santo, ci viene in aiuto San Paolo Apostolo con il brano della seconda lettura di oggi, tratta dalla sua prima lettera ai Corinzi:  “Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” Ed aggiunge:  “Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio”. La conclusione di questo ragionamento sta nel raccontare che “nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro. Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.

Non illudiamoci fratelli, contando sulle nostre umane intelligenze e bravure e capacità temporali. Nulla è davvero nostro, anche se è apparentemente nostro, o lo sentiamo come nostra proprietà a vario titolo. Tutti noi siamo di Cristo, che è il centro ed il vertice della creazione e della redenzione e Cristo è Dio e come Dio, tutto trova origine, motivo di esistere solo nel Dio unico e vero che ci ha rivelato Cristo, venendo su questa terra, soffrendo per noi, risorgendo ed ascendendo al cielo, ove siede alla destra di Dio Padre, in attesa di venire a giudicare i vivi e i morti, ben sapendo che il suo regno non avrà mai fine, mentre tutti gli altri regni e possessi finiscono, perché non sono divini, ma solo e soltanto umani e terreni.

La preghiera dell’amore che perdona

Composta da padre Antonio Rungi, passionista

Signore Gesù, Tu che ci hai insegnato ad amare anche coloro che non ci amano, concedici la grazia di poter attuare concretamente, nella vita di tutti i giorni, i tuoi santi insegnamenti.

Ti chiediamo, Dio di misericordia, di aiutarci a non guardare alle tante offese ed umiliazioni ricevute, ma di pensare maggiormente  al bene che abbiamo fatto, di cui dobbiamo santamente vantarci.

Signore, Tu che sei mite ed umile di cuore, fa che i nostri cuori non diventino sempre più duri e freddi, nell’avvicinarci a quanti ci hanno fatto del male e continuano a farlo senza mostrare un minimo pentimento per i loro assurdi comportamenti.

Signore, che hai perdonato al ladrone pentito, ma anche a quanti ti hanno crocifisso, per calcoli umani, politici e religiosi, donaci la grazia di guardare in faccia ai nostri nemici e persecutori, a quanti ci hanno derisi, umiliati e calunniati, dicendo ogni menzogna e falsità, con uno sguardo di amore e di pietà, che solo chi si inginocchia ai piedi della tua santa croce, con la quale hai redento il mondo,  potrà realizzare oggi e domani  nel tuo santo nome.

Amen.

Commento alla IV Domenica del Tempo Ordinario – Anno 2017

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Quarta Domenica del Tempo Ordinario

29 gennaio 2017

I beati di sempre nella logica del Vangelo

Commento di padre Antonio Rungi

La liturgia della parola di Dio di questa quarta domenica del tempo ordinario ci presenta testi di particolare importanza spirituale per camminare sulla via del vangelo della gioia e della beatitudine vera. Nel vangelo di oggi, infatti, troviamo il celebre discorso della Montagna che Gesù pronunciò davanti ad una folla che lo seguiva sempre più numerosa e sempre più attenta ai suoi insegnamenti. Nel testo delle beatitudini evangeliche possiamo trovare la sintesi del messaggio cristiano di amore, pace, riconciliazione, solidarietà, perdono e redenzione eterna. Nella preghiera iniziale della liturgia eucaristica, nella quale esprimiamo le nostre intenzioni per la domenica che viviamo, il testo dell’orazione che si riferisce, più precisamente alla parola di Dio di questa domenica, i fratelli nella carità del Cristo, preghiamo con queste parole: “O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili la gioia del tuo regno, fa’ che la Chiesa non si lasci sedurre dalle potenze del mondo, ma a somiglianza dei piccoli del Vangelo, segua con fiducia il suo sposo e Signore, per sperimentare la forza del tuo Spirito”.

Partendo della prima lettura, tratta dal profeta Sofia, vogliamo far nostro l’appello che ci rivolge la voce profeta di questo uomo di Dio, che richiama alla nostra attenzione la necessità di cercare Dio, di ricercarlo in tutte le situazioni, specialmente quando Egli si fa maggiormente visibile con gli eventi della nostra ed altrui vita, che vanno letti ed interpretati come attenzione e non esclusione, amore e non abbandono. Un messaggio ed un invito rivolto a tutti, perché nessuno è escluso dal piano della redenzione e tutti sono chiamati a rispettare gli ordini che vengono dall’Alto, quello vero, e non dai vari piani del potere che nulla ha anche vedere con la vera autorità morale e legge che è quella divina. L’uomo in ricerca, che presta attenzione agli ordini divini, opera per la giustizia, vive nell’umiltà, confida nel nome del Signore, non commette iniquità di alcun genere, saranno sinceri, non ruberà la verità per adattarla alle sue false ideologie di qualsiasi tipo, vivrà in pace e sarà nella serenità della vita quotidiana. Una visione irenica e pacifista che non trova riscontro e corrispettivo nelle politiche dell’uomo di ogni tempo.

Anche nel salmo 145 che è oggetto di preghiera nella liturgia di questa quarta domenica del tempo ordinario ci sollecita una riflessione sull’opera benefica che il Signore compie, in quanto rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati, libera i prigionieri, ridona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto, ama i giusti, protegge i forestieri. sostiene l’orfano e la vedova”. Sono qui espresse le opere di misericordia corporale. In opposizione a quanti lavorano per il bene, egli, poi, “sconvolge le vie dei malvagi” e il suo regno è per sempre e non per un tempo limitato come quello degli esseri umani che si credono onnipotenti ed eterni nel comando.

Al centro della seconda lettura di questa domenica, tratta della prima lettera ai Corinzi di San Paolo Apostolo c’è l’orgoglio di essere cristiani e di essere davvero dalla parte della Croce di Cristo, che è il nostro vanto e la nostra vera gloria e vittoria. La chiamata alla santità di ogni cristiana parte dalla croce ed arriva alla croce. Infatti ci ricorda l’apostolo Paolo che “quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio”. Chiaro riferimento alla missione di Cristo sulla terra che è portata a compimento nella morte in croce e nella sua risurrezione. Grazie a Gesù, “il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione”, noi possiamo vantarci della dignità di essere figli di Dio, figli dell’Altissimo.

Nel testo del vangelo di oggi, tratto da San Matteo, la nostra anima si eleva a Dio in modo sublime, mettendoci in sintonia con quanto Gesù predica, salendo sul monte delle beatitudini e adottare il linguaggio dell’amore per parlare al cuore e alla mente di ogni uomo. Il discorso della montagna pur indicando otto categorie di beati in realtà classifica beato ogni essere umano che si mette alla ricerca de bene e fa il bene con umiltà, semplicità, purezza di cuore, coraggio e amore alla verità. Le beatitudini evangeliche più essere commentate esplicitate con parole, termini e paragoni nuovi, vanno vissute nella concretezza della vita di ogni giorni: i poveri in spirito, quelli che sono nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia, gli insultati, i calunniatiti dovranno sentirsi al sicuro, in questo tempo e per l’eternità,  perché grande sarà la ricompensa nei cieli».

Bella consolazione, qualcuno potrebbe dire, guardando al futuro regno di Dio, all’eternità. Come dire saremo felici solo in paradiso. Ma la consolazione vera è già su questa terra, in quanto beati si è fin d’ora se noi viviamo applicando continuamente l’insegnamento che viene dalle Beatitudini.

La gioia e la felicità piena sarà nell’eternità, ma noi, fin d’ora, vivendo queste regole di vita possiamo essere davvero beati qui in terra, perché avremo un animo bello e una vita altrettanto meravigliosa, perché vissuta con il Signore, nel Signore e per il Signore.

PREGHIERA DELLE BEATITUDINI

COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI, PASSIONISTA

Signore Gesù, tu che hai proclamato beati i poveri in spirito,

fa che ricerchiamo la vera beatitudine nell’avere

tutto ciò che è bene spirituale per noi e per gli altri.

 

Tu che hai valorizzato il pianto e la sofferenza,

fa che sappiamo essere contenti

quando aiutiamo ed asciughiamo le lagrime

dei nostri fratelli.

 

Tu che ami i miti di cuore,

non dimenticare quanti, ogni giorno,

sono tanto buoni da sopportare ogni cosa

per seguire te, mite agnello immolato sulla croce.

 

Tu che apprezzi quanti lottano per la giustizia e la pace,

fa che quanti hanno accolto il tuo vangelo

siano davvero promotori di giustizia e pace

sulla faccia della terra, senza paura e tentennamenti.

 

Tu che ci hai insegnato a perdonare,

fa che siamo veramente misericordiosi

con tutti quanti coloro che ci hanno fatto del male,

senza mantenere nel nostro animo rancori e risentimenti,

che non producono niente e sono motivo ricorrente

per non vivere serenamente.

 

Tu che sei la difesa di quanti sono puri

nei pensieri e nelle azioni,

fa che la nostra vita sia sempre più improntata

alla purezza del corpo e dello spirito.

 

Tu che sei disceso dal cielo a parlare di pace,

fa che noi, tuoi seguaci, diventiamo

operatori di pace in pensiero, parole ed opere.

 

Tu che sei dalla parte dei deboli, degli umili,

dei perseguitati ed afflitti di oggi e di sempre,

non permettere, o Signore,

che nessun uomo soffra più

a motivo della mano e del cuore induriti dei propri fratelli.

Amen

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P.RUNGI PREGHIERA PER I TERREMOTATI

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La mia preghiera per i nostri fratelli terremotati.
Preghiera composta da padre Antonio Rungi

Signore della speranza,
noi ti affidiamo tutti i nostri fratelli terremotati
dell’Italia centrale,
in questo momento difficile per tutti loro,
in seguito ad un nuovo sciame sismico
che sta interessando le loro zone.

La nostra umile preghiera
la innalziamo a Te, Padre di ogni consolazione,
perché nessuno dei tuoi figli,
specialmente se piccoli, anziani ed ammalati
continui a soffrire per il terremoto
e per gli altri disagi naturali ed ambientali
di questi giorni tristi e senza via di uscita.

Conforta Signore le loro persone,
sii vicino ad ognuno di loro
con il tuo sguardo rassicurante ed amoroso
perché sappiano superare
questa dura prova del terremoto.

O Dio che hai in mano
le sorti del mondo e dei tutti i popoli,
ferma con la tua mano potente
questo nuovo sciame sismico
che interessa il nostro amato paese,
in questo momento difficile della sua vita
e della sua millenaria storia di fede cattolica.

Te lo chiediamo per l’intercessione
di Maria, Madre di ogni consolazione,
di tutti i santi, nostri protettori
e soprattutto ti chiediamo un pò di sollievo
e di conforto per questi nostri fratelli
che portiamo tutti nel nostro cuore,
nei nostri pensieri e per i quali
ci attiviamo per dare il nostro aiuto
spirituale e materiale secondo le nostre possibilità.

Gesù, vera consolazione per ogni persona,
ascolta la nostra umile preghiera
ed esaudiscila, venendo incontro
ai nostri fratelli che sono in ansia
e provati per il disastroso sisma
nella Tua e nostra Amata Italia.
Amen

P.RUNGI. UNA SPECIALE PREGHIERA PER I GIOVANI

preghiera dei giovani 2017.

PREGHIERA PER I GIOVANI

COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI

O Dio,

Tu che sei l’eterna gioventù del Paradiso,

guarda dal cielo e proteggi

tutti i giovani della Terra,

che lottano per un mondo migliore

e sperano in un futuro

senza violenze, guerre

ed offese di qualsiasi genere.

 

O Gesù,

Tu che sei stato giovane,

come tutti gli esseri umani,

che nascono, crescono

e si sviluppano fisicamente e mentalmente,

sii vicino, col tuo insegnamento,

a tutti i giovani della terra,

spesso smarriti e senza prospettive.

 

Non permettere, o Gesù,

che i nostri giovani

si scoraggino e non trovino più forza

per andare avanti nel costruire

un mondo dal volto umano.

 

Spirito Santo

che sei la gioventù della grazia santificante

illumina il mondo giovanile

con i tuoi sette doni

che sappiano infondere

in tutti i giovani del mondo

i frutti della gioia e della letizia vera,

capaci di trasformare questa Terra

in un vero paradiso celeste.

 

Maria,

Madre giovane e dei giovani

interceda presso il Signore.

il vero Giovane senza età,

affinché i nostri giovani

sentano come Te,

la voce di Dio

e si consacrino al suo amore,

per servire la causa degli ultimi

di questa afflitta e gemente società

senza grandi valori ed ideali. Amen

 

Preghiera

composta da padre

Antonio Rungi

Passionista

 

P.RUNGI. LA MIA PREGHIERA PER L’EPIFANIA 2017

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PREGHIERA PER L’EPIFANIA 2017

Ai tuoi piedi prostrati, divin Redentore dell’umanità, noi, come i Re Magi, ti adoriamo e ti benediciamo, ti rendiamo grazie per tutto quello che continui a donarci.

Gesù, Epifania del Padre e dello Spirito, Verbo Incarnato, nel grembo purissimo di Maria, Tu vera stella che orienti il cammino degli umili e dei sapienti, illumina questo mondo che versa nelle tenebre dell’errore e della violenza.

Rivela, o Gesù, Redentore del mondo, il volto misericordioso di Dio, che è Pace e non terrore, è tenerezza e non durezza di cuore, è amore e non assolutamente odio.

Tu Agnello immolato e sacrificato sull’altare della Croce, innalzato sul calvario del mondo, viene a liberarci e a salvarci, Tu che tutto sai e puoi.

Libera i bambini da ogni forma di violenza, proteggi le famiglie di tutta la terra, conforta quanti sono infelici e rendi sereno il cammino di questo nostro tempo, segnato da tante tenebre, che offuscano la tua meravigliosa stella, guida sicura che conduce alla Gerusalemme del cielo. Amen

Preghiera di padre Antonio Rungi

 

P.RUNGI. APPELLO PER CAPODANNO 2017. NO AI BOTTI, SI’ ALLA BENEFICENZA

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Si rinnova anche questo anno l’appello di padre Antonio Rungi,  a non sparare i fuochi di fine anno, nel passaggio al 2017.

Il teologo passionista rivolge a tutti con queste parole:

“Vi supplico, in nome di Cristo, evitate di usare fuochi artificiali per festeggiare il passaggio al nuovo anno. Sappiamo il danno che essi provocano alle persone e alle cose ogni volta che ci troviamo a conteggiare i morti, i feriti e le rovine che provoca l’uso improprio di tali strumenti pericolosi. Lasciate agli esperti e ai tecnici del settore di organizzare comunitariamente lo spettacolo di fine anno in appositi luoghi sicuri e visibili a tutti. Non usate armi da fuoco o qualsiasi altro strumento di morte o pericoloso per festeggiare il Capodanno 2017. Iniziamo il nuovo anno -continua padre Rungi – nel segno della serenità, della pace, del rispetto della vita propria ed altrui, evitando di sparare i fuochi dalle case, dai balconi, in strada o in altre zone pericolose per l’incolumità pubblica”.

E poi un suggerimento, molto utile. “I soldi che avete deciso di spendere per i fuochi artificiali destinateli alla beneficenza, soprattutto per i tanti bambini e per le tante famiglie italiane, specialmente quelle delle zone terremotate, che hanno bisogno di aiuto economico e delle cose più ovvie. Siate dalla parte di coloro che vogliono festeggiare l’arrivo del nuovo anno alla grande, facendo non spettacoli pirotecnici in proprio, ma valorizzando il denaro per fare qualche opera importante per i terremotati. I tanti milioni di fuochi artificiali che si spendono in ogni Capodanno, destinatili ad opere di bene e alla salvaguardia dell’ambiente e della natura, che viene puntualmente aggredita in occasione della fine dell’anno”.

L’appello è rivolto ai giovani, agli adulti e a tutte quelle persone che per tradizione usano festeggiare il passaggio al nuovo anno in questo modo per nulla civile.

“Mi rivolgo a tutti i sacerdoti, ai fedeli dell’Italia, soprattutto del Sud, dove la tradizione dei fuochi di Capodanno è più consolidata perché evitino quest’anno, con il terremoto in atto e con i vari rischi attinenti alla sicurezza pubblica, di sparare qualsiasi fuoco, soprattutto quelli più rischiosi e proibiti per la loro pericolosità. Oggi ultimo dell’anno, tutti i sacerdoti nelle messe e al canto del Te Deum rivolgano questo appello e trasmettano in tutti i modi questo messaggio di silenzio e di rispetto per le tante vittime innocenti del 2016 che hanno bisogno di riposare in pace almeno nella notte di San Silvestro”.

Da ieri padre Rungi questo appello lo ha lanciato attraverso i profili personali dei social network. Ora confida nella larga diffusione dell’appello mediante gli organi di informazione più seguiti e dettagliati come, agenzie di stampa, giornali, Tv, Radio, siti internet e rete telematica

P.RUNGI. PREGHIERA PER IL NUOVO ANNO 2017

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Preghiera per il Nuovo Anno

Signore Gesù, ti ringraziamo

per il dono di questo nuovo anno,

che da poco abbiamo iniziato a vivere

nella speranza che possa essere per tutti

un anno di pace, giustizia e serenità.

 

Signore, non siamo degni di meritare così tanto

dalla tua infinità bontà, che nulla fa mancare

ai nostri passi lungo il cammino quotidiano.

 

Senza alcuna pretesa da parte nostra

fa che questo nuovo anno

sia positivo per tutta l’umanità.

 

A nessuno manchi il cibo quotidiano,

la famiglia, gli affetti e tutto ciò

che è necessario per una degna vita umana.

 

Scompaiano dal mondo guerre,

odi e violenze di qualsiasi genere

ed inizi un tempo di pace vera per tutta l’umanità,

garantendo a piccoli e grandi

un percorso di vita vera

senza ostacoli di alcun genere.

 

Non manchi, o Signore,

a noi, tuoi figli, ciò che è necessario

per alimentare il nostro spirito

e sull’esempio di Maria, Madre di Dio,

sappiamo custodire gelosamente, nel nostro cuore,

ogni parola che esce dalla tua bocca

per la nostra santificazione

O Dio d’amore e di tenerezza infinita. Amen

 

(Padre Antonio Rungi, Capodanno 2017)

 

 

RIFLESSIONI DI PADRE ANTONIO RUNGI PER L’INIZIO DEL NUOVO ANNO

FESTA DELLA MAMMA 2016-pagi1

PRIMO GENNAIO 2017

 

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

 

Messaggeri di pace, con l’aiuto della Madre di Dio

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

Dopo i ringraziamenti al Signore per il dono di un anno che è ormai alle spalle, dopo i festeggiamenti per il passaggio al nuovo anno 2017,  ci ritroviamo, insieme a pregare, all’inizio del nuovo anno solare 2017, confidando nell’aiuto di Dio, fidandoci di Lui e affidandoci completamente alla sua guida e direzione di marcia.

 

Nulla è impossibile a Dio e nulla è impossibile perché questo nuovo anno possa essere carico di belle aspettative e di sogni di cristiana speranza. Con Maria, la Madre di Dio, di cui oggi ricorre la solennità e portiamo al battesimo questo  anno del Signore 2017 e che ci auguriamo possa trascorrere serenamente e in pace.

 

Nell’antifona di ingresso di questa solennità, comprendiamo il senso di questa celebrazione di apertura del nuovo anno: “Oggi su di noi splenderà la luce, perché è nato per noi il Signore;  Dio onnipotente sarà il suo nome, Principe della pace, Padre dell’eternità: il suo regno non avrà fine”. (cf. Is 9,2.6; Lc 1,33).

A sette giorni dalla solennità della nascita di Gesù, la Chiesa ci invita ad assumere come modello di riferimento per tutto l’anno, Maria, la Madre del Signore e Madre nostra. D’altronde se vogliamo incontrare Gesù, in modo più certo ed immediato è quello di incontrare Maria, che ci porta direttamente a Lui, che è la nostra vita e la nostra luce.

 

La nostra preghiera all’inizio di questo anno è, infatti, dedicata a Maria, Regina della Pace e Madre del Principe della Pace, visto che oggi celebriamo anche la giornata mondiale della pace: “Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono”.

 

Iniziamo il nuovo anno con la speciale benedizione del Signore, il cui testo, ricco di significato religioso, spirituale ed umano, troviamo nel testo del libro dei Numeri  che è la prima lettura di questa solennità della Madre di Dio: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.

 

Penso che altra richiesta al Signore all’inizio del 2017 non può essere quella che abbiamo rivolto a Lui, nella preghiera, con queste espressioni: Dio ci benedica, ci custodisca, ci faccia vedere il suo volto di luce, di gioia e di pace. Non abbiamo bisogno che di questo. Il resto è davvero spazzatura, come quella che si usa buttare via alla fine dell’anno, per esprimere simbolicamente ciò che non ha valore e ciò che ha costituito motivo di sofferenza nell’anno che è passato.

 

Ogni anno nuovo è benedizione di Dio ed arrivarci è sempre un dono di cui dobbiamo essere riconoscenti al Signore. Perché senza alcun nostro merito siamo arrivati a questo nuovo appuntamento che segna l’inizio di un nuovo cammino nel tempo e in vista dell’eternità. Se il tempo passa, l’eternità resta. Se le parole dell’uomo hanno una scadenza, quella di Dio rimangono per sempre e come tali sono certezze e sostegni nel nostro itinerario terreno. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno, ci ricorda Gesù. Ecco, perciò, oggi con il Salmo 66, possiamo rivolgerci al Signore con queste parole di speranza e di futuro: Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.

Nel brano della lettera di San Paolo Apostolo ai Galati veniamo trasportati idealmente e spiritualmente alla nascita di Gesù, definito questo periodo come pienezza dei tempi, come tempi maturi per accogliere la venuta di Cristo atteso da sempre. Anche questo testo ci parla della figura di Maria, essendo Gesù nato da donna, sotto la legge, per salvare quanti erano in attesa della redenzione. E che Cristo ci ha redento mediante la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, lo comprendiamo meglio nei versetti seguenti: E che noi siamo figli  lo prova il fatto che Dio mandò lo spirito del suo figlio, mediante il quale noi possiamo rivolgerci a Dio con il nome di Padre; per cui siamo figli liberi e non schiavi di nessuno, ed essendo figli siamo anche eredi, per grazia, del paradiso. Aver questa sicurezza ci aiuta a vivere nel mondo con lo sguardo fisso nell’eternità. E il tempo che il Signore ci concede serve proprio per questo.

La buona notizia del vangelo, quello della nascita del redentore, ci fa capire il testo di oggi, non va custodita gelosamente tutta per se stessi, ma va annunciata e diffusa mediante gli strumenti della comunicazione odierna con urgenza, forti dell’esperienza dei pastori che andarono senza indugio alla grotta di Gesù. E noi affrettiamoci a portare a tutti il messaggio di pace, a partire dai nostri vicini. Noi dobbiamo essere trasmettitori, non freddi e distaccati, ma con cuore e passione del vangelo della gioia e della pace.