PADRE RUNGI

P.RUNGI. TESTO DELLA VIA CRUCIS – QUARESIMA 2017

PASSIONISTE8

VIA CRUCIS PER I GIOVANI E CON I GIOVANI

CASA DEL VOLTO SANTO – PONTI ROSSI – NAPOLI

VENERDI’ 24 MARZO 2017 – ORE 18,30

MEDITAZIONI E PREGHIERE DI PADRE ANTONIO RUNGI PASSIONISTA

QUARESIMA 2017

Canto iniziale

INTRODUZIONE

S.Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

T.Amen.

S.Il Signore sia con voi.

T.E con il tuo spirito.

 

G1-Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (2,5-11)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Breve pausa di silenzio e meditazione

C.Preghiamo: Signore, in questo cammino che porta al Calvario insieme a Te, nella nostra preghiera della Via Crucis di questo Venerdì di Quaresima, noi giovani e tutti i fedeli qui presenti ci rivolgiamo a Te per chiederti scusa, perché non siamo stati capaci di concretizzare il tuo insegnamento nella vita di tutti i giorni. I tuoi sentimenti non sono stati i nostri. E di questo ti chiediamo umilmente perdono. Amen.

 

 

S.PRIMA STAZIONE: Gesù è condannato alla morte per crocifissione

G1-Dal Vangelo secondo Giovanni 19, 12-16

Pilato cercava di liberare  [Gesù]; ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”. Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.  Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”. Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

 

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G2-Quante persone, ogni giorno, nella nostra città, nel Sud vengono condannati ad una morte fisica, morale e spirituale, in assenza di quei servizi essenziali che riguardano la salute del corpo e dello spirito. Diversi vengono condannati a morte e vengono anche uccisi e massacrati dalla droga, dalla violenza comune ed organizzata, dalla malasanità, dalla mancanza dell’essenziale.

 

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G3-Gesù, tu che sei stato ingiustamente condannato a morte, guarda ai tanti condannati a morte del nostro territorio, soprattutto se sono innocenti ed hanno un solo nome comune: minorenni. Amen.

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G4-Mi direte: “Padre, ma io sono molto limitato, sono peccatore, cosa posso fare?”. Quando il Signore ci chiama, non si ferma a ciò che siamo o a ciò che abbiamo fatto. Al contrario, nel momento in cui ci chiama, Egli sta guardando tutto quello che potremmo fare, tutto l’amore che siamo capaci di sprigionare. Gesù vi chiama a lasciare la vostra impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, la vostra storia e la storia di tanti” (Papa Francesco)

S.SECONDA STAZIONE: Gesù è caricato della croce

G1-Dal Vangelo di Giovanni (19,17)

Essi allora presero Gesù ed ed Egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, in ebraico Golgota.

 

G2-Quanti croci sono costretti a portare sulle spalle i giovani del nostro territorio: dalla mancanza di opportunità sociali, culturali ed economiche, a quelle non meno gravi della mancanza di un’educazione alla fede di cui le famiglie non se ne fanno più carico. Troppe deleghe a chi non ha la responsabilità diretta dei figli, dei minorenni, degli adolescenti e dei giovani in generale, che non vengono assolte e portate a termine.

 

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G3-Signore, alleggerisci il peso delle croci ai nostri giovani non più preparati alla vita, a saper soffrire e a lottare per i giusti ideali della società. Amen.

 

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G4-Maria non si chiude in casa, non si lascia paralizzare dalla paura o dall’orgoglio. Maria non è il tipo che per stare bene ha bisogno di un buon divano dove starsene comoda e al sicuro. Non è una giovane-divano!  Se serve una mano alla sua anziana cugina, lei non indugia e si mette subito in viaggio. (Papa Francesco)

 

 

S.TERZA STAZIONE: Gesù cade la prima volta sotto la croce

 

G1-Dal libro del profeta Isaia. 53, 4-8

…Egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori

e noi lo giudicavamo castigato,

percosso da Dio e umiliato.

Egli è stato trafitto per i nostri delitti,

schiacciato per le nostre iniquità.

Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;

per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,

ognuno di noi seguiva la sua strada;

il Signore fece ricadere su di lui

l’iniquità di noi tutti.

Maltrattato, si lasciò umiliare

e non aprì la sua bocca;

era come agnello condotto al macello,

come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,

e non aprì la sua bocca.

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo.

 

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G2-Sono tante le cadute morali e spirituali dei giovani del nostro territorio, che vanno dalla droga, alla violenza, all’edonismo, all’egoismo, all’indifferenza, al bullismo ed altre forme di decadenza tipiche dei giovani. Ma ci sono anche cadute di stile, di educazione, di vera spiritualità e devozione, al punto tale che la partecipazione alla vita della chiesa è limitata.

 

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G3-Signore, fa comprendere ai nostri giovani quanto sia importante una vita moralmente elevata ed una vita spirituale altrettanto ricca di contenuti della fede, che sostenga il cammino della speranza e della carità. Amen.

 

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“È lungo il percorso per raggiungere la casa di Elisabetta: circa 150 chilometri. Ma la giovane di Nazareth, spinta dallo Spirito Santo, non conosce ostacoli. Sicuramente le giornate di cammino l’hanno aiutata a meditare sull’evento meraviglioso in cui era coinvolta. Così succede anche a noi quando ci mettiamo in pellegrinaggio: lungo la strada ci tornano alla mente i fatti della vita, e possiamo maturarne il senso e approfondire la nostra vocazione, svelata poi nell’incontro con Dio e nel servizio agli altri” (Papa Francesco).

 

S.QUARTA STAZIONE: Gesù incontra la sua SS.Madre

 

G1-Dal Vangelo secondo Luca. 2, 34-35. 51

Simeone parlò a Maria, sua madre:

“Egli è qui per la rovina

e la risurrezione di molti in Israele,

segno di contraddizione

perché siano svelati i pensieri di molti cuori.

E anche a te una spada trafiggerà l’anima” …

Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

 

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G2-Quanti giovani sono orfani di genitori sia in senso reale che astratto, in quanto non sono presenti nella loro vita, non li seguono, non li curano, non li formano allo spirito del Vangelo. Quante mamme rifiutano la vita, che portano nel grembo o abbandonano i figli in qualche luogo. La nostra città, storicamente, ricorda bene, nel passato ed oggi, questo fenomeno dell’abbandono dei minori. Sono in questi nostri territori, dove solo apparentemente i figli sono i beni veri della famiglia, che si registrano i casi di maggiore sofferenza tra i minori.

 

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G3-Signore, tu che hai incontrato il volto dolente e rassicurante di tua Madre lungo il Calvario, fa che i bambini appena nati, come i giovani possano incontrare il volto sereno e fiducioso delle loro madri e dei loro padri, che sull’esempio di Maria e Giuseppe seguano i figli per tutto il percorso della loro vita. Amen.

 

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Quando Dio tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi diventano capaci di azioni veramente grandiose. Le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto nell’esistenza di Maria ci parlano anche del nostro viaggio nella vita, che non è un vagabondare senza senso, ma un pellegrinaggio che, pur con tutte le sue incertezze e sofferenze, può trovare in Dio la sua pienezza (Papa Francesco).

 

S.QUINTA STAZIONE: Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce.

 

G1-Dal Vangelo secondo Marco. 15, 21-22

Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio.

 

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G2-La solidarietà è tanto sentita tra i giovani del nostro tempo e della nostra terra, ma molte volte si traduce solo in pie intenzioni e progetti che rimangono sulla carta, senza effetti reali nella società. Ci sono tanti giovani che hanno bisogno di altri giovani per uscire dalle varie emergenze della loro vita e del territorio che li assorbe senza farli più vivere.

 

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G3-Signore Gesù, aiuta i giovani a capire l’importanza di tendersi una mano nel fare il bene e nel progredire nel bene ed avere il coraggio, tutti insieme, per cambiare questo mondo con la forza della fede e dell’amore. Amen.

 

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G4-La vera esperienza di Chiesa non è come un flashmob, in cui ci si dà appuntamento, si realizza una performance e poi ognuno va per la sua strada. La Chiesa porta in sé una lunga tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, arricchendosi al tempo stesso dell’esperienza di ogni singolo. Anche la vostra storia trova il suo posto all’interno della storia della Chiesa. Anche voi giovani potete fare grandi cose, assumervi delle grosse responsabilità, se riconoscerete l’azione misericordiosa e onnipotente di Dio nella vostra vita. (Papa Francesco).

 

S.SESTA STAZIONE: Gesù è asciugato nel volto dalla Veronica

 

Dal libro del profeta Isaia. 53, 2-3

Non ha apparenza né bellezza

per attirare i nostri sguardi,

non splendore per potercene compiacere.

Disprezzato e reietto dagli uomini,

uomo dei dolori che ben conosce il patire,

come uno davanti al quale ci si copre la faccia.

 

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G2-Noi abbiamo il sacrosanto dovere di asciugare le lacrime di sangue di quanti soffrono a causa nostra, in particolare i nostri genitori, i nostri parenti più stretti, quelli che ci vogliono più bene e soffrono maggiormente per noi, quando camminiamo al di fuori di ogni regola morale e di ogni buona educazione ricevuta.

 

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G3-Signore Gesù, fa comprendere a noi giovani di non far soffrire nessuno a causa nostra, fosse anche il più sconosciuto della terra e quando vediamo qualcuno che piange, come la Veronica, sporchiamoci i panni per alleviare il dolore di chi sta nel pianto e versa lagrime di sangue. Amen.

 

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G4-Vorrei porvi alcune domande: in che modo “salvate” nella vostra memoria gli eventi, le esperienze della vostra vita? Come trattate i fatti e le immagini impressi nei vostri ricordi? Ad alcuni, particolarmente feriti dalle circostanze della vita, verrebbe voglia di “resettare” il proprio passato, di avvalersi del diritto all’oblio. Ma vorrei ricordarvi che non c’è santo senza passato, né peccatore senza futuro. La perla nasce da una ferita dell’ostrica! Gesù, con il suo amore, può guarire i nostri cuori, trasformando le nostre ferite in autentiche perle. Come diceva san Paolo, il Signore può manifestare la sua forza attraverso le nostre debolezze (cfr 2 Cor 12,9). (Papa Francesco).

 

S.SETTIMA STAZIONE: Gesù cade la seconda volta sotto la croce.

 

G1-Dal libro delle Lamentazioni. 3, 1-2. 9. 16

Io sono l’uomo che ha provato la miseria

sotto la sferza della sua ira.

Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare

nelle tenebre e non nella luce…

Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra,

ha ostruito i miei sentieri…

Mi ha spezzato con la sabbia i denti,

mi ha steso nella polvere.

 

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G2-Le promesse non mantenute, ci portano spesso a ricadere sugli stessi sbagli ed errori di sempre. Ma anche quando tocchiamo il fondo, abbiamo il dovere morale per noi stessi e per gli altri di rialzarci subito e continuare con maggiore vigore interiore, forse con minore vigore fisico, il lungo viaggio della vita, che conduce alla vita, se si ama la vita.

 

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G3-Signore, non abbandonarci nella tentazione di sentirci forti ed invincibili, quando in realtà siamo fragili e peccatori incalliti, che non ce la fanno più a rialzarsi per un breve tragitto spirituale di conversione del loro cuore. Amen.

 

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G4-I nostri ricordi però non devono restare tutti ammassati, come nella memoria di un disco rigido. E non è possibile archiviare tutto in una “nuvola” virtuale. Bisogna imparare a far sì che i fatti del passato diventino realtà dinamica, sulla quale riflettere e da cui trarre insegnamento e significato per il nostro presente e futuro. Compito arduo, ma necessario, è quello di scoprire il filo rosso dell’amore di Dio che collega tutta la nostra esistenza. (Papa Francesco).

 

S.OTTAVA STAZIONE: Gesù incontra le pie donne di Gerusalemme

 

G1-Dal Vangelo secondo Luca. 23, 27-31

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di Lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse:

“Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”.

 

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G2-Quante lagrime di coccodrillo spargiamo lungo il percorso della nostra vita di piccoli, adolescenti e giovani. Piangiamo facilmente, come ridiamo facilmente. Non sappiamo più differenziare la vera sofferenza, da quella falsa e ipocrita, che si manifesta in certe circostanze, in cui non siamo personalmente coinvolti. Piangiamo, ma non ci correggiamo, né vogliamo correggere chi sbaglia palesemente.

 

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G3-Signore, donaci l’onestà di piangere per cause giuste e versare non solo lagrime di dolore, ma anche lagrime di gioia, per le tante cose buone che esistono nel nostro mondo e soprattutto nel mondo dei giovani. Amen.

 

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Tanti dicono che voi giovani siete smemorati e superficiali. Non sono affatto d’accordo! Però occorre riconoscere che in questi nostri tempi c’è bisogno di recuperare la capacità di riflettere sulla propria vita e proiettarla verso il futuro. Avere un passato non è la stessa cosa che avere una storia. Nella nostra vita possiamo avere tanti ricordi, ma quanti di essi costruiscono davvero la nostra memoria? Quanti sono significativi per il nostro cuore e aiutano a dare un senso alla nostra esistenza? (Papa Francesco).

 

NONA STAZIONE: Gesù cade la terza volta sotto la croce.

 

G1-Dal libro delle Lamentazioni. 3, 27-32

È bene per l’uomo portare il giogo

fin dalla giovinezza.

Sieda costui solitario e resti in silenzio,

poiché egli glielo ha imposto;

cacci nella polvere la bocca,

forse c’è ancora speranza;

porga a chi lo percuote la sua guancia,

si sazi di umiliazioni.

Poiché il Signore non rigetta mai…

Ma, se affligge, avrà anche pietà

secondo la sua grande misericordia.

 

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G2-La terza caduta di Gesù sotto il pesante legno della croce, in una condizione di debilitazione totale per la violenza subita, rammenta a tutti i giovani la forza d’animo che devono avere anche quando tutto sembra finito e annientato. Con la faccia a terra e prostrati nella polvere, dobbiamo riconoscere che spesso la gioventù è solo un tempo della vita, ma mai un tempo dello Spirito. Egli con i suoi sette doni aiuti ogni giovane, soprattutto se cresimato, ad essere testimone di rinascita per se stesso, per il proprio ambiente, per la propria città.

 

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G3- Signore, ti preghiamo, suscita in tutti i giovani l’amore ardente per la causa della giustizia, della verità e della bontà e nessuno dei giovani possano sperimentare la delusione della vita, molto spesso ingrata verso di loro e verso i propri cari. Amen.

 

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G4-I volti dei giovani, nei “social”, compaiono in tante fotografie che raccontano eventi più o meno reali, ma non sappiamo quanto di tutto questo sia “storia”, esperienza che possa essere narrata, dotata di un fine e di un senso. I programmi in TV sono pieni di cosiddetti “reality show”, ma non sono storie reali, sono solo minuti che scorrono davanti a una telecamera, in cui i personaggi vivono alla giornata, senza un progetto. Non fatevi fuorviare da questa falsa immagine della realtà! Siate protagonisti della vostra storia, decidete il vostro futuro! (Papa Francesco).

 

S.DECIMA STAZIONE: Gesù è spogliato delle sue vesti

 

G1-Dal Vangelo secondo Giovanni (19,23-24)

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.

 

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G2-Quante volte i giovani si spartiscono bottini, frutto di furti, violenze, sopraffazioni, ingiustizie; si spartiscono droga, alcool ed altre sostanze nocive che rovinano la loro vita. Come i soldati ai piedi del crocifisso, gettano la sorte, giocano d’azzardo non solo per raggiungere degli illusori guadagni, ma giocano pesante con la loro vita e con la vita degli altri.

G3-Signore, concedi a noi giovani la sapienza del cuore e l’intelligenza vera, che viene dal cielo e come il Re Salomone, facci dono di ciò che veramente conta in questo mondo e nell’eternità. Amen.

 

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G4-Alla fine di ogni giornata ci possiamo fermare per qualche minuto a ricordare i momenti belli, le sfide, quello che è andato bene e quello che è andato storto. Così, davanti a Dio e a noi stessi, possiamo manifestare i sentimenti di gratitudine, di pentimento e di affidamento, se volete anche annotandoli in un quaderno, una specie di diario spirituale. Questo significa pregare nella vita, con la vita e sulla vita, e sicuramente vi aiuterà a percepire meglio le grandi cose che il Signore fa per ciascuno di voi. Come diceva sant’Agostino, Dio lo possiamo trovare nei vasti campi della nostra memoria (cfr Confessioni, Libro X, 8, 12). (Papa Francesco).

 

 

S.UNDICESIMA STAZIONE: Gesù è inchiodato alla croce

 

G1-Dal Vangelo secondo Marco. 15, 25-27.29-30

Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: “Il re dei Giudei”. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. I passanti lo insultavano  e, scuotendo il capo, esclamavano: “Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce.

 

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G2-Davanti al Cristo crocifisso o si piange e ci si converte o si resta indifferenti o addirittura si può essere provocanti chiedendo a Gesù di dimostrare la sua onnipotenza e la sua Figliolanza con Dio. Questo atteggiamento scettico, agnostico o addirittura ateo rappresenta il sistema di pensiero di molti giovani del nostro tempo e della nostra terra.

 

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G3-Signore Gesù, inchiodato alla Croce e messo a morte per la nostra salvezza, da questo trono regale e cattedra di altissimo valore morale e spirituale, insegna ai nostri giovani a guardare sempre in alto ed avere l’orgoglio di essere dei buoni cristiani, con il vivere con il segno distintivo di ogni discepolo di Gesù Cristo, che è la Croce. Amen.

 

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Maria raccoglie il patrimonio di fede del suo popolo e lo ricompone in un canto tutto suo, il Magnificat, ma che è allo stesso tempo canto della Chiesa intera. E tutta la Chiesa lo canta con lei. Affinché anche voi giovani possiate cantare un Magnificat tutto vostro e fare della vostra vita un dono per l’intera umanità, è fondamentale ricollegarvi con la tradizione storica e la preghiera di coloro che vi hanno preceduto. (Papa Francesco)

 

S.DODICESIMA STAZIONE: Gesù muore in croce

 

G1-Dal Vangelo secondo Marco. 15, 33-34. 37. 39

Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì , Eloì , lema sabactà ni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?…Ed egli, dando un forte grido, spirò …Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”.

 

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G2-La morte in croce di Gesù, anche lui giovane, appena 33 anni, ci riporta alla morte violenta di tanti giovani assassinati, non solo per azioni criminosi e terroristiche, ma anche morti nel silenzio, nell’indifferenza e nella solitudine di una società che emargina facilmente chi non è bello, perfetto, simpatico, accomodante, conformista, labile di pensiero e quanto di negativo si possa cogliere nella vita di un giovane che non si relazione con altri giovani.

 

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G3-Signore insegna a tutti i giovani di questa nostra città e territorio a guardare in faccia il dolore dell’umanità, senza omertà, senza aver paura di chiamare con i loro nomi i peccati che si commettono nel nome di un perbenismo o di un superficialismo, che trova accoglienza in vasti strati sociali, abituati a salvare la faccia e mai a salvare la vita, soprattutto dei più piccoli, poveri, fragili ed innocenti di questa terra. Amen.

 

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G4-Nella dinamica della vita, le suppliche di oggi diventeranno motivi di ringraziamento di domani. Così, la vostra partecipazione alla Santa Messa e i momenti in cui celebrerete il sacramento della Riconciliazione saranno allo stesso tempo culmine e punto di partenza: le vostre vite si rinnoveranno ogni giorno nel perdono, diventando lode perenne all’Onnipotente. «Fidatevi del ricordo di Dio: […] la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male» (Papa Francesco).

 

S.TREDICESIMA STAZIONE: Gesù è deposto dalla croce

 

G1-Dal Vangelo secondo Marco. 15, 42-43. 46

Sopraggiunta ormai la sera, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il Regno di Dio, comprato un lenzuolo, calò il corpo di Gesù giù dalla croce.

 

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G2-Morto Gesù, tutto diventa tristezza e malinconia in coloro che non hanno fede e non aspettano il giorno della vita. Gesù aveva detto chiaramente che sarebbe risorto e chiedeva nei suoi discepoli una risposta di vita e non di morte. Quando viene a mancare una prospettiva di vita e si favorisce una cultura di morte, come nel nostro tempo, a pagarne le più drammatiche conseguenze sono proprio i giovani, i più fragili, quelli che sono aperti alla vita ed invece di trovare la vita, incontrono solo campi di sterminio, senza andare molto lontano nel tempo e nello spazio, ma guardandosi semplicemente intorno per constatare tutto ciò, proprio ai nostri giorni. Noi cerchiamo campi di vita e di speranza.

 

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G3-Signore aiuta i giovani a costruire un mondo migliore, dove non regni la morte, ma si affermi sempre più la cultura della vita, che parta dalla difesa del nascituro, fino al moribondo, giovane o anziano, che attende di emettere l’ultimo respiro per iniziare a vivere per sempre in Dio. Amen

 

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G4-Per costruire un futuro che abbia senso, bisogna conoscere gli avvenimenti passati e prendere posizione di fronte ad essi. Voi giovani avete la forza, gli anziani hanno la memoria e la saggezza. Come Maria con Elisabetta, rivolgete il vostro sguardo agli anziani, ai vostri nonni. Vi diranno cose che appassioneranno la vostra mente e commuoveranno il vostro cuore. (Papa Francesco)

 

QUATTORDICESIMA STAZIONE: Gesù è deposto nel sepolcro.

 

G1-Dal Vangelo secondo Marco. 15, 46-47

Giuseppe d’Arimatea, avvolto il corpo di Gesù in un lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Magdala e Maria madre di Joses stavano ad osservare dove veniva deposto.

 

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G2-Il cimitero, la tomba…quanti giovani morti prematuramente per incidenti stradali, per malattie, per droga o perché assassinati da bande di rivali, oppure morti senza aver avuta la possibilità di essere curati e guariti, perché senza risorse economiche in grado di poter assicurare loro il meglio dell’assistenza medica. Basta farsi un giro nei cimiteri delle nostre città e guardare le foto di tanti bambini, giovani ed adulti che appena appena si sono affacciati alla vita. Grande lezione per chi pensa di essere eterno, onnipotente, onnisciente, onnipresente, ritenendosi un Dio che non lo è. La vita che scorre e per tutti ha un termine, aiuta i nostro cammino di pellegrini e di viandanti verso la patria comune, che non è la fossa comune, dove sono stati ammassati i corpi, senza nome, di eccidi e massacri di ieri e di oggi.

 

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G3-Signore Gesù, fa che la storia di questi anni e di quelli a venire possano avere, attraverso i giovani, il volto della speranza e della vita, superando ogni conflitto ideologico, culturale, razziale e religioso che ancora oggi, proprio in questi giorni, semina morte e dolore in tanti parti del mondo. Amen.

 

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G4-Saper fare memoria del passato non significa essere nostalgici o rimanere attaccati a un determinato periodo della storia, ma saper riconoscere le proprie origini, per ritornare sempre all’essenziale e lanciarsi con fedeltà creativa nella costruzione di tempi nuovi. Sarebbe un guaio e non gioverebbe a nessuno coltivare una memoria paralizzante, che fa fare sempre le stesse cose nello stesso modo. È un dono del cielo poter vedere che in molti, con i vostri interrogativi, sogni e domande, vi opponete a quelli che dicono che le cose non possono essere diverse. (Papa Francesco)

 

CONCLUSIONE

 

Padre nostro, Ave Maria e Gloria (secondo le intenzioni del Papa)

 

“Dio, Padre misericordioso,

che hai rivelato il Tuo amore nel Figlio tuo Gesù Cristo,

e l’hai riversato su di noi nello Spirito Santo, Consolatore,

Ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo”.

Ti affidiamo in modo particolare

i giovani di ogni lingua, popolo e nazione:

guidali e proteggili lungo gli intricati sentieri del mondo di oggi

e dona loro la grazia di raccogliere frutti abbondanti

dall’esperienza della preghiera personale e comunitaria.

 

Padre Celeste,

rendici testimoni della Tua misericordia.

Insegnaci a portare la fede ai dubbiosi,

la speranza agli scoraggiati,

l’amore agli indifferenti,

il perdono a chi ha fatto del male

e la gioia agli infelici.

Fa’ che la scintilla dell’amore misericordioso

che hai acceso dentro di noi,

seguendo Cristo Crocifisso e Risorto,

diventi un fuoco che trasforma i cuori

e rinnova la faccia della terra. Amen.

 

  1. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e vi rimanga sempre.
  2. Amen

 

Canto finale.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA IV DOMENICA DI QUARESIMA 2017

RUNGI1

IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

DOMENICA 26 MARZO 2017

La gioia di una fede vera e sincera

Commento di padre Antonio Rungi

 

Oggi celebriamo la domenica della letizia, della gioia che ci proietta direttamente alla Pasqua. La gioia che ogni cristiano deve per necessità sperimentare e che nasce dalla fede e vive di fede.

I testi biblici di questa quarta domenica di Quaresima, infatti, ci mettono davanti a noi il cammino della gioia che solo chi ha una visione di fede vera e sincera può sperimentare anche nella croce e nella sofferenza.

L’antifona di ingresso della liturgia eucaristica di questa giornata ci invita a rallegrarci con Gerusalemme, a riunirsi in essa quanti l’amano, ad esultare di gioia nel Signore e a superare ogni tristezza e malinconia del cuore, a saziarci del pane della grazia che il Signore ci dona continuamente.

La nostra Gerusalemme è la Chiesa dei credenti ed in essa vogliamo sperimentare la vera gioia che viene dal cielo ed arriva al cielo.

Nel testo della prima lettura di questa domenica, tratto dal primo libro di Samuele, troviamo il racconto dell’elezione di Davide a Re d’Israele. Tra tutti i figli di  Iesse, solo Davide è indicato come il giusto e legittimo Re di Israele, consacrato dallo stesso Samuele, che svolgeva la funzione di profeta e giudice. Chi fosse Davide lo sappiamo da questo testo: era un pastore e come tale la sua attività era stare a curare l’ovile. Dai campi viene chiamato, prelevato e portato al cospetto di Iesse per essere unto e consacrato Re da Samuele. Si comprende facilmente che il testo rimanda alla figura di Cristo, indicato come Figlio di Davide. E Gesù è della discendenza Davidica, come lo era Giuseppe il suo padre putativo. Ma Davide è anche il Pastore e Gesù è il Buon Pastore. Queste due immagini di Re e Pastore riferite a Davide e traslate con un significato molto diverso a Gesù ci inseriscono nel cammino pasquale, che è un evidente richiamo al battesimo, quale sacramento della fede, che ci inserisce in Cristo Re, sacerdote e profeta.

Lo stesso salmo responsoriale, tratto dal Salmo 22, ci ricorda che il Signore è il nostro Pastore, la nostra guida, che ci fa riposare su campi erbosi e ci conduce in porti sicuri, ci guida per giusti cammini e ci porta fuori dalle oscurità del male e del peccato. In questa nuova condizione, noi vivremo al sicuro nella casa di Dio e sperimenteremo gioia e felicità piene.

Nel bellissimo brano della lettera di san Paolo Apostolo agli Efesini, il nostro cuore si apre ad una speranza che trova le sue ragioni nella fede, che è luce e lampada sui nostri passi. Con la fede noi siamo davvero nella luce della grazia di Dio, usciamo fuori dalle secche del peccato, dai blocchi di ogni genere che non ci fanno progredire verso il bene. Se una volta eravamo tenebre, ora, con il battesimo e la conversione, siamo luce e come persone che sperimentano la luce della grazia e della misericordia di Dio, cosa debbono fare? Dobbiamo comportarci come figli della luce, i cui frutti sono elencati da san Paolo con termini precisi: bontà, giustizia e verità. Il cristiano è fedele, è trasparente ed è coerente. Non dice una cosa e poi ne fa un’altra, ma quello che dice lo fa sempre, in pubblico e in privato. I valori morali e tutto ciò che ha attinenza con la risposta personale alla chiamata alla santità vanno integralmente vissuti, senza compromessi alcuni o adattamenti vari. Bisogna svegliarsi dal torpore spirituale e non vivere come cadaveri ambulanti, morti dentro e senza prospettiva di vita e di speranza. In tali condizioni il cristiano non può assolutamente starci, in quanto la sua vita di grazia, illuminata dallo Spirito del Padre, non può essere che una vita di gioia e felicità

Oggi ascoltiamo uno dei testi del vangelo in cui il Signore opera un miracolo eccezionale, quello della guarigione di un cieco nato. Del fatto straordinario ne sono convinti anche i detrattori del Signore: “Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Tutto il racconto ci fa comprendere la progressione del cammino della fede, della luce che è la fede e della vista che è quella interiore. Il miracolo in se stesso è un fatto oggettivo e dimostrabile dalla scienza stessa che classifica l’evento come un fatto inspiegabile in quel momento. Ma si sa che da che mondo è mondo, cioè in base alle conoscenze scientifiche, nessuna persona che è nata cieca, riacquisti la vista con cure e terapie. E’ capitato che si è avuto questo dono mediante l’intervento dall’alto. I limiti della natura sono superati con l’intervento del cielo. Ma al di là del valore in se di questo straordinario miracolo operato da Gesù, tutto il Vangelo di oggi è un forte appello ad affidarsi a Dio, con il vivere la fede e sentirla viva in noi. Il cieco nato, poi guarito, è ogni persona che viene in questo mondo e vi entra con il peccato originale, che il lavacro del battesimo, toglie dando a chi lo riceve il dono della fede, della luce. Una luce che può irradiarsi per tutta la vita o spegnersi progressivamente, non vivendo nella grazia e nell’amicizia di Dio. Chiediamo al Signore che questa luce rimanga sempre accesa nella stanza del nostro cuore e della nostra mente. Concludo questa mia odierna riflessione sulla parola di Dio con questa preghiera scritta da un grande santo convertito dal paganesimo al cristianesimo che è Sant’Agostino:

Signore mio Dio,

Unica mia Speranza,

fà che stanco non smetta di cercarTi,

ma cerchi il Tuo Volto sempre con ardore.

Dammi la Forza di cercare, Te,

che Ti sei fatto incontrare e mi hai dato la Speranza

di sempre più incontrarTi.

Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza:

conserva quella, guarisci questa.

Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza:

dove mi hai aperto, accoglimi al mio entrare,

dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.

Fà che mi ricordi di Te,

che intenda Te, che ami Te.

Grazie, Signore, noi Ti adoriamo e crediamo in Te!

Amen

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO -II DOMENICA DI QUARESIMA 2017

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II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 12 marzo 2017

Collocati come ponti tra due monti

Commento di padre Antonio Rungi

La liturgia della parola di Dio della seconda domenica di Quaresima ci offre l’occasione e l’opportunità di riflettere su due temi portanti della spiritualità cristiana: la vocazione e la trasfigurazione. Nella prima lettura, infatti, si parla della vocazione di Abramo, nella seconda di quella dell’Apostolo Paolo e nel Vangelo ci viene narrato il racconto della trasfigurazione del Signore sul Monte Tabor. La Quaresima è d’altra parte tempo favorevole per trasfigurarci ad immagine e somiglianza di Cristo crocifisso e glorioso. Nella preghiera iniziale della santa messa di oggi ci rivolgiamo al Padre con queste umili parole: “O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito, perché possiamo godere la visione della tua gloria”. La Quaresima che è tempo privilegiato per ascoltare meglio e più intensamente la parola di Dio ci aiuti a porre al centro della nostra giornata e della nostra vita ciò che davvero conta davanti a Dio e agli uomini.

Per realizzare questo sogno è necessario avere la stessa disponibilità e la stessa fede di Abramo che accolse la parola del Signore e lasciò ogni cosa, compresa la sua terra, per seguire la chiamata di Dio: “«Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò…. Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore”.

Lasciare tutto e partire. Quando il Signore chiama e si comprende esattamente la sua voce, non c’è cosa, persona e legame che ti possa costringere a rimanere piuttosto che andare. Abramo ascolta la voce del Signore e parte, senza alcuna meta, seguendo l’itinerario che Dio gli indicherà. Non la strada di Abramo, ma la strada di Dio si apre davanti al suo cammino e lui sempre più sicuro non va verso l’incognito e il buio, ma verso il certo e la luce, perché è la luce di Dio che lo guida, è la luce della fede. Perciò egli è nostro padre nella fede. Nella vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio, troviamo il prototipo di ogni chiamata alla fede. Le nostre umane decisioni vanno costruite sulla parola di Dio che, come ci ricorda il Salmo 32, è retta e fedele ed ama la giustizia e il diritto.

Anche san Paolo nel brano di oggi, tratto dalla sua lettera all’amico Tito, parla della vocazione e della missione che è per la propria santificazione e per annunciare il Vangelo della salvezza e della redenzione. “Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo. Per portare avanti la causa del vangelo bisogna avere un grande spirito di sacrificio, di rinuncia e di patimenti. Per il Vangelo si soffre frequentemente in ogni angolo della terra, dove la testimonianza della vita cristiana rappresenta un forte appello, per tutti, alla rettitudine morale. Solo con la grazia di Dio e della Sua vicinanza a noi è possibile portare avanti progetti di evangelizzazione, soprattutto in quei luoghi, dove maggiori sono le resistente e gli ostacoli. Il Signore doni lo stesso coraggio e zelo apostolico di Paolo Apostolo, maestro nel campo missionario, anche nell’oggi della Chiesa e del mondo contemporanei.

Nel Vangelo di oggi, tratto da San Matteo, leggiamo il testo della trasfigurazione. Gesù e tre apostoli salgono sul monte Tabor. Gesù all’improvviso cambia il suo volto che diventa luminoso, raggiante ed anche il vestito assume un colore bianco che più di quello non poteva essere. Gesù si trasfigura e con lui appaiono anche due testimoni dell’Antico Testamento, Mosè ed Elia che discorrevano con Lui. I tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, rimangono estasiati da quella visione di paradiso e chiedono al Signore di rimanere lì.

Intanto una voce dal cielo dichiara senza ombra di dubbio che Gesù è il Figlio di Dio, il prediletto del Padre, nel quale il Padre stesso ha posto il suo compiacimento; per cui dobbiamo ascoltare la voce di Cristo, perché è la stessa voce di Dio che ci insegna a seguire il bene e ad evitare il male. All’udire la voce di Dio, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Rimangono nel paura di cosa poteva mai accedere di lì a poco. Ed infatti, Gesù si avvicinò a loro, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». In questo contatto rassicurante, gli apostoli riprendono consapevolezza di chi sono e dove si trovano e con chi stanno. E allora alzano gli occhi verso l’alto, ma non videro più nessuno. Con loro era rimasto Gesù solo, con il Quale erano saliti sul monte della trasfigurazione. Ma si trattava, ora, di riprendere il cammino, di ridiscendere, di ritornale alla normalità. E nel cammin facendo verso la valle delle umane quotidianità e sofferenze è Gesù che parla e raccomanda loro di non parlare a nessuno di quello che avevano visto, lassù, sul monte della gloria «prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». Gesù stesso prepara così gli apostoli all’imminente scandalo della croce ed invita i tre prescelti a seguirlo anche sull’altro monte, quella più difficile da scalare per tutti ed è il Monte Calvario, il Golgota, dove Gesù verrà crocifisso e morirà per la redenzione dell’umanità.

E’ interessante in questa seconda domenica di Quaresima, pensare che noi siamo collocati come ponti tra due monti: il monte Tabor e il monte Calvario. Nella vita che si svolge nel tempo noi dobbiamo realizzare questo raccordo stradale o viadotto della grazia e dell’abbandono fiduciale a un Dio che nel suo Figlio prediletto ci dona la gioia del suo perdono, facendoci toccare con mano la bellezza della grazia. Il tutto però passa necessariamente attraverso quel monte del Calvario che è il monte dell’amore misericordioso di Dio nei confronti dell’umanità, perché su quel monte è stato crocifisso l’Amore per ricominciare a vivere nell’amore proprio partendo dalla passione e morte in croce di nostro Signore. Salendo il monte del Calvario con Gesù che va al patibolo della croce, possiamo capire dove sta il vero Tabor della nostra vita. Sta proprio nell’essere vicino al Cristo e vederlo trasfigurato dall’amore che si fa dono nella croce e con la croce.

PADRE RUNGI. PREGHIERA PER LA QUARESIMA 2017

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Maria, Vergine della Quaresima

Preghiera composta da padre Antonio Rungi, passionista

 

Maria, Madre della conversione,

in questo tempo di Quaresima,

guidaci nel cammino che porta a Gesù,

unico Salvatore e Redentore dell’umanità.

 

Fa, o Vergine della Quaresima,

che in questi giorni di ascolto, preghiera e penitenza,

ogni uomo, credente nel Vangelo,

e che sa di essere polvere e in polvere ritornerà,

possa sperimentare la misericordia divina

nel sacramento della riconciliazione e del perdono.

 

Nell’assiduo ascolto della Parola di Dio,

nella celebrazione quotidiana della liturgia eucaristica,

nella carità senza limite verso ogni fratello di questa Terra,

possa diventare un vero adoratore di Dio, in spirito e verità.

 

O Maria, Madre del Redentore,

Madre del Cristo ritirato nel deserto,

per pregare, fare penitenza e prepararsi

all’annuncio del suo Regno,

ottienici dal tuo Figlio, Morto e Risorto,

per la nostra salvezza,

la grazia di non abbandonarci nella tentazione,

ma di liberarci da ogni male

e portarci con Lui nell’eternità. Amen

 

 

 

P.RUNGI. PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA 2017

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I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
DOMENICA 5 MARZO 2017

 

Le tentazioni aiutano a crescere nella vita di fede.

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

Mercoledì scorso abbiamo iniziato questo lungo cammino di 40 giorni in preparazione alla Santa Pasqua del 2017. E’ il tempo forte dell’anno liturgico, chiamato Quaresima, che ci conduce per mano, con la parola di Dio, con l’eucaristia, con la confessione, con le opere di carità e con la penitenza all’appuntamento annuale della Pasqua di Morte e Risurrezione. Questo periodo di preparazione si aggancia all’esperienza di deserto, preghiera e penitenza fatta da Gesù prima di iniziare la sua attività pubblica. Il vangelo di Matteo di questa prima domenica di Quaresima è dedicato, infatti, proprio al racconto della quaresima di Gesù e alle tentazioni che dovette affrontare e superare a conclusione di essa. Anche per noi cristiani questo tempo di grazia ci è donato, da un punto di vista liturgico per sperimentare la nostra concreta possibilità di rispondere al vangelo con la sincera volontà di convertirsi e di superare qualsiasi tentazione che quotidianamente Satana cerca di farci accettare piuttosto che superarla. Affidiamo il nostro cammino quaresimale alla preghiera di questa prima domenica, con la quale chiediamo “di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo
con una degna condotta di vita”.

La prima lettura e il salmo responsoriale di oggi sono incentrati sul tema del peccato originale e del peccato in generale. Nella prima lettura viene narrata la prima fondamentale caduta essenziale, morale e spirituale, nonché biologica dell’essere umano, commettendo la prima vera e sconvolgente colpa, quella d’origine che ha condizionato, poi, tutto il resto della vita. La descrizione e il racconto di questa ribellione della coppia umana alla volontà e ai disegni di Dio, sembra di poco conto; ma in realtà è di una consistenza tale che ha colpito l’uomo nei suoi elementi basilari, che erano improntati alla perfezione nel Paradiso Terreste, dove Adamo ed Eva, dopo aver fatto esperienza della bontà e della tenerezza di Dio, sperimentano, per loro libera scelta, la nudità e l’allontanamento da Dio. Da quella colpa d’origine parte l’opera della redenzione umana, che troverà la sua piena e definitiva attuazione nella Pasqua di Gesù Cristo. La gravità del peccato originale, che noi esseri umani contraiamo e non commettiamo, è messa in risalto nel brano della libro della Genesi di questa domenica, in cui, chiaramente, è evidenziato l’assurdo comportamento dell’uomo di sfidare Dio, nel suo orgoglio e nella sua presunzione ed illusione di diventare con Lui. L’uomo progettato per il bene da parte di Dio, invece di ascoltare la sua parola e di seguire io suoi ordini, si lascia affascinare, come sempre da satana, simboleggiato qui nell’astuto serpente, che porta, prima Eva e poi Adamo a commettere il primo peccato ed avviare così, nel genere umana, l’esperienza della debolezza, della fragilità e della immoralità a tutti i livelli. Toccato nella sua stessa natura, in seguito a questo peccato, l’uomo rimane naturalmente fragile e soggetto ad ogni tentazione e ad ogni peccato, se non vigila su stesso e su gli altri.

Il salmo responsoriale, tratto dal Salmo 50 è una richiesta a Dio di perdono e misericordia. E’ la presa di coscienza di ciò che diventa l’uomo quando si allontana da Dio e vuole fare a meno di Lui. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Da qui la richiesta: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”.

Nel secondo splendido e ricco brano della lettera di San Paolo Apostolo ai Romani ritroviamo il tema del peccato originale, già messo in luce nel testo della prima lettura, rapportandolo al mistero della redenzione. Il parallelismo tra il vecchio Adamo, quello del peccato e della caduta, è messo in stretto rapporto con il nuovo Adamo, Gesù, quello della risurrezione e dell’esaltazione della croce, mediante la quale il Figlio di Dio ha redento il mondo. Gesù ha vinto la morte e nell’ubbidienza totale al Padre tutti sono stati giustificati, come per la disobbedienza di Adamo, tutti erano stati costituiti peccatori e tale sarebbero rimasti per sempre, se non fosse intervenuto Cristo con la sua morte e risurrezione, che porta la grazia del perdono e della riconciliazione a tutto il genere umano e a tutta la creazione. Entrare in questo cammino di purificazione e rinascita interiore è compito di ogni cristiano. Il Battesimo che abbiamo ricevuto ha dato l’avvio a questo itinerario di santificazione, che tutti possiamo e dobbiamo percorrere, lasciandoci guidare dall’unico maestro della nostra vita che è il Cristo Crocifisso e Risorto.

Infine, nel testo del vangelo di questa prima domenica di Quaresima, come abbiamo detto all’inizio, ci porta con Gesù nel deserto, dove viene tentato dal diavolo. Durante la permanenza di quaranta giorni e notti, alla fine ebbe fame. E qui scatta la prima tentazione da parte del demonio che invita Gesù a trasformare le pietre in pane, per sfamarsi, al fine di dimostrare se veramente fosse Figlio di Dio. Strana tentazione, questa che viene indicata come prima delle tre. Gesù poteva benissimo far comparire il pane o gli stessi angeli del cielo provvedere al suo stentamento durante i quaranta giorni di deserto, ma qui, come se fosse, un mago secondo il diavolo, doveva trasformare dimostrare al demonio che era Figlio di Dio. Quante pretese ha satana nei confronti dell’uomo e nel caso specifico nei confronti di Dio. Gesù sa benissimo chi è e lo sa benissimo anche il demonio. Ma, come tutte le forze del male che si annidano negli esseri malefici, egli ci ha provato con Gesù, uscendo sconfitto da questo primo tentativo di aggressione a Dio. Non contento lo porta sul punto più alto del tempio di Gerusalemme, luogo privilegiato della presenza di Dio, secondo gli israeliti e ci prova a farlo buttare giù, anche in questo caso per dimostrare se è veramente Figlio di Dio. Il diavolo è ossessionato e non a caso dell’identità di Gesù che ben conosce e sa. E pure in questa seconda tentazione, cade nel vuoto il tentativo del diavolo , perché Gesù non ci sta al gioco del dimostrare al demonio chi effettivamente è. Perciò ribadisce di non mettere alla prova il Signore Dio tuo. Ed infine, l’ultimo tentativo, la terza tentazione o provocazione, quella relativa al desiderio di possesso, dominio e gloria su tutta la terra, aspirazione tipica degli imperatori, re e potenti della terra e che in Gesù trova una risposta precisa per contestare la sete di potere e di dominio che per sua natura è diabolica nella sostanza e nella forma. E la storia ci racconta di quanti fallimenti umani in questa direzione. La risposta del Signor è precisa: vattene satana, tu devi adorare il Signore e a lui solo devi rendere culto e rispetto. Immaginiamo se satana poteva sottomettersi al Signore. La conseguenza, vista la resistenza di Gesù, fu quella di andare via e fare spazio al bene, con l’arrivo degli angeli che si posero a servire Gesù ed accudirlo in tutte le sue esigenze. La grazia e il peccato non possono convivere e coabitare, il bene e il male non possono incontrarsi ed occupare lo stesso spazio vitale. La lezione del vangelo di oggi è molto chiara. Si superano le tentazioni se nei nostri pensieri e nei nostri cuori c’è solo il Signore.

In conclusione, in questo periodo di Quaresima tutti noi cristiani siamo invitati a vivere più intensamente il clima di preghiera e di carità. I recenti fatti di cronaca che hanno attinenza con il termine della nostra vita ci pongono responsabilmente di fronte al problema di come rendere bella la vita, anche quando è segnata dalla sofferenza e dalla malattia. La morale cristiana è a favore sempre e comunque alla vita e mai a favore della cultura della morte, anche se la si definisce come dolce morte, oppure suicidio assistito. La nostra vita, quella che il Signore ci ha donato, anche se è segnata dalle croci insopportabili, vale sempre la pena viverla fino in fondo, fino a quel momento in cui Dio ci ha chiama a sé e ci porta con sé nell’eternità.

P.RUNGI. UNA SPECIALE PREGHIERA PER I GIOVANI

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PREGHIERA PER I GIOVANI

COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI

O Dio,

Tu che sei l’eterna gioventù del Paradiso,

guarda dal cielo e proteggi

tutti i giovani della Terra,

che lottano per un mondo migliore

e sperano in un futuro

senza violenze, guerre

ed offese di qualsiasi genere.

 

O Gesù,

Tu che sei stato giovane,

come tutti gli esseri umani,

che nascono, crescono

e si sviluppano fisicamente e mentalmente,

sii vicino, col tuo insegnamento,

a tutti i giovani della terra,

spesso smarriti e senza prospettive.

 

Non permettere, o Gesù,

che i nostri giovani

si scoraggino e non trovino più forza

per andare avanti nel costruire

un mondo dal volto umano.

 

Spirito Santo

che sei la gioventù della grazia santificante

illumina il mondo giovanile

con i tuoi sette doni

che sappiano infondere

in tutti i giovani del mondo

i frutti della gioia e della letizia vera,

capaci di trasformare questa Terra

in un vero paradiso celeste.

 

Maria,

Madre giovane e dei giovani

interceda presso il Signore.

il vero Giovane senza età,

affinché i nostri giovani

sentano come Te,

la voce di Dio

e si consacrino al suo amore,

per servire la causa degli ultimi

di questa afflitta e gemente società

senza grandi valori ed ideali. Amen

 

Preghiera

composta da padre

Antonio Rungi

Passionista

 

P.RUNGI. LA MIA PREGHIERA PER L’EPIFANIA 2017

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PREGHIERA PER L’EPIFANIA 2017

Ai tuoi piedi prostrati, divin Redentore dell’umanità, noi, come i Re Magi, ti adoriamo e ti benediciamo, ti rendiamo grazie per tutto quello che continui a donarci.

Gesù, Epifania del Padre e dello Spirito, Verbo Incarnato, nel grembo purissimo di Maria, Tu vera stella che orienti il cammino degli umili e dei sapienti, illumina questo mondo che versa nelle tenebre dell’errore e della violenza.

Rivela, o Gesù, Redentore del mondo, il volto misericordioso di Dio, che è Pace e non terrore, è tenerezza e non durezza di cuore, è amore e non assolutamente odio.

Tu Agnello immolato e sacrificato sull’altare della Croce, innalzato sul calvario del mondo, viene a liberarci e a salvarci, Tu che tutto sai e puoi.

Libera i bambini da ogni forma di violenza, proteggi le famiglie di tutta la terra, conforta quanti sono infelici e rendi sereno il cammino di questo nostro tempo, segnato da tante tenebre, che offuscano la tua meravigliosa stella, guida sicura che conduce alla Gerusalemme del cielo. Amen

Preghiera di padre Antonio Rungi

 

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DELLA TERZA DOMENICA DI AVVENTO 2016

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TERZA DOMENICA DI AVVENTO

DOMENICA 11 DICEMBRE 2016

VIENI, SIGNORE GESU’, ABBIAMO BISOGNO DI TE

Commento di padre Antonio Rungi

La terza domenica di Avvento ha una sua specificità liturgica. Si chiama la domenica della gioia, perché la parola di Dio è incentrata sull’attesa del Messia, che porta gioia e vita a chi lo aspetta con amore e in Lui vede la realizzazione delle proprie aspettative.

L’antifona d’ingresso della liturgia della messa di oggi, ci fa pregare con queste splendide parole di speranza cristiana e di fiducia piena nel Signore che viene: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto -ricorda l’Apostolo Paolo ai cristiani di Filippi – rallegratevi, il Signore è vicino”.

Considerato il tempo che ci separa dal Natale 2016 non possiamo non accogliere questo invito alla gioia per la prossima venuta del Salvatore nell’annuale celebrazione liturgica del mistero dell’Incarnazione.

Gesù che è venuto nella storia umana non solo l’ha cambiato nella forma, ma soprattutto nella sostanza di un messaggio d’amore e di pace che Egli stesso porta a compimento con la sua morte e risurrezione. Il bambino della grotta di Betlemme è lo stesso Cristo che sale al Calvario e muore in croce per redimere l’umanità dai sui peccati.

In questo messaggio di salvezza un posto privilegiato l’hanno i poveri e gli ultimi, in quanto Gesù viene su questa terra anche per alleviare le sofferenze di chi non contava e non conta in un mondo basato solo sul proprio tornaconto. Questo clima di gioia e di speranza si respira già accostandoci alla prima lettura di questa domenica, tratta dal profeta Isaia, il profeta dell’Avvento per eccellenza.

Infatti, i primi versetti del testo che ascoltiamo oggi ci introducono nel clima di gioia con parole che toccano il cuore e la mente di chi è sensibile al discorso di Dio e si lascia prendere per mano dall’Onnipotente e buon Signore. Si rallegrino il deserto e la terra arida. Esulti e fiorisca la steppa…Irrobustite le mani fiacche, rende salde le ginocchia vacillanti…. Coraggio, non temete, viene il nostro Dio…Egli viene a salvarci.. Felicità perenne splenderà sul nostro capo, gioia e felicità ci inseguiranno ed andranno definitivamente via la tristezza e il pianto.

Per chi ha fede e fiducia nel Signore, tutto questo avviene davvero ogni volta che ci accostiamo al Natale annuale con la consapevolezza che la vera festa sta nel sperimentare una gioia profonda nell’incontrare il Signore nella sua parola, nel suo perdono, nell’eucaristia, in una vita fatta di amore e dedizione verso gli altri. Dio è provvido e sostegno per tutti, specialmente per quanti sono nel bisogno di qualsiasi genere. Egli è la misericordia e guarda con amore tutti i suoi figli bisognosi di tutto, come ci ricorda il salmo responsoriale, tratto dal Salmo 145.

 

Nella seconda lettura di oggi, l’apostolo Giacomo, che in questa domenica terza di Avvento, viene in nostro soccorso con i suoi scritti di grande respiro umanitario e solidaristico, ma anche mettendoci in guardia da ogni ipocrisia e falsa attesa del Messia.

In ragione di questa imminente venuta, che per noi è il Santo Natale 2016, non dobbiamo lamentarci gli uni degli altri, come, purtroppo, normalmente facciamo in tutti gli ambienti di vita umana e sociale; bisogna avere pazienza, costanza e capacità vera di sopportazione, prendendo a modello di tali atteggiamenti i profeti, che hanno parlato nel nome del Signore.

Tre parole e tre impegni prossimi alla solennità del Natale dobbiamo assumerci con sincerità: fedeltà, coraggio e sopportazione.

Per essere aiutati in questo itinerario pre-natalizio, possiamo assumere come ulteriore modello di comportamento, Giovanni Battista che nuovamente sale in cattedra, come maestro dell’Avvento, per indicarci la strada che porta al riconoscimento di Gesù come Messia e Salvatore.

E’ Gesù stesso che esalta la figura di Giovanni Battista nel testo del Vangelo di Matteo che oggi ascoltiamo: Giovanni Battista è per Gesù, più di un profeta, è il suo messaggero, che è stato chiamato a preparare la via al Signore che viene. Giovanni Battista, tra i nati di donna, non ve ne è uno più grande di lui. Tuttavia, pur essendo di grande statura morale e spirituale, davanti al Signore, Redentore e Salvatore, il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Come dire, che chi si lascia toccare dalla grazia di Dio ed entra in comunione con il Signore, diventa grande non agli occhi del mondo, ma agli occhi di Dio, perché è santo già in questa vita. Alla luce di queste parole sante dette da Gesù ai discepoli di Giovanni che, inviati dal Signore, vogliono sapere se era lui l’atteso Messia, non c’è altro da fare che mettersi all’opera per essere annunciatori di gioia e di vita in una società dove la gioia è poca vissuta e la vita per nulla amata e difesa, spesso è maltrattata e vilipesa. Gesù che sana i malati, guarisce e conforta gli afflitti è il Dio della vita che viene a portare agli uomini la parola della gioia e della bontà immensa del Padre celeste. Sia questa la nostra umile preghiera nel giorno del Signore, nel quale siamo invitati ad assaporare la vera gioia e ad allontanare tristezze e malinconie nella nostra vita: Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro al colui che viene e fà che, perseverando nella pazienza e nell’amore di Cristo, maturiamo in noi il frutto della fede ed accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia.

A Maria, Madre della gioia, che in questi giorni scorsi abbiamo festeggiato con il titolo di Immacolata, chiediamo il dono di vivere nella gioia e di portare gioia.

E con umiltà profonda diciamo, attraverso Maria, ci rivolgiamo a Dio con queste parole: “Signore fà che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito e lo abiliti all’orazione con Dio e alla consacrazione con gli uomini”.

COMMENTO ALLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA 2016

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SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA – 8 DICEMBRE 2016

TUTTA BELLA SEI MARIA, MADRE DELLA PUREZZA E DELLA TENEREZZA

Commento di padre Antonio Rungi

Tutta bella sei Maria, macchia di peccato non è assolutamente in te, per un singolare privilegio che il Signore ha riservato a te, umile ancella, in vista della nascita del Redentore. Proprio perché sei senza peccato originale e lontana da ogni altro peccato, tu per noi sei la madre della purezza e della tenerezza ed oggi, solennità del tuo immacolato concepimento, noi ringraziamo il Signore per questo privilegio che il cielo ti ha donato, per Gesù, per te e per tutti noi.

L’antica antifona che caratterizza la solennità dell’Immacolata concezione, come Maria la Tutta bella, è un forte invito a riflettere oggi sul dogma dell’Immacolata, proclamato da Pio IX nel 1854 e trarre da esso una forte spinta a rinnovarsi nella vita e a cercare di essere sempre più purificati nell’anima e nel modo di comportarci. Scrive Papa Francesco: “La festa dell’Immacolata Concezione esprime la grandezza dell’amore di Dio. Egli non solo è Colui che perdona il peccato, ma in Maria giunge fino a prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sé entrando in questo mondo. E’ l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva. L’inizio della storia di peccato nel giardino dell’Eden si risolve nel progetto di un amore che salva. Le parole della Genesi riportano all’esperienza quotidiana che scopriamo nella nostra esistenza personale. C’è sempre la tentazione della disobbedienza, che si esprime nel voler progettare la nostra vita indipendentemente dalla volontà di Dio. E’ questa l’inimicizia che attenta continuamente la vita degli uomini per contrapporli al disegno di Dio. Eppure, anche la storia del peccato è comprensibile solo alla luce dell’amore che perdona. Il peccato si capisce soltanto sotto questa luce. Se tutto rimanesse relegato al peccato saremmo i più disperati tra le creature, mentre la promessa della vittoria dell’amore di Cristo rinchiude tutto nella misericordia del Padre. La parola di Dio di questa solennità non lascia dubbi in proposito. La Vergine Immacolata è dinanzi a noi testimone privilegiata di questa promessa e del suo compimento”. Ed aggiunge: Nella festa dell’Immacolata, contemplando la nostra Madre tutta bella, riconosciamo anche il nostro destino più vero, la nostra vocazione più profonda: essere amati, essere trasformati dall’amore, essere trasformati dalla bellezza di Dio. Guardiamo lei, nostra Madre, e lasciamoci guardare da lei, perché è la nostra Madre e ci ama tanto; lasciamoci guardare da lei per imparare a essere più umili, e anche più coraggiosi nel seguire la Parola di Dio; per accogliere il tenero abbraccio del suo Figlio Gesù, un abbraccio che ci dà vita, speranza e pace”.

Nell’immacolato concepimento della Madonna, comprendiamo meglio quanto scrive san Paolo Apostolo nella sua lettera agli Efesìni, riguardo la nostra dignità di figli di Dio e quanto Dio ha fatto e continua a fare per noi. In un inno cristologico, tra i più belli scritti dall’Apostolo delle Genti, noi meditando attentamente su queste parole ci sentiamo benedetti, amati, indirizzati verso la gloria del cielo, dove abbiamo la nostra stabile e definitiva dimora, essendo eredi, mediante Gesù Cristo, del Paradiso.

Maria ci aiuta ad entrare nella logica della gloria e dell’onore, che passa attraverso la purificazione da ogni peccato, che può contaminare la nostra vita e rendere più difficile il possesso del paradiso.

Maria in tale regno di luce vi è entrata per i meriti di Gesù, essendo scelta quale Madre del Figlio di Dio, e vi è entrata anima e corpo con la sua assunzione al cielo. Pura da sempre, per sempre non poteva non essere la prima dei viventi di questa terra ad avere accesso diretto nel Regno del suo Figlio.

Ecco perché, oggi, la parola di Dio ci sprona a guardare a Maria come modello di ogni perfezionamento della propria vita nell’orizzonte di Dio. Lo possiamo comprendere tutto questo in ascolto del testo del vangelo di questa solennità che ci riporta al momento dell’Annunciazione.

Maria dubbiosa di come potesse nascere nel suo grembo il Figlio di Dio, dal momento che non conosceva uomo, alla fine si affida completamente a Dio, confida in Lui e si fida di Lui.

Il miracolo della vita, con il suo Fiat, avviene proprio in quell’istante. Maria entra con la sua piena adesione nel progetto di Dio di salvare l’umanità, dopo la caduta nel paradiso terrestre, dove un’altra donna, Eva, aveva, insieme ad Adamo contravvenuto alla legge divina, avviandosi così ad un destino di miseria morale e spirituale, dalla quale Gesù ci salverà, con la disponibilità di Maria ad accogliere nel suo grembo verginale, proprio il salvatore dell’umanità.

Con Papa Francesco, in questo giorno di luce, splendore, bellezza, purezza e tenerezza eleviamo al Signore, mediante la Tutta Bella, la Vergine santissima Immacolata, questa preghiera modificata per le nostre esigenze spirituali ed adattata a questa solennità dell’Immacolata 2016.

 

O Maria, Madre nostra,

oggi noi tutti siamo in festa per Te

e ti veneriamo come Immacolata,

preservata da sempre dal contagio del peccato.

 

Accogli l’omaggio che ti offriamo

a nome della Chiesa che è nel mondo intero.

 

Sapere che Tu, che sei nostra Madre,

sei totalmente libera dal peccato

ci dà grande conforto.

Sapere che su di te il male non ha potere,

ci riempie di speranza e di fortezza

nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere

contro le minacce del maligno.

 

Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani,

perché Gesù, prima di morire sulla croce,

ci ha dato Te come Madre.

Noi dunque, pur essendo peccatori,

siamo tuoi figli, figli dell’Immacolata,

chiamati a quella santità che in Te risplende

per grazia di Dio fin dall’inizio.

 

Animati da questa speranza,

noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi,

per le nostre famiglie,

per le nostre Città, per il mondo intero.

 

La potenza dell’amore di Dio,

che ti ha preservata dal peccato originale,

per tua intercessione liberi l’umanità

da ogni schiavitù spirituale e materiale,

e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti,

il disegno di salvezza di Dio.

 

Fa’ che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull’orgoglio

e possiamo diventare misericordiosi

come è misericordioso il nostro Padre celeste.

 

In questo tempo che ci conduce

alla festa del Natale di Gesù 2016,

insegnaci ad andare controcorrente:

a spogliarci di noi stessi, ad abbassarci,

a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio,

a decentrarci dal nostro egoismo,

per lasciare spazio alla bellezza di Dio,

riflessa soprattutto in Te, Vergine Madre

Madre della purezza e della tenerezza. Amen.

 

MISERICORDIA ET MISERA. PRESENTAZIONE E SINTESI A CURA DI P.ANTONIO RUNGI

misericordia et misera1-01

Presentazione e sintesi della Lettera Apostolica di Papa Francesco

“Misericordia et misera”

A cura di padre Antonio Rungi, passionista

 

La Lettera apostolica di Papa Francesco “Misericordia et misera” è una sintesi straordinariamente ricca e stimolante dei temi spirituali, pastorali, morali, ecclesiali e sociali con i quali si devono confrontare, oggi, dopo la celebrazione del giubileo della misericordia, tutti i cristiani.

 

La fantasia della misericordia va  concretizzata nell’oggi della Chiesa e del mondo contemporaneo.

 

Al di là delle aperture che ben conosciamo di Papa Francesco sul tema della famiglia, dell’aborto, dell’accoglienza dei diversi, che condivido integralmente, il discorso centrale che il Papa porta avanti in questo suo ultimo testo magisteriale, è quello dell’attenzione privilegiata verso i poveri e i sofferenti della terra, con una speciale attenzione ai bambini e a tutte le persone più fragili dell’umana società dell’era globalizzata e della tecnologia.

 

E’ una sintesi di teologia dogmatica, pastorale, morale e sociale dalla quale nessun cristiano, oggi, può prescindere dopo questa lectio magistralis sul significato della misericordia nel cuore di Dio e nel cuore dell’uomo.

 

Grazie, Papa Francesco, per questo dono e regalo che oltre a conservarlo gelosamente per gli anni futuri, come testo fondamentale dell’etica cristiana, ne faremo tesoro per vivere oggi concretamente la misericordia di Dio nel ministero sacerdotale e pastorale, con l’essere vicini a tutti, dall’inizio della vita di ognuno, fino al naturale termine di essa, che è la morte, alla quale fa riferimento la Lettera; ma anche nell’accompagnamento individuale lungo il percorso delle scelte personali che vanno sempre rispettate e mai condannate, nella logica di quella divina misericordia che Cristo ha manifestato per tutta l’umanità, morendo sulla croce per noi e spargendo il suo sangue in remissione dei nostri peccati.

Da oggi in poi, la cultura della misericordia deve avanzare in modo evidente, soprattutto nella Chiesa, che è il naturale luogo dove la misericordia, oltre che essere celebrata con il sacramento del perdono e dell’unzione degli infermi, va vissuta quotidianamente nell’azione pastorale e nella vicinanza concreta a chi ha più bisogno di consolazione e di conforto. Non a caso la Lettera Apostolica parte dalla pagina evangelica dell’adultera, in cui si incontrano, come scrive Sant’Agostino la misericordia e la miseria umana, ovvero Gesù e la donna che sta per essere lapidata, perché colta in flagrante adulterio. Non a caso nel discorso successivo che porta avanti, Papa Francesco, troviamo il riferimento ad un’altra donna, la Maddalena. La misercordia inizia proprio nel rivalutare e rispettare la dignità di ogni persona umana e soprattutto la donna.

P.Antonio Rungi

In 22 punti essenziali, rispondenti ai numeri  che compongono la Lettere, la mia sintesi del documento.

 

SCHEMA DI SINTESI

 

1. Celebrare e vivere la misericordia

2. Il perdono segno visibile dell’amore del Padre. Nessun limite alla misericordia divina.

3. La misericordia suscita gioia e allontana ogni tristezza del cuore.

4. L’Anno Santo una benedizione abbondante del cielo

5. Il cammino della Chiesa post-giubilare: celebrare la misericordia di Dio.

6. Comunicare la certezza che Dio ci ama e ci perdona, mediante l’ascolto della Parola di Dio e la sua presentazione.

7. Il valore insostituibile della Bibbia

8. Indispensabilità del sacramento della riconciliazione.

9. I missionari della misericordia. Continua la positiva esperienza.

10. Il sacerdote, ministro dell’accoglienza e testimoni della tenerezza di Dio

11. Centralità del sacramento della confessione

12. Concessione a tutti i sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto. La Fraternità di Pio X.

13. La consolazione: volto della misericordia

14. L’importanza della famiglia

15. Il tema della morte

16. Aprire la porta del cuore

17 I segni nascosti della carità

18. La fantasia della misericordia

19. Le opere di misericordia

20. La cultura della misericordia

21. Il dopo giubileo è tempo ugualmente di misericordia. Una giornata tutta per i poveri.

22. Maria, strada maestra della misericordia.

 

SINTESI

 

1. Celebrare e vivere la misericordia

La misericordia chiede di essere ancora celebrata e vissuta nelle nostre comunità. La misericordia, infatti, non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre.

 

2. Il perdono segno visibile dell’amore del Padre. Nessun limite alla misericordia divina.

 

Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita.  Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato.

 

3. La misericordia suscita gioia e allontana ogni tristezza del cuore.

 

La misericordia suscita gioia, perché il cuore si apre alla speranza di una vita nuova. La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza. All’origine di essa c’è l’amore con cui Dio ci viene incontro, spezzando il cerchio di egoismo che ci avvolge, per renderci a nostra volta strumenti di misericordia. Fare esperienza della misericordia dona gioia. Non lasciamocela portar via dalle varie afflizioni e preoccupazioni. Possa rimanere ben radicata nel nostro cuore e farci guardare sempre con serenità alla vita quotidiana.

Oggi sorgono spesso sentimenti di malinconia, tristezza e noia, che lentamente possono portare alla disperazione. C’è bisogno di testimoni di speranza e di gioia vera, per scacciare le chimere che promettono una facile felicità con paradisi artificiali. Il vuoto profondo di tanti può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva.

 

4. L’Anno Santo un tempo di abbondanza di grazia

 

L’Anno intenso, durante il quale ci è stata donata con abbondanza la grazia della misericordia, è stato come un vento impetuoso e salutare, che si è abbattuto sulla chiesa e sull’umanità. La bontà e la misericordia del Signore si sono riversate sul mondo intero. E davanti a questo sguardo amoroso di Dio che in maniera così prolungata si è rivolto su ognuno di noi, non si può rimanere indifferenti, perché esso cambia la vita. È stata realmente una nuova visita del Signore in mezzo a noi. Abbiamo percepito il suo soffio vitale riversarsi sulla Chiesa.

 

5. Il cammino della Chiesa post-giubilare: celebrare la misericordia di Dio.

 

In primo luogo siamo chiamati a celebrare la misericordia nella liturgia. Nella liturgia, la misericordia non solo viene ripetutamente evocata, ma realmente ricevuta e vissuta. La celebrazione della misericordia divina culmina nel Sacrificio eucaristico, memoriale del mistero pasquale di Cristo, da cui scaturisce la salvezza per ogni essere umano, per la storia e per il mondo intero. Insomma, ogni momento della celebrazione eucaristica fa riferimento alla misericordia di Dio.

In tutta la vita sacramentale la misericordia ci viene donata in abbondanza. Non è affatto senza significato che la Chiesa abbia voluto fare esplicitamente il richiamo alla misericordia nella formula dei due sacramenti chiamati “di guarigione”, cioè la Riconciliazione e l’Unzione dei malati.

 

6. Comunicare la certezza che Dio ci ama e ci perdona meditante la Parola.

 

Ogni domenica, la Parola di Dio viene proclamata nella comunità cristiana perché il giorno del Signore sia illuminato dalla luce che promana dal mistero pasquale. Nella proclamazione delle Letture bibliche, infatti, si ripercorre la storia della nostra salvezza attraverso l’incessante opera di misericordia che viene annunciata. Dio parla ancora oggi con noi come ad amici, si “intrattiene” con noi per donarci la sua compagnia e mostrarci il sentiero della vita. La sua Parola si fa interprete delle nostre richieste e preoccupazioni e risposta feconda perché possiamo sperimentare concretamente la sua vicinanza. Quanta importanza acquista l’omelia, dove «la verità si accompagna alla bellezza e al bene», per far vibrare il cuore dei credenti dinanzi alla grandezza della misericordia! Essa sarà tanto più fruttuosa, quanto più il sacerdote avrà sperimentato su di sé la bontà misericordiosa del Signore. Comunicare la certezza che Dio ci ama non è un esercizio retorico, ma condizione di credibilità del proprio sacerdozio. Vivere, quindi, la misericordia è la via maestra per farla diventare un vero annuncio di consolazione e di conversione nella vita pastorale.

 

7. Il valore insostituibile della Bibbia

 

La Bibbia è il grande racconto che narra le meraviglie della misericordia di Dio. Ogni pagina è intrisa dell’amore del Padre che fin dalla creazione ha voluto imprimere nell’universo i segni del suo amore.  Attraverso la Sacra Scrittura, mantenuta viva dalla fede della Chiesa, il Signore continua a parlare alla sua Sposa e le indica i sentieri da percorrere, perché il Vangelo della salvezza giunga a tutti. È mio vivo desiderio che la Parola di Dio sia sempre più celebrata, conosciuta e diffusa, perché attraverso di essa si possa comprendere meglio il mistero di amore che promana da quella sorgente di misericordia.  Sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo.

Importante è anche la lectio divina. Questa incentrata  sui temi della misericordia permetterà di toccare con mano quanta fecondità viene dal testo sacro, letto alla luce dell’intera tradizione spirituale della Chiesa, che sfocia necessariamente in gesti e opere concrete di carità.

 

8. Indispensabilità del sacramento della riconciliazione

 

La celebrazione della misericordia avviene in modo del tutto particolare con il Sacramento della Riconciliazione. È questo il momento in cui sentiamo l’abbraccio del Padre che viene incontro per restituirci la grazia di essere di nuovo suoi figli. Nel Sacramento del Perdono Dio mostra la via della conversione a Lui, e invita a sperimentare di nuovo la sua vicinanza. È un perdono che può essere ottenuto iniziando, anzitutto, a vivere la carità.  Solo Dio perdona i peccati, ma chiede anche a noi di essere pronti al perdono verso gli altri. Quanta tristezza quando rimaniamo chiusi in noi stessi e incapaci di perdonare! Prendono il sopravvento il rancore, la rabbia, la vendetta, rendendo la vita infelice e vanificando l’impegno gioioso per la misericordia.

 

9. I missionari della misericordia. Continua la positiva esperienza

 

Un’esperienza di grazia che la Chiesa ha vissuto con tanta efficacia nell’Anno giubilare è stato certamente il servizio dei Missionari della Misericordia. La loro azione pastorale ha voluto rendere evidente che Dio non pone alcun confine per quanti lo cercano con cuore pentito, perché a tutti va incontro come un Padre. Esprimo la mia gratitudine ad ogni Missionario della Misericordia per questo prezioso servizio offerto per rendere efficace la grazia del perdono. Questo ministero straordinario, tuttavia, non si conclude con la chiusura della Porta Santa. Desidero, infatti, che permanga ancora, fino a nuova disposizione, come segno concreto che la grazia del Giubileo continua ad essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace.

 

10. Il sacerdote, ministro dell’accoglienza e testimoni della tenerezza di Dio

 

Chiedo a tutti i sacerdoti di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male commesso; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio.

 

11. Centralità del sacramento della confessione

 

Il Sacramento della Riconciliazione ha bisogno di ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana; per questo richiede sacerdoti che mettano la loro vita a servizio del «ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18) in modo tale che, mentre a nessuno sinceramente pentito è impedito di accedere all’amore del Padre che attende il suo ritorno, a tutti è offerta la possibilità di sperimentare la forza liberatrice del perdono.

Un’occasione propizia può essere la celebrazione dell’iniziativa 24 ore per il Signore in prossimità della IV domenica di Quaresima, che già trova molto consenso nelle Diocesi e che rimane un richiamo pastorale forte per vivere intensamente il Sacramento della Confessione.

 

12. Concessione a tutti i sacerdoti di assolvere dal peccato dell’aborto. La Fraternità di Pio X.

 

Concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione.

Stabilisco per mia propria decisione di estendere la facoltà ai sacerdoti della Fraternità di Pio X di assolvere i peccati  oltre il periodo giubilare, fino a nuove disposizioni in proposito, perché a nessuno venga mai a mancare il segno sacramentale della riconciliazione attraverso il perdono della Chiesa.

 

13. La consolazione: volto della misericordia

 

È vero, spesso siamo messi a dura prova, ma non deve mai venire meno la certezza che il Signore ci ama. La sua misericordia si esprime anche nella vicinanza, nell’affetto e nel sostegno che tanti fratelli e sorelle possono offrire quando sopraggiungono i giorni della tristezza e dell’afflizione. Asciugare le lacrime è un’azione concreta che spezza il cerchio di solitudine in cui spesso veniamo rinchiusi.

Tutti abbiamo bisogno di consolazione perché nessuno è immune dalla sofferenza, dal dolore e dall’incomprensione. Quanto dolore può provocare una parola astiosa, frutto dell’invidia, della gelosia e della rabbia! Quanta sofferenza provoca l’esperienza del tradimento, della violenza e dell’abbandono; quanta amarezza dinanzi alla morte delle persone care! Eppure, mai Dio è lontano quando si vivono questi drammi. Una parola che rincuora, un abbraccio che ti fa sentire compreso, una carezza che fa percepire l’amore, una preghiera che permette di essere più forte… sono tutte espressioni della vicinanza di Dio attraverso la consolazione offerta dai fratelli.

A volte, anche il silenzio potrà essere di grande aiuto; perché a volte non ci sono parole per dare risposta agli interrogativi di chi soffre.

 

14. L’importanza della famiglia

 

In un momento particolare come il nostro, che tra tante crisi vede anche quella della famiglia, è importante che giunga una parola di forza consolatrice alle nostre famiglie. Il dono del matrimonio è una grande vocazione a cui, con la grazia di Cristo, corrispondere nell’amore generoso, fedele e paziente. La bellezza della famiglia permane immutata, nonostante tante oscurità e proposte alternative.

La gioia per il dono dei figli non è immune dalle preoccupazioni dei genitori riguardo alla loro crescita e formazione, riguardo a un futuro degno di essere vissuto intensamente.

La misericordia richiede, soprattutto da parte del sacerdote, un discernimento spirituale attento, profondo e lungimirante perché chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio, partecipare attivamente alla vita della comunità ed essere inserito in quel Popolo di Dio che, instancabilmente, cammina verso la pienezza del regno di Dio, regno di giustizia, di amore, di perdono e di misericordia.

 

15. Il tema della morte

 

Particolare rilevanza riveste il momento della morte. La Chiesa ha sempre vissuto questo passaggio drammatico alla luce della risurrezione di Gesù Cristo, che ha aperto la strada per la certezza della vita futura. Abbiamo una grande sfida da accogliere, soprattutto nella cultura contemporanea che spesso tende a banalizzare la morte fino a farla diventare una semplice finzione, o a nasconderla. La morte invece va affrontata e preparata come passaggio doloroso e ineludibile ma carico di senso: quello dell’estremo atto di amore verso le persone che ci lasciano e verso Dio a cui si va incontro. La condivisione di questo momento da parte del sacerdote è un accompagnamento importante, perché permette di vivere la vicinanza alla comunità cristiana nel momento di debolezza, solitudine, incertezza e pianto.

 

16. Aprire la porta del cuore

 

Si è  la Porta Santa, ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata. Abbiamo imparato che Dio si china su di noi (cfr Os 11,4) perché anche noi possiamo imitarlo nel chinarci sui fratelli. È la strada della misericordia che permette di incontrare tanti fratelli e sorelle che tendono la mano perché qualcuno la possa afferrare per camminare insieme.

Voler essere vicini a Cristo esige di farsi prossimo verso i fratelli, perché niente è più gradito al Padre se non un segno concreto di misericordia.

La misericordia rinnova e redime, perché è l’incontro di due cuori: quello di Dio che viene incontro a quello dell’uomo. Questo si riscalda e il primo lo risana: il cuore di pietra viene trasformato in cuore di carne (cfr Ez 36,26), capace di amare nonostante il suo peccato. Qui si percepisce di essere davvero una “nuova creatura” (cfr Gal 6,15): sono amato, dunque esisto; sono perdonato, quindi rinasco a vita nuova; sono stato “misericordiato”, quindi divento strumento di misericordia.

 

17 I segni nascosti della carità

 

Durante l’Anno Santo  ho potuto toccare con mano quanto bene è presente nel mondo. Spesso non è conosciuto perché si realizza quotidianamente in maniera discreta e silenziosa. Anche se non fanno notizia, esistono tuttavia tanti segni concreti di bontà e di tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati. Esistono davvero dei protagonisti della carità che non fanno mancare la solidarietà ai più poveri e infelici.

 

18. La fantasia della misericordia

 

È il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia. La Chiesa ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» (Gv 20,30), affinché siano espressione eloquente della fecondità dell’amore di Cristo e della comunità che vive di Lui. Sono passati più di duemila anni, eppure le opere di misericordia continuano a rendere visibile la bontà di Dio. Insomma, le opere di misericordia corporale e spirituale costituiscono fino ai nostri giorni la verifica della grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale. Essa infatti spinge a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone che sono nostri fratelli e sorelle.

 

19. Le opere di misericordia

 

La Chiesa dev’essere sempre vigile e pronta per individuare nuove opere di misericordia e attuarle con generosità ed entusiasmo.

Poniamo, dunque, ogni sforzo per dare forme concrete alla carità e al tempo stesso intelligenza alle opere di misericordia.  Pensiamo solo, a titolo esemplificativo, all’opera di misericordia corporale vestire chi è nudo (cfr Mt 25,36.38.43.44). Essa ci riporta ai primordi, al giardino dell’Eden, quando Adamo ed Eva scoprirono di essere nudi e, sentendo avvicinarsi il Signore, ebbero vergogna e si nascosero (cfr Gen 3,7-8). Sappiamo che il Signore li punì; tuttavia, Egli «fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì» (Gen 3,21). La vergogna viene superata e la dignità restituita.

Fissiamo lo sguardo anche su Gesù al Golgota. Il Figlio di Dio sulla croce è nudo; la sua tunica è stata sorteggiata e presa dai soldati (cfr Gv 19,23-24); Lui non ha più nulla. Sulla croce si rivela all’estremo la condivisione di Gesù con quanti hanno perso dignità perché privati del necessario. Come la Chiesa è chiamata ad essere la “tunica di Cristo” per rivestire il suo Signore, così è impegnata a rendersi solidale con i nudi della terra perché riacquistino la dignità di cui sono stati spogliati.

Non avere il lavoro e non ricevere il giusto salario; non poter avere una casa o una terra dove abitare; essere discriminati per la fede, la razza, lo stato sociale…: queste e molte altre sono condizioni che attentano alla dignità della persona, di fronte alle quali l’azione misericordiosa dei cristiani risponde anzitutto con la vigilanza e la solidarietà.

Il carattere sociale della misericordia esige di non rimanere inerti e di scacciare l’indifferenza e l’ipocrisia, perché i piani e i progetti non rimangano lettera morta. Lo Spirito Santo ci aiuti ad essere sempre pronti ad offrire in maniera fattiva e disinteressata il nostro apporto, perché la giustizia e una vita dignitosa non rimangano parole di circostanza, ma siano l’impegno concreto di chi intende testimoniare la presenza del Regno di Dio.

 

20. La cultura della misericordia

 

Siamo chiamati a far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli.

La cultura della misericordia si forma nella preghiera assidua, nella docile apertura all’azione dello Spirito, nella familiarità con la vita dei santi e nella vicinanza concreta ai poveri. È un invito pressante a non fraintendere dove è determinante impegnarsi. La tentazione di fare la “teoria della misericordia” si supera nella misura in cui questa si fa vita quotidiana di partecipazione e condivisione. D’altronde, non dovremmo mai dimenticare le parole con cui l’apostolo Paolo, raccontando il suo incontro con Pietro, Giacomo e Giovanni, dopo la conversione, mette in risalto un aspetto essenziale della sua missione e di tutta la vita cristiana: «Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare» (Gal 2,10).

Non possiamo dimenticarci dei poveri: è un invito più che mai attuale che si impone per la sua evidenza evangelica.

 

21. Il dopo giubileo è tempo ugualmente di misericordia. Una giornata per i poveri.

 

Le nostre comunità si aprano a raggiungere quanti vivono nel loro territorio perché a tutti giunga la carezza di Dio attraverso la testimonianza dei credenti.  Ogni giorno del nostro cammino è segnato dalla presenza di Dio che guida i nostri passi con la forza della grazia che lo Spirito infonde nel cuore per plasmarlo e renderlo capace di amare. È il tempo della misericordia per tutti e per ognuno, perché nessuno possa pensare di essere estraneo alla vicinanza di Dio e alla potenza della sua tenerezza.

È il tempo della misericordia perché quanti sono deboli e indifesi, lontani e soli possano cogliere la presenza di fratelli e sorelle che li sorreggono nelle necessità.

È il tempo della misericordia perché i poveri sentano su di sé lo sguardo rispettoso ma attento di quanti, vinta l’indifferenza, scoprono l’essenziale della vita.

È il tempo della misericordia perché ogni peccatore non si stanchi di chiedere perdono e sentire la mano del Padre che sempre accoglie e stringe a sé.

Come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia (cfr Mt 25,31-46). Sarà una Giornata che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa (cfr Lc 16,19-21), non potrà esserci giustizia né pace sociale. Questa Giornata costituirà anche una genuina forma di nuova evangelizzazione (cfr Mt 11,5), con la quale rinnovare il volto della Chiesa nella sua perenne azione di conversione pastorale per essere testimone della misericordia.

 

22. Maria, strada maestra della misericordia

 

Su di noi rimangono sempre rivolti gli occhi misericordiosi della Santa Madre di Dio. Lei è la prima che apre la strada e ci accompagna nella testimonianza dell’amore. La Madre della Misericordia raccoglie tutti sotto la protezione del suo manto, come spesso l’arte l’ha voluta rappresentare. Confidiamo nel suo materno aiuto e seguiamo la sua perenne indicazione a guardare a Gesù, volto raggiante della misericordia di Dio.