COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014

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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

28 SETTEMBRE 2014 

Rivedere continuamente la propria vita per essere in armonia con Dio 

Commento di padre Antonio Rungi 

Oggi la parola di Dio di questa domenica XXVI del tempo ordinario ritorna a parlare della vigna del Signore e della necessità di lavorare in essa con la disponibilità della parola e del cuore, ma soprattutto con un impegno fattivo e coerente rispondente alle indicazione del padrone della vigna, che in questo caso è Dio stesso. La parabola di due figlioli di questo speciale Signore che chiede ad entrambi di andare a lavorare ci fa capire quanto sia importante la sincerità, ma soprattutto il ripensare alle proprie azioni o decisioni assunte in precedenza ed agire in base al dettame del cuore. Dovremmo davvero andare dove ci porta il cuore, il senso della responsabilità e fare le cose che ci è dovuto fare con l’entusiasmo, anche se ci costa fatica.

Non è facile e tantomeno leggero lavorare con coerenza nella vigna di Regno di Dio. Non senza motivo di fronte alla falsità e alla ipocrisia di quanti si dicono cristiani e in cammino sulla strada di Cristo, Gesù ricorda senza mezzi termini che  “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Ed aggiungendo a tale affermazione una motivazione molto importante: “i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

Ecco cosa può accadere ad ognuno di noi. Quello di dire sì al Signore e poi on andare a lavoro, quello spirituale ed apostolico, perché il regno di Dio venga accolto e vissuto nella nostra vita e venga diffuso con la nostra parola, testimonianza e buon esempio. Al contrario può succedere che chi dice inizialmente no, ci ripensa e facendo il suo esame di coscienza incomincia un lavoro interiore che lo porta all’adesione alla fede e alla vera conversione del cuore e della vita. Di fronte a queste ipotesi, a questi atteggiamenti, anche a noi il Signore pone la stessa domanda che ha posto ai capi dei sacerdoti, perché noi possiamo esprimere un giudizio e valutare le cose.

Ascoltiamo questo brano del vangelo sintetico nel testo scritto, tratto dal Vangelo di Matteo, ma ricco di stimoli e di riflessione. In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

La stessa domanda vi pongo: secondo voi chi ha agito bene? Chi ha compiuto la volontà del padre? I furbi di oggi direbbero il secondo, gli onesti di oggi e di sempre direbbero il primo. Una prima deduzione da questo brano del vangelo è la seguente: noi non possiamo essere falsi con noi stessi e tantomeno con Dio, che conosce ogni. Noi una sola cosa possiamo essere e di conseguenza fare: la volontà di Dio, come Cristo che è venuto a fare la volontà del Padre.

Questa volontà del Padre è che tutti i suoi figli in Gesù Cristo si salvino, vivano nella pace e nella comunione fraterna e che siano davvero una sola cosa in Cristo. Per questo è necessario mettersi in un atteggiamento di conversione permanente, come ci ricorda, la prima lettura di oggi, tratta dal profeta Ezechiele, nella quale leggiamo testualmente: “Se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà”. Chiaramente si riferisce alla vita della grazia, dello spirito e a quella eterna. In quanto, molte volte, i malvagi in questo modo godono di condizioni di salute, di benessere e di qualsiasi privilegio rispetto ai buoni che sono costretti a soffrire e a patire. Davanti a Dio conta un cuore pentito e non la ricchezza o la condizione di salute o di potere che si è potuto vantare nel corso dell’esistenza terrena. I poveri, gli afflitti, i peccatori sono sempre i privilegiati nel cuore di Dio, consapevoli di quanto preghiamo oggi nel Salmo Responsariale: “Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. I peccati della mia giovinezza (ed aggiungiamo della maturità, della vecchia e di tutta la vita) e le mie ribellioni, non li ricordare: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via”.

San Poalo Apostolo sugella questo insegnamento biblico e questa morale della responsabilità in un bellissimo brano del suo epistolario, che oggi leggiamo come seconda lettura, tratta dalla sua lettera ai Filippesi, che io cito nella forma breve, quella più attinente alla tematica di oggi e che nei suoi contenuti dottrinali si fonda sulla venuta di Cristo sulla terra, nella condizione dell’umile e del povero per eccellenza: “Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”.

C’è un insegnamento preciso e circostanziato ritroviamo nel testo: avere gli stessi sentimenti di Gesù (e come è difficile!!!); considerare gli altri superiori a noi (il che praticamente è impossibile, perché tutti  quasi ci sentiamo superiori agli altri, più giusti e retti ed onesti degli altri); carità, amore, gioia, concordia, disinteresse (sono valori su cui dobbiamo lavorare per perseguirli).

A conclusione delle nostre riflessioni e come preghiera comunitaria che eleviamo a Dio, diciamo con fede: “O Padre, sempre pronto ad accogliere pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia: il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù”. Amen.

 

COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014ultima modifica: 2014-09-22T19:29:25+02:00da pace2005
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