P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO – DOMENICA XX- 20 AGOSTO 2017

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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Domenica 20 agosto 2017

 

Fede e preghiera camminano insieme.

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La parola di Dio di questa XX domenica del tempo ordinario, pone davanti a noi due temi importanti della religiosità cattolica: la fede e la preghiera.

 

Le due tematiche sono strettamente legate e non ci può essere fede senza la preghiera e pregare senza aver fede.

Se da un lato, infatti, preghiamo senza aver fede, senza credere in ciò che diciamo e speriamo perdiamo tempo inutilmente. Se diciamo di aver fede e non alimentiamo questa fede con la preghiera, questa fede rimane stabile e immobile e non progredisce e non ci fa progredire nella vita cristiana. Fede e preghiera camminano insieme. Questi concetti li comprendiamo benissimo alla luce della parola di Dio che ascolteremo in questa domenica di fine estate 2017.

Partendo dal vangelo, in cui troviamo una donna supplicante il Signore, perché liberi dalla possessione diabolica la sua figlia, con il risultato finale che la donna ottiene da Gesù quello che sta legittimamente chiedendo, in quanto “grande è la sua fede”, ma anche perché non si limita la sua richiesta ad un primo gesto, ad un primo atto del pregare. Anzi il suo pregare e il suo aver fede è talmente insistente che gli apostoli sono scocciati e fanno osservare a Gesù: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». La considerano in poche parole, una che da fastidio.

Nella struttura della richiesta di aiuto da parte della donna cananea, vediamo importanti atteggiamenti religiosi, che tutti dovremmo avere e curare.

Primo atto. Chiedere perdono: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide!”, così  si rivolge la Cananea a Gesù. Ed aggiunge il motivo di questa richiesta che non è per se stessa, ma per sua figlia: “Mia figlia è molto tormentata da un demonio».

La risposta sta nel primo rifiuto del Signore alla richiesta: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Come dire, tu sei cananea e non entri per ora nel progetto di Dio. Ma come sappiamo non è così. Tutto sono chiamati alla salvezza. E lo dimostra il fatto che alla fine, la donna viene esaudita, perché ha fede.

Nel secondo momento della richiesta, la donna si prostra davanti a Gesù e dice una cosa importante: «Signore, aiutami!». Dal riconoscimento del bisogno del perdono di Dio, alla richiesta del suo aiuto. Ma la risposta di Gesù a questa successiva richiesta è sempre di rifiuto: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Potremmo pensare a Gesù come una persona senza cuore, che offende addirittura. Ma l’immagine del cagnolino è molto significativa nella Bibbia ed esprime la condizione del servo, del bisognoso, dell’emarginato. Ricordiamo tutti il passo del Vangelo del povero Lazzaro e del Ricco Epulone.

A questo punto, la donna potrebbe fermarsi nella richiesta e dire, qui non c’è niente da fare; ma lei non si ferma, è talmente convinta di ottenere quello che sta chiedendo al Signore al punto tale che, dice a Gesù: ». «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Come, dire che qualcosa lo puoi donare anche a me, infima tra i fratelli di fede.

La conclusione l’abbiamo anticipata nella parte iniziale della nostra riflessione, ma è davvero importante quello che fece e disse Gesù a questa donna di Canaan: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita”.

C’ è poco da capire e discutere su questo testo del vangelo, che è così di grande insegnamento per tutti coloro che hanno poca fede.

Questa donna e mamma, ha il coraggio, la forza, la costanza e sfrontatezza di ottenere da Gesù quello che la fede le suggeriva di chiedere per sua figlia.

Noi dobbiamo imparare da questa donna a chiedere e a sapere chiedere cose giuste per noi e per gli altri, rispettando i tempi del Signore e non aspettando in base ai nostri tempi ed esigenze.

La fede, dicevo, cammina con la preghiera, e la prima lettura di oggi ci fa riscoprire anche questo importante strumento per essere in comunione con Dio.

La preghiera è anche rispetto della sacralità dei luoghi e dei giorni. E qui nel brano, tratto dal profeta Isaia, troviamo espressi proprio questi concetti: “quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”.

E’ evidente che il discorso della salvezza riguarda tutti i popoli e la casa del Signore, il tempio santo di Dio, è luogo in cui tutta l’umanità si trova unita per lo stesso scopo, quella della salvezza.

Il luogo di preghiera è il luogo dell’incontro e della fratellanza universale. E Dio, in Cristo ci ha reso fratelli tutti, di qualsiasi cultura, nazione, colore e razza.

Questa visione universale della salvezza è ben espressa nel desiderio di Paolo Apostolo di vedere i suoi ex-correligiosi convertirsi a Cristo.

In alcuni versetti di questo brano della sua lettera ai Romani mette, appunto, in evidenza questo suo desiderio e come cerca di lavorare per raggiungere questo scopo, non dimenticando, che bisogna lavorare su più fronti, perché l’ecumenismo non è un processo unilaterale di una religione rispetto ad un’altra.

Ci vuole dialogo e ci vuole il tempo necessario per maturare e andare nella direzione giusta ed unitaria: “Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?”.

La grande speranza che nutre l’apostolo delle genti nel suo cuore di missionario del vangelo è quella della salvezza per tutti. Quella stessa speranza che deve animare la nostra azione apostolica e missionaria e deve caratterizzare la nostra preghiera quotidiana, come facciamo oggi nella colletta: “O Padre, che nell’accondiscendenza del tuo Figlio mite e umile di cuore hai compiuto il disegno universale di salvezza, rivestici dei suoi sentimenti, perché rendiamo continua testimonianza con le parole e con le opere al tuo amore eterno e fedele”. Amen.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO – DOMENICA XX- 20 AGOSTO 2017ultima modifica: 2017-08-16T12:06:18+00:00da pace2005
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