P.RUNGI. IL COMMENTO ALLA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 13 AGOSTO 2017

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XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

 

Domenica 13 agosto 2017

 

Vicinanza e presenza di Dio, certificato di garanzia di salvezza per tutti.

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La parola di Dio di questa XIX domenica del tempo ordinario che celebriamo all’antivigilia della solennità dell’Assunta ci aiuta a camminare sulla strada di una fede più forte, adulta, coraggiosa e fiduciosa nel Signore. Senza la fede e senza fiducia in Dio non possiamo risolvere nessun problema della nostra vita, soprattutto della vita interiore. Lo comprendiamo alla luce del Vangelo di oggi, in cui Gesù interviene per sedare una tempesta marina, durante la quale i suoi discepoli rischiarono di morire. Il vangelo di oggi è la successione dei fatti che avvennero dopo la moltiplicazione dei pani. Gesù si era ritirato solo sulla montagna a pregare, mentre i discepoli continuavano a svolgere il loro mestiere di pescatori. Finito di pregare si diresse verso di loro camminando sul mare e Pietro pensava che fosse un fantasma. E chiede la verifica se fosse davvero Lui, il Signore, per avere la certezza di uscire vivo da una situazione, che si era creata a bordo. Gesù più che rasserenarlo con le parole, gli chiede di venire verso di lui, camminando sulle onde del mare. Pietro incomincia a farlo, ma evidentemente la forza del vento e le onde del mare gli fanno perdere sicurezza dentro di sé e soprattutto la fiducia sulla parola che il Signore gli aveva detto. Poi tutto si ricompone nella salute e nella serenità di tutti, quando Gesù sale sulla barca e si quieta il mare e soprattutto la coscienza di Pietro e degli altri. Ma il rimprovero fu chiaro e sicuramente fece pensare a Pietro e al Gruppo e fa pensare anche a ciascuno di noi: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

La nostra poca fede si manifesta proprio nei momenti di maggiore difficoltà nella nostra vita. Pensiamo che Dio non sia dalla parte nostra e che nonostante si riveli a noi in tanti modi Egli non c’è vicino. Ma vicino il Signore è sempre a ciascun credente e all’intera chiesa, è vicino all’intera umanità, che spesso naviga in mari burrascosi e senza l’aiuto del Signore rischia di affondare o naufragare sotto le forze delle guerre e dell’odio e delle ingiustizie.

Anche nei momenti della vita personale ed ecclesiale, Dio si manifesta a noi nel silenzio, nella semplicità, nella croce, nella gioia più vera. Non ha bisogno, come tanti uomini, di fare rumore, di fatti eclatanti per dirci che c’è e ci sarà sempre, come ci rammenta la prima lettura di oggi, tratta dal primo libro dei Re, nella quale è presentata l’ esperienza del profeta Elia nel momento in cui il Signore gli parla, in una caverna del monte Oreb, dove si era ritirato per trascorrere la notte: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna”.

La caverna è simbolo della chiusura in noi stessi, nelle presunte nostre sicurezze. Dobbiamo uscire da noi stessi per poter davvero incontrare Dio ed ascoltare con chiarezza la sua voce. Se conserviamo un atteggiamento di estrema prudenza per garantire solo noi stessi, saremo degli egoisti e non avremo il cuore aperto a Dio e ai fratelli.

Perciò l’apostolo Paolo nel brano della seconda lettura di oggi, sempre tratto dalla sua fondamentale lettera ai Romani, rivela tutta la sua preoccupazione per la sua vita, per il mondo, per gli altri, inquadrando il tutto nella visione cristologica della storia della salvezza, che viene portata a compimento nel mistero della Pasqua di Gesù. Scrive, infatti, con estrema sincerità, quello che leggiamo e che riguarda i suoi fratelli israeliti, che non hanno capito ed accettato il Messia: “ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne”. E sottolinea, senza dimenticare tutto l’antica alleanza, che “essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi”, ma alla fine bisogna pure ammettere che Gesù Cristo “proviene da loro secondo la carne”, è Lui, “che è sopra ogni cosa”, e il  “Dio benedetto nei secoli”. E’ l’ammissione totale della sua fede nel Cristo Redentore e la conferma della sua autentica conversione al Signore sulla via di Damasco.

Forte richiamo a noi uomini del XXI secolo dell’era cristiana di avere fede in Cristo, unico Salvatore del mondo, il Dio fatto uomo nel grembo verginale di Maria e venuto nella storia nostra per portare la gioia della vera vita a tutta l’umanità.

Sia questa la nostra preghiera, unita a tutta la comunità dei credenti che ascolta questa parola e speriamo la possa vivere ogni giorno con maggiore impegno di vita cristiana ed umana: “Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli. Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra. Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino” (Dal Salmo 84).

P.RUNGI. IL COMMENTO ALLA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 13 AGOSTO 2017ultima modifica: 2017-08-08T19:00:02+00:00da pace2005
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