Papa Francesco

COMMENTO ALLA SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA 2016

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SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA – 8 DICEMBRE 2016

TUTTA BELLA SEI MARIA, MADRE DELLA PUREZZA E DELLA TENEREZZA

Commento di padre Antonio Rungi

Tutta bella sei Maria, macchia di peccato non è assolutamente in te, per un singolare privilegio che il Signore ha riservato a te, umile ancella, in vista della nascita del Redentore. Proprio perché sei senza peccato originale e lontana da ogni altro peccato, tu per noi sei la madre della purezza e della tenerezza ed oggi, solennità del tuo immacolato concepimento, noi ringraziamo il Signore per questo privilegio che il cielo ti ha donato, per Gesù, per te e per tutti noi.

L’antica antifona che caratterizza la solennità dell’Immacolata concezione, come Maria la Tutta bella, è un forte invito a riflettere oggi sul dogma dell’Immacolata, proclamato da Pio IX nel 1854 e trarre da esso una forte spinta a rinnovarsi nella vita e a cercare di essere sempre più purificati nell’anima e nel modo di comportarci. Scrive Papa Francesco: “La festa dell’Immacolata Concezione esprime la grandezza dell’amore di Dio. Egli non solo è Colui che perdona il peccato, ma in Maria giunge fino a prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sé entrando in questo mondo. E’ l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva. L’inizio della storia di peccato nel giardino dell’Eden si risolve nel progetto di un amore che salva. Le parole della Genesi riportano all’esperienza quotidiana che scopriamo nella nostra esistenza personale. C’è sempre la tentazione della disobbedienza, che si esprime nel voler progettare la nostra vita indipendentemente dalla volontà di Dio. E’ questa l’inimicizia che attenta continuamente la vita degli uomini per contrapporli al disegno di Dio. Eppure, anche la storia del peccato è comprensibile solo alla luce dell’amore che perdona. Il peccato si capisce soltanto sotto questa luce. Se tutto rimanesse relegato al peccato saremmo i più disperati tra le creature, mentre la promessa della vittoria dell’amore di Cristo rinchiude tutto nella misericordia del Padre. La parola di Dio di questa solennità non lascia dubbi in proposito. La Vergine Immacolata è dinanzi a noi testimone privilegiata di questa promessa e del suo compimento”. Ed aggiunge: Nella festa dell’Immacolata, contemplando la nostra Madre tutta bella, riconosciamo anche il nostro destino più vero, la nostra vocazione più profonda: essere amati, essere trasformati dall’amore, essere trasformati dalla bellezza di Dio. Guardiamo lei, nostra Madre, e lasciamoci guardare da lei, perché è la nostra Madre e ci ama tanto; lasciamoci guardare da lei per imparare a essere più umili, e anche più coraggiosi nel seguire la Parola di Dio; per accogliere il tenero abbraccio del suo Figlio Gesù, un abbraccio che ci dà vita, speranza e pace”.

Nell’immacolato concepimento della Madonna, comprendiamo meglio quanto scrive san Paolo Apostolo nella sua lettera agli Efesìni, riguardo la nostra dignità di figli di Dio e quanto Dio ha fatto e continua a fare per noi. In un inno cristologico, tra i più belli scritti dall’Apostolo delle Genti, noi meditando attentamente su queste parole ci sentiamo benedetti, amati, indirizzati verso la gloria del cielo, dove abbiamo la nostra stabile e definitiva dimora, essendo eredi, mediante Gesù Cristo, del Paradiso.

Maria ci aiuta ad entrare nella logica della gloria e dell’onore, che passa attraverso la purificazione da ogni peccato, che può contaminare la nostra vita e rendere più difficile il possesso del paradiso.

Maria in tale regno di luce vi è entrata per i meriti di Gesù, essendo scelta quale Madre del Figlio di Dio, e vi è entrata anima e corpo con la sua assunzione al cielo. Pura da sempre, per sempre non poteva non essere la prima dei viventi di questa terra ad avere accesso diretto nel Regno del suo Figlio.

Ecco perché, oggi, la parola di Dio ci sprona a guardare a Maria come modello di ogni perfezionamento della propria vita nell’orizzonte di Dio. Lo possiamo comprendere tutto questo in ascolto del testo del vangelo di questa solennità che ci riporta al momento dell’Annunciazione.

Maria dubbiosa di come potesse nascere nel suo grembo il Figlio di Dio, dal momento che non conosceva uomo, alla fine si affida completamente a Dio, confida in Lui e si fida di Lui.

Il miracolo della vita, con il suo Fiat, avviene proprio in quell’istante. Maria entra con la sua piena adesione nel progetto di Dio di salvare l’umanità, dopo la caduta nel paradiso terrestre, dove un’altra donna, Eva, aveva, insieme ad Adamo contravvenuto alla legge divina, avviandosi così ad un destino di miseria morale e spirituale, dalla quale Gesù ci salverà, con la disponibilità di Maria ad accogliere nel suo grembo verginale, proprio il salvatore dell’umanità.

Con Papa Francesco, in questo giorno di luce, splendore, bellezza, purezza e tenerezza eleviamo al Signore, mediante la Tutta Bella, la Vergine santissima Immacolata, questa preghiera modificata per le nostre esigenze spirituali ed adattata a questa solennità dell’Immacolata 2016.

 

O Maria, Madre nostra,

oggi noi tutti siamo in festa per Te

e ti veneriamo come Immacolata,

preservata da sempre dal contagio del peccato.

 

Accogli l’omaggio che ti offriamo

a nome della Chiesa che è nel mondo intero.

 

Sapere che Tu, che sei nostra Madre,

sei totalmente libera dal peccato

ci dà grande conforto.

Sapere che su di te il male non ha potere,

ci riempie di speranza e di fortezza

nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere

contro le minacce del maligno.

 

Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani,

perché Gesù, prima di morire sulla croce,

ci ha dato Te come Madre.

Noi dunque, pur essendo peccatori,

siamo tuoi figli, figli dell’Immacolata,

chiamati a quella santità che in Te risplende

per grazia di Dio fin dall’inizio.

 

Animati da questa speranza,

noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi,

per le nostre famiglie,

per le nostre Città, per il mondo intero.

 

La potenza dell’amore di Dio,

che ti ha preservata dal peccato originale,

per tua intercessione liberi l’umanità

da ogni schiavitù spirituale e materiale,

e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti,

il disegno di salvezza di Dio.

 

Fa’ che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull’orgoglio

e possiamo diventare misericordiosi

come è misericordioso il nostro Padre celeste.

 

In questo tempo che ci conduce

alla festa del Natale di Gesù 2016,

insegnaci ad andare controcorrente:

a spogliarci di noi stessi, ad abbassarci,

a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio,

a decentrarci dal nostro egoismo,

per lasciare spazio alla bellezza di Dio,

riflessa soprattutto in Te, Vergine Madre

Madre della purezza e della tenerezza. Amen.

 

MISERICORDIA ET MISERA. PRESENTAZIONE E SINTESI A CURA DI P.ANTONIO RUNGI

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Presentazione e sintesi della Lettera Apostolica di Papa Francesco

“Misericordia et misera”

A cura di padre Antonio Rungi, passionista

 

La Lettera apostolica di Papa Francesco “Misericordia et misera” è una sintesi straordinariamente ricca e stimolante dei temi spirituali, pastorali, morali, ecclesiali e sociali con i quali si devono confrontare, oggi, dopo la celebrazione del giubileo della misericordia, tutti i cristiani.

 

La fantasia della misericordia va  concretizzata nell’oggi della Chiesa e del mondo contemporaneo.

 

Al di là delle aperture che ben conosciamo di Papa Francesco sul tema della famiglia, dell’aborto, dell’accoglienza dei diversi, che condivido integralmente, il discorso centrale che il Papa porta avanti in questo suo ultimo testo magisteriale, è quello dell’attenzione privilegiata verso i poveri e i sofferenti della terra, con una speciale attenzione ai bambini e a tutte le persone più fragili dell’umana società dell’era globalizzata e della tecnologia.

 

E’ una sintesi di teologia dogmatica, pastorale, morale e sociale dalla quale nessun cristiano, oggi, può prescindere dopo questa lectio magistralis sul significato della misericordia nel cuore di Dio e nel cuore dell’uomo.

 

Grazie, Papa Francesco, per questo dono e regalo che oltre a conservarlo gelosamente per gli anni futuri, come testo fondamentale dell’etica cristiana, ne faremo tesoro per vivere oggi concretamente la misericordia di Dio nel ministero sacerdotale e pastorale, con l’essere vicini a tutti, dall’inizio della vita di ognuno, fino al naturale termine di essa, che è la morte, alla quale fa riferimento la Lettera; ma anche nell’accompagnamento individuale lungo il percorso delle scelte personali che vanno sempre rispettate e mai condannate, nella logica di quella divina misericordia che Cristo ha manifestato per tutta l’umanità, morendo sulla croce per noi e spargendo il suo sangue in remissione dei nostri peccati.

Da oggi in poi, la cultura della misericordia deve avanzare in modo evidente, soprattutto nella Chiesa, che è il naturale luogo dove la misericordia, oltre che essere celebrata con il sacramento del perdono e dell’unzione degli infermi, va vissuta quotidianamente nell’azione pastorale e nella vicinanza concreta a chi ha più bisogno di consolazione e di conforto. Non a caso la Lettera Apostolica parte dalla pagina evangelica dell’adultera, in cui si incontrano, come scrive Sant’Agostino la misericordia e la miseria umana, ovvero Gesù e la donna che sta per essere lapidata, perché colta in flagrante adulterio. Non a caso nel discorso successivo che porta avanti, Papa Francesco, troviamo il riferimento ad un’altra donna, la Maddalena. La misercordia inizia proprio nel rivalutare e rispettare la dignità di ogni persona umana e soprattutto la donna.

P.Antonio Rungi

In 22 punti essenziali, rispondenti ai numeri  che compongono la Lettere, la mia sintesi del documento.

 

SCHEMA DI SINTESI

 

1. Celebrare e vivere la misericordia

2. Il perdono segno visibile dell’amore del Padre. Nessun limite alla misericordia divina.

3. La misericordia suscita gioia e allontana ogni tristezza del cuore.

4. L’Anno Santo una benedizione abbondante del cielo

5. Il cammino della Chiesa post-giubilare: celebrare la misericordia di Dio.

6. Comunicare la certezza che Dio ci ama e ci perdona, mediante l’ascolto della Parola di Dio e la sua presentazione.

7. Il valore insostituibile della Bibbia

8. Indispensabilità del sacramento della riconciliazione.

9. I missionari della misericordia. Continua la positiva esperienza.

10. Il sacerdote, ministro dell’accoglienza e testimoni della tenerezza di Dio

11. Centralità del sacramento della confessione

12. Concessione a tutti i sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto. La Fraternità di Pio X.

13. La consolazione: volto della misericordia

14. L’importanza della famiglia

15. Il tema della morte

16. Aprire la porta del cuore

17 I segni nascosti della carità

18. La fantasia della misericordia

19. Le opere di misericordia

20. La cultura della misericordia

21. Il dopo giubileo è tempo ugualmente di misericordia. Una giornata tutta per i poveri.

22. Maria, strada maestra della misericordia.

 

SINTESI

 

1. Celebrare e vivere la misericordia

La misericordia chiede di essere ancora celebrata e vissuta nelle nostre comunità. La misericordia, infatti, non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre.

 

2. Il perdono segno visibile dell’amore del Padre. Nessun limite alla misericordia divina.

 

Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita.  Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato.

 

3. La misericordia suscita gioia e allontana ogni tristezza del cuore.

 

La misericordia suscita gioia, perché il cuore si apre alla speranza di una vita nuova. La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza. All’origine di essa c’è l’amore con cui Dio ci viene incontro, spezzando il cerchio di egoismo che ci avvolge, per renderci a nostra volta strumenti di misericordia. Fare esperienza della misericordia dona gioia. Non lasciamocela portar via dalle varie afflizioni e preoccupazioni. Possa rimanere ben radicata nel nostro cuore e farci guardare sempre con serenità alla vita quotidiana.

Oggi sorgono spesso sentimenti di malinconia, tristezza e noia, che lentamente possono portare alla disperazione. C’è bisogno di testimoni di speranza e di gioia vera, per scacciare le chimere che promettono una facile felicità con paradisi artificiali. Il vuoto profondo di tanti può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva.

 

4. L’Anno Santo un tempo di abbondanza di grazia

 

L’Anno intenso, durante il quale ci è stata donata con abbondanza la grazia della misericordia, è stato come un vento impetuoso e salutare, che si è abbattuto sulla chiesa e sull’umanità. La bontà e la misericordia del Signore si sono riversate sul mondo intero. E davanti a questo sguardo amoroso di Dio che in maniera così prolungata si è rivolto su ognuno di noi, non si può rimanere indifferenti, perché esso cambia la vita. È stata realmente una nuova visita del Signore in mezzo a noi. Abbiamo percepito il suo soffio vitale riversarsi sulla Chiesa.

 

5. Il cammino della Chiesa post-giubilare: celebrare la misericordia di Dio.

 

In primo luogo siamo chiamati a celebrare la misericordia nella liturgia. Nella liturgia, la misericordia non solo viene ripetutamente evocata, ma realmente ricevuta e vissuta. La celebrazione della misericordia divina culmina nel Sacrificio eucaristico, memoriale del mistero pasquale di Cristo, da cui scaturisce la salvezza per ogni essere umano, per la storia e per il mondo intero. Insomma, ogni momento della celebrazione eucaristica fa riferimento alla misericordia di Dio.

In tutta la vita sacramentale la misericordia ci viene donata in abbondanza. Non è affatto senza significato che la Chiesa abbia voluto fare esplicitamente il richiamo alla misericordia nella formula dei due sacramenti chiamati “di guarigione”, cioè la Riconciliazione e l’Unzione dei malati.

 

6. Comunicare la certezza che Dio ci ama e ci perdona meditante la Parola.

 

Ogni domenica, la Parola di Dio viene proclamata nella comunità cristiana perché il giorno del Signore sia illuminato dalla luce che promana dal mistero pasquale. Nella proclamazione delle Letture bibliche, infatti, si ripercorre la storia della nostra salvezza attraverso l’incessante opera di misericordia che viene annunciata. Dio parla ancora oggi con noi come ad amici, si “intrattiene” con noi per donarci la sua compagnia e mostrarci il sentiero della vita. La sua Parola si fa interprete delle nostre richieste e preoccupazioni e risposta feconda perché possiamo sperimentare concretamente la sua vicinanza. Quanta importanza acquista l’omelia, dove «la verità si accompagna alla bellezza e al bene», per far vibrare il cuore dei credenti dinanzi alla grandezza della misericordia! Essa sarà tanto più fruttuosa, quanto più il sacerdote avrà sperimentato su di sé la bontà misericordiosa del Signore. Comunicare la certezza che Dio ci ama non è un esercizio retorico, ma condizione di credibilità del proprio sacerdozio. Vivere, quindi, la misericordia è la via maestra per farla diventare un vero annuncio di consolazione e di conversione nella vita pastorale.

 

7. Il valore insostituibile della Bibbia

 

La Bibbia è il grande racconto che narra le meraviglie della misericordia di Dio. Ogni pagina è intrisa dell’amore del Padre che fin dalla creazione ha voluto imprimere nell’universo i segni del suo amore.  Attraverso la Sacra Scrittura, mantenuta viva dalla fede della Chiesa, il Signore continua a parlare alla sua Sposa e le indica i sentieri da percorrere, perché il Vangelo della salvezza giunga a tutti. È mio vivo desiderio che la Parola di Dio sia sempre più celebrata, conosciuta e diffusa, perché attraverso di essa si possa comprendere meglio il mistero di amore che promana da quella sorgente di misericordia.  Sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo.

Importante è anche la lectio divina. Questa incentrata  sui temi della misericordia permetterà di toccare con mano quanta fecondità viene dal testo sacro, letto alla luce dell’intera tradizione spirituale della Chiesa, che sfocia necessariamente in gesti e opere concrete di carità.

 

8. Indispensabilità del sacramento della riconciliazione

 

La celebrazione della misericordia avviene in modo del tutto particolare con il Sacramento della Riconciliazione. È questo il momento in cui sentiamo l’abbraccio del Padre che viene incontro per restituirci la grazia di essere di nuovo suoi figli. Nel Sacramento del Perdono Dio mostra la via della conversione a Lui, e invita a sperimentare di nuovo la sua vicinanza. È un perdono che può essere ottenuto iniziando, anzitutto, a vivere la carità.  Solo Dio perdona i peccati, ma chiede anche a noi di essere pronti al perdono verso gli altri. Quanta tristezza quando rimaniamo chiusi in noi stessi e incapaci di perdonare! Prendono il sopravvento il rancore, la rabbia, la vendetta, rendendo la vita infelice e vanificando l’impegno gioioso per la misericordia.

 

9. I missionari della misericordia. Continua la positiva esperienza

 

Un’esperienza di grazia che la Chiesa ha vissuto con tanta efficacia nell’Anno giubilare è stato certamente il servizio dei Missionari della Misericordia. La loro azione pastorale ha voluto rendere evidente che Dio non pone alcun confine per quanti lo cercano con cuore pentito, perché a tutti va incontro come un Padre. Esprimo la mia gratitudine ad ogni Missionario della Misericordia per questo prezioso servizio offerto per rendere efficace la grazia del perdono. Questo ministero straordinario, tuttavia, non si conclude con la chiusura della Porta Santa. Desidero, infatti, che permanga ancora, fino a nuova disposizione, come segno concreto che la grazia del Giubileo continua ad essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace.

 

10. Il sacerdote, ministro dell’accoglienza e testimoni della tenerezza di Dio

 

Chiedo a tutti i sacerdoti di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male commesso; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio.

 

11. Centralità del sacramento della confessione

 

Il Sacramento della Riconciliazione ha bisogno di ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana; per questo richiede sacerdoti che mettano la loro vita a servizio del «ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18) in modo tale che, mentre a nessuno sinceramente pentito è impedito di accedere all’amore del Padre che attende il suo ritorno, a tutti è offerta la possibilità di sperimentare la forza liberatrice del perdono.

Un’occasione propizia può essere la celebrazione dell’iniziativa 24 ore per il Signore in prossimità della IV domenica di Quaresima, che già trova molto consenso nelle Diocesi e che rimane un richiamo pastorale forte per vivere intensamente il Sacramento della Confessione.

 

12. Concessione a tutti i sacerdoti di assolvere dal peccato dell’aborto. La Fraternità di Pio X.

 

Concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione.

Stabilisco per mia propria decisione di estendere la facoltà ai sacerdoti della Fraternità di Pio X di assolvere i peccati  oltre il periodo giubilare, fino a nuove disposizioni in proposito, perché a nessuno venga mai a mancare il segno sacramentale della riconciliazione attraverso il perdono della Chiesa.

 

13. La consolazione: volto della misericordia

 

È vero, spesso siamo messi a dura prova, ma non deve mai venire meno la certezza che il Signore ci ama. La sua misericordia si esprime anche nella vicinanza, nell’affetto e nel sostegno che tanti fratelli e sorelle possono offrire quando sopraggiungono i giorni della tristezza e dell’afflizione. Asciugare le lacrime è un’azione concreta che spezza il cerchio di solitudine in cui spesso veniamo rinchiusi.

Tutti abbiamo bisogno di consolazione perché nessuno è immune dalla sofferenza, dal dolore e dall’incomprensione. Quanto dolore può provocare una parola astiosa, frutto dell’invidia, della gelosia e della rabbia! Quanta sofferenza provoca l’esperienza del tradimento, della violenza e dell’abbandono; quanta amarezza dinanzi alla morte delle persone care! Eppure, mai Dio è lontano quando si vivono questi drammi. Una parola che rincuora, un abbraccio che ti fa sentire compreso, una carezza che fa percepire l’amore, una preghiera che permette di essere più forte… sono tutte espressioni della vicinanza di Dio attraverso la consolazione offerta dai fratelli.

A volte, anche il silenzio potrà essere di grande aiuto; perché a volte non ci sono parole per dare risposta agli interrogativi di chi soffre.

 

14. L’importanza della famiglia

 

In un momento particolare come il nostro, che tra tante crisi vede anche quella della famiglia, è importante che giunga una parola di forza consolatrice alle nostre famiglie. Il dono del matrimonio è una grande vocazione a cui, con la grazia di Cristo, corrispondere nell’amore generoso, fedele e paziente. La bellezza della famiglia permane immutata, nonostante tante oscurità e proposte alternative.

La gioia per il dono dei figli non è immune dalle preoccupazioni dei genitori riguardo alla loro crescita e formazione, riguardo a un futuro degno di essere vissuto intensamente.

La misericordia richiede, soprattutto da parte del sacerdote, un discernimento spirituale attento, profondo e lungimirante perché chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio, partecipare attivamente alla vita della comunità ed essere inserito in quel Popolo di Dio che, instancabilmente, cammina verso la pienezza del regno di Dio, regno di giustizia, di amore, di perdono e di misericordia.

 

15. Il tema della morte

 

Particolare rilevanza riveste il momento della morte. La Chiesa ha sempre vissuto questo passaggio drammatico alla luce della risurrezione di Gesù Cristo, che ha aperto la strada per la certezza della vita futura. Abbiamo una grande sfida da accogliere, soprattutto nella cultura contemporanea che spesso tende a banalizzare la morte fino a farla diventare una semplice finzione, o a nasconderla. La morte invece va affrontata e preparata come passaggio doloroso e ineludibile ma carico di senso: quello dell’estremo atto di amore verso le persone che ci lasciano e verso Dio a cui si va incontro. La condivisione di questo momento da parte del sacerdote è un accompagnamento importante, perché permette di vivere la vicinanza alla comunità cristiana nel momento di debolezza, solitudine, incertezza e pianto.

 

16. Aprire la porta del cuore

 

Si è  la Porta Santa, ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata. Abbiamo imparato che Dio si china su di noi (cfr Os 11,4) perché anche noi possiamo imitarlo nel chinarci sui fratelli. È la strada della misericordia che permette di incontrare tanti fratelli e sorelle che tendono la mano perché qualcuno la possa afferrare per camminare insieme.

Voler essere vicini a Cristo esige di farsi prossimo verso i fratelli, perché niente è più gradito al Padre se non un segno concreto di misericordia.

La misericordia rinnova e redime, perché è l’incontro di due cuori: quello di Dio che viene incontro a quello dell’uomo. Questo si riscalda e il primo lo risana: il cuore di pietra viene trasformato in cuore di carne (cfr Ez 36,26), capace di amare nonostante il suo peccato. Qui si percepisce di essere davvero una “nuova creatura” (cfr Gal 6,15): sono amato, dunque esisto; sono perdonato, quindi rinasco a vita nuova; sono stato “misericordiato”, quindi divento strumento di misericordia.

 

17 I segni nascosti della carità

 

Durante l’Anno Santo  ho potuto toccare con mano quanto bene è presente nel mondo. Spesso non è conosciuto perché si realizza quotidianamente in maniera discreta e silenziosa. Anche se non fanno notizia, esistono tuttavia tanti segni concreti di bontà e di tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati. Esistono davvero dei protagonisti della carità che non fanno mancare la solidarietà ai più poveri e infelici.

 

18. La fantasia della misericordia

 

È il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia. La Chiesa ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» (Gv 20,30), affinché siano espressione eloquente della fecondità dell’amore di Cristo e della comunità che vive di Lui. Sono passati più di duemila anni, eppure le opere di misericordia continuano a rendere visibile la bontà di Dio. Insomma, le opere di misericordia corporale e spirituale costituiscono fino ai nostri giorni la verifica della grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale. Essa infatti spinge a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone che sono nostri fratelli e sorelle.

 

19. Le opere di misericordia

 

La Chiesa dev’essere sempre vigile e pronta per individuare nuove opere di misericordia e attuarle con generosità ed entusiasmo.

Poniamo, dunque, ogni sforzo per dare forme concrete alla carità e al tempo stesso intelligenza alle opere di misericordia.  Pensiamo solo, a titolo esemplificativo, all’opera di misericordia corporale vestire chi è nudo (cfr Mt 25,36.38.43.44). Essa ci riporta ai primordi, al giardino dell’Eden, quando Adamo ed Eva scoprirono di essere nudi e, sentendo avvicinarsi il Signore, ebbero vergogna e si nascosero (cfr Gen 3,7-8). Sappiamo che il Signore li punì; tuttavia, Egli «fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì» (Gen 3,21). La vergogna viene superata e la dignità restituita.

Fissiamo lo sguardo anche su Gesù al Golgota. Il Figlio di Dio sulla croce è nudo; la sua tunica è stata sorteggiata e presa dai soldati (cfr Gv 19,23-24); Lui non ha più nulla. Sulla croce si rivela all’estremo la condivisione di Gesù con quanti hanno perso dignità perché privati del necessario. Come la Chiesa è chiamata ad essere la “tunica di Cristo” per rivestire il suo Signore, così è impegnata a rendersi solidale con i nudi della terra perché riacquistino la dignità di cui sono stati spogliati.

Non avere il lavoro e non ricevere il giusto salario; non poter avere una casa o una terra dove abitare; essere discriminati per la fede, la razza, lo stato sociale…: queste e molte altre sono condizioni che attentano alla dignità della persona, di fronte alle quali l’azione misericordiosa dei cristiani risponde anzitutto con la vigilanza e la solidarietà.

Il carattere sociale della misericordia esige di non rimanere inerti e di scacciare l’indifferenza e l’ipocrisia, perché i piani e i progetti non rimangano lettera morta. Lo Spirito Santo ci aiuti ad essere sempre pronti ad offrire in maniera fattiva e disinteressata il nostro apporto, perché la giustizia e una vita dignitosa non rimangano parole di circostanza, ma siano l’impegno concreto di chi intende testimoniare la presenza del Regno di Dio.

 

20. La cultura della misericordia

 

Siamo chiamati a far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli.

La cultura della misericordia si forma nella preghiera assidua, nella docile apertura all’azione dello Spirito, nella familiarità con la vita dei santi e nella vicinanza concreta ai poveri. È un invito pressante a non fraintendere dove è determinante impegnarsi. La tentazione di fare la “teoria della misericordia” si supera nella misura in cui questa si fa vita quotidiana di partecipazione e condivisione. D’altronde, non dovremmo mai dimenticare le parole con cui l’apostolo Paolo, raccontando il suo incontro con Pietro, Giacomo e Giovanni, dopo la conversione, mette in risalto un aspetto essenziale della sua missione e di tutta la vita cristiana: «Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare» (Gal 2,10).

Non possiamo dimenticarci dei poveri: è un invito più che mai attuale che si impone per la sua evidenza evangelica.

 

21. Il dopo giubileo è tempo ugualmente di misericordia. Una giornata per i poveri.

 

Le nostre comunità si aprano a raggiungere quanti vivono nel loro territorio perché a tutti giunga la carezza di Dio attraverso la testimonianza dei credenti.  Ogni giorno del nostro cammino è segnato dalla presenza di Dio che guida i nostri passi con la forza della grazia che lo Spirito infonde nel cuore per plasmarlo e renderlo capace di amare. È il tempo della misericordia per tutti e per ognuno, perché nessuno possa pensare di essere estraneo alla vicinanza di Dio e alla potenza della sua tenerezza.

È il tempo della misericordia perché quanti sono deboli e indifesi, lontani e soli possano cogliere la presenza di fratelli e sorelle che li sorreggono nelle necessità.

È il tempo della misericordia perché i poveri sentano su di sé lo sguardo rispettoso ma attento di quanti, vinta l’indifferenza, scoprono l’essenziale della vita.

È il tempo della misericordia perché ogni peccatore non si stanchi di chiedere perdono e sentire la mano del Padre che sempre accoglie e stringe a sé.

Come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia (cfr Mt 25,31-46). Sarà una Giornata che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa (cfr Lc 16,19-21), non potrà esserci giustizia né pace sociale. Questa Giornata costituirà anche una genuina forma di nuova evangelizzazione (cfr Mt 11,5), con la quale rinnovare il volto della Chiesa nella sua perenne azione di conversione pastorale per essere testimone della misericordia.

 

22. Maria, strada maestra della misericordia

 

Su di noi rimangono sempre rivolti gli occhi misericordiosi della Santa Madre di Dio. Lei è la prima che apre la strada e ci accompagna nella testimonianza dell’amore. La Madre della Misericordia raccoglie tutti sotto la protezione del suo manto, come spesso l’arte l’ha voluta rappresentare. Confidiamo nel suo materno aiuto e seguiamo la sua perenne indicazione a guardare a Gesù, volto raggiante della misericordia di Dio.

 

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016

RUNGI1

DOMENICA XXXIII DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016

NON FACCIAMOCI  INGANNARE DA FACILI PROFEZIE SULLA FINE DEL MONDO

Commento di padre Antonio Rungi

Alla fine dell’anno liturgico, la parola di Dio di questa penultima domenica, ci fa riflettere, soprattutto nel Vangelo sulla fine del mondo, sulla seconda e definitiva venuta di Cristo sulla terra, per giudicare i vivi e i morti. Questa venuta, da sempre è stata vista come imminente, a scadenze temporali, segnati da veggenti o altre figure che dicono di prevedere il futuro. E ciò in seguito a fatti drammatici che hanno attinenza con i fenomeni naturali, ma anche con il comportamento umano, quali le guerre, o i terremoti, di particolare attualità in questi mesi, soprattutto nel nostro Paese. Gesù ci mette in guardia da facili profezie che parlano della fine.

Il brano del vangelo di questa domenica,  riguarda, infatti, l’inizio del discorso di Gesù sulla fine dei tempi. Si tratta di un’unità letteraria ben precisa che appartiene al cosiddetto genere apocalittico. Gesù si trova a Gerusalemme, negli atri del Tempio, si avvicina la passione. I Vangeli sinottici  fanno precedere, al racconto della passione, morte e risurrezione, il discorso cosiddetto “escatologico”. Eventi da leggere alla luce della Pasqua. L’attenzione non va posta su ogni parola, ma sull’annuncio di capovolgimento totale. La comunità di Luca già era a conoscenza degli avvenimenti riguardanti la distruzione di Gerusalemme. L’evangelista universalizza il messaggio ed evidenzia il tempo intermedio della chiesa in attesa della venuta del Signore nella gloria. Luca fa riferimento alla fine dei tempi anche in altre parti del suo vangelo, ma lo fa senza voler mettere angoscia o preoccupazioni di sorta. Di fronte alla preoccupazione della fine del mondo, Gesù risponde con parole precise, che aprono la vita in una prospettiva di positiva attesa e non di angoscia mortale: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: “Sono io” e: “Il tempo è prossimo”; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno,  e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa;  io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.  Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.

Pertanto, non lasciamoci attrarre dagli sconvolgimenti esteriori, tipico del linguaggio apocalittico, ma da quelli interiori, necessari, che preannunciano e preparano l’incontro con il Signore. Pur consapevoli che anche oggi, in diverse parti del mondo si vivono situazioni “apocalittiche”,  come nell’Italia Centrale, in seguito al disastroso sima di questi giorni e mesi scorsi, è possibile anche una lettura personalizzata, certamente non evasiva che sposta l’attenzione sulla responsabilità personale. Luca, rispetto agli altri evangelisti, sottolinea che non è giunta la fine, che occorre vivere l’attesa con impegno. Apriamo gli occhi sulle tragedie del nostro tempo, non per essere profeti di sventure, ma coraggiosi profeti di un nuovo ordine basato sulla giustizia e la pace.

Nel breve brano della prima lettura di oggi, tratto dal libro del profeta Malachìa, viene prospettata la realtà futura riguardante la venuta del Signore, immaginato come un giorno rovente, come quello che arde in un forno. In quel giorno di purificazione, in quanto, il fuoco serve proprio a bruciare tutto ciò che è male, “tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio”. Diversa sarà la sorte di quanto temono il Signore e lo servono con umiltà. Per loro infatti, “sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia”. Nell’attesa di quel giorno, il cristiano non può vivere nell’ozio, aspettandolo senza lavorare o, peggio, vivendo sulle spalle degli altri. L’Apostolo Paolo, nel brano della seconda lettura di questa domenica, richiama i cristiani di Tessalonica a imboccarsi le maniche e a lavorare,  per guadagnarsi onestamente il cibo e quanto altro utile per le proprie persone e necessità. Infatti, ricorda,  con santo orgoglio, che lui non è rimasto ozioso in mezzo a loro, né ha mangiato gratuitamente il pane di qualcuno, ma ha lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di loro. Una regola valida per sempre, se la si permette di attuare, in mancanza di lavoro, oggi soprattutto per i giovani, ed è questa:  chi non vuole lavorare, neppure mangi. Da buon osservatore delle cose che non vanno anche nel suo tempo, in ascolto delle informative che gli venivano trasmesse dalle comunità, Paolo, annota che alcuni i cristiani di Tessalonica  “vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità”. Si sono autoconvinti dell’imminente venuta del Signore e di conseguenza vivono oziosamente, senza neppure guadagnarsi il necessario per vivere. Cosa non gradita a Paolo che li biasima.

Nel tempo e nella storia che il Signore ci ha concesso e continua a concederci, alcune cose, sono certe, per noi cristiani, da tenere presenti in ogni nostro comportamento umano: la perseveranza nella fede e la certezza della seconda e definitiva venuta di Cristo sulla terra. La perseveranza è indispensabile per produrre frutto, nelle prove quotidiane e nelle persecuzioni.  La vittoria finale è certa: il regno di Dio sarà instaurato dal Figlio dell’uomo. Occorre allora essere perseveranti, vigilanti e in preghiera. Lo stile di vita del cristiano deve farsi segno del futuro che verrà.

Sia questa la nostra preghiera oggi, penultima domenica dell’anno liturgico e dell’anno giubilare della misericordia: O Dio, principio e fine di tutte le cose, che raduni tutta l’umanità nel tempio vivo del tuo Figlio, fa’ che, attraverso le vicende, liete e tristi, di questo mondo, teniamo fissa la speranza del tuo regno, certi che nella nostra pazienza possederemo la vita.

 

P.RUNGI AUSPICA LA PROROGA DELLA CHIUSURA DEL GIUBILEO FINO A NATALE 2016

ANNO SANTO-01

COMUNICATO STAMPA

P.RUNGI (TEOLOGO MORALE). PROROGA DEL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA FINO A NATALE. RICHIESTA UFFICIALE AL PAPA PER QUESTA PROPOSTA CHE TROVA VASTO CONSENSO NELLA BASE CATTOLICA.

“Da più parte, nella comunità cristiana, si avverte la necessità e l’esigenza spirituale di prorogare fino a Natale 2016 il Giubileo Straordinario della Misericordia ed io personalmente sono favorevolissimo a che questo possa essere concesso dal Papa una proroga di un mese, fino a Natale, cosa che può stabilire di sua iniziativa”, è quanto scrive in una Nota personale, padre Antonio Rungi, teologo morale passionista del Santuario Mariano della Civita, in Itri (Lt).
“Il grande successo di numeri e di partecipazione autentica ai vari eventi giubilari possono giustificare –scrive padre Rungi – una proroga, in quanto è quasi naturale che l’anno si concluda con il Natale. Non a caso il Papa nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia ha afferma che Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Nella «pienezza del tempo » (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio”.
“La solennità del Natale –afferma padre Rungi – più che la solennità di Cristo Re dell’Universo, sembra, a mio modesto avviso, quella più adatta ed opportuna per chiudere questo giubileo che ha suscitato nel mondo tanto bisogno di ricevere e dare misericordia. Prorogare per un altro mese solo per la città di Roma, potrebbe essere un aiuto spirituale in più per quanti non hanno avuto modo di fare il giubileo in quest’anno. D’altra parte –conclude padre Rungi – le feste di Natale richiamano in Italia e a Roma tanti pellegrini, tante persone che rientrano in famiglia per le feste di questo periodo e sicuramente sarebbe un’occasione in più per poter attraversare la porta santa in San Pietro e nelle altre basiliche romane per ottenere le indulgenze plenarie. Confido nella sensibilità del Santo Padre, Papa Francesco, e delle istituzioni preposte al controllo e al monitoraggio dell’evento, affinché questa proroga di un mese possa essere accordata e attuata”. E a sostegno della sua iniziativa, padre Antonio Rungi, ha lanciato un sondaggio di opinione tra i cattolici, se sono d’accordo o meno su questa idea. Il web, come in altre cose, ha il suo peso e la sua incidenza.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 9 OTTOBRE 2016

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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

DOMENICA 9 OTTOBRE 2016

SOLO POCHI SANNO RINGRAZIARE IL SIGNORE

Commento di padre Antonio Rungi

Il Vangelo di questa domenica, la XXVIII del tempo ordinario, ci racconta della guarigione di dieci lebbrosi, che Gesù sana mentre attraversa la Samaria e la Galilea. Dei dieci guariti solo uno sente il dovere di ringraziare il Signore per il dono ricevuto. Con questo esempio ci viene ricordata la tendenza generale dei fedeli di ringraziare il Signore solo in parte, mentre la stragrande maggioranza non si ricorda mai di ringraziare Dio per i doni ricevuti. L’ingratitudine è grande! E pur cambiando la società, rimane costante il comportamento di chi, pur avendo ricevuto tanto da Dio, non eleva al cielo il volto per dire semplicemente “Grazie Signore”.

Questo racconto ci fa riflettere su come noi dobbiamo agire nei confronti di Dio, quando Egli si muove, e lo fa sempre, a nostro favore e compassione. Non dimentica e non trascura la sofferenza di nessuno e pur sanando tutti, non tutti sanno dire grazie, ritornare sui propri passi ed elevare a Dio l’inno di ringraziamento e di lode.

Un altro aspetto importante che la parola di Dio ci fa considerare è il tema della lebbra, quella fisica, intesa come malattia emarginante del soggetto, e la lebbra spirituale, quella interiore e che non si vede, e che, purtroppo, infetta più dell’altra e trasmette nel mondo degli uomini il male, come sistema di pensiero e di vita. Non si guarisce da questa lebbra, rappresentata dai nove lebbrosi che non tornano indietro per ringraziare per la guarigione ricevuta. Questa malattia dell’anima, che è il peccato, la corruzione, l’idolatria, il fanatismo, l’egoismo, il male assoluto, non si guarisce neppure se il Signore interviene e dà la guarigione per il momento, che può essere una confessione in una determinata occasione e circostanza della vita, un atto di culto, un pentimento del momento, una preghiera o qualsiasi altra cosa che aiuti, momentaneamente a distanziarsi dal peccato. Per la guarigione totale è necessaria una lunga terapia anti-lebbra spirituale, che è incentrata su medicine dell’anima, che sanano e purificano la mente e il cuore dalle passioni di ogni genere e dai peccati che distruggono il bene più prezioso di una persona credente, quello appunto della sua interiorità e spiritualità. Non senza un perché il testo del vangelo di questa domenica si conclude con una bellissima espressione di stima, apprezzamento ed incoraggiamento di Gesù verso l’unico lebbroso guarito, che torna da Lui: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Chi si libera dal male non è più prostrato nel fisico e n nello spirito, ma si rialza, perché riacquista quella energia interiore che è la grazia e la misericordia di Dio, sulla quale poggiare il successivo, non facile cammino, dopo la caduta, quando il Signore dice, in tanti modi e con tutti gli strumenti, al peccatore pentito e ricostruito nello spirito: vai avanti, con la fede ce la farai e potrai superare tutte le malattie e le lebbre dello spirito, che altrimenti non guarirebbero mai.

Gesù si presenta, quindi, non solo come Colui che guarisce il corpo dai vari malanni, ma Colui che guarisce il cuore dalla più grave malattia della mancanza di amore e di speranza.

Il lebbroso è scartato, è emarginato, deve indicare agli altri, anche nel modo di vestire e di comportarsi del suo stato fisico, per evitare il contagio. E’ un escluso, vive fuori dell’accampamento, deve portare i segni distintivi della sua condizione di malattia ed allertare i cittadini perché non vengano a contagio con lui e si ampli l’epidemia. Si può dire che, con il campanello al collo o in mano, può essere paragonato all’autoambulanza o il 118 dei nostri giorni, oppure il telefono rosso, o al codice rosso come si classificano i malati in fase di gravissima situazione di salute. E’ evidente che chi soffriva di questa malattia emarginante cercava di guarire in tutti i modi, ricorrendo a maghi, a guaritori di ogni genere. Anche nel brano della prima lettura di oggi, troviamo questo bisogno di guarigione in Naaman, il comandante dell’esercito del re di Aram, il quale  “scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato dalla sua lebbra”.

Naaman, dopo la guarigione è riconoscente verso il profeta e vuole desbitarsi in qualche modo, già abituato a pagare dottori e ciarlatani che non potevano nulla nei confronti di quella malattia, allora classificata come incurabile, però si prendevano i lauti compensi per le consulenze e le terapie che prescrivevano senza alcun beneficio per il malato. Ecco, perché, “tornò con tutto il seguito da [Elisèo] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Naaman si porta la terra benedetta di quel luogo, dove egli era stato guarito e ne fa uno strumento di purificazione per tutti gli altri.

La fede di questi due malati di lebbra, di cui ci raccontano la prima lettura di oggi e il Vangelo ci aiuta a capire il senso di quanto scrive l’Apostolo Paolo al suo amico Timoteo, nella sua seconda lettera, a questo vescovo di Efeso, comunità cristiana costituita da lui, che ora è in catena per aver annunciato la parola di Cristo. Egli sopporta “ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna”.

E la fede nella risurrezione, è il tema centrale di questo brano, che conclude: “Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”.

Sia questa la nostra umile preghiera che rivolgiamo al Signore nella celebrazione della santissima eucaristia:O Dio, fonte della vita temporale ed eterna, fa’ che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio”. Amen.

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 2 OTTOBRE 2016

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XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

DOMENICA 2 OTTOBRE 2016

SIAMO SERVI INUTILI, DOBBIAMO FARE QUELLO CHE E’ NOSTRO DOVERE FARE

Commento di padre Antonio Rungi

In un mondo, dove molti si sentono indispensabili, utili e insostituibili, oggi risuona il testo del vangelo che ci riporta alla realtà della nostra vita, quella vita che ha un valore per l’eternità e non per il tempo presente, che spesso sopravvaluta il servizio di qualcuno e sottovaluta quello di chi merita davvero di essere preso in considerazione.

Partendo proprio dal brano del Vangelo di Luca, in questa XXVII domenica del tempo ordinario, noi possiamo meglio comprendere il significato del servire la causa del vangelo, con umiltà e senza pretese di sorta. A noi tutti, come cristiani, spetta il compito che ognuno di noi ha scelto di assumere davanti a Dio con responsabilità e coscienza seguendo la propria vocazione e rispondendo alla chiamata di Dio.

Non dobbiamo attenderci, premi, gratificazioni, medaglie al valore o riconoscimenti, in memoria, dopo la nostra morte. Dobbiamo agire per valori superiori, attendendoci riconoscimenti e premi, dove contano davvero la realtà che avremo in possesso per sempre.

Si tratta di sviluppare una visione di fede in prospettiva di eternità. Sono gli stessi apostoli, che si accorgono dell’inconsistenza della loro fede, della fragilità e dell’assenza di contenuto del loro modo di credere, a chiedere a Gesù: “aumenta la nostra fede”. E Gesù replica con un esempio molto calzante alla situazione e che ci aiuta a capire il senso della crescita della fede, non in termini di quantità o di conoscenze teologiche e bibliche in più, ma di qualità, perché la fede non si misura, la fede si vive e si sperimenta nella propria vita e la si testimonianza con una degna condotta di vita.

Cosa chiedono esplicitamente gli al Signore?: «Accresci in noi la fede!».

Gesù, alla domanda degli apostoli, replica in un modo preciso e diretto al raggiungimento dello scopo della richiesta: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe”.

Ed aggiunge come comportarsi in certe situazioni di vita quotidiana: “Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?”.

Domande mirate che fanno riflettere chi ascoltava allora e chi ascolta oggi Gesù, che parla a noi attraverso la Chiesa e i ministri della stessa parola.

La conclusione di questo modo di riflettere ponendo domande e includendo nelle domande la risposta, è quella che conosciamo e Luca ci riporta a conclusione di questo interessantissimo brano del suo vangelo: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Penso che ognuno di noi sappia valutare il suo comportamento in tanti ambiti, ma soprattutto nel campo religioso e morale. Non abbiamo bisogno dei termometri della nostra temperatura morale e spirituale o della quantità della nostra fede. Dicendo io credo di più dell’altro. Sappiamo valutarci da solo. Alla fine delle nostre personali valutazioni possiamo avere chiara la coscienza del nostro bene operare, del nostro parziale operare o del non operare affatto.

I compiti nel campo della fede vanno assolti e svolti in modo egregio, senza centellinare energie nei confronti di Dio e dei fratelli. Tutto deve essere fatto con amore, generosità e dedizione.

Sono queste le condizioni indispensabili per essere a posto con la propria coscienza di fronte a quello che ci tocca fare, perché ne abbiamo il dovere e gli obblighi, oltre che morali anche giuridici e sociali.

Il forte grido di denuncia del profeta Abacuc nella prima lettura di questa domenica vale da insegnamento per noi uomini del XXI secolo dell’era cristiana, che si presenta con un quadro sconfortante per tutto quello che succede nel mondo di oggi, come succedeva allora: “Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese”.

Quante volte sperimentiamo tutto questo negli ambienti e nei luoghi che meno immaginiamo possano esistere queste cose, tali divisioni e violenze?. Purtroppo è così dovunque e in ogni tempo della storia dell’umanità, in quanto l’uomo non cambia mai, non sceglie ciò che è giusto ed è bene, segue spesso la via del male e degli empi.

Anche in questi interrogativi sui drammi dell’umanità, la risposta del Signore è di speranza e di purificazione: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”.

Chi ha fede regge tutti gli urti della delusione, della malattia, della morte, della privazione, di quanto di negativo possa offrire questo nostro tempo e questo nostro mondo e si apre ad una visione di speranza nuova. Il giusto, infatti, vivrà di fede, in quanto una vera giustizia non può prescindere da una vera fede.

Bisogna osare di più come cristiani e credenti, avere più coraggio di dire e testimoniare la fede, come ricorda l’Apostolo Paolo all’amico Timoteo, al quale raccomanda “di ravvivare il dono di Dio, che è in lui mediante l’imposizione delle sue mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza”. Ed aggiunge di non vergognarsi “di dare testimonianza al Signore nostro, né di lui, che è in carcere per il Signore; ma, con la forza di Dio, di soffrire con lui per il Vangelo”. E conclude col raccomandare di prendere “come modello i sani insegnamenti che ha udito da lui con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Di custodire, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che gli è stato affidato”.

Tanti moniti per essere degni del ministero che è chiamato a svolgere nella chiesa di Cristo, quale vescovo della comunità cristiana di Efeso.

Sia questa la nostra preghiera conclusiva della riflessione sulla parola di Dio della XXVII domenica del tempo ordinario che celebriamo oggi: O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede quanto un granello di senapa, donaci l’umiltà del cuore, perché, cooperando con tutte le nostre forze alla crescita del tuo regno, ci riconosciamo servi inutili, che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore”. Amen.

ROSARIO MEDITATO IN ONORE DI SAN PIO – COMPOSTO DA P.ANTONIO RUNGI

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SANTO ROSARIO MEDITATO

IN ONORE DI SAN PIO DA PIETRELCINA

COMPOSTO DA PADRE ANTONIO RUNGI PASSIONISTA

INTRODUZIONE

 

In occasione dell’anno giubilare della misericordia e alla vigilia della festa liturgia di San Pio da Pietrelcina,  ho scritto una speciale preghiera in onore di Padre Pio. Si tratta di uno speciale  “Rosario Meditato”, sul modello del rosario classico in onore della Madonna, nella quale sono ricordati i momenti salienti della vita di padre Pio. La preghiera è strutturata in modo semplice ed è basata su un Pater nostro, 10 Gloria al Padre, un’ Ave Maria per ogni momento della vita del Santo. Sono 20 i momenti indicati in questa preghiera. Tali momenti sono suddivisi per motivi di gioia, motivi di sofferenza, motivi di gloria, motivi di luce: tutti relativi alla vita di San Pio, inquadrati in un contesto di riferimento biblico e cristologico e con precisi riferimenti al pensiero di Padre Pio. A conclusione dei rispettivi cinque momenti o dell’intero rosario in onore di Padre Pio seguono la recita della Salve Regina, soprattutto la Litania e la Preghiera in onore di Padre Pio. Nella litania sono menzionate le qualità morali, umane e spirituali di Padre Pio.

L’idea di dedicare una preghiera articolata e precisa in cui si ripercorressero i momenti salienti della vita di padre Pio da Pietrelcina, come santo della misericordia, parte da molto lontano, ha avuto una prima elaborazione in occasione della beatificazione e poi canonizzazione, per poi arrivare, nella su completezza, nell’anno giubilare della misericordia.

La conoscenza personale di padre Pio quando ero ragazzino è un ulteriore motivo di gioia per me sacerdote passionista, di dedicare a lui, quale maestro di vita spirituale, sacerdotale, di vita consacrata e ministro della riconciliazione, qualcosa di personale, sgorgato dal mio cuore, dopo 41 anni di vita sacerdotale.

Il ricordo di questo santo religioso  è rimasto sempre vivo nella mia mente e nel mio cuore.

Questa preghiera semplice è indirizzata soprattutto a quanti vorranno, attraverso l’itinerario spirituale di padre Pio, riscoprire il dono della fede e dare senso alla propria sofferenza.

Padre Pio da Pietrelcina costituisce, infatti, un forte richiamo alla bontà ed alla purezza dei sentimenti in un mondo contrassegnato dall’indifferenza verso Dio e verso i fratelli.

Un richiamo per bambini, giovani e adulti, ma un richiamo per tutte le categorie di persone a fare della misericordia il centro della vita di ogni credente.

 

Santo Rosario in onore di Padre Pio

 

 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La preghiera è l’effusione del nostro cuore. Se la preghiera è fatta bene commuove Gesù. La preghiera deve essere insistente perché l’insistenza denota la fede. Il profumo della preghiera non andrà mai perduto.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi. San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

I MOMENTI DELLA GIOIA (Lunedì e Sabato)

 

1. Nel primo momento della gioia ricordiamo:

LA NASCITA E IL BATTESIMO DI PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostoli ai Romani (6,4)

“Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Nel tranquillo paesino di Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio, nasce Francesco, poi Padre Pio. Il bambino viene battezzato il 26 maggio, nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, oggi intitolata a Sant’Anna, dall’economo curato Nicolantonio Orlando. Segnato dalla grazia del sacramento che lo consacra a Cristo re, sacerdote e profeta, Francesco Forgione inizia il suo cammino verso la santità.

Meditiamo sul dono del Battesimo da noi ricevuto, per testimoniarlo nella quotidianità della nostra vita.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La fede illumina l’anima tua. La fede sia la fiaccola che vi guidi sempre. La fede ci illumina verso Gesù. Dio parla a chi tiene le orecchie basse.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua santa chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della gioia ricordiamo:

LA PRIMA COMUNIONE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Marco (14, 22-24)

“Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: <Prendete, questo è il mio corpo>. Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: <Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti>”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il cammino spirituale iniziato da Francesco in tenera età, sotto la guida dei suoi genitori, trova il primo fondamentale momento espressivo nel giorno in cui, per la prima volta, riceve Gesù Eucaristia. Questo primo incontro eucaristico segnerà per sempre la vita del Santo.

Meditiamo sul mistero eucaristico, alla cui sorgente, ogni giorno si alimentò Padre Pio e, sul suo esempio, anche noi poniamoci alla ricerca di Colui che è la nostra vera gioia e la nostra sicura speranza.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Quando stai bene la messa l’ascolti, quando stai male la messa la celebri. Fermati all’altare, Gesù gradirà la tua presenza. Tenete sempre compagnia a Gesù, Egli vi conforterà.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della gioia ricordiamo:

LA CRESIMA DI PADRE PIO

 

Dagli Atti degli Apostoli (2,1-4)

“Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La perfezione della sua fede, Padre Pio la celebra nel dono del sacramento della Cresima ricevuto a 12 anni, il 27 settembre 1899, a Benevento, dalle mani di monsignor Donato Maria Dell’Olio. Essere soldato di Cristo, testimone del suo Vangelo: sono state le parole che hanno accompagnato Padre Pio per tutta la sua vita. Essere dalla parte di Dio, della Chiesa, della verità, vivere la fede fino al martirio, se necessario. Meditiamo sul dono del sacramento della Cresima che abbiamo ricevuto o che ci apprestiamo a ricevere. Allo Spirito Santo, per intercessione di Padre Pio, chiediamo di vivere con coraggio la nostra fede.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

L’anima con lo scudo della fede è inviolabile. Trovando Dio troviamo serenità e pace. Mondate il cuore da ogni passione terrena.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi..

 

4. Nel quarto momento della gioia ricordiamo:

LA PROFESSIONE RELIGIOSA DI PADRE PIO TRA I FRATI CAPPUCCINI

 

Dal Vangelo secondo Matteo (19, 16-22)

“Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: <Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?>. Egli rispose: <Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti >. Ed egli chiese: <Quali?>. Gesù rispose: <Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso >. Il giovane gli disse: <Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?>. Gli disse Gesù: <Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi >. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Ben presto Francesco rivelò una particolare attenzione per le cose di Dio ed avvertì chiaramente la chiamata alla speciale vocazione alla vita consacrata. Il 22 gennaio 1903, a Morcone (Bn) vestì l’abito di San Francesco d’Assisi, tra i frati cappuccini, e prese il nome di Fra Pio. Terminato l’anno del noviziato, il 22 gennaio 1904 emise i voti semplici di povertà, castità ed obbedienza. Professava i voti solenni, legandosi definitivamente all’Ordine dei Cappuccini il 27 gennaio 1907. Meditiamo sul dono della vocazione alla vita consacrata, quale via privilegiata per un cammino nella perfezione della carità, alla quale il Signore, come padre Pio, chiama tanti uomini e donne.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Se ci guardiamo dentro, vediamo la nostra miseria. Domandiamo a Gesù il dono dell’umiltà. Serba intera la purezza del tuo cuore. Sii sempre ed in tutto umile. Sottomessi non significa essere schiavi. La tristezza entra nei cuori attaccati alle cose.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della gioia ricordiamo:

L’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (28, 16-20)

“Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: <Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo>”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Essere sacerdote di Cristo per Padre Pio fu non solo un traguardo importantissimo della sua vita, ma l’inizio di un vero e profondo cammino di assimilazione a Gesù Crocifisso. Quel 10 agosto 1910 nel Duomo di Benevento, per la preghiera e l’imposizione delle mani di monsignor Paolo Schinosi, arcivescovo di Marcianapoli padre Pio viene elevato alla dignità di sacerdote ed inviato tra la gente come pastore attento e premuroso ai bisogni spirituali di tanti fratelli assetati di Dio. Meditiamo sul mistero del sacerdozio cattolico, dono che Gesù Cristo ha fatto alla Chiesa nel Giovedì Santo, alla vigilia della sua Passione e Morte. Meditiamo anche sul nostro sacerdozio comune, donatoci da Cristo nel sacramento della nostra rinascita.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Tutti siamo chiamati da Gesù a salvare le anime. Amiamo il Signore che è amore infinito. Il tempo speso per la gloria di Dio non è mai perso. Siate sempre in pace con la vostra coscienza. Non bisogna mai agire con modi violenti.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia.

E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi..

 

 

I MOMENTI DELLA SOFFERENZA (Martedì e Venerdì)

 

1. Nel primo momento della sofferenza ricordiamo:

IL DONO DELLE STIMMATE DI GESU’ A PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati (6,14-17)

“Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La mattina di venerdì 20 settembre 1918, padre Pio pregando davanti al Crocifisso del Coro della vecchia chiesina di San Giovanni Rotondo (Fg), dove risiedeva dal 28 luglio 1916, ricevette il dono delle stimmate che rimasero aperte, fresche e sanguinanti per mezzo secolo e che scomparvero 48 ore prima di morire. Meditiamo sul mistero del Cristo Crocifisso alla cui scuola si pose padre Pio da Pietrelcina e sul suo esempio, fissando il nostro sguardo sul Crocifisso, valorizziamo la nostra sofferenza in sconto dei nostri peccati e per la conversione dei peccatori.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Vi sono gioie sublimi e dolori profondi. Sulla terra ognuno ha la sua croce. La croce mette l’anima alle porte del cielo.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia.

E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della sofferenza ricordiamo:

LA CALUNNIA SUBITA DA PADRE PIO CON SANTA RASSEGNAZIONE ALLA VOLONTA’ DI DIO.

 

Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (4, 10-13)

“Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La cattiveria degli uomini, la perversione del cuore, la gelosia di persone ed altri fattori permisero che si alimentassero sospetti e calunnie sulla vita morale di padre Pio. Nella sua serenità interiore, nella sua purezza dei sentimenti e del cuore, nella perfetta coscienza di. essere nel giusto, padre Pio accettò anche la calunnia, nell’attesa che i suoi calunniatori uscissero allo scoperto e dicessero la verità. Cosa che avvenne regolarmente. Forte del monito di Gesù, padre Pio di fronte a chi voleva il suo male ricambiò col bene e col perdono le gravi offese ricevute. Meditiamo sul mistero della dignità della persona umana, immagine di Dio, ma anche, tante volte, riflesso del male che si annida nel cuore degli uomini. Sull’esempio di padre Pio sappiamo usare la parola ed i gesti solo per comunicare e trasmettere il bene, mai per offendere e denigrare la gente.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Il silenzio è l’ultima difesa. Facciamo la volontà di Dio il resto non conta. Il peso della croce fa vacillare, la sua potenza solleva.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della sofferenza ricordiamo:

LA SEGREGAZIONE IN SOLITUDINE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (16,14)

“Gesù congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Dopo la sua ordinazione sacerdotale ed in seguito al dono delle stimmate, padre Pio fu più volte segregato nel suo convento per disposizione delle autorità ecclesiastiche. I fedeli accorrevano a lui da ogni parte, perché lo consideravano, già in vita, un santo. I fatti straordinari che si verificavano nella sua vita e che egli cercava di tenere nascosto, appunto per evitare fanatismi e speculazioni, suscitò inquietanti problemi nella Chiesa e nel mondo della scienza. Gli interventi dei suoi superiori come quelli della Santa Sede lo costrinsero ad essere più volte lontano dai suoi devoti e dall’esercizio del ministero sacerdotale, specie della confessione. Padre Pio fu obbediente in tutto e visse quei lunghi periodi di isolamento più strettamente congiunto al suo Signore, nella celebrazione privata della S. Messa. Meditiamo sul mistero della solitudine, che accompagna l’esperienza di Gesù Cristo, lasciato solo, dagli stessi suoi apostoli nel momento della passione, e sull’esempio di Padre Pio cerchiamo di trovare in Dio la nostra speranza e la vera compagnia.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Gesù non è mai senza la croce, ma la croce non è mai senza Gesù. Gesù ci chiede di portare un pezzetto della sua croce. Il dolore è il braccio dell’amore infinito.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime bisognose della tua divina misericordia. Dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

4. Nel quarto momento della sofferenza ricordiamo:

LA MALATTIA DI PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (8,35-39)

“Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Fin dal noviziato padre Pio iniziò a soffrire strane malattie di cui mai si ebbe un’esatta diagnosi, che non lo lasciarono più per tutta la vita. Ma era egli stesso desideroso di soffrire per amore di Dio, di accettare il dolore quale mezzo di espiazione, per poter imitare meglio Cristo, che nella passione e morte ha salvato gli uomini. Sofferenze che si accentuarono nel corso della vita e che divennero sempre più pesanti verso la fine della sua esistenza terrena.

Meditiamo sul mistero della sofferenza dei nostri fratelli, quelli che portano meglio impresso nel corpo e nello spirito il volto di Gesù Crocifisso.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Un’anima gradita a Dio è sempre in prova. Nelle avverse vicende vi sorregga la misericordia di Gesù.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della sofferenza ricordiamo:

LA MORTE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 25-30).

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: <<Donna, ecco il tuo figlio!>>. Poi disse al discepolo: <<Ecco la tua madre!>>. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: <<Ho sete>>. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: <<Tutto è compiuto!>>. E, chinato il capo, spirò”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 22 settembre 1968, alle cinque del mattino, Padre Pio celebra la sua ultima messa. Il giorno successivo, alle 2,30, Padre Pio, all’età di 81 anni, muore serenamente pronunciando le parole “Gesù e Maria. Era il 23 settembre del 1968 e la notizia della morte del frate cappuccino di san Giovanni Rotondo si sparse in tutto il mondo, provocando in tutti i suoi devoti un senso di nostalgia, ma anche una profonda convinzione che era morto un santo religioso. Ai suoi solenni funerali partecipano oltre centomila persone.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Non scoraggiatevi se lavorate molto e raccogliete poco. Dio è spirito di pace e di misericordia. Se l’anima si sforza di migliorare Gesù la premia. Appoggiamoci alla croce, troveremo conforto.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

I MOMENTI DELLA GLORIA (Domenica, Mercoledì)

 

1. Nel primo momento della gloria ricordiamo:

L’AMORE FILIALE A PADRE PIO DEI SUOI FIGLI SPIRITUALI

 

Dal Vangelo secondo Giovani (15, 9-14)

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il carisma di questo umile frate, figlio spirituale di San Francesco d’Assisi, determinò un forte vento di spiritualità intorno al Convento di San Giovanni Rotondo, divenuto il faro di luce e di speranza di tante anime in cerca di Dio. Conciliando l’amministrazione dei sacramenti, la celebrazione eucaristica, con la direzione spirituale, padre Pio in oltre 50 anni di vita sacerdotale, sia a contatto con i fedeli e sia nel silenzio del suo convento, ha costituito intorno alla sua figura tante persone timorate di Dio e sinceramente incamminate sulla via del bene. Il riconoscimento del bene che il Venerabile Padre faceva a tutte le anime era confermato da quella famiglia di devoti che giorno dopo giorno si accresceva di nuovi figli spirituali.

Meditiamo sul mistero della spiritualità cristiana e francescana, alla cui scuola ci invita a metterci il nuovo Beato, padre Pio da Pietrelcina.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La vostra casa sia piena di pace. Non temete Dio perché non vi farà alcun male. La pietà è utile a tutti.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della gloria ricordiamo:

LA REALIZZAZIONE DELLA CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA PER OPERA DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (25,34-40)

“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 9 gennaio 1940 dava l’avvio ad un’opera grandiosa, destinata al sollievo della sofferenza. Si servì, per realizzarla, dei suoi figli spirituali. Sorta con le offerte spontanee e sincere di fedeli d’ogni continente, la Casa Sollievo della Sofferenza s’apriva ai malati il 5 maggio 1956, e in breve diventava un punto di riferimento per curare le malattie del corpo, far sentire ai malati la protezione di Dio, e favorire l’accompagnamento spirituale soprattutto nei momenti più difficile della sofferenza o nei momenti dell’imminente morte.

Meditiamo sul mistero della carità, come servizio ai povere ed ai sofferenti, ma anche quale via privilegiata per vivere e testimoniare la fede. L’assistenza ai malati e la loro cura deve essere, sull’esempio di padre Pio, nelle nostre preoccupazioni ed azioni quotidiane.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Portate Dio ai malati, è la migliore cura. I medici portino amore al letto del malato. L’umiltà e la carità vanno di pari passo. La beneficenza è figlia della provvidenza. La carità è la regina delle virtù.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. Dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della gloria ricordiamo:

LA COMPLETA RIABILITAZIONE DI PADRE PIO DOPO LA DURISSIMA PROVA DELLE SANZIONI ECCLESIASTICHE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (16, 20-23)

“In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”:

 

Notizie biografiche di padre Pio

Nel corso della sua lunga vita, padre Pio da Pietrelcina è stato tantissime volte provato nella sua dignità di religioso e sacerdote. Ha accettato tutto per amore e come prova da parte di Dio. Dopo le tante persecuzioni subite a causa di tanti che, volutamente o involontariamente, non credevano in lui, dopo tante proibizioni di celebrare in pubblico, di confessare, di seguire i suoi figli spirituali, venne il giorno in cui il venerabile padre riprese il suo ministero, fortificato ulteriormente nello spirito e maggiormente disponibile alla volontà di Dio in tutto. Era il 16 luglio 1933 quando Padre Pio torna a celebrare la messa in chiesa. Un anno dopo riprende ad ascoltare le confessioni degli uomini e delle donne. Il 10 agosto 1935 Padre Pio celebra in un clima di ritrovata serenità il 25° di sacerdozio.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

L’ingiustizia umana non turbi l’anima vostra. Non vi arrestate mai nella ricerca della verità. La prudenza ha gli occhi, l’amore le gambe. L’amore tutto dimentica e tutto perdona.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

4. Nel quarto momento della gloria ricordiamo:

LA NASCITA E LO SVILUPPO DEI GRUPPI DI PREGHIERA DI PADRE PIO

 

Dagli Atti degli Apostoli (2, 41-48)

“Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone. Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Fin dai primi anni della sua presenza a san Giovanni Rotondo intorno a padre Pio si stringe sempre più numeroso un gruppo di fedelissimi. Era gente di tutti i livelli sociali e di tutte le categorie. Persone che si facevano guidare da questo sacerdote, capace di consigliare, di richiamare, di leggere nelle profondità del cuore umano. I devoti di padre Pio, puntualmente, si ritrovano con il venerabile Padre soprattutto per pregare, ma anche per le opere di bene. Da qui la nascita dei gruppi di preghiera che già durante la vita terrena di padre Pio si diffusero ovunque, seguendo il suo insegnamento e le sue direttive. Oggi si vanno sempre più diffondendo in ogni angolo della terra queste associazioni spontanee che recano il nome del neo-Beato, riconosciute ed apprezzate dalla Chiesa.

Meditiamo sul mistero della preghiera, come esperienza di vicinanza a Dio e come occasione continua per un reale rinnovamento personale. Sull’esempio del Venerabile padre Pio facciamo della preghiera il centro di interesse della nostra vita quotidiana.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Camminate nella via del Signore, Guardatevi dalle ansie e dalle inquietudini. Abbiate tanta fiducia nella misericordia di Dio. Gesù guarda le disposizioni dei buoni. Dio gradisce il desiderio di volerlo amare.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della gloria ricordiamo:

LA CANONIZZAZIONE DI PADRE PIO

 

Dalla prima Lettera di San Giovanni Apostolo (3, 1-3)

“Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 16 giugno 2002, padre Pio viene proclamato Santo da Papa Giovanni Paolo II. Un evento atteso da tutti i devoti del grande santo fin dal giorno del suo transito alla gloria del Paradiso, avvenuto il 23 settembre 1968. Ora padre Pio è riconosciuto dalla Chiesa un modello di santità per tutti, sia fedeli che sacerdoti e religiosi. Egli è il tramite temporale più vicino alla nostra esperienza di fede per cogliere il vero messaggio spirituale del mistero della misericordia dei Dio-Padre nei confronti dell’umanità.

Meditiamo sul mistero della santità e sull’esempio di padre Pio da Pietrelcina ognuno si impegni a vivere secondo il modello di Gesù Cristo che “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La gioia del cuore è la vita dell’anima. Camminate con semplicità verso Gesù. Facciamoci santi per stare insieme in Paradiso.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

I MOMENTI DELLA LUCE

 

  1. 1.     Nel primo momento della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE AMMINISTRA IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (20, 19-23)

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Oltre 40 anni di ininterrotto ministero nel confessionale, tranne la parentesi della proibizione di ascoltare le confessioni, durante il periodo della prova. Tutta la vita di padre Pio è stata impegnata nel donare la misericordia di Dio a chi ricorreva a lui, attraverso la confessione, per ottenere la pace del cuore con il sacramento del perdono.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

“Possiamo proprio dire che Padre Pio è stato un servitore della misericordia. Lo è stato a tempo pieno, praticando, talvolta fino allo sfinimento, “l’apostolato dell’ascolto”. E’ diventato, attraverso il ministero della Confessione, una carezza vivente del Padre, che guarisce le ferite del peccato e rinfranca il cuore con la pace. San Pio non si è mai stancato di accogliere le persone e di ascoltarle, di spendere tempo e forze per diffondere il profumo del perdono del Signore. Poteva farlo perché era sempre attaccato alla fonte: si dissetava continuamente da Gesù Crocifisso, e così diventava un canale di misericordia. Ha portato nel cuore tante persone e tante sofferenze, unendo tutto all’amore di Cristo che si è donato «fino alla fine» (Gv 13,1). Ha vissuto il grande mistero del dolore offerto per amore. In questo modo la sua piccola goccia è diventata un grande fiume di misericordia, che ha irrigato tanti cuori deserti e ha creato oasi di vita in molte parti del mondo” (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

  1. 2.     Nel secondo mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE CELEBRA LA SANTISSIMA EUCARISTIA

 

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (11,23-26)

 

23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me. 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me. 26Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La messa celebrata da padre Pio era il cuore e l’attesa di tutti i devoti che giungevano a San Giovanni Rotondo per partecipare ad essa. Non era una messa normale. Era una messa celebrata da un santo e come tale, ci si immergeva in essa con il cuore e la mente e dalla celebrazione si usciva diversi, pieni di gioia e confortati dall’eucaristia.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

“Rivolgo un saluto a tutti voi, che venite da diversi Paesi e regioni, uniti da grande affetto e gratitudine verso san Pio da Pietrelcina. Gli siete molto grati, perché vi ha aiutato a scoprire il tesoro della vita, che è l’amore di Dio, e a sperimentare la bellezza del perdono e della misericordia del Signore. E questa è una scienza che dobbiamo imparare tutti i giorni, perché è bella: la bellezza del perdono e della misericordia del Signore”(Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

3.      Nel terzo momento della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE ADORA GESU’ SACRAMENTATO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (4, 23-24)

23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Alla celebrazione eucaristica, padre Pio aggiungeva tantissime ore di adorazione davanti a Gesù Sacramentato, solennemente esposto o semplicemente riposto nel tabernacolo. Oltre al Crocifisso, la santissima eucaristica era il punto focale della sua vita consacrata e sacerdotale. Il tabernacolo gli dava gioia, luce, calore ed amore.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

La preghiera, infatti, è una vera e propria missione, che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. Padre Pio disse che la preghiera è una «forza che muove il mondo». La preghiera è una forza che muove il mondo! Ma noi crediamo questo? E’ così. Fate la prova! Essa – aggiunse – «spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza»…La preghiera, allora, non è una buona pratica per mettersi un po’ di pace nel cuore; e nemmeno un mezzo devoto per ottenere da Dio quel che ci serve. Se fosse così, sarebbe mossa da un sottile egoismo: io prego per star bene, come se prendessi un’aspirina. No, non è così. Io prego per ottenere questa cosa. Ma questo è fare un affare. Non è così. La preghiera è un’altra cosa, è un’altra cosa. La preghiera, invece, è un’opera di misericordia spirituale, che vuole portare tutto al cuore di Dio. “Prendi Tu, che sei Padre”. Sarebbe così, per dirlo in maniera semplice. La preghiera è dire: “Prendi Tu, che sei Padre. Guardaci Tu, che sei Padre”. E’ questo rapporto con il Padre. La preghiera è così. È un dono di fede e di amore, un’intercessione di cui c’è bisogno come del pane. In una parola, significa affidare: affidare la Chiesa, affidare le persone, affidare le situazioni al Padre – “io ti affido questo” – perché se ne prenda cura. Per questo la preghiera, come amava dire Padre Pio, è «la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio». Una chiave che apre il cuore di Dio: è una chiave facile” (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

4.      Nel quarto mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO COME DIRETTORE SPIRITUALE DELLE ANIME

 

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Padre Pio, oltre ad essere un valente ed esperto confessore, era un ottimo padre e direttore spirituale. Tanti i fedeli che si rivolgevano a lui per un consiglio, un’indicazione, una dirittura di marcia nel campo della fede, della morale, della vita di relazione con gli altri. Oltre ai fedeli, erano tantissimi i sacerdoti, i religiosi, i vescovi, le suore, le persone di un certo livello sociale che si facevano guidare da padre Pio nel loro percorso di vita cristiana. E tutti, ma proprio tutti, con grande successo nel campo della vita interiore.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

Era un apostolo, un uomo di Dio. Ma era in coma da tempo, da tempo… I medici dicevano: “Non si sa come ancora riesca a respirare”. Entrò un altro amico prete, si avvicinò a lui e gli parlò. Lui sentiva. “Lasciati portare dal Signore. Lasciati andare avanti. Abbi fiducia, affidati al Signore”. E con queste parole, lui si lasciò andare in pace. Tanta gente ha bisogno, tanti malati, che si dicano loro parole, che si diano carezze, che diano loro forza per portare avanti la malattia o andare incontro al Signore. Chiediamo la grazia di riconoscere la presenza di Cristo nelle persone inferme e in coloro che soffrono; come ripeteva Padre Pio, «il malato è Gesù». Il malato è Gesù. E’ la carne di Cristo”. (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5.      Nel quinto mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO SINGOLARE DEVOTO DELLA BEATA VERGINE MARIA

 

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-37)

“L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù…. Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio… nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Padre Pio e la Madonna. Non si può immaginare la vita del frate da Pietrelcina senza Maria. E la Madre di Dio tantissime volte si è manifestata a Lui, addirittura accompagnandolo all’altare durante la Santa Messa celebrata nella chiesetta di Sant’Anna. La Madonna della Libera, venerata nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, ha rappresentato indubbiamente il primo riferimento della devozione Mariana del piccolo Francesco Forgione. Un culto che è andato sempre più sviluppandosi negli anni fino a divenire espressione di uno straordinario affetto filiale.  “A Madonnella nostra”, così Padre Pio chiamerà sempre teneramente la protettrice di Pietrelcina. Ma non è solo con questo titolo che Maria viene venerata da Padre Pio.  Anche la Madonna del Rosario di Pompei, e successivamente la Madonna delle Grazie di San Giovanni  Rotondo e la Madonna di Fatima, saranno al centro di un culto Mariano che riveste un ruolo peculiare nella spiritualità del frate francescano.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

Il cuore di Dio non è “blindato” con tanti mezzi di sicurezza. Tu puoi aprirlo con una chiave comune, con la preghiera. Perché ha un cuore d’amore, un cuore di padre. È la più grande forza della Chiesa, che non dobbiamo mai lasciare, perché la Chiesa porta frutto se fa come la Madonna e gli Apostoli, che erano «perseveranti e concordi nella preghiera» (At 1,14), quando aspettavano lo Spirito Santo. Perseveranti e concordi nella preghiera. Altrimenti si rischia di appoggiarsi altrove: sui mezzi, sui soldi, sul potere; poi l’evangelizzazione svanisce e la gioia si spegne e il cuore diventa noioso. Voi volete avere un cuore noioso? [La gente: “No!”] Volete avere un cuore gioioso? [“Sì!”] Pregate! Questa è la ricetta.  (Papa Francesco)

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

Salve Regina

 

 

Litanie in onore di Padre Pio

 

Signore, pietà Signore, pietà

Cristo, pietà Cristo, pietà

Signore, pietà Signore, pietà

Padre Pio…………….. prega per noi

Padre umile

Padre povero

Padre ubbidiente

Padre casto

Padre venerabile

Figlio prediletto del Poverello d’Assisi

Figlio dell’obbedienza

Discernitore dello spirito umano

Uomo della provvidenza

Sacerdote pio

Anima santa

Confessore instancabile

Devoto della Vergine Santa

Mistico della Passione di Cristo

Servo umile e fedele

Amministratore accorto ed oculato

Cuore grande ed immenso di carità

Uomo paziente e misericordioso

Uomo forte e timorato di Dio

Uomo penitente

Uomo gioviale

Uomo della pace

Difensore dei deboli

Religioso osservante della regola francescana

Gloria dell’ordine francescano

Sacerdote fedele a Cristo

Sacerdote fedele alla santa Chiesa

Amico dei cercatori di Dio

Ammonitore dei peccatori

Guida illuminata

Conforto dei cuori affranti

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

perdonaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

ascoltaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

abbi pietà di noi.

 

Prega per noi, o San Pio.

Affinché siamo fatti degni, come te, delle promesse di Cristo.

 

Preghiamo

O Dio, che nel San Pio da Pietrelcina, povero e umile, hai offerto alla tua Chiesa una viva immagine del Cristo crocifisso, concedi a noi, mediante la sua intercessione, di seguire il tuo Figlio nella via della sofferenza e della perfetta carità.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PREGHIERA AL SAN PIO DA PIETRELCINA

 

O diletto figlio di San Francesco d’Assisi e della terra sannita,

che fosti chiamato da Dio

a percorrere la strada stretta dei consigli evangelici

e ad assimilarti, ogni giorno, al mistero del Cristo Crocifisso,

ora che godi della visione beatifica di Dio

concedi ai tuoi devoti

le grazie spirituali di cui hanno bisogno.

Tu sacerdote di Cristo

che hai vissuto nella totale fedeltà a Lui,

concedi anche a noi di essere fedeli

ai nostri impegni cristiani e sociali.

Tu autentico devoto della Madre di Dio

che affidasti a Lei il tuo ministero sacerdotale

concedi a noi tuoi figli spirituali

di amare con la stessa intensità del tuo amore

la Madre di nostro Signore.

Tu che hai amato di intenso amore

la santa Chiesa ed il Sommo Pontefice

concedi ai cristiani del nostro tempo

di difendere dagli attacchi dei nemici di Cristo

la sua sposa castissima.

O San Pio da Pietrelcina

fa di tutti noi, mediante la tua intercessione presso il Signore,

degni discepoli dell’unico Maestro,

alla cui scuola tu hai realizzato il tuo progetto di santità.

Benedici quanti confidano nel tuo patrocinio presso Dio,

difendici dalle insidie del maligno,

proteggi i nostri bambini, i giovani, gli ammalati, gli anziani

e tutti coloro che non contano nella nostra società.

Amen.

 

 

 

 

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO – DOMENICA 25 SETTEMBRE 2016

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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

25 Settembre 2016

Finirà il sistema di vita dei buontemponi. E quando, Signore?

Commento di padre Antonio Rungi

 

Il profeta Amos nel testo della prima lettura di questa XXVI Domenica del tempo ordinario, ha le caratteristiche di un fortissimo rimprovero verso tutti coloro che pensano di godersi la vita, ai danni degli altri, consumando, sprecando beni, cerando solo soddisfazioni e piaceri della carne. Evidentemente il profeta fa il quadro della situazione del mondo in  cui vive, nel quale domina la cultura edonistica, lassista, permissiva, immorale, rispetto a situazioni umane di deprivazione totale, con la mancanza dei beni essenziali della persona. Chi gode e chi soffre; chi sta senza far niente e chi lavora per gli altri; chi mangia, beve e si gode la vita e chi non ha nulla di tutto questo. Il quadro desolante dell’immoralità viene visto come un anticipo della disfatta dei singoli e di chi vive tali esperienza di basso livello etico. E il grido del profeta e la denuncia è chiara: “Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti”.

La conclusione di tutto questo modo di vivere è la deportazione, è l’esilio, è la perdita di ogni sicurezza e di ogni certezza fondata sulle cose della terra. E’ chiaro il riferimento non solo alla realtà temporale di Israele di quel periodo, ma è anche evidente il riferimento all’eternità, a quanto dovrà venire e a quanto succederà a chi non ha vissuto nella legge di Dio, ha fatto solo cattiverie, ha vissuto dissolutamente.

Strettamente agganciato a questa lettura è il vangelo della parabola del ricco epulone, una persona senza nome e senza volto, ma solo con lo stomaco e con il ventre a soddisfare la sua pancia, e del povero Lazzaro, con un nome ed un’identità precisa, anche nella sua condizione di miseria, che si deve accontentare delle briciole di pane che cadono dalla quella mensa assassina di valori umani veri. Il ricco che si gode la vita a sbafo e il povero Lazzaro, pieno di piaghe e di sofferenze fisiche ed umane che deve elemosinare il poco necessario per la sua sopravvivenza, che è lento andare verso la morte. E lo spartiacque di della situazione che si capovolge a favore di Lazzaro e proprio la morte che apre la vita di tutti, poveri e ricchi, belli e brutti, sani ed ammalati, potenti e senza potere, all’eternità. Lì conta davvero quello che uno è stato ed ha fatto sulla terra. Il ricco nell’eternità soffre le pene dell’inferno, in cui entra per la sua libera scelta di non amare Dio e i fratelli, ma di amare egoisticamente se stesso; Lazzaro, il povero mendicante che gode della gioia del paradiso vicino a Gesù, alla Madonna e a tutti santi del premio eterno, quello che conta davvero conquistare e raggiungere anche a costo di mendicare un pezzo di pane, pur di mantenere la propria dignità e non scendere a compromessi di nessuno genere. Non si può non rileggere ed ascoltare attentamente questo straordinario brano del vangelo di Luca, che chiama in causa carità, amore, eternità, inferno, paradiso. In poche parole i novissimi con tutte le considerazione teologiche e dottrinali che si possono fare in merito. In quel tempo, Gesù disse ai farisei:  «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Vorrei sottolineare in questa mia riflessione, quello che è detto dal Signore, qui espresso dal ruolo di Abramo, prima nei confronti dell’uomo ricco e pieno di sé: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti”.

Bisogna fare memoria, bisogna ricordare nella vita il bene che uno riceve e lo tiene tutto per se. Il bene dovrebbe essere diffuso per sua natura, espandersi, aprirsi agli altri, affinché anche gli altri possono avere accesso agli stessi beni. Non a caso un precetto molto chiaro ha attinenza con la nostra fede e la nostra morale: ama il prossimo tuo come te stesso. Se mettessimo attenzione nell’amare gli altri come amiamo noi stessi al mondo non ci sarebbero più cattiverie, ingiustizie, fame, e quanto altro di negativo. Molti dei mali del mondo di oggi e di sempre sono causati dall’egoismo, dalla bramosia delle persone, dall’ingordigia, dall’affarismo, dalla corruzione, dall’attaccamento morboso ai beni del mondo. I bambini muoiono di fame in alcune parti del mondo, per il altre i bambini, figli di un modo di ricchi, hanno il di più e non sono neppure felici. E così nella scala sociale delle varie realtà locali e mondiali. Chi sono i ricchi epuloni che si permettono di tutto e di poi e tanti milioni di mendicanti, come Lazzaro del Vangelo di oggi, che vanno alla ricerca del minimo indispensabile per la loro dignità umana. E quel  minimo gli viene negato proprio da chi ha tutto e il di più, utilizzando i beni comuni.

Questa mentalità assurda difficilmente potrà cambiare, anche se la speranza cristiana ci deve spingere nel credere e nel lavorare per costruire un mondo più giusto, più umano, più rispettoso della dignità di ogni persona umana, anche di chi è costretto a chiedere l’elemosina ai semafori delle nostre città o davanti alle chiese delle nostre parrocchie, spesso invase da persone di colore che bussano al cuore delle nostre sensibilità.

Non lasciamo passare invano le opportunità di fare il bene, senza umiliare chi chiede con dignità e riservatezza, un aiuto ed un sostegno di qualsiasi genere. I ricchi sappiano scendere dal loro piedistallo dell’autosufficienza e dell’arroganza, per condividere con i poveri i loro, non sempre, puliti e retti beni posseduti o avuti in dote. I poveri sappiamo chiedere con umiltà quanto è necessario per loro, nei modi che sono rispettosi dei loro diritti personali.

San Paolo Apostolo nella seconda lettura della liturgia della parola di Dio di questa domenica di fine settembre, scrivendo all’amico Timoteo, nella sua prima lettera indirizzata a questo suo referente spirituale e pastore, parole di grande rilevanza morale ed ecclesiale, raccomandando cose da evitare e cose da farsi, per il bene proprio e per la testimonianza di fede che bisogna dare nel nome di Cristo: “Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen”.

Concludo la mia riflessione con la preghiera della colletta, che è la sintesi di quanto andremo a meditare sui testi sacri, non solo durante la messa domenica, ma ogni volta che arriva l’occasione per farlo e facendolo con cuore sincero e predisposto al bene: “O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri,  mentre non ha nome il ricco epulone; stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi, poni fine all’orgia degli spensierati, e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola, per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno”.

 

 

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO PER DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016

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XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016

Le parabole della misericordia, forte richiamo alla nostra conversione

Commento di padre Antonio Rungi

Il Vangelo di questa XXIV domenica del tempo ordinario è sicuramente quello più adatto e approrpiato ad indicare il cammino della Chiesa in questo anno giubilare della misericordia che sta volgendo al termine. Infatti, è riportato il testo del vangelo di Luca, dedicato alle tre parabole della misericordia: la pecora smarrita e ritrovata; la dragma persona e ritrovata; il figlio perduto e ritornato. Sono le tre parabole che Papa Francesco ha espressamente citato nella Bolla di indizione dell’anno giubilare della misericordia e che hanno e stanno accompagnando la chiesa in questo anno di speciale grazia e perdono di Dio.  ”Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia. Conosciamo queste parabole, tre in particolare: quelle della pecora smarrita e della moneta perduta, e quella del padre e i due figli (cfr Lc 15,1-32). In queste parabole, Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono” (MV, 9). Infatti, il tema dominante in questi racconti esemplari è quello della gioia del ritorno delle persone, degli animali e delle cose. Le tre parabole riguardano, d’altronde, un figlio, cioè una persona umana, una pecora, ovvero un animale; una moneta (una cosa). Possiamo dire che tutto il creato è rappresentato nella gioia e nel ritorno al Signore. Chi gioisce è sempre la persona: il padre che vede ritornare il figlio; il pastore che ritrova la pecora; la donna che ritrova la moneta. Giova di ritrovare e ritrovare le cose e le persone perdute. Tutte queste parabole, insieme ad altre del genere indicano la gioia di Dio Padre per ogni peccatore che si converte e ritorna a Lui, pentito e rinnovato nel suo intimo, con il proposito di non fare le cose che faceva prima. Leggiamo nel Vangelo: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione”. Prosegue il testo del vangelo: “Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”. Ed infine, la gioia del Padre verso tutti: : “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Le considerazioni conclusive del Padre nei confronti del figlio maggiore, un po’ risentito per l’accoglienza: : “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

La festa del perdono, così possiamo definire questo brano del vangelo, che ben si addice a quanto sperimentiamo ogni giorno, quando, con le nostre debolezze e fragilità umane ci allontaniamo da Dio, lo perdiamo letteralmente con il peccato, e se siamo in grado di esaminarci e prendere coscienza dei nostri atti, iniziamo il ritorno, incomincia la conversione, che è sempre una grazia di Dio ed è un’iniziativa di Dio. Il pastore va alla ricerca della pecorella smarrita e non tanto la pecorella va alla ricerca del pastore e dell’ovile; la donna va a cercare la dragma e non la dragma cerca la donna; il Padre attende ed aspetta che il figlio ritorni e scruta l’orizzonte in attesa della sagoma del figlio che si avvii verso di Lui. In poche parole, in tutte le cose del bene umano è sempre Dio a prendere l’iniziativa; mentre in ordine al male è sempre l’uomo che sceglie di suo autonomo percorso di dispersione e di disorientamento. Da queste parabole ci vengono importanti insegnamenti di vita spirituale e morale. Dio vuole sempre il nostro bene e la nostra salvezza; l’uomo non sempre vuole il suo vero bene. A volte si illude di trovare il bene, in ciò che bene non è; anzi è vero e proprio male. Prendere coscienza dei propri errori e sbagli è sempre un dono del cielo e chi lo riceve questo dono deve sentirsi e dirsi benedetto.

Nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro dell’Esodo, vediamo il popolo di Israele in cammino verso la terra promessa, il quale, invece di innamorarsi del vero Dio e seguire la legge divina, segue i suoi capricci e si intestardisce sulle cose non giuste che sente di fare e anche fa contro la volontà e i disegni divini. Dio minaccia punizioni, ma alla fine si rivela per quel che è nella sua stessa natura: bontà e misericordia. La preghiera e l’intercessione di Mosè blocca la punizione di Dio e il popolo che aveva deviato con comportamenti idolatrici, viene salvato e risparmiato: “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo”. Meditando sul grande mistero della redenzione, opera da Cristo con la sua morte e risurrezione, san Paolo Apostolo, nel brano della sua lettera ai Timoteo, che ascoltiamo oggi, ci rammenta un fatto molto importante ai fini della presa di coscienza della nostra identità di cristiani: “Rendo grazie –scrive – a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli”.

Questo cammino di conversione che ha caratterizzato la vita del persecutore dei cristiani e del più grande apostolo e missionario di tutti i tempi ci fa capire quanto potere ha nella nostra vita la grazia di Dio, se la lasciamo operare, senza ostacoli da parte nostra. La gioia di questa conversione di cui ci parla Paolo risulta evidente dal testo; la gratitudine verso il Signore è immensa e l’Apostolo ce la fa toccare con mano, quasi a dirci. Vuoi gioire? Convertiti a Cristo, convertiti a Dio. Questo appello sincero, sentito, carico di umanità e di riconoscenza venga fatto nostro, specialmente in questi ultimi mesi dell’anno giubilare della misericordia e del perdono, e come scrive Papa Francesco: “Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato..Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti” (MV, 2-3).

Sia questa la nostra umile preghiera, in considerazione di quanto abbiamo ascoltato dalla parola di Dio e dal magistero del Papa: “O Dio, che per la preghiera del tuo servo Mosè non abbandonasti il popolo ostinato nel rifiuto del tuo amore, concedi alla tua Chiesa per i meriti del tuo Figlio, che intercede sempre per noi, di far festa insieme agli angeli anche per un solo peccatore che si converte”. Amen.

 

P.RUNGI.COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO. DOMENICA XVII TEMPO ORDINARIO – 24 LUGLIO 2016

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DOMENICA   XVII  DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
DOMENICA 24 LUGLIO 2016

LA PREGHIERA, RESPIRO DELL’ANIMA CHE CERCA DIO

Commento di padre Antonio Rungi

 

La preghiera per un cristiano, ma per tutti i credenti veri di qualsiasi religione, è un mezzo indispensabile per cercare Dio e raggiungerlo nella contemplazione dei divini misteri.

La preghiera è davvero il respiro di ogni anima che anela alla comunione con Dio su questa terra e alla salvezza definitiva nell’eternità.

Il maestro di preghiera per eccellenza è proprio Gesù.

Nel Vangelo di oggi, cogliamo questa richiesta importante del gruppo degli apostoli che si rivolgono al loro Maestro, dicendo: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”.

Bello questo confronto con il precursore, per farci ricordare che anche Giovanni Battista era un uomo di preghiera ed un maestro di preghiera. Gli apostoli come i discepoli del Battista, non chiedono di imparare filosofia, letteratura, medicina, arte, economia, scienze, ma solo e soltanto la teologia spirituale, cioè la preghiera e l’ascesi.

Le scuole cristiane di preghiera nascono proprio con loro: con il Precursore e soprattutto con Gesù, che, oltre ad essere il vero Maestro di come pregare, è anche il Colui che dà i contenuti alla vera preghiera rivolta a Dio.

Da qui la nascita del Padre nostro, la preghiera di Cristo e del cristiano per eccellenza, che fa parte della nostra quotidiana esperienza di comunicare con Dio, attraverso queste bellissime espressioni di fede, di fiducia, di perdono, di pace che tale preghiera racchiude in se.

Questa orazione dovrebbe accompagnare i nostri passi dalla mattina alla sera, raccordandoci con il cuore e la mente con Colui che è davvero il nostro Padre, al Quale dobbiamo l’onore e la lode, per il Quale dobbiamo lavorare in terra, perché venga il suo regno di amore, di giustizia e di pace, con il Quale dobbiamo andare d’accordo, facendo la sua volontà. Al Quale Dio, nostro Padre, dobbiamo innalzare le nostre legittime richieste di dare il pane e il cibo quotidiano a tutti gli esseri umani, senza togliere a nessuno ciò che è necessario alla vita e alla salute. Nel Quale dobbiamo immergerci per chiedere perdono dei nostri peccati e trovare la forza per perdonare a quanti ci hanno fatto del male, rimettendo a loro i debiti, come noi riceviamo da Dio la remissione dei nostri debiti.

A questo Dio, che Gesù ci ha rivelato, come Padre Misericordioso, dobbiamo essere grati e riconoscenti, al Quale chiediamo di non abbandonarci nelle nostre miserie umane, nei nostri errori, peccati e fragilità, e Gli chiediamo di sostenerci nella lotta contro le tentazioni, il male e il demonio, perché possiamo essere davvero degni di essere suoi figli e vivere nella vera libertà di figli di Dio.

Una preghiera, la nostra, che avrà sempre una risposta dal cielo, che spesso con coincide con le nostre attese ed aspettative. Una preghiera che si fa “croce e dolore”, si fa “calvario e sepolcro”, si fa morte e risurrezione.

Ci ricorda Gesù nel brano del Vangelo di oggi, tratto da San Luca: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Chiedere con insistenza per muovere a compassione e tenerezza il cuore di Dio, già tenero e buono nella sua stessa natura ed essenza.

Sicuramente Dio, nella preghiera, vuole continuare con noi un dialogo più esplicito, più aperto, fatto di domanda e risposta, rispetto ad una preghiera silenziosa, senza richieste e senza attese.

Noi abbiamo bisogno di Dio e del suo aiuto, del suo intervento e dobbiamo avere l’umiltà grande di chiedere continuamente ed insistentemente tutto ciò di cui abbiamo bisogno per lo spirito e per il corpo, per noi stessi e per gli altri, per quanti condividono la nostra fede e per tutti gli esseri  umani, perché Dio è Padre di tutti e vuole la conversione di tutti.

Un tema, quella della conversione e del perdono che troviamo esplicitato nel bellissimo brano della prima lettura di oggi, tratto dalla Genesi, in cui patriarca Abramo si fa intermediario tra Dio e il popolo peccatore, gravemente immerso in uno stato di immoralità e di peccato.

Città, come Sodoma e Gomorra, simboli della decadenza morale nell’ambito sessuale e della corruzione, vivono in una condizione di peccato molto grave. E’ Dio stesso che vuole scende dal cielo per verificare la condizione di normalità almeno in un gruppo di persone, per salvare tutti. Alla fine, come leggiamo dal testo della Genesi e dal dialogo che intercorre tra Dio ed Abramo, dalla possibilità di trovare almeno 50 persone giuste, si arriva forse a trovarne uno solo.

Anche in quel caso, Dio perdona tutti per la giustizia di uno solo.

Chiaro riferimento al mistero della salvezza che si compie in Cristo, unico Salvatore del mondo. Solo Dio è il Santo, noi siamo tutti peccatori ed abbiamo bisogno della sua misericordia e del suo perdono.

Per farci capire tutto questo, il Signore, in ogni momento della storia dell’umanità, invia profeti, santi, testimoni, maestri della fede che ci conducono per mano a comprendere l’importanza di stare dalla parte di Dio e non dalla parte del male.

Quest’anno giubilare della misericordia che stiamo celebrando e che Papa Francesco ha indetto, ha un suo preciso scopo: chiedere misericordia a Dio ed essere noi misericordiosi come il Padre.

Non è facile fare come commino di conversione, ma dobbiamo riuscirci a tutti i costi, con noi stessi e dobbiamo aiutare gli altri a farlo.

A tal proposito, ci aiuti quanto scrive l’Apostolo Paolo nel brano della sua lettera ai Colossesi, che ascoltiamo nella liturgia della Parola di Dio di questa XVII domenica del tempo ordinario:  “Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce”.

La nostra salvezza, la nostra riconciliazione, il nostro Paradiso passa attraverso la Croce di Cristo, passa attraverso il Crocifisso.

Capire questo grande mistero della fede del Figlio di Dio che offre la sua vita sulla croce e versa il suo sangue per noi, è il primo passo per pentirsi e inginocchiarsi ai piedi del Crocifisso e dire: Signore perdonami, Signore salvami. Signore portami con te nella pace sconfinata ed eterna del tuo Regno.

Sia questa, allora, la nostra umile preghiera conclusiva con la quale vogliamo sigillare la nostra riflessione in questi giorni di tanto dolore e sofferenza per un’umanità, con tanti morti e vittime del terrore e della follia umana in ogni parte del mondo, questa umanità che ha perso il senso della vita e l’orientamento verso il vero bene: “Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo, nostro fratello e salvatore e donaci il tuo Spirito, perché, invocandoti con fiducia e perseveranza,
come egli ci ha insegnato, cresciamo nell’esperienza del tuo amore”. Amen.