Dio

P.RUNGI. I DIECI COMANDAMENTI GIUBILARI

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ITRI (LT). P. RUNGI. I DIECI COMANDAMENTI GIUBILARI

Ad un mese dall’apertura del Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco e che avrà inizio l’8 dicembre 2015 a Roma, padre Antonio Rungi, religioso passionista, ha composto un decalogo giubilare, nel quale, indicando dieci regole di comportamento, fissa l’attenzione sui contenuti essenziali per una degna celebrazione dell’anno santo.
I dieci comandamenti giubilari sono fissati in questi suggerimenti ed inviti ad agire a livello personale e comunitario.

 

1. Non avrai altro scopo nella vita che quello di servire Dio.

2. Ricordati che sei un peccatore e devi convertiti a Cristo Salvatore.

3. Non offendere nessuno con le parole e le azioni.

4. Ricordati di perdonare a chi ti ha offeso e di chiedere perdono se hai offeso tu.

5. Non pensare solo a te stesso, ma anche ai fratelli che sono in necessità.

6. Ricordati di fare il bene sempre, anche quando non sei ricambiato su questa terra e dai tuoi parenti.

7. Non essere arrogante, presuntuoso e altezzoso, ma sii umile, disponibile e amorevole verso tutti.

8. Ricordati che il Paradiso lo si conquista facendo il bene ed amando Dio e i fratelli.

9. Non essere, ipocrita, falso e infedele, ma sii coerente con te stesso.

10. Ricordati che la verità viene sempre a galla e che in Dio tutto sarà luce e trasparenza assoluta nell’eternità futura.

“Sono convinto -scrive padre Rungi in una Nota personale – che il prossimo giubileo che è prima di tutto per la Chiesa e per i membri tutti della Chiesa è un forte invito alla conversione personale, alla fedeltà alla propria vocazione battesimale, alla pulizia morale e alla trasparenza nei nostri atti e comportamenti. Questo tempo propizio e di grazia deve far riflettere tutti nella Chiesa di Cristo in questo tempo di forti scossoni, ma sempre pronti a rendere ragione della gioia, della speranza, della fede e dell’amore verso Dio e verso i fratelli in ogni situazione, anche dolorosissima, della nostra vita e di quella della comunità dei credenti. Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio e dalla sincera volontà di convertirci e fare sempre il bene, nonostante le piccole debolezze dell’esistenza”.

 

IL ROSARIO SACERDOTALE COMPOSTO DA PADRE ANTONIO RUNGI

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IL ROSARIO SACERDOTALE

a cura di padre Antonio Rungi, passionista

 

In occasione del 40° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, il 6 ottobre 2015, padre Antonio Rungi, passionista ha composto questo speciale Rosario sacerdotale da recitare ogni primo giovedì del mese, con la corona del Rosario benedetta per tale scopo.

Con la preghiera di questo santo Rosario riviviamo i momenti più significativi della vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo, quale Sommo ed eterno sacerdote, e modello di vita per ogni sacerdote.

I misteri non seguono una struttura cronologica, ma ascetica e pastorale.

 

Introduzione

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Com’era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

 

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

DONA SANTI E ZELANTI SACERDOTI ALLA TUA CHIESA

1.Nel primo mistero sacerdotale meditiamo l’istituzione della Santissima Eucaristia e del sacerdozio cattolico, durante l’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli.

«Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”» (Mt 26, 26).

«Celebrando l’ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell’Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno» (CCC, 1.341).

“I presbiteri, in virtù della sacra ordinazione e della missione che ricevono dai vescovi, sono promossi al servizio di Cristo maestro, sacerdote e re; essi partecipano al suo ministero, per il quale la Chiesa qui in terra è incessantemente edificata in popolo di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo” (PO, 1).

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI DEL MONDO A SERVIZIO DELLA CHIESA E NELLA PIENA COMUNIONE CON IL PAPA ED I VESCOVI.

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

2.Nel secondo mistero sacerdotale meditiamo la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, riuniti in preghiera con Maria nel Cenacolo.

«Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro cinque lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 1-4).

 

«Spirito Santo”, tale è il nome proprio di colui che noi adoriamo e glorifichiamo con il Padre e il Figlio. La Chiesa lo ha ricevuto dal Signore e lo professa nel Battesimo dei suoi figli» (CCC, 691).

“I presbiteri, in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in nome di Cristo, capo della Chiesa” (PO,2).

 PREGHIAMO PER TUTTI  SACERDOTI NOVELLI ED ANZIANI E PARTICOLARMENTE PER QUANTI CELEBRANO IL LORO GIUBILEO SACERDOTALE

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

3.Nel terzo mistero sacerdotale meditiamo l’Annuncio del Regno di Dio.

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. (Mc 1, 15)

“Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele, questo regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni” (CCC, 543).

 “I presbiteri sono stati presi fra gli uomini e costituiti in favore degli uomini stessi nelle cose che si riferiscono a Dio, per offrire doni e sacrifici in remissione dei peccati vivono quindi in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli”(PO,3).

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI IMPEGNATI NELLA NUOVA EVAGELIZZAZIONE E NELLA MISSIONE AD GENTES.

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

4.Nel quarto mistero sacerdotale meditiamo Il viaggio al Calvario di Gesù carico della croce.

«Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio» (Mc 15, 21-22).

«Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del Padre, Gesù accetta la sua morte in quanto redentrice, per “portare i nostri peccati nel suo corpo sul segno della croce” (1Pt 2, 24)» (CCC, 612).

“Spetta ai sacerdoti, nella loro qualità di educatori nella fede, di curare, per proprio conto o per mezzo di altri, che ciascuno dei fedeli sia condotto nello Spirito Santo a sviluppare la propria vocazione personale secondo il Vangelo, a praticare una carità sincera e attiva, ad esercitare quella libertà con cui Cristo ci ha liberati” (PO,6).

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI CHE QUOTIDIANAMENTE PORTANO CON DIGNITA’ E SILENZIO LE LORO CROCI, COMPLETANDO IN LORO CIO’ CHE MANCA ALLA PASSIONE DI CRISTO.

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

5.Nel quinto mistero sacerdotale meditiamo Gesù è crocifisso e muore in croce.

«Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”… Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò» (Lc  23, 33-46).

«Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15, 3)» (CCC, 619).

«Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15, 3)» (CCC, 619).

“Nella loro qualità di ministri della liturgia, e soprattutto nel sacrificio della messa, i presbiteri rappresentano in modo speciale Cristo in persona, il quale si è offerto come vittima per santificare gli uomini; sono pertanto invitati a imitare ciò che compiono, nel senso che, celebrando il mistero della morte del Signore, devono cercare di mortificare le proprie membra dai vizi e dalle concupiscenze” (PO,13)

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI OFFESI, DERISI, CALUNNIATI E UCCISI, E CHE SUL MODELLO DI CRISTO CROCIFISSO DONANO LA LORO VITA PER LE ANIME AFFIDATE ALLA LORO CURA PASTORALE.

 

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

 

SALVE REGINA

 

Signore pietà

Signore pietà

 

Cristo pietà

Cristo pietà

 

Signore pietà

Signore pietà

 

Padre celeste, Dio.

Abbi pietà di noi

 

Figlio Redentore del mondo, Dio.

Abbi pietà di noi

 

Spirito Santo, Dio

Abbi pietà di noi

 

Santa Trinità, unico Dio.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Sacerdote e Vittima.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote mandato da Dio per annunziare ai poveri la buona novella.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote che nell’ultima cena hai istituito il Sacrificio perenne.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote sempre vivo per intercedere in nostro favore.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice consacrato dal Padre in Spirito Santo e verità.

Abbi pietà di noi .

 

Gesù Pontefice scelto fra gli uomini.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice costituito per gli uomini.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice della nostra fede.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice di maggior gloria davanti a Mosè.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice del vero Tabernacolo.

Abbi pietà di noi .

 

Gesù Pontefice dei beni futuri

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice santo, innocente e senza macchia.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice fedele e misericordioso.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice acceso dallo zelo per Dio e per le anime.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice perfetto in eterno.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che hai penetrato il cielo con il tuo sangue.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che ci hai aperto una nuova via.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che ci hai amato ed hai lavato i nostri peccati nel tuo sangue.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che hai consegnato te stesso a Dio come offerta e vittima.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Vittima per Dio e per gli uomini.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Vittima santa ed immacolata.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Vittima benigna.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima pacifica.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima di propiziazione e di lode.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima di riconciliazione e di pace.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima nella quale abbiamo certezza ed accesso a Dio.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima vivente nei secoli dei secoli.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Sacerdote.

Perdonaci

 

Gesù Sacerdote.

Esaudiscici

 

Gesù Sacerdote.

Abbi pietà di noi

 

Signore ascolta la nostra preghiera.

E il mio grido giunga a Te.

 

Preghiamo: O Dio custode e santificatore della tua Chiesa, suscita per mezzo del tuo Santo Spirito validi e fedeli dispensatori dei tuoi Santi Misteri, affinché per il loro ministero ed il loro esempio il popolo cristiano sia guidato, sotto la tua protezione, sulla strada della salvezza. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

 

Preghiera dei sacerdoti

Composta da padre Antonio Rungi

 

Signore Gesù Cristo,

Sommo ed eterno sacerdote,

tu che hai chiamato  alcuni tuoi figli a servire

la causa del vangelo

mediante il ministero presbiterale,

fa che la loro vita sia una risposta d’amore

fedele, pura e convinta alla loro vocazione sacerdotale.

 

Ti chiediamo umilmente, o Gesù,

di far svolgere ai nostri presbiteri

il ministero sacerdotale con la gioia nel cuore,

portando letizia a chi vive nel dolore

e amministrando con fervore e passione

il sacramento del perdono.

 

Nella celebrazione quotidiana

della santissima eucaristia,

siano immersi completamente nel mistero che celebrano,

quale memoriale della tua Pasqua

di morte e risurrezione,

e quale strada maestra di liberazione.

 

Nella preghiera costante

possano assaporare la gioia

di una profonda comunione spirituale,

elevando la loro mente e il loro cuore

ai gradi più alti della santità sacerdotale.

 

Nell’ascolto della tua parola di vita,

possano portare vita a chi non ha più speranza di vivere,

con l’essere vicino ai giovani, agli adulti e ai bambini,

agli anziani, agli ammalati

e a quanti sono prossimi all’eternità.

 

Ogni loro gesto e comportamento

sia un inno perenne alla bellezza e alla grandezza

dell’eterno e sommo Dio,

Padre di infinito amore e compassione,

che ha riposto il suo sguardo misericordioso su di loro,

povere e fragili creature.

 

Maria, la Madre di tutti i sacerdoti,

sia il modello di coraggio, fedeltà,

purezza a santità di vita per quanti hai chiamato, Gesù,

ad essere tuoi fedeli ministri nella sacra liturgia

e nella pastorale quotidiana. Amen

 

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 23 AGOSTO 2015

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XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
DOMENICA 23 AGOSTO 2015

 

SERVIRE IL VERO DIO O SERVIRE GLI IDOLI DI IERI E DI SEMPRE?

Commento di padre Antonio Rungi

 

Il testo della prima lettura della parola di Dio di questa XXI domenica del tempo ordinario, tratto dal Libro di Giosuè, si colloca perfettamente nel clima vacanziero che ancora interessa buona parte della gente del nostro paese.

La domanda che Giosuè pone al popolo d’Israele, quale nuovo responsabile della comunità, è chiara: Chi volete servire?  Il nostro vero Dio, che si è manifestato in tanti modi nella nostra vita e nella nostra storia, oppure servire altri dei che non ci appartengono per fede, cultura, tradizione, per modo di essere e pensare la vita religiosa, umana, politica, sociale?

Un interrogativo che viene posto anche a noi cristiani del XXI secolo e alla quale dobbiamo dare una risposta personale e collettiva.

Israele nella sua piena coscienza di essere popolo eletto, risponde con decisione e sicurezza: “Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!”.

Una risposta che impegna nella fedeltà a Dio e alla sua legge, che impegna nel cammino della fede e che non ammette più indecisioni e dubbi.

Anche noi, cristiani del nostro tempo dovremmo avere quella certezza della fede che Israele manifestò allora, almeno a parola, e ripetere ancora oggi: noi vogliamo servire solo il Signore, noi vogliamo metterci alla sequela di Cristo, nostro Maestro e nostra guida nel tempo e meta ultima della nostra vita, oltre questa vita. Non ci possono essere dubbi ed incertezze su questa certezza di fede che Cristo è nostro Redentore e Salvatore. Non può essere messa in discussione la nostra profonda fede cristiana cattolica, che, chiaramente, ha necessità di essere annunciata, vissuta e testimoniata. Non basta solo dire essere cristiani, dire di aver fede e credere; è obbligatorio, da un punto di vista etico, vivere questa fede e viverla in profondità e con convinzione. Altrimenti rischiamo di fare solo discorsi vuoti ed insignificanti, magari anche alti e qualificati da un punto di vista biblico, teologico, religioso e morale; ma poi nella concretezza dei fatti e della vita siamo molto lontani dal concretizzare quello impegno di vita espresso per noi e per tutti da quel popolo eletto da Dio che un giorno, una volta arrivato alla terra promessa e alla terra della libertà, riconoscente a Dio per quanto aveva fatto ed operato, disse con forza: lontano da noi servire altri dei.

Lontano da noi servire gli idoli che il mondo di ieri e di oggi costruisce continuamente contro il vero Dio ed in opposizione a lui. E sono tanti questi idoli del mondo di oggi: dal successo, alla carriera, al denaro, al piacere, al godimento materiale che si pensa possa riempire il cuore e la vita di chi rincorre false gioie, che non è la vera gioia che viene dalla comunione profonda con il Signore.

La gioia di essere in comunione con il Signore e di essere in comunione tra di noi, a partire dal luogo privilegiato in cui questa comunione di beni e di amore si deve realizzare e vivere quotidianamente e costantemente come è la famiglia.

Infatti, nel secondo brano della parola di Dio di questa domenica XXI del tempo ordinario, ci viene proposto da San Paolo Apostolo, nella sua lettera agli Efesini il tema dell’alta dignità del matrimonio e della vita coniugale, che deve essere una vita di amore o di sottomissione l’uno all’altro dei coniugi per un progetto di vita insieme, che interessa tutta l’esistenza, e che va esplicitato con un comportamento di fedeltà, di armonia, pace, reciproca obbedienza, sostegno, incoraggiamento, stima.

Quanto siamo lontani oggi da questi valori e stili di vita, lo sappiamo benissimo, soprattutto noi del mondo occidentale, in cui la dignità e il valore del matrimonio solo calati moltissimo. Certo, bisogna, come ci dice Papa Francesco, essere accoglienti e vicino alle famiglie in difficoltà e nessuno può essere escluso (scomunicato) dalla chiesa per motivi che riguardano le relazioni interpersonali tra i coniugi, con i loro drammi, problemi e difficoltà;  ma è pur vero che dobbiamo sviluppare una pastorale di vera formazione e preparazione al matrimonio sacramento, quale luogo dell’amore vero tra due persone di sesso maschile e femminile che decidono di fare un cammino insieme nell’amore e nel reciproco aiuto. La moglie e il marito, la donna e l’uomo devono sperimentare la gioia di stare insieme e di aprirsi al dono della vita, dei figli e costituire famiglie salde e sante. “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”.

La forza della fede e della fedeltà, l’esperienza della vera e gioia e felicità ci vengono solo da Gesù. Egli è la parola certa, è il Maestro che non inganna, il testimone credibile, il pane vero di Dio, disceso dal cielo per alimentare le vere speranze dell’uomo sulla terra.

Ecco perché di fronte ai discorsi di Gesù, a volte molto duri, a volte apparentemente difficili da capirsi, a volte impegnativi nel modificare l’assetto della propria vita, del proprio modo di pensare ed agire, molti lasciano Gesù, mentre egli insegna per le vie della sua Palestina, in quei luoghi dove era conosciuto, apprezzato, ma anche umiliato, disprezzato, rifiutato, fino al punto tale da condannarlo a morte mediante il supplizio della croce.

Di fronte all’abbandono di diversi suoi discepoli, Gesù, legittimamente pone la domanda al gruppo dei Dodici che Egli si era scelto, confidando su di loro e riponendo in loro la sua fiducia. Gesù ha chiara la situazione di quanti lo seguono e per quali motivi lo seguivano.Sapeva, infatti, fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito”. Ecco perché chiede proprio ai suoi più stretti collaboratori, ai suoi Dodici apostoli:  «Volete andarvene anche voi?». A prendere la parola è Pietro, su cui Gesù aveva posto la sua speciale attenzione e speranza per guidare la sua chiesa, che stava costruendo, piano piano, nel loro cuore, nella loro mente e nella loro vita, di quei semplici pescatori e persone del popolo che egli associò a se nella missione. Pietro, si fece coraggio e rispose a nome di tutto il gruppo, con parole vere e sincere, che rivelano l’azione dello Spirito Santo in questo uomo incerto e dubbioso, fino al punto tale che nella passione rinnegherà Gesù, per la poca fede che stava in  lui e in tutto il gruppo: «Signore – afferma Pietro – da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Questa professione di fede schietta, sincera, autentica ci impegna oggi, sulla scia dell’insegnamento di tutti i successori di Pietro, che sono i Vescovi di Roma e i Sommi Pontefici, e di tutto il collegio apostolico, costituito dai successori degli apostoli e che sono i vescovi, a rinnovare la nostra professione di fede e la nostra fiducia piena e totale in Gesù Cristo.

Eleviamo a Dio la nostra lode e la nostra preghiera in questo giorno di festa e giorno di fede, perché la Domenica è giorno del Signore e la fede va vissuta e testimoniata davanti alla comunità con la nostra partecipazione, convinta e sentita all’Eucaristia, e lo facciamo con la orazione iniziale della messa di oggi: “O Dio nostra salvezza, che in Cristo tua parola eterna ci dai la rivelazione piena del tuo amore, guida con la luce dello Spirito questa santa assemblea del tuo popolo,  perché nessuna parola umana ci allontani da te unica fonte di verità e di vita”. Amen.

FESTA DI SAN ROCCO -DOMENICA 16 AGOSTO 2015

immigrati MADRE TERESA SANROCCO

LECTIO DIVINA 

FERRAGOSTO 2015 NEL SEGNO DELLA CARITA’ 

FESTA DI SAN ROCCO -16 AGOSTO 2015 

Commento di padre Antonio Rungi 

La solidarietà non va in vacanza, soprattutto d’estate, mentre, forse, noi e tanti altri siamo in vacanza. Non va in vacanza neppure la fame, il bisogno. Non vanno in vacanza le necessità di tanti poveri della nostra terra o che arrivano da noi e ci chiedono un pezzo di pane, un lavoro. Ci chiedono accoglienza e noi li rifiutiamo.  In una nazione come l’Italia, dove gli immigrati sono di casa, anzi sono in crescente numero di presenza, questo discorso dell’accoglienza capita a proposito a Ferragosto 2015. obbiamo accogliere nel rispetto della legge e della norma civile, ma dobbiamo accogliere come cristiani ed esseri umani nel nome di quel Vangelo della carità e della solidarietà che Gesù Cristo ci ha insegnato e che non possiamo dimenticare, perché prevalgono i nostri interessi locali, nazionali, europei, mondiali, sul rispetto che si deve ad ogni persona umana, soprattutto se è un bambino, una donna, un ammalto, un povero che ci tende la mano per chiedere aiuto a chi questa mano la potrebbe dare, ma non la dà.  In questi giorni di agosto, tante parole sono state dette e scritte per la questione dell’accoglienza degli immigrati in Italia e in Europa. Valgano su tutte, le parole del Santo Padre, Papa Francesco che si ispirano al Vangelo e partono dal Vangelo, che si deve portare soprattutto nel cuore e non solo tra le mani o sulla bocca, per ricordare a ciascuno di noi, quanto ha detto Gesù, in riferimento al giudizio universale: “Ero forestiero e non mi avete ospitato”. E a Lui, che sa tutto e ci conosce benissimo, non potremmo dire neppure: “Signore quando sei stato forestiero e non ti abbiamo ospitato?”. Egli ci dirà: “Dalla mattina alla sera stavo accanto a voi e voi mi avete girato le spalle, facendo finta di non conoscermi, di non appartenervi, non essere tra i vostri eletti e prediletti. Cosa potrà dirci il Signore? Avete fatto bene a cacciarmi via? No assolutamente! Ma ci butterà via Lui, dalla sua eternità, perché non abbiamo vissuto nell’amore, nella carità. Non abbiamo accolto, abbiamo sempre rifiutato, espulso e mai ospitato.Queste considerazioni di carattere evangelico si addicono perfettamente al tempo che stiamo vivendo, in questo Ferragosto 2015, che ha riportato alla nostra attenzione il dramma dell’immigrazione, tra tante inutili polemiche, mentre la gente soffre e muore in tante parti del mondo, tra l’indifferenza generale dei potenti. Domenica  16 agosto 2015, terza domenica del mese delle ferie, all’indomani della solennità dell’Assunta, la chiesa ci offre come modello di santità un santo francese. San Rocco di Montpellier. Un santo di quella Francia rivoluzionaria che tanto parla di uguaglianza, libertà e fraternità e che all’atto pratico non attua, poi nella vita politica e normativa. Davanti a noi ci sono anche le immagini degli immigrati rifiutati alla frontiera di Ventimiglia, tra l’Italia e la Francia, nei mesi scorsi. Chiaro avviso che loro di immigrati non ne vogliono sul loro territorio, soprattutto se vengono dall’Italia. Sappiamo pure che l’Europa ha restituito all’Italia oltre 12.000 immigrati irregolari, entrati nel nostro Paese, nei modi illegali che ben conosciamo. Il resto d’Europa non accoglie e non vuole accogliere. L’Italia rimane l’unico Paese al mondo, di transito o di definitiva accoglienza dei tanti profughi dalle guerre, di tante donne, bambini e giovani in cerca della salvezza. Il Mare Nostrum, il Mare Mediterraneo, invece di essere il mare della vita è diventato il mare della morte. Un grande cimitero di acqua e in  acqua che ha accolto le salme di oltre 2500 immigrati, annegati, dall’inizio di questo anno 2015 fino ad oggi. Il Mare nostrum è diventato il Mare monstrum, il mare del mostro della mancanza d’amore e di carità verso questi nostri fratelli disperati e in cerca di una speranza di vita.

San Rocco, era straniero, di origine francese, e venne in Italia da pellegrino, per sollevare le sofferenze di tanti appestati del nostro Paese. E’ un esempio che vale la pena ricordare in questi giorni di festa, ferie e vacanze estive. Vale la pena ricordare anche di fronte alle tante polemiche accese tra la chiesa italiana e una parte della politica italiana. Leggiamo la storia, anche se leggendario di questo francese forestiero nel nostro Paese.  San Rocco nacque a Montpellier (Francia), secolo XIV – e morì il 16 agosto di un anno imprecisato. Il nome Rocco di origine tedesca  significa grande e forte, o di alta statura.  Le fonti su di lui sono poco precise e rese più oscure dalla leggenda. In pellegrinaggio diretto a Roma dopo aver donato tutti i sui beni ai poveri, si sarebbe fermato  ad Acquapendente, dedicandosi all’assistenza degli ammalati di peste e operando guarigioni miracolose che ne diffusero la sua fama. Peregrinando per l’Italia centrale si dedicò ad opere di carità e di assistenza incoraggiando  continue conversioni. Sarebbe morto in prigione, dopo essere stato arrestato presso Angera da alcuni soldati perché sospettato di spionaggio. Si dice che solo un cane provvide alle sue necessità materiali portandogli un po’ di pane che il suo padrone gli dava per farlo mangiare. Da qui nell’iconografia e nei detti popolari di “San Rocco e il cane”.  Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell’Italia del Nord, legato in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste. E’ protettore delle persone diversamente abili, dei carcerati e dei malati infettivi. Altri segni distintivi della sua santità e della sua fama sono la Croce sul lato del cuore, l’Angelo, e i Simboli del ellegrino.

A San Rocco affidiamo i tanti ammalati di peste, di malattie infettive e tante persone diversamente abili che necessitano di essere accudite con amore e con la stessa passione con la quale san Rocco curò i suoi ammalati di peste e con la stessa generosità di questo grande santo, amato al Nord come nel Sud Italia ed esempio di amore verso le persone bisognose del mondo. E lo facciamo con una celebre preghiera della Beata Madre Teresa di Calcutta: “Vuoi le mie mani?”. 

Signore, vuoi le mie mani per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno? Signore, oggi ti do le mie mani. 

Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata visitando coloro che hanno bisogno di un amico? Signore, oggi ti do i miei piedi. 

Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata parlando con quelli che hanno bisogno di parole d’amore? Signore, oggi ti do la mia voce. 

Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata amando ogni uomo solo perché è un uomo? Signore, oggi ti do il mio cuore.

LE SACRE CENERI – COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI – 18 FEBBRAIO 2015

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Mercoledì delle Ceneri 

18 febbraio 2015 

Perdonaci Signore abbiamo peccato 

Commento alla liturgia di padre Antonio Rungi 

La coscienza del proprio peccato ci pone davanti a Dio, all’inizio di questo cammino quaresima, con il desiderio profondo di rinnovarci, convertirci, fare penitenza. E’ questo il senso della Quaresima, tempo forte dell’anno liturgico, che inizio oggi con la celebrazione delle Sacre Ceneri. Al centro di questa giornata c’è, infatti, il rito della imposizione delle ceneri che, normalmente, omettendo l’atto penitenziale iniziale della santa messa, viene svolto subito dopo l’omelia del sacerdote che è d’obbligo in questa giornata di digiuno e di penitenza per ogni cristiano, sinceramente incamminato verso la Pasqua 2015 e la Pasqua eterna, quella che più conta davanti a Dio. Con queste parole il sacerdote si rivolge a noi, prima di ricevere le ceneri: “Raccogliamoci, fratelli carissimi, in umile preghiera, davanti a Dio nostro Padre, perché faccia scendere su di noi la sua benedizione e accolga l’atto penitenziale che stiamo per compiere”. Ed aggiunge la preghiera di benedizione delle ceneri e delle persone: “O Dio, che hai pietà di chi si pente e doni la tua pace a chi si converte, accogli con paterna bontà la preghiera del tuo popolo e benedici questi tuoi figli, che riceveranno l’austero simbolo delle ceneri, perché, attraverso l’itinerario spirituale della Quaresima, giungano completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del tuo Figlio, il Cristo nostro Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli”. Oppure con un’altra preghiera dello stesso tono in cui il sacerdote dice: “O Dio, che non vuoi la morte ma la conversione dei peccatori, ascolta benigno la nostra preghiera: benedici queste ceneri, che stiamo per imporre al nostro capo, riconoscendo che il prezioso corpo tornerà in polvere; l’esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del Signore risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli”.    E a seguire, subito questa preghiera, mentre il popolo santo di Dio intona i canti penitenziali ad hoc, il sacerdote ad uno ad uno impone sulla testa ai fedeli che si accostano processionalmente all’altare, il l’austero simbolo delle ceneri. Due i testi utilizzati per l’imposizione delle ceneri: “Convertitevi, e credete al Vangelo”, oppure “Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai”. La conversione e la nostra precarietà e temporalità terrena ci mettono di fronte ad un grandissimo atto di responsabilità personale: quello di camminare in santità di vita, lontano dal peccato, perché tutto passa e solo Dio resta per l’eternità. Siamo polvere e in polvere ritorneremo, per farci riflettere sulla vita e sulla morte. Se acquisiamo sempre di più la consapevolezza della nostra precarietà terrena, forse saremo più responsabili delle nostre azioni e valuteremo attentamente il nostro comportamento dovendo rendere conto a Dio dell’intera nostra esistenza. Coscienti dei nostri limiti e peccati, abbiamo bisogno in questo giorno penitenziale di chiedere perdono a Dio dei nostri peccati e farlo con sincerità, con una volontà nuova di camminare sulla via del bene, abbandonando qualsiasi sentiero del male e del peccato. Con il salmo 50, possiamo elevare a Dio la nostra umile preghiera di sincero pentimento e di riconoscimento delle nostre colpe, che Lui e soltanto Lui può lavarci e purificarci nel sangue suo preziosissimo versato sulla croce per noi, in remissione dei nostri peccati: “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa,  dal mio peccato rendimi puro. Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito”. E il profeta Gioele, nella bellissima prima lettura della liturgia di questa giornata delle Ceneri, ci sollecita un cammino di conversione che sia profonda, che parta dal cuore. Non serva una conversione esteriore ed apparente, ci vuole quella interna, quella profonda, quella che ti cambia in un attimo e ti fa decidere per il Signore per tutta la vita, abbandonando ogni compromesso con il male e il peccato. Allora ritorniamo a Dio con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceriamoci il cuore e non le vesti, ritorniamo al Signore, nostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”. E un appello alla conversione generale, nessuno è escluso da quella convocazione, ricorda il Profeta: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo”. Al profeta Gioele, gli fa eco, il grande esperto di conversione vera, san Paolo Apostolo, che nella sua seconda lettera ai cristiani di Corinto, rivolgendosi ad essi con cuore paterno, scrive: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”. Ed aggiunge: “Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito  e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”.

La Quaresima è questo tempo favorevole per la riconciliazione e il perdono da chiedere a Dio e chiedere ai fratelli che abbiamo offeso, oppure da dare se ci hanno offeso. Non facciamo passare invano questo tempo della Quaresima 2015. Potrebbe essere l’ultima opportunità, l’ultimo round del grande combattimento della vita, in attesa di vedere Dio. Questo tempo favorevole si concretizza con una nuova condotta di vita da assumere subito, proprio a partire da questa giornata delle sacre Ceneri, senza rimandare a tempi successivi. E’ una questione di vita o di morte della nostra anima, che se non respira l’aria della grazia e della misericordia, si atrofizza e muore. E la morte dell’anima è peggiore di quella del corpo. Siamo spesso come cadaveri vaganti, senza spirito e senza anima, vuoti di senso e di significato, svuotati della grazia di Dio e pieno solo di egoismo e di noi stessi. Svuotare il nostro cuore del nostro io, per riempirlo solo e soltanto di Dio.

E allora andiamo direttamente a quanto ci chiede Gesù di fare oggi e sempre. Il suo insegnamento morale lo ricaviamo dal testo del Vangelo di questa giornata, tratto dal vangelo di Matteo: «Stiamo attenti a non praticare la nostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. E quando preghiamo, non dobbiamo essere simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente.  E quando digiuniamo, come oggi, come nel venerdì santo o in altre ricorrenze spirituali, non dobbiamo essere malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. Molte volte ci assoggettiamo a diete ferree per motivi di salute e di estetica. Perché non digiunare per fare del bene spirituale a noi stessi e destinare il ricavato dei nostri digiuni ai fratelli che sono costretti a digiunare sempre, perché non hanno nulla da mettere sotto i denti. Sono queste le contraddizioni del mondo di oggi e di sempre, che dobbiamo superare con una degna condotta di vita solidale e aperta ai bisogni degli altri. Una Quaresima che si limiti al solo aspetto spirituale, sarà un tempo propizio, ma monco nella sua essenza, che è di apertura alla solidarietà, espressa con quel primo obbligo morale che il Signore ci chiede di attuare: l’essere generosi e altruisti nel donare ciò che si ha, per aiutare i fratelli che sono nel bisogno e nella necessità. La Quaresima è vera se opera e fa fare il bene.

 

LA BEATA MARIA CRISTINA BRANDO, SANTA IL 17 MAGGIO 2015

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Casoria (Na). La beata Maria Cristina Brando il 17 maggio sarà canonizzata  

di Antonio Rungi  

La beata Maria Cristina Brando, fondatrice delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato,  domenica, 17 maggio 2015, da Papa Francesco, sarà canonizzata in Piazza San Pietro a Roma. A darne l’annuncio ufficiale è stato lo stesso Papa, oggi, 14 febbraio 2015, durante il Concistoro che si è celebrato nella Basilica Vaticana. Maria Cristina Brando (al secolo Adelaide Brando) nacque a Napoli il 1° maggio 1856. Fin da piccola soleva ripetere spesso: “Debbo farmi santa, voglio farmi santa”. E santa si è fatta davvero, con il riconoscimento ufficiale di questo cammino compiuto nel tempo relativamente breve della sua esistenza di quasi 50 anni. Dopo varie esperienze in diversi istituti religiosi costretta a lasciarli per motivi di salute, nel 1878 si sentì ispirata da Dio a fondare un nuovo istituto, le Suore Vittime espiatrici di Gesù Sacramentato. Nel 1897 la Beata Maria Cristina emise i voti temporanei. Il 20 luglio 1903 la Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato ottenne l’approvazione canonica dalla Santa Sede e il 2 novembre dello stesso anno la Fondatrice, insieme con molte suore, emise la professione perpetua. Dopo una breve, sofferta vita, tutta dedicata al culto eucaristico, la Beata Maria Cristina entrò il 20 gennaio 1906 nella vita eterna. “La sua –disse Papa Giovanni Paolo II, in occasione della beatificazione – è una spiritualità eucaristica ed espiatrice, che si articola in due linee come “due rami che partono dallo stesso tronco”: l’amore di Dio e quello del prossimo. Il desiderio di prendere parte alla passione di Cristo viene come “travasato” nelle opere educative, finalizzate a rendere le persone consapevoli della loro dignità e ad aprirsi all’amore misericordioso del Signore”. Il carisma della fondatrice continuano a viverlo le sue figlie spirituali, guidate oggi da Madre Carla Di Meo, e che sono presenti in varie comunità in Italia e nel mondo. Scrive oggi, Madre Carla Di Meo: “Papa Francesco , nel Concistoro di oggi, ha annunciato la data per la canonizzazione di Santa Maria Cristina Brando: 17 Maggio 2015, ore 10,00, piazza San Pietro. Con esultanza ringraziamo il Signore e prepariamoci alla partenza per il grande evento. Ci dobbiamo fare onore perché saremo solo noi italiani, ci saranno due sante della Palestina e una francese, quindi è doveroso una massiccia presenza italiana perché siamo in casa. Confido molto sul vostro contributo e soprattutto sulle vostre capacità organizzative. Domani, 15 Febbraio, alle ore:18,00, solenne celebrazione di ringraziamento presieduta da sua Ecc.za Monsignor Lucio Lemmo, vescovo della diocesi di Napoli. Al termine, ci sposteremo nella villetta in via A. Diaz, ai piedi della statua  di santa Maria Cristina, dove, a perenne ricordo, pianteremo un albero di ulivo e una pianta di edera, simboli che la Beata scelse per lo stemma  dell’istituto. Col cuore commosso e colmo di santa letizia vi invito tutti. Tengo molto alla vostra presenza. Più siamo e più la festa sarà bella”.

Dal bollettino ufficiale della Santa Sede di oggi, leggiamo:

“Al termine del rito di creazione dei nuovi cardinali, il Santo Padre Francesco ha tenuto Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione delle Beate: 

– GIOVANNA EMILIA DE VILLENEUVE, Religiosa, Fondatrice della Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione di Castres; 

– MARIA DI GESÙ CROCIFISSO (al secolo: Maria Baouardy), Monaca Professa dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi;

– MARIA ALFONSINA DANIL GHATTAS, Religiosa, Fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario di Gerusalemme. 

Di seguito il testo delle brevi biografie delle tre Beate, come presentate nel corso del Concistoro dal Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi : 

1. La Beata Giovanna Emilia De Villeneuve nacque in Francia, a Tolosa, nel 1811. A Castres fondò la Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione per l’educazione delle bambine e delle ragazze povere, per gli ammalati e per le missioni in terre lontane. Morì di colera il 2 ottobre 1854. Fu beatificata dal Papa Benedetto XVI, nel 2009. 

2. La Beata Maria di Gesù Crocifisso (al secolo: Maria Baouardy) nacque ad Abellin, un villaggio dell’Alta Galilea, presso Nazareth, nel 1846, da genitori arabi. Fu battezzata nella Chiesa Greco-Cattolica Melchita. Fin dalla giovinezza sperimentò molte tribolazioni insieme a straordinari fenomeni mistici. In Francia entrò nel Carmelo di Pau. Per la fondazione di nuovi Carmeli fu inviata in India e poi a Bettlemme, dove morì nel 1878. Fu beatificata dal Papa San Giovanni Paolo II, nel 1983. 

3. La Beata Maria Alfonsina Danil Ghattas nacque a Gerusalemme nel 1843. Ancora quindicenne entrò nella Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione. Svolse un intenso apostolato a favore delle giovani e delle madri cristiane. Ebbe una speciale vicinanza mistica alla Madre di Dio. Fondò la Congregazione delle Suore del Santissimo Rosario di Gerusalemme, alla quale appartenne. Morì nel 1927 e fu beatificata dal Papa Benedetto XVI, nel 2009. 

Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che le Beate: Giovanna Emilia de Villeneuve, Maria di Gesù Crocifisso Baouardy e Maria Alfonsina Danil Ghattas, assieme alla Beata Maria Cristina dell’Immacolata Concezione (al secolo Adelaide Brando), fondatrice della Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato – la cui canonizzazione fu decisa nel concistoro del 20 ottobre 2014 – siano iscritte nell’Albo dei Santi domenica 17 maggio 2015.

Mondragone (Ce). L’estremo saluto ad un giovane testimone della carità

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Mondragone. L’estremo saluto ad un giovane eroe della carità

di Antonio Rungi

Raccontare da lontano i funerali del giovane Eduardo D’Alessandro, da tutti chiamato e conosciuto come Aldo, non è la stessa cosa che avervi partecipato, averli vissuti dal vivo. Ma nelle parole e nel cuore di chi vi è stato c’è tutta l’emozione, l’amarezza e la speranza cristiana di chi guarda la vita in altra direzione e distanza, quella dell’eternità. E’ stato un funerale speciale, per un giovane eroe che meritava tutta l’attenzione della città, dei giovani e della chiesa. La presenza del Vescovo di Sessa Aurunca, monsignor Orazio Francesco Piazza, che ha presieduto la messa esequiale e di tutti i parroci della Forania di Mondragone è stato un segno tangibile di come essere vicino alla sofferenza della famiglia di Eduardo che ha perso una persona cara, appena ventunenne, e a tutti gli amici e conoscenti. La chiesa san Giuseppe Artigiano dei Padri Passionisti di Mondragone si è trasformata, per una mattinata il centro della preghiera per un giovane mondragonese che nel servizio generoso di soccorrere gli altri ha perso la vita, guadagnando il premio più grande e duraturo che è il paradiso. “Aldo vive nel cuore di chi lo ama”. Sono queste le parole di monsignor Piazza durante l’omelia. Ed ha aggiunto: “Più grande l’amore, più forte il dolore, e le parole non bastano a lenirlo. Aldo deve farvi riflettere” “Aldo ha offerto la propria vita…., l’amore non è sconfitto. Questa esperienza così amara non può essere cancellata. C’è differenza profonda tra la morte e il morire . La morte ci porta a fare la domanda sulla vita: la vita è un incrocio di responsabilità. Aldo oggi ci conduce sulla strada della speranza”. Ad accompagnare la liturgia le noti dell’organo della Chiesa dei Passionisti, suonato da don Paolo Marotta. Clima di preghiera, di sofferenza, ma anche di gioia per la testimonianza di vita di questo giovane. Tanti gli applausi nel corso della cerimonia per sottolineare la verità assoluta per sempre, che l’amore supera la morte e donare la vita per gli altri è il gesto più grande di ogni persona umana, credente e non. Ed Aldo era un giovane credente che insieme alla sua famiglia frequentava la parrocchia dei passionisti, dove i suoi genitori hanno voluto che si svolgessero le esequie, pur abitando da poco tempo in via Venezia. E’ stato padre Bernard ad andare a benedire la salma nella casa del defunto, in Via Matilde Serao ed accompagnare il feretro per tutto il percorso. La bara è stata porta a spalla, con l’accompagnamento delle note della banda di Mondragone, note struggenti e commoventi, che ti strappano le lacrime ad ogni passo che fai. La città ha risposto alla grande al lutto cittadino e tutti i negozianti hanno abbassato le serrande al passaggio del feretro. Tanti i confetti e fiori sparsi al passaggio della bara bianca, attraversando Viale Margerita e la Domiziana. Tante le autorità civili e militari presenti al rito funebre, con il sindaco della città, Giovanni Schiappa. Tanti i manifesti di partecipazione al lutto della famiglia di Aldo e tanti gli striscioni disseminati lungo la strada e soprattutto davanti alla Chiesa per ricordare il coraggioso gesto di Eduardo. Ma il momento più intenso emotivamente è stata la celebrazione della messa, alla quale tutti i presenti hanno partecipato in silenzio con la morte nel cuore per la perdita di un giovane come Aldo. A conclusione della funzione, la bara bianca di Eduardo D’Alessandro è stata salutata con un applauso, dentro e fuori la chiesa e qui con il volo dei palloncini bianchi librati verso il cielo, nello spazio antistante la chiesa di San Giuseppe Artigiano, con la lettura di alcune lettere stilate dai suoi amici. Il tutto col sottofondo musicale della bellissima canzone di Blues dedicata da un musicista e cantante mondragonese ad Aldo ed un altro giovane morto recentemente a Mondragone. La bara è proseguita per il cimitero di Mondragone, dove verrà tumulata e ne siamo certi, la tomba di Aldo sarà una meta costante di parenti, amici e conoscenti di questo “novello e giovane samaritano” della città di Mondragone.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA SECONDA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 18 GENNAIO 2015

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Seconda Domenica del tempo ordinario

18 gennaio 2015

 

Una parola che scalda il cuore e spinge nella giusta direzione

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La parola di Dio della seconda domenica del tempo ordinario è incentrata sul tema della chiamata: quella di Samuele ad essere profeta di Signore, quella degli apostoli ad essere inviati di Gesù Cristo. Ogni chiamata richiede la parola di chi chiama e l’ascolto che diventa risposta positiva o negazione a chi chiama e fa capire con precisione la sua voce, il suo intento e lo scopo di questa speciale convocazione a servizio, in questo caso, di Dio. E’ quindi evidente che solo chi ascolta e discerne può rispondere in modo autentico e con le mozioni del cuore alla chiamata di Dio al suo servizio. Noi battezzati siamo stati chiamati da Dio ad una comunione profonda con Lui mediante la grazia santificante. La risposta alla chiamata richiede che noi viviamo secondo quel si, che nei vari stati di vita, abbiamo detto a Dio, con l’unico e fondamentale scopo della nostra personale salvezza e santificazione. Siamo stati chiamati per noi stessi e per essere a servizio della causa comune che è la diffusione del Regno di Dio tra gli uomini.

Il bellissimo testo della prima lettura di oggi, tratto dal primo libro di Samuele chi fa capire quando è difficile intuire subito la chiamata di Dio a qualsiasi ruolo ed ufficio per metterci a suo servizio. Samuele infatti ha bisogno di essere chiamato per tre volte prima di capire che era il Signore e non Eli a chiamarlo. Una guida anche in questo caso fa da tramite per discerne la nostra vocazione, soprattutto nel servire al causa della parola di Dio e della buona novella, il vangelo di Cristo. Dopo la triplice chiamato il giovane poté rispondere: Signore «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Le conseguenze di questa totale disponibilità ad accogliere la parola di Dio furono per Samuele straordinarie e ricche di ogni bene e promesse. Eglicrebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. Quando si entra nel dialogo profondo con Dio, ogni parola che esce dalla sua bocca diventa vita, gioia, speranza, maturazione per ogni persone disposta ad incontrarsi con Dio, mediante la sua parola comunicata all’uomo. E questa parola noi l’abbiamo nella Sacra Scrittura, che dobbiamo leggere, meditare e soprattutto metterla in pratica, perché possiamo crescere in santità di vita, in bontà e in missionarietà. Con Dio centro il nostro cuore e nei nostri pensieri possiamo fare grandi cose per a sua gloria e per la nostra santificazione. Non a caso una parola ben accolta, riscalda il cuore e spinge all’azione, non rimane dentro di noi senza produrre il suo effetto benefico.

Parlando di questa unione speciale con Cristo, san Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua prima lettera ai Corinzi, evidenzia un aspetto importante di questa unione che porta alla vera comunione e ad una morale personale capace di trasformare il nostro essere ed agire in qualcosa di straordinariamente bello, significativo ed attraente: “Chi si unisce al Signore –scrive l’Apostolo delle genti – forma con lui un solo spirito”. Per cui, in questa nuova condizione essenziale ed esistenziale cambia il modo di operare. Da qui la raccomandazione e monito: “State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. Stare lontano dalle impurità di ogni genere, soprattutto quelle che abbassano il livello morale della persona e della società. Oggi queste impurità sono oltre che presenti, visibile e decifrabili in comportamenti di singoli, di gruppi e di masse di uomini sempre più immersi nel materialismo, nell’edonismo e nella soddisfazione dei piaceri dei ogni genere. La persona è tempio dello Spirito Santo, per cui deve essere una persona spiritualmente elevata. Non deve scendere a certezze bassezze, perché questo è la rovina della sua dignità di tempio dello Spirito del Signore, che è vita, gioia, purezza, bontà, delicatezza e dolcezza. Non dobbiamo mai dimenticare in tutto quello che facciamo che “il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo”.

Essere per il Signore, significa mettersi a suo servizio, rispondere alla sua chiamata e svolgere una precisa missione , quella stessa che è stata assegnata al gruppo dei primi discepoli a partire da Pietro. Anche in questo caso è una persona ben precisa, Giovanni il Battista, ad indicare in Gesù il maestro e poi a seguirlo per vedere dove abitava e come viveva, per poi acconsentire liberamente di mettersi a servizio della sua missione nel mondo. Tra i primi discepoli primeggia la figura di Simon Pietro, che non fu il primo a seguire Gesù, ma una volta scelto di farlo viene indicato da Gesù stesso come il capo del gruppo. Non a caso è Gesù stesso a cambiare il nome da Simone, figlio di Giovanni, in Cefa, in Pietro. Quando si incontrare davvero il Signore la vita cambia radicalmente a partire da quella identità umana e anagrafica che diventa identità spirituale ed ecclesiale. Ogni chiamata richiede cambiamento, conversione e rinnovamento. Tutti siamo stati chiamati da Dio a seguirlo in qualche via specifica del nostro essere umano e cristiano. Facciamo si che questa risposta data al Signore liberamente possa viversi ogni giorno nella piena consapevolezza del dono ricevuto e che non va assolutamente messo da parte o non valorizzato appieno. Sia questa la nostra umile preghiera nel giorno del Signore, nel quale la gioia del cuore prevale su ogni altro aspetto del nostro vivere ed esistere: “O Dio, che riveli i segni della tua presenza nella Chiesa, nella liturgia e nei fratelli, fa’ che non lasciamo cadere a vuoto nessuna tua parola, per riconoscere il tuo progetto di salvezza e divenire apostoli e profeti del tuo regno”. Amen.

LA SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI – 1 NOVEMBRE 2014

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SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI

SABATO 1 NOVEMBRE 2014

Una moltitudine di santi che ci insegnano la vita della santità

Commento di padre Antonio Rungi

Gli ultimi santi di questi mesi, quelli elevati agli onori degli altari e quindi da poter venerare, ci dicono quanto sia possibile a tutti raggiungere quella che è la meta e il traguardo più importante della nostra vita: il santo paradiso. Papi, Vescovi, sacerdoti, religiosi laici, di tutte le età, condizioni sociali, nazionalità fanno parte della schiera ufficiale dei santi riconosciuti. Nonostante il numero elevato, se fossero soltanto e semplicemente loro i santi, allora il paradiso sarebbe davvero molto vuoto ed anche triste. Invece i santi sono tutti quelli che anche la parola di Dio di questa solennità annuale con data fissa ci fa considerare ed anche pregare. Nella visione della Gerusalemme celeste, San Giovanni Evangelista ci descrive quella consolante realtà del cielo, dove tutti quanti aspiriamo ad arrivare, non senza fatica e dolore: “E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». I santi sono i salvati, coloro che hanno risposto con amore all’Amore, fino a dare la vita per il Signore. Quel Signore, Gesù Cristo, morto sulla croce, che ha dato la sua vita per noi, proprio per riportarci all’amicizia eterna con Dio. E allora chi sono i santi? «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello». La santità è purificazione ed oblazione, è capacità di accettare la volontà di Dio e fare della sua volontà il proprio cibo spirituale. Santi, allora, non è soltanto Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII e tutti i santi riconosciuti dalla Chiesa, ma sono tutti coloro che si sono salvati, perché si sono purificati dalle loro macchie, dal peccato, da tutto che allontana il cuore dell’uomo da Dio. Santi sono e saranno su questa terra, quanti sono poveri in spirito, secondo quanto afferma Gesù nel celebre discorso della montagna che passa come le Beatitudini. Santi sono coloro che sono nella sofferenza di ogni genere e che accettano tutto per amore di Dio, salendo con Cristo il calvario del dolore, ma soprattutto dell’amore che si fa dono. Santi sono i miti che come il mite Agnello, Gesù Cristo, vanno alla morte senza proferire parole, si donano nel silenzio e nel sacrificio di ogni giorno. Santi sono quelli che lottano per la giustizia e la pace e che questi motivi vengono massacri ed uccisi. Santi sono coloro che sanno perdonare, anche di fronte alle offese, calunnie, infamie e maldicenze ricevute. Santi sono coloro che nutrono nel cuore alti valori morali, spirituali e sentimentali e che non vedono ombra di malizia e peccato in nessuna parte. Santi sono i pacifisti e pacificatori che credono e lottano per un modo in cui l’uomo sia all’uomo non un lupo, ma un agnello mansueto. Santi sono anche tutti coloro che da sempre ed oggi rischiano la loro vita per difendere i diritti dei poveri e degli ultimi. La sostanza del vangelo sta, infatti, in questa opzione preferenziale per i poveri e nessuno deve umiliarli o maltrattarli. Santi sono coloro che portano avanti nel mondo il pluralismo della fede, rivendicando giustamente il rispetto della fede cristiana. Quanti martiri anche oggi per questo motivo in varie parti del mondo.

La consapevolezza di essere in un posto speciale dell’immenso cuore di Dio Padre, noi possiamo di dire con l’Apostolo Giovanni di avere una identità che nessuno potrà mai toglierci e una verità assoluta che non può essere messa in discussione: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”. Figli di Dio e la che dopo la morte saremo simili a Lui, perché lo vedremo faccia a faccia. Il Paradiso dei santi a cui aspiriamo è guardare e contemplare in eterno il volto d’amore di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo, il volto della Santissima Trinità, il volto più bello e perfetto che ha incarnato sulla terra il volto di Dio, Maria Santissima, che ci attende in paradiso. Pensare al paradiso non è, come qualcuno afferma, drogarsi nella vita, illudersi senza avere certezze di alcuni tipo. Pensare al paradiso è pensare all’essenza dell’uomo, che è stato fatto per la felicità con una identità poco meno inferiore degli angeli.  E’ avere una speranza che non delude, ma rende puri, come ricorda l’evangelista Giovanni nel testo della sua prima lettera: Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Preghiamo tutti i nostri santi, i nostri protettori e in questo giorno di festa in cielo, sia anche festa in terra, nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nelle nostre nazioni, tra tutte le persone che amano Dio e l’uomo nella sincerità del loro cuore, per cui sono in festa, in quanto nell’amore c’è la gioia e la santità vera.

IL COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO E LA PREGHIERA DELLA GIOIA

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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

28 SETTEMBRE 2014 

Rivedere continuamente la propria vita per essere in armonia con Dio 

Commento di padre Antonio Rungi 

Oggi la parola di Dio di questa domenica XXVI del tempo ordinario ritorna a parlare della vigna del Signore e della necessità di lavorare in essa con la disponibilità della parola e del cuore, ma soprattutto con un impegno fattivo e coerente rispondente alle indicazione del padrone della vigna, che in questo caso è Dio stesso. La parabola di due figlioli di questo speciale Signore che chiede ad entrambi di andare a lavorare ci fa capire quanto sia importante la sincerità, ma soprattutto il ripensare alle proprie azioni o decisioni assunte in precedenza ed agire in base al dettame del cuore. Dovremmo davvero andare dove ci porta il cuore, il senso della responsabilità e fare le cose che ci è dovuto fare con l’entusiasmo, anche se ci costa fatica.

Non è facile e tantomeno leggero lavorare con coerenza nella vigna di Regno di Dio. Non senza motivo di fronte alla falsità e alla ipocrisia di quanti si dicono cristiani e in cammino sulla strada di Cristo, Gesù ricorda senza mezzi termini che  “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Ed aggiungendo a tale affermazione una motivazione molto importante: “i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

Ecco cosa può accadere ad ognuno di noi. Quello di dire sì al Signore e poi on andare a lavoro, quello spirituale ed apostolico, perché il regno di Dio venga accolto e vissuto nella nostra vita e venga diffuso con la nostra parola, testimonianza e buon esempio. Al contrario può succedere che chi dice inizialmente no, ci ripensa e facendo il suo esame di coscienza incomincia un lavoro interiore che lo porta all’adesione alla fede e alla vera conversione del cuore e della vita. Di fronte a queste ipotesi, a questi atteggiamenti, anche a noi il Signore pone la stessa domanda che ha posto ai capi dei sacerdoti, perché noi possiamo esprimere un giudizio e valutare le cose.

Ascoltiamo questo brano del vangelo sintetico nel testo scritto, tratto dal Vangelo di Matteo, ma ricco di stimoli e di riflessione. In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

La stessa domanda vi pongo: secondo voi chi ha agito bene? Chi ha compiuto la volontà del padre? I furbi di oggi direbbero il secondo, gli onesti di oggi e di sempre direbbero il primo. Una prima deduzione da questo brano del vangelo è la seguente: noi non possiamo essere falsi con noi stessi e tantomeno con Dio, che conosce ogni. Noi una sola cosa possiamo essere e di conseguenza fare: la volontà di Dio, come Cristo che è venuto a fare la volontà del Padre.

Questa volontà del Padre è che tutti i suoi figli in Gesù Cristo si salvino, vivano nella pace e nella comunione fraterna e che siano davvero una sola cosa in Cristo. Per questo è necessario mettersi in un atteggiamento di conversione permanente, come ci ricorda, la prima lettura di oggi, tratta dal profeta Ezechiele, nella quale leggiamo testualmente: “Se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà”. Chiaramente si riferisce alla vita della grazia, dello spirito e a quella eterna. In quanto, molte volte, i malvagi in questo modo godono di condizioni di salute, di benessere e di qualsiasi privilegio rispetto ai buoni che sono costretti a soffrire e a patire. Davanti a Dio conta un cuore pentito e non la ricchezza o la condizione di salute o di potere che si è potuto vantare nel corso dell’esistenza terrena. I poveri, gli afflitti, i peccatori sono sempre i privilegiati nel cuore di Dio, consapevoli di quanto preghiamo oggi nel Salmo Responsariale: “Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. I peccati della mia giovinezza (ed aggiungiamo della maturità, della vecchia e di tutta la vita) e le mie ribellioni, non li ricordare: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via”.

San Poalo Apostolo sugella questo insegnamento biblico e questa morale della responsabilità in un bellissimo brano del suo epistolario, che oggi leggiamo come seconda lettura, tratta dalla sua lettera ai Filippesi, che io cito nella forma breve, quella più attinente alla tematica di oggi e che nei suoi contenuti dottrinali si fonda sulla venuta di Cristo sulla terra, nella condizione dell’umile e del povero per eccellenza: “Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”.

C’è un insegnamento preciso e circostanziato ritroviamo nel testo: avere gli stessi sentimenti di Gesù (e come è difficile!!!); considerare gli altri superiori a noi (il che praticamente è impossibile, perché tutti  quasi ci sentiamo superiori agli altri, più giusti e retti ed onesti degli altri); carità, amore, gioia, concordia, disinteresse (sono valori su cui dobbiamo lavorare per perseguirli).

A conclusione delle nostre riflessioni e come preghiera comunitaria che eleviamo a Dio, diciamo con fede: “O Padre, sempre pronto ad accogliere pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia: il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù”. Amen.

 

Oggi concludiamo la nostra riflessione con questa preghiera della gioia, composta da me e che affido alle vostre quotidiani invocazioni della mattina, del mezzogiorno e della sera.

 

La mia preghiera della gioia

 

Signore, donami una mente

capace di pensare solo il bene,

perché chi pensa bene

agisce altrettanto bene,

e chi opera bene e nel bene

sperimenta la gioia per sempre.

 

Signore, donami un cuore tenero,

che vinca le resistenze dell’odio e del risentimento,

e che sappia guardare la realtà

con l’ardore della passione

con la quale Tu ci hai salvato

nel mistero della Croce.

 

Dio della gioia,

fa che questo mondo afflitto dalla noia,

possa sperimentare la vera felicità

che solo Tu puoi donare

a chi cerca sinceramente la verità.

 

Dio della pace,

allontana da noi l’incubo della guerra,

della violenza e del terrorismo di qualsiasi matrice,

e fa che quanti professano la fede in Dio

non alzino mai la mano come Caino.

 

Dio della serenità,

dona ai nostri giorni

e a tutte le persone del mondo

una vita tranquilla e senza affanni,

durante la quale possiamo sperimentare

il tuo amore paterno

e la tua provvidenza,

senza limiti di spazio e dei tempo.

 

Fai scenda, o Gesù, principe della pace,

sul volto di quanti soffrono,

nel corpo e nello spirito,

il tuo sorriso divino,

fatto di serena disponibilità

alla volontà di Dio.

 

La Vergine, Madre della gioia,

che ha sperimentato la vera felicità,

incontrando il tuo volto gioioso

nel tempo e nell’eternità,

interceda per questa umanità,

perché recuperi il dono della gioia e della pace,

amando questa terra con un cuore materno,

aperto alla felicità che non ha tempo.

Amen.

 

Preghiera composta da padre Antonio Rungi

Santuario della Civita, 25 settembre 2014