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COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA XXIX T.O. – 18 OTTOBRE 2015

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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

GESU’ SOMMO ED ETERNO SACERDOTE

INCHIODATO SULLA CROCE PER NOI

Commento di padre Antonio Rungi

Il testo del Vangelo di questa XXIX domenica del tempo ordinario ci immette nel clima del mistero della Passione di Cristo.

Si tratta di un testo chiaro e che riporta parole ben precise pronunciate da Gesù alla presenza dei suoi discepoli che, nei loro discorsi, strada facendo, pensano a distribuirsi i posti più sicuri ed umanamente accattivanti vicino a Gesù, il Maestro. Certo, il Signore vuole tutti i suoi discepoli accanto a se, ma non nella potenza economica e politica di questo mondo. Ci vuole accanto a sé nel momento supremo del suo amore per noi e del suo sacrificio per noi. Ci vuole accanto a lui ai piedi della Croce, insieme a Maria e a Giovanni e forse, con maggiore coraggio, ci vuole accanto a se, come Lui, inchiodati alla croce, inchiodati alle nostre croci.

Ecco il potere regale di Cristo Crocifisso. Ecco il sommo ed eterno sacerdote che è Gesù, che si offre per noi al Padre per riscattarci dai nostri peccati.

Siamo chiamati con Cristo a bere il calice della sofferenza che Egli ha bevuto per la nostra redenzione. Non c’è vero cristiano se non porta la sua croce e segua davvero il Signore.

Purtroppo, non è affatto così. Molti seguono la fede cristiana, senza l’intimo convincimento, cioè che si tratta di ripercorre la strada del Signore, che è anche la strada che porta al Calvario.

Ci sono cristiani che riflettono alla maniera degli apostoli e che si fanno i calcoli, strumentalizzando la stessa fede e la stessa chiesa per finalità umane, economiche, di affermazione, di prestigio.

E ciò non avviene solo tra il clero, i religiosi, i vescovi e a man mano a salire di grado nella scala della gerarchia, ma avviene anche nel laicato cattolico.

Ci sono, infatti, dei laici che invece di servire la Chiesa e Cristo, si servono della Chiesa e di Cristo.

Fanno il discorso utilitaristico e interessato di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, che chiedono a Gesù, senza falsa modestia: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo. Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Gelosia, invidia, arrivismo, distribuzione egualitaria del potere che Gesù poteva dare loro, secondo una falsa concezione, che si erano fatti del Maestro. Gesù replica con una domanda forte e inquietante:  «Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Segue, poi, da parte di Gesù una lezione di straordinaria importanza per tutti, ed è la lezione sul significato dell’autorità, del potere, che va inteso nel senso di servizio, di sacrificio, di rinuncia, di donazione, di croce. Cosa fece allora Gesù? “Li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Il cuore e il centro dell’insegnamento di Cristo sta in questo servizio, portato fino alle estreme conseguenze di consegnarsi liberamente alla morte e alla morte in croce, come, d’altronde, era stato anticipato dai profeti, a partire da Isaia, con i vari carmi del Servo sofferente di Javhè, che, ovviamente sono indirizzati e mirati sulla figura del futuro vero messia di Israele che è Gesù.

Un messia sofferente, maltratto, umiliato e crocifisso. Non un messia potente da un punto di vista economico e militare, ma l’umile agnello immolato sulla croce in riscatto dei nostri peccati. Leggiamo infatti nella prima lettura di oggi: “Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità”.

L’immagine di Gesù Crocifisso emerge in modo prepotente e chiara davanti ai nostri occhi, davanti alla nostra vita, spesso immersa nel peccato e in cerca di soddisfazioni mondane. Quel Crocifisso che ci parla e ci indica la strada della conversione, dell’offerta sacrificale della nostra vita per la causa del vangelo.

Egli, Gesù, il Sommo ed eterno sacerdote si porge a noi con gli occhi della misericordia e del perdono, con il volto della sofferenza, ma soprattutto con il volto dell’amore redentivo. In questo Sommo ed eterno sacerdote dobbiamo confidare, abbandonarci e sperare, come ci ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei che ascoltiamo oggi, come testo della parola di Dio, della seconda lettura di questa domenica: “Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.

Accostiamo con fiducia a Gesù Crocifisso e se il suo dolore non suscita in noi neppure una minima contrizione dei nostri peccati, dei nostri errori ed orrori significa che il nostro cuore è molto lontano dalla compassione e dalla misericordia che il Signore ci vuole donare, facendoci riflettere seriamente sul nostro stile di vita che è contrario alla Croce di Cristo.

Ci sia di esempio, in questo cammino di conversione, un grande santo del secolo dei lumi, san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, di cui oggi ricordiamo il suo passaggio alla gloria del cielo, essendo morto a Roma, nella Casa dei Santi Giovanni e Paolo, al Celio, alle ore 16,45 del 18 ottobre del 1775.

E’ uno dei tanti santi che hanno amato profondamente Gesù Crocifisso, fino al punto tale da esserne infaticabili missionari nell’Italia del secolo che poneva come criterio fondamentale per raggiungere la verità, la sola ragione umane, divenuta il grande tribunale per stabile il vero  dal falso, del bello  dal brutto, il buono dal cattivo.

Gesù, il Crocifisso è questo bene assoluto, perché è un Bene d’infinito amore che si è tradotto con il donare la sua vita interamente per noi.

Egli è davvero il sommo ed eterno sacerdote delle anime nostre, come recitiamo nella preghiera iniziale della santa messa odierna: “Dio della pace e del perdono,  tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione;  concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo il calice della tua volontà e partecipare pienamente alla morte redentrice del tuo Figlio”. Amen.

 

Mondragone (Ce). L’estremo saluto ad un giovane testimone della carità

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Mondragone. L’estremo saluto ad un giovane eroe della carità

di Antonio Rungi

Raccontare da lontano i funerali del giovane Eduardo D’Alessandro, da tutti chiamato e conosciuto come Aldo, non è la stessa cosa che avervi partecipato, averli vissuti dal vivo. Ma nelle parole e nel cuore di chi vi è stato c’è tutta l’emozione, l’amarezza e la speranza cristiana di chi guarda la vita in altra direzione e distanza, quella dell’eternità. E’ stato un funerale speciale, per un giovane eroe che meritava tutta l’attenzione della città, dei giovani e della chiesa. La presenza del Vescovo di Sessa Aurunca, monsignor Orazio Francesco Piazza, che ha presieduto la messa esequiale e di tutti i parroci della Forania di Mondragone è stato un segno tangibile di come essere vicino alla sofferenza della famiglia di Eduardo che ha perso una persona cara, appena ventunenne, e a tutti gli amici e conoscenti. La chiesa san Giuseppe Artigiano dei Padri Passionisti di Mondragone si è trasformata, per una mattinata il centro della preghiera per un giovane mondragonese che nel servizio generoso di soccorrere gli altri ha perso la vita, guadagnando il premio più grande e duraturo che è il paradiso. “Aldo vive nel cuore di chi lo ama”. Sono queste le parole di monsignor Piazza durante l’omelia. Ed ha aggiunto: “Più grande l’amore, più forte il dolore, e le parole non bastano a lenirlo. Aldo deve farvi riflettere” “Aldo ha offerto la propria vita…., l’amore non è sconfitto. Questa esperienza così amara non può essere cancellata. C’è differenza profonda tra la morte e il morire . La morte ci porta a fare la domanda sulla vita: la vita è un incrocio di responsabilità. Aldo oggi ci conduce sulla strada della speranza”. Ad accompagnare la liturgia le noti dell’organo della Chiesa dei Passionisti, suonato da don Paolo Marotta. Clima di preghiera, di sofferenza, ma anche di gioia per la testimonianza di vita di questo giovane. Tanti gli applausi nel corso della cerimonia per sottolineare la verità assoluta per sempre, che l’amore supera la morte e donare la vita per gli altri è il gesto più grande di ogni persona umana, credente e non. Ed Aldo era un giovane credente che insieme alla sua famiglia frequentava la parrocchia dei passionisti, dove i suoi genitori hanno voluto che si svolgessero le esequie, pur abitando da poco tempo in via Venezia. E’ stato padre Bernard ad andare a benedire la salma nella casa del defunto, in Via Matilde Serao ed accompagnare il feretro per tutto il percorso. La bara è stata porta a spalla, con l’accompagnamento delle note della banda di Mondragone, note struggenti e commoventi, che ti strappano le lacrime ad ogni passo che fai. La città ha risposto alla grande al lutto cittadino e tutti i negozianti hanno abbassato le serrande al passaggio del feretro. Tanti i confetti e fiori sparsi al passaggio della bara bianca, attraversando Viale Margerita e la Domiziana. Tante le autorità civili e militari presenti al rito funebre, con il sindaco della città, Giovanni Schiappa. Tanti i manifesti di partecipazione al lutto della famiglia di Aldo e tanti gli striscioni disseminati lungo la strada e soprattutto davanti alla Chiesa per ricordare il coraggioso gesto di Eduardo. Ma il momento più intenso emotivamente è stata la celebrazione della messa, alla quale tutti i presenti hanno partecipato in silenzio con la morte nel cuore per la perdita di un giovane come Aldo. A conclusione della funzione, la bara bianca di Eduardo D’Alessandro è stata salutata con un applauso, dentro e fuori la chiesa e qui con il volo dei palloncini bianchi librati verso il cielo, nello spazio antistante la chiesa di San Giuseppe Artigiano, con la lettura di alcune lettere stilate dai suoi amici. Il tutto col sottofondo musicale della bellissima canzone di Blues dedicata da un musicista e cantante mondragonese ad Aldo ed un altro giovane morto recentemente a Mondragone. La bara è proseguita per il cimitero di Mondragone, dove verrà tumulata e ne siamo certi, la tomba di Aldo sarà una meta costante di parenti, amici e conoscenti di questo “novello e giovane samaritano” della città di Mondragone.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DEL BATTESIMO DI GESU’

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FESTA DEL BATTESIMO DI GESU’- 11 Gennaio 2015

DA UN’EPIFANIA ALL’ALTRA

Commento di padre Antonio Rungi

 

Farsi conoscere dall’uomo, farsi accettare da lui, entrare in comunione con lui, rivelarsi, dire tutto di se stesso per non lasciare nel dubbio e nell’incertezza l’umanità. Così Dio ha sempre operato in preparazione alla venuta del suo Figlio. Così in un modo del tutto singolare opera ed agisce nei confronti dell’umanità perché accolgano il Verbo Incarnata, il suo Figlio, inviato nel mondo per la salvezza del mondo. A pochi giorni dalla solennità dell’Epifania, ci troviamo a celebrare con il battesimo di Gesù un’altra epifania, un’altra manifestazione di Gesù Cristo quale figlio prediletto ed unigenito del Padre, in cui Dio si compiace pienamente. Se nella liturgia il salto temporale è di pochi giorni, nella vita di Gesù il salto è molto lungo e distanziato nel tempo, in quanto parliamo dell’inizio del ministero pubblico di Gesù Cristo, intorno ai 30 anni di vita. Il battesimo ricevuto dalle mani del suo precursore, Giovanni il Battista, nel fiume giordano, un battesimo di penitenza, si colloca infatti intorno ai 30 anni di Gesù Cristo.  Il racconto di questo avvenimento è fatto dall’evangelista Marco con poche e sobrie espressioni per indicare in Gesù Cristo l’atteso Messia delle Genti. Giovanni battezza in acqua, Cristo battezzerà nello Spirito santo. E’ evidente la differenza sostanziale tra il battesimo giovanneo e quello che celebrerà Cristo con la sua Pasqua di morte e risurrezione. Tanto è vero lo Spirito santo si posa su Gesù, in forma di colomba, mentre una voce dal cielo do presenta ufficialmente al mondo e lo rivela nella sua autentica identità e missione:  Gesù è  il Figlio mio, l’amato: in lui Dio Padre ha posto il mio compiacimento. L’ufficializzazione è fatto, ora si tratta di camminare in questa identità nella sua missione. E infatti con il battesimo di Gesù che inizia concretamente l’opera evangelizzatrice del Maestro-Messia. Nella preghiera iniziale della santa messa di oggi, preghiamo con queste parole, che sono la sintesi della celebrazione liturgia e del mistero della luce che ricordiamo nel Battesimo di Gesù: “Padre d’immensa gloria, tu hai consacrato con potenza di Spirito Santo il tuo Verbo fatto uomo, e lo hai stabilito luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli; concedi a noi che oggi celebriamo il mistero del suo battesimo nel Giordano, di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto, in cui il tuo amore si compiace.

Nella Lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae” di San Giovanni Paolo II, Papa, nell’introdurre i nuovi cinque misteri della luce, Papa scrive testualmente: “Passando dall’infanzia e dalla vita di Nazareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, ‘misteri della luce’. In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Egli è «la luce del mondo» (Gv 8, 12). Ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno….È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa ‘peccato’ per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell’acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende. Possiamo dire che in questo mistero della vita di Gesù si coniugano perfettamente rivelazione e missione. La sua identità e il suo essere inviato per portare a compimento la salvezza del genere umano. A noi il compito di accettarlo, di professare la nostra fede in Lui, di aderire alla sua persona, di ascoltare e mettere in pratica la sua parola. In altri termini, si tratta di vivere il nostro battesimo e non solo tenerlo custodito, improduttivamente, nel cassetto della nostra esistenza svuotata dalla pratica religiosa e dalla testimonianza della vita. San Giovanni Apostolo nel brano della sua prima lettera ci ricorda che “chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede”. Con la fede vinciamo le tenebre dell’errore e del peccato e ci apriamo ad in dialogo sincero con il Redentore. Infatti, scrive l’Apostolo Giovanni: “chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio”.

Facciamo fruttificare in noi la parola di Dio, accogliamola e rendiamo feconda la terra del nostro cuore e della nostra mente, perché possiamo davvero rinnovarci nel Signore, come ci ricorda il brano della prima lettura di questa giornata, tratto dal profeta Isaia: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona”.

Come nel battesimo di Gesù “si aprirono i cieli,  e come colomba  lo Spirito di Dio si fermò su di lui,  e la voce del Padre disse: “Questo è il Figlio mio prediletto,  nel quale mi sono compiaciuto”. (cf. Mt 3,16-17), così nel rivivere il nostro battesimo, facciamo sì che lo Spirito Santo apra il cielo della nostra mente e della nostra anima, perché la santissima Trinità si possa compiacere di Dio, essendo noi figli di Dio e lo siamo realmente, proprio mediante quel sacramento del battesimo che spesso abbiamo dimenticato nel cassetto e non lo viviamo nella nostra vita quotidiana, attratti come siamo da altre voci che non sono quello dello Spirito Santo, ma dello spirito del male. Nelle promesse battesimali abbiamo fatto tre precise rinunce:  al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio; alle seduzioni del male,  per non lasciarci dominare dal peccato;  a satana, origine e causa di ogni peccato. Parimenti ci siamo impegnati a professare la fede con tre blocchi di verità: di credere in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra;  di credere in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore,  che nacque da Maria vergine,  morì e fu sepolto,  è risuscitato dai morti  e siede alla destra del Padre; di credere nello Spirito Santo,  la santa Chiesa cattolica,  la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna.

Ecco la festa del battesimo di Gesù è un invito molto preciso a riscoprire e a vivere il nostro battesimo a partire dal ricordarci del giorno in cui siamo stati battezzati, come ripetutamente ci chiede di fare Papa Francesco, perché in quel giorno è cambiato tutta la nostra vita, in quanto è stata consacrata totalmente a Cristo, Re, Sacerdote e Profeta.

LA SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI – 1 NOVEMBRE 2014

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SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI

SABATO 1 NOVEMBRE 2014

Una moltitudine di santi che ci insegnano la vita della santità

Commento di padre Antonio Rungi

Gli ultimi santi di questi mesi, quelli elevati agli onori degli altari e quindi da poter venerare, ci dicono quanto sia possibile a tutti raggiungere quella che è la meta e il traguardo più importante della nostra vita: il santo paradiso. Papi, Vescovi, sacerdoti, religiosi laici, di tutte le età, condizioni sociali, nazionalità fanno parte della schiera ufficiale dei santi riconosciuti. Nonostante il numero elevato, se fossero soltanto e semplicemente loro i santi, allora il paradiso sarebbe davvero molto vuoto ed anche triste. Invece i santi sono tutti quelli che anche la parola di Dio di questa solennità annuale con data fissa ci fa considerare ed anche pregare. Nella visione della Gerusalemme celeste, San Giovanni Evangelista ci descrive quella consolante realtà del cielo, dove tutti quanti aspiriamo ad arrivare, non senza fatica e dolore: “E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». I santi sono i salvati, coloro che hanno risposto con amore all’Amore, fino a dare la vita per il Signore. Quel Signore, Gesù Cristo, morto sulla croce, che ha dato la sua vita per noi, proprio per riportarci all’amicizia eterna con Dio. E allora chi sono i santi? «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello». La santità è purificazione ed oblazione, è capacità di accettare la volontà di Dio e fare della sua volontà il proprio cibo spirituale. Santi, allora, non è soltanto Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII e tutti i santi riconosciuti dalla Chiesa, ma sono tutti coloro che si sono salvati, perché si sono purificati dalle loro macchie, dal peccato, da tutto che allontana il cuore dell’uomo da Dio. Santi sono e saranno su questa terra, quanti sono poveri in spirito, secondo quanto afferma Gesù nel celebre discorso della montagna che passa come le Beatitudini. Santi sono coloro che sono nella sofferenza di ogni genere e che accettano tutto per amore di Dio, salendo con Cristo il calvario del dolore, ma soprattutto dell’amore che si fa dono. Santi sono i miti che come il mite Agnello, Gesù Cristo, vanno alla morte senza proferire parole, si donano nel silenzio e nel sacrificio di ogni giorno. Santi sono quelli che lottano per la giustizia e la pace e che questi motivi vengono massacri ed uccisi. Santi sono coloro che sanno perdonare, anche di fronte alle offese, calunnie, infamie e maldicenze ricevute. Santi sono coloro che nutrono nel cuore alti valori morali, spirituali e sentimentali e che non vedono ombra di malizia e peccato in nessuna parte. Santi sono i pacifisti e pacificatori che credono e lottano per un modo in cui l’uomo sia all’uomo non un lupo, ma un agnello mansueto. Santi sono anche tutti coloro che da sempre ed oggi rischiano la loro vita per difendere i diritti dei poveri e degli ultimi. La sostanza del vangelo sta, infatti, in questa opzione preferenziale per i poveri e nessuno deve umiliarli o maltrattarli. Santi sono coloro che portano avanti nel mondo il pluralismo della fede, rivendicando giustamente il rispetto della fede cristiana. Quanti martiri anche oggi per questo motivo in varie parti del mondo.

La consapevolezza di essere in un posto speciale dell’immenso cuore di Dio Padre, noi possiamo di dire con l’Apostolo Giovanni di avere una identità che nessuno potrà mai toglierci e una verità assoluta che non può essere messa in discussione: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”. Figli di Dio e la che dopo la morte saremo simili a Lui, perché lo vedremo faccia a faccia. Il Paradiso dei santi a cui aspiriamo è guardare e contemplare in eterno il volto d’amore di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo, il volto della Santissima Trinità, il volto più bello e perfetto che ha incarnato sulla terra il volto di Dio, Maria Santissima, che ci attende in paradiso. Pensare al paradiso non è, come qualcuno afferma, drogarsi nella vita, illudersi senza avere certezze di alcuni tipo. Pensare al paradiso è pensare all’essenza dell’uomo, che è stato fatto per la felicità con una identità poco meno inferiore degli angeli.  E’ avere una speranza che non delude, ma rende puri, come ricorda l’evangelista Giovanni nel testo della sua prima lettera: Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Preghiamo tutti i nostri santi, i nostri protettori e in questo giorno di festa in cielo, sia anche festa in terra, nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nelle nostre nazioni, tra tutte le persone che amano Dio e l’uomo nella sincerità del loro cuore, per cui sono in festa, in quanto nell’amore c’è la gioia e la santità vera.

L’Alfabeto dei verbi della felicità, scritto da padre Rungi

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Ho sintetizzato in 24 verbi la felicità in senso umano, sociale e religioso. Si tratta di un percorso personale e sociale sull’esperienza della felicità che ognuno può e deve poter fare nella vita terrena in attesa, per chi crede della felicità definitiva ed eterna del santo paradiso. 

Ecco i verbi che ho selezionato e poi spiegato, contestualizzandoli alla tematica, tratti dal vocabolario italiano ed inglese. 

A= Amare sinceramente Dio, la vita, le persone e l’intera creazione. 

B= Benedire ogni persona, cosa e situazione, ringraziando Dio che ci mantiene in vita. 

C= Credere nella potenza dell’amore, del perdono, della fede e della ragione. 

D= Donare con il cuore e generosamente soprattutto a chi si trova nel bisogno vero. 

E= Entrare nel cuore e nella mente della gente per capire le loro esigenze e provvedere a loro nei limiti delle proprie possibilità e responsabilità. Esaminarsi se stiamo agendo bene nei loro riguardi. 

F= Fidarsi sempre delle persone, fino a prova contraria. 

G= Gioire con chi è nella gioia e far gioire chi è nel dolore. 

H= Hear (inglese), sentire e ascoltare chi necessita di parlare e comunicare. 

I= Incoraggiare chi è demotivato e depresso per motivi di vario genere. 

J= Jump (inglese), saltare di gioia per il successo e l’affermazione degli altri, senza gelosia ed invidia alcuna. 

K= Know (inglese), conoscere sempre più approfonditamente il mondo, perché la conoscenza porta alla vera gioia. 

L= Lodare Dio per quello che ci dona e gli altri per quello che sono e fanno. 

M= Meritare ciò che si è costruito onestamente nella vita, con i propri sacrifici. 

N= Nobilitare le situazioni con un agire sensibile, umano e rispettoso degli altri. 

O= Operare per il bene proprio e altrui. 

P= Pensare bene ed agire di conseguenza. 

Q= Quietarsi dopo un contrasto o una tempesta mentale o umorale. 

R= Restituire ogni cosa avuta in prestito, senza abusare della bontà altrui. 

S= Sorridere alla vita anche quando è difficile farlo per tanti motivi. Con il sorriso sulle labbra e la spada nel cuore si va avanti nella vita. 

T= Temere giustamente il giudizio di Dio e degli altri se agiamo male. 

U= Unire sempre, per non essere motivo di divisione nelle famiglie, nel lavoro e in altre situazioni della vita. 

V= Vivere la vita così ogni giorno, come ce la dona Dio e come noi la riusciamo a costruire. 

W= Win (inglese), vincere l’odio con l’amore, la guerra con la pace, l’ingiustizia con la solidarietà. 

Z= Zampillare di gioia ogni volta che riusciamo a portare a termine un progetto di  vera ed autentica felicità per noi stessi e per gli altri. Rendere felici se stessi e gli altri è un dovere morale per ogni uomo e soprattutto per ogni cristiano.

Padre Antonio Rungi, passionista

Santuario della Civita

17 settembre 2014

 

 

 

Mondragone (Ce). Cenacolo di preghiera per la pace nel mondo

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Mondragone (Ce). Con le suore e tra i turisti e villeggianti si prega per la pace in Medioriente. 

di Antonio Rungi 

Un cenacolo di preghiera speciale a conclusione del mese di luglio, si svolgerà domani sera, 31 luglio nella chiesa delle Suore di Gesù Redentore, Istituto Stella Maris di Mondragone, per pregare per la pace in Medioriente in altre parti del mondo, in sintonia con Papa Francesco, che proprio sabato scorso ha sorvolato in elicottero questa zona, prima di atterra a Caserta. La singolarità di questa iniziativa estiva promossa dalle Suore della Stella Maris che a pregare con loro e con il gruppo di animazione saranno gli ospiti della struttura ed i villeggianti che si trovano in questi giorni luogo la costiera domiziana. La veglia di preghiera inizierà alle ore 21-00 e si concluderà alle ore 24.00, seguendo uno schema di preghiera e di adorazione personale e comunitaria davanti a Gesù Sacramentato che sarà esposto solennemente nella chiesa delle Suore, che si trova a 10 metri dal mare. Il tema di questo incontro di preghiera è la riconciliazione e i testi su cui rifletteranno i fedeli, guidati dalle suore e dall’assistente spirituale dell’Istituto Stella Maris di Mondragone, saranno il Vangelo di Giovanni  (15,12-17) e il testo della lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (8,28-39). Il testo evangelico è incentrato sull’amore e sul perdono, sull’accoglienza reciproca nel nome di Cristo e di Dio Padre. Chiedere amore con la preghiera, chiedere pace per il Medioriente in particolare e per tutti i focolai di guerra attualmente in essere, sarà il motivo di ritrovarsi insieme intorno all’eucaristia per quanti sono anche in ferie e godono di un periodo di serenità e pace, lontani da queste crisi belliche che interessano la terra di Gesù e di Maria. Ecco il brano del Vangelo oggetto di riflessione di Lectio divina durante il cenacolo di preghiera di domani sera. 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. Il testo sarà preceduto dal brano della lettera ai Romani, in cui l’Apostolo Paolo non si scoraggia di fronte a nessuna prova della vita ed invita a fare altrettanto i cristiani di Roma, perché nulla potrà separare coloro che amano Dio dall’amore suo e dall’amore reciproco, fino al perdono e alla riconciliazione, nonostante la spada, la tribolazione e la sofferenza di ogni genere. Ecco il brano della lettura: “

28Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

31Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 35Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.

La potenza della preghiera è ben conosciuta dalla comunità cristiana. Chiede e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto. Con questo spirito di richiesta di pace, i fedeli, i villeggianti, i turisti si ritroveranno a pregare per la pace in ogni angolo della terra e soprattutto nella terra di Gesù. E lo faranno a Mondragone con le Suore e dalle Suore di Gesù Redentore che hanno come carisma di fondazione: adorazione, riparazione e riconciliazione, secondo gli insegnamenti della loro fondatrice, Madre Victorine Le Dieu, di cui quest’anno ricorre il 150° anniversario dell’adorazione eucaristica perpetua, iniziata nella sua casa paterna ad Avranches in Francia.

LA SOLENNITA’ DELLA PENTECOSTE 2014

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LA SOLENNITA’ DELLA PENTECOSTE 2014

CON UNO SPIRITO NUOVO IN QUESTO MONDO

DI PADRE ANTONIO RUNGI

 

La solennità delle pentecoste che celebreremo domenica 8 giugno 2014, in un clima di rinnovata fiducia nel Signore, ci invita a vivere le vicende della chiesa e del mondo con uno spirito nuovo. Cosa vuole dire questo è facile indicarlo. Bisogna abbandonare le cose vecchie, come tutto, ed aprirsi alle cose nuove, in quanto lo Spirito del Signore rinnova la faccia della terra. Nel salmo responsoriale di questa giornata di festo di Spirito, preghiamo, infatti, come espressioni mirabili da un punto di vista spirituale: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. Rinnovare la faccia della terra nella misura in cui rinnoviamo la nostra faccia, non quella esteriore che curiamo molto da un punto di vista estetico, ma la faccia del cuore, quella che ci identifica come persone, capaci di essere strumenti di novità per se stessi e per gli altri. Troppo “vecchiume” circola tra di noi, sia nel nostro modo di pensare che di agire. Il cristiano che si lascia condurre dalla Spirito di Cristo svecchia ogni cosa e rendere giovani le varie situazioni. Noi come chiesa abbiamo bisogno di svecchiarci e d togliere dalla nostra faccia le tante rughe del male e dell’abitudine ad agire per il male e non per il bene. Ecco rinnovare la faccia della terra, significa rinnovare il nostro modo di pensare ed agire come cristiani e come chiesa. Quante povertà morali e spirituali nella nostra ed altrui vita, quando non siamo docili all’azione dello Spirito e la Pentecoste è celebrata solo nella liturgia, anche in modo solenne, con veglie e preghiere, ma non è celebrata nella vita, quando di tratta di dare un impulso nuovo e una spinta più forte per indirizzare verso il meglio le tante situazioni della vita corrente. Ricordandoci di quanto ci viene detto da San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla Prima Lettera ai Corinzi, dobbiamo avere la piena consapevolezza che non siamo battitori liberi nella chiesa, ma lavoriamo insieme per il bene di tutti e con il contributo carismatico di tutti. Infatti, scrive l’Apostolo delle Genti “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. La ricchezza dei doni e dei carismi non fa altro che aumentare il grado di accettazione della Chiesa. Una chiesa uniformata su certi schemi, perde della sua creatività e della sua perenne novità. La chiesa deve essere in sintonia con i carismi che lo Spirito Santo genera al suo interno. In essa c’è posto per tutti i carismi, se questi carismi non vengono abortiti prima della loro nascita e riconoscimento ufficiale. “Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito”. Nella pluralità dei carismi e nella diversità dei doni, noi costruiamo la vera famiglia di Dio nel mondo, ognuno con il proprio spazio di realizzazione ed affermazione non di se stessa, ma della comunità cristiana.

Gesù promettendo lo spirito consolatore, prima di ascendere al cielo, raccomanda alcune fondamentali cose per vivere al meglio questi incontri periodici. “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.

A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». I frutti dello Spirito Santo sono la misericordia, il perdono e la pace. Chi non ha lo spirito del Signore non sarà mai una persona di pace, in pace e capace di perdonare. Certo qui si fa riferimento il ministero della riconciliazione, alla confessione, che deve essere sincera e deve esprimere un sincero pentimento. Ma al di là del valore indiscutibile del sacramento della penitenza, c’è un perdono più profondo quando nasce dalla convinzione che tutti siamo peccatori e nessuno può ergersi a giudice e giustizialista degli altri.  Chiediamo al Signore di apportare a noi gli stessi benefici che lo Spirito Santo concesse agli apostoli quando discese su di essi, riuniti in preghiera insieme a Maria nel cenacolo. Infatti, “mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”. Il dono di farsi capire nell’unico e con l’unico linguaggio del vangelo. Questo dono è prezioso soprattutto oggi in una babele di tante infondate notizie ed informazioni. Stare dalla parte della verità che lo Spirito Santo ci illumina a perseguire sempre in ogni situazione della vita non fa altro che accrescere in noi il desiderio delle case che contano davvero in questo mondo e il possesso della vita eterna.

Si questa la nostra comune preghiera in questo giorno di festa in cui lo Spirito santo fa nuovo il volto degli uomini e della terra: “O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo”. Amen.

 

Solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo. Commento di padre Antonio Rungi

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ASCENSIONE DEL SIGNORE –DOMENICA 1 GIUGNO 2014 

Perché fissare il cielo? 

di padre Antonio Rungi 

Nella domenica dell’Ascensione al cielo di nostro Signore Gesù Cristo, siamo inviati dallo stesso Signore a fare due cose: a fissare il cielo dove Cristo si è assiso alla destra del Padre e dove ci attende tutti, per condividere con noi la gioia del suo regno di luce e gioia eterna; a fissare la terra e a guardarla nella sua realtà di oggi e di sempre, con le sue fragilità, i suoi dubbi, le sue incertezze, i suoi peccati e soprattutto nel suo bisogno di salvezza e redenzione. Il messaggio è molto chiaro e non ammette confusione di interpretazione da parte di nessuno. Infatti, nella preghiera iniziale della santa messa di questa solennità così preghiamo congiuntamente a tutti i credenti, noi che aspettiamo la  redenzione e la salvezza:Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria”. Mentre nel vangelo ci vieni indicato con esattezza ciò che siamo chiamati a fare in questo mondo per far conoscere il nome di Cristo e la salvezza a tutte le genti. Gesù, infatti, si rivolge agli apostoli e li invia quali messaggeri di speranza in ogni angolo della terra, perché battezzino e insegnino le verità che sono via al cielo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Ed aggiunge una garanzia assoluta per tutti i discepoli e per l’intera chiesa. Essi non saranno mai soli, ma opereranno nel mondo alla presenza costante di Dio e di Cristo che renderà efficace la loro azione missionaria ed evangelizzatrice: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». La prima fondamentale azione da compiere, nel nome di Cristo, è quella di andare. La Chiesa non si può fermare, non può essere immobile, deve andare avanti in tutto e deve precedere sulla via del bene, della verità, dell’amore, della giustizia, della felicità, nel mondo in cui si trova ad operare nel nome di Cristo, salvatore del mondo. Deve andare non a titolo personale, ma in nome di Cristo e portando Cristo agli altri, il suo vangelo e la sua parola di verità. Da qui poi scaturisce il dovere, per quanti ne esprimono il desiderio, di ricevere il battesimo, la consacrazione della propria persona a Cristo mediante il sigillo sacramentale del sacramento della fede e della rinascita spirituale. Battezzare, quindi, per essere di Cristo e membro della Chiesa. E’ Gesù stesso che chiede ai suoi apostoli questo impegno precipuo, che deve essere rivolto a tutte le genti e non solo ad una parte dell’umanità. Tutti sono potenzialmente cristiani, perché Cristo, Figlio di Dio e Redentore dell’uomo è venuto sulla terra per salvare tutti e non solo pochi o molti.

Nella prima lettura di oggi, tratta dagli Atti degli Apostoli, leggiamo infatti tutto quello che Gesù ha fatto ed insegnò, prima e dopo la sua risurrezione dai morti “fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Ed aggiunge con precisione: “riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».

Riflettendo sul mistero dell’ascensione al cielo di nostro Signore, l’Apostolo Paolo, nel brano della sua lettera agli Efesini che oggi ascoltiamo ci dà una lezione di alta teologia dogmatica e di una vera e propria catechesi e lectio divina su quanto celebriamo nel giorno dell’ascensione: “Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore. Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Il punto di partenza e di arrivo della creazione e della redenzione è Gesù. Egli è centro e la vita della chiesa e dell’umanità in cerca, attraverso di Lui, della vera gioia e della felicità. Gesù, alfa e omega di tutto, “illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi”.

L’Ascensione porti luce nella nostra vita, faccia chiarezza sul destino ultimo di ogni persona e dell’intera creazione. Il cielo, l’eternità, la risurrezione sono le parole centrali di tutto il messaggio di questa giornata di festa, nella quale siamo chiamati a fissare il cielo, per contemplare la bellezza e la grandezza di Dio, ma siamo anche chiamati a vivere con i piedi per terra, concretizzando il messaggio di amore e pace, che Cristo è venuto a portare all’uomo con la sua morte, risurrezione, ascensione al cielo e con l’invio dello Spirito santo su ogni persona docile e disponibile ad accoglierlo. E’ bello cantare la gioia del nostro cuore, in questo giorno di festa con il Salmo 46, che ci far riflettere, indirettamente, sull’ascensione al cielo del Signore: “Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia, perché terribile è il Signore, l’Altissimo, grande re su tutta la terra. Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. Cantate inni a Dio, cantate inni, cantate inni al nostro re, cantate inni. Perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. Dio regna sulle genti, Dio siede sul suo trono santo”.

La consapevolezza della grandezza del nostro Dio ci porta ogni giorno ad aver fiducia in Lui ed abbandonarci a Lui, che è la nostra vittoria e la nostra speranza in questo mondo e nell’eternità.

Itri (Lt). Al Santuario della Civita ci si prepara per il 25 anniversario della venuta di San Giovanni Paolo II in questo luogo di preghiera.

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Itri (Lt). Al Santuario della Civita si ricorda il 25° anniversario della visita di San Giovanni Paolo II a questo luogo mariano di fede e di devozione popolare 

di Antonio Rungi 

Il 25 giugno 1989, Sua Santità Giovanni Paolo II volle farsi pellegrino di pace, venerando la Vergine SS.ma della Civita, in occasione della Visita Pastorale all’Arcidiocesi di Gaeta e in coincidenza dei 150 anni del pellegrinaggio alla Civita di Pio IX il 10 febbraio 1849, quando era esule a Gaeta.

In occasione del 25° anniversario di questo storico avvenimento, al Santuario della Madonna una serie di manifestazioni religiose e culturali si sono programmate per dare giusto risalto a tale evento, soprattutto dopo la canonizzazione di Giovanni Paolo II.  Un convegno culturale è stato programmato pe tale data ad Itri, da chi 25 anni fa visse in prima persona tale gioioso avvenimento, nell’arcidiocesi e tra i Passionisti.

E c’è chi auspica, quanto prima, la venuta al Santuario della Civita anche di Papa Francesco. Qui sono in fase d ultimazione i lavori per accogliere i pellegrini e fare del santuario un centro di spiritualità e di animazione pastorale. In fase di completamento è l’ascensore che abbatterà le barriere architettoniche per diversamente abili e per anziani o malati.

La devozione alla Madonna della Civita parte da molto lontano e supera il millennio. Infatti, la devozione nasce per un evento miracoloso, riferito al rinvenimento del  ritratto bizantino, in cui è raffigurata la Madonna con Bambino, forse scampato all’iconoclastia, come accadde per altri esemplari. Il quadro fu rinvenuto su un leccio sul monte Fusco e da allora divenuto luogo e meta dei pellegrinaggi, soprattutto di sabato e domenica e specialmente nei tempi liturgici e mariani più sentiti dalla devozione popolare come il mese di maggio.

Fun  nel 1147 che, per la prima volta, si fa menzione di una chiesa della Madonna della Civita in alcune donazioni lasciate dal notaio Gualgano e da sua moglie Sighelgarda. Costante fu la popolarità del santuario, tanto che il vescovo di Gaeta mons. Patrizi definì la chiesa devotissima e di antica venerazione e ne procurò il restauro. Mons. Pergamo il 20 luglio 1777 incoronò per la prima volta la Madonna della Civita. La chiesa fu oggetto di notevoli interventi nel corso del XIX secolo. Nel 1877 mons. Contieri  incoronò per la seconda volta la Madonna.

Il 10 febbraio 1849 Pio IX e Ferdinando II visitarono il Santuario. Un museo raccoglie i ricordi di quella giornata. 

Sulla facciata della chiesa sono inseriti frammenti di antichi reperti romani e medioevali.

Nel santuario sono custoditi i numerosi ex voto  raccolti in molti anni di pia devozione; su è costituito di recente un museo della tradizione religiosa popolare. Il santuario, di diritto diocesano, dopo la reggenza dei padri Guanelliani, è stato affidato, nel 1985, ai padri Passionisti, che tuttora ne sono i custodi e gli animatori spirituali. Una comunità di cinque sacerdoti, attualmente pensa ad assicurare il servizio spirituale alla Civita, con la celebrazione delle messe, le confessioni, le benedizioni e altri momenti religiosi e spirituali tipici di un santuario, come quello della Civita che varca i confini della diocesi e costituisce un punto di riferimento per popolazioni del Sud Pontino, Alto casertano, Campania, Lazio e altre Regioni italiane. La devozione alla Madonna della Civita è stata diffusa in varie parti di Mondo, soprattutto in America, dove una attiva comunità di itrani promuove annualmente la festa della Madonna della Civita, in coincidenza con quella patronale della Città di Itri e dell’Arcidiocesi di Gaeta, il giorno 21 luglio.

Attualmente il Santuario è meta di quasi mezzo milione di pellegrini l’anno, di cui non meno del 10% sale ancora a piedi con grande devozione.

Preghiera alla Madonna, composta da padre Antonio Rungi

2014-01-06 11.10.00
Ai tuoi piedi, Vergine santa,
per chiedere grazie e benedizioni

Vergine Maria,
qui ai tuoi piedi al Santuario della Civita,
mi rivolgo a Te, Madre di Dio e Madre nostra,
affinché possa presentare al tuo divino Figlio,
Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo,
le mie umili suppliche e quelle di tanti fratelli
e sorelle che sono in pena per tanti problemi …
e difficoltà personali e del mondo odierno.

Tu che tutto puoi presso il tuo amato Gesù,
ottienici di vivere in pace con tutti gli uomini della terra,
a partire da quelli che sono nella nostra casa
e fanno parte della nostra vita.
Dove c’è pace, o Maria, c’è lo stesso Gesù,
che conforta e dona gioia a quanti lo cercano
con cuore sincero.

Vergine Santa, la prima pellegrina della speranza,
apri il nostro cuore ad avere sempre più fiducia
in Gesù, nostra, vita, nostra speranza, nostra Pasqua,
nostra risurrezione e consolazione.

Guarda con amore e proteggi i bambini, le donne,
le persone disperate e senza alcun conforto
umano, materiale e spirituale.
Non permettere, Madre della gioia, che nel cuore
di tante persone alberghi continuamente il dolore,
mentre dai loro volti sgorgano continuamente le lacrime della sofferenza.

Ridona fiducia a quanti sono sfiduciati
e guardano il futuro con gli occhi della delusione,
dell’amarezza e dell’asprezza.
Tu, Madre della speranza, puoi fare molto
per ciascuno di noi.
Gesù stesso ci ha affidati alla tua custodia e protezione materna,
mentre versava per noi, sulla croce, il suo sangue prezioso,
che ci purifica da ogni colpa
e rende puro e limpido il cuore
di chi cerca sinceramente il Signore.

Madre della santa montagna, che ci inviti
a salire il monte della santità,
aiutaci in questo cammino non facile.
E come i discepoli di Emmaus,
accompagnati da Gesù,
sulla via che porta al villaggio eucaristico,
facci riconoscere, nello spezzare il pane,
alla mensa del corpo e sangue di Gesù,
come fratelli e sorelle in Cristo,
e condividere il pane e il sangue
con le membra piagate del corpo del Risorto,
che è la Chiesa e l’intera umanità.

Madre del silenzio e della preghiera
aiutaci ad amare il silenzio interiore
e la preghiera profonda e sincera del cuore. Amen

(Preghiera, composta da padre Antonio Rungi, passionista)
Santuario della Civita, 4 maggio 2014