AVVENTO

P.RUNGI. COMMENTO ALLA TERZA DOMENICA DI AVVENTO 2014

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TERZA DOMENICA DI AVVENTO 

14 DICEMBRE 2014

 RALLEGRATEVI SEMPRE NEL SIGNORE.  

IL DECALOGO DELLA GIOIA CRISTIANA 

Commento di padre Antonio Rungi 

Se ci guardiamo intorno e vediamo i tanti problemi che oggi ci sono nel mondo, c’è poco da gioire e rallegrarsi. Tante ingiustizie, cattiverie, malvagità, guerre di ogni genere. Potrebbe ingenerarsi in noi un modo di pensare e di quindi di agire solo in termini negativi, facendo emergere una cultura del pessimismo ad ogni costo, quando in realtà il cristiano è figlio della gioia e annunciator, portatore di pace e gioia. Questo appello ci viene rinnovato in questa terza domenica di Avvento, definita appunto della gioia e della vera felicità.

A partire dall’antifona di ingresso alla messa di oggi che è chiaro ed esplicito il monito che dobbiamo fare nostro:Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. (Fil 4,4.5). Rallegrarsi non per un fatto positivo di cronaca o per un evento bello, ma qui si tratta di gioire davvero perché è vicino a noi il Signore nell’annuale solennità del Natale, che ci rimanda alla prima venuta di Cristo nella storia dell’umanità, in attesa del secondo e definitivo ritorno del salvatore per giudicare i vivi e i morti, per giudicare la storia.

Scrive Papa Francesco nella sua recente esortazione apostolica Evangelii gaudium che “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. Ed aggiunge: “desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni”. Ma poi richiama subito all’attenzione la situazione attuale del mondo:Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto”.

Oggi la parola di Dio ci viene in aiuto e soccorso per aprire il nostro cuore alla vera gioia della venuta messianica. Isaia nel brano della prima lettura di questa terza domenica di Avvento scrive testualmente: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli”. La gioia del profeta passa attraverso l’esperienza personale e diretta del dono della salvezza, della pratica attuazione della giustizia, del rispetto e della stima verso gli atri.

Nella seconda lettura tratta dalla lettera di San Apostolo ai Tessalonicesi, viene ribadito il vero senso della gioia e della letizia cristiana. C’è qui un desiderio autentico di vedere i cristiani contenti, senza paura ed angoscia per il domani. Egli scrive, infatti, “Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!”.

Potremmo ricavare da questo passo una vera e propria lista degli elementi che contribuiscono a mantenere la gioia cristiana, un vero e proprio decalogo della gioia: 1) essere sempre lieti (la gioia è uno stato, una condizione di vita permanente; 2) pregare ininterrottamente (non c’è gioia senza preghiera; anzi la preghiera è gioia per sua natura); 3) rendete grazie (a Dio e a tutti e per tutto);  4) non spegnete lo Spirito (la vita interiore deve essere curata e non fatta morire lentamente); 5) non disprezzate le profezie (il dono dell’annuncio deve essere coltivato e valorizzato); 6) vagliare ogni cosa e scegliere il bene (il discernimento spirituale e morale porta alla decisione per il bene e non per il male); 7) astenersi da ogni specie di male (compreso il bene, si evita di conseguenza il male, qualsiasi male per se stessi e per gli altri); 8) aver cura di santificarsi, abbandonandosi totalmente a Dio; 9) conservarsi irreprensibili, nella totalità della propria persona (anima e corpo) per la venuta del Signore; 10) rispondere alla chiamata di Dio alla santità, vivendo la propria condizione di battezzato e il proprio stato di vita nell’assoluta fedeltà alla legge morale.

Questo progetto personale di santificazione è possibile realizzarlo se assumiamo come stile di vita, quello stesso di Giovanni il battista, che nel brano del vangelo di questa domenica, ci viene presentato come l’uomo della gioia vera, in quanto orientato totalmente a Cristo, l’atteso Messia e l’Uomo della gioia per sua stessa natura, in quanto Figlio di Dio, Figlio della gioia eterna ed infinta. Sia questa la nostra preghiera: “Guarda, o Padre, il tuo popolo, che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza”.

P.RUNGI. IL COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DELLA II DOMENICA DI AVVENTO

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II DOMENICA DI AVVENTO 

DOMENICA 7 DICEMBRE 2014 

RADDRIZZATE LE VIE DEL SIGNORE 

Commento di padre Antonio Rungi 

Che l’Avvento sia un tempo forte di conversione personale e comunitaria, lo sappiamo benissimo. Un tempo di penitenza, di rinnovamento spirituale, di vera attesa e preparazione al santo Natale di ogni anno.

In questa seconda domenica, dopo la prima che ci ha fatto riflettere sul tema della vigilanza cristiana, la parola di Dio ci invita a raddrizzare le strade del Signore, cioè a metterci in quella condizione spirituale di una profonda revisione della nostra vita di fede, speranza e carità e di moralità. Quante volte abbiamo deviato e continuiamo a deviare nel nostro comportamento morale, allontanandoci di fatto dalla strada che il Signore ha tracciato mediante la divina rivelazione soprattutto mediante la venuta di Cristo sulla terra, che si è incarnato nel seno verginale di Maria, umiliandosi fino alla morte in croce per la nostra redenzione.

Davanti al Cristo che viene, nessuno può restare impassibile ed insensibile, pensando che stia talmente tranquillo che non ha bisogno di revisione di vita, né di raddrizzare certi comportamenti, chiaramente antitetici al Vangelo. Per invogliarci in questa opera di risanamento interiore viene in nostro soccorso, San Giovanni Battista, il Precursore di Cristo, che nella liturgia della parola di questa seconda domenica è centrale per quello che fa e quello che dice. Egli è la voce che grida nel deserto spirituale di questa umanità, poco attenta alla voce di Dio e molto in sintonia con le voci del mondo.

Il breve, ma intenso brano del Vangelo di Marco ci fa toccare con mano il messaggio dell’Avvento che Giovanni Battista proclama con coraggio: “Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

I santi di ieri, di oggi e di sempre sono coloro che sa sanno misurare perfettamente con se stessi e con Cristo. Giovanni è l’esempio tipico di una santità fatta di coerenza, di fedeltà, di penitenza e di coraggio. Tutte virtù che si fondano sull’umiltà, base di partenza per ogni itinerario di avvento vero. Dall’umiltà, dal riconoscersi indegni di non poter sciogliere il legacci dei sandali di Gesù, si parte alla conquista della salvezza della propria anima. Riconoscersi peccatori davanti a Dio, come spesso ci ricorda Papa Francesco, è il primo passo verso la santità. Ritenersi giusti e non bisognosi di conversione e di redenzione è il modo più concreto per restare bloccati spiritualmente e non progredire verso la salvezza.  Confessare i propri peccati e rinnovare le promesse battesimali ci aiuterà a preparare un buon Natale 2014. D’altra parte, la parola di Dio di questa seconda domenica di Avvento insiste anche nelle altre letture e nel salmo responsoriale sul tema della conversione. Isaia è molto esplicita e non usa mezze misure o mezze parole per richiamare il popolo di Dio sulla retta via. “«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

Se volessimo solo in parte mettere in pratica ciò che ci viene detto di fare in questo brano della sacra scrittura, tutta la nostra vita, anche se ben avviata sul cammino della santificazione, cambierebbe dall’oggi al domani, n meglio. Solo per citare alcuni verbi, che si significato azione: consolare, parlare al cuore, gridare la misericordia di Dio, preparare la strada, alzare voce, ed annunciare con forza il vangelo, non temere, pascere il popolo santo di Dio. Il programma personale e comunitario dell’Avvento sta tutto qui.

Riuscire a fare almeno qualcosa di questo progetto di santificazione è già un buon segno, altrimenti sono parole buttate al vento, senza ritorno e riscontro su un piano spirituale e morale.

Con espressioni forti ci richiama l’importanza di questa venuta san Pietro Apostolo nel testo della sua seconda lettera che ascoltiamo in questa liturgia della parola: Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta. Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia”.

Dio è magnanimo con noi, in quanto non vuole che nessuno dei suoi figli si danni. Al contrario chiede un supplemento di bene da compiere per se stessi e per gli altri, in modo che quando arriverà ci troverà ben preparati per affrontare l’eternità. Ecco perché il brano della lettura: “Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia”. In sintonia con questo brano e con tutta la liturgia della parola di Dio, possiamo allora elevare a Dio la nostra preghiera con queste semplici espressioni di impetrazione: O Dio, Padre di ogni consolazione, che agli uomini pellegrini nel tempo hai promesso terra e cieli nuovi, parla oggi al cuore del tuo popolo, perché in purezza di fede e santità di vita possa camminare verso il giorno in cui manifesterai pienamente la gloria del tuo nome. Amen.

 

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO 2014. IL COMMENTO DI PADRE RUNGI

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PRIMA DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B 

30 NOVEMBRE 2014 

Un’attesa, carica di speranze 

Commento di padre Antonio Rungi 

L’Avvento che inizia oggi e dura esattamente 4 settimane, da un punto di vista liturgico è il tempo dell’attesa gioiosa del redentore. Ci prepariamo al Natale di questo anno 2014, primo avvento di Cristo nella storia dell’umanità; ma ci prepariamo, in modo particolare, al secondo e definitivo avvento di Cristo nel giudizio universale. Questa domenica è in continuità con l’ultima domenica dell’anno liturgico appeno concluso e si chiama con accenti diversi all’attesa del Redentore. Nel Vangelo di Marco, che ci accompagnerà in questo anno, infatti c’è il richiamo al giudizio universale, al tema della vigilanza. Una vigilanza piena di gioia e di amore, perché viene colui che giudicherà il mondo e lo farà nella giustizia e nella verità. Per coloro che sono in questa dolce attesa, non perché aspettano un figlio, ma il Figlio di Dio che verrà a giudicare in vivi e morti, ogni attimo di questa lieta è gioiosa attesa diventa un’opportunità per fare il bene e vivere bene, nella grazia di Dio. In fondo, l’avvento come preparazione immediata al Natale annuale ci traccia una pista ove camminare per non deviare: è la pista della speranza e della vera gioia nel Signore. Non è una vigilanza di ansia e di preoccupazione. E perché preoccuparsi se siamo nella grazia di Dio e ci sforziamo di vivere santamente la nostra vita? Perché temere ed avere paura, se la nostra coscienza sta al sicuro, non ha nulla da rimproverarsi? Perché dubitare la bontà e della misericordia di Dio, che pure ci giudicherà e che certamente non vuole la nostra condanna, ma la nostra salvezza? Ecco l’avvento è l’attesa di un gioioso incontro con Gesù, con Maria e Giuseppe nella grotta di Betlemme e nella grotta più importante, stabile e definitiva del suo regno infinito di luce, che è il Paradiso. Tuttavia, non bisogna dimenticare quello che Gesù ha detto al riguardo: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». Dobbiamo fare in modo di stare svegli nella luce della fede e della bontà. Non addormentarci sulle situazioni di peccato e privazione di grazia che possono interessare ognuno di noi, soprattutto quando ci costa cambiare vita ed atteggiamento e dare una svolta vera alla nostra esistenza nella direzione della grotta di Betlemme ai piedi del Bambinello. La conversione del cuore e della mente, la conversione di tutta la nostra esistenza a un Dio amore, che per amore è venuto, una prima volta, come ben sappiamo e nel modo che conosciamo, e ritorna una seconda volta per trovarci svegli nell’amore e nella fiducia e speranza in Lui. Se stiamo dormendo spiritualmente, se siamo assopiti interiormente questo avvento ci deve risvegliare per preparare l’avvento di Cristo più importante per noi, che è l momento che lasceremo questo mondo, e poi a quell’avvento definitivo che riguarderà la storia dell’umanità e dell’universo. La bellissima prima lettura di oggi, tratta dal profeta Isaia, il profeta dell’Avvento, comprendiamo il senso più vero di una conversione che deve effettivamente avvenire nella nostra vita in questi giorni a partire da oggi: “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità”…. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità”. Ed aggiunge, in uno sguardo di speranza e di misericordia: “Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani”. Uscire fuori da una situazione di morte interiore, di deperimento spirituale, al punto tale da essere avvizziti, incapaci di riprendere vita da soli. Da qui il necessario abbandono in Dio di tutta la nostra vita e lasciarci plasmare dalla sua grazia e dalla sua parola che è vitalità per antonomasia, con le stupende espressioni della preghiera iniziale della prima domenica di Avvento: “O Dio, nostro Padre, nella tua fedeltà che mai vien meno ricordati di noi, opera delle tue mani, e donaci l’aiuto della tua grazia, perché attendiamo vigilanti con amore irreprensibile la gloriosa venuta del nostro redentore, Gesù Cristo tuo Figlio”. Da parte sua, l’Apostolo Paolo nel brano della prima lettera ai Corinti che oggi ascoltiamo, ci spinge verso una comprensione del mistero di Cristo nella prospettiva di quella piena e definitiva manifestazione del Signore alla fine dei tempi. Egli, infatti, rivolgendosi ai cristiani di questa comunità scrive parole stupende: “La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!”. Le quattro candele di colore viola che accendiamo durante l’Avvento, tempo forte dell’anno liturgico, tempo penitenziale, a partire da questa prima domenica e la quinta centrale, quella bianca, nella solennità del Natale vogliono richiamare alla nostra attenzione cinque cose importanti da fare in questo mese circa di vita liturgica, spirituale a pastorale: convertirci, fare penitenza, vivere nella carità, alimentare la speranza, potenziale la fede nel Cristo Redentore dell’umanità. Proviamo ogni settimana di avvento di questo anno 2014 a concentraci sulle cinque azioni da compiere e allora, sì, che a Natale di quest’anno esploderanno le luci della nostra rinascita spirituale, perché tutti, dico tutti, senza che nessuno si illuda, abbiamo bisogno di fare esplodere nella nostra vita la luce del Cristo Redentore e Salvatore.