DOMENICA XIV DEL TEMPO ORDINARIO – 7 LUGLIO 2019

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XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 7 luglio 2019
No all’orgoglio del successo missionario, ma la gioia del servizio alla parola

Commento di padre Antonio Rungi

La sintesi della parola di Dio di questa XIV domenica del tempo ordinario la potremmo trovare in questa espressione o motto: “No all’orgoglio del successo missionario, ma la gioia del servizio alla parola”. Nel Vangelo di oggi, infatti, leggiamo che dopo aver espletato il loro lavoro missionario, gli apostoli ritornaroro a Gesù, riferendo tutto quello che era successo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

La vera gioia non sta nel successo raggiunto attraverso l’apostolato, l’attività missionaria, ma l’aver raggiunto e fatto raggiungere la meta finale, quella della salvezza eterna, sottolineata da Gesù in questa espressione finale del vangelo di oggi. Rallegrarsi nel sapere che i nostri nomi sono scritti in cielo e lì dobbiamo riconquistare pienamente la nostra identità di rendenti e di salvati. Per cui la missione non è la libearzione dalla possessione diabolica, ma il raggiungimento della propria salvezza eterna. E per raggiungere questo scopo i missionario, cioè i 72 inviati da Gesù per evangelizzare, devono essere poveri distaccanti e itineranti. Essi non possono fermarsi alle prime difficoltà o magari raggiunto l’apice del successo dire che ormai ghanno fatto tutto e non hanno bisogno di ricominciare.

Lo stesso Paolo, nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua lettera ai Galati, ci invita a porre il nostro vanto nella croce di Gesù e non nell’esaltazione di noi stessi e del nostro affermarci a tutti i livelli, anche nel mondo della Chiesa, per ostendere privilegi, onori e rispetti solo in ragione di quel che facciamo e non per quello che siamo. Molto vanto del cristiano di oggi e di sempre è quello attinente al successo in vari settori della stessa vita della Chiesa. Lasciarsi crocifiggere per amore di Cristo e portare in noi silenziosamente le stimmate del Signore, per essere testimoni della croce senza mettere sulle spalle degli altri ciò che ci spetta di portare in ragione della nostra missione e della nostra vocazione. Abbiamo, oggi, in mondo globalizzato la consapevolezza che «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”! E gli operai del vangelo non sono solo i predicatori, i missionari, i preti, ma sono anche i genitori, primi educatori e missionari nella loro rispettiva famiglia. Dobbiamo si pregare che il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe, ma dobbiamo incominciare ad assumerci direttamente noi la nostra missione e il nostro compito di evangelizzare, partendo dalla famiglia. Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium ricorda ai noi cristiani: “Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto”. Ed aggiunge, invitando “ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore»…Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Colui che ci ha invitato a perdonare «settanta volte sette» (Mt 18,22) ci dà l’esempio: Egli perdona settanta volte sette. Torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l’altra. Nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore infinito e incrollabile. Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti!”.

Questo sguardo di gioia e di speranza prietatto nel fututo nell’eternità giustifica quanto abbiamo ascoltato dalla prima lettura di oggo, tratta dal profeta Isaia: Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto”. Non ci saranno più motivi per soffrire, in quanto «Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti. Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba. La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi». Parole di conforto, di attesa e di totale fiducia riposta in colui che davvero è la nostra forza, il nostro sostegno la nostra gioia per sempre, Cristo nostro Redentore e Salvatore. Sia questa la nostra preghiera che rivolgiamo al Signore insieme al coro di tutti i credenti del mondo che oggi fanno festa con noi, in quanto ascoltano la parola, la meditazione e la mettono in pratica, vivendo davvero la propria vocazione e missione: “O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all’annunzio del tuo regno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace.

DOMENICA XIV DEL TEMPO ORDINARIO – 7 LUGLIO 2019ultima modifica: 2019-07-09T01:13:26+02:00da pace2005
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