PENTECOSTE 2019. LA FESTA DELLA SPERANZA SULLE ALI DELLO SPIRITO

RELIQUIARIO SANT'ERASMO

Solennità della Pentecoste

Domenica 9 giugno 2019

Pentecoste: cammino di speranza cristiana sulle ali dello Spirito.

Commento di padre Antonio Rungi

Celebriamo oggi la solennità della Pentecoste, e tutti noi credenti siamo inviati a metterci alla scuola dello Spirito Santo, che in questo giorno discende sugli Apostoli e Maria, riuniti in preghiera nel Cenacolo.

Sappiamo che oggi si chiude il tempo pasquale che nella liturgia cattolica ha un significato tutto particolare.

Il Tempo di Pasqua, infatti, dura cinquanta giorni, sette volte sette giorni, una settimana di settimane, con un domani; e il numero sette è un’immagine della pienezza (si pensi al racconto della creazione nel primo capitolo della Genesi), l’unità che si aggiunge a questa pienezza moltiplicata apre su un aldilà. È così che il tempo di Pasqua, con la gioia prolungata del trionfo pasquale, è divenuto per i padri della Chiesa l’immagine dell’eternità e del raggiungimento del mistero del Cristo. Per Tertulliano alla fine del secondo secolo, la cinquantina pasquale è il tempo della grande allegrezza durante il quale si celebra la fase gloriosa del mistero delle redenzione dopo la risurrezione del Cristo, fino all’effusione dello Spirito sui discepoli e su tutta la Chiesa nata dalla Passione del Cristo. Secondo sant’Ambrogio: “I nostri avi ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta giorni della Pentecoste come parte integrante della Pasqua”.

La gioia della risurrezione di Cristo non si può esaurire spiritualmente nell’arco di una giornata o di un’ottava.

Da qui la consacrazione di cinquanta giorni, che vanno dalla Pasqua fino alla Pentecoste, come estensione della gioia pasquale.

In questo tempo di gioia, nella vita del cristiano sono banditi il digiuno e le forme varie di penitenza. Cose che anche più austeri asceti dei primi secoli bandivano dal loro comportamento.

In poche parole, i cinquanta giorni sono come una sola domenica di gioia e di festa. Gioia, rendimento di grazie, celebrazione della luce e della vita.

La stessa ottava di Pasqua ha un carattere più pronunciato di allegrezza e di meditazione sul fatto della risurrezione del Cristo e della nascita del cristiano nel battesimo, che è una partecipazione alla vita risuscitata del Cristo, mediante una nuova nascita e un pegno della risurrezione futura.

Ma tutta la cinquantina ha più o meno questo carattere. La liturgia canta continuamente l’Alleluia e la messa di questo giorno di Pentecoste si conclude proprio con il canto dell’Alleluia.

Chi ha vissuto integralmente questo periodo sa benissimo che liturgia della parola ha privilegiato gli epiloghi evangelici delle manifestazioni di Gesù dopo la risurrezione, ma anche, secondo san Giovanni, il suo ultimo discorso, gli ultimi insegnamenti sul comandamento dell’amore, l’unione intima fra lui e suo Padre, la promessa di un altro consolatore, lo Spirito di verità, la grande preghiera sacerdotale per l’unità.

Nel quarantesimo giorno si celebra l’Ascensione di Cristo al cielo, (una volta celebrata il giovedì, ora alla domenica successiva) e i giorni che seguono sono una lunga preghiera per la venuta dello Spirito, in unione con i discepoli e Nostra Signora del Cenacolo.

Alla luce della liturgia si comprende quindi l’importanza biblica, teologica, spirituale e pastorale della solennità della Pentecoste.

Gesù, infatti,  prima di ascendere al cielo rassicura gli apostoli che invierà  loro lo Spirito Paraclito che insegnerà  loro ogni cosa, oltre a ricordare ad essi tutto quanto aveva compiuto il Signore nel suo essere nel tempo.

Nel testo del Vangelo di Giovanni, Gesù si rivolge ai suoi apostoli con queste parole: “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Cosa dovrà mai insegnare lo Spirito del Signore? Cosa devono ricordare gli apostoli delle parole dette da Gesù e che essi non devono mai dimenticare?

Sono sintetizzate in queste espressioni: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.  Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato”.

Discepoli dello Spirito Santo significa quindi discepoli dell’amore divino, che è amore Trinitario, di comunione e di unione.

Noi dallo Spirito Santo dobbiamo imparare ad amarci come Gesù ci ha amato. Ecco perché lo Spirito Santo dovrà illuminare la mente e il cuore, attraverso i sette doni e consigli, gli apostoli, la chiesa e gli uomini di buona volontà ad amarsi sinceramente e totalmente come Cristo ci ha amati.

Ricordare l’amore infinito di Dio per essere tra noi amici e non nemici, fratelli e non stranieri, accoglienti e non respingenti, aperti e generosi e non chiusi ed avari nel cuore, perché l’amore è sapere accogliere l’altro e saper donare.

Tuttavia, la Pentecoste è soprattutto memoria della confermazione, cioè del sacramento della cresima che abbiamo ricevuto.

Come è importante festeggiare il giorno del nostro compleanno, quello del nostro onomastico, è bello pure ricordare e festeggiare il giorno del nostro battesimo e della nostra cresima.

Quanti di noi ricordano con esattezza questo giorno.

Da chi abbiamo ricevuto il sacramento della Cresima e chi è stato il nostro padrino o madrina?

Ricordare, come ha detto Gesù, è andare a ritroso nella nostra esperienza di vita cristiana e ringraziare Iddio per tutto quello che ci ha donato nel corso della nostra esistenza, che sei svolge nel tempo, ma è orientata verso l’eterno. E lo Spirito Santo è questo Eterno che si è calato in noi e chi ha consacrati per sempre figli nel suo Figlio.

In questo giorno di Pentecoste che ci fa riscoprire la presenza e l’azione dello Spirito operante nella Chiesa, ricordando, quindi, la nostra cresima, invochiamo, in modo speciale, di rinnovare in noi l’unzione del Paraclito, affinché si accresca in noi l’impegno nella comunione  missione.

Gesù che di fatto ci invia il dono del suo Spirito ci indica anche il percorso da fare in sintonia con Lui, che è guida, maestro e docente al massimo grado per insegnare a noi poveri mortali, dove sta il bene e dove sta il male. Perciò chiediamo al Signore che confermi in noi i sette doni dello Spirito Santo: sapienza; intelletto; consiglio; fortezza; scienza; pietà; timore di Dio e faccia fiorire in noi i frutti dello Spirito che sono: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé.

Con un attento esame di coscienza da veri cristiani e testimoni di Cristo, o come si diceva una volta da soldati di Cristo, domandiamoci se siamo davvero difensori della fede che abbiamo ricevuto nel battesimo e che poi abbiamo confermato nel giorno della cresima, impegnandoci a vivere secondo lo spirito e non secondo al carne; oppure abbiamo barattato la nostra fede per rincorrere altri falsi ideali e speranze che non trovano adeguata risposta nelle cose della terra, ma in quelle del cielo e spirituali.

Ce lo ricorda l’apostolo nel brano della sua lettera ai Romani che ascoltiamo nella messa del giorno di Pentecoste: “Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene…Noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”.

La Pentecoste è prendere coscienza della propria identità di figli di Dio e come tali, dobbiamo vivere, agire, operare e soprattutto sperare, perché la Pentecoste è la festa della speranza cristiana che cammina sulle ali spirituali.

PENTECOSTE 2019. LA FESTA DELLA SPERANZA SULLE ALI DELLO SPIRITOultima modifica: 2019-06-03T09:28:33+02:00da pace2005
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