P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 29 OTTOBRE 2017

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XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 29 ottobre 2017

Un’etica che va oltre i dieci comandamenti e che cura l’amore a Dio e ai fratelli

Commento di padre Antonio Rungi

La parola di Dio di questa XXX domenica del tempo ordinario, che celebriamo a qualche giorno della solennità di Tutti i Santi e della Commemorazione dei fedeli defunti ci spinge ad andare oltre l’osservanza dei dieci comandamenti, indicando altri percorsi di moralità che un credente e specialmente un cristiano deve seguire per giungere alla saggezza e alla sapienza della vita. Nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro dell’Esodo, il libro del racconto della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e dell’arrivo alla terra promessa del popolo d’Israele, vengono raccomandate di osservare alle normi, quali non molestare e maltrattare i forestieri, non maltrattare la vedova e l’orfano, non prestare il denaro a scopo di usura, specie di chi sta nel bisogno e in necessità, di restituire subito le cose che si sono avute in prestito. In poche parole bisogna avere una coscienza onesta, retta, sensibile e senza mentalità di sfruttare o abusare degli altri. Le motivazioni delle rispettive regole di comportamento sono illustrare, dopo il comando espresso. Il testo biblico ricorda che il popolo d’Israele è stato forestiero e quindi deve trattare bene i forestieri; ricorda pure che si è puniti da Dio se uno maltratta la vedova e l’orfano; che non bisogna agire da usurai se si fa un prestito, ma darlo senza interesse specie se è indigente la persona; che la cosa ricevuta in prestito va restituita al legittimo proprietà, soprattutto se è qualcosa di importante e indispensabile per lui, come può essere un mantello per coprirsi durante la notte e non soffrire il freddo. Sembrano cose di poco conto, ma che in realtà ci fanno capire come rischiamo di abusare in tutto e con tutti nei nostri comportamenti, se non abbiamo una coscienza morale o non avvertiamo il dovere di osservare le leggi che il Signore ha dato. Sono argomenti di grande attualità come l’accoglienza ai forestieri, l’assistenza sociale ed economica alle vedove e agli orfani, la questione dell’usura sempre più diffusa in tutti gli ambiente, fino a coinvolgere istituzioni riconosciute, come le banche e i agenzie di credito. La parola di Dio, quindi, ci invita ad esaminarci attentamente e fare un bell’esame di coscienza su come ci regoliamo su questioni generali o di attualità. L’invito è esplicito alla conversione, se non agiamo secondo le regole che il Signore ci ha dato e che dobbiamo mettere in pratica. L’Apostolo Paolo nel brano della seconda lettura di questa domenica, riportando i risultati ottenuti tra i tessalonicesi in seguito alla predicazione del Vangelo, mette in evidenza come si sono convertiti i cristiani di Tessalonica, mediante la presenza di ed Acaia Paolo e degli altri, e come questi hanno portato il vangelo in Macedonia ed Acaia, dove i pagani si era convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene”. Una testimonianza importante circa la diffusione del Vangelo nell’Asia Minore e nelle zone di cultura pagana, dove la predicazione di Paolo e suoi discepoli giunge in modo sistematico. E’ evidente che la predicazione si basa su Vangelo della carità e dell’amore misericordioso di Dio, come ci richiama il breve testo del Vangelo di Matteo di questa domenica, in cui troviamo all’opera i farisei per interrogare Gesù sul comandamento più importante ed indispensabile secondo la sua visione della fede. Ebbene uno dei farei, dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova, ponendo questa domanda: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Gesù non fa altro che riportare all’attenzione di grandi sapienti del suo tempo quello che era già scritto e risaputo, ma per niente vissuto e attuato nel comportamento proprio di coloro che erano a conoscenza delle norme dell’Antico Testamento, ma non le osservava. Gesù giustamente ribadisce la centralità dell’amore di Dio e del prossimo nella vita di ogni persona che crede e sottolinea anche il modo di amare Dio e il prossimo. Il primo in modo totalizzante, con tutto se stessi, e il secondo nel modo conformante, cioè nel modo uguale a come si ha cura della propria persona. Una strategia di Gesù per mettere in crisi il loro presunto ed arrogante pensiero di sapere tutto della legge, ma di non vivere nulla di quella legge in profondità, ma solo alla superficie e per essere lodati dalla gente. Gesù ribadisce che Dio si ama dentro e con tutto il cuore, con sincerità e senza misurare e quantificare questo amore; mentre i fratelli si devono amare con la stessa cura ed attenzione che prestiamo a noi stessi, usando come criterio di misura lo stesso stile e modo di pensare a noi. In ragione di tutte queste considerazioni possiamo ben elevare la nostra mente a Dio e pregarlo con le parole che nascono dal cuore e diventano liturgia di lode e di culto: O Padre, che fai ogni cosa per amore e sei la più sicura difesa degli umili e dei poveri, donaci un cuore libero da tutti gli idoli, per servire te sole amare i fratelli, secondo lo Spirito del tuo Figlio, facendo del suo comandamento nuovo l’unica legge della vita”.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 29 OTTOBRE 2017ultima modifica: 2017-10-25T18:52:01+02:00da pace2005
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