RIFLESSIONE SULL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA ANNO DELLA MISERICORDIA

CONSACRATI PER ESSERE MISERICORDIOSI 

INTRODUZIONE

Il nostro itinerario di formazione 2015/2016 si svolge, potremmo dire, utilizzando un’espressione del Concilio Vaticano II, tra il già e il non ancora.

Il “già” è l’Anno della vita consacrata che si concluderà il 2 febbraio 2016.

Il “non ancora” è il Giubileo della Misericordia, che inizierà il prossimo 8 dicembre 2015, in coincidenza con la solennità dell’Immacolata Concezione e che si concluderà il 30 novembre 2016, solennità di Cristo Re dell’Universo.

 

Verifichiamo il nostro cammino compiuto in questo anno.

 

Cosa ci chiedeva il Papa ai noi religiosi all’inizio dell’anno della vita consacrata?

 

1. Guardare il passato con gratitudine. In che modo?.  Papa Francesco ha raccomandato che ogni famiglia carismatica ricordi i suoi inizi e il suo sviluppo storico, per ringraziare Dio che ha offerto alla Chiesa così tanti doni che la rendono bella e attrezzata per ogni opera buona (cfr Lumen gentium, 12).

Questo anno doveva essere un’occasione anche per confessare con umiltà, e insieme con grande confidenza in Dio Amore (cfr 1 Gv 4,8), la propria fragilità e per viverla come esperienza dell’amore misericordioso del Signore; un’occasione per gridare al mondo con forza e per testimoniare con gioia la santità e la vitalità presenti nella gran parte di coloro che sono stati chiamati a seguire Cristo nella vita consacrata.

 

2. Vivere il presente con passione.  L’Anno della Vita Consacrata ci ha interrogato davvero sulla fedeltà alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto ai nostri Fondatori, sono adeguati a perseguirne le finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? Abbiamo la stessa passione per la nostra gente, siamo ad essa vicini fino a condividerne le gioie e i dolori, così da comprendere veramente le necessità e poter offrire il nostro contributo per rispondervi? «La stessa generosità e abnegazione che spinsero i Fondatori – chiedeva già san Giovanni Paolo II di cui oggi facciamo la memoria liturgica – devono muovere voi, loro figli spirituali, a mantenere vivi i carismi che, con la stessa forza dello Spirito che li ha suscitati, continuano ad arricchirsi e ad adattarsi, senza perdere il loro carattere genuino, per porsi al servizio della Chiesa e portare a pienezza l’instaurazione del suo Regno». Fondatori e fondatrici erano affascinati dall’unità dei Dodici attorno a Gesù, dalla comunione che contraddistingueva la prima comunità di Gerusalemme. Dando vita alla propria comunità ognuno di loro ha inteso riprodurre quei modelli evangelici, essere con un cuore solo e un’anima sola, godere della presenza del Signore (cfr Perfectae caritatis,15). Santa Caterina Volpicelli in questo anno cosa ci ha detto, quale strada ci ha indicato per incontrare Cristo e i fratelli?

 

Vivere il presente con passione significa diventare “esperti di comunione”. In una società dello scontro, della difficile convivenza tra culture diverse, della sopraffazione sui più deboli, delle disuguaglianze, siamo chiamati ad offrire un modello concreto di comunità che, attraverso il riconoscimento della dignità di ogni persona e della condivisione del dono di cui ognuno è portatore, permetta di vivere rapporti fraterni.  Vivere la mistica dell’incontro: «la capacità di sentire, di ascolto delle altre persone. La capacità di cercare insieme la strada, il metodo», lasciandovi illuminare dalla relazione di amore che passa fra le tre Divine Persone (cfr  1 Gv 4,8) quale modello di ogni rapporto interpersonale.

 

3. Abbracciare il futuro con speranza.  La speranza di cui parliamo non si fonda sui numeri o sulle opere, ma su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia (cfr 2 Tm 1,12) e per il quale «nulla è impossibile» (Lc 1,37). È questa la speranza che non delude e che permetterà alla vita consacrata di continuare a scrivere una grande storia nel futuro, al quale dobbiamo tenere rivolto lo sguardo, coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare con noi grandi cose.

 

Non cedete alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare nelle proprie forze. Scrutate gli orizzonti della vostra vita e del momento attuale in vigile veglia. Con Benedetto XVI vi ripeto: «Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce – come esorta san Paolo (cfr Rm 13,11-14) – restando svegli e vigilanti». Continuiamo e riprendiamo sempre il nostro cammino con la fiducia nel Signore.

 

 

II – Le attese per l’Anno della Vita Consacrata

 

Che cosa mi attendo in particolare da questo Anno di grazia della vita consacrata?

 

1. Che sia sempre vero quello che ho detto una volta: «Dove ci sono i religiosi c’è gioia». Che tra di noi non si vedano volti tristi, persone scontente e insoddisfatte, perché “una sequela triste è una triste sequela”.

 

3. Essere “esperti di comunione”. La comunione si esercita innanzitutto all’interno delle rispettive comunità dell’Istituto. Critiche, pettegolezzi, invidie, gelosie, antagonismi sono atteggiamenti che non hanno diritto di abitare nelle nostre case. È «la “mistica” di vivere insieme», che fa della nostra vita «un santo pellegrinaggio».

 

4. Uscire da sé stessi per andare nelle periferie esistenziali. «Andate in tutto il mondo» fu l’ultima parola che Gesù rivolse ai suoi e che continua a rivolgere oggi a tutti noi (cfr Mc 16,15).  Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi e ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranza dando speranza, l’amore amando.

 

5. Ogni forma di vita consacrata si interroghi su quello che Dio e l’umanità di oggi domandano.

 

I monasteri e i gruppi di orientamento contemplativo potrebbero incontrarsi tra di loro, oppure collegarsi nei modi più differenti per scambiarsi le esperienze sulla vita di preghiera, su come crescere nella comunione con tutta la Chiesa, su come sostenere i cristiani perseguitati, su come accogliere e accompagnare quanti sono in ricerca di una vita spirituale più intensa o hanno bisogno di un sostegno morale o materiale.

 

L’ANNO GIUBILARE DELLA MISERICORDIA.

MISERICORDIOSI COME IL PADRE

 

Il testo del vangelo (Lc 6,36-38)

 

“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;  date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

 

Dal Vangelo di Luca 17, 3-4

 

“Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai».

 

Sant’Agostino- DISCORSO 114- SULLA REMISSIONE DEI PECCATI

 

Si deve perdonare a un fratello ogni qual volta ci offende e si pente.

 

1. Il santo Vangelo, come abbiamo udito mentre veniva letto, ci ha dato degli ammonimenti circa il perdono dei peccati. Su questo tema dovete essere richiamati dal nostro discorso. Poiché noi siamo i servitori della parola, non nostra, ma appunto di Dio nostro Signore, che nessuno serve senza riceverne gloria, che nessuno disprezza senza incorrere nel castigo. Nostro Signore Gesù Cristo, dunque che, rimanendo nel Padre, ci ha fatti e, fattosi uomo per noi, ci ha rifatti, Dio nostro Signore in persona ci dice, come abbiamo udito: Se un tuo fratello ti avrà fatto del male, rimproveralo; se si pentirà, perdonalo; e anche se ti offende sette volte al giorno e verrà da te per dirti: Mi dispiace, perdonalo. Dicendo: Sette volte al giorno non volle che s’intendesse se non “tutte le volte”, per evitare che, se uno fosse offeso otto volte, non volesse perdonare. Che significa dunque: Sette volte? Significa: Sempre, ogni qual volta uno farà del male e se ne pentirà. Perché questo è il significato della frase: Sette volte al giorno ti loderò, come sta scritto in un altro salmo: La sua lode sarà sempre nella mia bocca. E perché invece di “sempre” troviamo scritto “sette volte” c’è un motivo sicurissimo: tutto il tempo si svolge in sette giorni che se ne vanno e che tornano.

 

Si deve concedere perdono al fratello per riceverlo da Dio.

 

2. Chiunque dunque tu sia che pensi a Cristo e desideri di ricevere quel che ha promesso, non devi essere pigro a fare ciò ch’egli ha comandato. Che cosa ha promesso? La vita eterna. E che cosa ha comandato? Perdona tuo fratello. Fa’ conto che ti abbia detto: “Tu che sei uomo, perdona un uomo, affinché, io che sono Dio, venga da te”. Ma tralasciamo o meglio lasciamo per il momento di parlare delle promesse divine più sublimi grazie alle quali il nostro Creatore ci renderà uguali ai suoi angeli, affinché viviamo eternamente in lui e con lui e di lui; per non parlare dunque per il momento di ciò, non vuoi ricevere da parte del tuo Dio la stessa cosa che ti comanda di dare a un tuo fratello? La stessa cosa – ripeto che ti si comanda di dare a un tuo fratello, non vuoi forse riceverla da Dio tuo Signore? Dimmi se non la vuoi e allora non darla. Quale è questa cosa, se non che tu dia il perdono a chi te lo chiede, se tu chiedi che venga accordato a te quando lo chiedi? Oppure, se tu non hai nulla da farti perdonare, io oso dire: “Non perdonare”. Tuttavia non avrei dovuto dire neppure ciò. Anche se non hai nulla da farti perdonare, devi perdonare lo stesso; poiché perdona anche Dio che non ha nulla che gli si possa perdonare.

 

Sull’esempio di Dio dobbiamo rimettere i debiti.

 

3. Tu però dirai: “Ma io non sono Dio, sono un peccatore”. Sia ringraziato Dio che ammetti d’aver dei peccati. Perdona dunque affinché sia perdonato a te. Tuttavia ci esorta lo stesso nostro Dio d’imitare lui. Innanzitutto ci esorta lo stesso Cristo nostro Signore del quale l’apostolo Pietro dice: Il Cristo è morto per noi, lasciandoci l’esempio affinché seguiamo la sua condotta. Eppure egli non aveva certamente alcun peccato, ma è morto per i nostri peccati e ha sparso il suo sangue per la remissione dei peccati. Prese su di sé per noi il peccato, che non avrebbe dovuto addossarsi, per liberarci dal debito. Non era lui che doveva morire, ma eravamo noi che non dovevamo vivere. Perché? Perché eravamo peccatori. Né a lui era dovuta la morte né a noi la vita. Prese su di sé ciò che a lui non era dovuto, e diede a noi ciò che non ci era dovuto. Ma poiché si tratta della remissione dei peccati, affinché non crediate che sia per voi una cosa gravosa imitare il Cristo, ascoltate l’Apostolo che dice: Perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi per mezzo di Cristo. Siate dunque – sono parole dell’Apostolo, sue non mie – siate dunque imitatori di Dio 6. È forse da superbi imitare Dio? Imitatori di Dio! Forse è da superbi. Siccome siete figli molto amati. Sei chiamato figlio: se rifiuti l’imitazione, perché cerchi l’eredità?.

 

Il peccatore perdoni il peccatore.

 

4. Direi così, anche se tu non avessi alcun peccato, che desidereresti ti fosse rimesso. Ora invece chiunque tu sia, sei un uomo; anche se tu fossi giusto, sei un uomo; se sei un laico, sei un uomo; anche se sei un monaco, sei un uomo; fossi tu un chierico, sei un uomo; anche se tu fossi un vescovo, sei un uomo; anche nell’ipotesi che tu fossi un apostolo, sei sempre un uomo. Ascolta la voce d’un apostolo: Se noi diremo d’essere senza peccati, inganniamo noi stessi. Chi lo ha detto? Proprio quel grande Giovanni evangelista che nostro Signore il Cristo amava più di tutti gli altri, che mentre era a tavola con Gesù posava il capo sul suo petto; è proprio lui a dire: Se diremo. Non dice: “Se direte d’essere senza peccato”, ma: Se diremo d’essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi . Si unì nella colpa, per trovarsi unito anche nel perdono. Se diremo. Vedete chi lo dice. Se diremo d’essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se invece confesseremo i nostri peccati, egli che mantiene la sua parola ed è giusto, ci perdonerà i nostri peccati e ci libererà da tutte le nostre colpe. In che modo “libererà”? Perdonando. Non immaginiamo che non trovi colpe da punire ma ne trovi da perdonare. Se dunque abbiamo peccati, fratelli, concediamo il perdono a quelli che ce lo chiedono, concediamolo a coloro che si pentono. Non conserviamo nel nostro cuore l’inimicizia. Se infatti conserviamo ad oltranza l’inimicizia, questa corrompe lo stesso nostro cuore.

 

Nella preghiera si chiede perdono a Dio col patto di perdonare agli altri.

 

5. Desidero dunque che tu conceda il perdono poiché ti considero come uno che lo chiedi anche tu. Ne vieni pregato? Perdona. Tu ne vieni pregato e lo implorerai tu stesso. Se ne vieni pregato, perdona, come anche tu preghi di essere perdonato. Ecco: verrà il momento di pregare; con le parole che pronuncerai, ti metterò con le spalle al muro. Tu dirai: Padre nostro, che sei nei cieli. Ebbene, non sarai annoverato tra i figli, se non dirai: Padre nostro. Dirai dunque: Padre nostro, che sei nei cieli. Seguita: Sia santificato il tuo nome. Di’ ancora: Venga il tuo regno. Prosegui ancora: Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra. Vedi ora che cosa soggiungi: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Dov’è la tua ricchezza? Ecco, tu chiedi l’elemosina. Tuttavia dopo aver detto: Dacci oggi il nostro pane quotidiano, di’ ancora ciò di cui si tratta, di’ quel che segue: Rimetti a noi i nostri debiti. Sei arrivato a ciò ch’io dicevo. Rimetti, è detto, i nostri debiti. Fai dunque ciò che segue. Rimetti a noi i nostri debiti. Con qual diritto? A qual patto? Con qual accordo? Leggendo quale impegno sottoscritto di proprio pugno? Come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Non ti basta il fatto che non condoni, ma tu menti per di più anche a Dio. È stata stabilita la condizione; è stabilita solidamente la legge. Perdona tu, come perdono io. Dio dunque non ti perdona, se tu non perdoni. Perdona, come perdono io. Tu vuoi che ti si dia il perdono quando lo chiedi, dàllo anche tu a chi te lo chiede. Questa preghiera l’ha dettata il giurisperito celeste. Non t’inganna. Chiedi conforme alla giustizia celeste, di’: Perdona, come perdoniamo anche noi. Fa’ però quel che dici. Chi mente nel pregare, si priva della grazia. Chi mente nel pregare, non solo perde la causa, ma trova il castigo. Se poi uno mente all’imperatore, quando verrà questi, quello verrà convinto che mente; quando invece tu menti nel pregare, vieni convinto dalla stessa preghiera. Poiché Dio, per convincerti, non ha bisogno di testimoni contro di te. Colui che ti ha dettato la preghiera è il tuo avvocato; se però menti, è tuo testimonio; se non ti correggi, sarà tuo giudice. Perciò non solo devi dire quella frase, ma devi pure metterla in pratica; poiché se non la dirai, per il fatto che chiedi contro la legge, non otterrai; se poi la dirai e non la metterai in pratica, sarai anche colpevole di menzogna. Non è possibile passar oltre questo versetto se quel che dici non è messo in pratica. Potremo forse cancellare questo versetto dalla nostra preghiera? Oppure volete che ci sia la frase: Rimetti a noi i nostri debiti e cancelliamo quella che segue: Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori? Non dovrai cancellarla per non essere prima cancellato tu stesso. Nella preghiera dunque tu dici: Da’, dici: Perdona, affinché tu riceva ciò che non hai e ti siano perdonate le tue colpe. Vuoi ricevere? Da’. Vuoi essere perdonato? Perdona. È un breve dilemma. Ascolta Cristo in un altro passo: Perdonate e sarete perdonati. Date agli altri e Dio darà a voi. Perdonate e sarete perdonati. Che cosa perdonerete? Le offese commesse dagli altri contro di voi. Che cosa vi sarà perdonato? Vi saranno perdonate le offese commesse da voi. Ma voi: Date agli altri e Dio darà a voi. Voi, che desiderate la vita eterna, ristorate la vita temporale dei poveri; sostentate la vita temporale dei poveri e in cambio di questo seme tanto piccolo e terreno riceverete come messe la vita eterna. Amen.

RIFLESSIONE SULL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA ANNO DELLA MISERICORDIAultima modifica: 2015-11-13T16:02:33+01:00da pace2005
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