COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DELLA QUINTA DOMENICA DI PASQUA – 3 MAGGIO 2015

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V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

Domenica 3 maggio 2015

Amare con i fatti e nella verita’

Commento di padre Antonio Rungi

 

L’essenza stessa del cristianesimo sta nell’amore: amore verso Dio e verso i fratelli. L’unico grande comandamento che dobbiamo applicare e vivere costantemente nella nostra vita. Chi è risorto con Cristo vive nell’amore e di amore. E senza amore non può sopravvivere. Oggi, la parola di Dio di questa quinta domenica del tempo di Pasqua ci pone di fronte alle nostre dirette responsabilità di chi e come amiamo. A ricordarcelo senza mezzi termini è san Giovanni Apostolo nel bellissimo brano della sua prima lettera, scritta, come tutti i suoi testi, non solo con la penna e la mente ma con il cuore. Il cuore di quell’apostolo prediletto che ha saputo intercettare i battiti del cuore di Cristo nell’ultima cena e vedere il Cristo Crocifisso e Risorto. La sua esperienza di uomo che ha saputo amare, perché quest’amore lo ha toccato con le sue mani. Ecco perché fissa in alcune significative espressione questo amore sentito e vissuto in prima persona: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa”. Amare con i fatti e nella verità. L’amore non può che essere concreto e non può che essere sincero. Se non ha queste caratteristiche ed attributi è soltanto parola e falsità. Ribadendo questo concetto, Giovanni, riporta quello che è la base di ogni vero discorso di fede e di cristianesimo: “ Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato”. Esaminare la nostra coscienza sull’amore, deve essere un impegno costante di verifica per tutta la nostra vita. D’altra parte, alla fine della nostra esistenza terrena noi verremo giudicati sull’amore e non su altro. Per cui, l’apostolo ci incoraggia nel dire: “Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito”. Avere la coscienza retta ed agire con buone intenzioni, finalizzando il nostro comportamento al bene e mai al male.

Partendo da questo fondamentale comandamento dell’amore che come cristiani possiamo poi comprendere la conversione di Saulo di Tarso, in Paolo, il grande apostolo delle genti, di cui la prima lettura di questa quinta domenica di tempo di Pasqua, tratta dagli Atti degli Apostoli, ci racconta quanto successe dopo la sua conversione: Egli “venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso”.

La conversione di Paolo fu anche motivo di rappacificazione e di pace nella chiesa. Come dire che ogni conversione personale ed autentica non può che giovare al bene di tutta la Chiesa. “La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero”.

L’amore si alimenta alla sorgente stessa dell’amore che è Cristo. Il Vangelo di questa domenica, ci aiuta a comprendere come e dove possiamo attingere la forza dell’amore: Gesù Cristo, la vera vite, alla quale ogni tralcio deve alimentarsi per sopravvivere nel vero ed autentico amore, che dà frutto e genera altro amore”. Infatti, l’evangelista San Giovanni, riportando uno dei  discorsi di Gesù, scrive testualmente, ciò che disse il Signore: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Il brano del Vangelo necessita di maggiore comprensione ed approfondimento, per essere vissuto e attuato nella nostra vita di tutti i giorni: Gesù e la vite e noi i tralci. Dobbiamo restare ancorati a lui per portare frutti. Se ci distacchiamo da lui, mediante il peccato, noi moriamo spiritualmente, anzi diventiamo dei rami inutili che devono essere o potati o recisi. D’alta parte chi lavora nei campi e sistematicamente è chiamato a potare gli alberi, sa benissimo quanto questa similitudine si addica perfettamente al senso che Gesù ha voluto dare alle sue parole. Potare per evitare di sfruttare inutilmente la pianta ed alleggerirla dei rami secchi. Così è della chiesa fondata da Cristo. Bisogna potare quegli alberi i cui rami o membri non producono amore, ma solo odio. Sia, perciò questa la nostra preghiera oggi: “O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito, perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore, diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace”. Amen

 

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DELLA QUINTA DOMENICA DI PASQUA – 3 MAGGIO 2015ultima modifica: 2015-04-30T13:50:21+02:00da pace2005
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