Papa Francesco non si può uccidere in nome di Dio, ma neppure si può offendere e ridicolizzare le religioni.

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Papa Francesco non si può uccidere in nome di Dio, ma neppure si può offendere e ridicolizzare le religioni. Né irriverenti e né irritanti.

di Antonio Rungi

Mi piace iniziare la mia riflessione con quanto ha detto ai giornalisti Papa Francesco, oggi, 15 gennaio 2015, sull’aereo, nel suo viaggio di trasferimento da Colombo a Manila, ovvero dallo Sri Lanka alle Filippine. Una conferenza stampa che ha riguardato, tra gli altri temi, quello del rispetto delle religioni e della libertà di opinione e pensiero. Tra le risposte date dal Papa ai cronisti che viaggiavano con lui, da Colombo a Manila, ha colpito quella sui fatti di Parigi. Riflettendo sul rapporto tra libertà di espressione e libertà di fede, riproposto dal sanguinoso attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo, il Papa ha ribadito che accanto al diritto fondamentale alla libertà d’espressione, c’è quello di ogni fede di potersi esprimere senza essere ridicolizzata. “Non si uccide in nome di Dio, dunque, ma nessuna fede si può prendere in giro. C’è un limite rappresentato dalla dignità che ogni fede possiede”. Infatti rispondendo alla domanda di un giornalista francese sulla libertà religiosa e sulla libertà di espressione come diritti umani fondamentali, Papa Francesco ha detto: “Credo che tutti e due siano diritti umani fondamentali, la libertà religiosa e la libertà di espressione. Parliamo chiaro, andiamo a Parigi! Non si può nascondere una verità: ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente e così vogliamo fare tutti. Secondo: non si può offendere o fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, in nome di Dio. A noi ciò che succede adesso ci stupisce, ma pensiamo alla nostra storia, quante guerre di religione abbiamo avuto! Pensiamo alla notte di San Bartolomeo! (Il riferimento è alla strage degli ugonotti, uccisi dai cattolici). Come si capisce, anche noi siamo stati peccatori su questo, ma non si può uccidere in nome di Dio, questa è una aberrazione. Si deve fare con libertà senza offendere, ma senza imporre e uccidere.
Sulla libertà di espressione: ognuno ha non solo la libertà e il diritto ma anche l’obbligo di dire ciò che pensa per aiutare il bene comune. Se un deputato non dice quella che pensa sia la vera strada da percorrere, non collabora al bene comune. Avere dunque questa libertà, ma senza offendere, perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un grande amico, dice una parolaccia contro mia mamma, gli spetta un pugno, è normale. Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri. Papa Benedetto in un discorso (la lectio di Ratisbona, nel 2006) aveva parlato di questa mentalità post-positivista, della metafisica post-positivista, che portava a credere che le religioni o le espressioni religiose sono un sorta di sottoculture, tollerate, ma sono poca cosa, non fanno parte della cultura illuminista. E questa è un’eredità dell’illuminismo. Tanta gente che sparla, prende in giro, si prende gioco della religione degli altri. Questi provocano e può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dicesse qualcosa contro mia mamma. C’è un limite, ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana, io non posso prenderla in giro. Ho preso questo esempio del limite per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti, come (nell’esempio) della mia mamma».
Il pensiero del Papa è molto chiaro, a noi spetta il compito di approfondirlo ed essere strumenti di pace e non di guerra in questo mondo, definito della babele globale, facendo riferimento alla biblica torre di Babele che crollo sotto il peso della incomunicabilità e della pluralità di lingue e culture che non si integravano e non interagivano tra loro. E’ quello che sta succedendo oggi.
Dopo gli attentati di Parigi di inizio 2015 è in atto una campagna di autopromozione della libertà di pensiero e di stampa che sono gli stessi media, autoreferenziali, a sostenere, senza confrontarsi con il pensiero reale dei paesi e della gente.
Penso che non sia messa in discussione la libertà di pensiero e di stampa oggi nel mondo, al punto tale che ognuno lo può esprimere liberamente attraverso i suoi blog, siti, internet e social network.
La questione di fondo è quella di rispettare ogni persona, ogni cultura, ogni popolo, ogni religione nell’esprime il proprio pensiero, nel pubblicare le proprie idee, nel fare satira o qualsiasi altra cosa che si intende fare per dire (perché dire fa molte volte più male che fare) che non si condivide quella idea, quel personaggio, quella religione, quel modo di operare, pur nel rispetto delle leggi e delle tradizioni degli altri. Dissentire non significa essere irriverenti ed irritanti. Entro nel merito di questa mia riflessione. La nuova generazione che è nata dopo i tragici eventi del terrorismo di Parigi è la cosiddetta generazione di “Charlie”, riferendosi al giornale satirico francese attaccato dai terroristi islamici al punto tale da fare una strage. Questi uomini armati fino ai denti ed armati da persone più potenti di loro hanno confuso anche loro e chi sono stati i mandanti della strage di fare giustizia con le armi, sbagliando di grosso. Il terrorismo va sempre condannato da qualsiasi parte esso venga. Perciò su un piano morale non possiamo mai, assolutamente mai, approvare cose del genere che mirano ad uccidere e sono finalizzate a creare terrore tra persone libere, che hanno diritto di vivere e non di essere uccise. In questo mondo della babele globale bisogna perciò essere attenti a cosa si scrive e come si scrive. Mi riferisco al giornale satirico Charlie Hebdo che dopo i recenti fatti drammatici è uscito continuando sullo stile della satira e dell’offesa contro tutti. E non parliamo soltanto dell’Islam, parliamo d tutte le religioni, di tutte le massime autorità anche religiose del mondo. Non penso che sia libertà di stampa prendere in giro ed offendere persone e religioni. Se molti sono indifferenti al discorso, magari ci godono pure se si prende in giro la fede cristiana, le tradizioni cattoliche, se si bestemmia in pubblico, nei media, se si attacca impunemente il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, i fedeli laici, tutto sembra che vada nella normalità, facendo passare questo come libertà di stampa, pensiero ed altro, per tolleranza. Per carità di Dio, non vogliamo ritornare ai tempi della cosiddetta “Santa Inquisizione” , che tutto era, tranne che santa o del mettere all’indice ogni cosa ed espressione che contrastava la Bibbia, il pensiero e la morale della chiesa cattolica, ma si chiede semplicemente il rispetto della fede altrui, di chi ha altra fede, o non è per nulla credente, è agnostico, ateo o non si è mai posto il problema dell’esistenza di Dio. Rispettare il pensiero, la fede, la religione degli altri è il primo fondamentale passo della libertà. E siccome la Francia ha fatto una rivoluzione ed il Terrore è stato coniato in questo Paese, proprio per conquistare diritti fondamentali quali la libertà, l’uguaglianza e la fraternità, perché oggi questi valori si vogliono garantire solo ad una o più rivista laicista, dissacrante e irritante come Charlie Hebdo. Non tutti ci sentiamo della pseudo generazione, nata da pochi giorni, di “Charlie”, noi vogliamo continuare ad essere la generazione di “Gesù Cristo”, che parla di pace, di rispetto, di amore, di tolleranza, di perdono, di riconciliazione, di fraternità, giustizia, libertà da duemila anni. I terroristi del tempo di Cristo lo mandarono a morire sulla Croce, proprio perché parlava d’amore, di verità, di giustizia e di pace. Egli non ha ucciso, non ha preso le armi per sterminare bambini, donne e uomini, ma ha parlato e portato la pace, ha sanato le ferite ed ha guarito i malati, ha risuscitato i morti. I terroristi di oggi ammazzano e alla fine si fanno ammazzare, ma portando avanti un progetto di morte, contro ogni logica di un mondo che pensa e vuole vivere in pace, nella giustizia, nel rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona. Questo mondo lo devono costruire tutte le culture e tutte le religioni.
Noi non ci identifichiamo nella generazione di chi, per una presunta libertà di pensiero, di azione e di stampa, diventa irriverente ed irritante. Noi siamo della generazione della vera libertà di pensiero che esprime le proprie idee ed agisce per il bene e mai per il male e per fare del male. Noi siamo della generazione di chi per amore della verità va incontro anche al martirio, come ci hanno testimoniato e ci testimonia la vita di tanti martiri cristiani. Hanno subito la morte per professare la fede, senza prendere le armi, senza massacrare nessuno, ma lasciandosi trucidare, seviziare per riaffermare la fede in Gesù Cristo. Lezioni di storia e di vita che non dovremmo mai dimenticare, soprattutto oggi in una babele globale qual è la nostra società liquida e senza consistenza di alcun genere.
E allora andiamo alla questione principale del nostro discettare. Cosa significa essere irriverenti ed irritanti? La risposta la troviamo nel numero post-tragedia della Rivista Charlie Hebdo, uscita in diverse lingue, con 5 milioni di copie tutte vendute, per avere una copia-cimelio che tra qualche giorno verrà bruciata come tante riviste che si leggono, fanno notizia e poi si buttano via. Restano nella memoria i tanti morti uccisi in questi giorni a Parigi, tutti indistintamente, ma restano le immagini della morte dei redattori di questo giornale satirico che, per prudenza, opportunità, rispetto verso quelle vittime e in considerazione del clima generale, poteva e doveva essere più prudente nel numero post-tragedia uscito l’altro ieri. Invece oltre che essere irriverenti, perché ce ne è per tutti, in questo modo si diventa irritanti. E si diventa tali quando si pensa che, in nome della satira, si possa fare e dire tutto. In quale cultura si comprende oggi la satira? E’ un genere letterario e comunicativo scomparso a livello globale. Forse in qualche teatro c’è forse qualche comico che usa questo strumento per far passare pensieri ed idee non solo proprie, ma quelle di un gruppo di pensiero o di potere. Penso a tutte le volte che i cattolici vengono attaccati nelle pratiche, nei culti, nelle tradizioni, nelle devozioni, nelle loro verità di fede e nessuno si ribella, ma tutti, i veri cattolici, pregano per la pace e per la fraternità universale e perdonano, come Cristo ha perdonato dalla croce, perché non sanno quello che dicono e fanno. Anche in questo mondo esistono gli integralisti che fanno male con le parole, con gli scritti e con altri mezzi subdoli, ma mai si sognano di imbracciare un’arma ed uccidere. E qui è segno di maturità, di equilibrio. Il pensiero si, la comunicazione pure, ma mai alimentare il terrorismo di nessun tipo, né quello reale, né quello ideologico, né quello psicologico, ma dare spazio alla libertà, al dialogo, a tutte le voci, senza contrastarsi, in quanto la diversità non è mai una perdita, ma un guadagno.
Ecco volendo arrivare alla conclusione di queste mie considerazione sottolinerei questi due aggettivi che ho scelto per argomentare su una questione di grande attualità che è quella della libertà di pensiero e di stampa di cui si è parlato in questi giorni: irriverente e irritante.
Irriverènte (ant. irreverènte) aggettivo [dal latino irrevĕrens –entis o revĕrens -entis, participio presesente di revereri «riverire»]. – Che vien meno alla riverenza dovuta: ragazzacci irriverenti verso le persone anziane. Più spesso riferito agli atti, indicando non solo la mancanza di riverenza, ma talora l’intenzione cosciente di insultare: tenere in chiesa un contegno irriverente; frasi, allusioni, parole, maniere irriverenti. Avverbio: irriverenteménte, in modo irriverente: comportarsi irriverentemente.
Irritante aggettivo [participio presente di irritare 1. a) Che irrita, che stizzisce: tenere un contegno, fare una osservazione, parlare in tono irritante; parole, frasi, maniere irritante; un rumore sordo e irritante. Anche riferito a persona: è irritante con le sue continue insinuazioni, o con quel suo fare sdolcinato e servile. b) letteralmente: Che aizza, che pungola: “Ed irritante il morso Accresce impeto al corso [del cavallo]” (Foscolo). 2. Di qualsiasi agente chimico o meccanico che provoca infiammazione: sostanza, medicamento irritante (anche come sostantivo maschile: evitare gli irritanti); stimoli che hanno azione i. su qualche parte dell’organismo.

Allora, attenendosi soltanto al significato terminologico, vorrei richiamare all’attenzione di chi parla, scrive, disegna, di dire le cose, ma sempre nel rispetto della persona e della fede degli altri. Chi sono io a dover mettere in ridicolo una verità di fede di qualsiasi religione, soprattutto se consolidata nel tempo ed espressione di una cultura? Su questi argomenti ci sono i teologi e gli esperti, ci sono i capi religiosi, i luoghi dove discutere e affrontare i problemi in una visione globale del mondo. Certo il cristianesimo di oggi non è quello stesso, sul un piano comportamentale ed organizzativo, rispetto ai primi secoli, e così è anche per l’Islamismo, l’Ebraismo, il Buddismo. Le religioni si evolvono con il tempo nelle forme espositive, nell’aprirsi al nuovo. Ci vuole tempo e pazienza e non è con la satira, con gli attacchi gratuiti che si fanno progredire le religioni. E se non progrediscono le religioni e le fedi, non progredisce la società, soprattutto in quelle nazioni che si identificano con la religione stessa e lo stato si professa confessionale e non laico. Ecco criterio fondamentale è il rispetto di tutti senza irritare nessun, perché poi, non tutti si tengono le battute, le offese, ma qualcuno reagisce, anche in modo sproporzionato ad attacchi. Alla fine la religione diventa strumentale per essere satirici e per essere terroristi. In fondo, agli uni e agli altri non interessa la vera fede, la vera religione che parla sempre di pace e non di guerra, interessa solo fare opinione, imporre le proprie idee con la forza della penna o con la forza delle armi. Entrambi sono strumenti di morte, soprattutto le seconde, sorte proprie per portare e fare guerra ed uccidere. Ma le prime non sono meno offensive e distruttive, ben sapendo che le parole possono uccidere più delle armi stesse.
Essere irriverenti e soprattutto essere irritanti ed arroganti non porta alla pace mondiale, ma alla babele totale. E nella confusione delle lingue e dei comportamenti alla fine crolla tutto il sistema del mondo globalizzato, in cui viviamo. Bisogna continuare a scrivere e garantire la libertà di pensiero e di stampa, ma nel rispetto di tutti e con l’equilibrio che è dovuto rivolgendosi ad una società multiculturale e interdipendente soprattutto da Internet. Con una semplice espressione, non comunicata in modo corretto, si possono innescare meccanismi distruttivi che passano per la rete e che poi diventano azioni terroristiche nei confronti di questo o quell’altro giornale o rivista. I giornalisti devono essere equilibrati , rispettosi e umili, perché il quarto potere che hanno nelle loro mani, quella della penna, anzi del computer, della rete, deve fare i conti con i nuovi silenziosi e pericolosi poteri che superano i confini reali delle nazioni e che si identificano con gli stati terroristici globali, organizzati su scala mondiale, mediante le nuove forme di comunicazione. Potrei concludere con una costatazione di fatto: mentre a Parigi si fa satira contro le religioni, in altri luoghi si organizzano le stragi.
Non prestiamo il fianco a simili azioni, ma combattiamo il terrorismo con le forze della giustizia, della pace, della lealtà, dell’onestà, del rispetto, della tolleranza, della libertà, della democrazia, dell’umiltà secondo la logica del vangelo della pace e della gioia che è stato annunciato da Cristo e che Papa Francesco sta rilanciando nel mondo con la sua azione pastorale ed apostolica.

Papa Francesco non si può uccidere in nome di Dio, ma neppure si può offendere e ridicolizzare le religioni.ultima modifica: 2015-01-15T22:41:09+01:00da pace2005
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