COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI ALLA PAROLA DI DIO – SESTA DOMENICA DI PASQUA

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SESTA DOMENICA DI PASQUA – 25 MAGGIO 2014

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.

A cura di padre Antonio Rungi

La sesta domenica di Pasqua ci prepara spiritualmente a due altri grandi eventi della vita trinitaria: l’Ascensione al cielo di Gesù Cristo e l’invio dello Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste. E’ la Trinità che congiuntamente opera in ogni situazione come è facile comprendere dal brano del vangelo di oggi, tratto dall’evangelista Giovanni, che riporta uno dei discorsi più consolanti di Gesù stesso: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Ed aggiunge cose di grande rilievo spirituale che sono aperti alla speranza e alla positività: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. Cristo non ci abbandona, anche se sale al Padre, da dove è disceso per portare a compimento l’opera della salvezza del genere umano. Un Dio che si fa compagno della nostra vita e diventa l’Emmanuele e un Dio che è Spirito e continua ad agire senza soluzione di rapporto con questa umanità e con l’intera creazione, fino all’avvento glorioso del Risorto, alla fine dei tempi, quando Dio sarà tutto in tutti. Questa pienezza di amore, come presenza della Trinità in noi la possiamo fin d’ora sperimentare, nella misura in cui viviamo nella carità, nell’amore, in una fedeltà assoluta alla volontà di Dio ed al suo disegno di salvezza e redenzione per tutti. Gesù ci ricorda, infatti, “se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui”. Ed evidenzia in questo discorso intenso: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti… Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”. Tutto parte dall’amore trinitario, tutto si sviluppa in una logica di amore trinitario e tutto si conclude in questo Dio amore, che è Padre, è Figlio e Spirito Santo”. Mossi dall’amore sono i primi apostoli di Cristo e del Vangelo e mossi dall’amore sono gli apostoli del vangelo di oggi, come ci ricorda Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium. Nel brano della prima lettura, tratto dagli Atti degli Apostoli vediamo impegnati nell’opera missionaria tre apostoli: Filippo, Pietro e Giovanni. Chi per un verso e chi per un altro tutti operano in sintonia con il progetto pastorale di evangelizzazione posto in essere dagli apostoli stessi e scaturito dai vari incontri più o meno ufficiali che il gruppo teneva sistematicamente. Anche perché le esigenze crescevano ed era necessario coordinare il tutto, per evitare confusioni di ruoli o sovrapposizioni di interventi e di azioni. Così “Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città”. Così, Pietro e Giovanni, che di fronte alla moltitudine dei cristiani della Samaria “scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo”. Possiamo ben capire che si tratta dell’amministrazione del Sacramento della Cresima, dal momento che avevano ricevuto il Battesimo. Quello Spirito di verità, di carità, di armonia, gioia e pace i cui frutti sono evidenziati nella seconda lettura di oggi, tratta dalla prima lettera di San Pietro. Infatti scrive il capo del collegio apostolico: “Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito”. I frutti dello Spirito allora sono davvero doni speciali per ciascuno e per tutti. Volendo elencarli, facendo tesoro di quanto abbiamo ascoltato della parola di Dio, essi sono: la speranza, la dolcezza, il rispetto di tutti, la retta coscienza, la misericordia, il perdono, il bene, la giustizia, la vita interiore, la docilità alla volontà del Signore, la gioia. Quella gioia e gaudio che solo una persona accorta e sensibile alla parola di Dio e alla buona notizia del Regno di Dio può e deve sperimentare profondamente ogni giorno della sua esistenza. Tali doni, infatti, fanno di ogni discepolo di Cristo una persona davvero spirituale, ricca spiritualmente, svuotata delle cose insignificanti e che non contano, ma piena di tutto ciò che rende il cuore e la vita di una persona degna di essere definita cristiana, come preghiamo, oggi, nella colletta di inizio messa, che è un vero progetto di vita spirituale ed apostolica insieme: “O Dio, che ci hai redenti nel Cristo tuo Figlio messo a morte per i nostri peccati e risuscitato alla vita immortale, confermaci con il tuo Spirito di verità, perché nella gioia che viene da te, siamo pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi”. Amen.

COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI ALLA PAROLA DI DIO – SESTA DOMENICA DI PASQUAultima modifica: 2014-05-21T12:17:43+02:00da pace2005
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