Omelie di Padre Antonio Rungi. Domenica 9 marzo 2014.

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO (A)- 9 MARZO 2014 

Dalla tentazione alla vittoria sul male di ogni genere 

di padre Antonio Rungi 

La liturgia di questa prima domenica di Quaresima, ci presenta Gesù, in ritiro quaresimale, tentato dal Demonio alla fine dei lunghi giorni di preghiera e di penitenza. Preghiera e penitenza che potenziano e non indeboliscono le difese immunitarie spirituali contro le forze del male. Da qui l’importanza dell’una e dell’altra nella vita del cristiano.

Sono tre le tentazioni, sintesi di tutte le tentazioni, che il Demonio può scatenare nel cuore dell’uomo e spesso sopraffarlo, come capita nella vita di tante persone, credenti e non, che sono prese dall’avidità materiale, dal potere, dal successo, dall’orgoglio, dalla superbia umana, dalla corruzione che genera la sottomissione dell’uomo alle forze del male e che agiscono nel mondo. Sappiamo benissimo come Satana tenti ognuno dei credenti e come è capace far vedere bene ciò che è male e trasformare il bene in male. Chi si lascia affascinare da questo angelo ingannatore e da promesse di felicità, che non hanno consistenza, rovina se stesso in questa vita e per l’eternità.

Gesù, oggi, con il suo atteggiamento spirituale ed umano ci insegna a come combattere tutto questo: solo la forza della grazia di Dio, solo una conversione ed una purificazione continua ci mettono in condizioni ottimali di difenderci dagli assalti del Demonio, specie quando siamo più fragili spiritualmente e quando le situazioni di sofferenza, di solitudine, di privazione ci possono prostrare, al punto tale da non aver più fiducia nel Signore e nella grazia rigeneratrice di speranza e di amore dentro di noi. Vincere le passioni torbide della nostra vita, superare le tentazioni è un cammino ascetico che dura l’intera esistenza.

Nessuno di noi, carissimi fedeli, può dirsi immune, anche nella maturità spirituale, nell’età avanzata, dalla tentazione. Anzi più si cammina sulla strada della santità, più le tentazioni, di ogni genere, aumentano e a volte ci fanno assaporare le notti oscure dell’aridità spirituale e della stasi interiore.

Noi abbiamo bisogno sistematico di preghiera e di penitenza per camminare nella vita della santità.

Una preghiera che, in Quaresima, si fa silenzio, ma anche servizio alla carità, alla parola di Dio, alla generosità, alla sensibilità umana.

Una penitenza che non si batte solo il petto, né assicura l’astinenza del venerdì o il digiuno di qualche giorno alla settimana.

Una penitenza che passa attraverso la verifica seria e continuativa del nostro modo di vivere, spesso immerso nel peccato ed incosciente del peccato stesso.

Non sappiamo più chiamare per nome i peccati, non sappiamo più chiedere perdono a Colui che questo peccato lo ha debellato con la morte in Croce e che per combatterlo necessita del sacramento della riconciliazione e della confessione.

Non sappiamo prendere sul serio il cammino della nostra vita spirituale che ci deve portare a salvare la nostra anima. A che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi si perde per l’eternità. Bisogna riconoscere i nostri limiti e i nostri peccati e confessare le nostre debolezze. Peccatori si, come dice papa Francesco, corrotti no, né ora e né mai per un cristiano.

Le tante conversioni che si registrano anche ai nostri giorni ci fanno capire quanto sia importante entrare nella dinamica spirituale della Quaresima. E questa prima domenica con i passi della liturgia della parola di Dio, così incisivi e forti, non dà spazio a nessuna altra ipotesi, se non a quella di scegliere davvero da che parte vogliano stare: dalla parte di Dio o del Demonio. Dalla parte della grazia o dalla parte del peccato?

Spetta a noi fare scelte consapevoli e decise, rompendo con il passato in modo drastico, senza rimpianti, soprattutto se questo passato è stato vissuto nel peccato.

Entrare la cammino quaresimale, come Gesù ha fatto, significa, per noi che ci professiamo cristiani,  seguire il nostro Maestro in questi pratici insegnamenti: lottare il male, non indebolirci, fortificandoci con la grazia che viene da Lui. Sia questa la nostra umile preghiera all’inizio della Quaresima 2014, che abbiamo iniziato mercoledì delle Ceneri, il 5 marzo scorso: “O Dio, nostro Padre,  con la celebrazione di questa Quaresima,  segno sacramentale della nostra conversione,  concedi a noi tuoi fedeli  di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo  e di testimoniarlo   con una degna condotta di vita. Meditiamo attentamente sulle parole della Bibbia che in questo tempo, come un martello pneumatico in azione per eliminare le incrostazioni che si sono formate nella nostra anima, ci richiama a vita nuova, a vita libera da ogni compromesso con male, ricordandoci, come nella prima lettura di questa domenica, che siamo polvere e in polvere ritorneremo. Ricordandoci che siamo di passaggio e che siamo davvero Nulla davanti al Tutto che è Dio, nostro Creatore e Salvatore. Ricordandoci che siamo peccatori, e che il peccato sta dentro di noi, anche se quello che sta fuori di noi può indurci a peccare, condividendo non tanto il cammino della purificazione, ma quello della tentazione, come fecero i nostri progenitori nel paradiso terrestre, quando restarono affascinati dall’idea, molto ardita, di essere uguali a Dio.

Ricordiamo quanto scrive oggi l’Apostolo Paolo, nella Lettera ai Romani, uno degli scritti teologici più profondi, che apre il nostro cuore alla speranza e alla fiducia nella misericordia di Dio: “Come per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”.

Quale atteggiamento migliore, allora, in questo tempo di Quaresima, da assumere in modo concreto e fattivo? E’ quello del pentimento e del rinnovamento spirituale, di una volontà forte e decisa, sincera e senza alcuna falsità e menzogna con noi stessi, nell’assoluta trasparenza sulla nostra condotta di vita, apparentemente santa, ma segnata anche da vari piccoli e grandi peccati che dobbiamo confessare, ma soprattutto eliminare.

Il Salmo 50, inserito, oggi nella liturgia della parola in questa prima domenica di Quaresima 2014, sarà il nostro inno quotidiano di richiesta di perdono e di misericordia al Signore e che, attraverso Maria, la Madre di Dio e la Madre della divina misericordia, possiamo ottenere dal Redentore, morto e risorto per noi. Noi abbiamo bisogno della grazia di una vera conversione del cuore: “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;  nella tua grande misericordia  cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.  Sì, le mie iniquità io le riconosco,  il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.  Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode”.  Amen.

Omelie di Padre Antonio Rungi. Domenica 9 marzo 2014.ultima modifica: 2014-03-07T20:00:28+01:00da pace2005
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