Il Commento di padre Antonio Rungi per la III Domenica di Avvento- 15 dicembre 2013

Terza domenica di Avvento – Anno A – Domenica 15 dicembre 2013

La gioia è un diritto e dovere di ogni cristiano 

Commento alla parola di Dio di Padre Antonio Rungi, passionista

La terza domenica di Avvento è la domenica della gioia. Per la verità tutte le domeniche, tutti i giorni, tutti gli attimi della nostra vita sono motivo di gioia e danno gioia. Si tratta di comprendere il vero significato e senso della gioia cristiana, che questa domenica ci vuole trasmettere per tre motivi principali: la vicinanza del Santo Natale, la parola di Dio incentrata su questo tema e l’insegnamento della Chiesa che indirizza il nostro modo di pensare ed agire da cristiani nell’ottica della gioia. Papa Francesco con la sua recente esortazione apostolica “Evangelii gaudium” ci spinge a pensare ed operare nella prospettiva della gioia che viene da Cristo, uno salvatore del mondo. Sant’Agostino scriveva che per il cristiano la gioia è un dovere, da parte sua Santa Teresa d’Avila, ribadiva che il Signore ama i cuori gioiosi, le anime sempre sorridenti. E san Giovanni della Croce, sosteneva con forza che la gioia è il sole dell’anima: essa illumina colui che la possiede e riscalda tutti quelli che ne ricevano i raggi. I santi di ogni tempo e dei nostri tempi, proprio perché immersi nella gioia di Cristo hanno potuto ribadire la necessità di vivere nella gioia, con gioia e per la gioia. Da qui anche il magistero recente di Papa Francesco che ha voluto sottolineare l’importanza della gioia nella vita di ogni cristiano. Nella prima lettura della liturgia odierna, da profeta Isaia, è messo in risalto questo tema, guardando speranza alla venuta dell’atteso messia e salvatore del popolo di Israele e indirettamente di tutta l’umanità. Israele è infatti il centro della religiosi di un Dio, che si è rivelato ed ha comunità, tramite Mosè, la sua salvezza, quella che tocca le profondità dell’essere stesso dell’uomo e della storia:  “Si rallegrino il deserto e la terra arida,  esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca;  sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete!  Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina.  Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada  e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore  e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto”.

Non sono pie esortazioni queste affermazioni del Profeta, né un decalogo temporaneo per sperimentare la gioia di un Natale, ma sono fondamentali atteggiamenti di vita che ogni cristiano deve assumere, sempre, per avere fede in Dio e viverla con coerenza, coraggio e capacità di rinnovarsi, anche davanti ai drammi più pesanti della vita personale e sociale. La gioia del Natale che vogliamo sperimentare alla luce di questo messaggio è questa capacità di guardare all’immediato futuro con speranza e fiducia nel Signore.San Tommaso d’Aquino scriveva che “chi vuole essere migliore, deve possedere la gioia spirituale”.

Sullo stretto rapporto tra gioia e speranza è incentrato il secondo brano della liturgia della parola di questa terza domenica di avvento, tratto dalla lettera di san Giacomo apostolo, nella quale ci invita alla positività e dalla costruttività in tutto, prendendo a modello il lavoro dell’agricoltore:  “Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore”. La gioia cristiana è costanza nella fatica, nel rigenerarsi spiritualmente, dando spazio ad una vita interiore ed umana sempre più qualificata ed elevata, nel saperci accettare o sopportare, coscienti più che mai che abbiamo limiti e nessuno è esente da peccato. Il cristiano che si guarda sinceramente dentro, sa dove deve operare per migliorare se stesso e far migliorare gli altri. Scriveva il Beato Giovanni XXIII, prossimo Santo: “Cercate la gioia, portando dappertutto una nota di sincerità, di rettitudine, evitando ciò che è bugia e infingimento, perché dalla propria vita zampilli un fiotto continuo di acqua viva, che sale fino alla vita eterna”.

Chi può darci il sapore e la consistenza di una gioia vera? Per un credente è fuori di ogni dubbio e legittima messa in discussione: E’ Cristo, il Messia. Ce lo ricorda con chiarezza il testo del Vangelo di oggi. Di fronte alla spasmodica attesa di Israele del Salvatore, Giovanni, il precursore, si fa portavoce delle istanze della comunità dei credenti, “per mezzo dei suoi discepoli mandò a dire a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Ecco i contenuti essenziali del Vangelo della gioia che siamo chiamati ad annunciare e testimoniare noi cristiani del XXI secolo, quello stesso che ha  proclamato Gesù e Giovanni il Battista, e che Papa Francesco mette sotto i nostri sguardi con le prime parole della sua recente esortazione apostolica: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”.

Fratelli carissimi, il Natale 2013 sia un Natale in cui davvero incontriamo Cristo nella sua parola, nei suoi sacramenti, nella sua Chiesa e soprattutto nella sua carità senza limiti.  Con Gesù Cristo nel nostro cuore, sperimenteremo, nonostante le sofferenze e le prove della vita, la vera gioia che viene da Dio.

 

 

 

 

Il Commento di padre Antonio Rungi per la III Domenica di Avvento- 15 dicembre 2013ultima modifica: 2013-12-13T16:06:20+01:00da pace2005
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento