Falciano del Massico (Ce). Ad un mese e mezzo dall’Ordinanza del Sindaco di “Non morire”

Chiese_Fa_01.jpgvista.jpgNel contesto del tempo pasquale sembra quanto mai appropriato il richiamo, per una doverosa riflessione sul tema del rispetto dei morti, all’ordinanza sindacale del Primo cittadino, il dottore Giulio Cesare Fava, del Comune di Falciano del Massico, in provincia di Caserta, nella Diocesi di Sessa Aurunca, N. 9 del 5 marzo 2012, nella quale dispone il “divieto di oltre passare il confine della vita terrena per andare nell’aldilà”, in poche parole dispone di “non morire” per i suoi concittadini. Non è una trovata pubblicitaria, forse sarà una vera provocazione per sollecitare l’interesse della città e delle istituzioni superiori all’Ente locale, circa la questione della mancanza di loculi nel cimitero locale e quindi l’impossibilità di dare segna sepoltura nel Comune di residenza a quanti lasciano questo mondo.
Le motivazioni sono chiaramente espresse nella premessa, ove si legge: “Premesso che: – il Comune di Falciano del Massico non ha il Cimitero nel proprio patrimonio immobiliare; – dalla data della acquisita autonomia, avvenuta nel settembre 1964, il Comune di Falciano del Massico si è sempre servito del vicino Cimitero “S. Lorenzo”, di proprietà del Comune di Carinola e ubicato nel suo territorio comunale; – che la gran parte delle tumulazioni è stata organizzata dalle locali confraternite che storicamente hanno avuto la disponibilità di un numero di loculi sufficiente per le esigenze cittadine; – tale Cimitero è arrivato a saturazione anche per quanto riguarda la componente confraternite che non dispongono più di adeguato numero di loculi”; inoltre si legge nell’ordinanza: “ Preso atto che il Comune di Falciano del Massico ha stipulato una convenzione con il Comune di Carinola per l’ampliamento dell’attuale Cimitero “S. Lorenzo”, ma che a tutt’oggi non sono iniziati i lavori; atteso che, allo stato, i cittadini di questo Comune incontrano gravi difficoltà, se non anche impossibilità, nel reperimento di loculi dove tumulare i propri cari deceduti; atteso che la mancanza di tumulazione di un defunto pone un grave problema di emergenza sanitaria e di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale; ritenuto di dover adottare apposita ordinanza contingibile e urgente, assumendo i poteri derivanti dall’art. 50, comma 5, del D. Lgs. 267/2000”, il Sindaco, Giulio Cesare Fava “Ordina: 1. Con decorrenza immediata, e per quanto nelle possibilità di ciascuno, è fatto divieto ai cittadini residenti nel Comune di Falciano del Massico, o comunque di passaggio per il territorio comunale, di oltrepassare il confine della vita terrena per andare nell’aldilà; 2. Di notificare la presente ordinanza ai cittadini di Falciano del Massico a mezzo notifica collettiva con affissione all’Albo Pretorio comunale on line e nelle bacheche comunali”.
Da tutto il contesto è facile rilevare l’amarezza del Primo Cittadino che da quasi 50 anni il Comune di Falciano del Massico non riesce ad avere uno spazio autonomo e realizzare il cimitero cittadino per una serie di motivi addotti dallo stesso Sindaco, ma che poi in concreto ingloba altri significativi aspetti umani, sociologici, storici e localistici.
Attualmente il Comune circa 4.000 abitanti, due parrocchie, 1.300 nuclei familiari. Molti sono gli anziani che vivono in questo piccolo centro a ridosso di Carinola e di Mondragone, dal quale dista 7 Km. L’attività prevalente è quella agricola, con limitato impegno nelle attività del terziario, dell’industria e del turismo. In assenza di lavoro i giovani della cittadino sono costretti ad emigrare in altre parti d’Italia o all’estero. Mancano le scuole superiori, manca il cimitero, mancano quei servizi utili alla popolazione, in ragione del fatto del limitato numero degli abitanti. Eppure dall’autonomia in poi, risalente al 1964, il Comune di Falciano è progredito tantissimo nei vari campi e nei servizi. Anche la presenza del noto Lago di Falciano costituisce un richiamo turistico per la zona, meta di costante visite di scuole e di villeggianti.
Ma la storia del piccolo centro parte da molto lontano. Risalgono, infatti, tra i 70.000 e i 30.000 anni fa i primi ritrovamenti in località “Grottolelle” , poco fuori il centro abitato non lontano dalla strada provinciale Falciano -Mondragone. Nei lavori di escavazione di una cava fu scoperta una grotta nel cui interno si rinvennero numerosi strumenti in selce.Poco a nord del centro storico si localizza un altro sito riconducibile al Paleolitico Superiore (35.000 10.000 anni fa) che ha restituito cospicui manufatti preistorici. Falciano si consolida nella sua identità geografica e storica durante l’epoca romana. Nel 340 a.c. l’Ager Falernus (corrispondenti agli attuali territori dei comuni di Falciano del Massico Carinola e Mondragone) viene conquistato dai romani e tolto agli Aurunci. Nel suo centro i romani vi fondano la città di Foro Popilio (tra Falciano e Carinola), vi costruiscono la via Appia (312 a.C.) e distribuiscono il territorio (centurazione) a numerosi coloni. Intorno alla seconda metà del II secolo a. C. nascono molte ville rustiche, munite nella gran parte di una stanza per il torchio (torcular) nelle quali veniva prodotto il famoso Falerno, il vino più rinomato in età romana esportato in tutto il mondo allora conosciuto. Ancora oggi, sulle colline prospicienti Falciano, è possibile ammirare le vestigia di queste ville ( Castellone, Castelluccio, Le Mura, Finocchiaro, Macerone, ecc.). Mura in opera poligonale, pavimenti in cocciopesto con caratteristici disegni formati da tessere in marmo resti di torchi, cisterne, ecc. Ulteriore sviluppo della cittadina si registra durante l’intero Medioevo. Infatti, con la scomparsa nel V secolo d. C. del centro egemone di Foro Popili si assiste al proliferare dei nuovi nuclei abitati ed all’espansione dei pagi romani tra cui Falciano (Fauciano – Faustiano). Nell’alto Medioevo si segnala la grangia benedettina, di cui si ha notizia nell’875, di “S. Maria in Fauciano” e il Monastero di S. Laro di cui sono ancora visibili i resti presso l’omonima masseria. Particolare importanza riveste il monastero di Martino, Santo vissuto alla fine del VI secolo sulla cui tomba ben presto nacque un monastero, poi benedettino. Nella grotta che ospitò l’eremita sono presenti diversi cicli pittorici con affreschi che vanno dal IX secolo fino a tutto il periodo barocco Il museo (in via di allestimento) ospiterà i reperti archeologici di età preistorica e romana che nel corso di questi ultimi anni sono venuti alla luce a seguito dei numerosi scavi condotti in zona dalla Sopraintendenza. Ceramica a vernice nera, sigillata italica e sigillata africana troveranno spazio in bacheche con approfondite didascalie. Saranno visibili una ricostruzione a grandezza reale di un torchio di età romana nonché i vari tipi di anfore prodotte in zona(tipico contenitore per il trasporto del vino). Non mancheranno numerose epigrafi e pannelli a tema che aiuteranno il visitatore a seguire le dinamiche storico-evolutive del territorio. Una sezione del museo sarà dedicata alla fase preistorica con l’esposizione dei materiali in selce.
Falciano è una comunità profondamente cristiana con feste importanti come quella di San Rocco e San Pietro. Si divide in due parrocchie che in gergo comune sono dette di Falciano-capo e Falciano-Selice. Il nucleo più antico è quello che fa riferimento alla parrocchia S. Pietro. La chiesa è riccamente decorata da stucchi barocchi sembra sorta nel XVII secolo. Da ammirare al suo interno la splendida cantoria lignea con quattro scene neotestamentarie: Circoncisione di Gesù; Fuga in Egitto; Predica di S. Giovanni nel deserto e Battesimo di Gesù. L’altra chiesa parrocchiale è dedicata ai Santi Martino e  Rocco. Si accede nella piccola chiesa attraverso un portale architravato sormontato da una lunetta con archivolto decorata da motivi zoomorfi. Quest’ultimo è stato riutilizzato e può essere forse di età romanica. I numerosi quadri (dal XVI al XIX secolo),qui una volta presenti sono oggi conservati presso la nuova ed omonima chiesa in via Alloro.
Il Patrono è San Rocco e si festeggia il 16 agosto con una grande festa popolare che richiama in Paese i tanti falcianesi che sono emigrati all’estero o vivono altrove in Italia e che mantengono le loro radici nel loro paese d’origine.
A distanza di un mese e mezzo dall’ordinanza del Sindaco di Falciano del “divieto di oltrepassare il confine della vita terrena”, in altre parole di non morire, sarebbe interessante sapere quante persone sono morte in questi giorni e quale cittadino ha disobbedito al dispositivo del Sindaco. Sarebbe forse il caso di mettere anche una multa al caro estinto, se qualcuno se ne è andato su “volontà di Dio” che è Padrone della vita e della morte, contravvendo alle disposizioni sindacali. Certo un’anomala ordinanza del genere fa riflettere e ci fa pensare come oggi non solo sia difficile vivere, ma anche morire. E’ difficile trovare un posto non solo al Cimitero di Falciano, che cimitero non ha e deve far ricorso altrove, ma in tante altre parti d’Italia. Questo apre al problema della cremazione, che in molti comuni è autorizzata e che gli stessi cattolici possono praticare, purché non sia contro la fede e l’insegnamento del magistero della Chiesa.

Falciano del Massico (Ce). Ad un mese e mezzo dall’Ordinanza del Sindaco di “Non morire”ultima modifica: 2012-04-17T15:39:00+02:00da pace2005
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