Preghiera

Itri (Lt). P.Rungi, teologo morale. Una nuova Via Crucis, la “Via della Misericordia”.

rungi-informazioni

COMUNICATO STAMPA

Itri (Lt). P.Rungi, teologo morale. Una nuova Via Crucis, la “Via della Misericordia”.

“L’anno giubilare della misericordia ci impegna personalmente ed ecclesialmente, come comunità di credenti, ad approfondire il tema della misericordia”, è quanto scrive, nella introduzione ad un nuovo sussidio di “Preghiere, norme e proposte di catechesi”, per l’Anno Giubilare della Misericordia, padre Antonio Rungi, sacerdote passionista della comunità del Santuario della Civita, in Itri, teologo morale, autore di vari opuscoli di carattere spirituale. “Le modalità sono diverse, dalla catechesi, allo studio e alla preghiera. Molto spazio per raggiungere questo obiettivo, in questo, mio contributo – scrive padre Rungi – è stato dato alla preghiera, che è lo strumento più importante per alimentare nella nostra vita un atteggiamento ed un comportamento davvero misericordioso, secondo il motto del Giubileo della Misericordia: “Misericordiosi come il Padre”. A poche ore dalla chiusura del tempo natalizio, al cui centro della nostra preghiera e della nostra riflessione c’è stato il mistero dell’Incarnazione, ad un mese esatto dall’inizio della Quaresima 2016, dell’Anno Giubilare, ho inteso  ristrutturare la preghiera della Via Crucis tradizionale, con 15 stazioni nuove, intitolandola “La Via della Misericordia- Via Misericordiae”. Le parole di Papa Francesco al riguardo sono adatte per tale scopo. Egli scrive:  “La Quaresima di questo Anno Giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio”.La pubblicazione di questa nuova articolata preghiera viene effettuata in occasione della festa del Battesimo di Gesù, il 10 gennaio 2016, a 30 giorni dal mercoledì delle Ceneri.

V- LA VIA CRUCIS DELLA MISERICORDIA  COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI

(VIA MISERICORDIAE)

SCHEMA DELLE 15 STAZIONI DELLA VIA CRUCIS DELLA MISERICORDIA

01.Gesù Bambino accoglie i pastori nella grotta di Betlemme.

02. Gesù riceve i doni dai sapienti dell’Oriente.

03. Gesù a 12 anni tra i Dottori del Tempio.

04. Gesù rimane sottomesso ai suoi genitori, fino all’inizio della predicazione.

05.Gesù si ritira nel deserto per 40 giorni a pregare e a digiunare.

06. Gesù chiama i discepoli a seguirlo sulla via della croce.

07. Gesù accoglie il pentimento di Pietro, dopo i tre rinnegamenti.

08. Gesù incontra la sua Madre e le pie donne sulla via del Calvario.

09. Gesù perdona l’umanità mentre versa il suo sangue sulla croce per essa.

10. Gesù perdona il ladrone pentito e lo introduce con sé in Paradiso.

11. Gesù affida la Chiesa alla custodia della sua Madre dolcissima.

12.Gesù risorge dai morti e appare a Maria.

13. Gesù invia i discepoli a battezzare e a rimettere i peccati.

14. Gesù ascende al cielo, dove attende l’intera umanità.

15. Maria è assunta in cielo, come Madre di misericordia.

Introduzione

R. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

T. Amen.

R. Recitiamo il Credo apostolico

T. Io credo in Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

R. Dio onnipotente, abbia misericordia di noi. Perdoni il nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

T. Amen.

R. Il Signore c conceda il perdono e l’assoluzione dei nostri peccati e l’estinzione delle nostre pene.

T. Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

Dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 2,5-8)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

(Breve pausa di silenzio e riflessione)

Preghiamo: O Dio, Padre di immensa carità, la tua parola illumini il nostro cammino di conversione, soprattutto in questo tempo di grazia, che è il Giubileo della misericordia, e ci disponga a accogliere il dono del tuo amore e la comunione sempre più profonda con te ed i fratelli, nella piena consapevolezza che siamo peccatori ed abbiamo bisogno del tuo perdono. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Prima stazione:  Gesù Bambino accoglie i pastori nella grotta di Betlemme.

Dal Vangelo di Luca (Lc 2, 8-19)

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:  «Gloria a Dio nel più alto dei cieli  e pace in terra agli uomini che egli ama».  Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che hai illuminato  con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, la mente e il cuore dei pastori che andarono alla Grotta di Betlemme, concedi a noi, che sulla terra lo contempliamo nei suoi misteri, di partecipare alla sua gloria nel cielo. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Seconda stazione: Gesù riceve i doni dai sapienti dell’Oriente.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 2, 1-12)

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».  Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che  con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Terza stazione:  Gesù a 12 anni tra i Dottori del Tempio.

Dal Vangelo di Luca (Lc 2, 41-50)

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo,  fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto,  perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza  e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quarta stazione: Gesù rimane sottomesso ai suoi genitori, fino all’inizio della predicazione.

Dal Vangelo di Luca (Lc 2,51-52)

Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio che nella Santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che per intercessione del tuo Figlio Gesù, della Vergine Madre e di San Giuseppe camminiamo tra le varie vicende del mondo, sempre orientati ai beni eterni.   Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quinta stazione: Gesù si ritira nel deserto per 40 giorni a pregare e a digiunare.

Dal Vangelo di Luca (Lc 4,1-13)

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti:  Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano;  e anche:  essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra».  Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo di proseguire con la forza della tua parola il cammino giubilare, per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla sua conclusione pienamente convertiti e rinnovati nello Spirito. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Sesta stazione: Gesù chiama i discepoli a seguirlo sulla via della croce.

Dal Vangelo di Luca (Lc 5, 1-11)

Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.   Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che ispiri e compi ogni santo proposito, guida il tuo popolo sulla via della salvezza eterna, e fa’ che i tuoi figli, che si sono consacrati a te abbandonando ogni cosa per seguire Cristo casto, povero e obbediente, con piena fedeltà servano te, nostro Padre, e la comunità dei fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Settima stazione: Gesù accoglie il pentimento di Pietro, dopo i tre rinnegamenti.

Dal Vangelo di Luca (Lc 22, 54-62)

Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente.

Padre nostro…..

Preghiamo – Manda su di noi, Signore, il tuo santo Spirito, perché apra i nostri occhi alla contemplazione del tuo volto; purifichi con la penitenza i nostri cuori e conducendoci all’incontro con il tuo Figlio ci trasformi in sacrificio a te gradito per lodare la tua misericordia e dare testimonianza al tuo Nome santo. Per Cristo nostro Signore.

T.Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Ottava stazione:  Gesù incontra la sua Madre e le pie donne sulla via del Calvario.

Dal Vangelo di Luca (Lc 23, 27-29)

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.

Padre nostro…..

Preghiamo- Dio onnipotente ed eterno, conforto degli afflitti, sostegno dei tribolati, ascolta il grido dell’umanità sofferente, perché tutti si rallegrino di avere ricevuto nelle loro necessità il soccorso della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Nona stazione: Gesù perdona l’umanità mentre muore sulla croce

Dal Vangelo di Luca (Lc 23, 33-34)

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».

Padre nostro…..

Preghiamo- Ricordati, Padre, della tua misericordia; santifica e proteggi sempre questa tua famiglia, per la quale Cristo, tuo Figlio, ha versato il suo sangue sulla croce, in riscatto dei  peccati dell’intera umanità. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Decima stazione:  Gesù perdona il ladrone pentito e lo introduce con sé in Paradiso.

Dal Vangelo di Luca (Lc 23, 39-43)

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!».  Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena?  Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

Padre nostro…..

Preghiamo – Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna,  perché l’umile gregge dei tuoi fedeli  giunga con sicurezza accanto a te,  dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Undicesima stazione: Gesù affida la Chiesa alla custodia della sua Madre dolcissima.

Dal Vangelo di Luca (Lc 19, 25-27)

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Padre, che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce, hai voluto presente la sua Madre Addolorata: fa’ che la santa Chiesa, associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Dodicesima stazione: Gesù risorge dai morti e appare a Maria.

Dal Vangelo di Giovanni ( Gv 20, 11-18)

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Padre, che per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che facciamo memoria della Pasqua di risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto. Egli è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo. Per tutti i secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Tredicesima stazione: Gesù invia i discepoli a battezzare e a rimettere i peccati.

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 20, 19-23)

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, tu vuoi che tutti gli uomini siano salvi  e giungano alla conoscenza della verità;  guarda quant’è grande la tua mèsse  e manda i tuoi operai,  perché sia annunziato il Vangelo a ogni creatura;  e il tuo popolo, radunato dalla parola di vita  e plasmato dalla forza dei sacramenti,  proceda nella via della salvezza e dell’amore. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quattordicesima stazione: Gesù ascende al cielo, dove attende l’intera umanità.

Dal Vangelo di Luca (Lc 24, 50-53)

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Padre nostro…..

Preghiamo – Esultiamo di santa gioia,  per il mistero dell’Ascensione al cielo di nostro Signore, poiché in Gesù Cristo asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a Lui, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Egli vive e regna nei secoli, dei secoli.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quindicesima stazione: Maria, assunta in cielo, è Madre di misericordia.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 11,19; 12,1-6.10)

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.  Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

Padre nostro…..

Preghiamo – Dio onnipotente ed eterno,  che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima  l’immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio,  fa’ che viviamo in questo mondo  costantemente rivolti ai beni eterni,  per condividere la sua stessa gloria.  Per Cristo nostro Signore.

T.Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Secondo le intenzioni del Sommo Pontefice e per ottenere le indulgenze plenarie.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

Preghiamo

(Si può recitare la Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo)

Canto finale.

Padre Antonio Rungi

P.RUNGI. LA MIA PREGHIERA DI NATALE 2015

2014-01-06 10.30.39
PREGHIERA DI NATALE 2015
Composta da padre Antonio Rungi
Cristo, Salvatore e Redentore dell’uomo,
guarda dalla tua grotta di Betlemme
l’umanità intera in questo tuo annuale Natale 2015
che, oggi, ha un significato giubilare per tutti i tuoi seguaci.
Davanti a Te, Gesù Bambino,
contemplando il volto di Maria, la tua Madre dolcissima,
guardando a Giuseppe, il tuo padre terreno,
osservando quanti arrivano da Te per adorarTi ,
ci prostriamo umilmente per ringraziarti
per tutti i doni che ci hai dato.
Ti chiediamo umilmente,
o Verbo Eterno del Padre Misericodioso,
che quest’anno Giubilare,
dedicato alla riconciliazione e al perdono,
sia, per tutta la Chiesa e l’umanità,
un anno di rinascita spirituale
e di ripresa morale per tutto il genere umano.
Dona a quanti si immergono
nel mistero del tuo Natale annuale,
la sapienza della grotta di Betlemme,
che si traduce in opere di bene
ed ha un solo nome: misericordia per sempre.
Guarda, Gesù Bambino, tutti i bambini di questa terra,
segnata dall’odio, dal terrorismo e dalla guerra,
proteggili da mani violente, che uccidono in loro
ogni speranza di sopravvivenza.
Assisti, Principe della pace,
quanti lottano per costruire
un mondo di giustizia e di pace,
e fa che i loro sforzi
producano i risultati attesi e sperati.
Maria, la Madre del perdono,
ci faccia riscoprire la gioia
di essere in pace con tutti,
senza conservare, nel nostro cuore,
alcun risentimento, ribellione o progetti di distruzione.
Nulla ci allontani dalla gioia di vivere,
oggi e sempre, il tuo Natale di amore,
di pace e di misericordia,
alla scuola di quella misera ed umile
grotta nella quale sei venuto al mondo,
senza clamore e splendore,
ma solo con il calore del Tuo amore per noi.
Gesù Bambino,
volto dolcissimo e tenerissimo di Dio
che è Misericordia infinita,
trasforma questo Natale 2015,
segnato da tanti mali e difficoltà,
in un Natale pieno di gioia e speranza
per l’intera umanità. Amen.

P.RUNGI LA PREGHIERA DEL ROSARIO DELLA MISERICORDIA

RUNGI2015

ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA

IL  ROSARIO DELLA MISERICORDIA

IL ROSARIO DELLA MISERICORDIA

 

Composto da padre Antonio Rungi, passionista

 

MISTERI DELLA MISERICORDIA

(TUTTI I GIORNI)

 

 

G. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

T. Amen.

 

G. O Dio, vieni a salvarmi.

T. Signore, vieni presto in mio aiuto.

 

G. Gloria al Padre , al Figlio e allo Spirito Santo.

T. Come era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

 

G.MONIZIONE

 

Nell’Anno Giubilare della Misericordia, siamo inviati ad intensificare la nostra preghiera e a potenziare la nostra sincera volontà di pentimento e di rinnovamento personale ed ecclesiale.

In questi misteri della misericordia, vogliamo celebrare il perdono di Dio verso l’uomo peccatore, ma ancora bisognoso di redenzione.

Nelle persone guarite nel corpo e nello spirito da Gesù Cristo, come leggiamo nel Vangelo, noi vogliamo trovare le motivazioni personali ed ecclesiali più profonde per vivere la misericordia e sentire nella nostra vita lo sguardo amorevole di Cristo, Volto misericordioso di Dio Misericordia.

Con questo spirito e con tali intenzioni, diciamo insieme:

 

T. CREDO

 

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,

creatore del cielo e della terra,

di tutte le cose visibili e invisibili.

 

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,

unigenito Figlio di Dio,

nato dal Padre prima di tutti i secoli.

 

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero;

generato, non creato,

della stessa sostanza del Padre;

per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

 

Per noi uomini e per la nostra salvezza

discese dal cielo;

e per opera dello Spirito Santo

si è incarnato nel seno della Vergine Maria

e si è fatto uomo.

 

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,

morì e fu sepolto.

 

Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture;

è salito al cielo, siede alla destra del Padre.

 

E di nuovo verrà, nella gloria,

per giudicare i vivi e i morti,

e il suo regno non avrà fine.

 

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e da la vita,

e procede dal Padre e dal Figlio

e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,

e ha parlato per mezzo dei profeti.

 

Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica.

 

Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.

 

Aspetto la risurrezione dei morti

e la vita del mondo che verrà. Amen.

 

T. Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

 

G. Maria, Madre della divina misericordia.

T. Prega per noi.

 

 

G. Nel primo mistero della misericordia, meditiamo Gesù che incontra la Samaritana al pozzo di Giacobbe.

 

DAL VANGELO DI GIOVANNI – CAP.4

 

3 Gesù lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4 Doveva perciò attraversare la Samaria. 5 Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». 8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9 Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». 13 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16 Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17 Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19 Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21 Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». 25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». 26 Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». 27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». 28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». 30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui.

 

PADRE NOSTRO – 10 AVE MARIA – GLORIA AL PADRE.

 

T. Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

 

G. Maria, Madre della divina misericordia.

T. Prega per noi.

 

G. Nel secondo mistero della misericordia, meditiamo Gesù che incontra Zaccheo a Gerico.

 

DAL VANGELO DI LUCA – CAP. 19

 

1 Entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3 cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4 Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. 5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6 In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. 7 Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». 8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9 Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; 10 il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

PADRE NOSTRO –  10 AVE MARIA – GLORIA AL PADRE.

 

T. Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

 

G. Maria, Madre della divina misericordia.

T. Prega per noi.

 

G. Nel terzo mistero della misericordia, meditiamo Gesù che guarisce il Lebbroso.

 

DAL VANGELO DI LUCA – CAP.5

 

12 Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi sanarmi». 13 Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii risanato!». E subito la lebbra scomparve da lui. 14 Gli ingiunse di non dirlo a nessuno: «Va’, mostrati al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza per essi».

 

PADRE NOSTRO – 10 AVE MARIA – GLORIA AL PADRE.

 

T. Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

 

G. Maria, Madre della divina misericordia.

T. Prega per noi.

 

G. Nel quarto mistero della misericordia, meditiamo Gesù che guarisce un paralitico.

 

DAL VANGELO DI LUCA – CAP.5

 

17 Un giorno, Gesù, sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. 18 Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. 19 Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. 20 Veduta la loro fede, disse: «Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi». 21 Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?». 22 Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? 23 Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? 24 Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico – esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua». 25 Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio. 26 Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

 

PADRE NOSTRO – 10 AVE MARIA – GLORIA AL PADRE.

 

T. Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

 

G. Maria, Madre della divina misericordia.

T. Prega per noi.

 

G. Nel quinto mistero della misericordia, meditiamo Gesù perdona l’adultera.

 

DAL VANGELO DI GIOVANNI – CAP.8

 

1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

PADRE NOSTRO – 10 AVE MARIA – GLORIA AL PADRE.

 

T. Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

 

G. Maria, Madre della divina misericordia.

T. Prega per noi.

 

T. SALVE REGINA

 

G. LITANIA DELLA MISERICORDIA

 

Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore pietà
Misericordia di Dio, che scaturisci dal seno del Padre confido in te!
Misericordia di Dio, massimo attributo della Divinità confido in te!
Misericordia di Dio, mistero incomprensibile confido in te!
Misericordia di Dio, sorgente che emani dal mistero della Trinità confido in te!
Misericordia di Dio, che nessuna mente né angelica né umana può scrutare confido in te!
Misericordia di Dio, da cui proviene ogni vita e felicità confido in te!
Misericordia di Dio, sublime più dei cieli confido in te!
Misericordia di Dio, sorgente di stupende meraviglie confido in te!
Misericordia di Dio, che abbracci tutto l’universo confido in te!
Misericordia di Dio, che scendi al mondo nella persona del Verbo Incarnato confido in te!
Misericordia di Dio, che scorresti dalla ferita aperta del Cuore di Gesù confido in te!
Misericordia di Dio, racchiusa nel cuore di Gesù per noi e soprattutto per i peccatori  

confido in te

Misericordia di Dio, imperscrutabile nell’ istituzione dell’Eucaristia confido in te
Misericordia di Dio, che fondasti la santa Chiesa confido in te!
Misericordia di Dio, che istituisti il Sacramento dei Battesimo confido in te!
Misericordia di Dio, che ci giustifichi attraverso Gesù Cristo confido in te!
Misericordia di Dio, che per tutta la vita ci accompagni confido in te!
Misericordia di Dio, che ci abbracci specialmente nell’ora della morte confido in te!
Misericordia di Dio, che ci doni la vita immortale confido in te!
Misericordia di Dio, che ci segui in ogni istante della nostra esistenza confido in te!
Misericordia di Dio, che converti i peccatori, induriti confido in te!
Misericordia di Dio, che ci proteggi dal fuoco dell’inferno confido in te!
Misericordia di Dio, meraviglia per gli angeli, incomprensibile ai santi confido in te!
Misericordia di Dio, presente in tutti i divini misteri confido in te!
Misericordia di Dio, che ci sollevi da ogni miseria confido in te!
Misericordia di Dio, sorgente d’ogni nostra gioia confido in te!
Misericordia di Dio, che dal nulla ci chiamasti all’esistenza confido in te!
Misericordia di Dio, che abbracci tutte le opere nelle tue mani confido in te!
Misericordia di Dio, che coroni tutto ciò che esiste ed esisterà confido in te!
Misericordia di Dio, in cui tutti siamo immersi confido in te!
Misericordia di Dio, amabile conforto dei cuori esacerbati confido in te!
Misericordia di Dio, speranza unica de disperati confido in te!
Misericordia di Dio, in cui i cuori riposano e gli spauriti trovano la pace confido in te!
Misericordia di Dio, che ispiri speranza contro ogni speranza confido in te!
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, ascoltaci, Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
 

G.PREGHIAMO

Dio eterno, la cui Misericordia è infinita e in cui il tesoro della compassione è inesauribile, rivolgi a noi uno sguardo di bontà e moltiplica in noi la tua Misericordia, affinché, nei momenti difficili non ci perdiamo d’animo e non smarriamo la speranza, ma, con la massima fiducia, ci sottomettiamo alla tua santa volontà, la quale è Amore e Misericordia. Amen.

 

Secondo le intenzioni del Santo Padre e per ottenere le indulgenze:

 

PADRE NOSTRO -  AVE MARIA – GLORIA AL PADRE.

 

ANGELO DI DIO – L’ETERNO RIPOSO.

 

G. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

T. Amen.

 

G. Benediciamo il Signore!

T. Rendiamo grazie a Dio

CATECHESI SUI NOVISSIMI A CURA DI PADRE ANTONIO RUNGI

DSC02026

I NOVISSIMI NEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

A CURA DI PADRE ANTONIO RUNGI

Catechesi (CCC, 988-1050)

 

INTRODUZIONE

 

I giorni immediatamente precedenti al 1 e 2 novembre, nei quali, rispettivamente si celebrano Tutti i Santi e si commemorano Tutti i fedeli Defunti, è prassi che si rifletta sui “Novissimi”, sulle ultime realtà della nostra vita terrena e celeste. Cosicché, temi come la morte, il giudizio di Dio, il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno sono al centro delle nostre meditazioni quotidiane in questo novenario dei morti. Riflettere e meditare su questi temi con l’ausilio del Catechismo della Chiesa Cattolica ci aiuta ad entrare teologicamente, biblicamente e spiritualmente, con contenuti dottrinali certi, in questi misteri della nostra fede. Una volta quando si trattavano questi temi, la gente, veniva terrorizzata dai predicatori. Oggi, pur rimanendo la verità sostanziale circa i novissimi, la predicazione si incentra più sulla misericordia e il perdono. Non a caso, Papa Francesco, ha indetto un anno giubilare, sulla Misericordia che ci accingiamo a vivere e a celebrare. Bisogna confidare nella misericordia di Dio, ma anche avere la capacità e la volontà di convertirsi.

 

PREGHIERA INTRODUTTIVA

 

«Dio di infinita misericordia,

affidiamo alla tua immensa bontà

quanti hanno lasciato questo mondo per l’eternità,

dove Tu attendi l’intera umanità,

redenta dal sangue prezioso di Cristo,

tuo Figlio, morto in riscatto per i nostri peccati.

 

Non guardare, Signore, alle tante povertà,

miserie e debolezze umane,

quando ci presenteremo davanti al tuo tribunale,

per essere giudicati per la felicità o la condanna.

 

Volgi su di noi il tuo sguardo pietoso,

che nasce dalla tenerezza del tuo cuore,

e aiutaci a camminare sulla strada

di una completa purificazione.

 

Nessuno dei tuoi figli vada perduto

nel fuoco eterno dell’inferno,

dove non ci può essere più pentimento.

 

Ti affidiamo Signore le anime dei nostri cari,

delle persone che sono morte

senza il conforto sacramentale,

o non hanno avuto modo di pentirsi

nemmeno al temine della loro vita.

 

Nessun abbia da temere di incontrare Te,

dopo il pellegrinaggio terreno,

nella speranza di essere accolto

nelle braccia della tua infinita misericordia.

 

Sorella morte corporale

ci trovi vigilanti nella preghiera

e carichi di ogni bene

fatto nel corso della nostra breve o lunga esistenza.

 

Signore, niente ci allontani da Te su questa terra,

ma tutto e tutti ci sostengano

nell’ardente desiderio di riposare

serenamente ed eternamente in Te. Amen»

(P. Antonio Rungi, passionista, Preghiera dei defunti).

 

 

Articolo 11: «CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE»

 

988 Il Credo cristiano – professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e santificante – culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna.

 

989 Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, cosi pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell’ultimo giorno. Come la sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima Trinità: “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” ( Rm 8,11).

 

990 Il termine «carne» designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8, 11) riprenderanno vita.

 

991 Credere nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede cristiana fin dalle sue origini «Fiducia christianorum resurrectio mortuorum; illam credentes, sumus – La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani – credendo in essa siamo tali»: “Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede… Ora, invece, Cristo è resuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15, 12-14.20).

 

I. La Risurrezione di Cristo e la nostra

Rivelazione progressiva della Risurrezione

 

992 La risurrezione dei morti è stata rivelata da Dio al suo Popolo progressivamente. La speranza nella risurrezione corporea dei morti si è imposta come una conseguenza intrinseca della fede in un Dio Creatore di tutto intero l’uomo, anima e corpo. Il Creatore del cielo e della terra è anche colui che mantiene fedelmente la sua Alleanza con Abramo e con la sua discendenza. E in questa duplice prospettiva che comincerà ad esprimersi la fede nella risurrezione. Nelle loro prove i martiri Maccabei confessano: “Il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna” (2 Mac 7, 9). “È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l’adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati” (2 Mac 7, 14).

 

993 I farisei e molti contemporanei del Signore speravano nella risurrezione. Gesù la insegna con fermezza. Ai sadducei che la negano risponde: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscere le Scritture, né la potenza di Dio?» (Mc 12, 24). La fede nella risurrezione riposa sulla fede in Dio che «non è un Dio dei morti, ma dei viventi!» ( Mc 12, 27).

 

994 Ma c’è di più. Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa Persona: «Io sono la Risurrezione e la Vita» (Gv 11, 25). Sarà lo stesso Gesù a risuscitare nell’ultimo giorno coloro che avranno creduto in lui e che avranno mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue. Egli fin d’ora ne dà un segno e una caparra facendo tornare in vita alcuni morti, annunziando con ciò la sua stessa Risurrezione, la quale però sarà di un altro ordine. Di tale avvenimento senza eguale parla come del «segno di Giona» (Mt 12, 39), del segno del tempio: annunzia la sua Risurrezione al terzo giorno dopo essere stato messo a morte.

 

995 Essere testimone di Cristo è essere «testimone della sua Risurrezione» (At 1,22), aver «mangiato e bevuto con lui dopo la sua Risurrezione dai morti» (At 10,41). La speranza cristiana nella risurrezione è contrassegnata dagli incontri con Cristo risorto. Noi risusciteremo come lui, con lui, per mezzo di lui.

 

996 Fin dagli inizi, la fede cristiana nella risurrezione ha incontrato incomprensioni ed opposizioni. «In nessun altro argomento la fede cristiana incontra tanta opposizione come a proposito della risurrezione della carne». Si accetta abbastanza facilmente che, dopo la morte, la vita della persona umana continui in un modo spirituale. Ma come credere che questo corpo, la cui mortalità è tanto evidente, possa risorgere per la vita eterna?

 

Come risuscitano i morti?

 

997 Che cosa significa «risuscitare»? Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù.

 

998 Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: «quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna», ( Gv 3, 29).

 

999 Come? Cristo è risorto con il suo proprio corpo: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!» (Lc 24, 39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, «tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti», ma questo corpo sarà trasfigurato in «corpo spirituale» (1 Cor 15, 44): “Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco… Si semina corruttibile e risorge incorruttibile. . . È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità” (1 Cor 15, 33-37.42.5 3).

 

1000 Il «come» supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all’Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo: “Come il pane che è frutto della terra, dopo che è stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena, l’altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l’Eucaristia non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della risurrezione”.

 

1001 Quando? Definitivamente «nell’ultimo giorno» (Gv 6, 39-40.44.54; 11, 24); «alla fine del mondo». Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla Parusia di Cristo: “Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo” (1 Ts 4, 16).

 

Risuscitati con Cristo

 

1002 Se è vero che Cristo ci risusciterà «nell’ultimo giorno», è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d’ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla Risurrezione di Cristo: “Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti… Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove sì trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col 2, 12; 3, 1).

 

1003 I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste di Cristo risorto, ma questa vita rimane «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3, 3). «Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli in Cristo Gesù» (Ef 2, 6). Nutriti del suo Corpo nell’Eucaristia, partecipiamo già al Corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell’ultimo giorno saremo anche noi «manifestati con lui nella gloria» (Col 3, 4).

 

1004 Nell’attesa di quel giorno, il corpo e l’anima del credente già partecipano alla dignità di essere «in Cristo»; di qui l’esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche verso quello degli altri, particolarmente quando soffre: “Il corpo è per ii Signore e il Signore è per il corpo. Dio poi che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… Non appartenete a voi stessi… Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,13-15.19-20).

 

II. Morire in Cristo Gesù

 

1005 Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo, bisogna «andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2 Cor 5, 8). In questo «essere sciolto» (Fil 1, 23) che è la morte, l’anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti .

 

La morte

 

1006 «In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo» . Per un verso la morte corporale è naturale, ma per la fede essa in realtà è «salario del peccato» (Rm 6, 23). E per coloro che muoiono nella grazia di Cristo, è una partecipazione alla morte del Signore, per poter partecipare anche alla sua Risurrezione.

 

1007 La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta un’urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza.

 

“Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza.., prima che ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato” ( Qo 12,1.7).

 

1008 La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura” e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell’uomo. Sebbene l’uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato. «La morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato» è pertanto «l’ultimo nemico» .dell’uomo a dover essere vinto.

 

1009. La morte è trasformata da Cristo. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subito la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia di fronte ad essa, egli la assunse in un atto di totale e libera sottomissione alla volontà del Padre suo. L’obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione.

Il senso della morte cristiana

 

1010 Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). “Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui” (2Tm 2,11). Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente “morto con Cristo”, per vivere di una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo “morire con Cristo” e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore.

 

“Per me è meglio morire per (“eis”) Gesù Cristo, che essere re fino ai confini della terra. Io cerco colui che morì per noi; io voglio colui che per noi risuscitò. Il momento in cui sarò partorito è imminente. . . Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 6, 1-2].

 

1011 Nella morte, Dio chiama a sé l’uomo. Per questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello di san Paolo: “il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo” (Fil 1,23); e può trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di amore verso il Padre, sull’esempio di Cristo [Cf Lc 23,46 ].

 

<<Il mio amore è crocifisso; …un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: “Vieni al Padre!”>>[Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 7, 2].

 

“Voglio vedere Dio, ma per vederlo bisogna morire” [Santa Teresa di Gesù, Libro della mia vita, 1].

 

“Non muoio, entro nella vita” [Santa Teresa di Gesù Bambino, Novissima verba].

 

1012 La visione cristiana della morte [Cf 1Ts 4,13-14 ] è espressa in modo impareggiabile nella liturgia della Chiesa: “Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo” [Messale Romano, Prefazio dei defunti, I].

 

1013 La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è “finito l’unico corso della nostra vita terrena”, [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48] noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. “È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta” (Eb 9,27). Non c’è “reincarnazione” dopo la morte.

 

1014 La Chiesa ci incoraggia a prepararci all’ora della nostra morte (Dalla morte improvvisa, liberaci, Signore”: antica Litania dei santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi “nell’ora della nostra morte” (Ave Maria) e ad affidarci a san Giuseppe, patrono della buona morte: “In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire oggi stesso; se avrai la coscienza retta, non avrai molta paura di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato che fuggire la morte. Se oggi non sei preparato a morire, come lo sarai domani?

[Imitazione di Cristo, 1, 23, 1]

 

Laudato si, mi Signore,

per sora nostra Morte corporale,

da la quale nullo omo vivente po’ scampare.

Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!;

beati quelli che trovarà

ne le tue sanctissime voluntati,

ca la morte seconda no li farrà male

[San Francesco d'Assisi, Cantico delle creature].

 

 

Articolo 12: “CREDO LA VITA ETERNA”

 

1020 Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna. Quando la Chiesa ha pronunciato, per l’ultima volta, le parole di perdono dell’assoluzione di Cristo sul cristiano morente, l’ha segnato, per l’ultima volta, con una unzione fortificante e gli ha dato Cristo nel viatico come nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge con queste dolci e rassicuranti parole: “Parti, anima cristiana, da questo mondo, nel nome di Dio Padre onnipotente che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito Santo, che ti è stato dato in dono; la tua dimora sia oggi nella pace della santa Gerusalemme, con la Vergine Maria, Madre di Dio, con san Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi. . . Tu possa tornare al tuo Creatore, che ti ha formato dalla polvere della terra. Quando lascerai questa vita, ti venga incontro la Vergine Maria con gli angeli e i santi. . . Mite e festoso ti appaia il volto di Cristo e possa tu contemplarlo per tutti i secoli in eterno [Rituale romano, Rito delle esequie, Raccomandazione dell'anima].

 

I. Il giudizio particolare

 

1021 La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo [Cf 2Tm 1,9-10 ]. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro [Cf Lc 16,22 ] e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone [Cf  Lc 23,43 ] così come altri testi del Nuovo Testamento [Cf  2Cor 5,8; Fil 1,23; Eb 9,27; Eb 12,23 ] parlano di una sorte ultima dell’anima [Cf Mt 16,26] che può essere diversa per le une e per le altre.

 

1022 Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, [Cf Concilio di Lione II: Denz.-Schönm., 857-858; Concilio di Firenze II: ibid., 1304-1306; Concilio di Trento: ibid., 1820] o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, [Cf Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz.-Schönm., 1000-1001; Giovanni XXII, Bolla Ne super his: ibid., 990] oppure si dannerà immediatamente per sempre [Cf Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz.-Schönm., 1002].

 

“Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore” [Cf San Giovanni della Croce, Parole di luce e di amore, 1, 57].

 

II. Il Cielo

 

1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” (1Gv 3,2), faccia a faccia: [Cf 1Cor 13,12;  Ap 22,4 ]

 

Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo. . . e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate. . ., anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale – e questo dopo l’Ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo – sono state, sono e saranno in cielo, associate al Regno dei cieli e al Paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura [ Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz. -Schönm., 1000; cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 49].

 

1024 Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata “il cielo”. Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

 

1025 Vivere in cielo è “essere con Cristo” [Cf Gv 14,3;  Fil 1,23; 1Ts 4,17 ]. Gli eletti vivono “in lui”, ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: [Cf  Ap 2,17 ]

 

Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno [Sant'Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam, 10, 121: PL 15, 1834A].

 

1026 Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha “aperto” il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della Redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.

 

1027 Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1Cor 2,9).

 

1028 A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo Mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa la “la visione beatifica”: “Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, . . . godere nel Regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell’immortalità raggiunta [San Cipriano di Cartagine, Epistulae, 56, 10, 1: PL 4, 357B].

 

1029 Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui “regneranno nei secoli dei secoli” ( Ap 22,5) [Cf Mt 25,21; Mt 25,23 ].

 

III. La purificazione finale o Purgatorio

 

1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

 

1031 La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa del castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze [Cf Denz. -Schönm., 1304f ibid. , 1820; 1580]. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, [Cf ad esempio, 1Cor 3,15; 1031 1Pt 1,7 ] parla di un fuoco purificatore: Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del Giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,31). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro [San Gregorio Magno, Dialoghi, 4, 39].

 

1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, [Cf Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 856] affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: “Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, [Cf  Gb 1,5 ] perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere” [San Giovanni Crisostomo, Homiliae in primam ad Corinthios, 41, 5: PG 61, 594-595].

 

IV. L’inferno

 

1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” (1Gv 3,15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli [Cf Mt 25,31-46 ]. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”.

 

1034 Gesù parla ripetutamente della “Geenna”, del “fuoco inestinguibile”, [Cf Mt 5,22; Mt 5,29; 1034  Mt 13,42; Mt 13,50;  Mc 9,43-48 ] che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo [Cf Mt 10,28 ]. Gesù annunzia con parole severe che egli “manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno. . . tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente” (Mt 13,41-42), e che pronunzierà la condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!” (Mt 25,41).

 

1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno” [Cf Simbolo “Quicumque”: Denz. -Schönm., 76; Sinodo di Costantinopoli: ibid., 409. 411; 274]. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

 

1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14).

 

<<Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove “ci sarà pianto e stridore di denti”>> [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48].

 

1037 Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; [ Cf Concilio di Orange II: Denz. -Schönm. , 397; Concilio di Trento: ibid. , 1567] questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole “che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9): “Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti” [Messale Romano, Canone Romano].

 

V. Il Giudizio finale

 

1038 La risurrezione di tutti i morti, “dei giusti e degli ingiusti” (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà “l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell'Uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” ( Gv 5,28-29). Allora Cristo “verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli. . . E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. . . E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt 25,31; Mt 25,32; Mt 25,46).

 

1039 Davanti a Cristo che è la Verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio [Cf  Gv 12,49 ]. Il Giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena: “Tutto il male che fanno i cattivi viene registrato a loro insaputa. Il giorno in cui Dio non tacerà (Sal 50,3). . . egli si volgerà verso i malvagi e dirà loro: “Io avevo posto sulla terra i miei poverelli, per voi. Io, loro capo, sedevo nel cielo alla destra di mio Padre, ma sulla terra le mie membra avevano fame. Se voi aveste donato alle mie membra, il vostro dono sarebbe giunto fino al capo. Quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me [Sant'Agostino, Sermones, 18, 4, 4: PL 38, 130-131].

 

1040 Il Giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il Giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte [Cf Ct 8,6 ].

 

 1041 Il messaggio del Giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini “il momento favorevole, il giorno della salvezza” (2Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del Regno di Dio. Annunzia la “beata speranza” (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale “verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto” (2Ts 1,10).

 

VI. La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova

 

1042 Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il Giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato: “Allora la Chiesa. . . avrà il suo compimento. . . nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48].

 

1043 Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l’umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l’espressione: “i nuovi cieli e una terra nuova” (2Pt 3,13) [Cf  Ap 21,1 ]. Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” ( Ef 1,10).

 

1044 In questo nuovo universo, [Cf Ap 21,5 ] la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4) [Cf  Ap 21,27 ].

 

1045 Per l’uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell’unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è “come sacramento” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1]. Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio (Ap 21,2), “la Sposa dell’Agnello” (Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, [Cf Ap 21,27 ] dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.

 

1046 Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio. . . e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione. . . Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Rm 8,19-23).

 

1047 Anche l’universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, “affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti”, partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 32, 1].

 

1048 “ Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39].

 

1049 “Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, tale progresso è di grande importanza” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39].

 

1050 “Infatti. . . tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il Regno eterno e universale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39]. Dio allora sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28), nella vita eterna: “La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna [ San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, 18, 29: PG 33, 1049, cf Liturgia delle Ore, III, Ufficio delle letture del giovedì della diciassettesima settimana. [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 28.]

 

PREGHIERA FINALE

 

Tu e Dio.

“Eccoci, Signore, davanti a te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei.

È perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non le indicazioni della tua Parola; confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, e non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te.

Forse mai, come in questo momento della nostra vita, sentiamo nostre le parole di Pietro: “Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla”.

Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente. Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, ci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla.

 

Ci agitiamo soltanto.

Grazie, perché obbligandoci a prendere atto Dei nostri bilanci deficitarii, ci fai comprendere che, se non sei tu che costruisci la casa, invano vi faticano i costruttori. E che, se tu non custodisci la città, invano veglia il custode. E che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi, o andare tardi a riposare per assolvere ai mille impegni giornalieri, o mangiare pane di sudore, come ci succede ormai spesso, non è un investimento redditizio se ci manchi tu.

 

Il Salmo 127, avvertendoci che, il pane, tu ai tuoi amici lo dai nel sonno, ci rivela la più incredibile legge economica, che lega il minimo sforzo al massimo rendimento. Ma bisogna esserti amici. Bisogna godere della tua comunione. Bisogna vivere una vita interiore profonda. Se no, il nostro è solo un tragico sussulto di smanie operative, forse anche intelligenti, ma assolutamente sterili sul piano spirituale.

 

Grazie, Signore, perché, se ci fai sperimentare la povertà della mietitura e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre, tu dimostri di volerci veramente bene, poiché ci distogli dalle nostre presunzioni corrose dal tarlo dell’efficientismo, raffreni i nostri desideri di onnipotenza, e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia: anzi, di fronte alla cronaca.

Ma ci sono altri motivi, Signore, che, in questo momento, esigono il nostro rendimento di grazie.

Grazie, perché ci conservi nel tuo amore. Perché ancora non ti è venuto il voltastomaco per i nostri peccati. Perché continui ad aver fiducia in noi, pur vedendo che tantissime altre persone ti darebbero forse ben diverse soddisfazioni.

Grazie, perché non solo ci sopporti, ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi. Perché ci infondi il coraggio di celebrare i santi misteri, anche quando la coscienza della nostra miseria ci fa sentire delle nullità e ci fa sprofondare nella vergogna.

Grazie, perché ci sai mettere sulla bocca le parole giuste, anche quando il nostro cuore è lontano da te. Perché adoperi infinite tenerezze, preservandoci da impietosi rossori, e non facendoci mancare il rispetto della gente, la comprensione delle persone, la fiducia dei poveri.

Grazie, perché continui a custodirci gelosamente, anzi, a nasconderci , come fa la madre con i figli più discoli. Perché sei un amico veramente unico, e ti sei lasciato così sedurre dall’amore che ci porti, che non ti regge l’animo di smascherarci dinanzi alla gente, e non fai venir meno agli occhi degli uomini i motivi per i quali, nonostante tutto, continuiamo a essere amati.

Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi. Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini. Perché, al tuo sguardo, non c’è bancarotta che tenga. Perché, a dispetto delle letture deficitarie delle nostre contabilità, non ci fai disperare. Anzi, ci metti nell’anima un così vivo desiderio di ricupero, che già vediamo il nuovo giorno come spazio della Speranza e tempo propizio per sanare i nostri dissesti morali.

Spogliaci, Signore, d’ogni ombra di arroganza. Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza. Donaci un futuro pieno di grazia e di luce e di incontenibile amore per la vita. Aiutaci a spendere per te tutto quello che abbiamo e che siamo. E la Vergine tua Madre ci intenerisca il cuore fino alle lacrime. Amen!” (Servo di Dio, Mons. Tonino Bello, Tu o Dio. Mio Adattamento).

COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI – 2 NOVEMBRE 2015

21424449_667721976591797_1278921107_n

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

Lunedì 2 Novembre 2015

La morte: il nostro natale per l’eternità

Commento di padre Antonio Rungi

Per i cristiani la morte è il transito all’eterno è il dies natalis, cioè della vera nascita, quella per l’eternità celebriamo una volta e per sempre nel giorno in cui il Signore ci chiama a far parte del suo Regno eterno nel santo Paradiso. Oggi, commemorazione annuale di Tutti i Fedeli Defunti, noi come credenti riflettiamo sul senso della vita, piuttosto che sul senso della morte, in quanto la morte, pur essendo un fatto biologico, naturale, in realtà essa non riguarda l’essere umano, perché, in base alla sua anima spirituale ed immortale, egli non è soggetto alla morte eterna e se pure attraversa la morte corporale per lui esiste anche una risurrezione finale. In poche parole, la morte non è l’ultimo atto di una storia umana individuale e personale, ma l’inizio di una nuova vita, quella di comunione con Dio. E noi in questo giorno di riflessione e di preghiera per i nostri fratelli defunti, quelli più stretti a noi da vincoli di affetto e di sangue, a quelli sconosciuti e dimenticati da tutti, vogliamo rendere lode al Signore che ci ha aperto, attraverso la sua morte in Croce e risurrezione il varco per un’eternità beata. Oggi celebriamo la nostra pasqua, quella del vero passaggio dalla morte alla vita, perché, per quanti hanno operato il bene ed hanno risposto in pienezza al messaggio evangelico la morte non è altro il giorno della vita, della nascita, della felicità per sempre. Oggi, infatti, come Natale e Pasqua i sacerdoti hanno la facoltà di celebrare tre sante messe, con altrettanti formulari di preghiera e di testi biblici, che ne costituiscono l’ossatura e la struttura di celebrazione eucaristica. Noi in questa meditazione sulla giornata di Commemorazione ci soffermiamo a riflettere sui testi delle letture della prima messa, anche perché è quella che apre la giornata eucaristica per ogni sacerdote, che celebra l’eucaristia nella prima mattinata, come è prassi. E il primo pensiero meditativo va proprio all’antifona d’ingresso della prima messa dei defunti: “Gesù è morto ed è risorto; così anche quelli che sono morti in Gesù Dio li radunerà insieme con lui. E come tutti muoiono in Adamo, così tutti in Cristo riavranno la vita”. (1Ts 4,14; 1Cor 15,22). Il riferimento alla risurrezione è evidente in questo primo passo nella commemorazione dei defunti. Si piange per la perdita dei propri cari, ma si gioisce, nella speranza che un giorno ci rivedremo tutti insieme nell’eternità, con un corpo trasformato e destinato alla vita eterna. Noi crediamo infatti alla risurrezione finale anche del nostro corpo mortale, perché Gesù ha portato nella gloria del paradiso la nostra umanità, ascendendo al cielo in anima e corpo e confermando questa prospettiva di un’eternità beata, anche per la nostra corporeità, con l’Assunzione al Cielo della Vergine Santissima, Madre di Dio e Madre nostra. Questa verità di fede in cui noi crediamo, la esprimiamo oggi anche nella preghiera iniziale della messa dei defunti: “Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella fede del Signore risorto, e conferma in noi la beata speranza che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova”.
Tale vita nuova, a cui aspiriamo, piangenti e gementi in questa valle di lacrime, è il Paradiso, è il Regno eterno di Dio. Ce lo ricorda il testo della prima lettura di oggi, tratto dal Libro di Giobbe, che in un canto di lode al Signore, in un impeto di gioia e speranza nel Signore, scrive: “Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro». La  consapevolezza dell’eternità della felicità, dell’incontro con il Risorto, è questo il dono della fede che esprimiamo anche nel Credo con quella espressione, credo nella “risurrezione della carne e la vita eterna”. Credere nella risurrezione e nella vita eterna, significa camminare sulla strada che hanno percorso i santi, i quali hanno perseguito questo obiettivo avendo chiaro nella loro vita quello che l’Apostolo Paolo ci indica nel brano della sua Lettera ai Romani che oggi ascoltiamo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.  A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita”. Noi, quindi, siamo uomini di speranza, anzi di certezze di fede che attingiamo dalla parola di Dio, che è vita e sostegno al nostro cammino nel tempo presente, assegnando a noi, nella quantità e nella qualità che solo il Signore sa. D’altra parte, la volontà di Dio, espressa in tanti modi mediante la vita, le opere di Cristo è ben espressa nel vangelo di Giovanni, che è il primo testo del vangelo che oggi ci accompagna in questa giornata di riflessione sulla morte-vita, qual è la Commemorazione dei Fedeli Defunti. “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Con animo pieno di fiducia nel Signore, anche in questa giornata, e non solo in questa, vogliamo elevare la nostra umile preghiera in suffragio di tutti i fratelli che hanno lasciato questo mondo per l’eternità e lo facciamo con la stessa preghiera che Papa Francesco ha recitato il giorno 2 novembre 2014, durante l’Angelus, pregando con queste parole: «Dio di infinita misericordia, affidiamo alla tua immensa bontà quanti hanno lasciato questo mondo per l’eternità, dove tu attendi l’intera umanità, redenta dal sangue prezioso di Cristo, tuo Figlio, morto in riscatto per i nostri peccati. Non guardare, Signore, alle tante povertà, miserie e debolezze umane, quando ci presenteremo davanti al tuo tribunale, per essere giudicati per la felicità o la condanna. Volgi su di noi il tuo sguardo pietoso, che nasce dalla tenerezza del tuo cuore, e aiutaci a camminare sulla strada di una completa purificazione. Nessuno dei tuoi figli vada perduto nel fuoco eterno dell’inferno, dove non ci può essere più pentimento. Ti affidiamo Signore le anime dei nostri cari, delle persone che sono morte senza il conforto sacramentale, o non hanno avuto modo di pentirsi nemmeno al temine della loro vita. Nessun abbia da temere di incontrare Te, dopo il pellegrinaggio terreno, nella speranza di essere accolto nelle braccia della tua infinita misericordia. Sorella morte corporale ci trovi vigilanti nella preghiera e carichi di ogni bene fatto nel corso della nostra breve o lunga esistenza. Signore, niente ci allontani da Te su questa terra, ma tutto e tutti ci sostengano nell’ardente desiderio di riposare serenamente ed eternamente in Te. Amen» (P. Antonio Rungi, passionista, Preghiera dei defunti).

 

PADRE ANTONIO RUNGI, 40 ANNI DI VITA SACERDOTALE, IL 6 OTTOBRE 2015

RUNGIORDINAZIONE SACERDOZIO40

Padre Antonio Rungi, 40 anni di vita sacerdotale

Martedì 6 ottobre 2015, padre Antonio Rungi, sacerdote passionista della comunità del Santuario della Civita, in Itri (Lt), ricorda i suoi 40 anni di vita sacerdotale a servizio della Chiesa, della Congregazione dei Passionisti e dell’intero popolo di Dio.
La fausta ricorrenza sarà ricordata con una solenne concelebrazione eucaristica che padre Antonio Rungi presiederà, alle ore 19.00, nella Chiesa delle Suore di Gesù Redentore della Stella Maris di Mondragone, dove padre Rungi ha svolto il suo ministero sacerdotale per circa 30 anni, dal 1978 al 2003 e dal 2007 al 2011. E dove ancora oggi esercita il suo ministero come assistente spirituale delle Suore.
Alla celebrazione parteciperanno i parenti, i conoscenti, i sacerdoti, le suore, gli amici, gli studenti e quanti si vorranno aggiungere ad essi per condividere un momento di ringraziamento al Signore per il dono della vocazione alla vita sacerdotale, elargita a padre Rungi.
Dei 40 anni di vita sacerdotale, intensamente e generosamente vissuti come figlio spirituale di San Paolo della Croce, circa 30 sono stati al servizio della Chiesa locale di Sessa Aurunca e della comunità passionista di Mondragone (Ce), ricoprendo vari uffici e ruoli: Direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali, Responsabile della Pagina diocesana di Avvenire, Direttore dell’Ufficio pastorale del turismo, sport e spettacolo, cappellano delle Suore di Gesù Redentore, delle Suore Stimmatine, collaboratore della parrocchia san Rufino in Mondragone e di altre parrocchie, missionario e predicatore, docente di Teologia Morale e di altre discipline nell’Istituto Scienze religiose di Sessa Aurunca, docente nelle scuole statali, dove ancora oggi svolge il suo servizio e il suo ministero tra i giovani del Liceo Scientifico di Mondragone, insegnando Filosofia, Pedagogia e Scienze Umane. Docente di Teologia Morale al Magistero di Scienze Religiose di Capua e dell’Istituto Scienze Religiose di Teano.
Sono questi alcuni degli impegni come sacerdote e missionario ed educatore che padre Antonio Rungi ha svolto a Mondragone e nella Diocesi di Sessa Aurunca, ma si è pure prodigato tantissimo per la vita culturale, sociale e spirituale del territorio del litorale domiziano ed in particolare della parrocchia San Giuseppe Artigiano.
Nella comunità passionista di Mondragone è stato Direttore del Collegio San Giuseppe Artigiano, Direttore delle colonie estive, più volte vice-superiore della comunità e incaricato in vari settori della vita passionista.
Direttore della Rivista Presenza Missionaria Passionista dal 1990 al 2011 è giornalista pubblicista dal 1993 ed ha collaborato con varie Riviste e Quotidiani di ispirazione cristiana.
Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive della Rai, di Radio Vaticana, Radio Maria, Teleradio Padre Pio. Di questo grande santo beneventano è stato figlio spirituale negli anni 1958-68.
Dei rimanenti 11 anni di vita sacerdotale, padre Rungi, i primi tre, dal 6 ottobre 1975, quando fu ordinato a Napoli nella Chiesa dei Passionisti di Santa Maria ai Monti, da monsignor Antonio Zama, li ha vissuti nella comunità passionista di Napoli, ultimando gli studi per la Laurea in Teologia e svolgendo attività di predicazione e di collaborazione nella Parrocchia di San Paolo in Casoria.
Successivamente si è Laureato in Filosofia all’Università di Napoli e in Materie Letterarie all’Università di Cassino.
Nella stessa comunità di Napoli vi è ritornato a febbraio 2003 fino al maggio 2007 nell’Ufficio di Superiore provinciale dei Passionisti della Provincia dell’Addolorata (Basso Lazio e Campania) e guidando in quegli anni, saggiamente, gli oltre 100 sacerdoti e religiosi passionisti della Provincia religiosa e del Vicariato del Brasile, durante il mandato, concluso alla fine di aprile 2007.
In questo periodo, oltre a visitare sistematicamente le comunità passioniste del Basso Lazio e Campania e del Brasile, ha ricoperto l’Ufficio di Vice-presidente della Cism-Campania, la Conferenza dei superiori maggiori degli istituti religiosi maschili. Dal 1978 sempre impegnato nella scuola e nell’insegnamento, non ha mai tralasciato, tranne per un anno, questo ambito della pastorale e della formazione dei giovani.
Negli ultimi quattro anni di vita sacerdotale, dal 6 ottobre 2011, padre Antonio Rungi ha svolto il suo ministero sacerdotale nella comunità passionista di Itri-città e poi del Santuario della Civita, svolgendo un intenso ministero di predicazione itinerante e di assistenza spirituale alle Suore di varie Congregazioni.
Qui, attualmente vive, svolge il suo servizio scolastico a Mondragone e continuando ad assicurare la predicazione tipica della Congregazione dei Passionisti, ovunque viene chiamato e richiesto.

Nativo di Airola, in provincia di Benevento, nella Diocesi di Cerreto-Telese-Sant’Agata dei Goti, dove nasceva 64 anni, accolto nelle braccia della Serva di Dio Concetta Pantusa, entra tra i passionisti da ragazzo, nel 1964 a soli 13 anni. Emette la professione religiosa il 1 ottobre 1967 insieme ad altri suoi confratelli, a Falvaterra (Fr). Segue gli studi liceali e filosofici a Ceccano, dal 1967 al 1971 e quelli teologici a Napoli, dal 1971 al 1979 quando si Laurea in Teologia.
Circa 15.000 articoli scritti per giornali, riviste, blog, siti internet, oltre 3.000 predicazioni svolte in Italia e all’estero, autore di libri di vario genere, di preghiere, di commenti alla Parola di Dio, grande comunicatore attraverso i new media, i suoi testi sono letti e commentati da migliaia di persone ogni settimana.
Per ricordare questo giorno speciale per lui, padre Rungi, come è solito fare nelle grandi circostanze e ricorrenze, ha composto una preghiera, da vero pastore che ha a cuore il bene supremo delle anime: “Signore, Buon Pastore, mite ed umile di cuore, Ti ringrazio per il dono della vita sacerdotale che mi hai voluto assicurare in questi 40 anni di totale servizio alle anime, che hai affidato alla mia cura pastorale. Rinnovo oggi le mie promesse sacerdotali che mi hanno impegnato nella sincerità del cuore e della mente in tutti questi anni, che Tu, Signore, mi hai concesso con tanta generosità. Ti chiedo perdono se, eventualmente, senza mio volere, non ho corrisposto pienamente alla vocazione sacerdotale e donami la grazia di portare a compimento l’opera che Tu, Gesù, Buon Pastore, hai iniziato in me 40 anni fa. Amen”.

Padre Antonio Rungi, inoltre, ringrazierà il Signore, la Madonna e San Paolo della Croce, al Santuario della Civita, nei prossimi giorni e in data da stabilire ad Airola, nel suo paese natio, che ha portato e porta nel cuore con grande affetto e nostalgia, perché in questa sua città, tra i suoi genitori, parenti, amici e figure esemplari di religiosi passionisti di Monteoliveto è nata e si è consolidata la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale, che ha raggiunto traguardi rilevanti e significativi, di 51 anni da passionista e di 40 anni da sacerdote. Augurissimi padre Antonio per tanti anni ancora di vita sacerdotale e missionaria.

FESTA DI SAN ROCCO -DOMENICA 16 AGOSTO 2015

immigrati MADRE TERESA SANROCCO

LECTIO DIVINA 

FERRAGOSTO 2015 NEL SEGNO DELLA CARITA’ 

FESTA DI SAN ROCCO -16 AGOSTO 2015 

Commento di padre Antonio Rungi 

La solidarietà non va in vacanza, soprattutto d’estate, mentre, forse, noi e tanti altri siamo in vacanza. Non va in vacanza neppure la fame, il bisogno. Non vanno in vacanza le necessità di tanti poveri della nostra terra o che arrivano da noi e ci chiedono un pezzo di pane, un lavoro. Ci chiedono accoglienza e noi li rifiutiamo.  In una nazione come l’Italia, dove gli immigrati sono di casa, anzi sono in crescente numero di presenza, questo discorso dell’accoglienza capita a proposito a Ferragosto 2015. obbiamo accogliere nel rispetto della legge e della norma civile, ma dobbiamo accogliere come cristiani ed esseri umani nel nome di quel Vangelo della carità e della solidarietà che Gesù Cristo ci ha insegnato e che non possiamo dimenticare, perché prevalgono i nostri interessi locali, nazionali, europei, mondiali, sul rispetto che si deve ad ogni persona umana, soprattutto se è un bambino, una donna, un ammalto, un povero che ci tende la mano per chiedere aiuto a chi questa mano la potrebbe dare, ma non la dà.  In questi giorni di agosto, tante parole sono state dette e scritte per la questione dell’accoglienza degli immigrati in Italia e in Europa. Valgano su tutte, le parole del Santo Padre, Papa Francesco che si ispirano al Vangelo e partono dal Vangelo, che si deve portare soprattutto nel cuore e non solo tra le mani o sulla bocca, per ricordare a ciascuno di noi, quanto ha detto Gesù, in riferimento al giudizio universale: “Ero forestiero e non mi avete ospitato”. E a Lui, che sa tutto e ci conosce benissimo, non potremmo dire neppure: “Signore quando sei stato forestiero e non ti abbiamo ospitato?”. Egli ci dirà: “Dalla mattina alla sera stavo accanto a voi e voi mi avete girato le spalle, facendo finta di non conoscermi, di non appartenervi, non essere tra i vostri eletti e prediletti. Cosa potrà dirci il Signore? Avete fatto bene a cacciarmi via? No assolutamente! Ma ci butterà via Lui, dalla sua eternità, perché non abbiamo vissuto nell’amore, nella carità. Non abbiamo accolto, abbiamo sempre rifiutato, espulso e mai ospitato.Queste considerazioni di carattere evangelico si addicono perfettamente al tempo che stiamo vivendo, in questo Ferragosto 2015, che ha riportato alla nostra attenzione il dramma dell’immigrazione, tra tante inutili polemiche, mentre la gente soffre e muore in tante parti del mondo, tra l’indifferenza generale dei potenti. Domenica  16 agosto 2015, terza domenica del mese delle ferie, all’indomani della solennità dell’Assunta, la chiesa ci offre come modello di santità un santo francese. San Rocco di Montpellier. Un santo di quella Francia rivoluzionaria che tanto parla di uguaglianza, libertà e fraternità e che all’atto pratico non attua, poi nella vita politica e normativa. Davanti a noi ci sono anche le immagini degli immigrati rifiutati alla frontiera di Ventimiglia, tra l’Italia e la Francia, nei mesi scorsi. Chiaro avviso che loro di immigrati non ne vogliono sul loro territorio, soprattutto se vengono dall’Italia. Sappiamo pure che l’Europa ha restituito all’Italia oltre 12.000 immigrati irregolari, entrati nel nostro Paese, nei modi illegali che ben conosciamo. Il resto d’Europa non accoglie e non vuole accogliere. L’Italia rimane l’unico Paese al mondo, di transito o di definitiva accoglienza dei tanti profughi dalle guerre, di tante donne, bambini e giovani in cerca della salvezza. Il Mare Nostrum, il Mare Mediterraneo, invece di essere il mare della vita è diventato il mare della morte. Un grande cimitero di acqua e in  acqua che ha accolto le salme di oltre 2500 immigrati, annegati, dall’inizio di questo anno 2015 fino ad oggi. Il Mare nostrum è diventato il Mare monstrum, il mare del mostro della mancanza d’amore e di carità verso questi nostri fratelli disperati e in cerca di una speranza di vita.

San Rocco, era straniero, di origine francese, e venne in Italia da pellegrino, per sollevare le sofferenze di tanti appestati del nostro Paese. E’ un esempio che vale la pena ricordare in questi giorni di festa, ferie e vacanze estive. Vale la pena ricordare anche di fronte alle tante polemiche accese tra la chiesa italiana e una parte della politica italiana. Leggiamo la storia, anche se leggendario di questo francese forestiero nel nostro Paese.  San Rocco nacque a Montpellier (Francia), secolo XIV – e morì il 16 agosto di un anno imprecisato. Il nome Rocco di origine tedesca  significa grande e forte, o di alta statura.  Le fonti su di lui sono poco precise e rese più oscure dalla leggenda. In pellegrinaggio diretto a Roma dopo aver donato tutti i sui beni ai poveri, si sarebbe fermato  ad Acquapendente, dedicandosi all’assistenza degli ammalati di peste e operando guarigioni miracolose che ne diffusero la sua fama. Peregrinando per l’Italia centrale si dedicò ad opere di carità e di assistenza incoraggiando  continue conversioni. Sarebbe morto in prigione, dopo essere stato arrestato presso Angera da alcuni soldati perché sospettato di spionaggio. Si dice che solo un cane provvide alle sue necessità materiali portandogli un po’ di pane che il suo padrone gli dava per farlo mangiare. Da qui nell’iconografia e nei detti popolari di “San Rocco e il cane”.  Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell’Italia del Nord, legato in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste. E’ protettore delle persone diversamente abili, dei carcerati e dei malati infettivi. Altri segni distintivi della sua santità e della sua fama sono la Croce sul lato del cuore, l’Angelo, e i Simboli del ellegrino.

A San Rocco affidiamo i tanti ammalati di peste, di malattie infettive e tante persone diversamente abili che necessitano di essere accudite con amore e con la stessa passione con la quale san Rocco curò i suoi ammalati di peste e con la stessa generosità di questo grande santo, amato al Nord come nel Sud Italia ed esempio di amore verso le persone bisognose del mondo. E lo facciamo con una celebre preghiera della Beata Madre Teresa di Calcutta: “Vuoi le mie mani?”. 

Signore, vuoi le mie mani per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno? Signore, oggi ti do le mie mani. 

Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata visitando coloro che hanno bisogno di un amico? Signore, oggi ti do i miei piedi. 

Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata parlando con quelli che hanno bisogno di parole d’amore? Signore, oggi ti do la mia voce. 

Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata amando ogni uomo solo perché è un uomo? Signore, oggi ti do il mio cuore.

PENSIERI QUARESIMALI DI PADRE ANTONIO RUNGI

1424449_667721976591797_1278921107_n

In 40 anni di vita sacerdotale ho constato conversioni vere di persone, di ogni genere e stato di vita, che hanno cambiato totalmente vita e si sono dedicate a Dio e ai fratelli. E conversioni apparenti, fatte solo di esteriorità, di parole, di atteggiamenti nuovi, di cambiamenti di ruoli, posti, attività, missioni. Persone vuote che fino allora avevano vissuto nel lusso, nello spreco, non prendendo minimamente in considerazione la povera gente. E poi chissà per quale misteri…oso evento, divenuti grandi umanitari, solo con la bocca. Vorrei domandare a quanti oggi si riempiono la bocca di fare il bene, di ricordarsi dei poveri, dei bambini in particolare, quando spendevano centinaia di migliaia di euro, dove stavano i bambini, i poveri, dove stavano nel loro cuore le sofferenze di tante persone? Non credo a conversioni di facciata, dovute alle circostanze e forse per nascondere problemi più seri di queste persone apparentemente convertite all’amore, alla carità, alla giustizia sociale. Dopo una vita dissoluta, di piaceri, goduti sui sacrifici altrui, sul lavoro altrui, sulle rinunce altrui, si fanno paladini di campagne promozionali a favore dei poveri del mondo. Quanta falsità e quanto opportunismo in tutti i campi ed i settori della vita sociale. Il tempo di Quaresima è invito alla conversione vera e non di facciata e di apparenza. Meglio avere la coscienza di peccatori, che avere la presunzione di essere i nuovi santi e giusti, i nuovi profeti e messia della globalizzazione dell’amore e della solidarietà delle sole parole e non dei fatti. Smettiamola una volta per sempre ad essere ipocriti e farisei. Buona notte carissimi amici che avete avuto sempre l’attenzione e la preoccupazione verso chi soffre, vivendo da poveri con i poveri e non da ricchi tra i poveri, come spesso ci troviamo a costatare nella vita di tante persone che predicano bene e razzolano male, soprattutto nel servizio ai poveri e ai sofferenti di tutto il mondo, a partire dai poveri della nostra terra, spesso dimenticati per aiutare altri poveri, lontani dal controllo dell’opinione pubblica, che oggi è molto attenta, vigile e critica.

PADRE ANTONIO RUNGI

P.RUNGI. LA PREGHIERA PER LA QUARESIMA 2015

1424449_667721976591797_1278921107_n

Carissimi amici, vi affido questa mia preghiera della Quaresima, composta questa mattina per tutti noi, perché la possiate pregare ogni giorno, per questi quaranta giorni in preparazione alla Pasqua. Impegnatevi a recitarla come proposito di bene spirituale per voi e per tutti. Ci conto. Passate parola e testo, non dimenticandovi citare e soprattutto di pregare per l’autore.

Preghiera della Quaresima

Composta da padre Antonio Rungi, passionista 

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio vivente,

che Ti sei ritirato nel deserto, per quaranta giorni,

a pregare e a fare penitenza,

in vista dell’annuncio del tuo Regno

e dell’invito alla conversione della gente,

fa che questo tempo di Quaresima che Tu ci doni,

porti nel nostro cuore il rinnovamento spirituale

di cui abbiamo tutti quanti bisogno.

 

Allontana da noi ogni male

e donaci la forza di superare ogni tentazione

che l’antico e sempre nuovo accusatore

provoca in noi per allontanarci dal tuo amore.

 

Dona a noi, in questi santi giorni

di preghiera, conversione e carità sincera,

di essere coerenti con il santo vangelo

della misericordia e dell’amore,

senza offendere la dignità di nessuno,

ma tutti protesi verso il bene assoluto, che sei Tu.

 

Sostienici nella nostra sincera volontà

di pentirci da tutti i nostri peccati

della vita presente e dei tempi passati,

perché nulla possa ostacolare il nostro cuore

e la nostra mente

nello sperimentare la vera gioia del pentimento,

della riconciliazione con Dio e con i fratelli.

 

Fa di questo tempo di penitenza  il momento favorevole,

per vivere la solidarietà  fraterna

come segno distintivo di ogni buon cristiano,

incamminato sulla via della santità.

 

Nulla e nessuno turbi il nostro cuore

ed i nostri propositi di bene

che intendiamo mantenere

non solo in questo tempo,

ma per tutta la nostra esistenza terrena.

 

Maria, la Madre della vera e perpetua Quaresima,

con il suo esempio ed il suo insegnamento

di silenzio, ascolto e penitenza,

ci indichi la strada per incontrare Gesù

nel cammino verso il doloroso Calvario

e il Cristo Risorto nella gioia della Santa Pasqua. Amen

PREGHIERA A SANTA MARIA CRISTINA BRANDO

brando2

PREGHIERA A SANTA MARIA CRISTINA BRANDO

COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI 

Anima, eminentemente eucaristica,

Santa Maria Cristina Brando,

mi rivolgo a te, in questo momento,

per ottenere da Dio la grazia

di cui necessito per la mia ed altrui salute. 

Davanti al Santissimo Sacramento dell’Altare

hai trascorso la tua breve vita,

in una preghiera incessante e sentita,

gustando la dolcezza dell’amore eucaristico

che ha riempito il tuo cuore

di anima consacrata alla sua gloria. 

Dal cielo, ove ora godi per sempre

della visione beatifica della Santissima Trinità,

insieme a Maria, la tua e nostra madre dolcissima,

proteggi il popolo che ricorre a te fiducioso

per avere il conforto nell’ora della prova. 

Insegnaci, o anima santa,

ad amare con tutto il cuore e la mente

il tuo dolce Gesù,

nel santissimo sacramento dell’altare,

divenendo adoratore perenne di Lui,

nelle chiese di tutto il mondo

e nel volto sofferente di tanti nostri fratelli e sorelle. 

Ti chiediamo di proteggere dal cielo

i bambini, i giovani, gli anziani

e soprattutto gli ammalati,

tu che hai assaporato il patire

in ogni momento della tua vita. 

Santa della gioia eucaristica,

rivolgi il tuo sguardo d’amore

verso i religiosi di tutto il mondo

perché, sul tuo esempio,

siano testimoni della gioia perenne. 

Dal tuo amato Gesù ottieni  al nostro tempo

giorni di pace e di serenità, perché nessuno sulla terra

possa temere le tenebre del male morale, personale e sociale,

ma sperimentare solo solidarietà tra tutti gli esseri umani. Amen.