Preghiera

P.RUNGI. LA PREGHIERA DELLA SALUTE

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Preghiera della salute

Signore Gesù donami una buona salute
spirituale e corporale,
perché io possa svolgere la mia missione…
con la forza dello spirito e l’energia del corpo.

Nella mia sofferenza e malattia
non lasciarmi indebolire e deperire,
ma fortificami con il dono
del coraggio e della sopportazione,
perché possa ben tollerare il dolore fisico e morale.

Come gli apostoli, nell’Orto del Getsemani,
comprendi la mia debolezza
se non sono in grado di sostenere
il peso della notte del dolore e della prova.

Come Te, in quella vigilia della tua Passione,
anche io mi rivolgo al Padre,
perché passi il calice amaro del dolore
forte e ricorrente delle quotidiane sofferenze.

Non abbandonarmi, Signore,
quando sono più fragile
e non riesco ad uscirne fuori
da malattie e dolori
che mi perseguitano
giorno e notte
senza lasciami un attimo
di sollievo e riposo.

Fa che la qualità della mia vita,
possa manifestarsi anche attraverso momenti
di gioia vera e di assenza di ogni sofferenza.

La Made della consolazione
mi assista e mi protegga
nei momenti più difficili
del mio patire,
soprattutto quando non si ha il conforto
e l’aiuto di una mano amica.

Memore dei tuoi insegnamenti, o Gesù,
dammi la forza di portare ogni giorno la mia croce
e di alleggerire il peso della croce
a quanti ogni giorno vivono il dramma del dolore
e completano, con i loro patimenti,
ciò che manca alla tua passione, Amen.

Preghiera di padre Antonio Rungi

PASSIONISTI. E’ MORTO PADRE DOMENICO CURCIO

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Questa sera, sabato 22 novembre 2014, all’Ospedale Giuseppe Moscati di Avellino, all’età di 72 anni è morto padre  Domenico Curcio, sacerdote passionista, o della comunità di Forino in provincia di Avellino. Padre Domenico dell’Immacolata, al secolo Domenico Curcio, era nato il 6 luglio 1942 a Bisaccia (Av), da Antonio e Antonietta Gervasio.

Tra i passionisti padre Domenico entra giovanissimo e il 26 settembre 1959, dopo l’anno di Noviziato, emette la professione dei consigli evangelici, a Falvaterra. Dopo gli studi filosofici e teologici viene ordinato sacerdote il 6 agosto 1968 a Napoli. Persona d grande cultura e sempre aperto al nuovo aggiornatissimo su tutto, ha fatto della formazione permanente il suo impegno prioritario, intuitivo al massimo e precursore di tanti cambiamenti nella chiesa, on visione ideale, ma anche concreta della vita cristiana, sacerdotale e consacrata.

Un sacerdote stimatissimo da tutti. Padre Domenico è stato consultore all’apostolato nella  provincia dell’Addolorata (Lazio Sud e Campania), superiore locale, vicario e soprattutto vicario episcopale per la vita consacrata della Diocesi di Avellino, dove godeva di una stima grandissima da parte dei vescovi, del clero, dei religiosi e delle religiose, nonché dei fedeli laici.  

Ha predicato moltissime missioni popolari ed ha svolto l’apostolato tipico della Congregazione dei Passionisti. La morte di padre Domenico Curcio è una gravissima perdita per i passionisti della provincia dell’ Addolorata, data la giovane età del sacerdote e il suo impegno costante nel campo missionario e diocesano, nonostante la sua malattia.

In agosto aveva perso la sua amatissima madre Antonietta, e in occasione dei funerali della mamma  confidò  a padre Antonio Rungi, Ex-superiore provinciale dei Passionisti di Napoli, che aveva partecipato ai funerali della madre,  della sua malattia, leucemia, che in pochi mesi lo ha consumato.

I solenni funerali di padre Domenico Curcio si svolgeranno lunedì 27 novembre 2014, alle ore 10.00 a Forino in provincia di Avellino, nella chiesa di San Biagio, dove per tanti anni, padre Domenico ha svolto l’ufficio di parroco e vicario parrocchiale. Con padre Leone Russo avevano dato un impulso fortissimo alla vita pastorale e spirituale dell’intera cittadina di Forino, dove praticamente ha vissuto buona parte della sua vita sacerdotale e dove era amato e stimato da tutti, per il suo stile, la sua affabilità, la sua preparazione culturale, teologica, pastorale e liturgica.

Dopo i funerali le spoglie mortali di padre Domenico verranno sepolte nella cappella dei passionisti di Forino. Riposi in pace.

SOLENNITA’ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO 2014. IL COMMENTO DI P.RUNGI

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GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

DOMENICA 23 NOVEMBRE 2014

 Eredi del Regno di Cristo 

Commento di padre Antonio Rungi 

L’ultima domenica dell’anno liturgico è dedicata alla solennità di Gesù Cristo, Re dell’universo. E’ una domenica speciale questa, in quanto è la conclusione di un cammino spirituale ed interiore che abbiamo fatto nel corso dell’anno alla scuola della parola di Dio, che ogni domenica abbiamo ascoltato e commentato e ci auguriamo di aver messo in pratica. E’ un cammino di amore e carità quello che annualmente siamo chiamati a percorrere con l’anno liturgico, una vera miniera di grazia e benedizione per quanti vogliono seriamente pensare alla salvezza della propria anima, che, poi, è la cosa più importante della nostra vita, rispetto a quanti si affaticano per conquistare altri beni, terreni o di altro genere, che non hanno valenza davanti al Re dei cieli. In fondo, anche in questa domenica, ci viene nuovamente riproposto il tema dell’amore Dio, dal quale deve scaturire l’amore verso i fratelli. Un amore concreto, operativo, fatto di gesti e di empatia, caratterizzato dalla questa forte tensione verso l’altro, specie di chi si trova nella difficoltà. Questo Re che oggi adoriamo, Cristo Signore, sarà un giudice dal cuore misericordioso e buono, ma ci chiederà solo alcune fondamentali cose, se le abbiamo fatte o meno nella nostra vita. Certo a Lui tutto è presente e tutto Lui conosce, ma l’incontro con Cristo, nell’eternità, avrà un momento (se così lo possiamo definire) di un tu a tu con Dio. Un confronto che è decisivo, in quanto sarà per la felicità o la condanna. Certo il Figlio di Dio, venuto sulla terra, incarnandosi per opera dello Spirito santo nel grembo verginale di Maria, è venuto a portare la salvezza ed assicurare a ciascuna creatura umana un’eredità di un valore infinito, di un valore eterno, in quanto è la gioia di partecipare al Regno di Dio per sempre, nel Santo Paradiso.

Il testo del Vangelo di oggi, su cui abbiamo meditato nella domenica del 2 novembre scorso, in occasione dell’annuale commemorazione dei defunti, ci riporta alla realtà di una vita eterna che passa attraverso la scelta della carità. Un giudizio di Dio sul nostro operato e quello dell’intera umanità ci sarà e sarà espresso secondo questi criteri e parametri evangelici:”In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Vorrei sottolineare in questa meditazione ed omelia questo ultima versetto del vangelo di Matteo sul giudizio universale: “E se ne andranno: questi al supplizi eterno, i giusti invece alla vita eterna”. L’eternità e il nostro destino futuro lo costruiamo noi con le nostre mani, con le mani e il cuore dell’amore o dell’odio. Tutti abbiamo sperimentato nella vita l’amore e l’odio. Sono due forze contrastanti che si eliminano a vicenda. Chi segue la via dell’amore, sceglie anche per il suo futuro la gioia del regno di Dio, entrerà a far parte di coloro che saranno felici per sempre e davvero. La via dell’amore e della felicità è la via del dono, dell’accoglienza, dell’attenzione, della misericordia, del servizio umile e disinteressato verso i poveri e i bisognosi del mondo.

Da questo vangelo dell’amore che Papa Francesco ogni giorno coglie l’occasione per richiamare all’attenzione dei credenti il loro fondamentale impegno di amare e donare, di servire e rendersi disponibile. Ricordiamo queste parole di Gesù nella catechesi di oggi: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Con l’ulteriore esplicitazione del concetto e soprattutto dell’azione in queste parole:“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Un Re che ci chiede di fare il bene agli altri, non chiede per se stesso nulla. Anzi è stato Lui stesso a dare tutto per noi, morendo sulla croce, sacrificandosi per noi. Una regalità speciale, fuori dai canoni delle regalità e dei regni di questa terra, che hanno altre prospettive di soggiogare le persone e il mondo alle proprie idee e posizioni. Nella prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi, che oggi ascoltiamo, ci viene proprio evidenziata la missione di Cristo. Una missione che si concentra sul tema della morte e risurrezione, sulla Pasqua. Ci istruisce a tal proposito l’Apostolo delle Genti: “Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte.

E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti”.

Gesù Cristo quindi, al centro della redenzione “consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza”. Per cui, “è necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte”. Una regalità per la vita e non per la morte. La morte, infatti, è la negazione della vita, è l’opposto e l’opposizione della vita. Cristo è per la vita e la vita oltre la vita, senza la quale non possiamo parlare di vera vita.

Questo Re, inoltre, si indentifica con il pastore umile, buono ed accorto, perché tutte le sue pecorelle possano trovare conforto e gioia in Lui, e che nessuna di essanon avverta la solitudine dell’esistenza o dello smarrimento, ma solo l’amore che è ricerca e attenzione, come ci rammenta il brano della prima lettura di questa solennità, tratto dal Profeta Ezechiele: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri”.

Il nostro Dio, il nostro Re, è un Dio che va alla ricerca e soffre se anche una sola delle sue pecore dovesse perdersi, smarrirsi, non ritrovare la strada del paradiso. In questa sua affannosa ricerca, se gli uomini non rispondono a questo amore, alla fine c’è la separazione, c’è il giudizio, tra pecore e pecora e tra montoni e capri. Segno evidente che Dio non può fare a meno di emettere il suo verdetto sul nostro comportamento, se non va verso il pentimento, verso la conversione permanente.

Sia questa allora la nostra umile preghiera in questo giorno di lode e ringraziamento al Re dei Re: O Padre, che hai posto il tuo Figlio come unico re e pastore di tutti gli uomini, per costruire nelle tormentate vicende della storia il tuo regno d’amore, alimenta in noi la certezza di fede, che un giorno, annientato anche l’ultimo nemico, la morte, egli ti consegnerà l’opera della sua redenzione, perché tu sia tutto in tutti”.

Concludo questa mia riflessione con una delle espressioni più belle che hanno accompagnato il canto e la preghiera della Chiesa nei secoli: Christus vincit, Christus regnat, Christus, Christus imperat.

E con un saluto finale che fino a non molti anni fa tutti utilizzavamo per salutare i sacerdoti, i parroci: “Cristo, regni!”. “Sempre”.

Regni sempre nella nostra mente, nei nostri pensieri, nel nostro agire, nel nostro vivere quotidiano nella gioia e nella sofferenza che tante volte può interessare la nostra vita e la vita degli altri. Regni il Signore, perché il suo Regno è un Regno d’amore e di gioia, comunque e sempre. Amen

 

 

P.RUNGI. PREGHIERA DEGLI SPOSI

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Preghiera degli sposi

 

Tutti e due gli sposi insieme

 

Dio Tu sei l’amore eterno,

guidaci nel cammino del nostro amore terreno,

affinché nessun tentennamento possa minare

il nostro impegno di vita coniugale

assunto davanti al tuo santo altare.

 

Signore insegnaci ad amarci nell’assoluta fedeltà,

come tu sei stato e sei fedele all’umanità

e alla tua Chiesa, tua sposa amatissima,

fino a sacrificarti per esse sul Calvario.

 

Donaci la capacità di saperci perdonare,

quando nelle nostre fragilità umane e morali

commettiamo gravi errori nei confronti dell’altra parte.

Nessuna debolezza possa costituire per noi

un motivo per non continuare sulla strada dell’amore.

 

Lo sposo o la sposa singolarmente

 

Dammi la forza, umana e spirituale,

per saper dire grazie per il dono della vita,

della famiglia, di ogni gesto di attenzione nei miei confronti

e soprattutto per questa tua creatura

che hai messo al mio fianco perché io possa

camminare sulla strada della santità coniugale.

 

Nessun difetto o limite umano, in me o nell’altro,

sia occasione per distrarmi dai miei doveri

coniugali di amare come Tu ci hai amato.

 

Nei momenti di sconforto, rabbia e delusione,

mai alberghi nel mio cuore odio e risentimento,

ma la mia giornata si concluda sempre

con un gesto di tenerezza ed affetto,

che compensa le tante amarezze e sofferenze.

 

Tutti e due gli sposi insieme

 

Donaci, Signore, la sapienza del cuore,

buoni e santi figli, che sappiano avere in noi

un modello di vita di amore e comprensione,

di dialogo e collaborazione e che ogni giorno

diano un autentico esempio di buona condotta,

di unione e comunione coniugale e familiare,

sul modello di Gesù, Giuseppe a Maria,

la santa famiglia, che ispira la nostra vita. Amen

 

Preghiera composta da padre Antonio Rungi, passionista

Santuario della Civita, 14 novembre 2014.

 

 

P.RUNGI. IL COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 16 NOVEMBRE 2014

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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

16 NOVEMBRE 2014 

Vigilanza e sobrietà in vista dell’eternità 

Commento di padre Antonio Rungi 

Le ultime domeniche dell’anno liturgico sono un forte appello, nella parola di Dio, a guardare avanti e a fissare il nostro sguardo nell’eternità, dove siamo diretti, camminando nel tempo ed aspettando il giorno in cui il Signore ci chiamerà a rendere conto della nostra vita, subito dopo la morte. Poi ci sarà anche il giudizio finale, quello che noi chiamiamo universale in quanto riguarderà tutti e tutto. Nell’attesa gioiosa e non ansiosa di quanto dovrà accadere, noi siamo chiamati a vigilare su noi stessi, vivendo un vita di sobrietà, senza eccessi di nessun genere. Diciamolo con chiarezza, noi non sappiamo né il momento e né l’ora in cui il Signore verrà; per cui dobbiamo essere sempre pronti a rispondere il nostro sì per l’eternità, dal momento che abbiamo detto i tanti nostri sì in questo mondo, scegliendo di vivere dalla parte di Dio e seguendo la morale della nostra fede cristiana. E’ San Paolo Apostolo nella bellissima prima lettera scritta ai Tessalonicesi, in cui tratta appunto il tema della venuta del Signore, a farci riflettere seriamente sul nostro futuro e sul mondo che verrà. Egli scrive: “Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri”. La venuta ultima del Signore è paragonato ad un ladro che va a rubare di notte nelle case delle persone. Non c’è preavviso, ma tutto succede all’improvviso. E quanto più pensiamo di essere al sicuro ed avere certezze di futuro su questa terra, allora dobbiamo maggiormente preoccuparci che non è poi proprio così. L’atteggiamento migliore è quello di attendere la venuta del Signore in uno stato di grazia, uscendo dalle tenebre del peccato e della presunzione di stare a posto e di non aver bisogno di purificazione e conversione. Dobbiamo vivere sempre come figli della luce, perché non apparteniamo alla notte, ma al giorno; non apparteniamo alle tenebre, ma alla luce, perché Dio è luce e in questa luce che noi viviamo e a questa luce dobbiamo aspirare nell’eternità.

E sempre sul tema del secondo avvento del Signore nella storia dell’uomo che si focalizza il testo del Vangelo di oggi, tratto dall’evangelista Matteo, nel quale è riportata la parabola dei talenti che devono fruttificare produce opere buone e di santità, opere di eternità. Che sia poco o che sia molto che abbiamo ricevuto dal Signore, questo non può restare inoperoso, non può non produrre qualcosa, anche il minimo deve rendere, a costo di affidare questo talento alla custodia o all’iniziativa degli altri. L’impegno per il regno di Dio e per la santificazione della nostra vita deve essere costante e personale, deve passare attraverso atti decisionali che non ammettano scusanti o giustificazioni di sorta. Bisogna operare e basta come hanno fatto i servi che hanno ricevuto cinque e due talenti che raddoppiarono nel rendimento. Non è bello e non esprime amore verso il Signore e verso se stessi se, pur avendo ricevuto il minimo, espresso dall’unico talento, invece di farlo fruttificare lo mettiamo a tacere, lo atterriamo, lo nascondiamo e non lo rendiamo visibile agli altri mediante un retto operare. Leggiamolo questo bellissimo brano del Vangelo di questa penultima domenica del tempo ordinario. “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.  Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Il premio della salvezza eterna, Dio ce lo concederà se ci siamo sforzati a far fruttificare tutti  doni ricevuti e poi concretamente fatti crescere e potenziale per il giardino del paradiso.

In altri termini dobbiamo essere come la donna attenta ed oculata di cui ci parla il libro dei Proverbi, nel quale vediamo all’opera la donna volenteroso di operare per la gloria del Signore e per la felicità della propria famiglia. Il programma di santità per donne ed uomini che temono ed amano il Signore sta appunto in questo testo: “Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere

per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani.

Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città”. Fedeltà, carità, timore ed amore di Dio, operosità per il Regno di Dio sono gli standard minimi per essere sulla giusta strada che conduce alla felicità vera e duratura. Non è la bellezza esteriore, né il fascino umano, ma è la bellezza del cuore ed il fascino interiore a rendere l’uomo e la donna capace di parlare il linguaggio verso dell’eternità e di operare in vista di essa. Con queste profonde convinzioni spirituali, possiamo elevare a Dio la nostra supplica, insieme a tutti i fedeli che si raccoglieranno in preghiera nella casa del Signore, in questa domenica penultima dell’anno liturgico: “O Padre, che affidi alle mani dell’uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fa’ che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo giorno, nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno”. Amen

COMMENTO ALLA FESTA DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA DEL LATERANO

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FESTA DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA  CATTEDRALE

DI SAN GIOVANNI IN LATERANO

 

DOMENICA 9 NOVEMBRE 2014

 

Una chiesa viva e coraggiosa nel segno dell’unione.

 

Commento di padre Antonio Rungi, passionista

 

In questa seconda domenica del mese di novembre 2014, celebriamo la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, come  ben sappiamo è intitolata a San Giovanni Battista. E’ la chiesa cattedrale del Vescovo di Roma e come tale ha una funzione simbolica molto importante nel panorama delle chiese costruite fin dai primi secoli del cristianesimo, dopo la pubblicazione dell’editto di Milano dell’Imperatore Costantino, che permise ai cristiani di professare pubblicamente il culto e quindi di realizzare e costruire le chiese, ove radunarsi in preghiera e per celebrare l’Eucaristia.

San Giovanni in Laterano è stata la prima chiesa cattedrale di Roma dove i successori degli apostoli, i vescovi, hanno continuato a svolgere il loro ministero.

In San Giovanni Laterano si sono celebrati concili di grande importanza storica e dottrinale.

La chiesa del Laterano, infatti, è la prima, per data e per dignità, di tutte le chiese d’Occidente. Essa è ritenuta la madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe.   Consacrata da papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santo Salvatore, essa fu la prima chiesa in assoluto ad essere pubblicamente consacrata. Nel corso del XII secolo, per via del suo battistero, che è il più antico di Roma, fu dedicata a san Giovanni Battista; donde la sua corrente denominazione di basilica di San Giovanni in Laterano.

Per più di dieci secoli, i papi ebbero la loro residenza nelle sue vicinanze e fra le sue mura si tennero duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici.

Si comprende quindi il significato di questa festa nella festa domenicale. Andiamo oggi alla sorgente di quella fede, uscita dalle catacombe e dal nascondimento e professata pubblicamente.

La liturgia della parola di Dio di questa domenica ci aiuta ad entrare nel ricordo storico, ma soprattutto nella memoria della fede che non è solo storia del passato, ma vita di oggi della Chiesa di Roma e delle chiese di tutto il mondo.

La preghiera inziale della santa messa di questa festa ci immette nel clima teologico e spirituale più giusto per vivere questa giornata di gioia interiore: “O Padre, che prepari il tempio della tua gloria, con pietre vive e scelte, effondi sulla Chiesa il tuo Santo Spirito, perché edifichi il popolo dei credenti  che formerà la Gerusalemme del cielo”.

Nella prima lettura di oggi, tratta dal profeta Ezechiele l’immagine e la visione del tempio santo di Dio, come luogo di grazia è molto chiara. L’acqua nella Sacra Scrittura indica appunto tutto ciò che è dato gratuitamente dal Signore per la nostra santificazione, che passa attraverso la purificazione. L’acqua del Battesimo ne è il primo importante momento di questo cammino di santificazione nella comunità dei credenti, la chiesa quale popolo in cammino verso i pascoli della rigenerazione interiore e spirituale.Scrive Ezechiele circa le acque del tempio: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Àraba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

E’ evidente il riferimento alla grazia rigenerante del battesimo e di ogni altra grazia santificante ed attuale che opera nel profondo del cuore e della vita del battezzato per portarlo progressivamente, attraverso le vicende dell’esistenza umana, non senza difficoltà, alluvioni spirituali, inondazioni, tracimazioni, distruzione, alla ricostruzione e alla rigenerazione dopo la tempesta e il diluvio distruttivo.

Nella seconda lettura, un brevissimo brano tratto dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, troviamo i concetti fondamentali della chiesa come edificio di Dio, costruito con pietre vive sul basamento che è Cristo. Infatti, scrive l’apostolo ai cristiani di Corinto, richiamando alla loro attenzione, la propria identità di credenti: “Fratelli, voi siete edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi”.

Nel testo del Vangelo di oggi, tratto da San Giovanni, riscontriamo un duplice atteggiamento di Gesù circa la valenza del tempio.

In primo luogo vediamo come il Signore è particolarmente duro verso coloro che avevano fatto del tempio di Gerusalemme, luogo santo per eccellenza di Israele e simbolo della fede, un luogo di commercio e di sfruttamento dell’immagine di Dio per i loro tornaconti economici. Gesù caccia in malo modo quei furfanti, accusandoli di un grave peccato di simonia. Infatti, ci ricorda l’evangelista Giovanni che “si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme”. Qui “trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete”. Descrizione di una situazione incresciosa, inammissibile per il particolare posto. E allora cosa fece? “Fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

Da questo comportamento di Gesù, i discepoli fecero delle riflessioni e trassero delle conclusioni, che Giovanni, presente come sempre in tutta la vita del Maestro, descrive con queste parole: “I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Il conseguente atteggiamento dei Giudei presenti al fatto, fu quello di prendere la parola e rivolgersi direttamente a Gesù, per sapere il suo pensiero. La domanda di circostanza fu:  «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Occasione buona per Gesù per richiamare l’attenzione sulla sua morte e risurrezione. Avvenimenti che accadranno di lì a poco. Dice Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”.

Questo bellissimo brano del Vangelo di Giovanni è davvero un testo che apre il nostro cuore alle speranza e alla gioia cristiana. Non son i templi materiali, le chiese e i santuari, fatti di pietre e oggetti preziosi, ma sono le persone che contano davanti a Dio. La morte, la distruzione, tutto ciò che è negativo troverà la ragione per riscattarsi in vita, in positività, perché Cristo Risorto è il vincitore del peccato e della morte.

Queste fondamentali verità sono annunciate dalla Chiesa e da chi è il primo responsabile in terra di essa: il Romano Pontefice. Ed oggi che celebriamo  la Dedicazione della Chiesa di San Giovanni in Laterano, questo evento ci richiama immediatamente  la figura e la missione del Papa nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.

In questo momento della nostra storia, il Signore ha posto alla guida della sua chiesa, santa e fatta anche di peccatori, Papa Francesco. Per lui, come ci chiede continuamente lo stesso Pontefice, siamo chiamati a pregare e lo facciamo con passione, amore e sincerità con questa mia umile preghiera composta da me per questa ricorrenza annuale:

 

Cristo, Buon Pastore,

che hai scelto alla guida della tua santa chiesa,

Papa Francesco,

assisti il Vescovo di Roma,

perché possa continuare ad annunciare,

nella fedeltà alla tua parola,

il vangelo della gioia e del perdono.

 

Non permettere, o Gesù, Salvatore del mondo,

che le forze del male prevalgano

nei confronti della tua Chiesa,

ma con l’assistenza dello Spirito,

che è Signore e dà la vita,

possa camminare nel mondo

con la forza della vera fede

e con l’energia dell’amore che tutto perdona,

sotto la guida dei pastori che tu hai scelto per amore.

 

Nessuno dei membri della tua chiesa,

sia motivo di sofferenza per il Romano Pontefice,

sulle cui spalle hai messo la responsabilità

di tutto il popolo santo a te consacrato

nel fonte battesimale.

 

Signore Gesù, umile e mite di cuore,

proteggi Papa Francesco,

dall’indifferenza e dall’arroganza di quanti

non sentono il grido dell’umanità sofferente

e non hanno a cuore le sorti delle genti.

 

Conserva, Signore, il nostro amato pastore di Roma,

nella piena salute del corpo e dello spirito,

perché possa continuare a lungo

la sua missione di guida e padre

per quanti cerca con sincerità la verità.

 

Fa che nulla lo turbi e nessuno dei cardinali,

vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi,

seminaristi, laici impegnati nel servizio pastorale,

e fedeli laici sia motivo di interiore sofferenza

per la poca fede e la scarsa adesione al Vangelo dell’amore,

della pace, della giustizia e della fratellanza universale.

 

Maria, la Regina degli apostoli, renda feconda

l’attività missionaria, spirituale e morale

di Papa Francesco, nostro illuminato maestro nella fede

e guida sicura sulle strade del Vangelo che portano al cielo,

nella consapevolezza che si è chiesa sotto la guida

dell’unico Pastore, che è Cristo Signore. Amen

 

 

P.RUNGI.PREGHIERA PER PAPA FRANCESCO

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PREGHIERA PER PAPA FRANCESCO

di padre Antonio Rungi, passionista

 

Cristo, Buon Pastore,

che hai scelto alla guida della tua santa chiesa,

Papa Francesco,

assisti il Vescovo di Roma,

perché possa continuare ad annunciare,

nella fedeltà alla tua parola,

il vangelo della gioia e del perdono.

 

Non permettere, o Gesù, Salvatore del mondo,

che le forze del male prevalgano

nei confronti della tua chiesa,

ma con l’assistenza dello Spirito,

che è Signore e dà la vita,

possa camminare nel mondo

con la forza della vera fede

e con l’energia dell’amore che tutto perdona,

sotto la guida dei pastori che tu hai scelto per amore.

 

Nessuno dei membri della tua chiesa,

sia motivo di sofferenza per il Romano Pontefice,

sulle cui spalle hai messo la responsabilità

di tutto il popolo santo a te consacrato

nel fonte battesimale.

 

Signore Gesù, umile e mite di cuore,

proteggi Papa Francesco,

dall’indifferenza e dall’arroganza di quanti

non sentono il grido dell’umanità sofferente

e non hanno a cuore le sorti delle genti.

 

Conserva, Signore, il nostro amato pastore di Roma,

nella piena salute del corpo e dello spirito,

perché possa continuare a lungo

la sua missione di guida e padre

per quanti cercano con sincerità la verità.

 

Fa che nulla lo turbi e nessuno dei cardinali,

vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi,

seminaristi, laici impegnati nel servizio pastorale,

e fedeli laici sia motivo di interiore sofferenza

per la poca fede e la scarsa adesione al vangelo dell’amore,

della pace, della giustizia e della fratellanza universale.

 

Maria, la Regina degli apostoli, renda feconda

l’attività missionaria, spirituale e morale

di Papa Francesco, nostro illuminato maestro nella fede

e guida sicura sulle strade del vangelo che portano al cielo,

nella consapevolezza che si è chiesa sotto la guida

dell’unico pastore, che è Cristo Signore. Amen

 

Preghiera composta da padre Antonio Rungi

4 novembre 2014

 

 

 

LA MIA LETTERA DI RINGRAZIAMENTO A PAPA FRANCESCO

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Santità, 

Infinitamente grazie per aver voluto inserire nell’Angelus del 2 Novembre 2014, in coincidenza dell’annuale ricorrenza dei Defunti, la mia umile preghiera che avevo composto, qualche giorno prima, al Santuario della Madonna della Civita (Itri-Latina), ove sono di comunità e vivo con i miei confratelli passionisti.

Una preghiera nata dal cuore, anche perché ho ricevuto dai miei genitori (entrambi morti) e dai nonni una grande lezione di spiritualità e di culto dei defunti. Stessa esperienza fatta nel corso della mia lunga vita di religioso e sacerdote passionista. La morte di tante persone a me care, dei miei confratelli, di bambini, di giovani, di papà e mamme di famiglia, di anziani, di poveri e ricchi, di ogni categoria umana, di religiose, mi hanno insegnato a guardare sorella morte con grande speranza e gioia nel cuore.

Non mi aspettavo questo dono dal Signore e questo dono grande da parte sua, carissimo Papa Francesco.

Il Signore ha voluto che il successore di Pietro pregasse con quelle mie parole sgorgate dal cuore e scritte per amore di tutta la chiesa che è pellegrina sulla terra, che si purifica nell’eternità e che gode della visione beatifica del santo Paradiso.

Dirle che mi sono commosso quando mi hanno riferito di questa sua citazione è poco. La gioia è stata grande e questo dono mi auguro di poterlo impiegare per la mia personale santificazione.

50 anni di vita religiosa e 39 di vita sacerdotale, con la responsabilità della mia provincia religiosa napoletana, come Preposito provinciale, dal 2003 al 2007, non sono pochi per capire la grandezza dell’amore di Dio e la nostra miseria umana.

Ringrazio sempre il Signore, la Madonna Addolorata e San Paolo della Croce per quello che mi hanno donato nel corso della mia vita umana, cristiana, consacrata e sacerdotale.

Preghi per me, perché lei è sempre nelle mie umili preghiere, nella celebrazione quotidiana dell’eucaristia. Tutta la chiesa porto nel mio cuore, soprattutto i più poveri e sofferenti come Gesù ci ha insegnato e lei giustamente continua a trasmettere con la sua grande passione per una Chiesa povera, con i poveri e per i poveri.

Con infinita gratitudine e riconoscenza 

Santuario della Civita (Lt)

3 novembre 2014

P.Antonio Rungi, passionista

Ecco il testo della mia preghiera ai defunti recitata dal Papa, durante l’Angelus de 2 novembre 2014.

Dio di infinita misericordia,

affidiamo alla tua immensa bontà

quanti hanno lasciato questo mondo per  l’eternità,

dove tu attendi l’intera umanità,

redenta dal sangue prezioso di Cristo, Tuo Figlio,

morto in riscatto per i nostri peccati.

 

Non guardare, Signore, alle tante povertà,

miserie e debolezze umane,

quando ci presenteremo davanti al tuo tribunale,

per essere giudicati per la felicità o la condanna.

 

Volgi su di noi il tuo sguardo pietoso,

che nasce dalla tenerezza del Tuo cuore,

e aiutaci a camminare sulla strada

di una completa purificazione.

 

Nessuno dei tuoi figli vada perduto

nel fuoco eterno dell’ inferno,

dove non ci può essere più pentimento.

 

Ti affidiamo Signore le anime dei nostri cari,

delle persone che sono morte

senza il conforto sacramentale,

o non hanno avuto modo di pentirsi

nemmeno al temine della loro vita.

 

Nessun abbia da temere di incontrare Te,

dopo il pellegrinaggio terreno,

nella speranza di essere accolto

nelle braccia della tua infinita misericordia.

 

Sorella morte corporale

ci trovi vigilanti nella preghiera

e carichi di ogni bene

fatto nel corso della nostra breve o lunga esistenza.

 

Signore, niente ci allontani da Te su questa terra,

ma tutto e tutti ci sostengano nell’ardente desiderio

di riposare serenamente ed eternamente in Te. Amen

(Padre Antonio Rungi, passionista)

 

 

LA PREGHIERA DELLA GRAZIA

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Preghiera 

GESU’, SORGENTE D’ACQUA VIVA 

Signore, Gesù, sorgente d’acqua viva,

concedi a noi tuoi figli di dissetarci

alla fonte della grazia che continuamente ci doni

nel sacramento del perdono e del tuo corpo

donato per noi.

 

Fa, o Signore, che ogni volta che ci accostiamo

a questi immensi doni del tuo amore per noi,

noi possiamo assaporare la freschezza

del cuore e della mente per continuare a vivere di Te e con Te.

 

Nella verità della nostra vita,

nella trasparenza assoluta del nostro esistere,

non permettere che il male possa albergare

neppure per un istante nelle nostre giornate.

 

Dona la grazia, Signore,

a chi questo dono lo ha rifiutato,

senza rendersi conto della grave perdita

per se stesso e per gli altri.

 

Nella tua misericordia

fa che ogni uomo di questo mondo

possa vivere in amicizia con Te,

attingendo la grazia dal pozzo infinito

della tua parola e della tua eucaristia.

 

Come la Samaritana al pozzo di Giacobbe,

fa che le nostre richieste di grazie, piccole o grandi,

trovino in Te la loro sorgente e in Te il loro termine.

 

Nulla Signore concedici se non è nel tuo volere

e nel tuo progetto d’amore su di noi.

 

Donaci sapienza e intelligenza,

umiltà profonda e coscienza delle nostre colpe,

perché possiamo venire a Te

con la sincera volontà di amare Te

e onorare solo Te,

sorgente di ogni grazia e benedizione. Amen

Preghiera composta da padre Antonio Rungi

Santuario della Civita, 31 ottobre 2014

P.RUNGI. PREGHIERA PER LA CONVERSIONE PERSONALE

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PREGHIERA PER LA CONVERSIONE

 

Convertici  a Te, Gesù,

che sei venuto a chiamare i peccatori

e non i giusti che non hanno bisogno di redenzione.

 

Riconosciamo, Signore, le nostre colpe di oggi

e tutte quelle della vita passata,

vissuta, molte volte, nell’ ipocrisia e nella falsità.

 

Noi abbiamo bisogno del tuo perdono

e della tua misericordia

per sentire quanto è grande il tuo amore per noi,

e quanto tieni poco conto dei nostri  errori,

e delle nostre deviazioni ,

dalla tua santa legge, o Signore.

 

Non abbandonarci, Signore, nella tentazione

di poter fare a meno di Te,

illudendo noi stessi che è possibile

essere felici e vivere senza il tuo sorriso

e dell’abbraccio della tua paternità infinita.

 

Con il tuo aiuto, vogliamo sinceramente

riprendere il cammino che ci porta a Te,

mediante la Penitenza e l’Eucaristia,

sacramenti della nostra continua rinascita spirituale

nel segno della coscienza di quanto poco valiamo

se non siamo ancorati a Te che sei la Via, la Verità e la Vita.

 

Non sia, Gesù,  il nostro pentimento

solo e soltanto esteriore o apparente,

ma tocchi le profondità del nostro essere

e le corde di quell’armonia d’amore

che solo tuo puoi ridonarci, Signore.

 

Convertici a Te, con la tua Parola,

che è luce ai nostri passi,

è forza nel nostro cammino

è consolazione nel nostro patire.

 

Convertici a Te Signore e abbatti in noi

l’orgoglio e la presunzione di essere giusti

come il  fariseo al tempio,

mentre dovremmo batterci sinceramente il petto,

come il pubblicano che non ha avuto

neppure la forza di alzare gli occhi

e lasciarsi illuminare dal tuo volto,

indegno quale era  di avanzare nel tempio,

quale segno di riavvicinamento a Te.

 

Signore, converti il nostro cuore,

la nostra vita,

la nostra storia.

Purifica tutto e lava le nostre colpe

nel tuo sangue prezioso  versato sulla croce per noi.

 

Gesù abbi pietà di noi e non abbandonarci

più nelle nostre illusioni, delusioni e tentazioni.

Amen.

 

Preghiera composta da padre Antonio Rungi

28 ottobre 2014.