Pasqua

PALIANO (FR). E’ MORTO PADRE ANGELO DI BATTISTA, PASSIONISTA

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Paliano (Fr). E’ morto padre Angelo Di Battista, passionista

di Antonio Rungi

All’età di 78 anni, sabato 15 aprile 2017, alle ore 20,05, nel Ritiro di Santa Maria di Pugliano in Paliano (Fr) è morto padre Angelo Di Battista. Padre Angelo di è spento dopo un anno di sofferenza, dovuta ad un tumore maligno che in nove mesi lo ha consumato e portato alla morte. Padre Angelo dell’Addolorata, al secolo Pietro Di Battista, era nato a Roccavivi (L’Aquila), il 18 maggio 1939, da Francesco e Anna Colone. Tra i passionisti entra giovanissimo e dopo gli studi e il noviziato il 15 ottobre del 1955 a Falvaterra emette la professione dei consigli evangelici. Incamminato verso il sacerdozio, dopo gli studi filosofici e teologici, viene ordinato sacerdote a Napoli l’8 giugno 1963. Subito viene immesso nel campo della formazione e già nel 1964 lo si trova a Calvi Risorta come docente di latino e di altre discipline per gli alunni delle scuole medie della scuola apostolica. Il suo progressivo impegno nel campo della formazione prosegue, come quello in campo missionario, apostolico e pastorale. Più volte parroco, il suo più lungo periodo in questo ufficio lo ha trascorso nella parrocchia di Santa Maria Maggiore in Itri (Lt), poi a Ceccano (Fr) a Santa Maria a Fiume ed infine a Paliano dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Consultore alla formazione nel quadrienni 1982-1986 elaborò un articolato progetto di formazione per la Provincia dell’Addolorata (Basso Lazio e Campania), ora Regione, dando dimostrazione non solo di vasta cultura e competenza nel settore, ma anche di sensibilità umana e pastorale. Con gli anni con avanzavano, anche padre Angelo incominciò ad avere seri problemi di salute, fino a quando lo scorso luglio 2016, d’urgenza fu operato di un tumore allo stomaco, che lentamente lo ha portato alla morte. Padre Angelo è stato un sacerdote di ampio impegno nel campo pastorale. E’ stato anche superiore locale più volte in varie parti della Provincia Religiosa. Stimato da tutti, aveva il coraggio delle persone audaci e che non temevano il giudizio degli altri, quando sapeva di essere nel giusto e nella verità. Come tutti, anche lui ha sofferto per tanti motivi. Ed ora la sua sofferenza si è trasformata in gioia. Morire alle vigilia di Pasquale, all’inizio della veglia pasquale è un dono per lui che è volato in cielo, ed un segno per quanti lo hanno conosciuto, appassionato come era per la Congregazione della Passione, di cui era orgoglioso e soffriva tanto quando le cose non andavano. Ottimo scrittore, gli ultimi suoi articoli li ha firmati sul Presenza Missionaria Passionista, di cui è stato sempre un ottimo e valido collaboratore. Ultimo articolo dei suoi studi e approfondimenti culturali è stato dedicato a “Umanesimo e Cristianesimo”. Grazie padre Angelo per quello che hai fatto, ci hai lasciato, trasmesso ed insegnato con la parola, ma anche con l’esempio della vita, nonostante le umane fragilità che tutti gli uomini portano con sé fino alla morte. La sofferenza e la malattia sono spesso strumenti di purificazione per presentarci puri e semplici davanti al Tribunale di Dio, dove tu sei passato già ed hai avuto il premio che meritavi: “Oggi sarai con me in Paradiso”. I funerali di padre Angelo si svolgeranno, con molta probabilità martedì mattina a Paliano. Si attendono conferme in questa direzione. Per ora preghiamo per la sua anima e riposi in pace, nella luce del Cristo Risorto e vicino alla Madonna Addolorata e a San Paolo della Croce, che tanto amava e onorava.

NAPOLI. MESSA IN COENA DOMINI AL CENTRO PENITENZIARIO DI SECONDIGLIANO PRESIEDUTA DA P.RUNGI

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Napoli. Al Centro Penitenziario di Secondigliano la Messa in Coena Domini per i detenuti.

Una rappresentanza di detenuti del Centro Penitenziario di Secondigliano ha partecipato questa mattina, Giovedì santo, 13 aprile 2017, alla Messa in Coena Domini, celebrata nella cappella del penitenziario e presieduta da padre Antonio Rungi, passionista della comunità di Santa Maria ai Monti in Napoli.

Presenti alla celebrazione i cappellani del carcere, il diacono, Sebastiano Mazzara, gli assistenti, le suore, i volontari dell’Associazione La Mansarda, presieduta dal professore Samuele Ciambriello, gli agenti della polizia penitenziaria.

La messa è iniziata alle ore 9,30 ed è terminata dalle 10,30. La parola di Dio è stata proclamata dai detenuti così pure la preghiera dei fedeli è stata letta da uno di loro. Per motivi di tempo è stata omessa la lavanda dei piedi, in quanto oggi era giornata di visita dei parenti ai detenuti ospiti del penitenziario.

L’omelia del sacerdote celebrante  è stata incentrata sul tema della speranza, sulla libertà. sull’amore, sul riscatto, sulla misericordia e la voglia di ricominciare.  I detenuti si sono accostati all’ eucaristia, in quanto e sono seguiti dai cappellani che ne curano la vita spirituale e religiosa all’interno della struttura. E sulla figura del cappellano che è incentrata la pastorale carceraria, il cui ruolo è indubbiamente complesso e richiede, oltre ad una particolare preparazione umana e religiosa, la disponibilità a trascorrere del tempo dietro le sbarre per incontrare, parlare e conoscere i detenuti. Ma la presenza del cappellano  non è soltanto legata “all’annuncio di Cristo”, ma ha anche un risvolto di dimensione umana, di conforto morale e di un rapporto personale con il detenuto. Il cappellano si occupa oggi in modo specifico della cura del culto religioso, che comprende la celebrazione della messa (normalmente il sabato e la domenica a sezioni separate) e del sacramento della confessione ma svolge anche  compiti di assistenza sociale e materiale in questo aiutato dai tanti volontari.

Attraverso la sinergia tra cappellani e volontari, e grazie alla generosa solidarietà di tanta gente comune ma anche di enti ed associazioni si riesce a provvedere alle esigenze concrete dei detenuti, soprattutto di quelli più bisognosi, attraverso la raccolta e la distribuzione del vestiario e delle sigarette, attraverso modesti aiuti finanziari alle loro famiglie e assistendoli anche per il disbrigo delle comuni pratiche amministrative.

Sono varie le associazioni cattoliche che collaborano con i cappellani per l’assistenza ai carcerati e sono circa 150 i volontari impegnati tra le due istituzioni penitenziare di Napoli (Poggioreale e Secondigliano) che accolgono complessivamente qualche migliaia di detenuti.

 

P.RUNGI. PREGHIERA PER LA DOMENICA DELLE PALME E PER LA SETTIMANA SANTA

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Preghiera

O Santa Croce di Cristo

 

Sei qui davanti a me,

o Croce benedetta di Cristo.

Tu che hai accolto

il corpo sanguinante

e morente di nostro Signore

e sei  stato strumento

di supplizio e di morte

del Figlio di Dio,

sei la nostra salvezza e vittoria,

perché sul tuo crudo

e freddo legno

si è offerto l’Amore

che ha salvato il mondo.

Da questa croce

d’amore e di redenzione

partiamo oggi

quali messaggeri di pace

con il ramoscello

d’ulivo benedetto

tra le nostre mani,

per recare al mondo

il lieto annunzio

che Cristo è l’unico

Redentore dell’uomo,

in cui l’umanità vive,

spera e cammina

verso la salvezza eterna.

Amen.

 

(P.Antonio Rungi, Passionista)

P.RUNGI. MEDITAZIONE PER LA DOMENICA DELLE PALME

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DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
DOMENICA 9 APRILE 2017

Palma e Croce i simboli della riconciliazione

Commento di padre Antonio Rungi

Due segni e simboli importantissimi nella liturgia cattolica oggi ci guidano nella riflessione sui testi della parola di Dio di questa domenica delle Palme o di Passione: questi segni sono il ramoscello d’ulivo che benediciamo e che ci scambiamo in segno di pace e la croce, su cui viene inchiodato il salvatore del mondo, nostro Signore Gesù Cristo. L’uno e l’altro segno ci immergono nel mistero della Pasqua e ci offrono l’opportunità di ripensare la nostra vita alla luce di questi due segni distintivi di ogni vero cristiano: la palma e la croce. La palma indica il martirio e la croce è di fatto il martirio. E qui parliamo dell’unico vero martire della storia dell’umanità che è il Figlio di Dio, messo a morte dalla cattiveria dell’uomo. Il vero ed unico innocente della storia oggi si offre a noi nella gioia dell’accoglienza per il suo ingresso in Gerusalemme che, come ci racconta il Vangelo di Matteo, è un’accoglienza festosa e massiccia, data la straordinaria partecipazione del popolo a questo evento di Gesù Messia e Figlio di Davide che entra nella città santa per celebrare la sua nuova, eterna e vera Pasqua.

Nell’esortazione iniziale che il sacerdote rivolge ai fedeli prima della benedizione delle palme ci viene ricordato che l’ assemblea liturgica della Domenica delle Palme “è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima.

Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione”. Ed  un monito ben preciso sul quale è opportuno meditare oggi e nei prossimi giorni, ma soprattutto sempre, specialmente nei momenti della sofferenza e della prova che non mancano in nessuna persona e in tutte le situazioni della vita: Quindi, noi tutti, accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione”.

Accogliere, accompagnare e condividere, sono i tre verbi e le tre azioni che come cristiani siamo chiamati a vivere in questa domenica delle Palme o di Passione e lo facciamo alla luce della parola di Dio che ci parla del sacrificio di Cristo Crocifisso. Ci aiuta in questo nostro impegno spirituale, la preghiera della colletta di questa speciale domenica: “Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione”.

La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, ci presenta l’immagine del messia atteso da Israele con i connotati della sofferenza e dei patimenti. E’ il cantico del servo sofferente di Java scritto dal profeta  Isaia che, tanti secoli prima di Cristo, si immerge nel mistero del dolore e della croce di nostro Signore Gesù Cristo, riportando al centro della nostra preghiera, contemplazione e missione, proprio il Messia Crocifisso: “Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi”. Esattamente tutto quello che patirà Gesù durante il processo, la condanna e il suo viaggio al Calvario, fino a morire sulla croce per l’umanità. E lui non si è tirato indietro, non ha opposto resistenza e come agnello mansueto è andato al Calvario per salvare l’umanità. Egli è l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Egli è Colui che dalla croce si rivolge al Padre per chiedere misericordia e perdono per tutti noi, come ci ricorda il Salmo 21, che Gesù stesso prega sulla croce e fa suo per noi tutti: “Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo. Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori. Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte. Lungo il calvario, ai piedi del Crocifisso si verificheranno esattamente tutte queste. La scrittura è compiuta in tutto per tutto, anche nei minimi particolari di quanto era stato previsto e preventivato circa il vero Messia e Salvatore d’Israele. D’altra parte San Paolo Apostolo, che viene dalla formazione biblica, sapeva e conosceva benissimo i testi sacri riferiti al Messia attesa da Israele e nel suo celebre inno cristologico della Lettera ai Filippesi, fissato in uno dei testi più ricchi, belli ed espressivi del suo epistolario, parla di Gesù in un modo così esplicito, circa la sua natura e la sua missione, che possiamo utilizzarlo nella nostra catechesi sul mistero della passione e morte in croce del Redentore: “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”. Pertanto, in ragione della sua umiltà e della sua oblazione, “ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre”.

Nel racconto della Passione, tratto dall’evangelista Matteo, possiamo, oggi, andare a fondo del mistero del dolore, della croce e della redenzione che Gesù ha portato a compimento nella sua passione e morte in croce. Dal tradimento di Giuda, fino alla morte in croce, l’evangelista ci porta a vivere l’ultimo giorno della vita di Gesù, partendo proprio dall’ultima cena, condivisa con i discepoli nel cenacolo, durante la quale, Gesù, disse apertamente che uno dei dodici l’avrebbe tradito.  Poi l’istituzione dell’eucaristia come memoriale della sua Pasqua. E a seguire tutti gli altri eventi che contrassegneranno la preghiera nell’orto del Getsemani,  l’arresto, il rinnegamento di Pietro, i vari maltrattamenti, il processo, la condanna, il viaggio al calvario, la crocifissione, la morte in croce, la deposizione dalla croce e la sepoltura, in attesa degli eventi che si speravano e si nutrivano fortemente nel cuore di Maria, la sua tenerissima Madre Addolorata, nei suoi discepoli e nella gente nel cui cuore la sofferenza di Gesù aveva suscitato la fede e una risposta d’amore, come il buon ladrone che chiede al Signore che sta per morire ingiustamente, di ricordarsi di lui quando entrerà nel suo regno. E la promessa, divenuta certezza per lui, della misericordia infinita di Dio e della gloria del paradiso.

Sul grande mistero della morte in croce di Gesù c’è poco da dire, scrivere, commentare, illustrare, specificare, andare nei dettagli, fare esegesi e contestualizzare il tutto al tempo, ai luoghi, alle persone, alle situazioni politiche, geografiche o di altra natura, ma c’è una sola cosa da fare: mettersi in ginocchio, pregare, chiedere perdono e soprattutto chiedere la forza di accettare con santa rassegnazione alla volontà di Dio le nostre piccole o grandi croci, le nostre delusioni, le nostre amarezze, la stessa prova della morte di persone care o a noi vicine che, come Gesù, sono salite sul patibolo del dolore e nel silenzio hanno portato la loro croce, fino a morirci, come Gesù, inchiodate su di essa, senza proferire lamento o ribellarsi ai disegni del Cielo. Gesù Crocifisso sia il nostro costante riferimento e soprattutto il nostro vero ed unico maestro nel vivere e morire in amicizia con Dio.

In questo modo, palma e croce potranno camminare insieme, essere portate nelle nostre mani e sulle nostre spalle, non per liberarcene quanto prima, ma valorizzandole come vie vere di salvezza per noi e per i nostri fratelli, come ci ha dato l’esempio Colui che si è abbassato fino a noi e ha portato la croce per tutti noi, Gesù nostro Signore. Amen.

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA IV DOMENICA DI QUARESIMA 2017

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IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)

DOMENICA 26 MARZO 2017

La gioia di una fede vera e sincera

Commento di padre Antonio Rungi

 

Oggi celebriamo la domenica della letizia, della gioia che ci proietta direttamente alla Pasqua. La gioia che ogni cristiano deve per necessità sperimentare e che nasce dalla fede e vive di fede.

I testi biblici di questa quarta domenica di Quaresima, infatti, ci mettono davanti a noi il cammino della gioia che solo chi ha una visione di fede vera e sincera può sperimentare anche nella croce e nella sofferenza.

L’antifona di ingresso della liturgia eucaristica di questa giornata ci invita a rallegrarci con Gerusalemme, a riunirsi in essa quanti l’amano, ad esultare di gioia nel Signore e a superare ogni tristezza e malinconia del cuore, a saziarci del pane della grazia che il Signore ci dona continuamente.

La nostra Gerusalemme è la Chiesa dei credenti ed in essa vogliamo sperimentare la vera gioia che viene dal cielo ed arriva al cielo.

Nel testo della prima lettura di questa domenica, tratto dal primo libro di Samuele, troviamo il racconto dell’elezione di Davide a Re d’Israele. Tra tutti i figli di  Iesse, solo Davide è indicato come il giusto e legittimo Re di Israele, consacrato dallo stesso Samuele, che svolgeva la funzione di profeta e giudice. Chi fosse Davide lo sappiamo da questo testo: era un pastore e come tale la sua attività era stare a curare l’ovile. Dai campi viene chiamato, prelevato e portato al cospetto di Iesse per essere unto e consacrato Re da Samuele. Si comprende facilmente che il testo rimanda alla figura di Cristo, indicato come Figlio di Davide. E Gesù è della discendenza Davidica, come lo era Giuseppe il suo padre putativo. Ma Davide è anche il Pastore e Gesù è il Buon Pastore. Queste due immagini di Re e Pastore riferite a Davide e traslate con un significato molto diverso a Gesù ci inseriscono nel cammino pasquale, che è un evidente richiamo al battesimo, quale sacramento della fede, che ci inserisce in Cristo Re, sacerdote e profeta.

Lo stesso salmo responsoriale, tratto dal Salmo 22, ci ricorda che il Signore è il nostro Pastore, la nostra guida, che ci fa riposare su campi erbosi e ci conduce in porti sicuri, ci guida per giusti cammini e ci porta fuori dalle oscurità del male e del peccato. In questa nuova condizione, noi vivremo al sicuro nella casa di Dio e sperimenteremo gioia e felicità piene.

Nel bellissimo brano della lettera di san Paolo Apostolo agli Efesini, il nostro cuore si apre ad una speranza che trova le sue ragioni nella fede, che è luce e lampada sui nostri passi. Con la fede noi siamo davvero nella luce della grazia di Dio, usciamo fuori dalle secche del peccato, dai blocchi di ogni genere che non ci fanno progredire verso il bene. Se una volta eravamo tenebre, ora, con il battesimo e la conversione, siamo luce e come persone che sperimentano la luce della grazia e della misericordia di Dio, cosa debbono fare? Dobbiamo comportarci come figli della luce, i cui frutti sono elencati da san Paolo con termini precisi: bontà, giustizia e verità. Il cristiano è fedele, è trasparente ed è coerente. Non dice una cosa e poi ne fa un’altra, ma quello che dice lo fa sempre, in pubblico e in privato. I valori morali e tutto ciò che ha attinenza con la risposta personale alla chiamata alla santità vanno integralmente vissuti, senza compromessi alcuni o adattamenti vari. Bisogna svegliarsi dal torpore spirituale e non vivere come cadaveri ambulanti, morti dentro e senza prospettiva di vita e di speranza. In tali condizioni il cristiano non può assolutamente starci, in quanto la sua vita di grazia, illuminata dallo Spirito del Padre, non può essere che una vita di gioia e felicità

Oggi ascoltiamo uno dei testi del vangelo in cui il Signore opera un miracolo eccezionale, quello della guarigione di un cieco nato. Del fatto straordinario ne sono convinti anche i detrattori del Signore: “Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Tutto il racconto ci fa comprendere la progressione del cammino della fede, della luce che è la fede e della vista che è quella interiore. Il miracolo in se stesso è un fatto oggettivo e dimostrabile dalla scienza stessa che classifica l’evento come un fatto inspiegabile in quel momento. Ma si sa che da che mondo è mondo, cioè in base alle conoscenze scientifiche, nessuna persona che è nata cieca, riacquisti la vista con cure e terapie. E’ capitato che si è avuto questo dono mediante l’intervento dall’alto. I limiti della natura sono superati con l’intervento del cielo. Ma al di là del valore in se di questo straordinario miracolo operato da Gesù, tutto il Vangelo di oggi è un forte appello ad affidarsi a Dio, con il vivere la fede e sentirla viva in noi. Il cieco nato, poi guarito, è ogni persona che viene in questo mondo e vi entra con il peccato originale, che il lavacro del battesimo, toglie dando a chi lo riceve il dono della fede, della luce. Una luce che può irradiarsi per tutta la vita o spegnersi progressivamente, non vivendo nella grazia e nell’amicizia di Dio. Chiediamo al Signore che questa luce rimanga sempre accesa nella stanza del nostro cuore e della nostra mente. Concludo questa mia odierna riflessione sulla parola di Dio con questa preghiera scritta da un grande santo convertito dal paganesimo al cristianesimo che è Sant’Agostino:

Signore mio Dio,

Unica mia Speranza,

fà che stanco non smetta di cercarTi,

ma cerchi il Tuo Volto sempre con ardore.

Dammi la Forza di cercare, Te,

che Ti sei fatto incontrare e mi hai dato la Speranza

di sempre più incontrarTi.

Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza:

conserva quella, guarisci questa.

Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza:

dove mi hai aperto, accoglimi al mio entrare,

dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.

Fà che mi ricordi di Te,

che intenda Te, che ami Te.

Grazie, Signore, noi Ti adoriamo e crediamo in Te!

Amen

 

PADRE RUNGI. PREGHIERA PER LA QUARESIMA 2017

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Maria, Vergine della Quaresima

Preghiera composta da padre Antonio Rungi, passionista

 

Maria, Madre della conversione,

in questo tempo di Quaresima,

guidaci nel cammino che porta a Gesù,

unico Salvatore e Redentore dell’umanità.

 

Fa, o Vergine della Quaresima,

che in questi giorni di ascolto, preghiera e penitenza,

ogni uomo, credente nel Vangelo,

e che sa di essere polvere e in polvere ritornerà,

possa sperimentare la misericordia divina

nel sacramento della riconciliazione e del perdono.

 

Nell’assiduo ascolto della Parola di Dio,

nella celebrazione quotidiana della liturgia eucaristica,

nella carità senza limite verso ogni fratello di questa Terra,

possa diventare un vero adoratore di Dio, in spirito e verità.

 

O Maria, Madre del Redentore,

Madre del Cristo ritirato nel deserto,

per pregare, fare penitenza e prepararsi

all’annuncio del suo Regno,

ottienici dal tuo Figlio, Morto e Risorto,

per la nostra salvezza,

la grazia di non abbandonarci nella tentazione,

ma di liberarci da ogni male

e portarci con Lui nell’eternità. Amen

 

 

 

COMMENTO ALLA SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI 2016 DI P.ANTONIO RUNGI

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO C)

Domenica 29 maggio 2016

Gesù Eucaristia è il nostro pane di pellegrini

Commento di padre Antonio Rungi

Oggi celebriamo la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Gesù, che in questo anno giubilare della misericordia assume un particolare significato per tutti noi che  siamo i pellegrini verso l’eternità. Questo pane ci nutre e ci sostiene nel cammino della vita, in quanto Gesù lo ha utilizzato nell’ultima cena, consumata con gli apostoli, in quel giovedì santo in cui istituiva l’Eucaristia e il sacerdozio cattolico. Questa solenne celebrazione si raccorda idealmente e spiritualmente proprio all’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli.

E proprio perché memoriale della Pasqua di morte e risurrezione di Gesù ci accostiamo alla Santissima Eucaristia con il fervore e l’amore necessario, per ricevere il corpo del Signore con lo stesso atteggiamento interiore con il quale la Madonna accolse nel suo grembo il Figlio di Dio, il Corpo vero di Dio.

E’ la tenerezza del nostro cuore, la dolcezza dei nostri sentimenti, la santità personale che rende grande la Santissima Eucaristia nella nostra vita di cristiani.

Nella preghiera iniziale della santa messa di oggi così ci rivolgiamo al Signore con queste parole: “Dio Padre buono, che ci raduni in festosa assemblea per celebrare il sacramento pasquale del Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al sommo bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie, espressione perfetta della lode che sale a te da tutto il creato”. Siamo qui a rendere grazie al Signore per il dono di stesso fatto a noi, mediante il sacrificio della croce, la sua morte e risurrezione. Lui è il vero agnello immolato, sull’altare della croce, per riscattarci dalla nostra colpa originale e metterci sul cammino della santità eucaristica. C’è infatti una santità eucaristica che noi alimentiamo nella partecipazione alla mensa del Signore e mediante l’adorazione eucaristica, che è un mezzo importantissimo per accrescere la nostra vita di fede, carità e speranza. Ci ricorda, infatti, l’apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinzi, l’importanza dell’Eucaristia, sta nel fatto che “ogni volta  che noi mangiamo questo pane e beviamo al calice, noi annunciamo la morte del Signore, finché egli venga”. L’Eucaristia ci fa missionari della misericordia e della speranza cristiana, in un mondo troppo spesso lontano dalla misericordia e per molti versi, senza speranza e prospettive per il domani. Celebrare l’Eucaristia e fare memoria dell’ultima cena, durante la quale Gesù istituì questo sacramento, significa andare alle sorgenti del vero cristianesimo, che non si alimenta di parole e chiacchiere, ma si alimenta della parola che si fa vita per tutti e in particolare per coloro che maggiormente hanno bisogno della salvezza e del perdono di Dio.

Preghiamo nella sequenza di oggi con queste meravigliose espressioni di fede e culto eucaristico: “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev’essere gettato… Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni  nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi,  che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.

Il sacramento dell’Eucaristia è anticipato da Gesù stesso con il miracolo della moltiplicazione dei pani, di cui ci ricorda il vangelo di oggi, che ci porta nel cuore del mistero eucaristico e della salvezza del genere umano.

Gesù infatti, cosa fece in quella circostanza? Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste”.

Scrive San Giovanni Paolo II, nella celebre enciclica sull’eucaristia, Ecclesia de Eucharistia, che “la Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un’intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza”.

Ed aggiunge Papa Giovanni Paolo II, oggi santo: “Dal mistero pasquale nasce la Chiesa. Proprio per questo l’Eucaristia, che del mistero pasquale è il sacramento per eccellenza, si pone al centro della vita ecclesiale. Lo si vede fin dalle prime immagini della Chiesa, che ci offrono gli Atti degli Apostoli: «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere » (2,42).

Nella « frazione del pane » è evocata l’Eucaristia. Dopo duemila anni continuiamo a realizzare quell’immagine primigenia della Chiesa. E mentre lo facciamo nella Celebrazione eucaristica, gli occhi dell’anima sono ricondotti al Triduo pasquale: a ciò che si svolse la sera del Giovedì Santo, durante l’Ultima Cena, e dopo di essa. L’istituzione dell’Eucaristia infatti anticipava sacramentalmente gli eventi che di lì a poco si sarebbero realizzati, a partire dall’agonia del Getsemani. Rivediamo Gesù che esce dal Cenacolo, scende con i discepoli per attraversare il torrente Cedron e giungere all’Orto degli Ulivi. In quell’Orto vi sono ancor oggi alcuni alberi di ulivo molto antichi. Forse furono testimoni di quanto avvenne alla loro ombra quella sera, quando Cristo in preghiera provò un’angoscia mortale « e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra » (Lc 22,44). Il sangue, che aveva poco prima consegnato alla Chiesa come bevanda di salvezza nel Sacramento eucaristico, cominciava ad essere versato; la sua effusione si sarebbe poi compiuta sul Golgota, divenendo lo strumento della nostra redenzione: « Cristo […] venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, […], entrò una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna » (Eb 9,11- 12).

Ci ricorda Papa Francesco nella Bolla di indizione del giubileo della misericordia, al centro del quale c’è una sincera ed autentica riscoperta del dono della Santissima Eucaristia: “Gesù, dinanzi alla moltitudine di persone che lo seguivano, vedendo che erano stanche e sfinite, smarrite e senza guida, sentì fin dal profondo del cuore una forte compassione per loro (cfr Mt 9,36). In forza di questo amore compassionevole guarì i malati che gli venivano presentati (cfr Mt 14,14), e con pochi pani e pesci sfamò grandi folle (cfr Mt 15,37). Ciò che muoveva Gesù in tutte le circostanze non era altro che la misericordia, con la quale leggeva nel cuore dei suoi interlocutori e rispondeva al loro bisogno più vero”.

Nella santissima Eucaristia, noi potenziamo il nostro sguardo di misericordia nei confronti di quanti sperimentano la privazione, il peccato e la debolezza umana. Nell’Eucaristia, troviamo le ragioni più profonde per perdonare a chi ci ha fatto del male e chiedere perdono se siamo stati noi a offendere le persone. E’ nostro fondamentale dovere ed obbligo morale, in una visione eucaristica della nostra vita, fare tesoro di quanto scrive san Matteo nel suo vangelo, riportando uno dei discorsi più impegnativi di Gesù:  “Se stai per presentare la tua offerta all’altare, e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa  contro di te, lascia là il tuo dono, davanti all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello. Poi torna a offrire il tuo dono”(Matteo 5,23-24). Tutto questo è emblematicamente rappresentato oggi in un gesto liturgico divenuto molto importante ed espressivo di comunione e fraternità ed è quello dello scambio di pace prima di ricevere l’Eucaristia.

In questa solennità del Corpus Domini 2016, valorizziamo tutti i vari aspetti eucaristici della celebrazione della santa messa e della processione che si tiene in questo giorno in tutte le parti del mondo, dove i cattolici celebrano il Corpus Domini, per chiedere perdono e dare perdono, sull’esempio di Cristo che dalla croce ha perdonato i suoi crocifissori. La vera celebrazione dell’Eucaristia sta propria nell’essere in comunione con Dio, con i fratelli e con il mondo intero.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA TERZA DOMENICA DI QUARESIMA 2016

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III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

DOMENICA 28 FEBBRAIO 2016

IL FUOCO DELL’AMORE MISERICORDIOSO DI DIO

 

COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI

 

La liturgia della parola di Dio di questa terza domenica di Quaresima è incentrata su alcuni fatti raccontati dalla Bibbia e su alcuni fatti cronaca vera, a sfondo drammatico,  che ci fanno riflettere sul nostro cammino verso la Pasqua., in quanto sono appelli alla conversione e al pentimento che partono da una coscienza in grado di valutare rettamente la propria condotta rispetto al bene.

Nella prima lettura ci viene presentato il roveto ardente, nel vangelo di oggi la riflessione di Gesù sun fatto di cronaca che egli commenta ai fini di una catehesi sulla misericordia, sul perdono e sul senso di peccato che deve riguarda tutti i cristiani, che non possono sentirsi migliori degli altri, perché alcuni mali o tragedie non li hanno toccati. La bontà di una persona o di un popolo non si misura dal fatto o meno sia stato esentato, per caso, per volontà di Dio, da fatti drammatici che ne minavano la credibilità in ordine alla fede e alla morale. Al contrario, nessuno può ritenersi più giusto o piuù santo degli altri e tanto meno più o meno peccatore rispetto ad altri. Il confronto non è su base statistica o su base di valutazioni geografiche, sociologiche o di stato di benessere materiale. Questo confronto è su base strettamente spirituale e religioso. Gesù lo fa intendere con estrema chiarezza nel testo del vangelo di oggi, tratto da San Luca, da cui è opportuno partire, per sviluppare la nostra riflessione sulla parola di Dio di questo tempo di preparazione, penitenza ed attesa. “In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

C’è un altro aspetto importante che il vangelo ci fa considerare: la pazienza infinita di Dio, nell’attendere il nostro pentimento e la nostra sincera conversione interiore del cuore e della mente verso il Signore. La breve parabola riportata da Luca in questo contesto di appello alla conversione, ci aiuta a capire la natura stessa di Dio che è quella dall’amore e della misericordia, che sa attendere fino allìultima istante della nostra esistenza i cambiamenti veri e che contano davvero nella nostra vita.

Ecco il testo della parabola raccontata da Gesù: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Il concetto espresso in questa parabola è molto semplice: se una persona nel campo della fede, della morale e della vita spirituale non porta frutto, questo lo deve preoccupare non solo per questo tempo, ma soprattutto per l’eternità. Il termine tagliare, indica infatti, la esclusione dal regno di Dio. Ma il Signore sa aspettare che ogni persona umana dia almeno il 30% della semina fatta e dell’investimento dei propri talenti e doni in ordine alla salvezza eterna.

L’atteggiamento migliore che possiamo assumere, rispetto a questi valori che contano e ci indicano il percorso della salvezza eterna, è quello che ci suggerisce di assumere l’apostolo Paolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua prima lettera ai Corinzi. Egli si rifà all’esperienza dell’esodo, alla figura del patriarca Mose, per poi approdare a Cristo, unico salvatore e redentore. Ma non tutti giunsero a questa meta e conoscenza di Cristo e alla salvezza che il Figlio di Dio portò a compimento nel mistero della sua morte e risurrezione. Infatti, fa notare l’Apostolo che “la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto”. La lezione che ne deriva da questa tragica traversata del mar rosso e poi del deserto nei 40 anni di trasferimento da una parte all’altra di quel vasto territorio, è chiara: “Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono”.

Quali le conclusioni e le deduzioni logiche da quanto successo al tempo di Mosé e del popolo che vaga nel deserto? “Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere”.

Entrare nel cammino quaresimale in questo anno giubilare è entrare nel cammino dell’esodo, e metterci in ascolto del Dio che si è rivelato a Mosé che ha consegnato ai noi verità assolute, dalle quale non possiamo fuggire via per rincorrere altri dei che non sono il vero Dio che si è rivelato, mediante Mosè, al popolo eletto. Il fuoco dell’amore di Dio e della misericordia del Signore deve invadere la nostra vita, occupare tutti i nostri tempi e spazi dell’esistenza terrena e godere su questa terra ciò che Dio stesso ci ha consegnato come vera gioia e felicità: c’è un solo Dio che è amore e misercordia, che ci ha salvati e redenti nel mistero della Pasqua del suo Figlio, Gesù Cristo, che ha un retroterra storico, biblico e teologico nella prima pasqua che il popolo eletto celebrò in terra straniera, per poi iniziare il suo cammino di liberazione, attraversando il Mar Rosso e il deserto e giungendo alla Terra Promessa. In questo cammino esodale Dio rivelò il suo vero nome: “Io sono Colui che sono”. Questo è il nome di Dio per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione». Anzi a completamento di questa primaria rivelazione il vero nome di Dio è Amore e Misericordia. Quell’amore e misercordia che sperimentiamo ogni volta che noi ci accostiamo al Dio santo e misericordioso, nel chiede a Lui ciò che è necessario alla nostra vera salute, quella spirituale, con la preghiera che sgorga dal nostro cuore, in questo giorno di domenica, dedicato al Signore: “Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia”. Amen.

 

 

Itri (Lt). P.Rungi, teologo morale. Una nuova Via Crucis, la “Via della Misericordia”.

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COMUNICATO STAMPA

Itri (Lt). P.Rungi, teologo morale. Una nuova Via Crucis, la “Via della Misericordia”.

“L’anno giubilare della misericordia ci impegna personalmente ed ecclesialmente, come comunità di credenti, ad approfondire il tema della misericordia”, è quanto scrive, nella introduzione ad un nuovo sussidio di “Preghiere, norme e proposte di catechesi”, per l’Anno Giubilare della Misericordia, padre Antonio Rungi, sacerdote passionista della comunità del Santuario della Civita, in Itri, teologo morale, autore di vari opuscoli di carattere spirituale. “Le modalità sono diverse, dalla catechesi, allo studio e alla preghiera. Molto spazio per raggiungere questo obiettivo, in questo, mio contributo – scrive padre Rungi – è stato dato alla preghiera, che è lo strumento più importante per alimentare nella nostra vita un atteggiamento ed un comportamento davvero misericordioso, secondo il motto del Giubileo della Misericordia: “Misericordiosi come il Padre”. A poche ore dalla chiusura del tempo natalizio, al cui centro della nostra preghiera e della nostra riflessione c’è stato il mistero dell’Incarnazione, ad un mese esatto dall’inizio della Quaresima 2016, dell’Anno Giubilare, ho inteso  ristrutturare la preghiera della Via Crucis tradizionale, con 15 stazioni nuove, intitolandola “La Via della Misericordia- Via Misericordiae”. Le parole di Papa Francesco al riguardo sono adatte per tale scopo. Egli scrive:  “La Quaresima di questo Anno Giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio”.La pubblicazione di questa nuova articolata preghiera viene effettuata in occasione della festa del Battesimo di Gesù, il 10 gennaio 2016, a 30 giorni dal mercoledì delle Ceneri.

V- LA VIA CRUCIS DELLA MISERICORDIA  COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI

(VIA MISERICORDIAE)

SCHEMA DELLE 15 STAZIONI DELLA VIA CRUCIS DELLA MISERICORDIA

01.Gesù Bambino accoglie i pastori nella grotta di Betlemme.

02. Gesù riceve i doni dai sapienti dell’Oriente.

03. Gesù a 12 anni tra i Dottori del Tempio.

04. Gesù rimane sottomesso ai suoi genitori, fino all’inizio della predicazione.

05.Gesù si ritira nel deserto per 40 giorni a pregare e a digiunare.

06. Gesù chiama i discepoli a seguirlo sulla via della croce.

07. Gesù accoglie il pentimento di Pietro, dopo i tre rinnegamenti.

08. Gesù incontra la sua Madre e le pie donne sulla via del Calvario.

09. Gesù perdona l’umanità mentre versa il suo sangue sulla croce per essa.

10. Gesù perdona il ladrone pentito e lo introduce con sé in Paradiso.

11. Gesù affida la Chiesa alla custodia della sua Madre dolcissima.

12.Gesù risorge dai morti e appare a Maria.

13. Gesù invia i discepoli a battezzare e a rimettere i peccati.

14. Gesù ascende al cielo, dove attende l’intera umanità.

15. Maria è assunta in cielo, come Madre di misericordia.

Introduzione

R. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

T. Amen.

R. Recitiamo il Credo apostolico

T. Io credo in Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

R. Dio onnipotente, abbia misericordia di noi. Perdoni il nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

T. Amen.

R. Il Signore c conceda il perdono e l’assoluzione dei nostri peccati e l’estinzione delle nostre pene.

T. Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

Dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 2,5-8)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

(Breve pausa di silenzio e riflessione)

Preghiamo: O Dio, Padre di immensa carità, la tua parola illumini il nostro cammino di conversione, soprattutto in questo tempo di grazia, che è il Giubileo della misericordia, e ci disponga a accogliere il dono del tuo amore e la comunione sempre più profonda con te ed i fratelli, nella piena consapevolezza che siamo peccatori ed abbiamo bisogno del tuo perdono. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Prima stazione:  Gesù Bambino accoglie i pastori nella grotta di Betlemme.

Dal Vangelo di Luca (Lc 2, 8-19)

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:  «Gloria a Dio nel più alto dei cieli  e pace in terra agli uomini che egli ama».  Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che hai illuminato  con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, la mente e il cuore dei pastori che andarono alla Grotta di Betlemme, concedi a noi, che sulla terra lo contempliamo nei suoi misteri, di partecipare alla sua gloria nel cielo. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Seconda stazione: Gesù riceve i doni dai sapienti dell’Oriente.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 2, 1-12)

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».  Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che  con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Terza stazione:  Gesù a 12 anni tra i Dottori del Tempio.

Dal Vangelo di Luca (Lc 2, 41-50)

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo,  fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto,  perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza  e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quarta stazione: Gesù rimane sottomesso ai suoi genitori, fino all’inizio della predicazione.

Dal Vangelo di Luca (Lc 2,51-52)

Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio che nella Santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che per intercessione del tuo Figlio Gesù, della Vergine Madre e di San Giuseppe camminiamo tra le varie vicende del mondo, sempre orientati ai beni eterni.   Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quinta stazione: Gesù si ritira nel deserto per 40 giorni a pregare e a digiunare.

Dal Vangelo di Luca (Lc 4,1-13)

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti:  Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano;  e anche:  essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra».  Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo di proseguire con la forza della tua parola il cammino giubilare, per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla sua conclusione pienamente convertiti e rinnovati nello Spirito. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Sesta stazione: Gesù chiama i discepoli a seguirlo sulla via della croce.

Dal Vangelo di Luca (Lc 5, 1-11)

Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.   Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, che ispiri e compi ogni santo proposito, guida il tuo popolo sulla via della salvezza eterna, e fa’ che i tuoi figli, che si sono consacrati a te abbandonando ogni cosa per seguire Cristo casto, povero e obbediente, con piena fedeltà servano te, nostro Padre, e la comunità dei fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Settima stazione: Gesù accoglie il pentimento di Pietro, dopo i tre rinnegamenti.

Dal Vangelo di Luca (Lc 22, 54-62)

Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente.

Padre nostro…..

Preghiamo – Manda su di noi, Signore, il tuo santo Spirito, perché apra i nostri occhi alla contemplazione del tuo volto; purifichi con la penitenza i nostri cuori e conducendoci all’incontro con il tuo Figlio ci trasformi in sacrificio a te gradito per lodare la tua misericordia e dare testimonianza al tuo Nome santo. Per Cristo nostro Signore.

T.Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Ottava stazione:  Gesù incontra la sua Madre e le pie donne sulla via del Calvario.

Dal Vangelo di Luca (Lc 23, 27-29)

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.

Padre nostro…..

Preghiamo- Dio onnipotente ed eterno, conforto degli afflitti, sostegno dei tribolati, ascolta il grido dell’umanità sofferente, perché tutti si rallegrino di avere ricevuto nelle loro necessità il soccorso della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Nona stazione: Gesù perdona l’umanità mentre muore sulla croce

Dal Vangelo di Luca (Lc 23, 33-34)

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».

Padre nostro…..

Preghiamo- Ricordati, Padre, della tua misericordia; santifica e proteggi sempre questa tua famiglia, per la quale Cristo, tuo Figlio, ha versato il suo sangue sulla croce, in riscatto dei  peccati dell’intera umanità. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Decima stazione:  Gesù perdona il ladrone pentito e lo introduce con sé in Paradiso.

Dal Vangelo di Luca (Lc 23, 39-43)

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!».  Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena?  Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

Padre nostro…..

Preghiamo – Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna,  perché l’umile gregge dei tuoi fedeli  giunga con sicurezza accanto a te,  dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Undicesima stazione: Gesù affida la Chiesa alla custodia della sua Madre dolcissima.

Dal Vangelo di Luca (Lc 19, 25-27)

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Padre, che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce, hai voluto presente la sua Madre Addolorata: fa’ che la santa Chiesa, associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Dodicesima stazione: Gesù risorge dai morti e appare a Maria.

Dal Vangelo di Giovanni ( Gv 20, 11-18)

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

Padre nostro…..

Preghiamo – O Padre, che per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che facciamo memoria della Pasqua di risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto. Egli è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo. Per tutti i secoli dei secoli.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Tredicesima stazione: Gesù invia i discepoli a battezzare e a rimettere i peccati.

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 20, 19-23)

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Padre nostro…..

Preghiamo – O Dio, tu vuoi che tutti gli uomini siano salvi  e giungano alla conoscenza della verità;  guarda quant’è grande la tua mèsse  e manda i tuoi operai,  perché sia annunziato il Vangelo a ogni creatura;  e il tuo popolo, radunato dalla parola di vita  e plasmato dalla forza dei sacramenti,  proceda nella via della salvezza e dell’amore. Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quattordicesima stazione: Gesù ascende al cielo, dove attende l’intera umanità.

Dal Vangelo di Luca (Lc 24, 50-53)

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Padre nostro…..

Preghiamo – Esultiamo di santa gioia,  per il mistero dell’Ascensione al cielo di nostro Signore, poiché in Gesù Cristo asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a Lui, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Egli vive e regna nei secoli, dei secoli.

T. Amen.

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Canto penitenziale

Quindicesima stazione: Maria, assunta in cielo, è Madre di misericordia.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 11,19; 12,1-6.10)

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.  Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

Padre nostro…..

Preghiamo – Dio onnipotente ed eterno,  che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima  l’immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio,  fa’ che viviamo in questo mondo  costantemente rivolti ai beni eterni,  per condividere la sua stessa gloria.  Per Cristo nostro Signore.

T.Amen

R. Abbi pietà di noi, Signore.

T. Abbi pietà di noi.

R. Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Secondo le intenzioni del Sommo Pontefice e per ottenere le indulgenze plenarie.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

Preghiamo

(Si può recitare la Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo)

Canto finale.

Padre Antonio Rungi

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA XXIX T.O. – 18 OTTOBRE 2015

RUNGI2015

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

GESU’ SOMMO ED ETERNO SACERDOTE

INCHIODATO SULLA CROCE PER NOI

Commento di padre Antonio Rungi

Il testo del Vangelo di questa XXIX domenica del tempo ordinario ci immette nel clima del mistero della Passione di Cristo.

Si tratta di un testo chiaro e che riporta parole ben precise pronunciate da Gesù alla presenza dei suoi discepoli che, nei loro discorsi, strada facendo, pensano a distribuirsi i posti più sicuri ed umanamente accattivanti vicino a Gesù, il Maestro. Certo, il Signore vuole tutti i suoi discepoli accanto a se, ma non nella potenza economica e politica di questo mondo. Ci vuole accanto a sé nel momento supremo del suo amore per noi e del suo sacrificio per noi. Ci vuole accanto a lui ai piedi della Croce, insieme a Maria e a Giovanni e forse, con maggiore coraggio, ci vuole accanto a se, come Lui, inchiodati alla croce, inchiodati alle nostre croci.

Ecco il potere regale di Cristo Crocifisso. Ecco il sommo ed eterno sacerdote che è Gesù, che si offre per noi al Padre per riscattarci dai nostri peccati.

Siamo chiamati con Cristo a bere il calice della sofferenza che Egli ha bevuto per la nostra redenzione. Non c’è vero cristiano se non porta la sua croce e segua davvero il Signore.

Purtroppo, non è affatto così. Molti seguono la fede cristiana, senza l’intimo convincimento, cioè che si tratta di ripercorre la strada del Signore, che è anche la strada che porta al Calvario.

Ci sono cristiani che riflettono alla maniera degli apostoli e che si fanno i calcoli, strumentalizzando la stessa fede e la stessa chiesa per finalità umane, economiche, di affermazione, di prestigio.

E ciò non avviene solo tra il clero, i religiosi, i vescovi e a man mano a salire di grado nella scala della gerarchia, ma avviene anche nel laicato cattolico.

Ci sono, infatti, dei laici che invece di servire la Chiesa e Cristo, si servono della Chiesa e di Cristo.

Fanno il discorso utilitaristico e interessato di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, che chiedono a Gesù, senza falsa modestia: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo. Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Gelosia, invidia, arrivismo, distribuzione egualitaria del potere che Gesù poteva dare loro, secondo una falsa concezione, che si erano fatti del Maestro. Gesù replica con una domanda forte e inquietante:  «Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Segue, poi, da parte di Gesù una lezione di straordinaria importanza per tutti, ed è la lezione sul significato dell’autorità, del potere, che va inteso nel senso di servizio, di sacrificio, di rinuncia, di donazione, di croce. Cosa fece allora Gesù? “Li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Il cuore e il centro dell’insegnamento di Cristo sta in questo servizio, portato fino alle estreme conseguenze di consegnarsi liberamente alla morte e alla morte in croce, come, d’altronde, era stato anticipato dai profeti, a partire da Isaia, con i vari carmi del Servo sofferente di Javhè, che, ovviamente sono indirizzati e mirati sulla figura del futuro vero messia di Israele che è Gesù.

Un messia sofferente, maltratto, umiliato e crocifisso. Non un messia potente da un punto di vista economico e militare, ma l’umile agnello immolato sulla croce in riscatto dei nostri peccati. Leggiamo infatti nella prima lettura di oggi: “Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità”.

L’immagine di Gesù Crocifisso emerge in modo prepotente e chiara davanti ai nostri occhi, davanti alla nostra vita, spesso immersa nel peccato e in cerca di soddisfazioni mondane. Quel Crocifisso che ci parla e ci indica la strada della conversione, dell’offerta sacrificale della nostra vita per la causa del vangelo.

Egli, Gesù, il Sommo ed eterno sacerdote si porge a noi con gli occhi della misericordia e del perdono, con il volto della sofferenza, ma soprattutto con il volto dell’amore redentivo. In questo Sommo ed eterno sacerdote dobbiamo confidare, abbandonarci e sperare, come ci ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei che ascoltiamo oggi, come testo della parola di Dio, della seconda lettura di questa domenica: “Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.

Accostiamo con fiducia a Gesù Crocifisso e se il suo dolore non suscita in noi neppure una minima contrizione dei nostri peccati, dei nostri errori ed orrori significa che il nostro cuore è molto lontano dalla compassione e dalla misericordia che il Signore ci vuole donare, facendoci riflettere seriamente sul nostro stile di vita che è contrario alla Croce di Cristo.

Ci sia di esempio, in questo cammino di conversione, un grande santo del secolo dei lumi, san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, di cui oggi ricordiamo il suo passaggio alla gloria del cielo, essendo morto a Roma, nella Casa dei Santi Giovanni e Paolo, al Celio, alle ore 16,45 del 18 ottobre del 1775.

E’ uno dei tanti santi che hanno amato profondamente Gesù Crocifisso, fino al punto tale da esserne infaticabili missionari nell’Italia del secolo che poneva come criterio fondamentale per raggiungere la verità, la sola ragione umane, divenuta il grande tribunale per stabile il vero  dal falso, del bello  dal brutto, il buono dal cattivo.

Gesù, il Crocifisso è questo bene assoluto, perché è un Bene d’infinito amore che si è tradotto con il donare la sua vita interamente per noi.

Egli è davvero il sommo ed eterno sacerdote delle anime nostre, come recitiamo nella preghiera iniziale della santa messa odierna: “Dio della pace e del perdono,  tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione;  concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo il calice della tua volontà e partecipare pienamente alla morte redentrice del tuo Figlio”. Amen.