Papa Francesco

ROSARIO MEDITATO IN ONORE DI SAN PIO – COMPOSTO DA P.ANTONIO RUNGI

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SANTO ROSARIO MEDITATO

IN ONORE DI SAN PIO DA PIETRELCINA

COMPOSTO DA PADRE ANTONIO RUNGI PASSIONISTA

INTRODUZIONE

 

In occasione dell’anno giubilare della misericordia e alla vigilia della festa liturgia di San Pio da Pietrelcina,  ho scritto una speciale preghiera in onore di Padre Pio. Si tratta di uno speciale  “Rosario Meditato”, sul modello del rosario classico in onore della Madonna, nella quale sono ricordati i momenti salienti della vita di padre Pio. La preghiera è strutturata in modo semplice ed è basata su un Pater nostro, 10 Gloria al Padre, un’ Ave Maria per ogni momento della vita del Santo. Sono 20 i momenti indicati in questa preghiera. Tali momenti sono suddivisi per motivi di gioia, motivi di sofferenza, motivi di gloria, motivi di luce: tutti relativi alla vita di San Pio, inquadrati in un contesto di riferimento biblico e cristologico e con precisi riferimenti al pensiero di Padre Pio. A conclusione dei rispettivi cinque momenti o dell’intero rosario in onore di Padre Pio seguono la recita della Salve Regina, soprattutto la Litania e la Preghiera in onore di Padre Pio. Nella litania sono menzionate le qualità morali, umane e spirituali di Padre Pio.

L’idea di dedicare una preghiera articolata e precisa in cui si ripercorressero i momenti salienti della vita di padre Pio da Pietrelcina, come santo della misericordia, parte da molto lontano, ha avuto una prima elaborazione in occasione della beatificazione e poi canonizzazione, per poi arrivare, nella su completezza, nell’anno giubilare della misericordia.

La conoscenza personale di padre Pio quando ero ragazzino è un ulteriore motivo di gioia per me sacerdote passionista, di dedicare a lui, quale maestro di vita spirituale, sacerdotale, di vita consacrata e ministro della riconciliazione, qualcosa di personale, sgorgato dal mio cuore, dopo 41 anni di vita sacerdotale.

Il ricordo di questo santo religioso  è rimasto sempre vivo nella mia mente e nel mio cuore.

Questa preghiera semplice è indirizzata soprattutto a quanti vorranno, attraverso l’itinerario spirituale di padre Pio, riscoprire il dono della fede e dare senso alla propria sofferenza.

Padre Pio da Pietrelcina costituisce, infatti, un forte richiamo alla bontà ed alla purezza dei sentimenti in un mondo contrassegnato dall’indifferenza verso Dio e verso i fratelli.

Un richiamo per bambini, giovani e adulti, ma un richiamo per tutte le categorie di persone a fare della misericordia il centro della vita di ogni credente.

 

Santo Rosario in onore di Padre Pio

 

 Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La preghiera è l’effusione del nostro cuore. Se la preghiera è fatta bene commuove Gesù. La preghiera deve essere insistente perché l’insistenza denota la fede. Il profumo della preghiera non andrà mai perduto.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi. San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

I MOMENTI DELLA GIOIA (Lunedì e Sabato)

 

1. Nel primo momento della gioia ricordiamo:

LA NASCITA E IL BATTESIMO DI PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostoli ai Romani (6,4)

“Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Nel tranquillo paesino di Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio, nasce Francesco, poi Padre Pio. Il bambino viene battezzato il 26 maggio, nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, oggi intitolata a Sant’Anna, dall’economo curato Nicolantonio Orlando. Segnato dalla grazia del sacramento che lo consacra a Cristo re, sacerdote e profeta, Francesco Forgione inizia il suo cammino verso la santità.

Meditiamo sul dono del Battesimo da noi ricevuto, per testimoniarlo nella quotidianità della nostra vita.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La fede illumina l’anima tua. La fede sia la fiaccola che vi guidi sempre. La fede ci illumina verso Gesù. Dio parla a chi tiene le orecchie basse.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua santa chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della gioia ricordiamo:

LA PRIMA COMUNIONE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Marco (14, 22-24)

“Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: <Prendete, questo è il mio corpo>. Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: <Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti>”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il cammino spirituale iniziato da Francesco in tenera età, sotto la guida dei suoi genitori, trova il primo fondamentale momento espressivo nel giorno in cui, per la prima volta, riceve Gesù Eucaristia. Questo primo incontro eucaristico segnerà per sempre la vita del Santo.

Meditiamo sul mistero eucaristico, alla cui sorgente, ogni giorno si alimentò Padre Pio e, sul suo esempio, anche noi poniamoci alla ricerca di Colui che è la nostra vera gioia e la nostra sicura speranza.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Quando stai bene la messa l’ascolti, quando stai male la messa la celebri. Fermati all’altare, Gesù gradirà la tua presenza. Tenete sempre compagnia a Gesù, Egli vi conforterà.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della gioia ricordiamo:

LA CRESIMA DI PADRE PIO

 

Dagli Atti degli Apostoli (2,1-4)

“Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La perfezione della sua fede, Padre Pio la celebra nel dono del sacramento della Cresima ricevuto a 12 anni, il 27 settembre 1899, a Benevento, dalle mani di monsignor Donato Maria Dell’Olio. Essere soldato di Cristo, testimone del suo Vangelo: sono state le parole che hanno accompagnato Padre Pio per tutta la sua vita. Essere dalla parte di Dio, della Chiesa, della verità, vivere la fede fino al martirio, se necessario. Meditiamo sul dono del sacramento della Cresima che abbiamo ricevuto o che ci apprestiamo a ricevere. Allo Spirito Santo, per intercessione di Padre Pio, chiediamo di vivere con coraggio la nostra fede.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

L’anima con lo scudo della fede è inviolabile. Trovando Dio troviamo serenità e pace. Mondate il cuore da ogni passione terrena.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi..

 

4. Nel quarto momento della gioia ricordiamo:

LA PROFESSIONE RELIGIOSA DI PADRE PIO TRA I FRATI CAPPUCCINI

 

Dal Vangelo secondo Matteo (19, 16-22)

“Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: <Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?>. Egli rispose: <Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti >. Ed egli chiese: <Quali?>. Gesù rispose: <Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso >. Il giovane gli disse: <Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?>. Gli disse Gesù: <Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi >. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Ben presto Francesco rivelò una particolare attenzione per le cose di Dio ed avvertì chiaramente la chiamata alla speciale vocazione alla vita consacrata. Il 22 gennaio 1903, a Morcone (Bn) vestì l’abito di San Francesco d’Assisi, tra i frati cappuccini, e prese il nome di Fra Pio. Terminato l’anno del noviziato, il 22 gennaio 1904 emise i voti semplici di povertà, castità ed obbedienza. Professava i voti solenni, legandosi definitivamente all’Ordine dei Cappuccini il 27 gennaio 1907. Meditiamo sul dono della vocazione alla vita consacrata, quale via privilegiata per un cammino nella perfezione della carità, alla quale il Signore, come padre Pio, chiama tanti uomini e donne.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Se ci guardiamo dentro, vediamo la nostra miseria. Domandiamo a Gesù il dono dell’umiltà. Serba intera la purezza del tuo cuore. Sii sempre ed in tutto umile. Sottomessi non significa essere schiavi. La tristezza entra nei cuori attaccati alle cose.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della gioia ricordiamo:

L’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (28, 16-20)

“Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: <Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo>”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Essere sacerdote di Cristo per Padre Pio fu non solo un traguardo importantissimo della sua vita, ma l’inizio di un vero e profondo cammino di assimilazione a Gesù Crocifisso. Quel 10 agosto 1910 nel Duomo di Benevento, per la preghiera e l’imposizione delle mani di monsignor Paolo Schinosi, arcivescovo di Marcianapoli padre Pio viene elevato alla dignità di sacerdote ed inviato tra la gente come pastore attento e premuroso ai bisogni spirituali di tanti fratelli assetati di Dio. Meditiamo sul mistero del sacerdozio cattolico, dono che Gesù Cristo ha fatto alla Chiesa nel Giovedì Santo, alla vigilia della sua Passione e Morte. Meditiamo anche sul nostro sacerdozio comune, donatoci da Cristo nel sacramento della nostra rinascita.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Tutti siamo chiamati da Gesù a salvare le anime. Amiamo il Signore che è amore infinito. Il tempo speso per la gloria di Dio non è mai perso. Siate sempre in pace con la vostra coscienza. Non bisogna mai agire con modi violenti.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia.

E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi..

 

 

I MOMENTI DELLA SOFFERENZA (Martedì e Venerdì)

 

1. Nel primo momento della sofferenza ricordiamo:

IL DONO DELLE STIMMATE DI GESU’ A PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati (6,14-17)

“Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La mattina di venerdì 20 settembre 1918, padre Pio pregando davanti al Crocifisso del Coro della vecchia chiesina di San Giovanni Rotondo (Fg), dove risiedeva dal 28 luglio 1916, ricevette il dono delle stimmate che rimasero aperte, fresche e sanguinanti per mezzo secolo e che scomparvero 48 ore prima di morire. Meditiamo sul mistero del Cristo Crocifisso alla cui scuola si pose padre Pio da Pietrelcina e sul suo esempio, fissando il nostro sguardo sul Crocifisso, valorizziamo la nostra sofferenza in sconto dei nostri peccati e per la conversione dei peccatori.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Vi sono gioie sublimi e dolori profondi. Sulla terra ognuno ha la sua croce. La croce mette l’anima alle porte del cielo.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia.

E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della sofferenza ricordiamo:

LA CALUNNIA SUBITA DA PADRE PIO CON SANTA RASSEGNAZIONE ALLA VOLONTA’ DI DIO.

 

Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (4, 10-13)

“Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La cattiveria degli uomini, la perversione del cuore, la gelosia di persone ed altri fattori permisero che si alimentassero sospetti e calunnie sulla vita morale di padre Pio. Nella sua serenità interiore, nella sua purezza dei sentimenti e del cuore, nella perfetta coscienza di. essere nel giusto, padre Pio accettò anche la calunnia, nell’attesa che i suoi calunniatori uscissero allo scoperto e dicessero la verità. Cosa che avvenne regolarmente. Forte del monito di Gesù, padre Pio di fronte a chi voleva il suo male ricambiò col bene e col perdono le gravi offese ricevute. Meditiamo sul mistero della dignità della persona umana, immagine di Dio, ma anche, tante volte, riflesso del male che si annida nel cuore degli uomini. Sull’esempio di padre Pio sappiamo usare la parola ed i gesti solo per comunicare e trasmettere il bene, mai per offendere e denigrare la gente.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Il silenzio è l’ultima difesa. Facciamo la volontà di Dio il resto non conta. Il peso della croce fa vacillare, la sua potenza solleva.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della sofferenza ricordiamo:

LA SEGREGAZIONE IN SOLITUDINE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (16,14)

“Gesù congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Dopo la sua ordinazione sacerdotale ed in seguito al dono delle stimmate, padre Pio fu più volte segregato nel suo convento per disposizione delle autorità ecclesiastiche. I fedeli accorrevano a lui da ogni parte, perché lo consideravano, già in vita, un santo. I fatti straordinari che si verificavano nella sua vita e che egli cercava di tenere nascosto, appunto per evitare fanatismi e speculazioni, suscitò inquietanti problemi nella Chiesa e nel mondo della scienza. Gli interventi dei suoi superiori come quelli della Santa Sede lo costrinsero ad essere più volte lontano dai suoi devoti e dall’esercizio del ministero sacerdotale, specie della confessione. Padre Pio fu obbediente in tutto e visse quei lunghi periodi di isolamento più strettamente congiunto al suo Signore, nella celebrazione privata della S. Messa. Meditiamo sul mistero della solitudine, che accompagna l’esperienza di Gesù Cristo, lasciato solo, dagli stessi suoi apostoli nel momento della passione, e sull’esempio di Padre Pio cerchiamo di trovare in Dio la nostra speranza e la vera compagnia.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Gesù non è mai senza la croce, ma la croce non è mai senza Gesù. Gesù ci chiede di portare un pezzetto della sua croce. Il dolore è il braccio dell’amore infinito.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime bisognose della tua divina misericordia. Dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

4. Nel quarto momento della sofferenza ricordiamo:

LA MALATTIA DI PADRE PIO

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (8,35-39)

“Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Fin dal noviziato padre Pio iniziò a soffrire strane malattie di cui mai si ebbe un’esatta diagnosi, che non lo lasciarono più per tutta la vita. Ma era egli stesso desideroso di soffrire per amore di Dio, di accettare il dolore quale mezzo di espiazione, per poter imitare meglio Cristo, che nella passione e morte ha salvato gli uomini. Sofferenze che si accentuarono nel corso della vita e che divennero sempre più pesanti verso la fine della sua esistenza terrena.

Meditiamo sul mistero della sofferenza dei nostri fratelli, quelli che portano meglio impresso nel corpo e nello spirito il volto di Gesù Crocifisso.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Un’anima gradita a Dio è sempre in prova. Nelle avverse vicende vi sorregga la misericordia di Gesù.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della sofferenza ricordiamo:

LA MORTE DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 25-30).

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: <<Donna, ecco il tuo figlio!>>. Poi disse al discepolo: <<Ecco la tua madre!>>. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: <<Ho sete>>. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: <<Tutto è compiuto!>>. E, chinato il capo, spirò”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 22 settembre 1968, alle cinque del mattino, Padre Pio celebra la sua ultima messa. Il giorno successivo, alle 2,30, Padre Pio, all’età di 81 anni, muore serenamente pronunciando le parole “Gesù e Maria. Era il 23 settembre del 1968 e la notizia della morte del frate cappuccino di san Giovanni Rotondo si sparse in tutto il mondo, provocando in tutti i suoi devoti un senso di nostalgia, ma anche una profonda convinzione che era morto un santo religioso. Ai suoi solenni funerali partecipano oltre centomila persone.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Non scoraggiatevi se lavorate molto e raccogliete poco. Dio è spirito di pace e di misericordia. Se l’anima si sforza di migliorare Gesù la premia. Appoggiamoci alla croce, troveremo conforto.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

I MOMENTI DELLA GLORIA (Domenica, Mercoledì)

 

1. Nel primo momento della gloria ricordiamo:

L’AMORE FILIALE A PADRE PIO DEI SUOI FIGLI SPIRITUALI

 

Dal Vangelo secondo Giovani (15, 9-14)

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il carisma di questo umile frate, figlio spirituale di San Francesco d’Assisi, determinò un forte vento di spiritualità intorno al Convento di San Giovanni Rotondo, divenuto il faro di luce e di speranza di tante anime in cerca di Dio. Conciliando l’amministrazione dei sacramenti, la celebrazione eucaristica, con la direzione spirituale, padre Pio in oltre 50 anni di vita sacerdotale, sia a contatto con i fedeli e sia nel silenzio del suo convento, ha costituito intorno alla sua figura tante persone timorate di Dio e sinceramente incamminate sulla via del bene. Il riconoscimento del bene che il Venerabile Padre faceva a tutte le anime era confermato da quella famiglia di devoti che giorno dopo giorno si accresceva di nuovi figli spirituali.

Meditiamo sul mistero della spiritualità cristiana e francescana, alla cui scuola ci invita a metterci il nuovo Beato, padre Pio da Pietrelcina.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La vostra casa sia piena di pace. Non temete Dio perché non vi farà alcun male. La pietà è utile a tutti.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

2. Nel secondo momento della gloria ricordiamo:

LA REALIZZAZIONE DELLA CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA PER OPERA DI PADRE PIO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (25,34-40)

“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 9 gennaio 1940 dava l’avvio ad un’opera grandiosa, destinata al sollievo della sofferenza. Si servì, per realizzarla, dei suoi figli spirituali. Sorta con le offerte spontanee e sincere di fedeli d’ogni continente, la Casa Sollievo della Sofferenza s’apriva ai malati il 5 maggio 1956, e in breve diventava un punto di riferimento per curare le malattie del corpo, far sentire ai malati la protezione di Dio, e favorire l’accompagnamento spirituale soprattutto nei momenti più difficile della sofferenza o nei momenti dell’imminente morte.

Meditiamo sul mistero della carità, come servizio ai povere ed ai sofferenti, ma anche quale via privilegiata per vivere e testimoniare la fede. L’assistenza ai malati e la loro cura deve essere, sull’esempio di padre Pio, nelle nostre preoccupazioni ed azioni quotidiane.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Portate Dio ai malati, è la migliore cura. I medici portino amore al letto del malato. L’umiltà e la carità vanno di pari passo. La beneficenza è figlia della provvidenza. La carità è la regina delle virtù.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. Dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

3. Nel terzo momento della gloria ricordiamo:

LA COMPLETA RIABILITAZIONE DI PADRE PIO DOPO LA DURISSIMA PROVA DELLE SANZIONI ECCLESIASTICHE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (16, 20-23)

“In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”:

 

Notizie biografiche di padre Pio

Nel corso della sua lunga vita, padre Pio da Pietrelcina è stato tantissime volte provato nella sua dignità di religioso e sacerdote. Ha accettato tutto per amore e come prova da parte di Dio. Dopo le tante persecuzioni subite a causa di tanti che, volutamente o involontariamente, non credevano in lui, dopo tante proibizioni di celebrare in pubblico, di confessare, di seguire i suoi figli spirituali, venne il giorno in cui il venerabile padre riprese il suo ministero, fortificato ulteriormente nello spirito e maggiormente disponibile alla volontà di Dio in tutto. Era il 16 luglio 1933 quando Padre Pio torna a celebrare la messa in chiesa. Un anno dopo riprende ad ascoltare le confessioni degli uomini e delle donne. Il 10 agosto 1935 Padre Pio celebra in un clima di ritrovata serenità il 25° di sacerdozio.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

L’ingiustizia umana non turbi l’anima vostra. Non vi arrestate mai nella ricerca della verità. La prudenza ha gli occhi, l’amore le gambe. L’amore tutto dimentica e tutto perdona.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

4. Nel quarto momento della gloria ricordiamo:

LA NASCITA E LO SVILUPPO DEI GRUPPI DI PREGHIERA DI PADRE PIO

 

Dagli Atti degli Apostoli (2, 41-48)

“Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone. Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Fin dai primi anni della sua presenza a san Giovanni Rotondo intorno a padre Pio si stringe sempre più numeroso un gruppo di fedelissimi. Era gente di tutti i livelli sociali e di tutte le categorie. Persone che si facevano guidare da questo sacerdote, capace di consigliare, di richiamare, di leggere nelle profondità del cuore umano. I devoti di padre Pio, puntualmente, si ritrovano con il venerabile Padre soprattutto per pregare, ma anche per le opere di bene. Da qui la nascita dei gruppi di preghiera che già durante la vita terrena di padre Pio si diffusero ovunque, seguendo il suo insegnamento e le sue direttive. Oggi si vanno sempre più diffondendo in ogni angolo della terra queste associazioni spontanee che recano il nome del neo-Beato, riconosciute ed apprezzate dalla Chiesa.

Meditiamo sul mistero della preghiera, come esperienza di vicinanza a Dio e come occasione continua per un reale rinnovamento personale. Sull’esempio del Venerabile padre Pio facciamo della preghiera il centro di interesse della nostra vita quotidiana.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

Camminate nella via del Signore, Guardatevi dalle ansie e dalle inquietudini. Abbiate tanta fiducia nella misericordia di Dio. Gesù guarda le disposizioni dei buoni. Dio gradisce il desiderio di volerlo amare.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5. Nel quinto momento della gloria ricordiamo:

LA CANONIZZAZIONE DI PADRE PIO

 

Dalla prima Lettera di San Giovanni Apostolo (3, 1-3)

“Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro”.

 

Notizie biografiche di padre Pio

Il 16 giugno 2002, padre Pio viene proclamato Santo da Papa Giovanni Paolo II. Un evento atteso da tutti i devoti del grande santo fin dal giorno del suo transito alla gloria del Paradiso, avvenuto il 23 settembre 1968. Ora padre Pio è riconosciuto dalla Chiesa un modello di santità per tutti, sia fedeli che sacerdoti e religiosi. Egli è il tramite temporale più vicino alla nostra esperienza di fede per cogliere il vero messaggio spirituale del mistero della misericordia dei Dio-Padre nei confronti dell’umanità.

Meditiamo sul mistero della santità e sull’esempio di padre Pio da Pietrelcina ognuno si impegni a vivere secondo il modello di Gesù Cristo che “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

 

Pensieri spirituali di padre Pio

La gioia del cuore è la vita dell’anima. Camminate con semplicità verso Gesù. Facciamoci santi per stare insieme in Paradiso.

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

I MOMENTI DELLA LUCE

 

  1. 1.     Nel primo momento della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE AMMINISTRA IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (20, 19-23)

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Oltre 40 anni di ininterrotto ministero nel confessionale, tranne la parentesi della proibizione di ascoltare le confessioni, durante il periodo della prova. Tutta la vita di padre Pio è stata impegnata nel donare la misericordia di Dio a chi ricorreva a lui, attraverso la confessione, per ottenere la pace del cuore con il sacramento del perdono.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

“Possiamo proprio dire che Padre Pio è stato un servitore della misericordia. Lo è stato a tempo pieno, praticando, talvolta fino allo sfinimento, “l’apostolato dell’ascolto”. E’ diventato, attraverso il ministero della Confessione, una carezza vivente del Padre, che guarisce le ferite del peccato e rinfranca il cuore con la pace. San Pio non si è mai stancato di accogliere le persone e di ascoltarle, di spendere tempo e forze per diffondere il profumo del perdono del Signore. Poteva farlo perché era sempre attaccato alla fonte: si dissetava continuamente da Gesù Crocifisso, e così diventava un canale di misericordia. Ha portato nel cuore tante persone e tante sofferenze, unendo tutto all’amore di Cristo che si è donato «fino alla fine» (Gv 13,1). Ha vissuto il grande mistero del dolore offerto per amore. In questo modo la sua piccola goccia è diventata un grande fiume di misericordia, che ha irrigato tanti cuori deserti e ha creato oasi di vita in molte parti del mondo” (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

  1. 2.     Nel secondo mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE CELEBRA LA SANTISSIMA EUCARISTIA

 

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (11,23-26)

 

23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me. 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me. 26Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

 

Notizie biografiche di padre Pio

La messa celebrata da padre Pio era il cuore e l’attesa di tutti i devoti che giungevano a San Giovanni Rotondo per partecipare ad essa. Non era una messa normale. Era una messa celebrata da un santo e come tale, ci si immergeva in essa con il cuore e la mente e dalla celebrazione si usciva diversi, pieni di gioia e confortati dall’eucaristia.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

“Rivolgo un saluto a tutti voi, che venite da diversi Paesi e regioni, uniti da grande affetto e gratitudine verso san Pio da Pietrelcina. Gli siete molto grati, perché vi ha aiutato a scoprire il tesoro della vita, che è l’amore di Dio, e a sperimentare la bellezza del perdono e della misericordia del Signore. E questa è una scienza che dobbiamo imparare tutti i giorni, perché è bella: la bellezza del perdono e della misericordia del Signore”(Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

3.      Nel terzo momento della luce ricordiamo:

PADRE PIO CHE ADORA GESU’ SACRAMENTATO

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (4, 23-24)

23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Alla celebrazione eucaristica, padre Pio aggiungeva tantissime ore di adorazione davanti a Gesù Sacramentato, solennemente esposto o semplicemente riposto nel tabernacolo. Oltre al Crocifisso, la santissima eucaristica era il punto focale della sua vita consacrata e sacerdotale. Il tabernacolo gli dava gioia, luce, calore ed amore.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

La preghiera, infatti, è una vera e propria missione, che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. Padre Pio disse che la preghiera è una «forza che muove il mondo». La preghiera è una forza che muove il mondo! Ma noi crediamo questo? E’ così. Fate la prova! Essa – aggiunse – «spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza»…La preghiera, allora, non è una buona pratica per mettersi un po’ di pace nel cuore; e nemmeno un mezzo devoto per ottenere da Dio quel che ci serve. Se fosse così, sarebbe mossa da un sottile egoismo: io prego per star bene, come se prendessi un’aspirina. No, non è così. Io prego per ottenere questa cosa. Ma questo è fare un affare. Non è così. La preghiera è un’altra cosa, è un’altra cosa. La preghiera, invece, è un’opera di misericordia spirituale, che vuole portare tutto al cuore di Dio. “Prendi Tu, che sei Padre”. Sarebbe così, per dirlo in maniera semplice. La preghiera è dire: “Prendi Tu, che sei Padre. Guardaci Tu, che sei Padre”. E’ questo rapporto con il Padre. La preghiera è così. È un dono di fede e di amore, un’intercessione di cui c’è bisogno come del pane. In una parola, significa affidare: affidare la Chiesa, affidare le persone, affidare le situazioni al Padre – “io ti affido questo” – perché se ne prenda cura. Per questo la preghiera, come amava dire Padre Pio, è «la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio». Una chiave che apre il cuore di Dio: è una chiave facile” (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

4.      Nel quarto mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO COME DIRETTORE SPIRITUALE DELLE ANIME

 

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Padre Pio, oltre ad essere un valente ed esperto confessore, era un ottimo padre e direttore spirituale. Tanti i fedeli che si rivolgevano a lui per un consiglio, un’indicazione, una dirittura di marcia nel campo della fede, della morale, della vita di relazione con gli altri. Oltre ai fedeli, erano tantissimi i sacerdoti, i religiosi, i vescovi, le suore, le persone di un certo livello sociale che si facevano guidare da padre Pio nel loro percorso di vita cristiana. E tutti, ma proprio tutti, con grande successo nel campo della vita interiore.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

Era un apostolo, un uomo di Dio. Ma era in coma da tempo, da tempo… I medici dicevano: “Non si sa come ancora riesca a respirare”. Entrò un altro amico prete, si avvicinò a lui e gli parlò. Lui sentiva. “Lasciati portare dal Signore. Lasciati andare avanti. Abbi fiducia, affidati al Signore”. E con queste parole, lui si lasciò andare in pace. Tanta gente ha bisogno, tanti malati, che si dicano loro parole, che si diano carezze, che diano loro forza per portare avanti la malattia o andare incontro al Signore. Chiediamo la grazia di riconoscere la presenza di Cristo nelle persone inferme e in coloro che soffrono; come ripeteva Padre Pio, «il malato è Gesù». Il malato è Gesù. E’ la carne di Cristo”. (Papa Francesco).

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

5.      Nel quinto mistero della luce ricordiamo:

PADRE PIO SINGOLARE DEVOTO DELLA BEATA VERGINE MARIA

 

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-37)

“L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù…. Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio… nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

 

Notizie biografiche di padre Pio

Padre Pio e la Madonna. Non si può immaginare la vita del frate da Pietrelcina senza Maria. E la Madre di Dio tantissime volte si è manifestata a Lui, addirittura accompagnandolo all’altare durante la Santa Messa celebrata nella chiesetta di Sant’Anna. La Madonna della Libera, venerata nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, ha rappresentato indubbiamente il primo riferimento della devozione Mariana del piccolo Francesco Forgione. Un culto che è andato sempre più sviluppandosi negli anni fino a divenire espressione di uno straordinario affetto filiale.  “A Madonnella nostra”, così Padre Pio chiamerà sempre teneramente la protettrice di Pietrelcina. Ma non è solo con questo titolo che Maria viene venerata da Padre Pio.  Anche la Madonna del Rosario di Pompei, e successivamente la Madonna delle Grazie di San Giovanni  Rotondo e la Madonna di Fatima, saranno al centro di un culto Mariano che riveste un ruolo peculiare nella spiritualità del frate francescano.

 

Pensieri spirituali su padre Pio

Il cuore di Dio non è “blindato” con tanti mezzi di sicurezza. Tu puoi aprirlo con una chiave comune, con la preghiera. Perché ha un cuore d’amore, un cuore di padre. È la più grande forza della Chiesa, che non dobbiamo mai lasciare, perché la Chiesa porta frutto se fa come la Madonna e gli Apostoli, che erano «perseveranti e concordi nella preghiera» (At 1,14), quando aspettavano lo Spirito Santo. Perseveranti e concordi nella preghiera. Altrimenti si rischia di appoggiarsi altrove: sui mezzi, sui soldi, sul potere; poi l’evangelizzazione svanisce e la gioia si spegne e il cuore diventa noioso. Voi volete avere un cuore noioso? [La gente: “No!”] Volete avere un cuore gioioso? [“Sì!”] Pregate! Questa è la ricetta.  (Papa Francesco)

 

Padre nostro; 10 Gloria al Padre; 1 Ave Maria.

 

Giaculatorie

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua divina misericordia. E dona santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua chiesa.

 

Regina della pace, prega per noi.

 

San Pio da Pietrelcina, prega per noi.

 

 

Salve Regina

 

 

Litanie in onore di Padre Pio

 

Signore, pietà Signore, pietà

Cristo, pietà Cristo, pietà

Signore, pietà Signore, pietà

Padre Pio…………….. prega per noi

Padre umile

Padre povero

Padre ubbidiente

Padre casto

Padre venerabile

Figlio prediletto del Poverello d’Assisi

Figlio dell’obbedienza

Discernitore dello spirito umano

Uomo della provvidenza

Sacerdote pio

Anima santa

Confessore instancabile

Devoto della Vergine Santa

Mistico della Passione di Cristo

Servo umile e fedele

Amministratore accorto ed oculato

Cuore grande ed immenso di carità

Uomo paziente e misericordioso

Uomo forte e timorato di Dio

Uomo penitente

Uomo gioviale

Uomo della pace

Difensore dei deboli

Religioso osservante della regola francescana

Gloria dell’ordine francescano

Sacerdote fedele a Cristo

Sacerdote fedele alla santa Chiesa

Amico dei cercatori di Dio

Ammonitore dei peccatori

Guida illuminata

Conforto dei cuori affranti

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

perdonaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

ascoltaci, Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

abbi pietà di noi.

 

Prega per noi, o San Pio.

Affinché siamo fatti degni, come te, delle promesse di Cristo.

 

Preghiamo

O Dio, che nel San Pio da Pietrelcina, povero e umile, hai offerto alla tua Chiesa una viva immagine del Cristo crocifisso, concedi a noi, mediante la sua intercessione, di seguire il tuo Figlio nella via della sofferenza e della perfetta carità.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PREGHIERA AL SAN PIO DA PIETRELCINA

 

O diletto figlio di San Francesco d’Assisi e della terra sannita,

che fosti chiamato da Dio

a percorrere la strada stretta dei consigli evangelici

e ad assimilarti, ogni giorno, al mistero del Cristo Crocifisso,

ora che godi della visione beatifica di Dio

concedi ai tuoi devoti

le grazie spirituali di cui hanno bisogno.

Tu sacerdote di Cristo

che hai vissuto nella totale fedeltà a Lui,

concedi anche a noi di essere fedeli

ai nostri impegni cristiani e sociali.

Tu autentico devoto della Madre di Dio

che affidasti a Lei il tuo ministero sacerdotale

concedi a noi tuoi figli spirituali

di amare con la stessa intensità del tuo amore

la Madre di nostro Signore.

Tu che hai amato di intenso amore

la santa Chiesa ed il Sommo Pontefice

concedi ai cristiani del nostro tempo

di difendere dagli attacchi dei nemici di Cristo

la sua sposa castissima.

O San Pio da Pietrelcina

fa di tutti noi, mediante la tua intercessione presso il Signore,

degni discepoli dell’unico Maestro,

alla cui scuola tu hai realizzato il tuo progetto di santità.

Benedici quanti confidano nel tuo patrocinio presso Dio,

difendici dalle insidie del maligno,

proteggi i nostri bambini, i giovani, gli ammalati, gli anziani

e tutti coloro che non contano nella nostra società.

Amen.

 

 

 

 

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO – DOMENICA 25 SETTEMBRE 2016

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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

25 Settembre 2016

Finirà il sistema di vita dei buontemponi. E quando, Signore?

Commento di padre Antonio Rungi

 

Il profeta Amos nel testo della prima lettura di questa XXVI Domenica del tempo ordinario, ha le caratteristiche di un fortissimo rimprovero verso tutti coloro che pensano di godersi la vita, ai danni degli altri, consumando, sprecando beni, cerando solo soddisfazioni e piaceri della carne. Evidentemente il profeta fa il quadro della situazione del mondo in  cui vive, nel quale domina la cultura edonistica, lassista, permissiva, immorale, rispetto a situazioni umane di deprivazione totale, con la mancanza dei beni essenziali della persona. Chi gode e chi soffre; chi sta senza far niente e chi lavora per gli altri; chi mangia, beve e si gode la vita e chi non ha nulla di tutto questo. Il quadro desolante dell’immoralità viene visto come un anticipo della disfatta dei singoli e di chi vive tali esperienza di basso livello etico. E il grido del profeta e la denuncia è chiara: “Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti”.

La conclusione di tutto questo modo di vivere è la deportazione, è l’esilio, è la perdita di ogni sicurezza e di ogni certezza fondata sulle cose della terra. E’ chiaro il riferimento non solo alla realtà temporale di Israele di quel periodo, ma è anche evidente il riferimento all’eternità, a quanto dovrà venire e a quanto succederà a chi non ha vissuto nella legge di Dio, ha fatto solo cattiverie, ha vissuto dissolutamente.

Strettamente agganciato a questa lettura è il vangelo della parabola del ricco epulone, una persona senza nome e senza volto, ma solo con lo stomaco e con il ventre a soddisfare la sua pancia, e del povero Lazzaro, con un nome ed un’identità precisa, anche nella sua condizione di miseria, che si deve accontentare delle briciole di pane che cadono dalla quella mensa assassina di valori umani veri. Il ricco che si gode la vita a sbafo e il povero Lazzaro, pieno di piaghe e di sofferenze fisiche ed umane che deve elemosinare il poco necessario per la sua sopravvivenza, che è lento andare verso la morte. E lo spartiacque di della situazione che si capovolge a favore di Lazzaro e proprio la morte che apre la vita di tutti, poveri e ricchi, belli e brutti, sani ed ammalati, potenti e senza potere, all’eternità. Lì conta davvero quello che uno è stato ed ha fatto sulla terra. Il ricco nell’eternità soffre le pene dell’inferno, in cui entra per la sua libera scelta di non amare Dio e i fratelli, ma di amare egoisticamente se stesso; Lazzaro, il povero mendicante che gode della gioia del paradiso vicino a Gesù, alla Madonna e a tutti santi del premio eterno, quello che conta davvero conquistare e raggiungere anche a costo di mendicare un pezzo di pane, pur di mantenere la propria dignità e non scendere a compromessi di nessuno genere. Non si può non rileggere ed ascoltare attentamente questo straordinario brano del vangelo di Luca, che chiama in causa carità, amore, eternità, inferno, paradiso. In poche parole i novissimi con tutte le considerazione teologiche e dottrinali che si possono fare in merito. In quel tempo, Gesù disse ai farisei:  «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Vorrei sottolineare in questa mia riflessione, quello che è detto dal Signore, qui espresso dal ruolo di Abramo, prima nei confronti dell’uomo ricco e pieno di sé: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti”.

Bisogna fare memoria, bisogna ricordare nella vita il bene che uno riceve e lo tiene tutto per se. Il bene dovrebbe essere diffuso per sua natura, espandersi, aprirsi agli altri, affinché anche gli altri possono avere accesso agli stessi beni. Non a caso un precetto molto chiaro ha attinenza con la nostra fede e la nostra morale: ama il prossimo tuo come te stesso. Se mettessimo attenzione nell’amare gli altri come amiamo noi stessi al mondo non ci sarebbero più cattiverie, ingiustizie, fame, e quanto altro di negativo. Molti dei mali del mondo di oggi e di sempre sono causati dall’egoismo, dalla bramosia delle persone, dall’ingordigia, dall’affarismo, dalla corruzione, dall’attaccamento morboso ai beni del mondo. I bambini muoiono di fame in alcune parti del mondo, per il altre i bambini, figli di un modo di ricchi, hanno il di più e non sono neppure felici. E così nella scala sociale delle varie realtà locali e mondiali. Chi sono i ricchi epuloni che si permettono di tutto e di poi e tanti milioni di mendicanti, come Lazzaro del Vangelo di oggi, che vanno alla ricerca del minimo indispensabile per la loro dignità umana. E quel  minimo gli viene negato proprio da chi ha tutto e il di più, utilizzando i beni comuni.

Questa mentalità assurda difficilmente potrà cambiare, anche se la speranza cristiana ci deve spingere nel credere e nel lavorare per costruire un mondo più giusto, più umano, più rispettoso della dignità di ogni persona umana, anche di chi è costretto a chiedere l’elemosina ai semafori delle nostre città o davanti alle chiese delle nostre parrocchie, spesso invase da persone di colore che bussano al cuore delle nostre sensibilità.

Non lasciamo passare invano le opportunità di fare il bene, senza umiliare chi chiede con dignità e riservatezza, un aiuto ed un sostegno di qualsiasi genere. I ricchi sappiano scendere dal loro piedistallo dell’autosufficienza e dell’arroganza, per condividere con i poveri i loro, non sempre, puliti e retti beni posseduti o avuti in dote. I poveri sappiamo chiedere con umiltà quanto è necessario per loro, nei modi che sono rispettosi dei loro diritti personali.

San Paolo Apostolo nella seconda lettura della liturgia della parola di Dio di questa domenica di fine settembre, scrivendo all’amico Timoteo, nella sua prima lettera indirizzata a questo suo referente spirituale e pastore, parole di grande rilevanza morale ed ecclesiale, raccomandando cose da evitare e cose da farsi, per il bene proprio e per la testimonianza di fede che bisogna dare nel nome di Cristo: “Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen”.

Concludo la mia riflessione con la preghiera della colletta, che è la sintesi di quanto andremo a meditare sui testi sacri, non solo durante la messa domenica, ma ogni volta che arriva l’occasione per farlo e facendolo con cuore sincero e predisposto al bene: “O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri,  mentre non ha nome il ricco epulone; stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi, poni fine all’orgia degli spensierati, e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola, per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno”.

 

 

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO PER DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016

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XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016

Le parabole della misericordia, forte richiamo alla nostra conversione

Commento di padre Antonio Rungi

Il Vangelo di questa XXIV domenica del tempo ordinario è sicuramente quello più adatto e approrpiato ad indicare il cammino della Chiesa in questo anno giubilare della misericordia che sta volgendo al termine. Infatti, è riportato il testo del vangelo di Luca, dedicato alle tre parabole della misericordia: la pecora smarrita e ritrovata; la dragma persona e ritrovata; il figlio perduto e ritornato. Sono le tre parabole che Papa Francesco ha espressamente citato nella Bolla di indizione dell’anno giubilare della misericordia e che hanno e stanno accompagnando la chiesa in questo anno di speciale grazia e perdono di Dio.  ”Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia. Conosciamo queste parabole, tre in particolare: quelle della pecora smarrita e della moneta perduta, e quella del padre e i due figli (cfr Lc 15,1-32). In queste parabole, Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono” (MV, 9). Infatti, il tema dominante in questi racconti esemplari è quello della gioia del ritorno delle persone, degli animali e delle cose. Le tre parabole riguardano, d’altronde, un figlio, cioè una persona umana, una pecora, ovvero un animale; una moneta (una cosa). Possiamo dire che tutto il creato è rappresentato nella gioia e nel ritorno al Signore. Chi gioisce è sempre la persona: il padre che vede ritornare il figlio; il pastore che ritrova la pecora; la donna che ritrova la moneta. Giova di ritrovare e ritrovare le cose e le persone perdute. Tutte queste parabole, insieme ad altre del genere indicano la gioia di Dio Padre per ogni peccatore che si converte e ritorna a Lui, pentito e rinnovato nel suo intimo, con il proposito di non fare le cose che faceva prima. Leggiamo nel Vangelo: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione”. Prosegue il testo del vangelo: “Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”. Ed infine, la gioia del Padre verso tutti: : “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Le considerazioni conclusive del Padre nei confronti del figlio maggiore, un po’ risentito per l’accoglienza: : “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

La festa del perdono, così possiamo definire questo brano del vangelo, che ben si addice a quanto sperimentiamo ogni giorno, quando, con le nostre debolezze e fragilità umane ci allontaniamo da Dio, lo perdiamo letteralmente con il peccato, e se siamo in grado di esaminarci e prendere coscienza dei nostri atti, iniziamo il ritorno, incomincia la conversione, che è sempre una grazia di Dio ed è un’iniziativa di Dio. Il pastore va alla ricerca della pecorella smarrita e non tanto la pecorella va alla ricerca del pastore e dell’ovile; la donna va a cercare la dragma e non la dragma cerca la donna; il Padre attende ed aspetta che il figlio ritorni e scruta l’orizzonte in attesa della sagoma del figlio che si avvii verso di Lui. In poche parole, in tutte le cose del bene umano è sempre Dio a prendere l’iniziativa; mentre in ordine al male è sempre l’uomo che sceglie di suo autonomo percorso di dispersione e di disorientamento. Da queste parabole ci vengono importanti insegnamenti di vita spirituale e morale. Dio vuole sempre il nostro bene e la nostra salvezza; l’uomo non sempre vuole il suo vero bene. A volte si illude di trovare il bene, in ciò che bene non è; anzi è vero e proprio male. Prendere coscienza dei propri errori e sbagli è sempre un dono del cielo e chi lo riceve questo dono deve sentirsi e dirsi benedetto.

Nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro dell’Esodo, vediamo il popolo di Israele in cammino verso la terra promessa, il quale, invece di innamorarsi del vero Dio e seguire la legge divina, segue i suoi capricci e si intestardisce sulle cose non giuste che sente di fare e anche fa contro la volontà e i disegni divini. Dio minaccia punizioni, ma alla fine si rivela per quel che è nella sua stessa natura: bontà e misericordia. La preghiera e l’intercessione di Mosè blocca la punizione di Dio e il popolo che aveva deviato con comportamenti idolatrici, viene salvato e risparmiato: “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo”. Meditando sul grande mistero della redenzione, opera da Cristo con la sua morte e risurrezione, san Paolo Apostolo, nel brano della sua lettera ai Timoteo, che ascoltiamo oggi, ci rammenta un fatto molto importante ai fini della presa di coscienza della nostra identità di cristiani: “Rendo grazie –scrive – a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli”.

Questo cammino di conversione che ha caratterizzato la vita del persecutore dei cristiani e del più grande apostolo e missionario di tutti i tempi ci fa capire quanto potere ha nella nostra vita la grazia di Dio, se la lasciamo operare, senza ostacoli da parte nostra. La gioia di questa conversione di cui ci parla Paolo risulta evidente dal testo; la gratitudine verso il Signore è immensa e l’Apostolo ce la fa toccare con mano, quasi a dirci. Vuoi gioire? Convertiti a Cristo, convertiti a Dio. Questo appello sincero, sentito, carico di umanità e di riconoscenza venga fatto nostro, specialmente in questi ultimi mesi dell’anno giubilare della misericordia e del perdono, e come scrive Papa Francesco: “Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato..Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti” (MV, 2-3).

Sia questa la nostra umile preghiera, in considerazione di quanto abbiamo ascoltato dalla parola di Dio e dal magistero del Papa: “O Dio, che per la preghiera del tuo servo Mosè non abbandonasti il popolo ostinato nel rifiuto del tuo amore, concedi alla tua Chiesa per i meriti del tuo Figlio, che intercede sempre per noi, di far festa insieme agli angeli anche per un solo peccatore che si converte”. Amen.

 

P.RUNGI.COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO. DOMENICA XVII TEMPO ORDINARIO – 24 LUGLIO 2016

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DOMENICA   XVII  DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
DOMENICA 24 LUGLIO 2016

LA PREGHIERA, RESPIRO DELL’ANIMA CHE CERCA DIO

Commento di padre Antonio Rungi

 

La preghiera per un cristiano, ma per tutti i credenti veri di qualsiasi religione, è un mezzo indispensabile per cercare Dio e raggiungerlo nella contemplazione dei divini misteri.

La preghiera è davvero il respiro di ogni anima che anela alla comunione con Dio su questa terra e alla salvezza definitiva nell’eternità.

Il maestro di preghiera per eccellenza è proprio Gesù.

Nel Vangelo di oggi, cogliamo questa richiesta importante del gruppo degli apostoli che si rivolgono al loro Maestro, dicendo: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”.

Bello questo confronto con il precursore, per farci ricordare che anche Giovanni Battista era un uomo di preghiera ed un maestro di preghiera. Gli apostoli come i discepoli del Battista, non chiedono di imparare filosofia, letteratura, medicina, arte, economia, scienze, ma solo e soltanto la teologia spirituale, cioè la preghiera e l’ascesi.

Le scuole cristiane di preghiera nascono proprio con loro: con il Precursore e soprattutto con Gesù, che, oltre ad essere il vero Maestro di come pregare, è anche il Colui che dà i contenuti alla vera preghiera rivolta a Dio.

Da qui la nascita del Padre nostro, la preghiera di Cristo e del cristiano per eccellenza, che fa parte della nostra quotidiana esperienza di comunicare con Dio, attraverso queste bellissime espressioni di fede, di fiducia, di perdono, di pace che tale preghiera racchiude in se.

Questa orazione dovrebbe accompagnare i nostri passi dalla mattina alla sera, raccordandoci con il cuore e la mente con Colui che è davvero il nostro Padre, al Quale dobbiamo l’onore e la lode, per il Quale dobbiamo lavorare in terra, perché venga il suo regno di amore, di giustizia e di pace, con il Quale dobbiamo andare d’accordo, facendo la sua volontà. Al Quale Dio, nostro Padre, dobbiamo innalzare le nostre legittime richieste di dare il pane e il cibo quotidiano a tutti gli esseri umani, senza togliere a nessuno ciò che è necessario alla vita e alla salute. Nel Quale dobbiamo immergerci per chiedere perdono dei nostri peccati e trovare la forza per perdonare a quanti ci hanno fatto del male, rimettendo a loro i debiti, come noi riceviamo da Dio la remissione dei nostri debiti.

A questo Dio, che Gesù ci ha rivelato, come Padre Misericordioso, dobbiamo essere grati e riconoscenti, al Quale chiediamo di non abbandonarci nelle nostre miserie umane, nei nostri errori, peccati e fragilità, e Gli chiediamo di sostenerci nella lotta contro le tentazioni, il male e il demonio, perché possiamo essere davvero degni di essere suoi figli e vivere nella vera libertà di figli di Dio.

Una preghiera, la nostra, che avrà sempre una risposta dal cielo, che spesso con coincide con le nostre attese ed aspettative. Una preghiera che si fa “croce e dolore”, si fa “calvario e sepolcro”, si fa morte e risurrezione.

Ci ricorda Gesù nel brano del Vangelo di oggi, tratto da San Luca: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Chiedere con insistenza per muovere a compassione e tenerezza il cuore di Dio, già tenero e buono nella sua stessa natura ed essenza.

Sicuramente Dio, nella preghiera, vuole continuare con noi un dialogo più esplicito, più aperto, fatto di domanda e risposta, rispetto ad una preghiera silenziosa, senza richieste e senza attese.

Noi abbiamo bisogno di Dio e del suo aiuto, del suo intervento e dobbiamo avere l’umiltà grande di chiedere continuamente ed insistentemente tutto ciò di cui abbiamo bisogno per lo spirito e per il corpo, per noi stessi e per gli altri, per quanti condividono la nostra fede e per tutti gli esseri  umani, perché Dio è Padre di tutti e vuole la conversione di tutti.

Un tema, quella della conversione e del perdono che troviamo esplicitato nel bellissimo brano della prima lettura di oggi, tratto dalla Genesi, in cui patriarca Abramo si fa intermediario tra Dio e il popolo peccatore, gravemente immerso in uno stato di immoralità e di peccato.

Città, come Sodoma e Gomorra, simboli della decadenza morale nell’ambito sessuale e della corruzione, vivono in una condizione di peccato molto grave. E’ Dio stesso che vuole scende dal cielo per verificare la condizione di normalità almeno in un gruppo di persone, per salvare tutti. Alla fine, come leggiamo dal testo della Genesi e dal dialogo che intercorre tra Dio ed Abramo, dalla possibilità di trovare almeno 50 persone giuste, si arriva forse a trovarne uno solo.

Anche in quel caso, Dio perdona tutti per la giustizia di uno solo.

Chiaro riferimento al mistero della salvezza che si compie in Cristo, unico Salvatore del mondo. Solo Dio è il Santo, noi siamo tutti peccatori ed abbiamo bisogno della sua misericordia e del suo perdono.

Per farci capire tutto questo, il Signore, in ogni momento della storia dell’umanità, invia profeti, santi, testimoni, maestri della fede che ci conducono per mano a comprendere l’importanza di stare dalla parte di Dio e non dalla parte del male.

Quest’anno giubilare della misericordia che stiamo celebrando e che Papa Francesco ha indetto, ha un suo preciso scopo: chiedere misericordia a Dio ed essere noi misericordiosi come il Padre.

Non è facile fare come commino di conversione, ma dobbiamo riuscirci a tutti i costi, con noi stessi e dobbiamo aiutare gli altri a farlo.

A tal proposito, ci aiuti quanto scrive l’Apostolo Paolo nel brano della sua lettera ai Colossesi, che ascoltiamo nella liturgia della Parola di Dio di questa XVII domenica del tempo ordinario:  “Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce”.

La nostra salvezza, la nostra riconciliazione, il nostro Paradiso passa attraverso la Croce di Cristo, passa attraverso il Crocifisso.

Capire questo grande mistero della fede del Figlio di Dio che offre la sua vita sulla croce e versa il suo sangue per noi, è il primo passo per pentirsi e inginocchiarsi ai piedi del Crocifisso e dire: Signore perdonami, Signore salvami. Signore portami con te nella pace sconfinata ed eterna del tuo Regno.

Sia questa, allora, la nostra umile preghiera conclusiva con la quale vogliamo sigillare la nostra riflessione in questi giorni di tanto dolore e sofferenza per un’umanità, con tanti morti e vittime del terrore e della follia umana in ogni parte del mondo, questa umanità che ha perso il senso della vita e l’orientamento verso il vero bene: “Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo, nostro fratello e salvatore e donaci il tuo Spirito, perché, invocandoti con fiducia e perseveranza,
come egli ci ha insegnato, cresciamo nell’esperienza del tuo amore”. Amen.

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 17 LUGLIO 2016

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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 17 luglio 2016
Accoglienza, generosità e riconoscenza

Commento di padre Antonio Rungi

 

La liturgia di questa sedicesima domenica del tempo ordinario si apre con la bellissima testimonianza del patriarca Abramo che accoglie con generosità, affetto e bontà alcuni ospiti nella sua casa. In questo testo della Genesi, i tre uomini che si presentarono ad Abramo mentre viaggiavano, potrebbero essere legittamente interpretati come la Santissima Trinità o tre Angeli messaggeri di Dio.

Abramo oltre ad essere esempio di fede, è anche, in questo caso, modello di accoglienza ed amore verso gli altri.

Un esempio a cui dobbiamo ispirarci, soprattutto, oggi, noi credenti del XXI secolo dell’era cristiana, in cui il tema dell’accoglienza di ogni persona è molto predicata e poco praticata.

C’è il rischio della globalizzazione dell’indifferenza, rispetto ai fratelli che sono nel bisogno e nella necessità. Fossero extracomunitari, immigrati, poveri del nostro territorio, ammalati, affamati o qualsiasi altra persona che chiede aiuto e soprattutto chiede di aprire il nostro cuore alle loro reali necessità. A rileggere il brano della prima lettura di questa domenica ci aiuta a capire come dobbiamo comportarsi sempre, di fronte ai reali bisogni di una persona. Certo, qui, nel testo biblico, è ben altra situazione che viene richiamata alla nostra attenzione ed è la presenza e la vicinanza di Dio nella vita del patriarca e nella vita della sua legittima moglie Sara. Una presenza vitale e che si trasforma in dono di vita, di fronte alla sterilità fisica di Sara, che, dopo questo fatto, riceverà il dono del figlio Isacco. Infatti, a conclusione del lauto pranzo fatto dai tre uomini accolti da Abramo in moodo davvero unico, chiesero ad Abramo: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». E’ sempre vero che la generosità del cuore premio sempre. E chi dona con gioia, ricevere sempre cento volte di più quello che dona. Bisogna far tesoro dell’insegnamento di Abramo, che si presenta in questo brano del Libro della Genesi, come l’uomo che ha bisogno di Dio e che una volta che sente di averlo incontrato, dona tutto se stesso per Lui. Da parte sua il Signore che si ferma presso la tenda di Abramo, accolto in un modo così singolare, affettuoso e generoso, non si tiene per sé quello che ha ricevuto, moltiplica all’infinito che che l’uomo gli dona, al punta tale che a quest’uomo dona la cosa più importante che è il dono della paternità, della maternità e della discendenza. Sarà da sterile, diventa feconda a Abramo, da non padre, diventa vero padre con tutti i crismi della legittimità. Non più un padre abusivo o illegittimo o biologico, ma un padre vero e pieno nelle sue funzioni di responsabile della vita del suo figlio, che nascerà e che si chiamerà Isacco. Non più il figlio della schiava, ma il figlio di un matrimonio vero e di una famiglia vera.

Di ospitalità generosa, gioiosa e sincera si parla anche nel Vangelo di oggi, in cui al centro del racconto c’è la visita di Gesù ai suoi amici, Lazzaro, Marta e Maria. Tre fratelli che accolgono Gesù nella loro casa. Tre uomini si presentano ad Abramo, tre persone accolgono Gesù  nella loro abitazione. Il brano del Vangelo di questa domenica è tra quelli più conosciuti ed usati, nell’applicazione concreta di come operare da cristiani o, se possibile, saper conciliare le tante esigenze di essere cristiani, non solo operando, ma soprattutto ascoltando la parola di Dio, con l’essere suoi discepoli nella preghiera, per poi essere operativi, fortificati dal dono della comunione intima e spirituale con il Signore. Marta e Maria sono un duplice modo di vivere da cristiani. Il primo, in modo operativo e concreto; il secondo, in modo contemplativo e ascetico. L’uno e l’altro aspetto della vita di un discepolo si possono integrare e compensare arricchendosi reciprocamente e vicendevolmente. Marta si lamenta con Gesù che vede la sorella, Maria, che sta ai suoi piedi, senza far nulla, mentre c’è molto da fare in casa, soprattutto quando ci sono ospiti così importanti. Quante volte queste cose capitano anche nelle nostre case e nelle nostre famiglie. E l’ospite che viene, invece di essere motivo di gioia e di festa, diventa solo motivo di preoccupazione ed ansia per accoglierlo in modo speciale o eccezionale. Quando il tutto dovrebbe essere fatto con la massima naturalezza e forse dando più importanza non tanto alle cose da preparare, ma al cuore che deve accogliere e la disponibilità delle persone a relazionarsi con l’ospite. Gesù, in fondo, questo fa notare a Marta nel breve dialogo che intercorre tra loro due. Da una parte Marta che si lamenta di Maria e Gesù che fa notare a Marta che quello non è l’atteggiamento migliore per accogliere un ospite. La distrazione che produce l’attivismo eccessivo, allontanano il cuore delle persone da Dio, dalla sua parola. Marta a Gesù: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Gesù a Marta: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

La scelta di Cristo è la parte migliore per ogni cristiano. Le altre cose saranno pure importanti, ma non premiano e danno gioia e serenità come l’essere in ascolto di Dio che parla, mettersi ai piedi di Cristo e comprendere ciò che vuole il Signore da noi. Mettersi, come ci ricorda l’apostolo Paolo, oggi, nel brano della sua lettera ai Colossesi, che ben conosciamo e che ci è di insegnamento: “Sono lieto –egli scrive-  nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi”.

Essere lieti di sopportare ogni prova nella vita per amore di Cristo. Quante sofferenze l’umanità è chiamata ad accettare. Tante dolorosissime prove della vita, come i fatti di cronaca di questi giorni ci richiamano alla mente. Solo una grande fede può accettare certe prove dolorosissime di vedere figli morti ed uccisi, tragedie di ogni tipo. Solo una vera visione della vita che è aperta all’eternità può aiutare a sopportare i tanti dolori e le tante sofferenze che, se, ben inquadrate nel discorso di fede sono la manifestazione attuale di essa nei segni e nei fatti della storia di oggi e di sempre, dove al centro c’è l’uomo che soffre e muore. Nell’immigrato, nel bambino, nell’emarginato, nel povero, in qualsiasi persona debole ed indifesa c’è Lui il Signore, come continuamente tentano a farci capire le tante voci profetiche dei nostri tempi, in primo luogo, Papa Francesco.

Sia questa la nostra preghiera, fratelli e sorelle: “Padre sapiente e misericordioso, donaci un cuore umile e mite, per ascoltare la parola del tuo Figlio che risuona ancora nella Chiesa, radunata nel suo nome, e per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli. Amen.

LA RIFLESSIONE DI PADRE RUNGI PER DOMENICA 3 LUGLIO 2016 – XIV T.O.

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XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Le carezze di un Dio Padre e Madre

Commento di padre Antonio Rungi

E’ significativo in questa XIV domenica del tempo ordinario, aprire la nostra riflessione ed iniziare la nostra omelia con il testo del profeta Isaia, che leggiamo nella prima lettura di questa domenica di inizio luglio 2016: un altro mese dedicato alla misericordia, in quanto è il mese del Preziosissimo Sangue di Gesù.

Infatti, il mese di luglio si è aperto con questa ricorrenza liturgica che ci porta tutti ai piedi della Croce di Gesù, dove si sperimenta davvero l’amore misericordioso di Dio, in quanto Cristo è il vero ed unico volto della misericordia del Padre.  Di un Dio che è Padre e di un Dio che è Madre, amorevole ed accogliente, che spalanca le sue braccia a tutti gli uomini, e tutti consola con la sua parola e con la sua grazia. Perché così dice il Signore: «Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti. Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba. La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».

La consolazione di cui parla Isaia, riferendosi a Gerusalemme, a Israele, è una consolazione del cuore, della mente, di tutto ciò che è espressione di autentica comunione con il Signore. Tale consolazione allontana da noi la guerra, l’odio, il risentimento  e porta la pace, la gioia, la misericordia di Dio nel cuore di chi è disposto a dialogare con Lui nell’amore e nella compassione.

Nessuna vera madre al mondo abbandona i suoi figli alle sorti più tristi della vita, ma si attiva in tutti i modi, perché essi vengano salvaguardati e difesi da ogni male e protetti da qualsiasi pericolo.

Dio è infinitamente più grande del cuore di ogni mamma, ecco perché il profeta Isaia, afferma, riportando le parole del Signore: “Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati”.

Le carezze di Dio, sono le carezze di un vero Padre e di una vera Madre. A volte possono anche lasciare il segno di una prova che va accettata, nella logica della croce e della passione del Figlio Suo.

Quante carezze di Dio, che non sappiamo leggere e discernere nel modo più giusto?

Quante volte queste carezze che fanno male, in un primo momento, si rivelano davvero salutari, per lo spirito e per il corpo, a distanza di tempo? Soprattutto quando rileggendo la nostra vita e la nostra esistenza alla luce del mistero dell’amore misericordioso di Dio, comprendiamo meglio il bene e il male.

Questo amore che decifriamo nei brani della liturgia della Parola di Dio di questa domenica, che è la prima vera domenica estiva, nel senso  delle condizioni  meteorologiche, temporali e sociali in cui ci troviamo a riflettere su di essa.

San Paolo Apostolo nel brano della sua lettera ai Galati è molto esplicito e chiaro nell’esprimere la sua idea, il suo pensiero e la sua sincera aspettativa rispetto al mistero di Cristo: “Quanto a me –egli scrive – non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo”.

Il vanto di ogni cristiano è la croce di Gesù. Non è la vergogna, ma la vera gloria ed esaltazione, in quanto su quella croce è salito il Salvatore del mondo, di cui noi siamo discepoli.

Il cristiano senza la croce di Gesù non è un vero cristiano. Sarà una brava persona, ma non sarà il vero seguace del Divino Maestro, che insegna all’umanità l’amore e il perdono dalla cattedra della Croce.

Non è la cattedra di una università teologica, filosofica, scientifica, è la cattedra dell’amore di Dio che parla a noi mediante il sangue di Cristo, sparso sulla croce per noi, in remissione dei nostri peccati.

Tutti dobbiamo essere stimmatizzati nel cuore, anche se la storia della santità cristiana ci dice che alcune persone hanno ricevuto anche nel corpo le stimmate di Gesù. Penso ad un Francesco d’Assisi, a San Pio da Pietrelcina, a Santa Gemma Galgani e a tanti altri santi che sono stati segnati dalla passione di Gesù anche nel loro fragile corpo.

Il Maestro ci ha insegnato ciò che è essenziale all’essere suo discepolo. A questa scuola di pensiero, unica ed irripetibile nella storia dell’umanità, in quanto si identifica con il Creatore e il Redentore, dobbiamo metterci a servizio, come ci ricorda il brano del Vangelo di oggi, nel quale è raccontata la scelta di altri 72 discepoli, oltre al gruppo ristretto dei Dodici, perché lo precedessero nei luoghi dove Egli stava per recarsi.

Un discepolo che deve preparare al strada al Maestro, deve fare da apripista. In poche parole tutti precursori, come Giovanni Battista, del vero Messia, di Colui che deve fare ingresso nono solo in luoghi e territori, ma soprattutto nel territorio sconfinato e incomprensibile dell’animo umano, dove, spesso, regna incontrastato satana.

La missione dei 72 nuovi discepoli è molto chiara. E’ Gesù stesso a definirla nei contenuti e nella metodologia: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Ecco se mettiamo in pratica, anche noi, noi discepoli di Cristo del XXI secolo dell’era cristiana, terzo millennio di questa bellissima avventura della fede nella storia umana, i risultati arriveranno, come arrivarono per quei 72, i quali, dopo aver espletato il loro compito missionario, con semplicità, senza alcun mezzo, da poveri con i poveri, tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

Gioia e orgoglio, non vanno d’accordo per un uomo di Dio, per un missionario, per un apostolo, consacrato o laico, ma sono in netta opposizione.

E Gesù di fronte alla risonanza, alquanto orgogliosa, dei 72 che relazionarono a Lui, su come era andata la campagna missionaria, dice parole che devono far vibrare i polsi a quanti si assumono ruoli e compiti nella Chiesa, rispondendo ad una precisa chiamata di Dio: “Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli!”.

La vera gioia non sta nel successo apostolico o missionario, nel fare carriera, nel diventare qualcuno, a volte a danno degli altri e calunniando il prossimo, nell’assurgere a posti sempre più importanti e stimati dagli uomini, ma sta in cielo. Lì è la sede vera e definitiva, quella autentica, della vera gioia per un credente, per un discepolo di Gesù.

Sia questa la nostra umile preghiera che rivolgiamo al Signore con fede e profonda convinzione interiore. “O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all’annunzio del tuo regno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita
la tua parola di amore e di pace”. Amen.

 

COMMENTO ALLA DECIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 2016

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X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

 

Domenica 5 giugno 2016

 

Cristo ci riporta alla vita nella sua misericordia infinita.

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La parola di Dio di questa decima domenica del tempo ordinario ci pone di fronte a due miracoli. Uno, narrato nel brano della prima lettura, in cui Dio, attraverso la preghiera di Elia, guarisce un bambino e lo ridona alla sua madre, preoccupata per la sorte del suo figlio; l’altro, narrato dall’evangelista Luca, riguardante la risurrezione del figlio di una vedova di Nain, di cui non si sa il nome né del bambino e né della madre. Due miracoli che attestano la potenza di Dio sul dolore, sulla malattia e sulla morte. Drammatico il racconto del primo miracolo, ma anche aperto alla speranza e alla fiducia in Dio. Il protagonista è sempre il Signore, ma l’intermediario tra Dio e la madre del bambino, che praticamente era morto, è il profeta Elia. Potremmo cogliere dal testo biblico, quasi un interesse privato in atto di ufficio, visto che il profeta chiede al Signore la guarigione del piccolo, perché deve essere ospitato da questa vedova di Sarepta. Invece non è affatto così. L’uomo di Dio si rivolge a Lui, perché mosso dalla sofferenza di quella donna, già senza marito ed ora senza figlio. Possiamo vedere la compassione del profeta verso questa vedova che, in un momento così difficile, trova nell’uomo di Dio il motivo di riprendere a sperare e a vivere con il figlio, praticamente morto. Bellissimo, intenso e pieno di significati spirituali, umani e religiosi il brano tratto dal primo libro dei Re, in cui è riportata questa prima risurrezione nell’Antico testamento: “In quei giorni, il figlio della padrona di casa, [la vedova di Sarepta di Sidòne,] si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. Allora lei disse a Elìa: «Che cosa c’è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?». Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. Quindi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo». Il Signore ascoltò la voce di Elìa; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elìa prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elìa disse: «Guarda! Tuo figlio vive». La donna disse a Elìa: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità».

E’ interessante notare come dopo la guarigione del figlio, la vedova di Sarepta riprende il discorso della fede in Dio e della piena fiducia nel Signore. Certo, di fronte alla morte di un figlio, qualsiasi vera madre terrena resta interdetta di fronte ad un dramma del genere e, come spesso capita, anche ai nostri giorni, molte mamme e padri che forse non hanno una fede solida, in queste circostanze si allontanano da Dio e dalla Chiesa, perché pensano che il Signore non sia stato vicino a loro. Come è difficile capire la logica della croce e della morte, Solo chi si immerge nella spiritualità della croce e della passione di Cristo, può capire il grande mistero del dolore e della morte, non solo delle persone anziane e delle madri, ma soprattutto della morte dei giovani e dei figli. D’altra parte chi sale sul patibolo della croce è Gesù, giovanissimo. E Maria, ai piedi di croce, sta a lì a soffrire e vedere morire il suo figlio, il Figlio di Dio, l’innocente in senso assoluto e pieno. Ecco il grande mistero del dolore e della morte, che non è mai fine a se stesso, ma è aperto alla vita e alla risurrezione. Uno scenario completamente diverso quello che si presenta agli occhi di Gesù a Nain. Si tratta di un funerale di un bambino e nel corteo che porta il corpo senza vita del fanciullo al cimitero c’è la madre del bambino morto, anche lei una vedova. La scena straziante muove a compassione Gesù che fa fermare il corteo e si dirige verso la bara, nella quale è deposto il ragazzo appena morto. San Luca, concentra la sua attenzione propria sulla mamma del fanciullo e descrive il comportamento di Gesù in quella circostanza drammatica, che lascia poco spazio alla speranza. “Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Due importanti elementi vanno sottolineati. Gesù si rivolge a quella madre straziata dal dolore della perdita del figlio con questo monito: “Non piangere”. La presenza di Gesù è motivo di allontanare la morte e il dolore più atroce nel cuore di quella madre. E’ come per lei, così per tutti nella vita. Nei momenti più dolorosi della nostra esistenza c’è questa voce amica di Gesù che ci dice: Non piangere, ci sono io. E dove ci sono Io c’è la vita e non la morte, c’è la gioia e non il dolore. La risurrezione prevale sulla morte, la bara vuota del risorto, rispetto al sepolcro pieno di morti di ogni genere, di quelli morti naturalmente e per cause naturali e di quelli morti per violenza come nel caso di Gesù e di tanti martiri innocenti e di persone uccise a tradimento, nelle guerre, nella nostra società violenta. Quel dolore di mamma si rinnova oggi nel cuore di tante madri che vedono morire i figli o figli che restano senza madri e padri, come stiamo vedendo in questi terribili giorni di violenza in Italia, nel mondo, nella questione dei profughi che muoiono nel mar mediterraneo e tanti altri fatti di sangue. Nessuno di questi bambini morti per violenza ritorna in vita, lasciando nel nostro cuore di persone sensibili uno smarrimento ed uno sconforto, che solo la fede nella risurrezione finale può attenuare.

Dalla risurrezione dalla morte corporale alla risurrezione dalla morte spirituale, il parallelismo è immediato e spontaneo. Questo parallelismo della doppia risurrezione, quella fisica e quella spirituale, si comprende alla luce del brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati, nel quale l’Apostolo delle genti racconta della sua conversione, della sua risurrezione interiore: “Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore”.

Come per Paolo, così per tutti, se ci rendiamo disponibili alla grazia di Dio ed abbiamo fede in Lui, tutto cambia in meglio nella nostra vita. Nulla può renderci tristi, farci soffrire e piangere, neppure la morte dei propri cari più cari, ma tutto diventa luce e speranza, guardando con passione a colui che è la vera risurrezione: Gesù Cristo, nostra vita e nostra gioia infinita. Sia questa la nostra umile, ma sentita preghiera che rivolgiamo al Signore in questo giorno di festa: O Dio, consolatore degli afflitti, tu illumini il mistero del dolore e della morte con la speranza che splende sul volto del Cristo;  fa’ che nelle prove del nostro cammino restiamo intimamente uniti alla passione del tuo Figlio,  perché si riveli in noi la potenza della sua risurrezione. Amen.

 

COMMENTO ALLA SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI 2016 DI P.ANTONIO RUNGI

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO C)

Domenica 29 maggio 2016

Gesù Eucaristia è il nostro pane di pellegrini

Commento di padre Antonio Rungi

Oggi celebriamo la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Gesù, che in questo anno giubilare della misericordia assume un particolare significato per tutti noi che  siamo i pellegrini verso l’eternità. Questo pane ci nutre e ci sostiene nel cammino della vita, in quanto Gesù lo ha utilizzato nell’ultima cena, consumata con gli apostoli, in quel giovedì santo in cui istituiva l’Eucaristia e il sacerdozio cattolico. Questa solenne celebrazione si raccorda idealmente e spiritualmente proprio all’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli.

E proprio perché memoriale della Pasqua di morte e risurrezione di Gesù ci accostiamo alla Santissima Eucaristia con il fervore e l’amore necessario, per ricevere il corpo del Signore con lo stesso atteggiamento interiore con il quale la Madonna accolse nel suo grembo il Figlio di Dio, il Corpo vero di Dio.

E’ la tenerezza del nostro cuore, la dolcezza dei nostri sentimenti, la santità personale che rende grande la Santissima Eucaristia nella nostra vita di cristiani.

Nella preghiera iniziale della santa messa di oggi così ci rivolgiamo al Signore con queste parole: “Dio Padre buono, che ci raduni in festosa assemblea per celebrare il sacramento pasquale del Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al sommo bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie, espressione perfetta della lode che sale a te da tutto il creato”. Siamo qui a rendere grazie al Signore per il dono di stesso fatto a noi, mediante il sacrificio della croce, la sua morte e risurrezione. Lui è il vero agnello immolato, sull’altare della croce, per riscattarci dalla nostra colpa originale e metterci sul cammino della santità eucaristica. C’è infatti una santità eucaristica che noi alimentiamo nella partecipazione alla mensa del Signore e mediante l’adorazione eucaristica, che è un mezzo importantissimo per accrescere la nostra vita di fede, carità e speranza. Ci ricorda, infatti, l’apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinzi, l’importanza dell’Eucaristia, sta nel fatto che “ogni volta  che noi mangiamo questo pane e beviamo al calice, noi annunciamo la morte del Signore, finché egli venga”. L’Eucaristia ci fa missionari della misericordia e della speranza cristiana, in un mondo troppo spesso lontano dalla misericordia e per molti versi, senza speranza e prospettive per il domani. Celebrare l’Eucaristia e fare memoria dell’ultima cena, durante la quale Gesù istituì questo sacramento, significa andare alle sorgenti del vero cristianesimo, che non si alimenta di parole e chiacchiere, ma si alimenta della parola che si fa vita per tutti e in particolare per coloro che maggiormente hanno bisogno della salvezza e del perdono di Dio.

Preghiamo nella sequenza di oggi con queste meravigliose espressioni di fede e culto eucaristico: “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev’essere gettato… Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni  nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi,  che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.

Il sacramento dell’Eucaristia è anticipato da Gesù stesso con il miracolo della moltiplicazione dei pani, di cui ci ricorda il vangelo di oggi, che ci porta nel cuore del mistero eucaristico e della salvezza del genere umano.

Gesù infatti, cosa fece in quella circostanza? Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste”.

Scrive San Giovanni Paolo II, nella celebre enciclica sull’eucaristia, Ecclesia de Eucharistia, che “la Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un’intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza”.

Ed aggiunge Papa Giovanni Paolo II, oggi santo: “Dal mistero pasquale nasce la Chiesa. Proprio per questo l’Eucaristia, che del mistero pasquale è il sacramento per eccellenza, si pone al centro della vita ecclesiale. Lo si vede fin dalle prime immagini della Chiesa, che ci offrono gli Atti degli Apostoli: «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere » (2,42).

Nella « frazione del pane » è evocata l’Eucaristia. Dopo duemila anni continuiamo a realizzare quell’immagine primigenia della Chiesa. E mentre lo facciamo nella Celebrazione eucaristica, gli occhi dell’anima sono ricondotti al Triduo pasquale: a ciò che si svolse la sera del Giovedì Santo, durante l’Ultima Cena, e dopo di essa. L’istituzione dell’Eucaristia infatti anticipava sacramentalmente gli eventi che di lì a poco si sarebbero realizzati, a partire dall’agonia del Getsemani. Rivediamo Gesù che esce dal Cenacolo, scende con i discepoli per attraversare il torrente Cedron e giungere all’Orto degli Ulivi. In quell’Orto vi sono ancor oggi alcuni alberi di ulivo molto antichi. Forse furono testimoni di quanto avvenne alla loro ombra quella sera, quando Cristo in preghiera provò un’angoscia mortale « e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra » (Lc 22,44). Il sangue, che aveva poco prima consegnato alla Chiesa come bevanda di salvezza nel Sacramento eucaristico, cominciava ad essere versato; la sua effusione si sarebbe poi compiuta sul Golgota, divenendo lo strumento della nostra redenzione: « Cristo […] venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, […], entrò una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna » (Eb 9,11- 12).

Ci ricorda Papa Francesco nella Bolla di indizione del giubileo della misericordia, al centro del quale c’è una sincera ed autentica riscoperta del dono della Santissima Eucaristia: “Gesù, dinanzi alla moltitudine di persone che lo seguivano, vedendo che erano stanche e sfinite, smarrite e senza guida, sentì fin dal profondo del cuore una forte compassione per loro (cfr Mt 9,36). In forza di questo amore compassionevole guarì i malati che gli venivano presentati (cfr Mt 14,14), e con pochi pani e pesci sfamò grandi folle (cfr Mt 15,37). Ciò che muoveva Gesù in tutte le circostanze non era altro che la misericordia, con la quale leggeva nel cuore dei suoi interlocutori e rispondeva al loro bisogno più vero”.

Nella santissima Eucaristia, noi potenziamo il nostro sguardo di misericordia nei confronti di quanti sperimentano la privazione, il peccato e la debolezza umana. Nell’Eucaristia, troviamo le ragioni più profonde per perdonare a chi ci ha fatto del male e chiedere perdono se siamo stati noi a offendere le persone. E’ nostro fondamentale dovere ed obbligo morale, in una visione eucaristica della nostra vita, fare tesoro di quanto scrive san Matteo nel suo vangelo, riportando uno dei discorsi più impegnativi di Gesù:  “Se stai per presentare la tua offerta all’altare, e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa  contro di te, lascia là il tuo dono, davanti all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello. Poi torna a offrire il tuo dono”(Matteo 5,23-24). Tutto questo è emblematicamente rappresentato oggi in un gesto liturgico divenuto molto importante ed espressivo di comunione e fraternità ed è quello dello scambio di pace prima di ricevere l’Eucaristia.

In questa solennità del Corpus Domini 2016, valorizziamo tutti i vari aspetti eucaristici della celebrazione della santa messa e della processione che si tiene in questo giorno in tutte le parti del mondo, dove i cattolici celebrano il Corpus Domini, per chiedere perdono e dare perdono, sull’esempio di Cristo che dalla croce ha perdonato i suoi crocifissori. La vera celebrazione dell’Eucaristia sta propria nell’essere in comunione con Dio, con i fratelli e con il mondo intero.

COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI SULLA DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

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II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO C)

Domenica 3 aprile 2016

 

Una Chiesa missionaria della misericordia nel nome di Cristo Risorto

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

E’ la domenica più importante di questo anno giubilare dedicato alla misericordia, perché è la domenica specifica che San Giovanni Paolo II, da Papa, volle dedicare a questo tema, istituendo la seconda domenica di Pasqua come domenica della Divina Misericordia. La motivazione teologica e pastorale del grande papa, ora santo, che addusse il Pontefice furono i testi biblici, che la liturgia di questo giorno prende annualmente in considerazione, per il fatto che Gesù, esattamente, come rammenta il Vangelo di Giovanni, apparve nello stesso giorno della risurrezione e poi otto giorni dopo.

Nella prima apparizione Tommaso non era presente e fu in quel contesto che Gesù diede il mandato agli apostoli di rimettere i peccati, come leggiamo nel vangelo:  “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Sarà stato un caso che Tommaso in quella circostanza non era presente? A leggere il testo mi sembra che non fu un caso. In Tommaso non è ancora maturata l’idea e il convincimento della risurrezione di Gesù. Possiamo dire non c’era ancora la fede necessaria, in quanto il ministero della riconciliazione e del perdono, parte da una prospettiva di fede, senza la quale non è possibile né amministrare il sacramento, né tantomeno riceverlo. Apostoli e fedeli devono avere fede, perché i sacramenti sono sacramenti della fede e non atti magici o di altra natura. L’assenza di Tommaso in quella prima apparizione di Gesù, nel giorno stesso della risurrezione è un’assenza giustificata e comprensibile alla luce di quanto è successo nel giorno di Pasqua. Mi sembra di trovarci in un aula scolastica, all’inizio di una lezione o di una giornata di scuola, quando si fa l’appello dei presenti. D’altra parte Gesù era ed è il Maestro divino di quel gruppo di discepoli, che si erano messi spontaneamente, senza alcuna costrizione alla sequela di Cristo, nel corso della sua vita terra. Con quali prospettive ed attese, lo sappiamo. Dopo la morte e risurrezione, dopo il tempo dello smarrimento e dello scoraggiamento il gruppo, che già ha perso Giuda il traditore, si ricompatta nel Cenacolo, dove attende, insieme a Maria gli eventi successivi. Quando Gesù appare la prima volta, come registra Giovanni, Tommaso non era presente. Infatti, leggiamo che “Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Ebbene arriva il tempo della maturazione della fede per Tommaso: appena una settimana, durante la quale quanto volte avrà pensato alle parole dei suoi colleghi che gli avevano detto di aver visto Gesù. E’ proprio vero per gli scettici, gli agnostici e gli atei, se non interviene un fatto significativo, rimangono nella loro convinzione di non credenti per tutta la vita. Per Tommaso questo fatto nuovo si verifica subito, dopo una settimana. In quel contesto il quadro familiare cambia, quando Gesù appare nuovamente e allora c’era anche Tommaso, come leggiamo nel testo giovanneo, particolarmente attendibile su questi aspetti dottrinali e teologici: “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». La risposta di Tommaso fu sincera e sicuramente più convinta degli altri apostoli, in quanto era passato attraverso il vaglio della ragione, della riflessione, del dubbio, ma alla fine la risposta fu più convinta e maturata alla luce delle facoltà umane di intendere e di volere. D’altra parte, sappiamo benissimo che la fede e la ragione sono due ali che vanno verso la verità. Quando la fede non è sincera, forte ed immediata, necessità della ragione, del pensiero, della filosofia, del ragionamento che alla fine, se è autentico e segue dei canoni di ricerca, approda per forza di cosa alla fede. Perciò Gesù nel dialogo che intercorre tra lui e l’apostolo dubbioso ed incerto, che mette in dubbio la verità attestata dagli altri, ha un esplicito rimprovero per quanti vogliono dimostrare con la ragione ciò che non è dimostrabile, e dice, toccami, prendi atto della realtà e della verità; pertanto “non essere incredulo, ma credente!».

Credere questo è l’appello fondamentale che ci viene da Gesù, credere nella sua persona, nella sua missione e credere nella sua risurrezione. E scopo di ogni annuncio missionario, di ogni azione sacramentale che la Chiesa è chiamata a compiere in ogni tempo e in ogni situazione è quella di suscitare la fede. D’altra parte i sacramenti sono sacramento della fede. Perciò l’evangelista Giovanni conclude il suo vangelo con questi versetti finali che è tutto un programma missionario, apostolico della Chiesa di tutti i tempi, anche della Chiesa di Cristo, guidata oggi da Papa Francesco, in questo anno della misericordia: “Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.

Scrivere, trasmettere la fede è il compito di ogni cristiano che si fa araldo del vangelo e strumento di pace, riconciliazione, di speranza in ogni angolo del mondo. San Giovanni evangelista, anche nel Libro dell’Apocalisse, evidenzia questa sua missione di diffusore della fede e degli eventi salvifici che fanno espresso riferimento alla persona di Gesù Cristo. Leggiamo, infatti, nel brano dell’Apocalisse di questo giorno, ottava di Pasqua: “Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese». Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».

Dai segni di Gesù, si passa ai segni, ai fatti ed eventi straordinari di fede, raccontati dagli Atti degli Apostoli, in particolare dal capo del collegio apostolico, Pietro, nel brano della prima lettura della liturgia della parola di Dio di questa seconda domenica di Pasqua: “Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti”.

Questa è la storia di una Chiesa che da 2000 anni guarisce le ferite di ogni genere nel nome e per mandato di Cristo Redentore dell’uomo, soprattutto quelle interne e spirituali che sono più gravi di quelle materiali e fisiche, con il sacramento della confessione e dell’unzione degli infermi, definiti i sacramenti della guarigione.

Sia questa la nostra preghiera conclusiva della celebrazione della parola di Dio nella Domenica della Divina Misericordia, che tanto affascinò l’esperienza ascetica di Santa Faustina Kowalska, giustamente indicata da Papa Francesco, nella Bolla di indizione dell’Anno Giubilare della Misericordia, come la principale santa della misericordia: Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti. Amen

PREGHIERA PER LA PASQUA 2016
COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI, PASSIONISTA

Signore Gesù,
vincitore del peccato e della morte,
che nella tua Pasqua annuale
ridai significato e senso alla vita umana,
guarda a questa umanità,
segnata da tante sofferenze,
da tanta violenza,
da molteplici forme di ingiustizia
che gridano vendetta davanti a Dio.

Non permettere, Signore della vita,
che la cultura della morte e dello scarto
regni incontrastata
nel terzo millennio dell’era cristiana,
quando più forte ed esigente
si fa il bisogno di umana accoglienza
della vita nascente o che volge al termine,
di quella vita di ogni fratello e sorella della Terra
che ha il diritto di vivere dignitosamente.

Tu, Signore della gioia e della gloria
reca letizia e speranza,
in questa Pasqua della misericordia,
a quanti sono afflitti e sconfortati
per la mancanza di un lavoro, di una patria,
dei beni di prima necessità
e di tutto ciò che rende veramente umana
ogni vita umana.

Dal Paradiso, ove sei asceso per prepararci
un posto nel Tuo Regno,
tra la schiera degli Angeli e dei Santi,
continua ad inviare messaggeri di pace
in ogni angolo della Terra,
dove maggiore è il bisogno
di parlare di amore e non di odio,
di vera religione e non di falsa credenza,
di un Dio Amore,
che è Padre, Figlio e Spirito Santo,
come Tu ci hai rivelato,
durante il Tuo breve pellegrinaggio
tra questa umanità,
quando Ti sei abbassato
alla nostra condizione umana
e ci hai redento con il tuo sangue.

Maria, Madre della risurrezione e della vita,
associata a Te nella passione, morte e risurrezione
ci guidi nel cammino della vita di ogni giorno,
tra i tanti calvari di questo mondo,
ci protegga sempre in ogni situazione
per prepararci ad incontrare Te,
nel santo Paradiso,
Dio della vita, della gioia, dell’amore
e della misericordia senza fine. Amen

P.RUNGI. COMMENTO ALLA TERZA DOMENICA DI QUARESIMA 2016

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III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

DOMENICA 28 FEBBRAIO 2016

IL FUOCO DELL’AMORE MISERICORDIOSO DI DIO

 

COMMENTO DI PADRE ANTONIO RUNGI

 

La liturgia della parola di Dio di questa terza domenica di Quaresima è incentrata su alcuni fatti raccontati dalla Bibbia e su alcuni fatti cronaca vera, a sfondo drammatico,  che ci fanno riflettere sul nostro cammino verso la Pasqua., in quanto sono appelli alla conversione e al pentimento che partono da una coscienza in grado di valutare rettamente la propria condotta rispetto al bene.

Nella prima lettura ci viene presentato il roveto ardente, nel vangelo di oggi la riflessione di Gesù sun fatto di cronaca che egli commenta ai fini di una catehesi sulla misericordia, sul perdono e sul senso di peccato che deve riguarda tutti i cristiani, che non possono sentirsi migliori degli altri, perché alcuni mali o tragedie non li hanno toccati. La bontà di una persona o di un popolo non si misura dal fatto o meno sia stato esentato, per caso, per volontà di Dio, da fatti drammatici che ne minavano la credibilità in ordine alla fede e alla morale. Al contrario, nessuno può ritenersi più giusto o piuù santo degli altri e tanto meno più o meno peccatore rispetto ad altri. Il confronto non è su base statistica o su base di valutazioni geografiche, sociologiche o di stato di benessere materiale. Questo confronto è su base strettamente spirituale e religioso. Gesù lo fa intendere con estrema chiarezza nel testo del vangelo di oggi, tratto da San Luca, da cui è opportuno partire, per sviluppare la nostra riflessione sulla parola di Dio di questo tempo di preparazione, penitenza ed attesa. “In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

C’è un altro aspetto importante che il vangelo ci fa considerare: la pazienza infinita di Dio, nell’attendere il nostro pentimento e la nostra sincera conversione interiore del cuore e della mente verso il Signore. La breve parabola riportata da Luca in questo contesto di appello alla conversione, ci aiuta a capire la natura stessa di Dio che è quella dall’amore e della misericordia, che sa attendere fino allìultima istante della nostra esistenza i cambiamenti veri e che contano davvero nella nostra vita.

Ecco il testo della parabola raccontata da Gesù: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Il concetto espresso in questa parabola è molto semplice: se una persona nel campo della fede, della morale e della vita spirituale non porta frutto, questo lo deve preoccupare non solo per questo tempo, ma soprattutto per l’eternità. Il termine tagliare, indica infatti, la esclusione dal regno di Dio. Ma il Signore sa aspettare che ogni persona umana dia almeno il 30% della semina fatta e dell’investimento dei propri talenti e doni in ordine alla salvezza eterna.

L’atteggiamento migliore che possiamo assumere, rispetto a questi valori che contano e ci indicano il percorso della salvezza eterna, è quello che ci suggerisce di assumere l’apostolo Paolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua prima lettera ai Corinzi. Egli si rifà all’esperienza dell’esodo, alla figura del patriarca Mose, per poi approdare a Cristo, unico salvatore e redentore. Ma non tutti giunsero a questa meta e conoscenza di Cristo e alla salvezza che il Figlio di Dio portò a compimento nel mistero della sua morte e risurrezione. Infatti, fa notare l’Apostolo che “la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto”. La lezione che ne deriva da questa tragica traversata del mar rosso e poi del deserto nei 40 anni di trasferimento da una parte all’altra di quel vasto territorio, è chiara: “Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono”.

Quali le conclusioni e le deduzioni logiche da quanto successo al tempo di Mosé e del popolo che vaga nel deserto? “Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere”.

Entrare nel cammino quaresimale in questo anno giubilare è entrare nel cammino dell’esodo, e metterci in ascolto del Dio che si è rivelato a Mosé che ha consegnato ai noi verità assolute, dalle quale non possiamo fuggire via per rincorrere altri dei che non sono il vero Dio che si è rivelato, mediante Mosè, al popolo eletto. Il fuoco dell’amore di Dio e della misericordia del Signore deve invadere la nostra vita, occupare tutti i nostri tempi e spazi dell’esistenza terrena e godere su questa terra ciò che Dio stesso ci ha consegnato come vera gioia e felicità: c’è un solo Dio che è amore e misercordia, che ci ha salvati e redenti nel mistero della Pasqua del suo Figlio, Gesù Cristo, che ha un retroterra storico, biblico e teologico nella prima pasqua che il popolo eletto celebrò in terra straniera, per poi iniziare il suo cammino di liberazione, attraversando il Mar Rosso e il deserto e giungendo alla Terra Promessa. In questo cammino esodale Dio rivelò il suo vero nome: “Io sono Colui che sono”. Questo è il nome di Dio per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione». Anzi a completamento di questa primaria rivelazione il vero nome di Dio è Amore e Misericordia. Quell’amore e misercordia che sperimentiamo ogni volta che noi ci accostiamo al Dio santo e misericordioso, nel chiede a Lui ciò che è necessario alla nostra vera salute, quella spirituale, con la preghiera che sgorga dal nostro cuore, in questo giorno di domenica, dedicato al Signore: “Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia”. Amen.