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FORMIA(LT). FESTA GRANDE PER GLI 80 ANNI DI SANT’ERASMO PATRONO DELLA CITTA’

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FORMIA (LT). FESTA GRANDE PER IL PROTETTORE SANT’ERASMO AD 80 ANNI DELLA PROCLAMAZIONE DI PATRONO DELLA CITTA’. OGGI INIZIA LA NOVENA DI PREPARAZIONE

Festa grande, quest’anno, in onore di Sant’Erasmo, protettore di Formia, insieme a San Giovanni Battista,  proclamato patrono della città 80 anni fa. Il 26 maggio del 1937, infatti, Pio XI, su richiesta del clero, del vescovo, dei fedeli e delle autorità civili, fu proclamato patrono di Formia. In questa fausta ricorrenza, la comunità cristiana e civile di Formia, dal 23 maggio fino a sabato 3 giugno ha organizzato una serie di celebrazioni religiose, culturali, civili ed associative per onorare degnamente il santo patrono di Formia e dell’Arcidiocesi di Gaeta. Questa sera, 23 maggio 2017, inizia la novena di preparazione alla festa, predicata da padre Antonio Rungi, teologo morale passionista, giù superiore provinciale dei Passionisti del Basso Lazio e Campani. Padre Rungi, nel corso della novena affronterà “i temi ecclesiali più rilevanti della chiesa oggi, sotto la guida di Papa Francesco e della Chiesa locale, sotto la guida del Vescovo Vari, per far emergere la figura esemplare del santo vescovo e martire Erasmo, focalizzando la sua attenzione sull’attualità del messaggio che viene dal grande pastore e testimone della fede dei primi secoli del cristianesimo”. Per il giorno 26 maggio, giorno dello storico avvenimento, alle ore 19.00, in piazza Sant’Erasmo, alla presenza della venerata immagine del Santo, che sarà trasferita in processione, Sua Eccellenza, monsignor Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta, presiederà la solenne concelebrazione eucaristica, al termine della quale il Sindaco di Formia consegnerà le chiavi della città al Santo Patrono; gesto simboli per affidare l’intera cittadinanza alla protezione del Santo. Seguirà la lettura del documento ufficiale, firmato da Papa Pio XI con il quale dichiarava sant’Erasmo Patrono di Formia il 26 maggio 1937.  “In occasione di questa importante ricorrenza –scrive monsignor Vari nel suo messaggio inviato ai formiani – siamo chiamati come cristiani a impegnarci ancor più a rendere Sant’Erasmo patrono delle nostre vite, delle nostre famiglie, delle nostre istituzioni e della nostra città. Sant’Erasmo ci ha insegnato , offrendo la sua stessa vita, che la fede nel Signore è davvero importante per noi cristiani perché è un dono e fonte di libertà, di pace e di giustizia, perciò non possiamo permetterci di abbandonarla oppure sostituirla con tanti idoli che eleggiamo a patroni della nostra vita”. Questa è la prima volta, da quando è arcivescovo di Gaeta, dal luglio 2016, che monsignor Vari, presiederà i solenni festeggiamenti in onore di sant’Erasmo a Formia e contemporaneamente a Gaeta, ove ugualmente viene festeggiato. Festeggiamenti organizzati alla grande dall’apposito comitato, presieduto dal parroco, don Alfredo Micalusi.

Alla vigilia della festa, il 1 giugno 2017, alle ore 19.00 messa e vespri solenni, presieduti da don Antonio Punzo, per 50 anni parroco della Chiesa e complesso monumentale di Sant’Erasmo, Rione Castellone di Formia ed autore di alcuni testi sull’origine, il culto e la storia di Sant’Erasmo a Formia. Alle ore 24.00 omaggio floreale in onore del santo nel contesto delle notti bianche dedicate da Formia allo Santo Patrono.

La liturgica del 2 giugno, giorno in cui la chiesa ricorda il grande vescovo e martire Sant’Erasmo, alle ore 11.00, sarà nuovamente monsignor Luigi Vari a presiedere la solenne concelebrazione eucaristica, con la partecipazione del clero, delle autorità civili e militari del territorio. In serata poi processione della statua del santo per le principali vie di Formia, con grande partecipazione di fedeli e devoti, che arrivano anche da altre località del Sud Pontino e dell’Alto Casertano. I solenni festeggiamenti religiosi si concluderanno il giorno 3 giugno con la Veglia di Pentecoste, in piazza Sant’Erasmo, alle ore 20.00. Poi gli attesi fuochi artificiali sulle acque del mare e del porto di Formia, un vero e bellissimo spettacolo pirotecnico, fatto di luci e colori, come la terra formiana, di cui il parroco, don Alfredo dice: “E’ bella questa terra ed è bella la sua gente quando riflette nel cuore l’armonia che la circonda. E’ la terra che ieri ha accolto da mare il vescovo Erasmo e lo ha amato e venerato ed è la terra che ancora oggi è capace di accogliere i figli del mare e di chiamarli fratelli. E’ questa è la Formia che risplende la luce di una bellezza che salva”. Un pensiero esplicito e un forte appello ad accogliere gli esuli e gli extra-comunitari nella logica del vangelo della carità e dell’accoglienza verso tutti. E nell’articolato programma della ricorrenza degli 80 anni di patronato di Sant’Erasmo, sono stati inseriti eventi culturali, sociali, ricreativi di ampio respiro umano e territoriale. Si ricorda tra gli altri eventi, la presentazione del libro “Il Coraggio della libertà. Una donna uscita dall’inferno della tratta”, con la partecipazione di Suor Rita Giarretta della Casa di Rut di Caserta.

COMMENTO ALLA SOLENNTA’ DELL’IMMACOLATA 2015

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SOLENNITA’ DELL’ IMMACOLATA CONCEZIONE

DELLA BEATA VERGINE MARIA

MARTEDI 8 DICEMBRE 2015

MARIA IMMACOLATA, MADRE DI MISERICORDIA E DI PERDONO

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La solennità dell’Immacolata Concezione di quest’anno 2015, assume un particolare significato per tutti i cristiani e per quanti, anche al di fuori della religione cristiana, venerano la Vergine Santissima. E’ una festa speciale, in quanto oggi inizia il Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco e che prende il via con l’apertura della Porta Santa in San Pietro in Vaticano. Maria, a ben ragione, proprio perché preservata dal peccato originale e non avendo commesso alcuna sorte di peccato, è indicata come la Madre della Misericordia e del perdono. In ragione di questo singolare privilegio che il Signore le ha concesso per il fatto che doveva essere la Madre di Dio, ci indica il cammino di purificazione, di riconciliazione e di perdono che dobbiamo compiere in questo anno di grazia, in questo anno giubilare, in questo anno di conversione, di cui tutti gli esseri umani hanno bisogno. Nessuno è senza peccato e proprio in ragione della condizione in cui ci troviamo ad essere, che è quella di peccatore, necessitiamo anche dell’aiuto di Maria, la tua bella, la tutta pura e santa, per incontrare Cristo, nostro Salvatore e Redentore. Incontrare la misericordia di Dio, non solo nel sacramento della Confessione, ma iniziando a vivere una vita nuova, lontana dal peccato e dalla colpa, sempre più immersa nella grazia della riconciliazione e del pentimento. Il racconto del peccato originale che ci viene ricordato nel brano della prima lettura di oggi, tratto dal Libro della Genesi, non è altro che un forte richiamo alla nostra reale condizione di peccatori, che hanno bisogno di essere continuamente guariti dalla colpa d’origine e purificati per essere degni di accostarsi a Cristo. Dopo il peccato originale, commesso dai nostri progenitori, Adamo ed Eva, c’è la promessa della redenzione e della salvezza, prefigurata, anzi esplicitamente anticipata in questo testo nella figura della nuova Eva, la Madonna Immacolata. Eva ha commesso il peccato, Maria è stata preservata dal peccato, per cui è la Madre dei viventi, in ordine alla grazia e alla santificazione del popolo di Dio. Il seme che nascerà in Lei, per opera dello Spirito Santo, è il Cristo Redentore e Salvatore dell’umanità. Nel mistero della nascita, della vita, della passione, morte e risurrezione di Cristo c’è la sconfitta del peccato e l’uomo, redento da Cristo, può liberamente accedere, con la sua adesione alla fede e alla morale cristiana, alla vita della grazia, partendo dall’atto fondamentale che è il sacramento del Battesimo. Sacramento che ci estirpa la radice del peccato d’origine, ma ci lascia nella condizione di aver necessità di ricorrere alla grazia del sacramento del perdono e della misericordia, nel corso della vita, che è il sacramento dell’umile confessione e remissione dei peccati. A ciò si aggiunga, in questa specifica ricorrenza dell’anno giubilare, la possibilità di ottenere le indulgenze plenarie che, come sappiamo, eliminano anche le pene conseguenti alla colpa, possiamo ben sperare di camminare in quella vita nuova a cui tutti aspiriamo, avendo la consapevolezza che il cammino è lungo e difficile. Ci ricorda, infatti, l’apostolo Paolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua Lettera agli Efesini che  “Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo”.

Da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo, trovano queste domande, precise risposte nella festa di oggi e nei testi che ne supportano la liturgia della parola. In Gesù Cristo siamo stati scelti prima della creazione del mondo e siamo nella benedizioni di Dio da sempre. Siamo stati predestinati ad essere figli  di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo. Siamo stati fatti eredi della gloria futura, alla quale parteciperemo, dopo la nostra morte e, in modo pieno e totale, con la risurrezione finale.

Quindi sappiamo da dove veniamo, sappiamo con certezza, in Cristo, chi siamo e conosciamo anche la nostra definitiva meta d’arrivo che è l’eternità, dove ad attenderci è la Santissima Trinità, insieme alla nostra Madre Immacolata, la Madre della Misericordia e la madre della tenerezza e dolcezza di Dio. Con Maria, celebrata oggi, come donna purissima, chiamata dall’Arcangelo Gabriele, nel momento dell’Annunciazione, come la “piena di grazia”, cioè come la donna perfetta, nel cui grembo nascerà Gesù, per opera dello Spirito Santo, nell’atto stesso in cui Maria dice il suo “Si” a Dio, vogliamo fare il nostro cammino giubilare, nella piena consapevolezza delle nostre fragilità umane e dei nostri peccati. E davanti alla Tutta pura, alla Tutta bella e Santa, noi ci inchiniamo per chiedere la grazia, oggi e sempre, di vivere lontano dal peccato e sempre più immersi nel mistero del Dio Amore e Misericordia, che, come il Padre della Parabola, attende ogni suo figlio sulla soglia della riconciliazione, della pace e del ritorno all’armonia con la propria coscienza, con gli altri e con Dio. E al Signore, attraverso la Madonna Immacolata, mediatrice di grazie, chiediamo di andare incontro a Lui nella santità e nella purezza di spirito. E con questa preghiera in onore della Madonna Immacolata di Papa Francesco, ci rivolgiamo a Lei con sentimenti di gratitudine e di speranza: O Maria, Madre nostra,  oggi il popolo di Dio in festa ti venera Immacolata, preservata da sempre dal contagio del peccato. Sapere che Tu, che sei nostra Madre, sei totalmente libera dal peccato  ci dà grande conforto. Sapere che su di te il male non ha potere, ci riempie di speranza e di fortezza nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno. Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani, perché Gesù, prima di morire sulla croce, ci ha dato Te come Madre. Noi dunque, pur essendo peccatori, siamo tuoi figli, figli dell’Immacolata, chiamati a quella santità che in Te risplende per grazia di Dio fin dall’inizio. Animati da questa speranza, noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi, per le nostre famiglie, per le nostre Città, per il mondo intero. La potenza dell’amore di Dio, che ti ha preservata dal peccato originale, per tua intercessione liberi l’umanità da ogni schiavitù spirituale e materiale, e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti, il disegno di salvezza di Dio. Fa’ che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull’orgoglio e possiamo diventare misericordiosi  come è misericordioso il nostro Padre celeste. In questo tempo che ci conduce alla festa del Natale di Gesù, insegnaci ad andare controcorrente: a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio, a decentrarci da noi stessi, per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia. O Madre nostra Immacolata, prega per noi!” Amen.

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA XXIX T.O. – 18 OTTOBRE 2015

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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

GESU’ SOMMO ED ETERNO SACERDOTE

INCHIODATO SULLA CROCE PER NOI

Commento di padre Antonio Rungi

Il testo del Vangelo di questa XXIX domenica del tempo ordinario ci immette nel clima del mistero della Passione di Cristo.

Si tratta di un testo chiaro e che riporta parole ben precise pronunciate da Gesù alla presenza dei suoi discepoli che, nei loro discorsi, strada facendo, pensano a distribuirsi i posti più sicuri ed umanamente accattivanti vicino a Gesù, il Maestro. Certo, il Signore vuole tutti i suoi discepoli accanto a se, ma non nella potenza economica e politica di questo mondo. Ci vuole accanto a sé nel momento supremo del suo amore per noi e del suo sacrificio per noi. Ci vuole accanto a lui ai piedi della Croce, insieme a Maria e a Giovanni e forse, con maggiore coraggio, ci vuole accanto a se, come Lui, inchiodati alla croce, inchiodati alle nostre croci.

Ecco il potere regale di Cristo Crocifisso. Ecco il sommo ed eterno sacerdote che è Gesù, che si offre per noi al Padre per riscattarci dai nostri peccati.

Siamo chiamati con Cristo a bere il calice della sofferenza che Egli ha bevuto per la nostra redenzione. Non c’è vero cristiano se non porta la sua croce e segua davvero il Signore.

Purtroppo, non è affatto così. Molti seguono la fede cristiana, senza l’intimo convincimento, cioè che si tratta di ripercorre la strada del Signore, che è anche la strada che porta al Calvario.

Ci sono cristiani che riflettono alla maniera degli apostoli e che si fanno i calcoli, strumentalizzando la stessa fede e la stessa chiesa per finalità umane, economiche, di affermazione, di prestigio.

E ciò non avviene solo tra il clero, i religiosi, i vescovi e a man mano a salire di grado nella scala della gerarchia, ma avviene anche nel laicato cattolico.

Ci sono, infatti, dei laici che invece di servire la Chiesa e Cristo, si servono della Chiesa e di Cristo.

Fanno il discorso utilitaristico e interessato di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, che chiedono a Gesù, senza falsa modestia: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo. Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Gelosia, invidia, arrivismo, distribuzione egualitaria del potere che Gesù poteva dare loro, secondo una falsa concezione, che si erano fatti del Maestro. Gesù replica con una domanda forte e inquietante:  «Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Segue, poi, da parte di Gesù una lezione di straordinaria importanza per tutti, ed è la lezione sul significato dell’autorità, del potere, che va inteso nel senso di servizio, di sacrificio, di rinuncia, di donazione, di croce. Cosa fece allora Gesù? “Li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Il cuore e il centro dell’insegnamento di Cristo sta in questo servizio, portato fino alle estreme conseguenze di consegnarsi liberamente alla morte e alla morte in croce, come, d’altronde, era stato anticipato dai profeti, a partire da Isaia, con i vari carmi del Servo sofferente di Javhè, che, ovviamente sono indirizzati e mirati sulla figura del futuro vero messia di Israele che è Gesù.

Un messia sofferente, maltratto, umiliato e crocifisso. Non un messia potente da un punto di vista economico e militare, ma l’umile agnello immolato sulla croce in riscatto dei nostri peccati. Leggiamo infatti nella prima lettura di oggi: “Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità”.

L’immagine di Gesù Crocifisso emerge in modo prepotente e chiara davanti ai nostri occhi, davanti alla nostra vita, spesso immersa nel peccato e in cerca di soddisfazioni mondane. Quel Crocifisso che ci parla e ci indica la strada della conversione, dell’offerta sacrificale della nostra vita per la causa del vangelo.

Egli, Gesù, il Sommo ed eterno sacerdote si porge a noi con gli occhi della misericordia e del perdono, con il volto della sofferenza, ma soprattutto con il volto dell’amore redentivo. In questo Sommo ed eterno sacerdote dobbiamo confidare, abbandonarci e sperare, come ci ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei che ascoltiamo oggi, come testo della parola di Dio, della seconda lettura di questa domenica: “Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.

Accostiamo con fiducia a Gesù Crocifisso e se il suo dolore non suscita in noi neppure una minima contrizione dei nostri peccati, dei nostri errori ed orrori significa che il nostro cuore è molto lontano dalla compassione e dalla misericordia che il Signore ci vuole donare, facendoci riflettere seriamente sul nostro stile di vita che è contrario alla Croce di Cristo.

Ci sia di esempio, in questo cammino di conversione, un grande santo del secolo dei lumi, san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, di cui oggi ricordiamo il suo passaggio alla gloria del cielo, essendo morto a Roma, nella Casa dei Santi Giovanni e Paolo, al Celio, alle ore 16,45 del 18 ottobre del 1775.

E’ uno dei tanti santi che hanno amato profondamente Gesù Crocifisso, fino al punto tale da esserne infaticabili missionari nell’Italia del secolo che poneva come criterio fondamentale per raggiungere la verità, la sola ragione umane, divenuta il grande tribunale per stabile il vero  dal falso, del bello  dal brutto, il buono dal cattivo.

Gesù, il Crocifisso è questo bene assoluto, perché è un Bene d’infinito amore che si è tradotto con il donare la sua vita interamente per noi.

Egli è davvero il sommo ed eterno sacerdote delle anime nostre, come recitiamo nella preghiera iniziale della santa messa odierna: “Dio della pace e del perdono,  tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione;  concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo il calice della tua volontà e partecipare pienamente alla morte redentrice del tuo Figlio”. Amen.

 

P.RUNGI. PREGHIERA DEL NATALE 2014

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Padre Antonio Rungi, passionista, teologo morale, ha composto una bellissima ed attuale preghiera per il Natale 2014 e spera che venga valorizzata nelle comunità cristiane e nelle parrocchie a partire dalla prossima settimana, quando il 16 dicembre inizia la novena del Santo Natale, una pratica religiosa popolare che è molto seguita e sentita nelle comunità cristiane. “Il testo della preghiera scritto oggi in occasione della festa di Santa Lucia è un forte richiamo al senso della famiglia -ha detto padre Antonio Rungi – al rispetto della vita, ai tante questioni che interpellano l’Italia e il mondo in questo tempo carico di speranze e di attese, ma non senza drammi che si vivono quotidianamente. Ci affidiamo a Gesù Bambino, a San Giuseppe e alla Madonna, perché questo Natale, per tutti possa segnare davvero il Natale della gioia, della speranza e della rinascita morale, spirituale e civile soprattutto per il nostro Paese”. La speranza nel cuore del sacerdote passionista e che Papa Francesco possa recitarla personalmente nel giorno di Natale, come ha fatto per la Preghiera dei Defunti, composta dallo stesso sacerdote passionista, durante l’Angelus del 2 novembre scorso. “Vita e morte sono strettamente congiunte anche nella vita di Gesù -dice P.Rungi – al punto tale che diversi santi usano poggiare il Bambino Gesù non nella grotta, ma su una Croce. Il mistero dell’Incarnazione è strettamente legato al mistero della Pasqua di morte e risurrezione, tanto è vero che l’Epifania, giorno dell’arrivo dei Magi alla Grotta di Betlemme viene definita “Pasqua- Epifania”.
Ecco il testo dell’orazione composta da padre Antonio Rungi

Preghiera del Natale 2014

 

Dio della gioia e della tenerezza

che vieni tra noi nella condizione

di un bambino, povero ed indifeso

proteggi tutti i bambini della terra,

perché possano incontrare

solo il volto gioioso di madri e padri

che sanno amare, con la stessa generosità

di Giuseppe e Maria.

 

Nella grotta di Betlemme, tua prima culla,

hai sperimentato il freddo e il gelo

 di una natura che ti ha accolto,

 rispettando i tempi e le stagioni,

 che hai data ad essa creandola da niente.

 

Nella grotta di Betlemme hai sperimentato,

 Gesù Bambino, la tenerezza e la bontà

 delle persone semplici, ma anche degli intellettuali

 del tuo tempo, venuti da vicino e da lontano

 per adorarti e contemplarti.

 

Fa o Gesù Bambino,

 gioia eterna dell’Eterno,

 che questa umanità

 segnata da tanti dolori e sofferenze

 sperimenti la gioia del tuo Natale,

 con lo stesso entusiasmo

 degli angeli che apparvero

 nel momento della Tua nascita

 su quella povera e misera grotta

 di un paese sconosciuto

 e senza futuro.

 

Dona o Signore, Redentore dell’uomo

 la vera gioia del cuore,

 con la stessa tonalità e consistenza

 che, Maria, Tua e nostra Madre,

 ha sperimentato accogliendoti

 nel suo grembo verginale.

 

Fa che questo Natale 2014

 segni un nuovo modo di essere cristiani

 e di vivere uniti in una grande

 e sola famiglia che inizia la sua esistenza

 ai tuoi piedi o Bambinello.

 

Giuseppe e Maria, i tuoi santi genitori terreni,

 ci accompagnino con uno stile di vita

 in modo da potere veramente celebrare

questo Natale dell’anno 2014,

che volge al termine,

senza rimpianti  e impedimenti,

ma con un rinnovato spirito

 di servire e mai di essere servito,

 come tu ci hai insegnato a fare,

 con il tuo stile di vita povera ed obbediente

fino alla fine. Amen

 

Preghiera composta

da padre Antonio Rungi

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13 dicembre 2014

AIROLA (BN). DOMANI CONCLUSIONE DELLA FESTA DELL’IMMACOLATA NELLA CHIESA DELLA CONCEZIONE

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AIROLA (BN). DOMANI LA CHIUSURA DEL NOVENARIO IN ONORE DELL’IMMACOLATA NELLA CHIESA DELLA CONCEZIONE

Si chiude domani con un doppio appuntamento religioso, il solenne novenario in onore della Madonna Immacolata, che, quest’anno,  per la prima volta, è stato predicato, dal 29 novembre all’8 dicembre 2014, dal noto missionario passionista, padre Antonio Rungi, già superiore provinciale dei passionisti della Campania, teologo morale, docente nei licei e giornalista. Un doppio appuntamento liturgico domani, solennità dell’Immacolata: alle ore 8,30 solenne concelebrazione eucaristica, presieduta da padre Antonio Rungi e concelebrata da don Liberato Maglione, parroco dell’Annunziata ed assistente spirituale della Congrega della Concezione, insieme a padre Pasquale Gravante, parroco di San Michele Arcangelo e Superiore dei Passionisti di Monteoliveto. Padre Rungi concluderà la predicazione che lo ha visto impegnato per 10 giorni nella sua città natia, tenendo le riflessioni alla  sera, durante la messa serale delle ore 18.30. Quest’anno c’è stata un’ampia partecipazione dei fedeli alla novena, nonostante il tempo inclemente, tra cui diversi giovani della città. La partecipazione più consistente è stata in occasione della messa presieduta dal Vescovo, monsignor Michele De Rosa, giovedì 3 dicembre 2014 e negli ultimo tre giorni della novena, durante i quali, come tutte le sere è stato padre Rungi a dettare la meditazione per i presenti che hanno seguito con vivo interesse e partecipazione alla celebrazione. Diversi gli iscritti della Congrega della Concezione, che sono 220 al momento, che hanno preso parte alla novena, animata dai canti delle scholae cantorum delle parrocchie di Airola e dei Convento dei Passionisti. A conferma che è ancora viva e sentita la devozione alla Madonna Immacolata che è stata ricordata e onorata, in questi 10 giorni, anche nelle altre chiese di Airola. Altro momento importantissimo della giornata di festa di domani, 8 dicembre 2014, è la processione che si svolgerà alle ore 15.00 circa, con la statua della Madonna Immacolata, per la zona del Borgo di Airola e che sarà guidata dal parroco don Liberato Maglione. Un’ora circa di peregrinatio della venerata immagine della Madonna Immacolata, che sarà portata in processione nei luoghi vicini alla Chiesa della Concezione, che, oggi, a distanza di 300 anni circa, costituisce il cardine della devozione mariana all’Immacolata nella cittadina della Valle Caudina. Merito soprattutto della Congrega della Concezione che ha conservato, in sintonia con i parroci dell’Annunziata, che si sono succeduti nel tempo, questo speciale culto alla Madre di Dio, esentata per singolare privilegio dal peccato originale, per cui Maria è stata proclamata, con un dogma di fede specifico, Immacolata. A conclusione della processione, sarà don Liberato a presiedere la messa di ringraziamento per il dono di questi giorni di spiritualità mariana che ha vissuto la cittadina di Airola, sotto la guida di padre Antonio Rungi, passionista, sacerdote nato in questa città e poi chiamato a seguire san Paolo della Croce, tra i passionisti, in varie parti d’Italia, come missionario e superiore provinciale. Ed è stato proprio padre Rungi “a volere ringraziare, nella persona del priore della Congrega, Pasquale Meccariello, tutto il sodalizio religioso e quanti si adoperano ogni anno per la buona riuscita della festa della Madonna Immacolata nella Chiesa della Concezione”.

 

Questa sera dalle 21,30 alle 22,30, la Veglia di preghiera in preparazione alla solennità dell’Immacolata, nella Chiesa della Concezione, guidata da padre Antonio Rungi, che ha concluso la veglia con la benedizione eucaristica.

 

Commento alla parola di Dio di Domenica 13 luglio 2014

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DOMENICA XV DEL TEMPO ORDINARIO 

METTERSI IN ASCOLTO DELLA PAROLA 

di Padre Antonio Rungi                                 

Viviamo in un mondo, dove tutti vogliono parlare e solo pochi sanno ascoltare. In realtà dovrebbe essere il contrario. Ascoltare molto e parlare poco, perché le nostre parole spesso sono vuote ed insignificanti o addirittura fanno disastro, offendono, mistificano e creano seri problemi di comunicazione interpersonale. Oggi al centro della liturgia della parola di Dio, di questa XV domenica del tempo ordinario, c’è appunto l’importanza dell’ascolto della parola di Dio, della efficacia della stessa e dei frutti che produce in modo diversificato in chi è disponibile a lasciarsi toccare nel cuore da questa parola.

Partendo dalla prima lettura, tratta dal profeta Isaia, cogliamo in essa tutta l’importanza ed il valore della parola di Dio assimilata alla pioggia che cade dal cielo e che irriga e fa germogliare ogni cosa. Quando più è predisposta e dissodata ed accogliente questa terra, che è il cuore e la mente dell’uomo, più la parola di Dio fa effetto e produce frutti, espressi in opere di bene e di santità.

Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Le varie immagini tratte dalla natura e dall’ambiente di vita quotidiana ci aiutano a capire, secondo quando scrive il profeta Isaia, come bisogna rapportarsi alla Parola di Dio, che esce dalla sua bocca e non vi ritorna senza aver prodotto ciò per cui l’ha inviata. Qui è chiaro il riferimento alla Parola di Dio per eccellenza, che è Gesù Cristo, il Verbo Incarnato che viene in questo mondo e salva l’uomo dalla schiavitù del peccato, per poi ritornare al Padre, dove aver ultimato la sua missione di redentore e salvatore. In questa Parola dobbiamo riscoprire il valore e il significato di ogni altra parola di Dio o dell’uomo. Nella misura in cui ci confrontiamo con Cristo, parola di Dio rivelata a noi, noi possiamo comprendere il linguaggio stesso di Dio, che è il linguaggio dell’amore, della misericordia e del perdono. In qesta parola e mediante Cristo, noi possiamo rivolgerci a Dio e pregare così: “Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola, che continui a seminare nei solchi dell’umanità, perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno”.
Per questa parola che ci ha preso il cuore e la vita, bisogna sapere soffrire ed accettare ogni cosa nella nostra esistenza terrena, senza mai abbattersi, scoraggiarsi, demotivarsi; ma guardando avanti nel segno di questa parola che è vita, gioia, speranza e risurrezione. Se non avessimo fiducia nella parola del Signore, ogni cosa che facciamo come cristiani perderebbe di senso e prospettiva. E’ proprio questa fiducia nella parola del Signore che ci fa operare, agire, sperare e soffrire per amore e con amore, come Cristo ha fatto per noi. L’apostolo Paolo sottolinea questo aspetto nel brano della seconda lettura di questa domenica, tratto dalla celebre Lettera ai Romani. Egli scrive con grande speranza nel suo core: “Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”.

Nel tempo noi gemiamo, soffriamo, patiamo, ma nel tempo, in questo nostro tempo, nel tempo stesso che il Signore ha consegnato nella consistenza e nella qualità a ciascuno di noi, noi costruiamo quello che sarà il senza tempo, sarà l’eternità, sarà Dio per sempre con noi e per noi. Infatti, “noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. E’ questa visione di beatitudine piena e definitiva che predispone il nostro cuore ad accogliere la parola e in nome di questa parola affrontare ogni prova della vita.

In questa logica di accoglienza si comprende benissimo la bellissima ed espressiva parabola detta da Gesù in persona ai tanti suoi amici fedeli che lo seguivano. E’ la parabola del Seminatore. Gesù siede e spiega. La gente è sulla spiaggia ed ascolta. Quale migliore ambiente per rivivere questa parola, oggi, in tempo di ferie estive, per chi se le può permettere, che fare una catechesi in riva al mare, come Gesù osava fare. Catechesi fatte bene, con la calma, nel silenzio, nel raccoglimento. Erano altri tempi, altre spiagge, altri ascoltatori quelli del tempo di Gesù. Oggi le nostre spiagge sono ben altra cosa che luoghi di ascolto della natura e della voce di Dio e dei fratelli. Sono spiagge che svuotano l’esistenza umana, perché la riempiono di cose materiali e la svuotano di Dio e della sua parola di vita.

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Immaginiamo, anzi organizziamo sulle nostre spiagge la lettura e il rivivere questo brano del vangelo di oggi, proclamando con fede, coraggio, amore e passione a quanti usufruiscono dei beni naturali che sono di tutti, perché il mare, la spiaggia, l’acqua, il cielo e tutto il resto sono di Dio e dell’umanità. E allora riascoltiamo nella sua interezza questa parola così bella ed affascinante, che tocca tanti aspetti della vita umana e della predisposizione dell’uomo a farsi prendere per mano da Dio e lasciarci da Lui accompagnare sui sentieri della vera gioia e pace del cuore.

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e no comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Vorrei, che ognuno a conclusione di questo itinerario spirituale compiuto oggi ascoltando le tre letture bibliche ed il salmo responsoriale facesse un bell’esame di coscienza. Tra chi mi collocherei oggi, tra le persone che Gesù esamina e pone come metro di paragone per accogliere in modo più o meno ampio e duraturo la sua parola? Siamo la strada, siamo il terreno sassoso, siamo rovi, siamo il terreno buono? In base alla nostra attuale condizione spirituale possiamo dare la nostra risposta. Anzi nel rileggere la nostra vita e la nostra storia ed esperienza di fede possiamo rispondere con maggiore cognizione di causa e precisione. Forse spesso siamo stati tra coloro che hanno solo ascoltato, ma mai messo in pratica; qualche volta abbiamo ascoltato e messo in pratica. Forse raramente abbiamo ascoltato e messo in pratica dando i massimi frutti, compatibili con la nostra persona e la nostra fragilità. Ecco il camminano della parola chiede a tutti noi, fratelli e sorelle, una vera conversione, un cambiamento di rotta, una cambiamento di mentalità che è possibile nella misura in cui ascoltiamo Gesù, la Chiesa, il Papa, i Vescovi, i nostri pastori e non ascoltiamo noi stessi, pensando che noi e soltanto noi siamo fonte di verità e coerenza massima nelle nostre attività, fossero anche quelle più eccelse in campo spirituale ed ecclesiale. Signore donaci l’umiltà del cuore per capire i nostri sbagli e rettificare la nostra vita sulla tua parola di vita. Continua a seminare nella nostra vita la gioia e la speranza che va oltre i confini del tempo e si colloca nella gioia eterna del santo Paradiso. Amen.

Itri (Lt). Al via i solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Civita

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ITRI (LT). SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DELLA MADONNA DELLA CIVITA, COMPATRONA DELL’ARCIDIOCESI DI GAETA  

di Antonio Rungi 

Dopo l’importante convegno di domenica scorsa, 6 luglio 2014, sulle figure dei due Papi Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, al quale ha partecipato il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, Sgarbi, Roncalli e Girotti, entrano nel vivo i solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Civita, che si svolgono dall’11 luglio al 22 luglio di ogni anno nella città di Itri e al Santuario Mariano, che distanza dal centro cittadino 13 Km a 700 metri sul livello del mare, dove da oltre 1000 anni  si venera la Madonna sotto questo titolo.

Venerdì prossimo, 11 luglio, prende il via il solenne novenario in preparazione alla festa, che ricorre liturgicamente  il 21 luglio. Sarà padre Antonio Rungi, passionista della Comunità del Santuario della Civita, ex superiore provinciale dei Passionisti di Napoli, a tenere la prima meditazione su Maria della Civita e San Paolo della Croce. Il fondatore dei Passionisti fu al Santuario della Civita dal maggio al settembre 1726, con il suo fratello Giovanni Battista.

Nove giorni di preghiera e predicazione sul tema “Maria nella vita dei santi”, che saranno animati da nove diversi sacerdoti che tratteranno questo tema durante l’omelia della messa serotina delle ore 19.00. Nel programma dei festeggiamenti tutti i nomi dei sacerdoti che interverranno.

Sabato 12 luglio in occasione dei 165 anni  della venuta del Beato Pio IX a Gaeta e al Santuario della Civita, si svolgerà un pellegrinaggio in bici da Itri a Gaeta nel Santuario della Madonna Annunziata per venerare la Madonna Immacolata, davanti alla quale pregò il beato Pio IX, prima di proclamare il dogma. I momenti più significativi di questa annuale ricorrenza sono la collocazione del busto argenteo della Madonna della Civita sull’altare Maggiore, sabato 19 luglio alle ore 20,30 con il tradizionale canto delle “Dodici Rose” e omaggio floreale delle donne itrane in dolce attesa; poi le varie processioni programmate nei giorni di sabato sera dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore fino a San Michele Arcangelo, dove la sacra icona della Madonna resterà per la veglia di preghiera della comunità per l’intera nottata. Domenica la processione da San Michele per le vie della città, con inizio alle ore 10.00 e lunedì 21 luglio, alle ore 9.00 per tutta la città di Itri. Giornate speciali per gli ammalati con la presenza dell’arcivescovo emerito de L’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari,  che celebrerà venerdì 18 luglio nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, dove da sempre si festeggia la Madonna della Civita, essendo la chiesa parrocchiale principale e centrale della cittadina. L’arcivescovo di Gaeta, monsignor Fabio Bernardo D’Onorio sarà presente nella giornata di festa con la celebrazione della messa solenne il giorno 21, alle ore 11.00  al Santuario della Civita e il giorno 22, alle ore 9.00 nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, che guiderà la processione conclusiva e con l’atto di affidamento alla Madonna della Civita della città di Itri e dell’Arcidiocesi.  I solenni festeggiamenti si concludono il giorno 22 dopo la messa dell’Emigrante, presieduta da padre Augusto Matrullo, passionista, originario di Itri, rettore della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Roma, e la riposizione del busto argenteo della Madonna nella cappella laterale della Chiesa di Santa Maria Maggiore, a mezzanotte del 22 luglio.

Nei vari momenti di preghiera e di animazione liturgica e pastorale saranno coinvolti i sacerdoti della diocesi, il comitato Santa Maria della Civita, Seminaristi, diaconi, ministranti, schola cantorum, Caritas, volontari. Per la festa annuale della Civita arrivano i devoti della Madonna da ogni parte della Diocesi, dal Lazio, dalla Campania, essendo la Madonna molto venerata in queste regioni. Un movimento di fede e di spiritualità mariana. Molto significativa è l’iniziativa annuale di ospitare gli extracomunitari nelle strutture locali e assicurare loro vitto ed alloggio, soprattutto nei quattro giorni più importanti della festa patronale della Madonna della Civita. A proposito del significato di questa festa religiosa, scrive il parroco, don Guerino Piccione, che la Madonna è modello sublime per tutti i suoi figli. Ella è la donna delle relazioni autentiche con Dio e con i fratelli. Nella visita a Santa Elisabetta, la Madonna si presenta come donna capace di mettersi accanto agli altri con gioia, generosità, con tempi lunghi e non con frugalità e in modo occasionale. Impariamo dalla Madonna come nella quotidianità è possibile vivere in modo stabile il nostro rapporto con Dio, per vivere in modo altrettanto solido le nostre relazioni interpersonali”.

Saranno giorni, come si  legge dal vasto ed articolato programma dei festeggiamenti, giorni di impegno spirituale e pastorale serio nel nome della Beata Vergine Maria, Madre e Regina della Civita, ovvero della città di Dio e degli uomini.

Omelia di padre Antonio Rungi per la terza domenica di Quaresima

TERZA DOMENIA DI QUARESIMA- 23 MARZO 2014 

CON LA SAMARITANA IN DIALOGO CON GESU’

di padre Antonio Rungi 

La terza domenica di Quaresima ci presenta uno dei brani evangeli più belli e significativi per concretizzare un percorso di vera conversione in questo tempo di preparazione alla Pasqua. E’ il brano del Vangelo di Giovanni su Gesù al pozzo di Giacobbe che dialoga con una donna della Samaria, alla quale chiede da beve. Il racconto è molto dettagliato e nei suoi minimi particolari ci fa capire l’importanza di Cristo nella vita di ognuno di Dio. Anche qui Gesù si rivela, agli occhi della donna, come il profeta, il messia. Un’altra teofania basata più sul dialogo che intercorre tra Gesù e la donna che da una voce esterna, come in altre circostanze, quali il Battesimo al Giordano o nella Trasfigurazione. Gesù che chiede un po’ da bere a questa donna, verso mezzogiorno, quando il sole è cocente e quando, praticamente non c’era nessuno ad attingere l’acqua, si trasforma, dopo il confronto con quella donna, di cui non si cita il nome, il Colui che dà la vera acqua, quella che dura per l’eternità. E’ l’acqua della grazia della conversione, della purificazione, della riconciliazione, della grazia. E’ l’acqua che simbolicamente rimanda a tanti eventi della vita del popolo eletto, da quella del diluvio, a quella Massa e Meriba, a quella del Giordano. L’acqua purificatrice che la chiesa usa nell’amministrare il battesimo ai piccoli e ai grandi. L’acqua che nelle celebrazioni esprime la benedizione di Dio sulle persone, cose ed attività. Dall’acqua che disseta, chiesta da Gesù a questa donna, all’acqua che estingue ogni sete di verità amore e giustizia che è Cristo stesso. Importante è sottolineare in questo brano del Vangelo il fatto che a questo pozzo di ritrovano Gesù e la donna soli. Il motivo è comprensibile: solo in un dialogo profondo, sincero, a tu a tu con il Signore, che la nostra anima sperimenta la gioia della misericordia. Gesù, infatti, dice in poche parole a questa donna tutta la sua vita, senza assolutamente condannarla, né allontanarla da Sé. Anzi quella particolare circostanza diventa un’opportunità per Lui, affinché questa donna, che aveva vissuto e viveva in peccato, potesse cambiare strada. La donna, dopo il colloquio-confessione di Gesù, da ascoltatrice, anche in parte sconcertata per quel singolare incontra, in un orario fuori del comune, tra due persone di varia cultura e nazione, e soprattutto tra un uomo e una donna, questa giovane samaritana diventa la prima testimone di Gesù nel suo ambiente. E’ lei infatti ad indicare in Gesù l’ipotetico messia attesa ed invitare i suoi concittadini ad incontrarsi con lui, a conoscerlo. E’ il cammino della fede e della speranza, che ci spinge ad andare incontro a Cristo e conoscerlo personalmente, dopo qualcuno ce lo ha indicato. Venite a vedere. E’ questo l’invito che anche oggi ci viene comunicato direttamente da quanti fanno esperienza di evangelizzazione, mossi da un spirito di fede. Il vedere, infatti, è il tipico verbo della fede. La donna samaritana ha visto, con gli occhi della fede e della conversione a Gesù, il Messia in lui e contestualmente ci invita ad aprire questi occhi per fare una vera conoscenza di Cristo. Non c’è possibilità di fare vera conoscenza di Cristo se non partendo da noi stessi, dalla nostra realtà personale, dalle nostre fragilità. Gesù evidenzia in questa donna il male, non per creare in lei in senso di colpa o farla sentire indegna della sua persona; al contrario sottolinea un dato di fatto, perché ella possa eliminare il peccato, il motivo di ostacolo che esiste tra Dio e l’uomo, quando c’è un peccato grave. Se non si rimuovono queste barriere, non possiamo attingere al pozzo della grazia di Dio e della nostra purificazione. Chiediamo anche noi come la samaritana, senza alcun fraintendimento o giochi di parole o scherzi, quella vera acqua che viene da Gesù e che ci dà la vera gioia del cuore, perché ci mette pace dentro e fuori di noi. Chiediamo la doppia grazia della fede e della speranza, per poi agire di conseguenza nell’amore e con amore. Come il popolo pellegrino verso la terra promessa, poniamoci dalla parte di coloro che hanno fiducia nel Signore e non dalla parte di chi si lamenta sempre di Dio, pensando che tutto dipenda da lui, dimenticandoci della nostra responsabilità personale. A tal proposito ci serva da insegnamento quanto leggiamo, oggi, nella prima lettura della liturgia della parola, tratto dal libro dell’Esodo, circa la mormorazione contro Dio e contro i rappresentanti di Dio, di allora, come di oggi: “In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». Anche in questa situazione, Dio non ha fatto mancare il sostegno a Mosé e al popolo il necessario per continuare il suo viaggio di liberazione, mediante l’acqua che sgorgò abbondante dalla roccia dell’Oreb. Dio mantiene le sue promesse, anche se chiede qualche sacrificio e rinuncia da parte del popolo. Ecco ciò che spesso manca nella nostra vita di credenti, molto labili e indecisi nel credere, è questo abbandono totale nel Signore. Contiamo molto sulle nostre forze e possibilità e ci accorgiamo che siamo molto, ma molto deboli e fragili e senza l’aiuto di Dio non possiamo fare nulla. Ne è particolarmente convinto san Paolo Apostolo, il quale, nello scrivere ai cristiani di Roma, afferma con precisione teologica ed etica che “giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. La speranza non delude, ci ricorda, ed è esattamente così. La speranza fondata in Cristo, no nelle cose del mondo, né nei sogni terreni ed umani che spesso coltiviamo al di fuori di ogni regola morale, come era capitata alla samaritana. La vera speranza è quella che parte dalla fede nel Redentore e Salvatore e che, mettendosi alla sua sequela, cambia la vita delle persone esclusivamente in bene e per il bene. Mi sembra riecheggiare in questo bravo, l’impegno profuso dalla chiesa e dagli uomini di buona volontà che lottano conto il male, le guerre, le ingiustizie, la fame, la mafia. Mi sembra riecheggiare la parola di Papa Francesco con il suo monito rivolto in questi giorni ai mafiosi: pentitevi e ritornate sulla retta via, perché se non lo fate vi attende solo i castigo di Dio per l’eternità. E allora, peccatori sì, ma corrotti no. Sia questa la nostra preghiera:  “Dio misericordioso, fonte di ogni bene,  tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna;  guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria  e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,  ci sollevi la tua misericordia”. Amen.

 

Itri (Lt). Novena del Santo Natale, di prima mattina, al Convento dei Passionisti

DSC09415E’ iniziata ieri 16 dicembre nel Convento dei Passionisti di Itri la novena predicata in preparazione al santo Natale 2013. I fedeli, un buon gruppo, come per antica tradizione si recano a messa al mattino, alle ore 7,30 e a conclusione della quale, padre Cherubino De Feo fa le preghiere di rito previsto per la novena. Il testo utilizzato dal sacerdote è quello scritto da padre Antonio Rungi, passionista della comunità del Santuario della Civita e che è pubblicato on-line da vari siti cattolici. La novena è improntata sui vari titoli biblici attribuiti a Gesù Cristo: Figlio di Davide, Figlio di Dio, Messia, Salvatore, Redentore, Figlio di Maria, l’Emmanuele, Figlio dell’uomo, Gesù Bambino. Il Convento dei Passionisti da circa 500 anni, prima con i cappuccini, e da 70 anni con i passionisti costituisce un punto di riferimento spirituale importante per la città di Itri e per il territorio. I religiosi passionisti della comunità della Civita che stanno curando la struttura conventuale cittadina, stanno organizzando per il Santo Natale 2013 le varie celebrazioni per dare degno risalto all’annuale festa del Redentore. Predisposto il bellissimo presepe artistico nella cappella di San Paolo della Croce è meta d visitatori non solo durante le messe feriali e festive ma anche durante il giorno. Per domenica 22 le messe previste del mattino alle ore 8.00 e della sera alle ore 17.00. Tutti i giorni al mattino alle 7,30 messa e novena del Natale fino al 24 mattino. Al 24 notte la messa di mezzanotte per attendere e celebrare nella preghiera la nascita di Gesù. L’orario d’inizio della celebrazione è alle ore 23,30. Per Natale poi le messe festive delle ore 8.00 e delle ore 17.00. Intanto già si respira l’aria del Natale spirituale che la comunità passionista presente ad Itri tra la Civita e il convento cittadino intende vivere insieme ai fedeli che frequentano il convento per partecipare alla messa e alle varie funzioni religiosi. La popolazione è in costante aumento quella che da alcuni mesi sta frequentando il convento, anche per l’accessibilità della struttura religiosa da ogni parte della città e del territorio e per la comodità degli orari delle celebrazioni. Tutto sommato i passionisti continuano a svolgere il loro servizio spirituale e pastorale alla città, prima di tutto e più pienamente ed intensamente al Santuario e in aggiunta anche al convento di Itri, dove sono assicurate le celebrazioni più importanti e partecipate, come il Natale, il Capodanno, l’Epifania e tutte le domeniche e feste comandate.

Preghiera alla Madonna di Medjugorje

1380238_10202205563326364_278906684_n.jpgPreghiera alla Madonna di Medjugorje
Testo di padre Antonio Rungi, passionista.

Regina della pace che vegli sul mondo intero
da questo luogo sperduto e solitario
dell’ex-Jugoslavia, terra di atei e senza fede in Dio,
che tanto hanno fatto soffrire il tuo cuore già ferito,
per le tante guerre che gli uomini di ogni tempo
si sono combattute in ogni angolo della terra,
guarda oggi questa umanità senza più fede ed ideali.
 

Dal cielo, ove siedi Regina alla destra del tuo Figlio,
proteggi quanti credono nella parola del Vangelo,
che è alimento di ogni anima che cerca la verità.
Sostieni quanti in ogni parte del mondo
lottano per la pace, la giustizia e la fratellanza universale.
Porta gioia e pace nelle famiglie afflitte dal più terribile male
del nostro tempo, che è l’egoismo distruttivo di ogni
vera relazione affettiva.
 
Dona pace e serenità a quanti vivono l’esperienza del dolore,
della malattia e dell’abbandono
e non trovano conforto in nessun uomo e donna di questo mondo.
 
Fa che ovunque nel mondo trionfi il santo nome del tuo Figlio Gesù,
che ha dato la vita per tutti gli uomini
ed ha versato sulla croce  il suo sangue prezioso,
per riconciliare tutte le creature con il loro Creatore.
 
Madre e Regina della pace,
ti affidiamo il Santo Padre,
i vescovi e soprattutto i sacerdoti,
quelli che hanno un posto speciale nel tuo cuore di Madre.
Sono tuoi figli prediletti e fa che questa speciale predilezione
che porti ad ognuno di loro
sia corrisposta con una vita santa, povera, casta,
nella piena e santa obbedienza alla Chiesa.
 
Proteggi i bambini, i giovani, gli adulti,
gli anziani, gli ammalati
e quanti hanno una speciale devozione
verso il tuo santuario di Medjugorje,
dove tu parli al cuore di ogni uomo
con il solo linguaggio della preghiera, dell’amore e del perdono.
 
Non permettere che nessuno dei tuoi figli
possa sperimentare il totale disastro spirituale ed interiore
e che, con la tua grazia e la tua potente intercessione presso il Signore,
ogni uomo di questo mondo
possa vedere il tuo volto glorioso e luminoso
nella gloria e nella felicità eterna del Santo Paradiso.
Amen.
 
Padre Antonio Rungi cp