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FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA – 31 DICEMBRE 2017 – COMMENTO DI P.RUNGI

RUNGI-BAMBINOGESU (2)preghiera delle famiglie

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)
31 dicembre 2017

Una famiglia con storie personali diverse, ma tutte centrate sulla storia della salvezza.

Preghiera della famiglia composta dal padre Antonio Rungi

Commento di padre Antonio Rungi

La festa della Santa Famiglia coincide, quest’anno 2017, con l’ultimo dell’anno e con l’ultima domenica dell’anno solare. Una coincidenza di grande valore spirituale, in quanto sembra dirci che tutta la vita personale parte dalla famiglia e si conclude nella famiglia. E come modello di tutte le famiglie cristiane c’è la famiglia santa, quella di Betlemme, in cui Gesù, appena nato, inizia il suo cammino nella storia dell’umanità e quella di Nazaret, dove i tre straordinari, unici e irripetibili componenti si trasferiranno e si stabilizzeranno e dove vivranno il resto della loro vita. Giuseppe di cui non sappiamo granché per il resto della sua vita vicino a Gesù, se non nel periodo della nascita e poi del ritrovamento nel tempio, a 12 anni; di Maria che partecipa alla vita di Gesù ed è presente in vari avvenimenti del Cristo missionario ed evangelizzatore, ma soprattutto del Cristo morto in croce e sepolto; di Gesù che era sottomesso ai genitori nel corso della sua infanzia e con loro condivideva le giornate, il lavoro, le sofferenze e le gioie e poi con l’inizio del ministero pubblico in cammino nella Palestina per portare a tutti la gioia e la speranza del buona notizia, fino a quando non muore, da innocente, inchiodato alla croce, sepolto, risorto e asceso al cielo. Una famiglia con storie diverse, ma tutte dirette e centrate sulla storia della salvezza.

La parola di Dio di questa festa ci presenta la storia della famiglia di Abramo, nella prima lettura, tratta dal Libro della Genesi, al cui centro ci sono, anche qui, tre importanti membri di questa famiglia: il patriarca Abramo, Sarà, la moglie che partorisce in tarda età e il loro figlio legittimo, Isacco. Storie famiglie nella Bibbia segnate dalla sofferenza e dalla gioia, dall’attesa e dalla speranza della paternità e della maternità, come in questo caso. Alla fine è sempre Dio che dona ciò spetta a ciascuno di noi, compreso il dono del figlio, che sarà sempre e comunque un dono del cielo e non un diritto e una pretesa dell’uomo sulla terra.

La famiglia di Abramo, modello di accoglienza della vita, anche in tarda età, è proposta, nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla lettera agli Ebrei, anche come modello di fede. Una famiglia in cammino, in obbedienza alla fede in Dio, in quanto Abramo lascia ogni cosa, la sua terra e parte per la destinazione nuova che il Signore gli aveva indicato. Una famiglia che accoglie la vita, anche quando questa sembra non aver più possibilità di essere accolta e trasmesso per amore all’interno delle vere e legittime relazioni coniugali. Ed infine, una famiglia quella di Abramo capace di gesti eroici e coraggiosi fino a sacrificare, in obbedienza alla voce di Dio, il figlio Isacco che il cielo gli aveva donato. Alla base di questi comportamenti c’era la fede e a tutte le famiglie del mondo è chiesta la fede per camminare in sintonia con il Dio che si è rivelato a noi mediante Gesù Cristo.

Non a caso, il Vangelo di questa festa è quello di Luca, che ci racconta della presentazione al tempio di nostro Signore Gesù Cristo, che, in tutto e per tutto, si attiene alla legge vigente in campo religioso e civile: Gesù viene circonciso come tutti i primogeniti maschi degli israeliti. L’incontro della santa famiglia con il vecchio Simeone, deputato al sacro rito della circoncisione, è un inno alla vita, alla gioia, alla speranza e al vero futuro di ogni essere umano che ha la possibilità di avere, idealmente, tra le braccia l’onnipotente. Esattamente quello che succede a Simeone, una volta che incrocia il volto del salvatore e redentore, da pochi giorni venuto al mondo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Questa felicità dell’anziano sacerdote che officiava nel tempio, faceva restare sbalorditi Giuseppe e Maria. Infatti “Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui”. E questo punto “Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». E’ qui annunciata la sofferenza che caratterizzerà la vita di Gesù e della Famiglia di Nazaret nel suo insieme. Sofferenza che toccherà in modo particolare la Vergine Madre che sarà trafitta da una spada, chiaro riferimento alla morte in croce di Gesù.

Al vecchio Simeone che attende la salvezza d’Israele, fa da contorno, in quella stessa scena e situazione, la profetessa Anna, che l’Evangelista Luca, descrive con esattezza, quasi la conoscesse di persona. Infatti egli sottolinea che “Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser, era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”. Tutte queste informazioni su una donna che vive praticamente di preghiera, ci aiuta a comprendere che la preghiera è l’anima della famiglia, senza la quale non si cresce nella vita e non si attende nella fede il vero Dio.

Il racconto della presentazione al tempio di Gesù si conclude con una felice annotazione dell’Evangelica Luca: “Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui”.

E qui è espresso il pensiero della tenerezza, della cura, dell’attenzione di Giuseppe e Maria verso Gesù Bambino che nella casa di Nazaret cresceva, si fortificava, era pieno di sapienza e la grazia di Dio stava con Lui, anzi era Lui stesso. E a Dio, oggi rivolgiamo òa nostra preghiera per tutte le famiglie della terra: “O Dio, nostro creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima nell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi  della fecondità del tuo amore, e i figli crescano in sapienza, età e grazia, rendendo lode al tuo santo nome. Amen

 

P.RUNGI. NUOVA NOVENA DI NATALE 2017

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NOVENA DEL SANTO NATALE 2017

COMPOSTA DA PADRE ANTONIO RUNGI

PASSIONISTA 

  1. L’umanità di Gesù Cristo

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 2,6-8)

<<Cristo, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini.  Apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce>>.

Gesù venendo assumendo la natura umana, ha svuotato se stesso, mettendo da parte gli attributi divini che non erano compatibili con la realtà dell’incarnazione. Questo svuotamento è servito dunque per assumere la condizione di servo, l’esatto opposto della condizione di Dio. Durante la sua vita terrena egli non volle comportarsi come Dio e signore degli uomini, ma come servo, privo di ogni dignità, autorità e potere, completamente dedito all’umile servizio degli altri. Nel mistero dell’incarnazione. Gesù è divenuto simile agli uomini, ma non solo: è stato riconosciuto in tutto e per tutto come un uomo. Non solo: in mezzo agli uomini egli si è ulteriormente umiliato, ha portato il suo svuotamento fino in fondo.In cosa è consistito questo svuotamento totale? Nella rinuncia a sentimenti di vanità, ambizione, autoesaltazione propri dell’essere umano. Egli piuttosto ha assunto una ferma e risoluta mitezza, aliena da ogni violenza, propria del servo di Dio.

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiamo. Signore Gesù che nel mistero della tua incarnazione sei sceso ai nostri umani livelli, per insegnarci a vivere da esseri umani e non da esseri superiori e alieni da questo mondo, indicaci, in questo Natale, la strada che porta a Te, che segua Te e che Ti serva in tutti i fratelli della terra. Amen.

Canto natalizio

  1. La povertà di Gesù Cristo

Dalla seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (2Cor 8,9)

«Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà».

E’ stato proprio il Verbo di Dio fattosi carne, il Verbo di Dio in questa condiscendenza, in questo abbassarsi, in questo impoverirsi, a farci, a noi, ricchi nei doni della salvezza, della parola, della grazia». Questo è il nocciolo proprio della povertà evangelica, che, del resto, si ritrova, nella prima beatitudine: «Beati i poveri di spirito».Essere povero è lasciarsi arricchire dalla povertà di Cristo e non volere essere ricco con altre ricchezze che non siano quelle di Cristo, è fare quello che ha fatto Cristo. Non è solo il farsi poveri, ma è stare tra i poveri e con i poveri, perché «il povero ci arricchisce», mentre il ricco ci impoverisce spiritualmente in quanto ci trasporta su ricchezze illusorie e non vere per sempre.

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiamo. Signore facci comprendere cosa significhi davvero imboccare la strada della povertà evangelica e cosa vuol dire assumere gli atteggiamenti più consoni al tuo insegnamento, quando aiutiamo i poveri in qualsiasi condizione in cui trovano. Fa che il nostro essere vicini a loro sia mosso solo da un grande amore verso di Te, o nostro Signore. Amen

Canto natalizio

  1. La tenerezza di Gesù Cristo

Dalla Lettera di san Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 2,5)

<<Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù>>.

Imparare, sentire come sentiva Gesù, conformare il nostro modo di pensare, di decidere, di agire con i sentimenti di Gesù. Se prendiamo questa strada, viviamo bene e prendiamo la strada giusta. San Gregorio Nazianzeno scrive: “Egli, Gesù, ti vuol bene”. Questa parola di tenerezza è per noi una grande consolazione, un conforto e anche una grande responsabilità giorno per giorno.

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiamo. Signore Gesù, mite ed umile di cuore, aiutaci a capire cosa sia davvero averte i tuoi stessi sentimenti nel nostro cuore, per poi applicarsi nella vita di relazione con gli altri in ogni istante della nostra quotidianità. Non permettere, Gesù Bambino, che in noi prevalgano sentimenti del male e del maligno che portano solo alla distruzione della vera vita in noi. Amen.

Canto natalizio

  1. La semplicità di Gesù Cristo 

Dal Vangelo di Matteo (Mt 11, 25-27)

<<Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare>>.

 

Nel Vangelo ci sono espressioni meravigliose, come quella citata, nelle quali Gesù ci insegna la vera semplicità della vita e del cuore. La semplicità di cuore non è l’immaturità, ma l’atteggiamento di chi si fida come il bimbo, che è consapevole che il padre ne sa più di lui e sta in braccio a lui. Serve anzitutto l’umiltà di cuore per prendere il giogo suo, sennò sbagliamo giogo e pesa. La nostra mente non può arrivare a comprendere tutto questo, il suo modo di operare, la nostra ragione non può arrivare a contenere Dio. Bisogna inevitabilmente abbandonarci con fiducia tra le sue braccia senza perderci in mille ragionamenti e crescere nella consapevolezza di essere amati infinitamente da un Dio che è Padre e ci ama infinitamente, come un bambino appena nato è amato, se è vero padre e vera madre, dai suoi genitori. 

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiamo. O Gesù Bambino, davanti a Te prostrati, con grande umiltà ti chiediamo quella semplicità che purtroppo abbiamo perso, nel corso degli anni, perché abbiamo abbandonato la strada della vera sapienza che viene dal cielo, immettendoci, erroneamente sui sentieri della sapienza terrena, che nel suo calcolo considera come intelligenza l’interesse, la furbizia e la scaltrezza. Noi vogliamo possedere questo, ma solo Te, o Gesù, sapienza incarnata. Amen.

Canto natalizio

  1. Il sorriso e la gioia di Gesù Bambino

Dal Vangelo di Matteo (Mt 2,10-11)

<<Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra>>.

Il testo del Vangelo di Matteo usa un’espressione molto forte per indicare la letizia sperimentata. I magi sono felici perché hanno portato a termine la loro ricerca e sono arrivati alla meta a cui aspiravano giungere. Ecco perché nell’incontrare il volto di Gesù Bambino, guidati dalla stella, essi provarono una grandissima gioia. Questa espressione è l’unica nota di gioia in tutto il vangelo dell’infanzia di Matteo. Una volta entrati in questa casa provvisoria di Gesù, Giuseppe e Maria, offrirono il loro ben noti doni, simboli della regalità di Cristo. I magi, infatti, compiono i gesti usuali nell’antico oriente per una visita ufficiale ad un re. I Padri della Chiesa saranno loro ad attribuire ai magi, sulla scorta anche dei testi biblici, il titolo di re (a fissarne il numero fu Origene nel III sec.), e ad identificare il significato simbolico dei tre doni: l’oro per la regalità, l’incenso per la divinità (e il ruolo sacerdotale) e la mirra per l’umanità sofferente. La gioia dei magi è la nostra gioia di ogni Natale, quando incontriamo il volto di Gesù Bambino, in quella grotta, che ci porta all’essenza stessa della gioia cristiana.

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiamo. Guidaci Gesù alla meta della nostra quotidiana gioia terrena che è l’incontro con Te, nella povera grotta del nostro cuore, ma soprattutto prendici per mano e portaci con Te al traguardo finale della nostra gioia spirituale, che è l’eternità, dove possiamo contemplarti per sempre nella gioia del tuo Regno. Amen.

Canto natalizio

  1. L’innocenza di Gesù Bambino 

Dal Vangelo di Matteo (2,16)

<<Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi>>.

La liturgia del periodo natalizio, comprende la festa dei santi innocenti, la quale ricorda il sangue versato attorno alla culla di Gesù bambino, emblema di una scia di violenze che colpiscono gli innocenti di tutti i tempi. Nel considerare l’innocenza di Gesù e l’innocenza di tutti i bambini del mondo, c’è da capire cosa significhi essere innocenti. L’innocenza non è mera assenza di colpa, ma pienezza e perfezione di vita, di fede e di amore. Per questo è innanzitutto un dono, una grazia. Se noi ne sentiamo il desiderio e la nostalgia, è segno che l’abbiamo perduta e quindi non c’è in noi quiete e serenità, pace e fiducia. E’ inutile perdersi in malinconie e in sospiri; è necessario, invece, ritornare a chiederne la grazia a Dio e a preparare lo spirito perché accolga l’innocenza ridonata. “Ho perso l’innocenza e non la potrò riconquistare se non attraverso la santità” (Bernanos). È aprendoci a Dio, alla sua luce e alla sua azione che il nostro cuore tornerà ad essere innocente, puro e trasparente come una sorgente.

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiamo. Signore Gesù che, già appena nato, Erode, il re sanguinario, desiderava eliminarti fisicamente, Te mite agnello, converti, in questo Natle, il cuore e la menti di quanti sono sanguinari, violenti ed assassini, che uccidono bambini, donne, uomini, anziani e ammalati, perché pentiti e scontata ogni umana pena, possano redimersi ed incominciare una vita nuova, segnata solo dal bene e mai da violenza di nessun genere. Amen.

Canto natalizio

7.L’umiltà di Gesù Bambino 

Dal Vangelo di Luca (Lc 2, 6-12) 

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».

Dio è umile! Nel Natale scopriamo meglio questo grande mistero. Noi che siamo orgogliosi, pieni di vanità e ci crediamo grande cosa, siamo niente! Lui, il grande, è umile e si fa bambino. Questo è un vero mistero! Dio è umile. Nel periodo natalizio ricordiamo la sua infanzia. Le rare indicazioni che possediamo fanno riferimento all’imposizione del nome dopo otto giorni dalla sua nascita e alla presentazione al Tempio; e inoltre alla visita dei Magi con la conseguente fuga in Egitto. Poi, c’è un grande salto fino ai dodici anni, quando con Maria e Giuseppe va in pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pasqua, e invece di ritornare con i suoi genitori si ferma nel Tempio a parlare con i dottori della legge. Come si vede, sappiamo poco di Gesù Bambino, ma possiamo imparare molto da Lui se guardiamo alla vita dei bambini (Papa Francesco).

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiera. O Signore, venuto in questo mondo, insegnaci ad essere umili nei pensieri e nelle nostre azioni, perché alla scuola di Betlemme possa sperimentare sempre meglio il dono dell’umiltà che rende grandi e santi davanti a Dio e agli uomini. Amen.

Canto natalizio

8.La sofferenza di Gesù Bambino 

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1, 1-5)

<<In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta>>. 

Quanta tristezza ci capita di scorgere su tanti volti che incontriamo. Quante lacrime vengono versate ad ogni istante nel mondo; una diversa dall’altra; e insieme formano come un oceano di desolazione, che invoca pietà, compassione, consolazione. Le più amare sono quelle provocate dalla malvagità umana: le lacrime di chi si è visto strappare violentemente una persona cara; lacrime di nonni, di mamme e papà, di bambini… Ci sono occhi che spesso rimangono fissi sul tramonto e stentano a vedere l’alba di un giorno nuovo. Abbiamo bisogno di misericordia, della consolazione che viene dal Signore. Tutti ne abbiamo bisogno; è la nostra povertà ma anche la nostra grandezza: invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto (Papa Francesco).

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria… 

Preghiamo. O Gesù bambino che fin da piccolo hai sperimentato il dolore e la sofferenza, nascendo in una povera grotta, al freddo e al gelo, e nel corso della tua esistenza hai vissuto la sofferenza come dono fino all’offerta suprema di te stesso sulla croce, concedi a noi la grazia di affrontare il nostro dolore quotidiano, ma ti chiediamo da profondo del nostro cuore di liberare da ogni sofferenza e dolore ogni bambino del mondo. Non permettere Gesù che, soprattutto i bambini, debbano soffrire per la mancanza di attenzione, protezione e di amore verso di loro. Amen. 

Canto natalizio 

  1. La famiglia di Gesù

Dal Vangelo di Luca (Lc 2,22)

<<Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore>>.

Il Bambino Gesù con sua Madre Maria e con san Giuseppe sono un’icona familiare semplice ma tanto luminosa. La luce che essa irradia è luce di misericordia e di salvezza per il mondo intero, luce di verità per ogni uomo, per la famiglia umana e per le singole famiglie. Questa luce che viene dalla Santa Famiglia ci incoraggia ad offrire calore umano in quelle situazioni familiari in cui, per vari motivi, manca la pace, manca l’armonia, manca il perdono. La nostra concreta solidarietà non venga meno specialmente nei confronti delle famiglie che stanno vivendo situazioni più difficili per le malattie, la mancanza di lavoro, le discriminazioni, la necessità di emigrare. (Papa Francesco)

Momento di riflessione personale e silenziosa

Padre nostro, Ave Maria, Gloria…

Preghiamo. Gesù amabilissimo, sei stato accolto in una famiglia speciale, che tu stesso hai scelto per incarnarti ed essere presente nella storia umana, come tutti i bambini che vengono in questo mondo, che hanno una madre, un padre ed una famiglia ben determinata. Concedi o Gesù che la vita nascente possa essere accolta con lo stesso amore di Maria e Giuseppe, per poi essere seguita in ogni istante del suo sviluppo e della sua crescita in sapienza ed amore davanti a Dio e davanti agli uomini. Amen.

Canto natalizio

Preghiera dI Natale di padre Antonio Rungi 

da recitare ogni giorno prima della benedizione

Contempliamo il tuo volto

Contemplando il tuo volto di Bambino,

o Gesù Redentore del mondo,

appena giunto tra di noi,

tocchiamo con le nostre povere mani

la bellezza, la grandezza e la tenerezza di Dio

fatto uomo nel grembo verginale di Maria

e venuto alla luce nella notte più luminosa di questo mondo.

 

Davanti a Te, Re Bambino,

dai connotati dolci e rassicuranti

noi ci immergiamo in questo Natale

per ricuperare amore, pace e serenità.

 

Inginocchiati, come i semplici pastori di Betlemme

che corsero subito a renderti onore,

noi ci prostriamo per chiederti di aiutarci

a ritrovare la strada che porta a Te, o nostro Signore.

 

Siamo qui ad adorarti, come i Re Magi,

e nelle nostre misere condizioni

ti offriamo in dono

ciò che possediamo di più prezioso dentro noi,

il nostro povero ed sofferente cuore.

 

Da questa rinnovata grotta di luce e di speranza

di un piccolo villaggio della Galilea delle genti,

volgi il tuo sguardo d’amore e di bontà all’umanità intera,

che dalla tua annuale ricorrenza natalizia,

attende una risposta globalizzata dell’amore e della misericordia

che Tu ci hai insegnato e comunicato, o Emanuele, Dio con noi.

Amen.

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO PER LA DOMENICA DELLA SANTA FAMIGLIA.

RUNGI2015

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO C)
DOMENICA 27 DICEMBRE 2015

UNA FAMIGLIA UNICA, IRRIPETIBILE, MODELLO DI TUTTE LE FAMIGLIE

Commento di padre Antonio Rungi

A solo 48 ore dalla solennità del Natale e dell’annuale ricorrenza della nascita di Gesù, celebriamo, oggi, nel clima natalizio e di festa che genera questa ricorrenza, un altro momento bello del cammino di questo Giubileo della Misericordia in pieno svolgimento. Oggi, infatti, celebriamo la festa della Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, una storia di vita familiare irripetibile, ma affascinante e modello di comportamento per ogni famiglia credente o meno. La famiglia di Nazareth è questo riferimento normativo, spirituale, umano e sociale a cui ci vogliamo ispirare in questo Natale 2015, che è il Natale della Misericordia e del perdono.

Nell’ottobre di quest’anno, si è svolto un importante Sinodo ecclesiale in Vaticano a livello mondiale proprio sul tema della famiglia. Vorremmo agganciarsi proprio a questa esperienza di chiesa, guidata oggi dalla saggia ed equilibrata persona di Papa Francesco per entrare nel cuore della Famiglia di Nazareth e sbarrare le porte delle nostre famiglie, chiuse e serrate da egoismi di ogni tipo. E per farlo, ci affidiamo proprio ai tre membri di questa comunità familiare divina ed umana, in cui la presenza di Cristo, Figlio di Dio, concepito nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo ci dà il polso della reale e straordinaria vicenda di questa favola e sogno familiare che troviamo proprio nella casa di Nazaret. Il testo del Vangelo di Luca che oggi ascoltiamo ci presenta una famiglia in marcia verso Gerusalemme, in una carovana, per celebrare la pasqua annuale. C’erano Giuseppe, Maria e Gesù uniti nel viaggio di andata. Dopo aver svolto tutto quello che era previsto di fare, ritornarono. Ma Gesù, senza dire nulla ai genitori, resto a Gerusalemme tra i dottori ad insegnare loro. Un bambino di 12 anni che insegna ai tanti intellettuali del tempio sacro. Eppure si verifica esattamente così. Certo, se Gesù avesse chiesto il permesso ai genitori, non glielo avrebbero concesso. A dodici anni, minorenne, con la confusione che c’era a Gerusalemme per la Pasqua, nessun genitore avrebbe permesso una cosa simile. E lui cosa fa? Rimane lì ad insegnare. E sì, Lui poteva disobbedire ai genitori terreni, ma non poteva non ascoltare la voce del suo Padre Celeste che lo voleva esattamente in quel momento, in quel luogo a svolgere la sua missione. D’altra parte, quando i genitori ritrovano Gesù e lo rimproverano, senza mezze misure (legittimamente da un punto di vista legale) egli cosa dice:«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro”. Esattamente quello che spesso capita nelle nostre famiglie di oggi: non ci capisce più tra genitori e figli, tra marito e moglie e tra parente vari. Gesù qui chiede una comprensione oltre misura alla Madre e a Giuseppe, una comprensione di un mistero ancora tutto da scoprire e rivelare. Maria in questo mistero vi era entrata con un si, preciso. Giuseppe lo aveva accettato dando la disponibilità all’angelo, mentre nel sogno e poi nella realtà pensava di ripudiare Maria che era incinta. Poi tutto scorre liscio. Quel Bambino nasce e viene alla luce, cresce, si sviluppa e cerca la sua autonomia nella missione celeste che deve portare a termine. Egli è sceso per fare la volontà del Padre. Ecco io vengo, Signore, per fare la tua volontà. E Gesù compie questa volontà in ogni momento della sua vita, la sua obbedienza la osserva integralmente, verso il suo vero Padre, anche se poi, ci ricorda il vangelo, che tornò a casa e restò sottomesso ai genitori fino al momento dell’annuncio del Regno e della predicazione. Alcune considerazioni su questo testo del Vangelo vanno fatte, anche in rapporto al tempo che stiamo vivendo, quello del Giubileo della Misericordia. Nella vita sbagliamo tutti. Sbagliano i piccoli, più facilmente, in quanto sono inesperti e a volte ribelli e contestatori, ma sbagliano molto di più i grandi, che sono distratti in tante cose e a volte si dimenticano delle loro creature o le curano solo fino a quando si va d’accordo tra coniugi.

Gesù dimenticato dai suoi genitori è l’esempio di tanti bambini dimenticati nel mondo, di cui nessuno va alla ricerca. Sono anonimi, non appartengono a nessuno e come tali sono oggetti delle passionisti e delle barbarie più crude che si possono compiere in ogni epoca ed anche nella nostra epoca: bambini uccisi dalle bombe, morti in fondo al mare, uccisi dal lavoro, dalla miseria e dalla fame, uccisi dall’egoismo dei grandi, molte volte che sfruttano queste creature innocenti e tenere, che, invece, avrebbero bisogno di altre e più amorevoli cure ed attenzioni. Gesù ritrovato dai genitori, è la speranza che nutriamo tutti nei nostri cuore che questo natale della misericordia, possa far ritrovare genitori e figli, marito e moglie intorno alla tavola della misericordia, dell’amore e della tenerezza del cuore. Non è festa della famiglia se mancano i bambini e dove mancano i bambini manca il sorriso di Dio, la tenerezza di Dio, un presente e un futuro dell’umanità.

Non possiamo permetterci distrazioni nei confronti dei piccoli, né avere piena fiducia in loro, in quanto devono crescere e maturare. Ci vuole quella necessaria vigilanza, attenzione, cura ed amore in ogni luogo, istituzione dove c’è anche un solo bambino e molte volte, neppure della propria famiglia o della parentela, in quanto i bambini sono di tutti  devono essere protetti da tutti.

Il senso di questa festa 2015 della santa famiglia sta proprio partendo dal Gesù bambino volto tenerissimo della misericordia di Dio. Ripartendo dalla vita e dai bambini, le nostre famiglie riassaporeranno il cielo nella loro casa, la gioia e la felicità che solo un bambino può dare. Tutte le mamme, tutti i padri dovrebbero elevare al Signore la stessa preghiera di Anna, di cui ci parla il testo della prima lettura di oggi, tratto dal Libro di Samuele, visto che si parla prorio della nascita di questo uomo eccezionale nella storia del popolo eletto:  “Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore”. Quante donne e quanti uomini hanno ucciso bambini? Il Giubileo della misericordia sia anche il tempo di una profonda verifica persona circa il tema dell’accoglienza della vita nascente e della vita già venuta alla luce, con l’entrata in questo mondo, quando ogni bambino, uscendo dal grembo materno, dopo nove, più o meno mesi, di attesa, incomincia con un pianto che, spesso, lo accompagnerà fino alla morte. Quanti bambini hanno pianto per le colpe e le responsabilità dei genitori, parenti ed adulti nell’indifferenza e nella cattiveria. L’umanità sappia chiedere perdono a tutti i bambini del mondo per il male che ha commesso nei suoi confronti, dal momento stesso in cui Erode compì la prima strage degli innocenti. Quelle stragi silenziose e conosciute si rinnovano ancora oggi. E noi non possiamo tacere di fronte al male, qualsiasi male, che si possa fare ad un qualsiasi creatura innocente e semplice come sono i bambini di tutta la terra, al di là del colore della pelle, della nazione e della religione.

Sia questa la nostra preghiera, oggi, nella domenica della Santa Famiglia, nell’Anno Giubilare della Misericordia:

Gesù Bambino, ancora una volta sei sceso tra noi,

nell’annuale ricorrenza della tua nascita,

per portare a tutti noi il tuo messaggio d’amore.

 

Ancora una volta, ai piedi della tua umile grotta,

ti chiediamo di vegliare sulle nostre famiglie

segnate da tante prove e situazioni dolorose,

assistite, come per Te, dalle amorevoli cure di Maria  e Giuseppe.

 

Tu che hai parlato al cuore delle persone semplici,

come i pastori e da loro hai avuto una risposta

generosa di amore e di socializzazione,

fa che nelle nostre famiglie

si viva con semplicità ed accoglienza reciproca

l’avventura spirituale dell’amore coniugale e familiare.

 

Tu che hai accolto benevolmente i sapienti del tuo tempo

anch’essi alla ricerca di una stella e di orientamento,

fa che le persone che governano i popoli e le nazioni,

e impegnate  nella politica, nell’economia e nella cultura,

facciano l’opzione fondamentale per la famiglia,

fondata sul matrimonio, unico ed indissolubile, tra uomo e donna,

e aperta all’amore per tutta la vita.

 

Tu che sei sfuggito alla strage degli innocenti

decretata da un Erode assettato di sangue e di potere,

difendi le nostre famiglie dalle stragi quotidiane,

sempre più ricorrenti ed aberranti,

di piccoli, giovani, anziani, padri, madri,

conseguenza di una cultura violenta, terroristica,

che stenta ad essere debellata

in un mondo dominato dall’odio,

dalla superbia e dal risentimento.

 

Solo Tu dalla Grotta di Betlemme,

con la potente mano di Dio quale sei,

puoi fermare quanti usano le loro mani,

per offendere e distruggere la famiglia,

per ammazzare e rubare nelle case,

per imbrogliare e corrompere i nuclei familiari,

per delinquere e alimentare il malaffare

distruggendo le famiglie con condizionamenti di ogni tipo.

 

Poni nel cuore delle persone oneste,

che sono la maggior parte sulla terra,

la forza necessaria per lottare

contro i mali dell’era contemporanea,

e sostieni il cammino di pace e  di giustizia sociale,

che sono i valori maggiormente in grado

di ridare dignità alla famiglia naturale ed umana,

in questo Anno Giubilare della Misericordia.

 

L’intercessione di Maria, Tua e nostra dolcissima Madre,

e di San Giuseppe, custode attento e giusto di Te,  Gesù,

Redentore dell’uomo,  possano ottenere dal Padre Celeste,

con la salutare illuminazione dello Spirito Santo,

di ridonare alle nostre famiglie italiane e di tutto il mondo

la gioia di vivere unite in pace e in armonia con Dio,

con il creato e con tutti gli esseri umani. Amen.

 

(Preghiera composta da padre Antonio Rungi)

P.RUNGI. COMMENTO PER IL NATALE 2015

RUNGI2015

Solennità del Natale 2015 – Venerdì 25 dicembre 2015

 

Il nostro pellegrinaggio giubilare alla Grotta di Betlemme

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

Questo Natale 2015 ha un sapore, un significato ed un valore del tutto speciale. E’ il Natale della misericordia infinita e tenerissima che ci porta a noi, Gesù Bambino, il Figlio di Dio, che si incarna nel grembo verginale di Maria Santissima e viene a noi come salvatore e redentore, con il volto della vera misericordia di Dio. La coincidenza dell’anno santo della misericordia, aperto da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre, rende questo Natale più importante da un punto di vista spirituale, in quanto è la festa che ci riporta all’origine stessa del mistero della salvezza, che inizia prima a Nazareth e prosegue a Betlemme, dove viene alla luce Gesù, il messia atteso dai popoli e nostro liberatore. Nella solenne liturgia della notte santa, che accompagna il cammino del cristiano in questo anno giubilare, noi, infatti, ci confrontiamo con la vera e grande notizia più importante di tutti i tempi e per tutta l’umanità; Gesù Cristo, Figlio di Dio, si incarna nel grembo verginale di Maria per portare a noi la salvezza, la misericordia e il perdono di Dio. Ci ricorda il profeta Isaia nel brano della messa di mezzanotte che “un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere  e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine  sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre”. Il programma del Natale della misericordia sta sintetizzato in queste parole di speranza, gioia e giustizia per tutti. L’anno giubilare è appunto questo anno per rimettere a posto, a livello spirituale, morale e sociale, le cose che non vanno personalmente e collettivamente. E ciò si inizia a fare, se con umiltà ci poniamo davanti a Gesù Bambino e riconosciamo i nostri peccati, per ricominciare una vita senza peccato. Le tenebre in cui siamo immersi devono fare spazio alla luce vera che viene dal cielo ed ha un solo nome: Gesù Cristo il Salvatore. Questa luce dobbiamo sapere riscoprire nell’anno giubilare, perché Gesù è il volto misericordioso del Padre: “Il popolo che camminava nelle tenebre  ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia,  hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete  e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue

 saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Moltiplicare la gioia del perdono e dell’essere perdonati, dall’essere liberi, mediante il dono dell’indulgenza plenaria, anche delle pene conseguenti alle nostre colpe”. Il nostro pellegrinaggio giubilare alla grotta di Betlemme può avere un doppio motivo: quello dei pastori e quello dei Re Magi. Il motivo pastorale, sta nel riconoscere in Cristo il vero Pastore delle nostre anime che ci conduce ai pascoli eterni della felicità. Il motivo regale, sta nel riconoscere in Cristo l’unico vero Re di tutti i tempi, il cui regno non finisce mai. Dal Pastore da pastori andiamo alla Grotta di Gesù per assaporare la gioia di prostrarci per chiedere perdono per noi e per l’umanità. Da re, come i sapienti dell’oriente, andiamo da Lui, per offrirgli quel poco di bene che abbiamo con noi e realizzato nei nostri giorni ed anni, fin qui vissuti con la fede del Natale, ben sapendo, come ci ricorda l’Apostolo Paolo nel brano della sua lettera a Tito, che nella notte santa proclamiamo: “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.  Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone”. Il Natale della misericordia lo celebriamo se ci lasciamo riscattare da Cristo da ogni iniquità, formando la chiesa suo popolo santo, ma anche popolo di peccatori, che hanno bisogno di redenzione. Risuoni in questo Natale il canto di gioia, speranza e fiducia che gli Angeli proclamarono nella notte in cui venne al mondo il Redentore e della quale ci racconta l’evangelista Luca: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Lo stesso canto di gioia vorremmo che risuonasse in ogni parte del mondo e in ogni angolo di questo mondo solo e solitario, che va alla ricerca della vera gioia e felicità che viene dall’Alto e si chiama “Emmanuele, il Dio con noi”. Possiamo sperimentare, fin d’ora, questa gioia dentro e fuori di noi, consapevoli che il Natale ha un suo fascino e una sua bellezza interiori, che nessuno puoi toglierci, da dove è riposto, ben sapendo che sta nel profondo del nostro cuore e della nostra vita e da lì nessuno lo potrà estirpare per rincorrere fasi dei che non possono dare felicità, perché inesistenti. Anche per noi si devono compiere i giorni per dare alla luce, nel nostro cuore, Gesù, e con la stessa tenerezza e bontà di Maria, Giuseppe, i pastori e i semplici della terra l’hanno voluto incontrare e lo hanno amato, profondamente, perché avvertivano in Lui la potenza di Dio e la misericordia di Dio. Sia, questa la nostra preghiera di Natale 2015:

 

Cristo, Salvatore e Redentore dell’uomo,

guarda dalla tua grotta di Betlemme

l’umanità intera in questo tuo annuale Natale 2015

che, oggi, ha un significato giubilare per tutti i tuoi seguaci.

 

 

Davanti a Te, Gesù Bambino,

contemplando il volto di Maria, la tua Madre dolcissima,

guardando a Giuseppe, il tuo padre terreno,

osservando quanti arrivano da Te per adorarTi ,

ci prostriamo umilmente per ringraziarti

per tutti i doni che ci hai dato.

 

 

Ti chiediamo umilmente,

o Verbo Eterno del Padre Misericordioso,

che quest’anno Giubilare,

dedicato alla riconciliazione e al perdono,

sia, per tutta la Chiesa e l’umanità,

un anno di rinascita spirituale

e di ripresa morale per  tutto il genere umano.

 

 

Dona a quanti si immergono

nel mistero del tuo Natale annuale,

la sapienza della grotta di Betlemme,

che si traduce in opere di bene

ed ha un solo nome: misericordia per sempre.

 

 

Guarda, Gesù Bambino, tutti i bambini di questa terra,

segnata dall’odio, dal terrorismo e dalla guerra,

proteggili da mani violente, che uccidono in loro

ogni speranza di sopravvivenza.

 

 

Assisti, Principe della pace,

quanti lottano per costruire

un mondo di giustizia e di pace,

e fa che i loro sforzi

producano i risultati attesi e sperati.

 

 

Maria, la Madre del perdono,

ci faccia riscoprire la gioia

di essere in pace con tutti,

senza conservare, nel nostro cuore,

alcun risentimento, ribellione o progetti di distruzione.

 

 

Nulla ci allontani dalla gioia di vivere,

oggi e sempre, il tuo Natale di amore,

di pace e di misericordia,

alla scuola di quella misera ed umile

grotta, nella quale sei venuto al mondo,

senza clamore e splendore,

ma solo con il calore del Tuo amore per noi.

 

 

Gesù Bambino,

volto dolcissimo e tenerissimo di Dio,

che è Misericordia infinita,

trasforma questo Natale 2015,

segnato da tanti mali e difficoltà,

in un Natale pieno di gioia e speranza

per l’intera umanità. Amen.

 

(Padre Antonio Rungi, passionista)

 

MONDRAGONE (CE). AL LICEO GALILEI UN INCONTRO PRE-NATLIZIO CON IL VESCOVO DI SESSA AURUNCA

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Mondragone (Ce). Il Vescovo Piazza incontra gli studenti liceali prima di Natale

di Antonio Rungi

Un incontro prenatalizio con tutti gli studenti liceali e delle scuole superiori di Mondragone. Così il Vescovo di Sessa Aurunca, Orazio Francesco Piazza ha voluto rapportarsi ai giovani della su Diocesi all’indomani dell’apertura della porta del Giubileo della Misericordia nella Cattedrale di Sessa Aurunca e alla vigilia dell’apertura della porta mariana, alla Basilica Minore e Santuario della Madonna Incaldana. Due gli incontri di oggi, giovedì 17 dicembre, tenuti a Mondragone: prima all’ITC Stefanelli e poi al Liceo Scientifico “G.Galilei. Qui il vescovo ha potuto visitare la mostra dei presepi, allestita presso la Palestra dell’Istituto, comprendente 36 artistici presepi, tutti realizzati da singoli studenti o da classi dell’Istituto. Il Vescovo è stato accolto con grande entusiasmo dai liceali e con lui si sono confrontati sui grandi temi di attualità a livello di Chiesa universale e locale, in particolare sul tema del Giubileo e della solidarietà, che passa attraverso l’impegno di tutta la Chiesa di Sessa Aurunca, che presenta il volto di tante emergenze, come quella di Pescopagano, dove ha detto il Vescovo sono oltre 8.000 gli immigrati che fanno riferimento all’unica struttura sociale che è la Parrocchia di San Gaetano. E dove è stato aperto un centro diagnostico per le esigenze di cura delle donne di qualsiasi religione e nazione. Temi importanti che necessitano di essere risolti, quali il problema della povertà, della disoccupazione giovanile, la questione della solitudine degli anziani e dei giovani, questi ultimi immersi sempre più in una vita virtuale e non reale. Il dibattito che ne è scaturito, anche sui temi prettamente religiosi, quali la testimonianza di vita dei sacerdoti e del clero, dell’impegno a favore degli ultimi, è risultato di grande stimolo e di riflessione per tutti. Il Vescovo nella sua visita era accompagnato dal Vicario generale della Diocesi, monsignor Franco Alfieri, dal responsabile della pastorale scolastica, don Franco Iodice. Ad accogliere il Vescovo al Liceo è stata la Vice-preside, professoressa Filippa De Gennaro, gli studenti, i docenti di religione cattolica Rita Tramonti, Gabriella Scapicchio e Rosanna Montano e di altre discipline, il personale Ata della scuola. A conclusione del suo intervento, il Vescovo ha assicurato l’apertura di vari punti di ristoro, curati dalla Diocesi, per le persone povere del territorio che sono sempre in aumento, soprattutto a Mondragone, dove l’afflusso degli immigrati è maggiormente sentito e numericamente più rilevante. Gli studenti hanno accolto il Vescovo con musiche, canti e balli natalizi, preparati dai docenti del Liceo Musicale e Coreutico. Due ore di intensa riflessione e meditazione sugli argomenti più recenti dalla Chiesa e della società, a partire dall’Anno Santo della Misericordia, moderati dal docente del Liceo e giornalista, padre Antonio Rungi.

P.RUNGI. LA MIA PREGHIERA DI NATALE 2015

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PREGHIERA DI NATALE 2015
Composta da padre Antonio Rungi
Cristo, Salvatore e Redentore dell’uomo,
guarda dalla tua grotta di Betlemme
l’umanità intera in questo tuo annuale Natale 2015
che, oggi, ha un significato giubilare per tutti i tuoi seguaci.
Davanti a Te, Gesù Bambino,
contemplando il volto di Maria, la tua Madre dolcissima,
guardando a Giuseppe, il tuo padre terreno,
osservando quanti arrivano da Te per adorarTi ,
ci prostriamo umilmente per ringraziarti
per tutti i doni che ci hai dato.
Ti chiediamo umilmente,
o Verbo Eterno del Padre Misericodioso,
che quest’anno Giubilare,
dedicato alla riconciliazione e al perdono,
sia, per tutta la Chiesa e l’umanità,
un anno di rinascita spirituale
e di ripresa morale per tutto il genere umano.
Dona a quanti si immergono
nel mistero del tuo Natale annuale,
la sapienza della grotta di Betlemme,
che si traduce in opere di bene
ed ha un solo nome: misericordia per sempre.
Guarda, Gesù Bambino, tutti i bambini di questa terra,
segnata dall’odio, dal terrorismo e dalla guerra,
proteggili da mani violente, che uccidono in loro
ogni speranza di sopravvivenza.
Assisti, Principe della pace,
quanti lottano per costruire
un mondo di giustizia e di pace,
e fa che i loro sforzi
producano i risultati attesi e sperati.
Maria, la Madre del perdono,
ci faccia riscoprire la gioia
di essere in pace con tutti,
senza conservare, nel nostro cuore,
alcun risentimento, ribellione o progetti di distruzione.
Nulla ci allontani dalla gioia di vivere,
oggi e sempre, il tuo Natale di amore,
di pace e di misericordia,
alla scuola di quella misera ed umile
grotta nella quale sei venuto al mondo,
senza clamore e splendore,
ma solo con il calore del Tuo amore per noi.
Gesù Bambino,
volto dolcissimo e tenerissimo di Dio
che è Misericordia infinita,
trasforma questo Natale 2015,
segnato da tanti mali e difficoltà,
in un Natale pieno di gioia e speranza
per l’intera umanità. Amen.

P.RUNGI. SI’ AL PRESEPE E ALLE CELEBRAZIONI NATALIZIE IN TUTTE LE SCUOLE PUBBLICHE E UFFICI PUBBLICI

rungi-informazioni

COMUNICATO STAMPA 

P.RUNGI  (TEOLOGO MORALE) . NON FAR FARE IL PRESEPE O OSTACOLARE ALTRE MANIFESTAZIONI RELIGIOSE NATALIZIE  A SCUOLA O NEI  LUOGHI PUBBLICI  E’ UN GRAVE  ATTO DI INTOLLERANZA RELIGIOSA NEI CONFRONTI DEI CRISTIANI.

 

“Non far fare il presepe o proibire di fare altre manifestazioni religiose in occasione del Natale sia a scuola che nei luoghi pubblici, soprattutto in questo Anno giubilare della Misericordia, è una grave violazione della libertà religiosa nei confronti dei cristiani; anzi è un gravissimo peccato contro la libera espressiva religiosa di ogni persona umana che crede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si è incarnato nel grembo verginale di Maria, per opera dello Spirito Santo ed è nato a Betlemme 2015 anni fa per la salvezza del genere umano”, è quanto afferma padre Antonio Rungi, teologo morale, religioso passionista, docente di Filosofia e Pedagogia nelle scuole statali, a commento di quanto sta succedendo in alcune parti d’Italia sia nelle scuole pubbliche che in determinati luoghi pubblici.

“E’ inconcepibile in una nazione –afferma P. Rungi – come l’Italia con una forte caratterizzazione di cultura cristiana, di arte ed espressioni musicali e simboliche che hanno attinenza con il mistero della Nascita di Gesù Cristo, proibire ai bambini, ai ragazzi, ai giovani e agli adulti di esprimere la loro passione per il Natale, in quei luoghi dove ogni giorno vivono la loro esperienza formativa, anche attraverso l’insegnamento della religione cattolica. La presenza di alunni e studenti o di adulti di altre religioni non può ostacolare quello che è il comune sentire e la tradizione natalizia nel nostro paese. Nessuno è tenuto a partecipare alle manifestazioni di carattere religioso, se non le condivide, ma è pur vero che nessuno può ostacolare che tali manifestazioni di culto e di fede debbano essere represse, in ragione di una libertà religiosa e tolleranza che è tale se si rispettano solo le altre fedi e si massacra la nostra religione, il nostro culto, le nostre tradizioni. E per giunta in un Paese libero e democratico, in una Nazione e in un Continente a forte caratterizzazione cristiana. Per cui, invito gli studenti cattolici, i genitori cattolici, i docenti cattolici, il personale della scuola, soprattutto i dirigenti scolastici, cattolici o di altre fedi o agnostici, a favorire tutto ciò che è espressione di amore e rispetto del Natale cristiano a partire dal presepe, dai canti, dall’arte, per poi esplicitarsi nelle molteplici modalità di vivere il Natale con i bambini italiani, quale la recita del Natale e il saggio natalizio. Togliete il Natale ai bambini e ai ragazzi nella scuola e togliete a loro una parte della felicità, della gioia in questi giorni. Vivere il clima natalizio con un spirito di pace, fraternità e solidarietà è il modo migliore per incontrare i bambini di altre culture e religioni, che, più degli adulti, sanno stare insieme ai propri coetanei e non fare polemica o ostacolare un percorso di formazione ed esperienza umana e religiosa, in caso di realizzazione del presepe a scuola o nei luoghi pubblici o di manifestazioni canore e artistiche riguardante il mistero della Natività. Chiedo a tutti i dirigenti scolastici, essendo anch’io un docente impegnato nelle scuole statali, di avere massimo rispetto per i bambini, i ragazzi, gli studenti che vogliono festeggiare il loro Natale a scuola, senza ostacolare nessuna forma di manifestazione della loro gioia di credere, vivere e sperare in un mondo migliore, mediante tutto quello che è espressione di cultura, fede e religione cristiana, la quale può solo aiutare il cammino verso la pace, la solidarietà e fratellanza universale e non certamente ostacolarla. D’altra parte – continua il teologo morale Rungi – per ogni cristiano, dovunque egli si trovi ed operi è suo dovere manifestare la fede e testimoniarla, nel rispetto degli altri, ma non privandosi di ciò che è essenziale alla sua fede stessa. E il Natale è essenziale per ogni cristiano che ama la pace, la giustizia, la famiglia, i poveri, gli emarginati, gli immigrati e fa di questa festa non solo un artistico presepe o saggio natalizio, ma la traduce in opere di bene, a partire dalla scuola e dal mondo del lavoro dove vive ogni giorno da cattolico e non da agnostico. E tal proposito è bene citare quanto recita il Catechismo della Chiesa cattolica sulla professione della fede cristiana: “Chi dice “Io credo”, dice “Io aderisco a ciò che noi crediamo. La comunione nella fede richiede un linguaggio comune della fede, normativo per tutti e che unisca nella medesima confessione di fede” (CCC, 185).

“La manifestazione pubblica della nostra fede  è vivere coerentemente con essa, ma anche realizzare  il presepe nei locali pubblici o utilizzare tutti i simboli, i riti cattolici per renderla visibile a tutti, senza paure e ipocrisie. E allora, perché vietare il presepe o altro del Natale se è una cosa buona ed è utile per il bene comune, per la gioia di tutti? Provate a togliere il presepe o altre iniziative natalizie –conclude con amarezza e tristezza padre Rungi – e in Italia e nel mondo non sarà più Natale davvero, non solo per i cristiani, ma per tutti gli uomini di buona volontà. Cristo è venuto nel mondo per la felicità di tutti e non solo per una parte di esso”.

P.RUNGI. COMMENTO PER LA SECONDA DOMENICA DI NATALE – 4 GENNAIO 2015

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SECONDA DOMENICA DEL TEMPO DI NATALE

4 GENNAIO 2015 

NEL QUIETO SILENZIO, IL VERBO SI FECE CARNE 

Commento di padre Antonio Rungi 

Siamo alla fine del periodo natalizio ed oggi celebriamo la seconda domenica di Natale, a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno 2015, dopo il frastuono dei botti di capodanno, delle discoteche al chiuso o in piazza, delle tante feste rumorose che anche quest’anno hanno segnato il passaggio al nuovo anno, la parola di Dio di questa prima domenica del 2015 ci riporta alla realtà della vita quotidiana, ci richiama al senso più vero della festa e della gioia, che è il silenzio, la preghiera, l’accoglienza della parola di Dio.

La liturgia della santa messa di oggi, inizia, infatti, con una bellissima antifona d’ingresso che è tutto un programma di vita spirituale che ci viene proposto: “Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, è sceso dal cielo, dal trono regale. (cf. Sap 18,14-15). Gesù è questa parola che viene nel silenzio, non fa rumore come i tanti rumori del mondo caotico di oggi, fa rumore nel cuore delle persone che lo accolgono e vogliono dialogare con Lui, giungendo con umiltà alla grotta che lo ospita, al freddo e al gelo, in una condizione di povertà vera. Rompere il nostro silenzio con Dio, con la preghiera con l’ascolto della sua parola e con un dialogo continuo con Lui, che passa attraverso una vita improntato alla spiritualità, al guardare in faccia la realtà del mondo con le sue ricchezze e le sue povertà, con le sue miserie e debolezze. L’evangelista Giovanni, nel prologo del suo vangelo, oggetto di meditazione oggi, ci offre questa possibilità d entrare nel cuore del grande mistero del Verbo Incarnato, della parola di Dio che diventa una persona bene precisa, Gesù Cristo, nato nel grembo verginale di Maria, pero opera dello Spirito santo. Gesù rompe il silenzio della storia, che pur camminando in attesa del messia, nulla aveva fatto per predisporre il mondo ad accoglierlo. Anzi lui è il primo rifiutato, il primo ostacolato e non accettato. La luce che egli porta è rifiutata, perché il mondo preferisce vivere belle tenebre e nell’errore, piuttosto che portare giustizia e verità nelle sue vicende quotidiane. Quando nella pienezza del tempo Cristo è venuto a visitarci, molti non l’hanno accolto e continuano a non accoglierlo. A chi invece lo ha accolto ha dato il potere d diventare figli di Dio. Accogliere è professare la fede in Gesù Cristo, salvatore del mondo, luce delle genti e gloria del suo popolo, la vecchia Israele, e la nuova Israele che è la chiesa santa di Dio. L’apostolo Paolo ci invita oggi, nel brano della sua lettera agli Efesini ad entrare pienamente e coscientemente nel mistero di Cristo redentore dell’umanità e lo fa con parole precise e con terminologia biblica e teologica adatte a chi vuole approfondire la propria fede alla luce della sacra scrittura: “Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi”. Spirito di sapienza e rivelazione, profonda conoscenza, illuminazione della mente e del cuore: il tutto per comprendere il grande mistero della redenzione e della salvezza operata da Cristo mediante la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione. Il cuore e il centro della fede sta tutto qui. E da qui si deve necessariamente partire se vogliamo essere in sintonia con la fede che diciamo di professare a parole e non sempre con i fatti. Noi cristiani abbiamo il dovere morale di chiedere al Signore ogni giorno che ci illumini nel comprendere cosa sia giusto fare per il nostro e altrui bene eterno. Chiediamo quel dono dello Spirito santo della sapienza come ci viene ricordato nel brano della prima lettura di questa giornata. La nostra sapienza vera è Cristo, la sapienza incarnata. Se entriamo in dialogo vero con lui abitiamo noi stessi ed abitiamo il mondo con la sensibilità di Dio. Il testo del libro del Siracide della prima lettura di oggi ci fa toccare con mano questa bellissima verità di un Dio che viene nel mondo a portare gioia e conforto a tutti gli uomini, in quell’assemblea di santi, dove ha preso dimora. Dio mette tende tra gli uomini e lo fa mediante il Figlio suo, Gesù Cristo. Il ricco testo del prologo del Vangelo di Giovanni è una chiara attestazione di questa verità di fede profondissima che riviviamo ogni Natale, quando la comunità dei credenti si pone davanti al mistero di Gesù Bambino e si interroga chi veramente sia quella creatura venuta sulla terra e nata da una vergine Madre, Maria santissima. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Questa gloria di Dio l’abbiamo contemplata anche in questo Natale 2014 e in questo inizio di anno 2015, accostandoci con grande umiltà alla grotta di Betlemme, dove Gesù, appena nato, su invito degli angeli, chiama intorno a sé gli umili ed i grandi del suo tempo. Tutti coloro che sono ben predisposti ad accogliere la buona notizia si recono senza indugio a Gesù bambino, come i pastori e i Re Magi. Chi invece ha il cuore impietrito e chiuso nel suo orgoglio, rifiuta quel Dio fatto carne ed uomo e cerca addirittura non solo di non accoglierlo, ma di eliminarlo, come voleva fare Erode. La storia umana e soprattutto della salvezza ci dice che i progetti de potenti falliscono sempre, mentre avanzano e reggono nel tempo i progetti degli umili e di quanti si affidano a Dio con tutto se stessi. Il Natale 2014 ormai è alle spalle e davanti a noi c’è, subito dopo,  la grande solennità dell’Epifania, entrambi le feste che portano al centro della nostra attenzione e della nostra preghiera il verbo di Dio, Gesù Cristo, venuto sulla terra a portare gioia e pace al mondo intero. Sia quella nostra preghiera della seconda domenica di Natale: “Padre di eterna gloria, che nel tuo unico Figlio ci hai scelti e amati prima della creazione del mondo e in lui, sapienza incarnata, sei venuto a piantare in mezzo a noi la tua tenda, illuminaci con il tuo Spirito, perché accogliendo il mistero del tuo amore, pregustiamo la gioia che ci attende, come figli ed eredi del regno”.

Silenzio, preghiera, accoglienza, amore, misericordia, tenerezza siano il modo costante per ogni cristiano per vivere sempre il Natale e farlo vivere negli altri.

PREGHIERA DELLA NOTTE DI NATALE

PREGHIERA NOTTE DI NATALE

PREGHIERA DELLA NOTE DI NATALE 

O Gesù, Redentore del mondo,

atteso dalle genti e nostro salvatore,

vieni presto e non tardare

a sanare le ferite del cuore umano.

 

Vieni, Signore della vita,

a portare gioia e felicità,

nelle nostre vite,

segnate da tante malattie

del corpo e dello spirito,

che solo Tu puoi guarire,

con la forza risanatrice

della tua parola di vita.

 

Vieni in questa notte,

attesa da tutti i popoli,

a portare luce e conforto

a chi brancola nelle tenebre del dubbio,

del peccato e della tristezza dell’anima.

 

Signore, Gesù, fa che nessuno al mondo possa essere triste per mancanza d’amore,

del Tuo amore, del nostro amore,

dell’amore dei propri cari

e di quanti si sono impegnati ad amare.

 

Signore vieni nella case e nelle famiglie

delle nostre città, dei nostri paesi,

dei nostri borghi e nelle periferie

più dimenticate di questo bellissimo

mondo che Tu hai creato.

 

Su tutta la terra,

come nella notte santa di Betlemme,

rifulga la stella cometa

della Luce divina

che porti con Te, Gesù Bambino.

 

Fa che in ogni mente ed in ogni cuore

si accenda potente e caloroso

il fuoco dell’amore, della misericordia

e del perdono,

il fuoco ardente di quella carità

e solidarietà,

che continui a irradiare da Betlemme,

a tutta l’umanità,

a partire da quella notte santa,

in cui Ti sei fatto Bambino,

o Dio d’ amore infinito. Amen.

 

Preghiera composta

da padre Antonio Rungi

Notte di Natale 2014

P.RUNGI. COMMENTO PER LA SOLENNITA’ DEL NATALE 2014

AUGURI2014

SOLENNITA’ DEL SANTO NATALE 2014 

Corriamo verso la gioia 

Commento di padre Antonio Rungi 

Noi uomini di questo tempo abbiamo bisogno di buone notizie, di notizie di vita e di gioia. Difficile trovarle nella quotidianità del nostro mondo e nei rapporti. Troppi fatti negativi, potrebbero deprimerci, scoraggiarsi, far serpeggiare nel nostro animo lo scoramento. Puntuale, ogni anno, il 25 dicembre arriva la solennità del Natale, la festa per eccellenza della gioia, della vita, del futuro, della famiglia, della pace, dell’armonia, della bontà e della tenerezza, di tutto ciò, in poche parole, è la vera buona notizia della storia che si rinnova ogni anno, partendo da quella grotta di Betlemme, dove risuona la prima volta il vero canto della gioia, perché lì nasce il Redentore. Il Natale, anche in questo nostro tempo super-tecnologico, riparte ogni volta dall’annuncio degli Angeli sulla grotta di Betlemme dove la santa famiglia, aspetta la visita di quanti vanno a vedere con i loro occhi la gloria di Dio che si è manifesta in Gesù bambino. Nel descrive la nascita di Gesù, l’evangelista Luca, nel brano del vangelo che leggiamo nella messa di mezzanotte, mette in risalto i momenti salienti dell’avvenimento: “C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Il nucleo essenziale del Natale ed il suo messaggio che si rinnova ogni anno in questa solennità da 2014 anni è sta proprio qui. Non temete, ormai la gioia ha preso possesso di questo mondo, perché Dio si è fatto uomo ed è in mezzo a noi, è l’Emmanuele. La conseguenza di questa buona notizia è che ci sarà pace ed amore sulla terra per quanti accettano di vivere davvero il Natale di Gesù, Giuseppe e Maria e non il proprio egoistico natale del piacere e del divertimento, dell’odio e del risentimento, della guerra e della violenza, dell’ingiustizie e cattiverie. No! Il Natale che Gesù ci chiede di celebrare e vivere è un Natale contrassegnato dalla pace e dall’amore a livello generale e non a livello di poche persone. Tutta l’umanità deve essere investita dalla forza dell’amore e della pace, che ha origine nel Redentore.

Come i pastori dobbiamo correre ad incontrare la gioia del Signore. Non possiamo rimanere immobile nel cuore della notte, con i nostri pensieri, angosce, i nostri problemi, anche veri e reali, ma lontani dalla vera felicità che solo Dio ci può donare sempre. Correre verso la gioia non solo di Gesù, il Redentore, ma anche di Maria e di Giuseppe, perché anche loro possano guidarci, nel modo più giusto e sapiente, ad accogliere Gesù nel modo più giusto e positivo possibile. Non blocchiamo il processo di un cammino di elevazione spirituale che ci fa assaporare la gioia vera, ogni volta che facciamo un piccolo passo ed un progresso in ordine alla santità. E con il profeta Isaia, cantiamo la gioia dell’atteso Messia, scappando via dalle tenebre del peccato, della menzogna e della falsità. “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te

come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino”. Questo è natale che sogniamo tutti da sempre, prima della venuta di Gesù e soprattutto dopo la sua nascita e la sua venuta su questa terra. Uomini e donne libere di fare la pace e fare il bene sempre, mai dimenticandosi che il bene deve sempre prevalere e il male deve essere sempre lottato e per quanto ci è possibile sconfitto dentro di noi e intorno a noi, con le armi dell’amore e della tenerezza. In Gesù Bambino, ci ricorda l’Apostolo Paolo nella sua lettera a Tito che “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo”. Il Natale chiede conversione e rinnovamento, distacco dalle cose mondane e ricerca della giustizia, della pietà, coltivando la vera speranza cristiana, senza la quale il Natale è solo un giorno di festa, che durante fino a Santo Stefano.

Sia questa la nostra preghiera nella notte più bella della storia dell’umanità e nel giorno più luminoso dell’intera creazione

 

Dio della gioia e della tenerezza

che vieni tra noi nella condizione

di un bambino, povero ed indifeso,

proteggi tutti i bambini della terra,

perché possano incontrare

solo il volto gioioso di madri e padri

che sanno amare,

con la stessa attenzione

di Giuseppe e Maria.

 

Nella grotta di Betlemme,

tua prima culla,

hai sperimentato il freddo e il gelo

di una natura che ti ha accolto,

rispettando i tempi e le stagioni,

che hai dato ad essa

creandola dal niente.

 

Nella grotta di Betlemme

hai sperimentato,

Gesù Bambino,

la tenerezza e la bontà

delle persone semplici,

ma anche degli intellettuali del tuo tempo,

venuti da vicino e da lontano

per adorarti e contemplarti.

 

Fa o Gesù Bambino,

gioia eterna dell’Altissimo,

che questa umanità,

segnata da tanti dolori e sofferenze,

sperimenti la gioia del tuo Natale,

con lo stesso entusiasmo

degli angeli che apparvero

nel momento della Tua nascita

su quella povera e misera grotta

di un paese sconosciuto

e senza futuro.

 

Dona o Signore,

Redentore dell’uomo

la vera gioia del cuore,

con la stessa tonalità e consistenza

che, Maria, Tua e nostra Madre,

ha sperimentato accogliendoti

nel suo grembo verginale.

 

Fa che questo Natale 2014

segni un nuovo modo

di essere cristiani

e di vivere uniti in una grande

e sola famiglia

che inizia la sua esistenza

ai tuoi piedi Gesù Bambino.

 

Giuseppe e Maria,

i tuoi santi genitori terreni,

ci accompagnino

con uno stile di vita

in modo da potere celebrare

veramente questo Natale

dell’anno 2014, che volge al termine,

senza rimpianti  e impedimenti,

ma con un rinnovato spirito

di servire e mai di essere servito,

come tu ci hai insegnato a fare,

con il tuo stile di vita povera

ed obbediente fino alla fine. Amen

 

 

Preghiera composta

da padre Antonio Rungi

passionista