Itri

PALIANO (FR). E’ MORTO PADRE ANGELO DI BATTISTA, PASSIONISTA

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Paliano (Fr). E’ morto padre Angelo Di Battista, passionista

di Antonio Rungi

All’età di 78 anni, sabato 15 aprile 2017, alle ore 20,05, nel Ritiro di Santa Maria di Pugliano in Paliano (Fr) è morto padre Angelo Di Battista. Padre Angelo di è spento dopo un anno di sofferenza, dovuta ad un tumore maligno che in nove mesi lo ha consumato e portato alla morte. Padre Angelo dell’Addolorata, al secolo Pietro Di Battista, era nato a Roccavivi (L’Aquila), il 18 maggio 1939, da Francesco e Anna Colone. Tra i passionisti entra giovanissimo e dopo gli studi e il noviziato il 15 ottobre del 1955 a Falvaterra emette la professione dei consigli evangelici. Incamminato verso il sacerdozio, dopo gli studi filosofici e teologici, viene ordinato sacerdote a Napoli l’8 giugno 1963. Subito viene immesso nel campo della formazione e già nel 1964 lo si trova a Calvi Risorta come docente di latino e di altre discipline per gli alunni delle scuole medie della scuola apostolica. Il suo progressivo impegno nel campo della formazione prosegue, come quello in campo missionario, apostolico e pastorale. Più volte parroco, il suo più lungo periodo in questo ufficio lo ha trascorso nella parrocchia di Santa Maria Maggiore in Itri (Lt), poi a Ceccano (Fr) a Santa Maria a Fiume ed infine a Paliano dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Consultore alla formazione nel quadrienni 1982-1986 elaborò un articolato progetto di formazione per la Provincia dell’Addolorata (Basso Lazio e Campania), ora Regione, dando dimostrazione non solo di vasta cultura e competenza nel settore, ma anche di sensibilità umana e pastorale. Con gli anni con avanzavano, anche padre Angelo incominciò ad avere seri problemi di salute, fino a quando lo scorso luglio 2016, d’urgenza fu operato di un tumore allo stomaco, che lentamente lo ha portato alla morte. Padre Angelo è stato un sacerdote di ampio impegno nel campo pastorale. E’ stato anche superiore locale più volte in varie parti della Provincia Religiosa. Stimato da tutti, aveva il coraggio delle persone audaci e che non temevano il giudizio degli altri, quando sapeva di essere nel giusto e nella verità. Come tutti, anche lui ha sofferto per tanti motivi. Ed ora la sua sofferenza si è trasformata in gioia. Morire alle vigilia di Pasquale, all’inizio della veglia pasquale è un dono per lui che è volato in cielo, ed un segno per quanti lo hanno conosciuto, appassionato come era per la Congregazione della Passione, di cui era orgoglioso e soffriva tanto quando le cose non andavano. Ottimo scrittore, gli ultimi suoi articoli li ha firmati sul Presenza Missionaria Passionista, di cui è stato sempre un ottimo e valido collaboratore. Ultimo articolo dei suoi studi e approfondimenti culturali è stato dedicato a “Umanesimo e Cristianesimo”. Grazie padre Angelo per quello che hai fatto, ci hai lasciato, trasmesso ed insegnato con la parola, ma anche con l’esempio della vita, nonostante le umane fragilità che tutti gli uomini portano con sé fino alla morte. La sofferenza e la malattia sono spesso strumenti di purificazione per presentarci puri e semplici davanti al Tribunale di Dio, dove tu sei passato già ed hai avuto il premio che meritavi: “Oggi sarai con me in Paradiso”. I funerali di padre Angelo si svolgeranno, con molta probabilità martedì mattina a Paliano. Si attendono conferme in questa direzione. Per ora preghiamo per la sua anima e riposi in pace, nella luce del Cristo Risorto e vicino alla Madonna Addolorata e a San Paolo della Croce, che tanto amava e onorava.

ITRI (LT). FESTA DI SAN PAOLO DELLA CROCE AL CONVENTO DEI PASSIONISTI

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ITRI (LT) – FESTA DI SAN PAOLO NELLA CROCE AL CONVENTO DEI PASSIONISTI.

Anche quest’anno, nel convento dei padri passionisti di Itri si svolgerà la festa in onore di San Paolo della Croce, fondatore della Congregazione della Passione di Gesù Cristo. La ricorrenza del 19 ottobre, giorno infrasettimanale, ha suggerito ai padri di spostare la celebrazione esterna della festa, a domenica 23 ottobre 2016. Tuttavia, già il 18 ottobre, alle ore 18.00 si terrà la celebrazione dei vespri solenni e il ricordo della morte di San Paolo della Croce, avvenuta il 18 ottobre 1775 a Roma, ai Santi Giovanni e Paolo. In questa circostanza sarà letto il testamento spirituale e le ultime raccomandazioni lasciate da San Paolo ai suoi religiosi. Il giorno 19 ottobre la festa liturgica sarà celebrata in chiesa con due sante messe. Dal 20 al 22 invece si terrà il solenne triduo predicato, con messa mattutina, alle ore 7,30, come tutti i giorni feriale e la messa vespertina delle ore 18.00. Domenica, poi le messe solenni delle ore 8.00 e delle ore 11.00, con la processione con la statua di san Paolo della Croce, per la zona circostante il Convento, alle ore 17.00 e la messa solenne con panegirico alle ore 18.00. “Nell’anno della misericordia, che volge al termine, – scrive padre Antonio Rungi, vice-superiore della comunità passionista – ci viene proposto come modello di vita misericordiosa San Paolo della Croce, Fondatore dei Passionisti che, nella città di Itri, sono presenti al Convento, dal 1943 e al Santuario della Civita dal 1985. La presenza dei figli spirituali del grande mistico, missionario e apostolo del perdono del XVIII secolo, ci invita a riscoprire – sostiene padre Rungi – la figura di questo santo che nella memoria della Passione di Cristo ha posto l’essenza della sua vocazione e di quella della sua famiglia religiosa”.

Scrive, infatti, san Paolo della Croce: “Gesù non è venuto per i giusti, ma per i peccatori. Oh! Quanto gli siamo cari noi altri poverelli peccatori, ed io più degli altri, perché ho fatto piangere Gesù più di tutti…Abbiate un cuore compassionevole verso i poveri, soccorrendoli amorosamente, e raccomandateli fervorosamente a Dio”.  San Paolo della Croce in questa festa del 2016 ci faccia riscoprire la gioia della misericordia e del perdono in mezzo ad una cultura, nella quale il Crocefisso deve riconquistare il suo posto autorevole come immagine e come messaggio, memori della parola stessa detta da Gesù: “chi vuole essere mio discepolo, prenda la sua croce, ogni giorno. e mi segua; perché non c’è vera salvezza senza la croce di Cristo.

 

Ecco il programma in dettaglio delle celebrazioni.

 

MARTEDI’ 18 OTTOBRE 2016: ORE 17,30: SANTO ROSARIO; ORE 18.00: VESPRI SOLENNI E TRANSITO DI SAN PAOLO DELLA CROCE.

MERCOLEDI’ 19 OTTOBRE 2016: FESTA LITURGICA DI SAN PAOLO DELLA CROCE. ORE 7,30 MESSA—ORE 18.00 MESSA. GIOVEDI’ 20—VENERDI’ 21—SABATO 22 OTTOBRE 2016:  TRIDUO IN PREPARAZIONE ALLA FESTA  DELLA  COMUNITA’ CITTADINA DI ITRI. ORE 17.00: CONFESSIONI; ORE 17,30. ROSARIO MEDITATO CON PENSIERI DI S.PAOLO DELLA CROCE – ORE 18.00: SANTA MESSA CON OMELIA.  DOMENICA 23 OTTOBRE 2016: SANTE MESSE: ORE 8.00—11.00 – PROCESSIONE: ORE 17.00 – MESSA SOLENNE CON PANEGIRICO: ORE 18.00 E ALLE  ORE 20.00: MOMENTO DI FRATERNITA’ E FUOCHI ARTIFICIALI (PIAZZALE DEL CONVENTO).

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA 2 OTTOBRE 2016

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XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

DOMENICA 2 OTTOBRE 2016

SIAMO SERVI INUTILI, DOBBIAMO FARE QUELLO CHE E’ NOSTRO DOVERE FARE

Commento di padre Antonio Rungi

In un mondo, dove molti si sentono indispensabili, utili e insostituibili, oggi risuona il testo del vangelo che ci riporta alla realtà della nostra vita, quella vita che ha un valore per l’eternità e non per il tempo presente, che spesso sopravvaluta il servizio di qualcuno e sottovaluta quello di chi merita davvero di essere preso in considerazione.

Partendo proprio dal brano del Vangelo di Luca, in questa XXVII domenica del tempo ordinario, noi possiamo meglio comprendere il significato del servire la causa del vangelo, con umiltà e senza pretese di sorta. A noi tutti, come cristiani, spetta il compito che ognuno di noi ha scelto di assumere davanti a Dio con responsabilità e coscienza seguendo la propria vocazione e rispondendo alla chiamata di Dio.

Non dobbiamo attenderci, premi, gratificazioni, medaglie al valore o riconoscimenti, in memoria, dopo la nostra morte. Dobbiamo agire per valori superiori, attendendoci riconoscimenti e premi, dove contano davvero la realtà che avremo in possesso per sempre.

Si tratta di sviluppare una visione di fede in prospettiva di eternità. Sono gli stessi apostoli, che si accorgono dell’inconsistenza della loro fede, della fragilità e dell’assenza di contenuto del loro modo di credere, a chiedere a Gesù: “aumenta la nostra fede”. E Gesù replica con un esempio molto calzante alla situazione e che ci aiuta a capire il senso della crescita della fede, non in termini di quantità o di conoscenze teologiche e bibliche in più, ma di qualità, perché la fede non si misura, la fede si vive e si sperimenta nella propria vita e la si testimonianza con una degna condotta di vita.

Cosa chiedono esplicitamente gli al Signore?: «Accresci in noi la fede!».

Gesù, alla domanda degli apostoli, replica in un modo preciso e diretto al raggiungimento dello scopo della richiesta: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe”.

Ed aggiunge come comportarsi in certe situazioni di vita quotidiana: “Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?”.

Domande mirate che fanno riflettere chi ascoltava allora e chi ascolta oggi Gesù, che parla a noi attraverso la Chiesa e i ministri della stessa parola.

La conclusione di questo modo di riflettere ponendo domande e includendo nelle domande la risposta, è quella che conosciamo e Luca ci riporta a conclusione di questo interessantissimo brano del suo vangelo: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Penso che ognuno di noi sappia valutare il suo comportamento in tanti ambiti, ma soprattutto nel campo religioso e morale. Non abbiamo bisogno dei termometri della nostra temperatura morale e spirituale o della quantità della nostra fede. Dicendo io credo di più dell’altro. Sappiamo valutarci da solo. Alla fine delle nostre personali valutazioni possiamo avere chiara la coscienza del nostro bene operare, del nostro parziale operare o del non operare affatto.

I compiti nel campo della fede vanno assolti e svolti in modo egregio, senza centellinare energie nei confronti di Dio e dei fratelli. Tutto deve essere fatto con amore, generosità e dedizione.

Sono queste le condizioni indispensabili per essere a posto con la propria coscienza di fronte a quello che ci tocca fare, perché ne abbiamo il dovere e gli obblighi, oltre che morali anche giuridici e sociali.

Il forte grido di denuncia del profeta Abacuc nella prima lettura di questa domenica vale da insegnamento per noi uomini del XXI secolo dell’era cristiana, che si presenta con un quadro sconfortante per tutto quello che succede nel mondo di oggi, come succedeva allora: “Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese”.

Quante volte sperimentiamo tutto questo negli ambienti e nei luoghi che meno immaginiamo possano esistere queste cose, tali divisioni e violenze?. Purtroppo è così dovunque e in ogni tempo della storia dell’umanità, in quanto l’uomo non cambia mai, non sceglie ciò che è giusto ed è bene, segue spesso la via del male e degli empi.

Anche in questi interrogativi sui drammi dell’umanità, la risposta del Signore è di speranza e di purificazione: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”.

Chi ha fede regge tutti gli urti della delusione, della malattia, della morte, della privazione, di quanto di negativo possa offrire questo nostro tempo e questo nostro mondo e si apre ad una visione di speranza nuova. Il giusto, infatti, vivrà di fede, in quanto una vera giustizia non può prescindere da una vera fede.

Bisogna osare di più come cristiani e credenti, avere più coraggio di dire e testimoniare la fede, come ricorda l’Apostolo Paolo all’amico Timoteo, al quale raccomanda “di ravvivare il dono di Dio, che è in lui mediante l’imposizione delle sue mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza”. Ed aggiunge di non vergognarsi “di dare testimonianza al Signore nostro, né di lui, che è in carcere per il Signore; ma, con la forza di Dio, di soffrire con lui per il Vangelo”. E conclude col raccomandare di prendere “come modello i sani insegnamenti che ha udito da lui con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Di custodire, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che gli è stato affidato”.

Tanti moniti per essere degni del ministero che è chiamato a svolgere nella chiesa di Cristo, quale vescovo della comunità cristiana di Efeso.

Sia questa la nostra preghiera conclusiva della riflessione sulla parola di Dio della XXVII domenica del tempo ordinario che celebriamo oggi: O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede quanto un granello di senapa, donaci l’umiltà del cuore, perché, cooperando con tutte le nostre forze alla crescita del tuo regno, ci riconosciamo servi inutili, che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore”. Amen.

P.RUNGI (TEOLOGO MORALE). DIECI REGOLE PER VIVERE DAVVERO IL GIUBILEO.

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P.RUNGI (TEOLOGO MORALE). DIECI REGOLE PER VIVERE DAVVERO IL GIUBILEO.

Padre Antonio Rungi, religioso passionista del Santuario della Civita, in Itri (Lt), teologo morale, ha fissato in dieci regole fondamentali l’esperienza del Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco e in corso di svolgimento. Regole che debbono essere attentamente osservate e vissute, soprattutto in questo tempo natalizio, in cui la riconciliazione dovrebbe essere lo scopo fondamentale di ogni persona cristiana che non sta in pace ed in armonia con gli altri. Le dieci norme giubilari spaziano dall’amore di Dio all’amore del prossimo, da un impegno personale a quello ecclesiale, comunitario e sociale.

Ecco in sintesi il decalogo giubilare del teologo morale:

1.Non avrai altro scopo nella vita che quello di servire solamente Dio e  mai servizi di Dio e della religione per rubare, uccidere e compiere qualsiasi ingiustizia.

2.Ricordati che il Paradiso lo si conquista facendo il bene ed amando Dio e i fratelli, abbandonando ogni velleitario progetto di vivere, come se Dio non esistesse.

3.Ricordati che sei un peccatore e devi convertirti a Cristo Salvatore, riconoscendo umilmente i tuoi peccati, confessarli ed espiarli in questo mondo.

4.Non offendere nessuno con le parole e le azioni, ma rispetta tutto e tutti, anche se non sono la pensano come te.

5.Ricordati di perdonare a chi ti ha offeso e di chiedere perdono se hai offeso tu, a partire dai parenti e tuoi vicini, quelli più difficili da perdonare.

6.Non pensare solo a te stesso, ma anche ai fratelli che sono in necessità, destinando le tue risorse per il bene degli altri e non truffando o rubando soldi e  cose che non sono di tua proprietà.

7.Ricordati di fare il bene sempre, anche quando non sei ricambiato su questa terra, soprattutto dai tuoi parenti, quasi sempre gli ultimi a comprendere i tuoi reali bisogni materiali e spirituali.

8.Non essere  arrogante, presuntuoso  e altezzoso, ma sii umile, disponibile e amorevole verso tutti, portando la gioia nel cuore di chi è triste e solo.

9.Non essere ipocrita, falso e infedele, ma sii coerente con te stesso, abborrendo ogni menzogna e falsità, ma con l’essere sincero e veritiero in ogni circostanza.

10.Ricordati che la verità viene sempre a galla e che in Dio tutto sarà luce e trasparenza assoluta nell’eternità, dopo la morte corporale, dalla quale nessun uomo potrà scampare, anche se vive cento ed oltre anni.

“Esaminarsi su questi fondamentali doveri del credente –afferma padre Rungi – è il primo passo per celebrare il Giubileo della Misericordia secondo il cuore di Cristo, l’esempio di Maria e di tutti i santi e in sintonia con Papa Francesco, che ha indicato il percorso giubilare in modo speciale nelle opere di misericordia corporale e spirituale”.

P.RUNGI. I DIECI COMANDAMENTI GIUBILARI

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ITRI (LT). P. RUNGI. I DIECI COMANDAMENTI GIUBILARI

Ad un mese dall’apertura del Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco e che avrà inizio l’8 dicembre 2015 a Roma, padre Antonio Rungi, religioso passionista, ha composto un decalogo giubilare, nel quale, indicando dieci regole di comportamento, fissa l’attenzione sui contenuti essenziali per una degna celebrazione dell’anno santo.
I dieci comandamenti giubilari sono fissati in questi suggerimenti ed inviti ad agire a livello personale e comunitario.

 

1. Non avrai altro scopo nella vita che quello di servire Dio.

2. Ricordati che sei un peccatore e devi convertiti a Cristo Salvatore.

3. Non offendere nessuno con le parole e le azioni.

4. Ricordati di perdonare a chi ti ha offeso e di chiedere perdono se hai offeso tu.

5. Non pensare solo a te stesso, ma anche ai fratelli che sono in necessità.

6. Ricordati di fare il bene sempre, anche quando non sei ricambiato su questa terra e dai tuoi parenti.

7. Non essere arrogante, presuntuoso e altezzoso, ma sii umile, disponibile e amorevole verso tutti.

8. Ricordati che il Paradiso lo si conquista facendo il bene ed amando Dio e i fratelli.

9. Non essere, ipocrita, falso e infedele, ma sii coerente con te stesso.

10. Ricordati che la verità viene sempre a galla e che in Dio tutto sarà luce e trasparenza assoluta nell’eternità futura.

“Sono convinto -scrive padre Rungi in una Nota personale – che il prossimo giubileo che è prima di tutto per la Chiesa e per i membri tutti della Chiesa è un forte invito alla conversione personale, alla fedeltà alla propria vocazione battesimale, alla pulizia morale e alla trasparenza nei nostri atti e comportamenti. Questo tempo propizio e di grazia deve far riflettere tutti nella Chiesa di Cristo in questo tempo di forti scossoni, ma sempre pronti a rendere ragione della gioia, della speranza, della fede e dell’amore verso Dio e verso i fratelli in ogni situazione, anche dolorosissima, della nostra vita e di quella della comunità dei credenti. Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio e dalla sincera volontà di convertirci e fare sempre il bene, nonostante le piccole debolezze dell’esistenza”.

 

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA XXIX T.O. – 18 OTTOBRE 2015

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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

GESU’ SOMMO ED ETERNO SACERDOTE

INCHIODATO SULLA CROCE PER NOI

Commento di padre Antonio Rungi

Il testo del Vangelo di questa XXIX domenica del tempo ordinario ci immette nel clima del mistero della Passione di Cristo.

Si tratta di un testo chiaro e che riporta parole ben precise pronunciate da Gesù alla presenza dei suoi discepoli che, nei loro discorsi, strada facendo, pensano a distribuirsi i posti più sicuri ed umanamente accattivanti vicino a Gesù, il Maestro. Certo, il Signore vuole tutti i suoi discepoli accanto a se, ma non nella potenza economica e politica di questo mondo. Ci vuole accanto a sé nel momento supremo del suo amore per noi e del suo sacrificio per noi. Ci vuole accanto a lui ai piedi della Croce, insieme a Maria e a Giovanni e forse, con maggiore coraggio, ci vuole accanto a se, come Lui, inchiodati alla croce, inchiodati alle nostre croci.

Ecco il potere regale di Cristo Crocifisso. Ecco il sommo ed eterno sacerdote che è Gesù, che si offre per noi al Padre per riscattarci dai nostri peccati.

Siamo chiamati con Cristo a bere il calice della sofferenza che Egli ha bevuto per la nostra redenzione. Non c’è vero cristiano se non porta la sua croce e segua davvero il Signore.

Purtroppo, non è affatto così. Molti seguono la fede cristiana, senza l’intimo convincimento, cioè che si tratta di ripercorre la strada del Signore, che è anche la strada che porta al Calvario.

Ci sono cristiani che riflettono alla maniera degli apostoli e che si fanno i calcoli, strumentalizzando la stessa fede e la stessa chiesa per finalità umane, economiche, di affermazione, di prestigio.

E ciò non avviene solo tra il clero, i religiosi, i vescovi e a man mano a salire di grado nella scala della gerarchia, ma avviene anche nel laicato cattolico.

Ci sono, infatti, dei laici che invece di servire la Chiesa e Cristo, si servono della Chiesa e di Cristo.

Fanno il discorso utilitaristico e interessato di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, che chiedono a Gesù, senza falsa modestia: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo. Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Gelosia, invidia, arrivismo, distribuzione egualitaria del potere che Gesù poteva dare loro, secondo una falsa concezione, che si erano fatti del Maestro. Gesù replica con una domanda forte e inquietante:  «Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Segue, poi, da parte di Gesù una lezione di straordinaria importanza per tutti, ed è la lezione sul significato dell’autorità, del potere, che va inteso nel senso di servizio, di sacrificio, di rinuncia, di donazione, di croce. Cosa fece allora Gesù? “Li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Il cuore e il centro dell’insegnamento di Cristo sta in questo servizio, portato fino alle estreme conseguenze di consegnarsi liberamente alla morte e alla morte in croce, come, d’altronde, era stato anticipato dai profeti, a partire da Isaia, con i vari carmi del Servo sofferente di Javhè, che, ovviamente sono indirizzati e mirati sulla figura del futuro vero messia di Israele che è Gesù.

Un messia sofferente, maltratto, umiliato e crocifisso. Non un messia potente da un punto di vista economico e militare, ma l’umile agnello immolato sulla croce in riscatto dei nostri peccati. Leggiamo infatti nella prima lettura di oggi: “Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità”.

L’immagine di Gesù Crocifisso emerge in modo prepotente e chiara davanti ai nostri occhi, davanti alla nostra vita, spesso immersa nel peccato e in cerca di soddisfazioni mondane. Quel Crocifisso che ci parla e ci indica la strada della conversione, dell’offerta sacrificale della nostra vita per la causa del vangelo.

Egli, Gesù, il Sommo ed eterno sacerdote si porge a noi con gli occhi della misericordia e del perdono, con il volto della sofferenza, ma soprattutto con il volto dell’amore redentivo. In questo Sommo ed eterno sacerdote dobbiamo confidare, abbandonarci e sperare, come ci ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei che ascoltiamo oggi, come testo della parola di Dio, della seconda lettura di questa domenica: “Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.

Accostiamo con fiducia a Gesù Crocifisso e se il suo dolore non suscita in noi neppure una minima contrizione dei nostri peccati, dei nostri errori ed orrori significa che il nostro cuore è molto lontano dalla compassione e dalla misericordia che il Signore ci vuole donare, facendoci riflettere seriamente sul nostro stile di vita che è contrario alla Croce di Cristo.

Ci sia di esempio, in questo cammino di conversione, un grande santo del secolo dei lumi, san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, di cui oggi ricordiamo il suo passaggio alla gloria del cielo, essendo morto a Roma, nella Casa dei Santi Giovanni e Paolo, al Celio, alle ore 16,45 del 18 ottobre del 1775.

E’ uno dei tanti santi che hanno amato profondamente Gesù Crocifisso, fino al punto tale da esserne infaticabili missionari nell’Italia del secolo che poneva come criterio fondamentale per raggiungere la verità, la sola ragione umane, divenuta il grande tribunale per stabile il vero  dal falso, del bello  dal brutto, il buono dal cattivo.

Gesù, il Crocifisso è questo bene assoluto, perché è un Bene d’infinito amore che si è tradotto con il donare la sua vita interamente per noi.

Egli è davvero il sommo ed eterno sacerdote delle anime nostre, come recitiamo nella preghiera iniziale della santa messa odierna: “Dio della pace e del perdono,  tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione;  concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo il calice della tua volontà e partecipare pienamente alla morte redentrice del tuo Figlio”. Amen.

 

IL ROSARIO SACERDOTALE COMPOSTO DA PADRE ANTONIO RUNGI

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IL ROSARIO SACERDOTALE

a cura di padre Antonio Rungi, passionista

 

In occasione del 40° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, il 6 ottobre 2015, padre Antonio Rungi, passionista ha composto questo speciale Rosario sacerdotale da recitare ogni primo giovedì del mese, con la corona del Rosario benedetta per tale scopo.

Con la preghiera di questo santo Rosario riviviamo i momenti più significativi della vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo, quale Sommo ed eterno sacerdote, e modello di vita per ogni sacerdote.

I misteri non seguono una struttura cronologica, ma ascetica e pastorale.

 

Introduzione

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Com’era in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

 

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

DONA SANTI E ZELANTI SACERDOTI ALLA TUA CHIESA

1.Nel primo mistero sacerdotale meditiamo l’istituzione della Santissima Eucaristia e del sacerdozio cattolico, durante l’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli.

«Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”» (Mt 26, 26).

«Celebrando l’ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell’Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno» (CCC, 1.341).

“I presbiteri, in virtù della sacra ordinazione e della missione che ricevono dai vescovi, sono promossi al servizio di Cristo maestro, sacerdote e re; essi partecipano al suo ministero, per il quale la Chiesa qui in terra è incessantemente edificata in popolo di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo” (PO, 1).

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI DEL MONDO A SERVIZIO DELLA CHIESA E NELLA PIENA COMUNIONE CON IL PAPA ED I VESCOVI.

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

2.Nel secondo mistero sacerdotale meditiamo la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, riuniti in preghiera con Maria nel Cenacolo.

«Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro cinque lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 1-4).

 

«Spirito Santo”, tale è il nome proprio di colui che noi adoriamo e glorifichiamo con il Padre e il Figlio. La Chiesa lo ha ricevuto dal Signore e lo professa nel Battesimo dei suoi figli» (CCC, 691).

“I presbiteri, in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in nome di Cristo, capo della Chiesa” (PO,2).

 PREGHIAMO PER TUTTI  SACERDOTI NOVELLI ED ANZIANI E PARTICOLARMENTE PER QUANTI CELEBRANO IL LORO GIUBILEO SACERDOTALE

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

3.Nel terzo mistero sacerdotale meditiamo l’Annuncio del Regno di Dio.

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. (Mc 1, 15)

“Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele, questo regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni” (CCC, 543).

 “I presbiteri sono stati presi fra gli uomini e costituiti in favore degli uomini stessi nelle cose che si riferiscono a Dio, per offrire doni e sacrifici in remissione dei peccati vivono quindi in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli”(PO,3).

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI IMPEGNATI NELLA NUOVA EVAGELIZZAZIONE E NELLA MISSIONE AD GENTES.

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

4.Nel quarto mistero sacerdotale meditiamo Il viaggio al Calvario di Gesù carico della croce.

«Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio» (Mc 15, 21-22).

«Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del Padre, Gesù accetta la sua morte in quanto redentrice, per “portare i nostri peccati nel suo corpo sul segno della croce” (1Pt 2, 24)» (CCC, 612).

“Spetta ai sacerdoti, nella loro qualità di educatori nella fede, di curare, per proprio conto o per mezzo di altri, che ciascuno dei fedeli sia condotto nello Spirito Santo a sviluppare la propria vocazione personale secondo il Vangelo, a praticare una carità sincera e attiva, ad esercitare quella libertà con cui Cristo ci ha liberati” (PO,6).

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI CHE QUOTIDIANAMENTE PORTANO CON DIGNITA’ E SILENZIO LE LORO CROCI, COMPLETANDO IN LORO CIO’ CHE MANCA ALLA PASSIONE DI CRISTO.

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

5.Nel quinto mistero sacerdotale meditiamo Gesù è crocifisso e muore in croce.

«Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”… Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò» (Lc  23, 33-46).

«Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15, 3)» (CCC, 619).

«Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15, 3)» (CCC, 619).

“Nella loro qualità di ministri della liturgia, e soprattutto nel sacrificio della messa, i presbiteri rappresentano in modo speciale Cristo in persona, il quale si è offerto come vittima per santificare gli uomini; sono pertanto invitati a imitare ciò che compiono, nel senso che, celebrando il mistero della morte del Signore, devono cercare di mortificare le proprie membra dai vizi e dalle concupiscenze” (PO,13)

PREGHIAMO PER TUTTI I SACERDOTI OFFESI, DERISI, CALUNNIATI E UCCISI, E CHE SUL MODELLO DI CRISTO CROCIFISSO DONANO LA LORO VITA PER LE ANIME AFFIDATE ALLA LORO CURA PASTORALE.

 

Padre Nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre.

 

SALVE REGINA

 

Signore pietà

Signore pietà

 

Cristo pietà

Cristo pietà

 

Signore pietà

Signore pietà

 

Padre celeste, Dio.

Abbi pietà di noi

 

Figlio Redentore del mondo, Dio.

Abbi pietà di noi

 

Spirito Santo, Dio

Abbi pietà di noi

 

Santa Trinità, unico Dio.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Sacerdote e Vittima.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote mandato da Dio per annunziare ai poveri la buona novella.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote che nell’ultima cena hai istituito il Sacrificio perenne.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Sacerdote sempre vivo per intercedere in nostro favore.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice consacrato dal Padre in Spirito Santo e verità.

Abbi pietà di noi .

 

Gesù Pontefice scelto fra gli uomini.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice costituito per gli uomini.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice della nostra fede.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice di maggior gloria davanti a Mosè.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice del vero Tabernacolo.

Abbi pietà di noi .

 

Gesù Pontefice dei beni futuri

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice santo, innocente e senza macchia.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice fedele e misericordioso.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice acceso dallo zelo per Dio e per le anime.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice perfetto in eterno.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che hai penetrato il cielo con il tuo sangue.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che ci hai aperto una nuova via.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che ci hai amato ed hai lavato i nostri peccati nel tuo sangue.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Pontefice che hai consegnato te stesso a Dio come offerta e vittima.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Vittima per Dio e per gli uomini.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Vittima santa ed immacolata.

Abbi pietà di noi.

 

Gesù Vittima benigna.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima pacifica.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima di propiziazione e di lode.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima di riconciliazione e di pace.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima nella quale abbiamo certezza ed accesso a Dio.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Vittima vivente nei secoli dei secoli.

Abbi pietà di noi

 

Gesù Sacerdote.

Perdonaci

 

Gesù Sacerdote.

Esaudiscici

 

Gesù Sacerdote.

Abbi pietà di noi

 

Signore ascolta la nostra preghiera.

E il mio grido giunga a Te.

 

Preghiamo: O Dio custode e santificatore della tua Chiesa, suscita per mezzo del tuo Santo Spirito validi e fedeli dispensatori dei tuoi Santi Misteri, affinché per il loro ministero ed il loro esempio il popolo cristiano sia guidato, sotto la tua protezione, sulla strada della salvezza. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

 

Preghiera dei sacerdoti

Composta da padre Antonio Rungi

 

Signore Gesù Cristo,

Sommo ed eterno sacerdote,

tu che hai chiamato  alcuni tuoi figli a servire

la causa del vangelo

mediante il ministero presbiterale,

fa che la loro vita sia una risposta d’amore

fedele, pura e convinta alla loro vocazione sacerdotale.

 

Ti chiediamo umilmente, o Gesù,

di far svolgere ai nostri presbiteri

il ministero sacerdotale con la gioia nel cuore,

portando letizia a chi vive nel dolore

e amministrando con fervore e passione

il sacramento del perdono.

 

Nella celebrazione quotidiana

della santissima eucaristia,

siano immersi completamente nel mistero che celebrano,

quale memoriale della tua Pasqua

di morte e risurrezione,

e quale strada maestra di liberazione.

 

Nella preghiera costante

possano assaporare la gioia

di una profonda comunione spirituale,

elevando la loro mente e il loro cuore

ai gradi più alti della santità sacerdotale.

 

Nell’ascolto della tua parola di vita,

possano portare vita a chi non ha più speranza di vivere,

con l’essere vicino ai giovani, agli adulti e ai bambini,

agli anziani, agli ammalati

e a quanti sono prossimi all’eternità.

 

Ogni loro gesto e comportamento

sia un inno perenne alla bellezza e alla grandezza

dell’eterno e sommo Dio,

Padre di infinito amore e compassione,

che ha riposto il suo sguardo misericordioso su di loro,

povere e fragili creature.

 

Maria, la Madre di tutti i sacerdoti,

sia il modello di coraggio, fedeltà,

purezza a santità di vita per quanti hai chiamato, Gesù,

ad essere tuoi fedeli ministri nella sacra liturgia

e nella pastorale quotidiana. Amen

 

FESTA DELLA DONNA – 8 MARZO 2015

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ITRI (LT). DAI PASSIONISTI FESTA RELIGIOSA DELLA DONNA 

Domenica, 8 marzo 2015, festa della donna, i padri passionisti del Santuario della Civita che curano anche il convento della città, festeggeranno la donna con una preghiera particolare, composta da padre Antonio Rungi, con la benedizione delle donne presenti alla celebrazione della messa del mattino delle ore 8.00 e con la distribuzione della mimosa benedetta. La celebrazione della messa in occasione della festa religiosa della donna sarà presieduta da padre Antonio Rungi che a conclusione del rito distribuirà le mimose benedette e il testo della preghiera della donna, composta dallo stesso sacerdote e già diffusa in rete.

“Penso –ha detto il sacerdote – che sia un dovere di tutti ringraziare le donne di tutto il mondo per quello che sono, fanno e rappresentano nella società umana. Di fronte a tante violenze nei loro confronti, abbiamo tutti il dovere di pregare e sostenere la causa mondiale del rispetto totale di ogni donna a partire dal suo primo giorno di vita fino alla fine dei suoi giorni. Basta con le tante offese alle donne in Italia e nel Mondo e diamo un valido contributo a che la cultura del rispetto, dell’accoglienza sia sempre più diffusa nel mondo. Quel genio femminile di cui parlava San Giovanni Paolo II sia utilizzato al massimo in tutti i campi della vita sociale ed ecclesiale. Ecco perché in questo giorno, dedicato alla festa della donna, che ricorda un drammatico fatto di cronaca del secolo scorso, oltre a pensare alle donne che soffrono nel mondo a causa di tante ingiustizie, prodotte da un cultura maschilista, dobbiamo sentire l’obbligo morale, come cristiani e persone di buona volontà di far crescere un livello sempre più alto di coscientizzazione globale che senza la donna e senza il suo pieno e totale rispetto la società e l’umanità è destinata a finire inevitabilmente in un vicolo cieco di indifferenza e di violenza. Alle donne, dalle nostre madri – conclude padre Rungi – alle nostre sorelle, alle mogli per chi è sposato, alle colleghe di lavoro, alle amiche sincere, alle suore,  alle nubili, dobbiamo non solo dire grazie in questo giorno, ma sempre per tutto quello che fanno per l’intera umanità. Dove c’è la donna c’è la gioia e la vita”.

Ecco il testo dell’orazione composta dal teologo morale, padre Antonio Rungi.

 PREGHIERA DELLA DONNA 

Signore, mi rivolgo a Te

con la confidenza di un bambino,

con l’umiltà del povero,

con il coraggio dei martiri.

 

Donami la forza di parlarti

con la sincerità del cuore,

con l’umiltà di chi conosce

la sua fragilità, con il coraggio

che spesso manca nella mia vita quotidiana.

 

Fa’ della mia vita un inno alla vita,

un canto perenne alla gioia,

un immenso atto d’amore

verso chi attende amore.

Nella mia debolezza non abbandonarmi.

Nell’incertezza, illuminami la mente.

 

Nel dolore, fa’ che io sappia camminare

con Te sulla via della croce.

 

Ti chiedo, per intercessione di Maria,

Madre del bell’Amore,

di essere una  donna capace d’amare

ogni persona del genere umano,

soprattutto se debole e fragile,

a partire dai miei cari. Amen!

PADRE CHERUBINO DE FEO INIZIA L’80° ANNO DI VITA

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ITRI (LT). PADRE CHERUBINO DE FEO INIZIA IL SUO 80° ANNO DI VITA. GLI AUGURI DI TUTTI A NOTO SACERDOTE, APOSTOLO DI ITRI E DELLA CIVITA.

Il 25 febbraio 2015, padre Cherubino De Feo, noto sacerdote passionista del Santuario della Civita e di Itri- città inizia il suo 80 anno di vita. A festeggiarlo saranno i suoi confratelli del Santuario, padre Antonio Rungi, padre Emiddio Petringa (Superiore e Rettore), padre Francesco Vaccelli. Per la fausta ricorrenza sarà presente nella comunità del Santuario della Civita l’attuale superiore provinciale dei Passionisti del Basso Lazio e Campania, padre Mario Caccavale, già parroco di Campodimele e di San Michele Arcangelo di Itri, persona ben nota alla comunità itrana e all’arcidiocesi di Gaeta.

Padre Cherubino di Gesù Bambino, al battesimo Nicola De Feo, è nato s Lareana Cilento in provincia di Salerno, il 25 febbraio 1936, da Luigi e Matilde Oricchio, i suoi genitori entrambi defunti. Tra i passionisti entra da piccolo e dopo gli anni di formazione, nella scuola apostolica di Calvi Risorta e del Noviziato, emette la professione religiosa il 4 ottobre 1953 a Falvaterra. Gli studi in preparazione al sacerdozio li segue in vari conventi del Lazio, della Puglia e della Campania. E’ stato ordinato sacerdote a Napoli, nella Chiesa dei Passionisti il 18 marzo 1961. Dopo il sacerdozio è stato in vari conventi dei passionisti con vari incarichi, tra cui Calvi Risorta, poi Falvaterra, dove ha svolto negli anni sessanta l’ufficio di vice maestro e parimenti il ruolo di missionario. Ha partecipato ad una ventina d missioni popolari, come catechista del mattino e della sera, rivelando una forte propensione verso la comunicazione delle verità di fede con linguaggio accessibile a tutti. Appassionato della storia locale, nazionale, della vita consacrata, ricercatore assiduo di notizie ed informazioni sulle chiese locali e sulla chiesa universale, padre Cherubino conserva ancora oggi tale passione, attingendo le informazioni necessaria dai media moderni, quali internet, con suo pc portatile, che utilizza da circa  un anno. Buona parte della vita sacerdotale di padre Cherubino è stata vissuta e continua ad essere vissuta ad Itri. Nel convento dei passionisti di Itri-città, che si trova sulla cosiddetta zona dei Cappuccini, in quanto, prima dei passionisti era convento dei Cappuccini, giunse nel 1969 e da allora non ha mai cambiato convento e residenza. Solo 26 anni fa per esigenze del servizio al Santuario della Civita, dai superiori del tempo, fu spostato al santuario, dove attualmente vive con i confratelli. Negli anni 1969-1986 ha ricoperto l’ufficio di parroco di Santa Maria Maggiore in Itri formando varie generazioni di cristiani della comunità itrana, dando risalto ed importanza alla devozione e alla festa della Madonna della Civita.

Padre Cherubino verrà festeggiato dai suoi confratelli del Santuario e di altre comunità, in quanto l’inizio dell’ottantesimo anno di vita di questo conosciuto e stimato sacerdote passionista è un fatto importante per lui e per quanti lo stimano e ne apprezzano il generoso servizio alla Chiesa, nella Congregazione della Passione di Gesù Cristo, fondata da San Paolo della Croce. Noto per la sua passione per il canto, per la liturgia e per le funzioni religiose solenne, padre Cherubino è un’istituzione al Santuario della Civita, ma anche al convento dei passionisti di Itri, ove assicura, nei mesi invernali, la messa feriale quotidiana delle ore 7,30; mentre è presieduta da lui la messa solenne e cantata delle ore 10,30 al Santuario della Civita dei giorni festivi e domenicali.

“Sento il dovere –scrive padre Antonio Rungi – di fare i miei sinceri auguri, a nome mio personale e di tutti i confratelli della Provincia dell’Addolorata, al carissimo padre Cherubino, che, nonostante la sua veneranda età, e qualche problema di salute che inevitabilmente affiora con l’età, mantiene la stessa freschezza e gioia nel servire il Signore quale ministro dell’Eucaristia, della riconciliazione e liturgista. La sua testimonianza di vita sacerdotale e missionaria è un esempio per tutti i passionisti, soprattutto per i giovani, che possono ricevere da lui glli stimoli necessari per amare il ministero sacerdotale e coltivare la passione per la cultura, la storia, il bello che l’arte sacra può trasmettere a cuori ed animi sensibili come lui. Augurissimi padre Cherubino. Il Signore e la Madonna della Civita possano concederti  tanti anni ancora di vita ed in ottima salute, nonostante tutti i limiti dell’età dei più forti, che la Sacra Scrittura considera gli ottantenni”.

ITRI (LT). I PASSIONISTI DA 30 ANNI AL SANTUARIO DELLA CIVITA

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Itri (Lt). I Passionisti da 30 anni al Santuario della Civita

di Antonio Rungi

Era il 18 gennaio 1985, venerdì, quando i passionisti della comunità cittadina, attraverso padre Cherubino De Feo, religioso passionista, allora parroco di Santa Maria Maggiore in Itri, fu convocato al Santuario per ricevere le consegne delle chiavi e di tutto quanto era stato inventariato dai padri Guanelliani che avevano lasciato il Santuario per oggettive difficoltà.
In quel 18 gennaio, come quest’anno, erano presenti oltre i padri Ganelliani, i rappresentanti del clero cittadino di Itri ed i delegati vescovili di Gaeta, che a nome dell’arcivescovo mons. Luigi Maria Carli, morto nel 1986, dovevano firmare il passaggio delle consegne del Santuario dai Guanelliani ai Passionisti, tramite padre Cherubino. Così in pieno inverno padre Cherubino che l’aiuto dei confratelli della comunità di Itri-città dovettero assicurare subito il servizio al Santuario. Il primo ad accorrere in suo aiuto, con i permessi dei superiori, fi padre Eufrasio e successivamente padre Angelo. Si andò avanti così per qualche tempo, fino a quando il provinciale dei passionisti del tempo, padre Stanislao Renzi, si assunse la responsabilità di prendere il Santuario e stilare una convenzione con l’arcivescovo, monsignor Vincenzo Farano, confermata dagli altri provinciali che gli successero nel tempo. Fu nominato, nella persona di padre Giuseppe Polselli, il primo rettore e fu costituita la prima comunità passionista, direttamente dipendente dal Provinciale dei Passionisti di Napoli, assegnando a padre Renato Santilli l’ufficio di delegato del Provinciale. Da allora sono passati 30 anni esattamente e i passionisti hanno mantenuto l’impegno assunto, nonostante le oggettive difficoltà di poter portare avanti il Santuario, soprattutto negli ultimi anni, per la carenza di vocazioni e per il calo numerico dei religiosi. A succedere alla guida del santuario a padre Giuseppe fu padre Renato, fino al 2003, quando l’allora superiore provinciale dei passionisti di Napoli, padre Antonio Rungi (oggi di comunità al Santuario) propose all’arcivescovo del tempo, monsignor Pierluigi Mazzoni, il nome di padre Emiddio Petringa, quale rettore del Santuario e delegato del Provinciale. Da 12 anni padre Emiddio è superiore e rettore di questo luogo di preghiera mariana, punto di riferimento spirituale per il Basso Lazio e la Campania dei devoti della Madonna, di proprietà dell’arcidiocesi di Gaeta ed assegnato ai passionisti. Una prima convenzione tra i passionisti della provincia dell’Addolorata e l’Arcidiocesi di Gaeta scadeva il 21 maggio 2007. Con espresso volere dall’attuale arcivescovo, monsignor Fabio Bernardo D’Onorio, la convenzione è stata rinnovata fino a quando le parti non avranno intenzione di cambiare per motivi e clausole chiaramente inclusi nella stessa convenzione o per sopraggiunti altre motivazioni.
In questi 30 anni di presenza dei passionisti al Santuario della Civita, il volto del santuario è cambiato radicalmente anche come accoglienza e miglioramento delle strutture. Dalla stessa chiesa rifatta in tanti parti, ai locali della struttura di Pio IX, al convento, ai locali adibiti per esigenze della comunità religiosa dei passionisti, quali cucina, refettorio, stanze dei religiosi al secondo piano, quello di diretto accesso alla Chiesa e sacrestia. Lo scorso 21 luglio 2014, l’attesa inaugurazione dell’ascensore alla Civita che tanto utile risulta essere soprattutto per i diversamente abili, anziani e persone con problemi di deambulazione per raggiungere direttamente la chiesa. Cresciuto anche l’interesse verso il santuario da parte di nuove realtà ecclesiali, anche se, come in tutto l’occidente, si registra un calo di partecipazione alle funzioni religiose, soprattutto nei mesi invernali. Ad assicurare il servizio al santuario in questi ultimo anni sono quattro passionisti, che curano anche il convento dei passionisti della città di Itri, e sono: padre Antonio Rungi (ex-superiore provinciale dei passionisti di Napoli), padre Cherubino De Feo (ex-parroco di Santa Maria Maggiore in Itri), padre Emiddio Petringa (attuale rettore-superiore), padre Francesco Vaccelli, ben conosciuto perché per tanti anni parroco di Campodimele, da sacerdote diocesano e poi approdato nella Congregazione dei Passionisti.
A ricordare il fausto avvenimento dei trent’anni di presenza passionista al Santuario della Civita sono stati ieri gli stessi religiosi con alcuni collaboratori durante un incontro fraterno di preghiera e condivisione. A raccontare i dettagli di tutto il passaggio dai Ganelliani ai Passionisti è stato lo stesso padre Cherubino De Feo, che a distanza di 30 anni, essendo lui il diretto interessato a questo evento, ricordava con precisione non solo le persone presenti, ma gli atti firmati e il tempo inclemente che imperversava sulla Civita, come ieri 18 gennaio 2015. Padre Cherubino, come parroco di Santa Maria Maggiore e sacerdote passionista della comunità di Itri, dovette iniziare a pensare al tempio mariano. Con lui i padri passionisti della comunità cittadina oltre a pensare al Santuario della Civita, continuarono a guidare la parrocchia di Santa Maria Maggiore, la cui guida pastorale fu assunta da padre Angelo Di Battista e da lui assicurata fino al 2003. In quell’anno, in seguito ai cambiamenti effettuati dall’allora superiore provinciale, padre Antonio Rungi, subentrò padre Giovanni Giorgi, anche in qualità di Superiore della comunità passionista di Itri.
Nell’ottobre del 2012, i passionisti, su decisione dell’assemblea provinciale, hanno lasciato le due parrocchie di Itri per concentrarsi nel servizio al santuario della Civita e al Convento.
Nel prossimo mese di maggio 2015, con il capitolo provinciale unitario di tutti i passionisti d’Italia, di Francia e del Portogallo, si rivedranno le presenze dei passionisti e si deciderà per il futuro della loro presenza al Santuario e a Itri-città, dove la comunità è stata tolta dal giugno 2012; per cui una sola comunità giuridica, quella della Civita opera pastoralmente per il Santuario e per il Convento cittadino, con tante difficoltà logistiche e di spostamenti per assicurare un servizio pastorale all’altezza del compito che i passionisti hanno sempre svolto al meglio e con grande generosità nella Chiesa locale dell’Arcidiocesi di Gaeta.