CASERTA

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA XXIX T.O. – 18 OTTOBRE 2015

RUNGI2015

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

GESU’ SOMMO ED ETERNO SACERDOTE

INCHIODATO SULLA CROCE PER NOI

Commento di padre Antonio Rungi

Il testo del Vangelo di questa XXIX domenica del tempo ordinario ci immette nel clima del mistero della Passione di Cristo.

Si tratta di un testo chiaro e che riporta parole ben precise pronunciate da Gesù alla presenza dei suoi discepoli che, nei loro discorsi, strada facendo, pensano a distribuirsi i posti più sicuri ed umanamente accattivanti vicino a Gesù, il Maestro. Certo, il Signore vuole tutti i suoi discepoli accanto a se, ma non nella potenza economica e politica di questo mondo. Ci vuole accanto a sé nel momento supremo del suo amore per noi e del suo sacrificio per noi. Ci vuole accanto a lui ai piedi della Croce, insieme a Maria e a Giovanni e forse, con maggiore coraggio, ci vuole accanto a se, come Lui, inchiodati alla croce, inchiodati alle nostre croci.

Ecco il potere regale di Cristo Crocifisso. Ecco il sommo ed eterno sacerdote che è Gesù, che si offre per noi al Padre per riscattarci dai nostri peccati.

Siamo chiamati con Cristo a bere il calice della sofferenza che Egli ha bevuto per la nostra redenzione. Non c’è vero cristiano se non porta la sua croce e segua davvero il Signore.

Purtroppo, non è affatto così. Molti seguono la fede cristiana, senza l’intimo convincimento, cioè che si tratta di ripercorre la strada del Signore, che è anche la strada che porta al Calvario.

Ci sono cristiani che riflettono alla maniera degli apostoli e che si fanno i calcoli, strumentalizzando la stessa fede e la stessa chiesa per finalità umane, economiche, di affermazione, di prestigio.

E ciò non avviene solo tra il clero, i religiosi, i vescovi e a man mano a salire di grado nella scala della gerarchia, ma avviene anche nel laicato cattolico.

Ci sono, infatti, dei laici che invece di servire la Chiesa e Cristo, si servono della Chiesa e di Cristo.

Fanno il discorso utilitaristico e interessato di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, che chiedono a Gesù, senza falsa modestia: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo. Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Gelosia, invidia, arrivismo, distribuzione egualitaria del potere che Gesù poteva dare loro, secondo una falsa concezione, che si erano fatti del Maestro. Gesù replica con una domanda forte e inquietante:  «Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Segue, poi, da parte di Gesù una lezione di straordinaria importanza per tutti, ed è la lezione sul significato dell’autorità, del potere, che va inteso nel senso di servizio, di sacrificio, di rinuncia, di donazione, di croce. Cosa fece allora Gesù? “Li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Il cuore e il centro dell’insegnamento di Cristo sta in questo servizio, portato fino alle estreme conseguenze di consegnarsi liberamente alla morte e alla morte in croce, come, d’altronde, era stato anticipato dai profeti, a partire da Isaia, con i vari carmi del Servo sofferente di Javhè, che, ovviamente sono indirizzati e mirati sulla figura del futuro vero messia di Israele che è Gesù.

Un messia sofferente, maltratto, umiliato e crocifisso. Non un messia potente da un punto di vista economico e militare, ma l’umile agnello immolato sulla croce in riscatto dei nostri peccati. Leggiamo infatti nella prima lettura di oggi: “Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità”.

L’immagine di Gesù Crocifisso emerge in modo prepotente e chiara davanti ai nostri occhi, davanti alla nostra vita, spesso immersa nel peccato e in cerca di soddisfazioni mondane. Quel Crocifisso che ci parla e ci indica la strada della conversione, dell’offerta sacrificale della nostra vita per la causa del vangelo.

Egli, Gesù, il Sommo ed eterno sacerdote si porge a noi con gli occhi della misericordia e del perdono, con il volto della sofferenza, ma soprattutto con il volto dell’amore redentivo. In questo Sommo ed eterno sacerdote dobbiamo confidare, abbandonarci e sperare, come ci ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei che ascoltiamo oggi, come testo della parola di Dio, della seconda lettura di questa domenica: “Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.

Accostiamo con fiducia a Gesù Crocifisso e se il suo dolore non suscita in noi neppure una minima contrizione dei nostri peccati, dei nostri errori ed orrori significa che il nostro cuore è molto lontano dalla compassione e dalla misericordia che il Signore ci vuole donare, facendoci riflettere seriamente sul nostro stile di vita che è contrario alla Croce di Cristo.

Ci sia di esempio, in questo cammino di conversione, un grande santo del secolo dei lumi, san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, di cui oggi ricordiamo il suo passaggio alla gloria del cielo, essendo morto a Roma, nella Casa dei Santi Giovanni e Paolo, al Celio, alle ore 16,45 del 18 ottobre del 1775.

E’ uno dei tanti santi che hanno amato profondamente Gesù Crocifisso, fino al punto tale da esserne infaticabili missionari nell’Italia del secolo che poneva come criterio fondamentale per raggiungere la verità, la sola ragione umane, divenuta il grande tribunale per stabile il vero  dal falso, del bello  dal brutto, il buono dal cattivo.

Gesù, il Crocifisso è questo bene assoluto, perché è un Bene d’infinito amore che si è tradotto con il donare la sua vita interamente per noi.

Egli è davvero il sommo ed eterno sacerdote delle anime nostre, come recitiamo nella preghiera iniziale della santa messa odierna: “Dio della pace e del perdono,  tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione;  concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo il calice della tua volontà e partecipare pienamente alla morte redentrice del tuo Figlio”. Amen.

 

Mondragone (Ce). Cenacolo di preghiera per la pace nel mondo

03-Eucarestia-Ostie-grano 05-Nozze_Cana-2 1375021_10202108392102514_375471257_n Adorazione eucaristica4 anno-eucaristia BentoXVI-51-11052007 Bitto-1470  coronagesueucaristia12 corpus-domini1 Eucarestia eucarestia10 eucaristia eucaristia eucaristia_08 eucaristia2 eucaristia3 eucaristia5 eucaristia6 eucaristia7 Eucaristia8 eucaristia13 eucaristia15 Eucaristia17 eucaristia018 eucaristia19 Eucaristia20 eucaristia21 Eucaristia22 eucaristia30 Eucaristia33 EucaristiaBig eucaristia-eucharist16 eucharist11 gesc3b9-eucaristia-7 GesEucaristia31 GPii-Eucaristia GraciasXCompartir_Eucaristia_33 imagens-imagens-da-eucaristia-30aa77 images6ZOGVP0J imagesFV6Y3QP5 imagesFV7B18H1 imagesM7U9EZ2I imagesP05VK4AP imagesPK4GH6LH imagesRCDBC8W4 imagesREHZ0LGN imagesRO245QQ9  padrerungi2 roseu23  topic untitled

Mondragone (Ce). Con le suore e tra i turisti e villeggianti si prega per la pace in Medioriente. 

di Antonio Rungi 

Un cenacolo di preghiera speciale a conclusione del mese di luglio, si svolgerà domani sera, 31 luglio nella chiesa delle Suore di Gesù Redentore, Istituto Stella Maris di Mondragone, per pregare per la pace in Medioriente in altre parti del mondo, in sintonia con Papa Francesco, che proprio sabato scorso ha sorvolato in elicottero questa zona, prima di atterra a Caserta. La singolarità di questa iniziativa estiva promossa dalle Suore della Stella Maris che a pregare con loro e con il gruppo di animazione saranno gli ospiti della struttura ed i villeggianti che si trovano in questi giorni luogo la costiera domiziana. La veglia di preghiera inizierà alle ore 21-00 e si concluderà alle ore 24.00, seguendo uno schema di preghiera e di adorazione personale e comunitaria davanti a Gesù Sacramentato che sarà esposto solennemente nella chiesa delle Suore, che si trova a 10 metri dal mare. Il tema di questo incontro di preghiera è la riconciliazione e i testi su cui rifletteranno i fedeli, guidati dalle suore e dall’assistente spirituale dell’Istituto Stella Maris di Mondragone, saranno il Vangelo di Giovanni  (15,12-17) e il testo della lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (8,28-39). Il testo evangelico è incentrato sull’amore e sul perdono, sull’accoglienza reciproca nel nome di Cristo e di Dio Padre. Chiedere amore con la preghiera, chiedere pace per il Medioriente in particolare e per tutti i focolai di guerra attualmente in essere, sarà il motivo di ritrovarsi insieme intorno all’eucaristia per quanti sono anche in ferie e godono di un periodo di serenità e pace, lontani da queste crisi belliche che interessano la terra di Gesù e di Maria. Ecco il brano del Vangelo oggetto di riflessione di Lectio divina durante il cenacolo di preghiera di domani sera. 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. Il testo sarà preceduto dal brano della lettera ai Romani, in cui l’Apostolo Paolo non si scoraggia di fronte a nessuna prova della vita ed invita a fare altrettanto i cristiani di Roma, perché nulla potrà separare coloro che amano Dio dall’amore suo e dall’amore reciproco, fino al perdono e alla riconciliazione, nonostante la spada, la tribolazione e la sofferenza di ogni genere. Ecco il brano della lettura: “

28Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

31Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 35Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.

La potenza della preghiera è ben conosciuta dalla comunità cristiana. Chiede e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto. Con questo spirito di richiesta di pace, i fedeli, i villeggianti, i turisti si ritroveranno a pregare per la pace in ogni angolo della terra e soprattutto nella terra di Gesù. E lo faranno a Mondragone con le Suore e dalle Suore di Gesù Redentore che hanno come carisma di fondazione: adorazione, riparazione e riconciliazione, secondo gli insegnamenti della loro fondatrice, Madre Victorine Le Dieu, di cui quest’anno ricorre il 150° anniversario dell’adorazione eucaristica perpetua, iniziata nella sua casa paterna ad Avranches in Francia.

Papa Francesco a Caserta. Il mio racconto vissuto in diretta

IMG_20140726_111504 IMG_20140726_141728 IMG_20140726_155037 IMG_20140726_155117 IMG_20140726_155150 IMG_20140726_155157 IMG_20140726_163211 IMG_20140726_163227 IMG_20140726_170254 IMG_20140726_175608 IMG_20140726_175619 IMG_20140726_175636 IMG_20140726_175652 IMG_20140726_175701 IMG_20140726_175716 IMG_20140726_180155 IMG_20140726_180201 IMG_20140726_180212 IMG_20140726_180219 IMG_20140726_180224 IMG_20140726_180422

Vi racconto della mia presenza a Caserta durante la visita pastorale di Papa Francesco il giorno 26 luglio 2014. Avevo chiesto di partecipare come giornalista ed ho ottenuto l’accredito. Il motivo era semplice, per essere più libero di muovermi negli spazi e tra la gente. E così è stato. Sono arrivato in sala stampa alle ore 10,30, accompagnato da mio fratello che mi ha fatto il piacere di riportarsi l’auto. Ho rivisto i miei colleghi giornalisti, diversi dei quali conosco personalmente o attraverso varie forme di comunicazione. Dai giornalisti della Rai (Zavattaro), a quelli della Sala stampa Vaticana (Angelo Scelzo), al carissimo amico dell’Agi, Salvatore Izzo, anche lui sannita d’origine, ai colleghi del Mattino, di Repubblica, dell’Ansa, delle varie emittenti radio-televisive. All’inizio la sala stampa era quasi vuota, poi si è riempita piano piano, fino ad arrivare al massimo nel pomeriggio in prossimità dell’arrivo del Papa verso le 15,45. A proposito, la sala stampa era stata collocata presso i locali nell’emiciclo esterno della Reggia, a lato sinistro guardando verso i campetti. Una bella ed accogliente struttura che ci ha ospitati. Una prima mia perlustrazione in piazza, dove verso le 11.00 c’erano pochissimi fedeli, anche perché il tempo era piovoso ed incerto. Qualche foto e subito sono rientrato in sala stampa. Qui alcune Tv e la Radio Vaticana mi hanno chiesto di lasciare un’intervista che ho fatto regolarmente, con il piacere di dare il mio contributo alla visita del Papa a Caserta. Su altri temi mi ha intervistato il noto giornalista dell’Agi, Salvatore Izzo ed anche con lui ho interagito per la sua testata. Molto del mio tempo in sala stampa l’ho trascorso nello scrivere alcune mie riflessioni sui miei blog, su Fb ed altri social network e pubblicando varie immagini. Poi un breve momento di relax verso le 13.00 per mangiare un panino acquistato al bar della struttura e consumato lì. Il tempo brutto non permetteva di uscire spesso fuori, ma un secondo tentativo lo facevo verso le 15,45 quando l’elicottero del Papa è arrivato ed è atterrato. Da quel momento sono rimasto in piazza e tra la gente per vedere e seguire l’emozione di quell’incontro, organizzato in pochi giorni e che vasta eco aveva suscitato e continuava a suscitare. Il resto del tempo, fino a quando il Papa non ha preso la Papa mobile, mentre lui stava conversando con i sacerdoti, nella Reggia, l’ho trascorso con i seminaristi, i sacerdoti e con varie persone di servizio d’ordine che stavano ad attendere il Papa che scendesse dall’incontro, dallo scalone principale. Invece si è saputo poi che sarebbe sceso con l’ascensore che sta a lato sinistro dell’ingresso principale della Reggia. In attesa del Papa ho incontrato vari vescovi, tra cui monsignor Antonio De Luca, vescovo di Teggiano Policastro, con il quale ho guidato la Cism (Conferenza dei Superiori Maggiori) della Campania negli anni 2003-2007 quando entrambi eravamo superiori provinciali, io dei Passionisti e lui dei Redentoristi, rispettivamente come Vice-presidente e Presidente. Arriviamo al momento fatale ed atteso della discesa del Papa con l’ascensore. Io ed altre persone stavamo ad aspettarlo all’ingresso. Lui si è fermato per salutare i diversamente abili, una decina, con i loro accompagnatori che stavano sistemati vicini all’ascensore. Poi si è girato per salutarci tutti noi presenti, con la mano, benedirci, e salire subito sulla papamobile, che è stata fotografata da noi tutti mentre si attendeva il papa. Salito sulla papamobile e scortato dalla Gendarmeria Vaticana, l’auto si è indirizzata verso la piazza, dove ormai erano ad attendere Papa Francesco, di sicuro, oltre 100.000 persone. Io l’ho seguito a ruota, mentre il Papa faceva il giro di saluto. Nel frattempo mi sono sistemato nello spazio riservato ai giornalisti ed ai cineoperatori. Un posto per nulla adatto a seguire una visita del genere, in quanto occupavamo la visuale della gente che voleva vedere il Papa, una volta salito sul palco per la celebrazione della santa messa. Io potevo pure concelebrare con i 20 vescovi e i 300 sacerdoti, ma ho preferito fare il mio lavoro di giornalista. D’altra parte già avevo celebrato al mattino ed avevo fatto pregare le suore Opus Mariae Reginae di Formia per il Papa. Cosicché per evitare questioni, essendo io vestito da passionista con il pass da giornalista, mi sono posizionato a terra in modo da vedere il Papa mentre passava tra le gente che premeva e strillava, minacciando di far saltare le transenne, davanti ad agenti tranquilli e per nulla turbati, essendo abituati a gestire situazioni del genere. Tuttavia, certe scene non si possono vedere soprattutto quando si va in luogo a pregare. Per qualcuno il Papa mi sembra che sia una star internazionale che una volta vista se ne vanno via. E diversi che erano venuti solo per vedere il Papa sono andati via appena è passato con la papamobile dove stavamo. Pochi centimetri, come pochi erano i centimetri quando ci ha salutato e benedetto davanti all’ingresso principale della Reggia. Passato di lì, il Papa ha continuato a fare il suo giro per la Piazza Carlo III di Caserta, tra i giardinetti, occupati in ogni punto, dai fedeli che stavano ad attendere da ore e qualcuno dal primo mattino per prendere le postazioni più appetibili. Un nuovo incrocio di sguardi e di visuale c’è stato tra noi, quando egli è arrivato per il viale laterale ed ha concluso la sua passeggiata tra la folla. Poi la preparazione per la messa. Ho atteso che arrivasse sul palco ed iniziasse la celebrazione per spostarmi al lato, negli spazi liberi, dove erano sistemate le Tv e il Centro Televisivo vaticano, dove c’erano i fratelli disabili, a lato destro dell’altare guardando la facciata della Reggia, nei pressi della statua di Sant’Anna. Da lì ho seguito buona parte della messa. Poi sono rientrato in sala stampa ed ho seguito il resto per la televisione, commentando di volta il volta con i colleghi giornalisti ciò che diceva il Papa. Il testo dell’omelia, variata in pochi passaggi, era sotto embargo sui nostri tavoli, fino a quando il papa l’ha pronunciata e noi la seguivamo passo passo, anche con le sue aggiunte, molto apprezzate da tutti noi operatori delle comunicazioni. Poi il disdicevole incidente di percorso per gli operatori di Tv2000 che in diretta sulla loro emittente hanno detto parole offensive andate in onda, mentre il Papa pronunciava il discorso. Poi a seguire sempre dalla sala stampa tutto il resto della celebrazione, fino al saluto del Vescovo di Caserta, Giovanni D’Alise il cui testo avevamo già tra le mani. Infine le parole conclusive del Papa sulla sua prossima venuta a Napoli, in quest’anno, avendo saputo che i napoletani erano gelosi che lui stesse lì e non A Napoli, avendo preferito per la prima visita in Campania Caserta e non Napoli. Il resto è cronaca del dopo visita che ho fissato in brevi messaggi di informazione sui miei siti. La conclusione della mia presenza a Caserta? Quattro chilometri a piedi per raggiungere l’auto, dove l’aveva lasciata mio fratello quando era venuto a prendermi, anzi quando era venuto alle 15.00 per vedere il Papa anche lui. Quasi mezz’ora di cammino tra un traffico infermale ed un caldo soffocante, da far mancare il respiro anche alle 21.00 di sera. In poche parole invece di rientrare ad Itri, al Santuario della Civita, impossibile ad arrivarci a quell’ora sono andato ad Airola, il mio paese di origine, nel Beneventano, tra Caserta ed il capoluogo del Sannio. Erano le 21,45 dove ad attendermi c’era mia sorella, e dopo una rinfrescata generale, il taglio dei capelli e la cena (non avevo mangiato praticamente nulla ed ogni tanto si sentiva la debolezza di stomaco) sono andato a dormire verso mezzanotte. Domenica, 27 luglio 2013 alzata di buon mattino, alle ore 5,15 e partenza per Itri, alle ore 6.00, per arrivare nella mia attuale città di permanenza, in tempo per celebrare la messa delle ore 8.00 al nostro Convento cittadino, dove sono arrivato molto prima alle 7,15. Una vera fortuna, in quanto non ho incontrato traffico ed il 130 Km dal mio paese a Itri praticamente li ho percorsi, anzi bruciati, a 100 Km all’ora. Cosa dire di questa esperienza? Un po’ diversa da quella di 22 anni fa, quando davanti alla Reggia a celebrare c’era San Giovanni Paolo II, ma le stesse intense emozioni e soprattutto la stessa piena consapevolezza che dove c’è Pietro, intendo il Papa c’è la Chiesa. E non solo la chiesa del luogo, come in questo caso, quella di Caserta o della Campania, ma la chiesa universale. Grazie Papa Francesco. Dopo un anno in Piazza San Pietro ti ho rivisto in Piazza Carlo III a Caserta. Da Roma a Caserta con la stessa gioia e con la stessa speranza nel cuore da sacerdote, religioso e operatore della comunicazione.

P. Antonio Rungi, passionista, giornalista.

Caserta è in attesa del Papa

rungi1

Caserta è in attesa di Papa Francesco. Al momento sono pochi i fedeli che hanno raggiunto i giardinetti della Reggia, dove si svolgerà il rito della celebrazione eucaristica. Il tempo incerto della mattinata, alquanto piovosa, sta condizionando l’arrivo che è previsto massiccio da tutta la Regione. Tutto comunque è pronto e il sistema di sicurezza per accogliere il Papa nella massima tranquillità funziona alla perfezione. I colleghi giornalisti stanno lavorando e predisponendo ogni cosa per le dirette, per gli aggiornamenti on-line sulla visita del Papa qui a Caserta, simbolo di una città e di un territorio che ha voglia di risorgere. Papa Francesco sia parlando ai sacerdoti e sia ai fedeli vorrà portare il suo sostegno e il suo conforto ad una terra segnata da tante emergenze. Il Papa sicuramente conosce questa terra, anche attraverso l’autorevole voce del Vescovo della città, Giovanni D’Alise, da poco tempo alla guida della diocesi capoluogo di Provincia di Terra di Lavoro, ma anche attraverso la voce autorevole del suo amico, pastore pentecostale, Giovanni Traettino che incontrerà lunedì. Due vecchi amici che parleranno di tanti problemi, compreso quello del progresso ecumenico a livello di Chiesa universale. Certamente le parole che maggiormente si vorranno sentire dal Papa sono parole di speranza per tutti e specialmente per quanti non hanno lavoro e specialmente per i giovani.

Papa Francesco a Caserta. Un motivo di gioia e di impegno

rungi1

Caserta. La visita di Papa Francesco un motivo di preghiera e di riflessione per i Passionisti del casertano e della Campania

di Antonio Rungi

La visita di Papa Francesco a Caserta del 26 luglio 2014, in coincidenza con la festa dei Santi Gioacchino ed Anna, e il giorno 28 per incontrare, in forma strettamente privato, un suo carissimo amico, è  un motivo di preghiera e di profonda riflessione per i Passionisti del Casertano e dell’intera Campania, dove i passionisti sono presenti, con vari conventi dagli inizi del XIX secolo.

Risale, infatti, al 1855, prima dell’Unità d’Italia, la presenza passionista nella Reggia di Caserta, per assistere le truppe e fare formazione spirituale in questo luogo simbolo di cultura, storia e potere di quel tempo. In questa comunità religiosa resiedette  il Venerabile padre Fortunato Maria di S.Paolo (al secolo Paolo De Gruttis) che era nato a Roccavivi (Aq) il 3 marzo 1826, nella Diocesi di Sora. Dopo una breve permanenza nel Seminario diocesano di Sora, all’età di 17 anni, nel 1843, entrava tra i Passionisti che, nel 1842, avevano aperto una casa religiosa a Sora. A Paliano (Fr),  farà il noviziato e qui emetterà la prima professione religiosa, preparandosi al sacerdozio a Ceccano e Falvaterra. Il 23 dicembre 1848 venne ordinato sacerdote in Veroli, in maniera quasi clandestina essendo in atto i noti moti rivoluzionari. Per esigenze di ministeri fu inviato in varie case religiose della Provincia dell’Addolorata (Basso Lazio e Campania). Dal 1869 fino alla morte dimorò ininterrottamente nel Ritiro di S. Sosio in Falvaterra. Morto in concetto di santità, il primo significativo gradino del processo di beatificazione è stato scritto l’11 luglio 1992, (22 anni fa) quando fu dichiarato “Venerabile” da San Giovanni Paolo II e proposto come maestro di vita spirituale per religiosi, sacerdoti e laici..

Nel 1857 padre Fortunato va a Caserta, dove da due anni era stata aperta una nuova sede dei passionisti, all’ombra del Palazzo reale, per desiderio del re Ferdinando II. Qui padre Fortunato fu inviato specialmente come confessore. Quando nel 1866 la sede di Caserta viene chiusa dal nuovo governo italiano postunitario, padre Fortunato viene accompagnato dalla polizia, insieme ai confratelli, fino al Convento di Falvaterra. Questa esperienza maturò nel Venerabile l’urgenza delle risorse interiori per poter affrontare gli urti della vita, ma anche la tensione apostolica. Quando non possiamo annunziare e testimoniare, pensava, dobbiamo parlare con il contagio della carica intima che deve qualificare un maestro di fede. Di questa storica e importante presenza dei passionisti a Caserta, che mai ha dimenticato i figli spirituali di San Paolo della Croce, rimane a perenne memoria “Via Passionisti”, adiacente la Reggia di Caserta, dove ancora oggi si può notare la chiesa che i passionisti utilizzavano per fare apostolato dentro e fuori il Palazzo Reale.

La visita di Papa Francesco è, quindi, un motivo in più per i missionari del Crocifisso, come ha voluto che fossero chiamati i passionisti dallo stesso loro fondatore, perché potenziano in questa terra casertana la nuova evangelizzazione, secondo quanto è precisato nella Lettera Apostolica, Evangelii gaudium di Papa Francesco. I passionisti, oggi, hanno una loro presenza a Calvi Risorta e Mondragone nel Casertano, ad Airola, nel Beneventano, a Forino, nell’Avellinese, a Napoli e a Casamicciola nel Napoletano. Come dire che a partire dall’Ottocento, prima nel Regno di Napoli, e poi nell’Italia Unita, i Passionisti hanno sempre curato la loro presenza nella Regione, forti di quel mandato missionario di Paolo della Croce di essere vicino agli ultimi e ai sofferenti, che, allora come oggi, la Campania presenta in numero sempre più elevato, soprattutto nel campo della povertà assoluta. Nella terra dei fuochi o dei veleni, anche i Passionisti, soprattutto oggi, con il fenomeno dell’immigrazione sempre più crescente nel casertano e nel napoletano, hanno qualcosa di dire e da proporre in sintonia con il progetto di rivoluzionare pastoralmente la chiesa, come Papa Francesco continuamente suggerisce con il suo alto magistero di Pastore universale della Chiesa, molto attento ai drammi ed ai problemi delle popolazioni locali e delle chiese locali.

La presenza di Papa Francesco a Caserta per due giorni diversi, 26 e 28 luglio, e per due scopi diversi, è un motivo di grande gioia per tutti e soprattutto di grande speranza per questa terra segnata da tanti problemi, ma profondamente legata alla fede cattolica, con una chiesa viva ed operosa, che guarda soprattutto alle sofferenze degli ultimi e dei sofferenti del vasto comprensorio di Caserta città e Provincia. Insieme e uniti, tutte le forze ecclesiali e sociali possono dare un volto nuovo alla città e al territorio casertano e campano, ripartendo proprio da questa importante, anche se brevissima visita pastorale, di appena 4 ore, di Papa Francesco, il Papa del nuovo corso della Chiesa del XXI secolo.

Itri (Lt). Al via i solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Civita

IMG_20140629_105135

ITRI (LT). SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DELLA MADONNA DELLA CIVITA, COMPATRONA DELL’ARCIDIOCESI DI GAETA  

di Antonio Rungi 

Dopo l’importante convegno di domenica scorsa, 6 luglio 2014, sulle figure dei due Papi Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, al quale ha partecipato il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, Sgarbi, Roncalli e Girotti, entrano nel vivo i solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Civita, che si svolgono dall’11 luglio al 22 luglio di ogni anno nella città di Itri e al Santuario Mariano, che distanza dal centro cittadino 13 Km a 700 metri sul livello del mare, dove da oltre 1000 anni  si venera la Madonna sotto questo titolo.

Venerdì prossimo, 11 luglio, prende il via il solenne novenario in preparazione alla festa, che ricorre liturgicamente  il 21 luglio. Sarà padre Antonio Rungi, passionista della Comunità del Santuario della Civita, ex superiore provinciale dei Passionisti di Napoli, a tenere la prima meditazione su Maria della Civita e San Paolo della Croce. Il fondatore dei Passionisti fu al Santuario della Civita dal maggio al settembre 1726, con il suo fratello Giovanni Battista.

Nove giorni di preghiera e predicazione sul tema “Maria nella vita dei santi”, che saranno animati da nove diversi sacerdoti che tratteranno questo tema durante l’omelia della messa serotina delle ore 19.00. Nel programma dei festeggiamenti tutti i nomi dei sacerdoti che interverranno.

Sabato 12 luglio in occasione dei 165 anni  della venuta del Beato Pio IX a Gaeta e al Santuario della Civita, si svolgerà un pellegrinaggio in bici da Itri a Gaeta nel Santuario della Madonna Annunziata per venerare la Madonna Immacolata, davanti alla quale pregò il beato Pio IX, prima di proclamare il dogma. I momenti più significativi di questa annuale ricorrenza sono la collocazione del busto argenteo della Madonna della Civita sull’altare Maggiore, sabato 19 luglio alle ore 20,30 con il tradizionale canto delle “Dodici Rose” e omaggio floreale delle donne itrane in dolce attesa; poi le varie processioni programmate nei giorni di sabato sera dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore fino a San Michele Arcangelo, dove la sacra icona della Madonna resterà per la veglia di preghiera della comunità per l’intera nottata. Domenica la processione da San Michele per le vie della città, con inizio alle ore 10.00 e lunedì 21 luglio, alle ore 9.00 per tutta la città di Itri. Giornate speciali per gli ammalati con la presenza dell’arcivescovo emerito de L’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari,  che celebrerà venerdì 18 luglio nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, dove da sempre si festeggia la Madonna della Civita, essendo la chiesa parrocchiale principale e centrale della cittadina. L’arcivescovo di Gaeta, monsignor Fabio Bernardo D’Onorio sarà presente nella giornata di festa con la celebrazione della messa solenne il giorno 21, alle ore 11.00  al Santuario della Civita e il giorno 22, alle ore 9.00 nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, che guiderà la processione conclusiva e con l’atto di affidamento alla Madonna della Civita della città di Itri e dell’Arcidiocesi.  I solenni festeggiamenti si concludono il giorno 22 dopo la messa dell’Emigrante, presieduta da padre Augusto Matrullo, passionista, originario di Itri, rettore della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Roma, e la riposizione del busto argenteo della Madonna nella cappella laterale della Chiesa di Santa Maria Maggiore, a mezzanotte del 22 luglio.

Nei vari momenti di preghiera e di animazione liturgica e pastorale saranno coinvolti i sacerdoti della diocesi, il comitato Santa Maria della Civita, Seminaristi, diaconi, ministranti, schola cantorum, Caritas, volontari. Per la festa annuale della Civita arrivano i devoti della Madonna da ogni parte della Diocesi, dal Lazio, dalla Campania, essendo la Madonna molto venerata in queste regioni. Un movimento di fede e di spiritualità mariana. Molto significativa è l’iniziativa annuale di ospitare gli extracomunitari nelle strutture locali e assicurare loro vitto ed alloggio, soprattutto nei quattro giorni più importanti della festa patronale della Madonna della Civita. A proposito del significato di questa festa religiosa, scrive il parroco, don Guerino Piccione, che la Madonna è modello sublime per tutti i suoi figli. Ella è la donna delle relazioni autentiche con Dio e con i fratelli. Nella visita a Santa Elisabetta, la Madonna si presenta come donna capace di mettersi accanto agli altri con gioia, generosità, con tempi lunghi e non con frugalità e in modo occasionale. Impariamo dalla Madonna come nella quotidianità è possibile vivere in modo stabile il nostro rapporto con Dio, per vivere in modo altrettanto solido le nostre relazioni interpersonali”.

Saranno giorni, come si  legge dal vasto ed articolato programma dei festeggiamenti, giorni di impegno spirituale e pastorale serio nel nome della Beata Vergine Maria, Madre e Regina della Civita, ovvero della città di Dio e degli uomini.

Commento alla parola di Dio di domenica 6 luglio 2014

padrerungi1
DOMENICA XIV DEL TEMPO ORDINARIO

Andare, prendere e imparare da Cristo

padre Antonio Rungi

Dopo un lungo periodo di feste e ricorrenze speciali, oggi, si ritorna alla liturgia delle domeniche del tempo ordinario. Celebriamo, infatti, oggi, la XIV domenica del tempo ordinario. Al centro della liturgia della parola di Dio di oggi il tema dell’umiltà e della semplicità della vita che tutti dobbiam…o attingere dal nostro modello che è Cristo. Nel Vangelo di oggi sentiamo parole di grande sostegno e conforto morale e spirituale da parte di Gesù stesso, che ci dice, quale maestro di vita che testimonia e non parla soltanto, queste bellissime e toccanti espressioni di amore e di vicinanza all’uomo: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Tre verbi che vorrei sottolineare in questa omelia: venite a me; prendete il mio gioco ed imparate da me.
Andare da Cristo. Ci sono tanti modi e tanti motivi per andare da Cristo o fuggire da Lui. Noi vogliamo andare dal Signore, perché Egli è la nostra forza, la nostra guida, il nostro ristoro. L’andare verso esprime un cammino di vita interiore che tutti i cristiani devono saper compiere con gioia e sincerità, sapendo che vanno incontro alla Bontà ed alla Felicità per eccellenza che è Cristo. Chi, infatti, incontra veramente Cristo e fa esperienza di vita intima con Lui incontra la gioia e la felicità. Chi invece non lo incontra va via e non ne sente neppure il bisogno e la nostalgia. Dovremmo ripetere ogni volta nel nostro cuore quelle bellissime parole di Agosto d’Ippona, una volta convertito a Cristo: il mio cuore Signore è sempre inquieto finquando non riposa in Te. Tutto vero per chi sa di sperimentare la gioia nel Signore quando vive in Lui, con Lui e per Lui.
L’altro verbo è prendere il gioco della sofferenza, il peso della croce. Essere felici di portare la croce ed accettare la prova. Sembra un assurdo ed un paradosso. Gesù ci insegna come questo gioco diventa davvero leggero se è portato per amore e per un forte ideale che motiva anche la rinuncia e il sacrificio. Lui questo gioco pesante se lo ha caricato sulle spalle ed è andato alla croce, al calvario, alla morte, nonostante il dolore, facendo tutto perché ha amato noi fino a dare la vita per no. Questo gioco che a volte può interessare anche la nostra esistenza terrena, non venga mai rigettato o scaricato sulle spalle degli altri. Ognuno sappia portare il proprio gioco del dolore con dignità, chiedendo a Gesù la forza per andare avanti, quando la salita si fa più pesante e le forze vengono meno nel lavoro spirituale di perfezionamento nella carità.
Terzo verbo è imparare. Questo nostro maestro di vita è molto esigente, perché chi dà amore e chiede amore è esigente per sua natura. L’amore non è qualcosa di precario e provvisorio, ma di definitivo e di totale coinvolgimento della persone. Gesù che ci chiede di imparare da Lui che è mite ed umile di cuore, vuol dire che il nostro cuore difficilmente sarà umile e mite. Lui mite agnello immolato sulla croce per noi, si è fatto simile all’uomo assumendo la natura umana e umiliando se stesso fino al sacrificio della croce ci indica la strada per essere veramente miti ed umili. Dove e come possiamo giustificare davanti a questo Re mite ed umile di cuore, la nostra superbia, la nostra freddezza e indifferenza? Non c’è giustificazione di sorta per coloro che non sanno essere umili e non sono miti. Dio che è amore è tenerezza e dolcezza infinita, anche se rimane giusto giudice che valuta le cose di questo mondo con sapienza ed equilibrio che solo in Dio possiamo ritrovare in massimo grado. Ecco perché la Chiesa oggi ci fa pregare in sintonia di intenti e di cuore con questa preghiera iniziale della santa messa odierna: O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te”. E sul tema della gioia e della speranza per la venuta del Messia è incentrata la prima lettura di oggi, tratta dal libro di uno dei primo grandi profeti dell’Antico Testamento che è Zaccaria. Testo che incontriamo nella liturgia dell’Avvento e che qui viene riproposto con forti richiami alla mitezza, dolcezza e povertà del divino Maestro: «Esulta grandemente, figlia di Sion,giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle azioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».
Da parte sua San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla bellissima lettera ai Romani ci parla della vita secondo lo spirito. Solo chi si lascia guidare dallo spirito diventa persona umile e saggia nella vita. Chi si lascia guidare dallo spirito del mondo e della carne, pensa ed agisce solo per realizzare aspettative terrene, dimenticandosi del cielo e di come si va in cielo. Costui diventa l’uomo del solo voler sapere e conoscere, ma mai l’uomo del sapere volare in alto e andare verso la vera patria, quella comune a quanti credono e a quanti non credono, perché il destino eterno dell’uomo è uguale per tutti, anche se può cambiare la destinazione finale. Perciò risuona con forza questa parola di vita che proclamiamo oggi nella liturgia domenicale: “Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete”.
Lo spirito è vita, la carne è morte. Questa chiara opposizione tra bene e male, tra corpo ed anima, tra spirito e materia, San Paolo Apostolo la vuole sottolineare con forza, perché ci chiede una risposta coraggiosa per ilo Signore. Un cristiano non può vivere immerso nelle cose materiali, è un pagano di fatto, se da retta solo a ciò che soddisfa la carne, le sue terribili passioni, che se non controllate e contraste riducono l’uomo spiritualmente in cenere, distruggono il Lui ciò che è più bello e nobile della sua vita, quella intimità con Dio, quella purezza del cuore e della vita. E questo riferimento capita a proposito oggi, quando la Chiesa ricorda una piccola grande santa martire dei nostri tempi, Maria Goretti. Questa piccola grande donna capì perfettamente dove era la vera gioia, anche a soli 12 anni, respingendo con coraggio ed forza colui che brutalmente e per depravazione morale voleva offendere la sua dignità di bambina di Dio. Ecco l’esempio dei santi, come quello di Maria Goretti ci immettano in quel clima di spiritualità permanente, mediante la quale possiamo pregare con le stesse parole di Gesù che oggi ascolteremo: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”. Amen.

Mondragone (Ce). Il Liceo scientifico allestisce speciale mostra dei presepi natalizi

mostrapresepi1MONDRAGONE (CE). Il Liceo Scientifico Galilei allestisce VI Edizione della Mostra dei Presepi.

Il Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei di Mondragone (Ce), con circa 1000 studenti, in occasione del Natale 2013 ha allestito una mostra di presepi, nella sede centrale della struttura dell’Istituto, sita in Via Pitagora. Si tratta della VI Edizione della mostra “Con i pastori… verso Betlemme” ed è un progetto di attività didattica e cultura, promossa dalla docente di Religione Cattolica, Rita Tramonti, con la collaborazione di altri docenti dell’Istituto. La mostra sarà aperta agli studenti e al pubblico nei giorni 14-15-16 dicembre. Il pubblico potrà visionare la vasta gamma di presepi realizzati dalle singole classi o da gruppi di studenti il sabato 14 dicembre 2013, dalle ore 15,30 alle 18,30, mentre domenica 15 dicembre l’accesso al pubblico è consentito dalle ore 9.00 alle ore 12.00. La mostra è una dei più qualificate della provincia di Caserta e si sta imponendo progressivamente a livello nazionale. Saranno, infatti, circa 60 i presepi in gara, che saranno valutati da un’apposita commissione di esperti in arte, in cultura, comunicazione e teologia. Tutta la manifestazione oltre ad avere avuto il beneplacito del collegio dei docenti, è stata particolarmente sostenuta ed incoraggiata dal Dirigente scolastico, professore Giorgio Bovenzi, sempre aperto ad iniziative finalizzate al coinvolgimento creativo e innovativo degli studenti. E l’arte presepiale è sicuramente quella che maggiormente può sviluppare l’originalità e la creatività. Tanto è vero oltre ad essere premiato il Presepe più bello, saranno adeguatamente presi in considerazione i presepi più originali e creativi e che, data la finalità della rassegna, si atterranno ai criteri di far rivivere il Natale e le Tradizioni natalizie anche con un semplice presepe, fatto di materiale di limitato costo o a costo zero. Gli studenti si stanno concentrando nell’elaborazione della loro mini opera presepiale sui temi portanti di questo periodo: la figura di Papa Francesco, i fatti di cronaca, la politica, le varie questioni sociali e giovanili. Il presepi infatti realizzati dagli studenti avranno di mira di lanciare ai visitatori della mostra un messaggio chiaro e preciso. Originalità, messaggio e valore artistico sono i punti cardini della realizzazione e della valutazione delle varie opere, che farà la commissione tecnica nominata allo scopo. Per far crescere l’interesse verso tale iniziativa sarà a disposizione del grande pubblico, quello virtuale, un profilo su Facebook, su cui si potrà votare direttamente il presepe più bello per gli internauti. Nel contesto, poi, dell’intera manifestazione culturale e artistica, si svolgerà un mercatino della bontà, finalizzato a reperire i fondi necessari per aiutare le persone in difficoltà in questo Natale 2013, che si preannuncia per molti un Natale austero e con grandi sacrifici e rinunce per tutti.

La consulenza teologica della manifestazione è affidata a padre Antonio Rungi, teologo morale, docente di Filosofia e scienze dell’educazione nello stesso Liceo statale di Mondragone, il quale tiene a sottolineare come “gli studenti del liceo, molto attenti alle istanze di carattere religioso hanno fatto proprio l’invito del nuovo Vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca, monsignor Orazio Francesco Piazza, di valorizzare tutti i tempi e gli strumenti per recuperare la bellezza e la ricchezza, umana, artistica, culturale, sociale e spirituale del Natale”. A tal fine alcuni docenti e diversi studenti parteciperanno al Presepe vivente, allestito della Parrocchia di San Michele Arcangelo in Mondragone nei giorni successivi al Natale 2013.

Itri (Lt). La città dalla parte dei poveri e bisognosi

2013-11-07 07.53.58.jpgItri (Lt). Quando la carità si fa servizio ed aiuto concreto. Circa 400 persone assistite dalla Caritas cittadina

 

di Antonio Rungi

 

Due punti i punti logistici di riferimento sul territorio di Itri per la Caritas cittadina: il Centro di Ascolto che funzione presso i locali della Croce Rossa e il Centro di distribuzione alimentare che funziona presso il Convento dei Padri Passionisti di Itri, in Via San Paolo della Croce.

Così la Caritas interparrocchiale di Itri opera sul territorio comunale, assistendo, da vari punti di vista, e da diversi anni, oltre 100 famiglia, pari a circa 400 persone, con una media di 4 componenti per ogni nucleo familiare.

Nell’impegno diretto di questo servizio di carità e solidarietà verso i poveri della città (la maggior parte sono rumeni, ucraini, albanesi, ma anche cittadini di Itri) sono tre operatori Caritas di Itri, strettamente collegati con le due parrocchie della città e con la Caritas Diocesana di Gaeta.

Si tratta di Tommaso Marciano, di Paolo Manzi e Rosanna Fantasia. Puntuale il servizio che svolgo ogni settimana nei due punti di riferimento della Caritas cittadina: ogni venerdì dalle ore 17,00 alle 18,30 con il Centro di ascolto per valutare le situazioni personali e familiari che vengono rappresentate dalle persone che si rivolgono alla Caritas e con la distribuzione quindicinale della biancheria ed indumenti che sono donati dalla gente del posto, in buone condizioni igieniche, e che vengono ritirate soprattutto dagli extracomunitari. Sul territorio di Itri, data la vicinanza con Formia, Gaeta e Fondi, sono numerosi i cittadini extracomunitari. Ogni lunedì, invece, la distribuzione dei viveri, si effettua dalle ore 16.00 alle 18.00 presso il Convento dei Passionisti, che da anni ha messo a disposizione per tale scopo alcuni locali, gratuitamente, compreso i consumi di energia elettrica e di acqua,  e che insistono sulla piazza antistante il convento.

Ogni lunedì la Caritas distribuisce i viveri, secondo un calendario di convocazione, di almeno  25 famiglie o di bisognosi del territorio. Nell’arco di ogni mese sono, infatti, oltre 100 le famiglie alle quali vengono distribuiti i viveri più necessari, in base a quello che il Banco Alimentare di Caserta assegna, di volta in volta, alla Caritas di Itri.

Come è ben noto, per ottenere questi aiuti è necessario anche dare un contributo economico da parte delle parrocchie, delle associazioni e delle istituzioni religiose che si servono del Banco Alimentare.

La crisi economica sta condizionando non solo la distribuzione dei viveri, che sono inferiori rispetto al passato, ma anche la gara di solidarietà per aiutare il Banco Alimentare con i contributi volontari e con la raccolta periodica presso i centri commerciali e/o supermercati.

In poche parole, anche nel fare la carità e nell’aiutare quanti sono in necessità si sta attraversando un periodo di crisi.

Il sistema di distribuzione dell’abbigliamento e dei viveri, per quanto riguarda la Caritas cittadina di Itri, segue il criterio dell’ascolto delle necessità delle singole persone che si presentano al Centro Caritas, senza richiesta di documentazione o di attestazione dello stato di povertà o di bisogno.

In base al colloquio e in stretta collaborazione con i Servizi sociali del Comune di Itri si assicura quel poco, a livello di sostentamento, che è in dotazione alla Caritas, che viene distribuito secondo le necessità di ciascuno.

Nella logica del Vangelo della carità e della struttura funzionale della prima comunità dei cristiani di Gerusalemme, guidata da San Pietro e dagli altri apostoli, si cerca, ove e quando è possibile, di venire incontro ai bisogni di ciascuno, cercando di non far mancare il cibo ed il vestiario a quanti ne hanno bisogno ed evidenziano le loro necessità alla Caritas cittadina di Itri.

Si fa, infatti, sempre più forte e consistente la domanda di aiuto che è rivolta alla Caritas anche dai cittadini poveri di Itri, che con la crisi economica in atto non riescono a risollevarsi economicamente, né a trovare lavoro ed occupazione. Molti per dignità non chiedono neppure questo aiuto.

Per quel poco che la Caritas cittadina riesce a fare è sempre un aiuto importante alle tante persone che nella loro dignità, con umiltà, si rivolgono alla Caritas per aver quel pacco di alimenti, una volta al mese, con la pasta o altro, che allevia solo in parte le loro sofferenze ed i reali bisogni per contrastare la lotta per la sopravvivenza, che per molti è davvero impari e difficile da vincere.

Recensione del libro di poesia di Elena Teresa Morrone

DSC09351.JPGRecensione.

a cura di Antonio Rungi

“Sentimenti…” è il titolo della prima raccolta poetica della neo dottoressa in Lettere Moderne, con la tesi “Il mito della bellezza nelle opere poetiche di Foscolo”, difesa presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, Elena Teresa Morrone, pubblicata da Aletti Editore, nella Collana “Gli Emersi-Poesia”, nel settembre 2013, in formato cartaceo e su Internet come e-book.

Si tratta di un’opera prima di questa giovane poetessa casertana incentrata sui vari sentimenti che attraversano l’esistenza e la vita di un’adolescente, poi giovane e poi donna.

In tutto 30 poesie,  raccolte in 42 pagine (formato cm 21×14), che in modalità short message (sms) o di veri e propri aforismi, vanno al cuore dei problemi esistenziali di ogni persona che è in cerca della verità su se stessa e sugli altri.

Alcuni dei testi poetici pubblicati dalla giovane artista sono meglio espressivi di una ricerca di senso da dare ai propri intimi, ma anche evidenti, sentimenti della persona umana.

Non hanno titolo i testi che variano da appena due versi fino ad un massimo di undici, nei quali sono condensati i valori e le sensazioni interiori di una donna che guarda al presente dentro di se, ma che si proietta già nel futuro con alcune poesie molto ricche di visione prospettica.

Nell’introduzione alla raccolta si legge infatti: “E’ molto difficile ripiegarsi su se stessi e leggere tra le pieghe del proprio animo; ma quando si incontra la poesia l’introspezione non si inventa, si scopre, perché la poesia ci scopre e ci consola”.

Parte da lontano la vocazione poetica della Morrone, che si cimentava nei versi sia nelle scuole medie e poi nel liceo socio-psico-pedagogico, da lei frequentato a Mondragone (Ce) e che ha inciso profondamente nella sua cultura umanistica e psicologica.

“L’autrice scopre la sua passione – si legge nell’introduzione-  in modo spontaneo e inconsapevole, la sua indole a poetare affiora ancor prima che ella abbia preso coscienza della sua vocazione letteraria”.

Ci troviamo, senza dubbio, di fronte ad una nuova poetessa dei nostri giorni, con il linguaggio dei nostri giorni, data la giovane età, appena 23 anni, che sicuramente farà strada, perché mossa da quella vena poetica e da quella virtù fondamentale dell’umiltà, che fa grandi le persone semplici e che si concentrano sull’essenziale.

Tutto questo lo si deduce e si intuisce  nella breve presentazione alla raccolta delle poesie, in cui è scritto: “Solo nel confronto con la grande poesia, capisce che l’esaltazione dell’amore si conserva nel tempo senza fine, gli atteggiamenti verso la poesia non sono passeggeri, e che cantando all’amore si sconfigge la solitudine, il tormento dell’esistenza, la paura della morte”.

Lo si comprende, inoltre, alla luce di quanto viene scritto, per sintetizzare la raccolta, sulla controcopertina: “Semplici versi di chi, inesperta della vita, nel fiorire dell’adolescenza, si affida a sogni non ancora sperimentati ma solo frutto di una fervida immaginazione, e di chi spera un giorno di salire la scala su cui ora ha solo poggiato i primi passi”.

Su questi temi si concentra una delle poesie più belle, a mio modesto avviso, scritte dalla Morrone: “Vivi la tua vita al meglio e maschera la tua/ malinconia sotto un soave sorriso…/ lascia che i tuoi pensieri e i tuoi desideri si realizzino/ nella notte, quando, / la mente libera da ogni preoccupazione/ si compiace di sognare ciò che in realtà non può avere./ Sii sempre forte e/ anche se l’inverno dovesse congelare i frutti dell’estate/ così/ come la foglia che ingiallisce in autunno/ sarà triste lasciarsi portare via dal vento.

*********************

Elena Teresa Morrone, Sentimenti…, Aletti Editore, Villanova di Guidonia (Rm), settembre 2013, pagine 42. Formato cartaceo cm.21×14. Prezzo al pubblico Euro 12,00 (cartaceo); E-book, Euro 5.49.