Benevento

RECENSIONE DEL LIBRO DI SAMUELE CIAMBRIELLO “CASTE E CASTIGHI”.

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Napoli. Caste e castighi. Il dito nell’occhio. L’ultimo lavoro di Samuele Ciambriello 

di Antonio Rungi 

“Caste e castighi. Il dito nell’occhio. Linguaggio, indignazione, speranze”. E’ questo il titolo con il quale l’autore, Samuele Ciambriello, ha voluto firmare l’ultimo lavoro della sua molteplice produzione scritta, soprattutto di questi anni. Si tratta di una raccolta di varie riflessioni, a seconda delle ricorrenze, dei fatti e degli avvenimenti locali, nazionali ed internazionali, con le quali  Ciambriello esprime il suo pensiero e la sua posizione, soprattutto in campo politico.  Temi molto cari all’autore, quali: carcere e giustizia; riforma della democrazia e della politica; sport. “Tutti i temi – scrive Ciambriello nell’introduzione – compreso quello sportivo, sono al centro di una tensione, di uno stimolo, di una coscienza critica che più che redimere vuol portare un piccolo contributo al superamento dell’ignoranza, dell’indifferenza. I temi trattati sono tutti verbi e sostantivi che attengono al nostro umano”. Ed aggiunge, mettendo in risalto la finalità dell’opera ed il contenuto stesso dei suoi scritti: “In questa mia raccolta ho condensato aforisticamente una serie di piccole riflessioni sparse suo mio quotidiano on line Linkabile.it e sui social network”.

In sintesi l’opera è un’attenta analisi delle problematiche che hanno attraversato la vita del Ciambriello nel corso della sua molteplicità di ruoli, funzioni ed attività svolte. “Mostro in questo libro tascabile – facendo quasi una confessione pubblica – le mie diverse anime, o i miei diversi percorsi professionali e di vita”, iniziando dall’attività di giornalista, di testimone dei “fatti e misfatti delle caste”, di narratore di storie di vita e di esperienze fatte che non possono restare esclusivo patrimonio culturale, spirituale ed umano dell’autore, ma che egli ritiene opportuno condividere con i suoi lettori ed amici. E’ uno scrivere o meglio parlare ad alta voce su temi cari all’autore, ma altrettanto cari a moltissime persone. Certo non tutto quello che ha scritto è condivisibile, ma lancia, a chi ha davvero “interesse” di riflettere sul mondo di oggi, la sfida di sapere leggere questo nostro tempo e farlo con la dovuta preparazione, con la coscienza retta, con la libertà di pensiero e parola che spesso manca anche nelle menti più eccelse del nostro, omologate su schemi e modi di pensare della classe dominante nei vari campi della cultura, del sapere, della politica, della stessa chiesa e della società.

E’, in poche parole un libro da leggere, perché stimola la critica e la riflessione personale, di cui oggi si ha necessità, visto il sistema di pensiero labile e di una società fluida che di certo e di definitivo non ha nulla. Tutto è opinabile, tutto è messo in discussione, tutto è suscettibile di rettifica, integrazione o negazione. Da qui la necessità, come scrive lo stesso Ciambriello, ricorrendo ad un aforisma di Giovanna Axia, di leggere il libro e di farlo con cortesia, “sapendo che la cortesia è la capacità di far stare bene gli altri”.

Il giudizio più appropriato dell’opera, lo possiamo rinvenire nella prefazione al libro, scritta dal Rettore dell’Università Federico II di Napoli, Gaetano Manfredi, che fissa, in questo significativo passaggio della presentazione della raccolta, la sua idea portante: “Rimbalzando tra sport, politica e cronaca, Samuele Ciambriello svolge un ruolo vitale per la nostra società, esprimendo posizioni anche fuori del coro, senza filtri, veraci e nette, senza l’esigenza di piacere a tutti, con la convinzione di fare la cosa giusta, lasciando solo parlare un’unica coscienza libera, la propria. Il colore ed il dinamismo del testo ammiccano anche al disaccordo. L’autore non è interessato ai giudizi sul merito delle sue idee e sorriderebbe ugualmente divertito vedendo il lettore liberare tra i denti malcelate parole di dissenso o soffocate esclamazioni di consenso”.

D’altra parte, la sua attenzione principale si ferma sulle caste, che diventano veri e propri castighi per la società. Caste di ogni genere e a tutti i livelli, di cui sottolinea che esse “hanno bisogno delle scorciatoie, della logica del tutto e subito, che gli viene richiesto. Un pò di velocità e un po’ di congelamento sembrano le armi più affilate delle corporazioni”.

E quali sono queste caste e corporazioni? L’autore le indica con precisione. “La casta –scrive nella prefazione – non è fatta solo dai politici, ma anche dai grandi ordini professionali, dai dirigenti pubblici e privati, dai magistrati, avvocati, giornalisti, pubblicitari, dal mondo delle curie ecclesiastiche, dai baroni delle Università…”.

Ed una amara costatazione: “La società civile e la chiesa annaspano nel buio, si trovano nel tunnel, spesso in una prigione senza finestre o ore d’aria”. Scrive a proposito della famiglia nella chiesa, apprezzando l’operato di Papa Francesco: “Basta con dogane pastorali e burocrati gestori del sacro che decidono chi è degno di varcare la soglia della Chiesa. La Chiesa non è un castello con un ponte levatoio. In fondo, dove non c’è misericordia e accoglienza non c’è Cristo” (pag. 56).

La raccolta delle varie riflessioni interessa il tempo cronologico che va dal 4 agosto al 20 dicembre 2014. In tutto 109 mini riflessioni o semplici considerazioni che richiedono un’attenta lettura, una preparazione adeguata in campo politico e diciamo anche la passione a leggere ed interpretare fatti ed eventi alla luce della nuove tecnologie della comunicazione di massa ed in particolare della rete telematica.

Vi invito a leggere questo libro e non solo per cortesia, ma per il bisogno di sapere. Scriveva il grande filoso e maestro Socrate, quando l’uomo smette di ricercare e sapere, smette di essere uomo. Il bisogno di sapere non per curiosità, ma per aumentare il livello di cultura e di informazione può essere soddisfatto leggendo questo ultimo lavoro di Samuele Ciambriello, anche se il sapere è limitato ad un periodo di tempo e spazio vitale ben preciso, seconda metà del 2014, ed è limitata ad una sola interpretazione, quella dell’autore, che ha sperimentato sulla sua persone le problematiche che affronta e che, almeno, nella loro valutazione non obbliga mentalmente o moralmente nessuno a condividerle. La libertà di pensiero, parola, espressione, opinione e di stampa è e sarà sempre un patrimonio delle persone davvero libere e davvero preparate. E Samuele Ciambriello rientra tra queste persone. Basta leggere il suo curriculum vitae e la sua storia per capire che ci troviamo di fronte ad una persona che della cultura ha fatto il tema centrale del suo percorso formativo, prima, durante e dopo il suo impegno politico diretto, nel suo partito di riferimento. Giornalista, Samuele Ciambriello è stato presidente del Corecom Campania e componente del Comitato Nazionale Tv e minori. E’ docente di “Teoria e tecnica della comunicazione” all’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” e di “Teoria e tecniche dell’elaborazione scritta dei testi” presso l’Università Link Campus. Nel 2012 ha pubblicato, per i tipi dell’editore Guida, il saggio “Dentro la comunicazione: concetti, modelli e persone”. E’ autore della novella “Dalla Valle Caudina al Vaticano”, pubblicata all’interno della Raccolta “in cò del ponte presso a Benevento” (2014).

E dell’Editore Guida di Napoli è la presente raccolta “Caste e castighi. Il dito nell’occhio. Linguaggio, indignazione, speranze”, pp.202, Napoli, Aprile 2015, costo Euro 8,00, codice 978-88-6866-093-2

 

Commento alla parola di Dio di domenica 6 luglio 2014

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DOMENICA XIV DEL TEMPO ORDINARIO

Andare, prendere e imparare da Cristo

padre Antonio Rungi

Dopo un lungo periodo di feste e ricorrenze speciali, oggi, si ritorna alla liturgia delle domeniche del tempo ordinario. Celebriamo, infatti, oggi, la XIV domenica del tempo ordinario. Al centro della liturgia della parola di Dio di oggi il tema dell’umiltà e della semplicità della vita che tutti dobbiam…o attingere dal nostro modello che è Cristo. Nel Vangelo di oggi sentiamo parole di grande sostegno e conforto morale e spirituale da parte di Gesù stesso, che ci dice, quale maestro di vita che testimonia e non parla soltanto, queste bellissime e toccanti espressioni di amore e di vicinanza all’uomo: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Tre verbi che vorrei sottolineare in questa omelia: venite a me; prendete il mio gioco ed imparate da me.
Andare da Cristo. Ci sono tanti modi e tanti motivi per andare da Cristo o fuggire da Lui. Noi vogliamo andare dal Signore, perché Egli è la nostra forza, la nostra guida, il nostro ristoro. L’andare verso esprime un cammino di vita interiore che tutti i cristiani devono saper compiere con gioia e sincerità, sapendo che vanno incontro alla Bontà ed alla Felicità per eccellenza che è Cristo. Chi, infatti, incontra veramente Cristo e fa esperienza di vita intima con Lui incontra la gioia e la felicità. Chi invece non lo incontra va via e non ne sente neppure il bisogno e la nostalgia. Dovremmo ripetere ogni volta nel nostro cuore quelle bellissime parole di Agosto d’Ippona, una volta convertito a Cristo: il mio cuore Signore è sempre inquieto finquando non riposa in Te. Tutto vero per chi sa di sperimentare la gioia nel Signore quando vive in Lui, con Lui e per Lui.
L’altro verbo è prendere il gioco della sofferenza, il peso della croce. Essere felici di portare la croce ed accettare la prova. Sembra un assurdo ed un paradosso. Gesù ci insegna come questo gioco diventa davvero leggero se è portato per amore e per un forte ideale che motiva anche la rinuncia e il sacrificio. Lui questo gioco pesante se lo ha caricato sulle spalle ed è andato alla croce, al calvario, alla morte, nonostante il dolore, facendo tutto perché ha amato noi fino a dare la vita per no. Questo gioco che a volte può interessare anche la nostra esistenza terrena, non venga mai rigettato o scaricato sulle spalle degli altri. Ognuno sappia portare il proprio gioco del dolore con dignità, chiedendo a Gesù la forza per andare avanti, quando la salita si fa più pesante e le forze vengono meno nel lavoro spirituale di perfezionamento nella carità.
Terzo verbo è imparare. Questo nostro maestro di vita è molto esigente, perché chi dà amore e chiede amore è esigente per sua natura. L’amore non è qualcosa di precario e provvisorio, ma di definitivo e di totale coinvolgimento della persone. Gesù che ci chiede di imparare da Lui che è mite ed umile di cuore, vuol dire che il nostro cuore difficilmente sarà umile e mite. Lui mite agnello immolato sulla croce per noi, si è fatto simile all’uomo assumendo la natura umana e umiliando se stesso fino al sacrificio della croce ci indica la strada per essere veramente miti ed umili. Dove e come possiamo giustificare davanti a questo Re mite ed umile di cuore, la nostra superbia, la nostra freddezza e indifferenza? Non c’è giustificazione di sorta per coloro che non sanno essere umili e non sono miti. Dio che è amore è tenerezza e dolcezza infinita, anche se rimane giusto giudice che valuta le cose di questo mondo con sapienza ed equilibrio che solo in Dio possiamo ritrovare in massimo grado. Ecco perché la Chiesa oggi ci fa pregare in sintonia di intenti e di cuore con questa preghiera iniziale della santa messa odierna: O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te”. E sul tema della gioia e della speranza per la venuta del Messia è incentrata la prima lettura di oggi, tratta dal libro di uno dei primo grandi profeti dell’Antico Testamento che è Zaccaria. Testo che incontriamo nella liturgia dell’Avvento e che qui viene riproposto con forti richiami alla mitezza, dolcezza e povertà del divino Maestro: «Esulta grandemente, figlia di Sion,giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle azioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».
Da parte sua San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla bellissima lettera ai Romani ci parla della vita secondo lo spirito. Solo chi si lascia guidare dallo spirito diventa persona umile e saggia nella vita. Chi si lascia guidare dallo spirito del mondo e della carne, pensa ed agisce solo per realizzare aspettative terrene, dimenticandosi del cielo e di come si va in cielo. Costui diventa l’uomo del solo voler sapere e conoscere, ma mai l’uomo del sapere volare in alto e andare verso la vera patria, quella comune a quanti credono e a quanti non credono, perché il destino eterno dell’uomo è uguale per tutti, anche se può cambiare la destinazione finale. Perciò risuona con forza questa parola di vita che proclamiamo oggi nella liturgia domenicale: “Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete”.
Lo spirito è vita, la carne è morte. Questa chiara opposizione tra bene e male, tra corpo ed anima, tra spirito e materia, San Paolo Apostolo la vuole sottolineare con forza, perché ci chiede una risposta coraggiosa per ilo Signore. Un cristiano non può vivere immerso nelle cose materiali, è un pagano di fatto, se da retta solo a ciò che soddisfa la carne, le sue terribili passioni, che se non controllate e contraste riducono l’uomo spiritualmente in cenere, distruggono il Lui ciò che è più bello e nobile della sua vita, quella intimità con Dio, quella purezza del cuore e della vita. E questo riferimento capita a proposito oggi, quando la Chiesa ricorda una piccola grande santa martire dei nostri tempi, Maria Goretti. Questa piccola grande donna capì perfettamente dove era la vera gioia, anche a soli 12 anni, respingendo con coraggio ed forza colui che brutalmente e per depravazione morale voleva offendere la sua dignità di bambina di Dio. Ecco l’esempio dei santi, come quello di Maria Goretti ci immettano in quel clima di spiritualità permanente, mediante la quale possiamo pregare con le stesse parole di Gesù che oggi ascolteremo: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”. Amen.

Un Dio che è solo Amore. Commento alla liturgia della SS.Trinità.

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DOMENICA DELLA SS.TRINITA’ – 15 GIUGNO 2014

 UN DIO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AMORE 

di padre Antonio Rungi 

Oggi che celebriamo la festa della SS.Trinità ci viene da domandare come è Dio in se stesso, dal momento che Gesù ce lo ha rivelato come Uno e Trino, come Padre, Figlio e Spirito Santo. Come è in se stesso Dio è facile capirlo dalle parole stesse di Gesù e dalla vita del Cristo, Figlio di Dio, venuto sulla terra per salvare l’umanità dal peccato e dalla perdizione eterna. E’ un Dio amore e solo amore. L’attributo, anzi la natura stessa di Dio è quella dell’amore. Capire questo e approfondirlo a livello personale in una giornata di festa come è quella odierna, la domenica della SS.Trinità, significa fare esperienza di amore. Perché uno dei doveri fondamentali di un cristiano è quello di conoscere, amare e servire Dio. Non c’è amore senza conoscenza e non c’è conoscenza senza amore. E di conseguenza l’amore e la conoscenza ti porta a servire l’amore conosciuto. Chi ama si fa servo e Dio che ama, perché è amore, si è fatto nostro servo ed ha donato la sua vita per noi, solo ed esclusivamente per amore. Ricordiamo, infatti, nel breve brano del Vangelo di oggi, tratto da San Giovanni, che  «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». La chiave di lettura di questo grande ed insondabile mistero della nostra fede, sta proprio nel comprendere l’amore di Dio e immergersi in questo amore, con una vita fatta di amore. La santissima Trinità è modello di amore per ogni gruppo ed istituzione ecclesiale e sociale, a partire dalla chiesa, la famiglia di Dio, per poi arrivare alla famiglia naturale, alle famiglie religiose e di consacrati, alla famiglia umana più in generale. Tutti siamo chiamati a vivere nell’amore trinitario e ad esprimere questo amore nella vita di tutti i giorni. Mi preme citare per intero il numero uno dell’Enciclica di Papa Benedetto XVI, Deus caritas est, in cui il Papa emerito, fa una sintesi del mistero di Dio amore che ha il suo risvolto sulle persone e sul mondo di oggi. Scrive, infatti, Papa Benedetto: 1. « Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l’immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell’esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ». Abbiamo creduto all’amore di Dio — così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest’avvenimento con le seguenti parole: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui … abbia la vita eterna » (3, 16). Con la centralità dell’amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d’Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L’Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze » (6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell’amore di Dio con quello dell’amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro. In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell’amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri”. Sono parole che interpretano in modo coerente anche quella che era la convinzione presso il saggio israelita e che noi troviamo espresso anche nel brano della prima lettura di oggi, tratta dall’Esodo e che nella sua brevità e nei suoi contenuti scarni è tutto un progetto di vita spirituale, di sana dottrina teologica e di forte accento catechetico, che ci dice chi sia Dio e come agisce nei confronti degli uomini: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Dio è ricco di amore. Chi ama, perdona, non si altera, ma tutto sopporta ed accetta. Questo amore grande è misericordioso, che accetta tutto fino a subire il patibolo della Croce, è proprio Gesù, il Figlio di Dio venuto sulla terra per portare amore e pace tra gli uomini. Ce lo ricorda, l’apostolo Paolo nel breve brano della seconda lettura di oggi, incentrato sul tema dell’amore, che porta la gioia e dona la vera vita alle persone. Senza amore si muove, si spegne il cuore dell’uomo, con l’amore, ovvero con Dio, tutta la vita rivive e rifiorisce, perché è vita di gioia: “Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”. Se, nonostante i tanti anni di vita cristiana, finora vissuti, non ancora abbiamo capito chi è Dio e come va inteso e vissuto nella vita di tutti i giorni il mistero della SS.Trinità, significa che abbiamo avuto poca dimestichezza spirituale ed interiore di questo mistero di amore e donazione. Unità e Trinità di Dio sono il cardine della vita spirituale di ogni cristiano, perché è nella Trinità che tutto si realizza e si porta a compimento, in quanto Dio è il principio e il termine di ogni cosa. Sia questa la nostra preghiera comunitaria oggi, mentre in varie parti d’Italia e del Mondo, la festa della SS.Trinità è celebrata con particolare gioia, ma anche con grande senso di penitenza, rinnovamento e conversione della propria vita al Signore: “Padre, fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo”. Amen.

 

 

LA SOLENNITA’ DELLA PENTECOSTE 2014

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LA SOLENNITA’ DELLA PENTECOSTE 2014

CON UNO SPIRITO NUOVO IN QUESTO MONDO

DI PADRE ANTONIO RUNGI

 

La solennità delle pentecoste che celebreremo domenica 8 giugno 2014, in un clima di rinnovata fiducia nel Signore, ci invita a vivere le vicende della chiesa e del mondo con uno spirito nuovo. Cosa vuole dire questo è facile indicarlo. Bisogna abbandonare le cose vecchie, come tutto, ed aprirsi alle cose nuove, in quanto lo Spirito del Signore rinnova la faccia della terra. Nel salmo responsoriale di questa giornata di festo di Spirito, preghiamo, infatti, come espressioni mirabili da un punto di vista spirituale: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. Rinnovare la faccia della terra nella misura in cui rinnoviamo la nostra faccia, non quella esteriore che curiamo molto da un punto di vista estetico, ma la faccia del cuore, quella che ci identifica come persone, capaci di essere strumenti di novità per se stessi e per gli altri. Troppo “vecchiume” circola tra di noi, sia nel nostro modo di pensare che di agire. Il cristiano che si lascia condurre dalla Spirito di Cristo svecchia ogni cosa e rendere giovani le varie situazioni. Noi come chiesa abbiamo bisogno di svecchiarci e d togliere dalla nostra faccia le tante rughe del male e dell’abitudine ad agire per il male e non per il bene. Ecco rinnovare la faccia della terra, significa rinnovare il nostro modo di pensare ed agire come cristiani e come chiesa. Quante povertà morali e spirituali nella nostra ed altrui vita, quando non siamo docili all’azione dello Spirito e la Pentecoste è celebrata solo nella liturgia, anche in modo solenne, con veglie e preghiere, ma non è celebrata nella vita, quando di tratta di dare un impulso nuovo e una spinta più forte per indirizzare verso il meglio le tante situazioni della vita corrente. Ricordandoci di quanto ci viene detto da San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla Prima Lettera ai Corinzi, dobbiamo avere la piena consapevolezza che non siamo battitori liberi nella chiesa, ma lavoriamo insieme per il bene di tutti e con il contributo carismatico di tutti. Infatti, scrive l’Apostolo delle Genti “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. La ricchezza dei doni e dei carismi non fa altro che aumentare il grado di accettazione della Chiesa. Una chiesa uniformata su certi schemi, perde della sua creatività e della sua perenne novità. La chiesa deve essere in sintonia con i carismi che lo Spirito Santo genera al suo interno. In essa c’è posto per tutti i carismi, se questi carismi non vengono abortiti prima della loro nascita e riconoscimento ufficiale. “Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito”. Nella pluralità dei carismi e nella diversità dei doni, noi costruiamo la vera famiglia di Dio nel mondo, ognuno con il proprio spazio di realizzazione ed affermazione non di se stessa, ma della comunità cristiana.

Gesù promettendo lo spirito consolatore, prima di ascendere al cielo, raccomanda alcune fondamentali cose per vivere al meglio questi incontri periodici. “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.

A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». I frutti dello Spirito Santo sono la misericordia, il perdono e la pace. Chi non ha lo spirito del Signore non sarà mai una persona di pace, in pace e capace di perdonare. Certo qui si fa riferimento il ministero della riconciliazione, alla confessione, che deve essere sincera e deve esprimere un sincero pentimento. Ma al di là del valore indiscutibile del sacramento della penitenza, c’è un perdono più profondo quando nasce dalla convinzione che tutti siamo peccatori e nessuno può ergersi a giudice e giustizialista degli altri.  Chiediamo al Signore di apportare a noi gli stessi benefici che lo Spirito Santo concesse agli apostoli quando discese su di essi, riuniti in preghiera insieme a Maria nel cenacolo. Infatti, “mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”. Il dono di farsi capire nell’unico e con l’unico linguaggio del vangelo. Questo dono è prezioso soprattutto oggi in una babele di tante infondate notizie ed informazioni. Stare dalla parte della verità che lo Spirito Santo ci illumina a perseguire sempre in ogni situazione della vita non fa altro che accrescere in noi il desiderio delle case che contano davvero in questo mondo e il possesso della vita eterna.

Si questa la nostra comune preghiera in questo giorno di festa in cui lo Spirito santo fa nuovo il volto degli uomini e della terra: “O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo”. Amen.

 

Airola (BN). Il Convegno sulla Serva di Dio Maria Concetta Pantusa

DSC09626Si è svolto come previsto, sabato 21 dicembre 2013 ad Airola (Bn), con inizio alle ore 17.00 il Convegno sulla Serva di Dio Maria Concetta Pantusa nella città di Airola (Bn). Il teatro comunale che ha ospitato la manifestazione era pieno e le persone hanno seguito con vivo interesse quanti sono intervenuti per la circostanza. Interessanti le relazioni del prof. Parente e del professore di teologia don Francesco Asti. Il primo si è soffermato sul periodo storico in cui ha vissuto Conetta Pantusa; il secondo ha analizzato la vita spirituale e carismatica della Serva di Dio, mettendo in evidenza la sua spiritualità passionista e francescana, che ha un punto di riferimento comune nel mistero del Cristo Crocifisso. Il saluto iniziale del ministro provinciale dei francescani di Benevento, Fr. Sabino Iannuzzi è servito a fare il punto della situazione circa la causa di beatificazione in atto per la Pantusa e i cui oneri maggiori si sono assunti i francescani e la Pia Unione del Volto Santo di Airola. Molto chiara la posizione del Vescovo De Rosa circa la causa: è suo forte desiderio che s concluda positivamente quanto prima, anche perché il tempo del suo pensionamento si avvicina e suo desiderio è quello di vedere agli onori degli altari la Serva di Dio Maria Concetta Pantusa. Ha chiesto espressamente che ci di dovere si muova e faccia quanto deve fare per poter concludere l’iter del processo diocesano. Il convegno è stato moderato dal giornalista Luca Maio. A seguire, dopo la parte spirituale, è venuta la stipula del protocollo di intesa tra i sindaci di Airola e Celico circa la diffuso del culto della Serva di Dio. Idea positiva per far conoscere bene la figura di questa donna e madre eccezionale che ha lasciato il segno nella città di Airola e nella sua città natia, come hanno sottolineato il Sindaco Napoletano (Airola) e Corrado (Celico). La manifestazione si concludeva intorno alle ore 19.00 dopo un signorile bouffet offerto a tutti i presenti al convegno. Tra la gente anche la rappresentanza del Comune di Celino e di Polignano a Mare (Ba) con in primis i primi cittadini di tali località. Ora ci si augura che davvero si possa concludere quanto prima il processo diocesano ascoltando gli ultimi testimoni che dovranno depositare davanti al tribunale diocesano per la causa dei santi. Tra i presenti al convegno, anche padre Antonio Rungi, passionista (vice-postulatore), padre Vittorio Balzarano (Moderatore della Pia Unione), padre Luciano, padre Pasquale, don Liberato, altri sacerdoti ed autorità civili del territorio e della Provincia

Recensione del libro di poesia di Elena Teresa Morrone

DSC09351.JPGRecensione.

a cura di Antonio Rungi

“Sentimenti…” è il titolo della prima raccolta poetica della neo dottoressa in Lettere Moderne, con la tesi “Il mito della bellezza nelle opere poetiche di Foscolo”, difesa presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, Elena Teresa Morrone, pubblicata da Aletti Editore, nella Collana “Gli Emersi-Poesia”, nel settembre 2013, in formato cartaceo e su Internet come e-book.

Si tratta di un’opera prima di questa giovane poetessa casertana incentrata sui vari sentimenti che attraversano l’esistenza e la vita di un’adolescente, poi giovane e poi donna.

In tutto 30 poesie,  raccolte in 42 pagine (formato cm 21×14), che in modalità short message (sms) o di veri e propri aforismi, vanno al cuore dei problemi esistenziali di ogni persona che è in cerca della verità su se stessa e sugli altri.

Alcuni dei testi poetici pubblicati dalla giovane artista sono meglio espressivi di una ricerca di senso da dare ai propri intimi, ma anche evidenti, sentimenti della persona umana.

Non hanno titolo i testi che variano da appena due versi fino ad un massimo di undici, nei quali sono condensati i valori e le sensazioni interiori di una donna che guarda al presente dentro di se, ma che si proietta già nel futuro con alcune poesie molto ricche di visione prospettica.

Nell’introduzione alla raccolta si legge infatti: “E’ molto difficile ripiegarsi su se stessi e leggere tra le pieghe del proprio animo; ma quando si incontra la poesia l’introspezione non si inventa, si scopre, perché la poesia ci scopre e ci consola”.

Parte da lontano la vocazione poetica della Morrone, che si cimentava nei versi sia nelle scuole medie e poi nel liceo socio-psico-pedagogico, da lei frequentato a Mondragone (Ce) e che ha inciso profondamente nella sua cultura umanistica e psicologica.

“L’autrice scopre la sua passione – si legge nell’introduzione-  in modo spontaneo e inconsapevole, la sua indole a poetare affiora ancor prima che ella abbia preso coscienza della sua vocazione letteraria”.

Ci troviamo, senza dubbio, di fronte ad una nuova poetessa dei nostri giorni, con il linguaggio dei nostri giorni, data la giovane età, appena 23 anni, che sicuramente farà strada, perché mossa da quella vena poetica e da quella virtù fondamentale dell’umiltà, che fa grandi le persone semplici e che si concentrano sull’essenziale.

Tutto questo lo si deduce e si intuisce  nella breve presentazione alla raccolta delle poesie, in cui è scritto: “Solo nel confronto con la grande poesia, capisce che l’esaltazione dell’amore si conserva nel tempo senza fine, gli atteggiamenti verso la poesia non sono passeggeri, e che cantando all’amore si sconfigge la solitudine, il tormento dell’esistenza, la paura della morte”.

Lo si comprende, inoltre, alla luce di quanto viene scritto, per sintetizzare la raccolta, sulla controcopertina: “Semplici versi di chi, inesperta della vita, nel fiorire dell’adolescenza, si affida a sogni non ancora sperimentati ma solo frutto di una fervida immaginazione, e di chi spera un giorno di salire la scala su cui ora ha solo poggiato i primi passi”.

Su questi temi si concentra una delle poesie più belle, a mio modesto avviso, scritte dalla Morrone: “Vivi la tua vita al meglio e maschera la tua/ malinconia sotto un soave sorriso…/ lascia che i tuoi pensieri e i tuoi desideri si realizzino/ nella notte, quando, / la mente libera da ogni preoccupazione/ si compiace di sognare ciò che in realtà non può avere./ Sii sempre forte e/ anche se l’inverno dovesse congelare i frutti dell’estate/ così/ come la foglia che ingiallisce in autunno/ sarà triste lasciarsi portare via dal vento.

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Elena Teresa Morrone, Sentimenti…, Aletti Editore, Villanova di Guidonia (Rm), settembre 2013, pagine 42. Formato cartaceo cm.21×14. Prezzo al pubblico Euro 12,00 (cartaceo); E-book, Euro 5.49.

Preghiera alla Madonna di Medjugorje

1380238_10202205563326364_278906684_n.jpgPreghiera alla Madonna di Medjugorje
Testo di padre Antonio Rungi, passionista.

Regina della pace che vegli sul mondo intero
da questo luogo sperduto e solitario
dell’ex-Jugoslavia, terra di atei e senza fede in Dio,
che tanto hanno fatto soffrire il tuo cuore già ferito,
per le tante guerre che gli uomini di ogni tempo
si sono combattute in ogni angolo della terra,
guarda oggi questa umanità senza più fede ed ideali.
 

Dal cielo, ove siedi Regina alla destra del tuo Figlio,
proteggi quanti credono nella parola del Vangelo,
che è alimento di ogni anima che cerca la verità.
Sostieni quanti in ogni parte del mondo
lottano per la pace, la giustizia e la fratellanza universale.
Porta gioia e pace nelle famiglie afflitte dal più terribile male
del nostro tempo, che è l’egoismo distruttivo di ogni
vera relazione affettiva.
 
Dona pace e serenità a quanti vivono l’esperienza del dolore,
della malattia e dell’abbandono
e non trovano conforto in nessun uomo e donna di questo mondo.
 
Fa che ovunque nel mondo trionfi il santo nome del tuo Figlio Gesù,
che ha dato la vita per tutti gli uomini
ed ha versato sulla croce  il suo sangue prezioso,
per riconciliare tutte le creature con il loro Creatore.
 
Madre e Regina della pace,
ti affidiamo il Santo Padre,
i vescovi e soprattutto i sacerdoti,
quelli che hanno un posto speciale nel tuo cuore di Madre.
Sono tuoi figli prediletti e fa che questa speciale predilezione
che porti ad ognuno di loro
sia corrisposta con una vita santa, povera, casta,
nella piena e santa obbedienza alla Chiesa.
 
Proteggi i bambini, i giovani, gli adulti,
gli anziani, gli ammalati
e quanti hanno una speciale devozione
verso il tuo santuario di Medjugorje,
dove tu parli al cuore di ogni uomo
con il solo linguaggio della preghiera, dell’amore e del perdono.
 
Non permettere che nessuno dei tuoi figli
possa sperimentare il totale disastro spirituale ed interiore
e che, con la tua grazia e la tua potente intercessione presso il Signore,
ogni uomo di questo mondo
possa vedere il tuo volto glorioso e luminoso
nella gloria e nella felicità eterna del Santo Paradiso.
Amen.
 
Padre Antonio Rungi cp

Passionisti. 38 anni di sacerdozio di padre Antonio Rungi, missionario passionista

150120132141.jpgantonio1.jpgPadre Antonio Rungi, passionista, domenica 6 ottobre 2013 celebra il 38° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta a Napoli il 6 ottobre 1975 per la preghiera e l’imposizione delle mani di mons.Antonio Zama, nella Chiesa dei padri passionisti di Napoli, dedicata a Santa Maria ai Monti, ai Ponti Rossi. Una tappa importantissima per noto religioso passionista della Provincia dell’Addolorata, che ha guidato come superiore provinciale nel quadriennio 2003-2007. Padre Antonio Rungi, padre Antonio dell’Addolorata, religioso e sacerdote passionista  è nato ad Airola (BN) 62 anni fa. Entra tra i Passionisti, all’età di 13 anni, nella Scuola Apostolica di Calvi Risorta (CE) il 4 ottobre 1964. A settembre del 1966, dopo il ginnasio, fa il suo ingresso nel Noviziato passionista di Falvaterra (FR), dove svolge il suo anno di prova, prima della professione religiosa, emessa il 1 ottobre del 1967 nel Ritiro di San Sosio Martire in Falvaterra (Fr). Completati gli studi filosofici a Ceccano (Fr) nel Ritiro della Badia, viene trasferito a Napoli per seguire gli studi di Teologia, presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sez. San Tommaso d’Aquino-Capodimonte.

Il 21 novembre del 1974 emette la professione perpetua. Ultimato il quinquennio teologico consegue il Baccellierato in Teologia nel 1975. Il 23 luglio 1975 è ordinato Diacono nella Chiesa S. Maria ai Monti dei Padri Passionisti di Napoli. Il 6 ottobre 1975 nella medesima Chiesa dei Passionisti di Napoli viene ordinato sacerdote dall’allora vescovo ausiliare di Napoli, mons. Antonio Zama, poi diventato arcivescovo di Sorrento-Castellammare.

Negli anni accademici dal 19775/76 al 1977/78 prosegue gli studi per la Licenza specializzata in Teologia, che consegue, nel 1979, presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale con una tesi in Teologia pastorale, indirizzo etico, sul “Verbum Crucis e rinnovamento pastorale” (relatore: prof. Settimio Cipriani, biblista).

I primi anni del suo ministero sacerdotale li svolge nella città di Napoli e nella vicina città di Casoria, come collaboratore del parroco di San Paolo Apostolo. Promuove una serie di iniziative culturali, ricreative e religiose e svolge un’intensa azione pastorale nelle famiglie, tra i giovani, con gli anziani e nella scuola. Memorabile è la sacra rappresentazione della Passione di Gesù nella settimana santa del 1977 nella Piazza di Casoria con circa 200 attori e 10.000 spettatori.

Nel settembre del 1978 è trasferito alla comunità passionista di Mondragone, con l’incarico di collaboratore del parroco. Inizia, così, la lunga ed ininterrotta presenza di Padre Antonio Rungi nella comunità di Mondragone, che durerà fino al 2003, quando fu eletto dal capitolo provinciale, tenuto a Formia (Lt), superiore provinciale della provincia religiosa dell’Addolorata (Basso Lazio e Campania). Mandato ultimato nell’aprile 2007. In questo periodo è stato assistente spirituale del Monastero delle Monache Passioniste di Napoli e Vice-presidente della Cism Campania.

Padre Rungi nel 1982 consegue anche la Laurea in Filosofia all’Università di Napoli, con una tesi in Filosofia della Storia, e, nel 1986, la Laurea in Lettere classiche presso l’Università di Cassino (FR), con una tesi in Storia della Scuola.

Docente di ruolo nelle scuole statali di varie discipline (Lettere, Filosofia, Pedagogia, Psicologia, Scienze umane e sociali), ha insegnato ininterrottamente dal 1978 a tutt’oggi 2013.

Impegno didattico anche nel campo religioso, con l’insegnamento della Teologia Morale  ed altre discipline teologiche ed umanistiche negli Istituti di Scienze religiose di Sessa Aurunca e Teano e nel Magistero di Capua.

Dal 1973 a tutt’oggi ha collaborato, in qualità di giornalista pubblicista, con diverse riviste e giornali, quali l’Osservatore Romano e Avvenire. Dal 1990 al 2011 è stato direttore responsabile della rivista Presenza Missionaria Passionista.

Tra i passionisti ha ricoperto alcuni uffici: vicario, direttore,, membro delle commissioni provinciali apostolato, delegato al Capitolo provinciale, delegato della Cipi, Superiore provinciale. 

Nella diocesi di Sessa Aurunca è stato chiamato a vari uffici e mansioni: membro del consiglio presbiterale, del consiglio pastorale diocesano, vice-segretario del Sinodo Diocesano, presidente della commissione comunicazioni sociali, direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, incaricato diocesano della pastorale del tempo libero, turismo, sport e spettacolo.

Autore di oltre 13.000 articoli di prevalente contenuto religioso, molti sulla vita consacrata, pubblicati su giornali, riviste, siti e blog internet è autore anche di alcuni opuscoli (Chiesa locale e mass-media; Il Servo di Dio Padre Giuseppe Pesci, il Nuovo Rosario Meditato, la Via Crucis, ecc,), Il Rosario di Padre Pio da Pietrecina..

La sua maggiore attività l’ha svolta nel campo missionario: panegirici, tridui, settenari, novenari, collaborazione alle missioni popolari, conferenze, esercizi spirituali al popolo, ritiri spirituali alle Suore, settimane sante, prediche di circostanze, esercizi spirituali ai religiosi e alle religiose, Ritiri mensili al clero diocesano. Assistente spirituale e confessore ordinario e straordinario di vari istituti religiosi femminili. Negli anni 1978-2011 è stato cappellano delle Suore Stimmatine e di Gesù Redentore di Mondragone. Ha predicato gli esercizi spirituali a vari istituti religiosi, ha tenuto il ritiro mensile a tutte le religiose della Diocesi di Sessa Aurunca e dall’arcidiocesi di Gaeta. Continua questo suo specifico ministero nell’attuale comunità di residenza del Santuario della Civita in Itri (Lt).

Nel 2006 è’ stato eletto Vice-presidente della Cism-Campania.

Oggi continua la sua missione nella Chiesa e nella Congregazione dei Passionisti offrendo il suo pieno servizio per la diffusione della Parola della Croce e del Vangelo della Passione, sull’esempio del fondatore dei Passionisti, San Paolo della Croce, con la predicazione itinerante, l’amministrazione del sacramento della riconciliazione, con la direzione spirituale e la predicazione di corsi di esercizi spirituali alle Suore di vari istituti femminili.

Attualmente è confessore ordinario di vari istituti religiosi femminili della Campania e del Lazio. Predica ritiri spirituali mensili o periodici a vari istituti religiosi. Cura la formazione di Suore, di Laici e soprattutto dei giovani con l’insegnamento nella scuola statale.

Un sincero augurio da parte della comunità web a padre Antonio Rungi, anche per il suo impegno nella comunicazione sociale.

 

Gaeta (Lt). Ordinazione sacerdotale di don Gennaro Petruccelli, sabato 5 ottobre

gennaro-diacono.jpggennaro-diacono1.jpgGaeta (Lt). Mons. D’Onorio, arcivescovo di Gaeta, ordina presbitero, Gennaro Petruccelli, diacono del clero diocesano

 

di Antonio Rungi

 

Sabato 5 ottobre 2013 alle ore 19.00 nella Chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo in Gaeta  S. E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, arcivescovo di Gaeta  (Lt) presiederà la solenne concelebrazione eucaristica durante la quale il diacono Gennaro Petruccelli del clero diocesano riceverà l’Ordine Sacro del Presbiterato, per la preghiera e l’imposizione delle mani del suo vescovo, che lo ha ritenuto degno di questo ministero, dove averlo ordinato diacono  il 12 aprile scorso nella stessa chiesa parrocchiale, ove verrà ordinato presbitero.

Don Gennaro Petruccelli, 26 anni, nativo di Gaeta, ha avvertito la vocazione sacerdotale ben presto, svolgendo il servizio di ministrante e di giovane di Azione Cattolica nella sua parrocchia di San Paolo in Gaeta e nella comunità dell’Oratorio San Giovanni Bosco, sotto la guida del parroco don Stefano Castaldi. Dopo la maturità scientifica, il 25 ottobre del 2006 è entrato nel Seminario Maggiore Regionale, Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, ove ha ultimato, nel maggio 2013, gli studi teologici in preparazione al sacerdozio. Negli anni di formazione ha svolto il ministero pastorale  presso le parrocchie “San Pio X a Salto di Fondi, “Santa Maria Maggiore” a Lenola, “Cuore Eucaristico di Penitro. Dall’ottobre 2012 svolge il suo servizio presso le parrocchie di Itri sotto la guida del parroco don Guerino Piccione. E’ iscritto alla Facoltà di Storia e Beni culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana. Dall’inizio di settembre 2013 è stato nominato Assistente del Settore Giovani di Azione Cattolica diocesana. Il Presbiterato è il secondo grado del Sacramento dell’Ordine e inserisce l’eletto nel presbiterio diocesano in stretta obbedienza e unione col Vescovo. Il presbitero a immagine di Cristo sommo ed eterno sacerdote, sono consacrati per annunciare la buona novella del Regno di Dio, pascere i fedeli e celebrare il culto divino. Segnati da uno speciale carattere che lo configura a Cristo sacerdote, egli agiscono ‘in persona’ di Cristo capo, soprattutto nella celebrazione dei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione. Parte essenziale del rito sarà l’Imposizione delle mani dell’Arcivescovo sul capo dell’eletto assieme alla preghiera consacratoria. Come è prassi liturgica imporranno le mani sul novello consacrato tutti i sacerdoti presenti e concelebranti. Questa nuova ordinazione sacerdotale è un dono straordinario di grazia del Signore per la diocesi di Gaeta, in mancanza di sacerdoti. Un’occasione questa per pregare il Signore perché mandi santi sacerdoti alla Chiesa di Gaeta. Sono, infatti,  dodici i seminaristi che studiano nel Seminario di Anagni e si stanno preparando spiritualmente e culturalmente al ministero del presbiterato.

SESSA AURUNCA (CE). SABATO L’INGRESSO IN DIOCESI DEL NUOVO VESCOVO

piazza-vescovo-202x300.jpgstemma-corr.jpgsessa2.pngSessa Aurunca. Inizio del ministero episcopale di mons. Orazio Francesco Piazza nella diocesi sessana

di Antonio Rungi

Venerdì 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi alle ore 16,30 farà il suo ingresso ufficiale il nuovo vescovo di Sessa Aurunca, monsignor Orazio Francesco Piazza, consacrato pastore della diocesi campana dal Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e vescovi conconsacranti: S. Ecc.za Mons. Michele De Rosa, vescovo di Cerreto-Telese-Sant’Agata de’ Goti e S. Ecc.za Mons. Antonio Franco, nunzio apostolico emerito, il 21 settembre scorso. La cerimonia di inizio episcopato di mons.Piazza sulla cattedra di San Casto, si svolgerà in un modo semplice, come espressamente richiesto dallo stesso novello pastore della diocesi, che va all’essenziale e guarda alla sostanza delle cose da farsi. Alle ore  16.00 si svolgerà l’accoglienza delle autorità e dei fedeli, provenienti da tutti i cinque comuni e le quattro foranie di Sessa Aurunca e dalla Diocesi di Cerreto-Telese-Sant’Agata dei Goti,  in  piazza XX Settembre; alle ore 16.30: arrivo del nuovo Vescovo, sempre in piazza XX Settembre e saluto del Sindaco di Sessa Aurunca, dott. Luigi Tommasino; alle ore 17:00: vestizione abiti liturgici presso Chiesa dell’Annunziata; alle ore 17.15: cammino in processione dalla chiesa dell’Annunziata fino alla Cattedrale; alle 17.30 celebrazione Eucaristica di inizio ministero episcopale e primo discorso al popolo santo di Dio della Diocesi sessana. Grande attesa per l’arrivo del nuovo pastore, che succede alla guida della diocesi al redentorista, monsignor Antonio Napoletano, dimissionario per raggiunti limiti di età. Dopo 18 anni di servizio pastorale di un vescovo religioso, arriva un vescovo del clero diocesano, un volto ed un nome ben conosciuto ed apprezzato nella Regione ecclesiastica campana. Monsignor Orazio Francesco Piazza, è nato a Solopaca (BN), nella diocesi di Cerreto Sannita-Telese-S. Agata de’ Goti, il 4 ottobre 1953. Ha frequentato la Scuola media e il Ginnasio presso il Seminario Minore di Cerreto Sannita. Ha concluso gli studi liceali al Pontificio Seminario regionale “Pio XI” di Benevento e seguito i corsi di filosofia e teologia alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sezione S. Luigi di Napoli, ospite del Pontificio Seminario Interregionale Campano. Ha poi ottenuto presso la medesima Facoltà i gradi accade-mici di Licenza e di Dottorato in Teologia Dogmatica. E’ stato ordinato presbitero il 25 giugno 1978 ed è incardinato nella diocesi di Cerreto Sannita-Telese-S.Agata de’ Goti. E’ stato Vicario parrocchiale di Telese Terme (BN) (1978-1981). Rettore della chiesa del SS. Corpo di Cristo a Solopaca (1981-1992) e del Santuario Maria SS. del Roseto a Solopaca (1988-1992). Assistente unitario diocesano di A.C. (1989-2013). Vicario Episcopale per il settore Evangelizzazione e Testimonianza (2002-2013). Assistente unitario regionale di A.C. (1998-2013). Membro del membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale, Canonico Teologo della Cattedrale, Cappellano magistrale del Militare Ordine di Malta e Cavaliere con funzione di Priore dell’Ordine del Santo Sepolcro. Docente di Etica Sociale presso la Facoltà di Economia dell’Università del Sannio di Benevento (1997-2013). Fondatore e direttore nel 2004 del Centro Studi Sociali Bachelet. Professore Ordinario di Ecclesiologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione San Luigi – Napoli. Il 25 giugno 2013 è stato nominato da papa Francesco Vescovo di Sessa Aurunca.