AVVENTO

P.RUNGI (TEOLOGO MORALE). DIECI REGOLE PER VIVERE DAVVERO IL GIUBILEO.

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P.RUNGI (TEOLOGO MORALE). DIECI REGOLE PER VIVERE DAVVERO IL GIUBILEO.

Padre Antonio Rungi, religioso passionista del Santuario della Civita, in Itri (Lt), teologo morale, ha fissato in dieci regole fondamentali l’esperienza del Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco e in corso di svolgimento. Regole che debbono essere attentamente osservate e vissute, soprattutto in questo tempo natalizio, in cui la riconciliazione dovrebbe essere lo scopo fondamentale di ogni persona cristiana che non sta in pace ed in armonia con gli altri. Le dieci norme giubilari spaziano dall’amore di Dio all’amore del prossimo, da un impegno personale a quello ecclesiale, comunitario e sociale.

Ecco in sintesi il decalogo giubilare del teologo morale:

1.Non avrai altro scopo nella vita che quello di servire solamente Dio e  mai servizi di Dio e della religione per rubare, uccidere e compiere qualsiasi ingiustizia.

2.Ricordati che il Paradiso lo si conquista facendo il bene ed amando Dio e i fratelli, abbandonando ogni velleitario progetto di vivere, come se Dio non esistesse.

3.Ricordati che sei un peccatore e devi convertirti a Cristo Salvatore, riconoscendo umilmente i tuoi peccati, confessarli ed espiarli in questo mondo.

4.Non offendere nessuno con le parole e le azioni, ma rispetta tutto e tutti, anche se non sono la pensano come te.

5.Ricordati di perdonare a chi ti ha offeso e di chiedere perdono se hai offeso tu, a partire dai parenti e tuoi vicini, quelli più difficili da perdonare.

6.Non pensare solo a te stesso, ma anche ai fratelli che sono in necessità, destinando le tue risorse per il bene degli altri e non truffando o rubando soldi e  cose che non sono di tua proprietà.

7.Ricordati di fare il bene sempre, anche quando non sei ricambiato su questa terra, soprattutto dai tuoi parenti, quasi sempre gli ultimi a comprendere i tuoi reali bisogni materiali e spirituali.

8.Non essere  arrogante, presuntuoso  e altezzoso, ma sii umile, disponibile e amorevole verso tutti, portando la gioia nel cuore di chi è triste e solo.

9.Non essere ipocrita, falso e infedele, ma sii coerente con te stesso, abborrendo ogni menzogna e falsità, ma con l’essere sincero e veritiero in ogni circostanza.

10.Ricordati che la verità viene sempre a galla e che in Dio tutto sarà luce e trasparenza assoluta nell’eternità, dopo la morte corporale, dalla quale nessun uomo potrà scampare, anche se vive cento ed oltre anni.

“Esaminarsi su questi fondamentali doveri del credente –afferma padre Rungi – è il primo passo per celebrare il Giubileo della Misericordia secondo il cuore di Cristo, l’esempio di Maria e di tutti i santi e in sintonia con Papa Francesco, che ha indicato il percorso giubilare in modo speciale nelle opere di misericordia corporale e spirituale”.

COMMENTO ALLA PRIMA DOMENICA DI AVVENTO – 29 NOVEMBRE 2015

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I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)

Domenica 29 novembre 2015

Vegliamo e preghiamo nell’attesa del  Redentore

Commento di padre Antonio Rungi

Inizia oggi il nuovo anno liturgico 2015/ 2016 e parimenti la preparazione al Santo Natale del 2015. La prima domenica di Avvento, infatti, costituisce il progetto iniziale di un cammino spirituale che intendiamo fare in questo anno che è speciale per il motivo ben noto della celebrazione del Giubileo della misericordia, indetto da papa Francesco e che inizierà martedì, 8 dicembre 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016. La parola di Dio di questa prima domenica di Avvento viene in nostro aiuto e soccorso per indirizzare il cammino di questo tempo forte dell’anni liturgico ed il cammino giubilare, L’uno e l’altro cammino si pongono sulle orme di Cristo, il Messia, di Giovanni Battista, il Precursore e di Maria, la Madre purissima di Cristo, nostro salvatore. La seconda lettura di oggi ci offre l’incipit per questo itinerario di fede che vogliamo sinceramente svolgere, anche in quell’ottica del giubileo inteso come pellegrinaggio interiore di ogni autentico uomo che cerca Dio con la sincerità del proprio cura. San Paolo Apostolo, infatti, nella prima lettera ai Tessalonicési, scrive testualmente “Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù”. Il cammino dell’Avvento e quello Giubilare richiede la presa di coscienza di ciò che è urgente fare per la nostra persona conversione e purificazione. Le regole del vangelo sono regole che aprono il cuore di ogni credente alla misericordia e al perdono. Cristo che si incarna nel grembo verginale di Maria è il Figlio di Dio e il Redentore dell’umanità. Il nome del Redentore è “Misericordia”. Gesù, infatti, è il volto della misericordia del Padre. Con questo spirito vogliamo iniziare a prepararci a Natale 2015 e al Giubileo, fissando, fin d’ora, il nostro sguardo sul volto luminoso di Gesù Bambino e sul volto dolcissimo della Vergine Maria e del volto purissimo di San Giuseppe. Lo stesso profeta Geremia nella prima lettura di questa domenica di Avvento ci invita a riflettere sul tema della venuta del Salvatore che noi, annualmente, ricordiamo, nella liturgia, con la solennità del santo Natale del 25 dicembre: “Ecco, verranno giorni – oràcolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda.  In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia”. Nell’accogliere questo grido di speranza, quello suono del corno della pace e della giustizia, ci guardiamo intorno a noi e scorgiamo quanto sia urgente, nel nostro tempo, tradurre l’annuncio della venuta del Signore in un’era di pace e di riconciliazione per tutta l’umanità Le tante afflizioni di questi ultimi mesi non ci lasciano sereni e tranquilli e come cristiani vogliamo davvero impegnarci su serio nel tradurre le parole in comportamenti e opere di bene, che poi sono indicate nelle opere di misericordia corporale e spirituale.

Il forte monito che ci viene dal Vangelo di questa domenica, che parla del giudizio universale e della preparazione personale ed ecclesiale ad esso, ci chiede di essenziali cose da fare e farle davvero e seriamente: la preghiera e la vigilanza cristiana, al fine di evitare ogni forma di dissipazione e di distrazione dalle cose che non sono indirizzare verso la vita eterna. In Vangelo, infatti, ci rammenta di stare attenti a noi stessi,  a che i nostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non ci piombi addosso all’improvviso; per cui, dobbiamo vegliare in ogni momento pregando, perché troviamo la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al tribunale di Dio.

Lavorare seriamente e convintamente per non lasciare spazio alle forze del male che seminano terrore, morte, paura quando nella vita viene a mancare una visione di fede e di speranza in Colui che è venuto a salvarci e a non a condannarci, è venuto per servire e non per essere servito.

Vogliamo cantare e gridare con gioia quello che ci viene ricordato nel Salmo responsoriale di questa prima domenica di penitenza e di conversione per tutti noi: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza. Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via. Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti. Il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza” (Sal 24).

COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DI DOMENICA XXIX T.O. – 18 OTTOBRE 2015

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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

GESU’ SOMMO ED ETERNO SACERDOTE

INCHIODATO SULLA CROCE PER NOI

Commento di padre Antonio Rungi

Il testo del Vangelo di questa XXIX domenica del tempo ordinario ci immette nel clima del mistero della Passione di Cristo.

Si tratta di un testo chiaro e che riporta parole ben precise pronunciate da Gesù alla presenza dei suoi discepoli che, nei loro discorsi, strada facendo, pensano a distribuirsi i posti più sicuri ed umanamente accattivanti vicino a Gesù, il Maestro. Certo, il Signore vuole tutti i suoi discepoli accanto a se, ma non nella potenza economica e politica di questo mondo. Ci vuole accanto a sé nel momento supremo del suo amore per noi e del suo sacrificio per noi. Ci vuole accanto a lui ai piedi della Croce, insieme a Maria e a Giovanni e forse, con maggiore coraggio, ci vuole accanto a se, come Lui, inchiodati alla croce, inchiodati alle nostre croci.

Ecco il potere regale di Cristo Crocifisso. Ecco il sommo ed eterno sacerdote che è Gesù, che si offre per noi al Padre per riscattarci dai nostri peccati.

Siamo chiamati con Cristo a bere il calice della sofferenza che Egli ha bevuto per la nostra redenzione. Non c’è vero cristiano se non porta la sua croce e segua davvero il Signore.

Purtroppo, non è affatto così. Molti seguono la fede cristiana, senza l’intimo convincimento, cioè che si tratta di ripercorre la strada del Signore, che è anche la strada che porta al Calvario.

Ci sono cristiani che riflettono alla maniera degli apostoli e che si fanno i calcoli, strumentalizzando la stessa fede e la stessa chiesa per finalità umane, economiche, di affermazione, di prestigio.

E ciò non avviene solo tra il clero, i religiosi, i vescovi e a man mano a salire di grado nella scala della gerarchia, ma avviene anche nel laicato cattolico.

Ci sono, infatti, dei laici che invece di servire la Chiesa e Cristo, si servono della Chiesa e di Cristo.

Fanno il discorso utilitaristico e interessato di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, che chiedono a Gesù, senza falsa modestia: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo. Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Gelosia, invidia, arrivismo, distribuzione egualitaria del potere che Gesù poteva dare loro, secondo una falsa concezione, che si erano fatti del Maestro. Gesù replica con una domanda forte e inquietante:  «Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Segue, poi, da parte di Gesù una lezione di straordinaria importanza per tutti, ed è la lezione sul significato dell’autorità, del potere, che va inteso nel senso di servizio, di sacrificio, di rinuncia, di donazione, di croce. Cosa fece allora Gesù? “Li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Il cuore e il centro dell’insegnamento di Cristo sta in questo servizio, portato fino alle estreme conseguenze di consegnarsi liberamente alla morte e alla morte in croce, come, d’altronde, era stato anticipato dai profeti, a partire da Isaia, con i vari carmi del Servo sofferente di Javhè, che, ovviamente sono indirizzati e mirati sulla figura del futuro vero messia di Israele che è Gesù.

Un messia sofferente, maltratto, umiliato e crocifisso. Non un messia potente da un punto di vista economico e militare, ma l’umile agnello immolato sulla croce in riscatto dei nostri peccati. Leggiamo infatti nella prima lettura di oggi: “Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità”.

L’immagine di Gesù Crocifisso emerge in modo prepotente e chiara davanti ai nostri occhi, davanti alla nostra vita, spesso immersa nel peccato e in cerca di soddisfazioni mondane. Quel Crocifisso che ci parla e ci indica la strada della conversione, dell’offerta sacrificale della nostra vita per la causa del vangelo.

Egli, Gesù, il Sommo ed eterno sacerdote si porge a noi con gli occhi della misericordia e del perdono, con il volto della sofferenza, ma soprattutto con il volto dell’amore redentivo. In questo Sommo ed eterno sacerdote dobbiamo confidare, abbandonarci e sperare, come ci ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei che ascoltiamo oggi, come testo della parola di Dio, della seconda lettura di questa domenica: “Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno”.

Accostiamo con fiducia a Gesù Crocifisso e se il suo dolore non suscita in noi neppure una minima contrizione dei nostri peccati, dei nostri errori ed orrori significa che il nostro cuore è molto lontano dalla compassione e dalla misericordia che il Signore ci vuole donare, facendoci riflettere seriamente sul nostro stile di vita che è contrario alla Croce di Cristo.

Ci sia di esempio, in questo cammino di conversione, un grande santo del secolo dei lumi, san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, di cui oggi ricordiamo il suo passaggio alla gloria del cielo, essendo morto a Roma, nella Casa dei Santi Giovanni e Paolo, al Celio, alle ore 16,45 del 18 ottobre del 1775.

E’ uno dei tanti santi che hanno amato profondamente Gesù Crocifisso, fino al punto tale da esserne infaticabili missionari nell’Italia del secolo che poneva come criterio fondamentale per raggiungere la verità, la sola ragione umane, divenuta il grande tribunale per stabile il vero  dal falso, del bello  dal brutto, il buono dal cattivo.

Gesù, il Crocifisso è questo bene assoluto, perché è un Bene d’infinito amore che si è tradotto con il donare la sua vita interamente per noi.

Egli è davvero il sommo ed eterno sacerdote delle anime nostre, come recitiamo nella preghiera iniziale della santa messa odierna: “Dio della pace e del perdono,  tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione;  concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo il calice della tua volontà e partecipare pienamente alla morte redentrice del tuo Figlio”. Amen.

 

P.RUNGI. COMMENTO PER LA SOLENNITA’ DEL NATALE 2014

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SOLENNITA’ DEL SANTO NATALE 2014 

Corriamo verso la gioia 

Commento di padre Antonio Rungi 

Noi uomini di questo tempo abbiamo bisogno di buone notizie, di notizie di vita e di gioia. Difficile trovarle nella quotidianità del nostro mondo e nei rapporti. Troppi fatti negativi, potrebbero deprimerci, scoraggiarsi, far serpeggiare nel nostro animo lo scoramento. Puntuale, ogni anno, il 25 dicembre arriva la solennità del Natale, la festa per eccellenza della gioia, della vita, del futuro, della famiglia, della pace, dell’armonia, della bontà e della tenerezza, di tutto ciò, in poche parole, è la vera buona notizia della storia che si rinnova ogni anno, partendo da quella grotta di Betlemme, dove risuona la prima volta il vero canto della gioia, perché lì nasce il Redentore. Il Natale, anche in questo nostro tempo super-tecnologico, riparte ogni volta dall’annuncio degli Angeli sulla grotta di Betlemme dove la santa famiglia, aspetta la visita di quanti vanno a vedere con i loro occhi la gloria di Dio che si è manifesta in Gesù bambino. Nel descrive la nascita di Gesù, l’evangelista Luca, nel brano del vangelo che leggiamo nella messa di mezzanotte, mette in risalto i momenti salienti dell’avvenimento: “C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Il nucleo essenziale del Natale ed il suo messaggio che si rinnova ogni anno in questa solennità da 2014 anni è sta proprio qui. Non temete, ormai la gioia ha preso possesso di questo mondo, perché Dio si è fatto uomo ed è in mezzo a noi, è l’Emmanuele. La conseguenza di questa buona notizia è che ci sarà pace ed amore sulla terra per quanti accettano di vivere davvero il Natale di Gesù, Giuseppe e Maria e non il proprio egoistico natale del piacere e del divertimento, dell’odio e del risentimento, della guerra e della violenza, dell’ingiustizie e cattiverie. No! Il Natale che Gesù ci chiede di celebrare e vivere è un Natale contrassegnato dalla pace e dall’amore a livello generale e non a livello di poche persone. Tutta l’umanità deve essere investita dalla forza dell’amore e della pace, che ha origine nel Redentore.

Come i pastori dobbiamo correre ad incontrare la gioia del Signore. Non possiamo rimanere immobile nel cuore della notte, con i nostri pensieri, angosce, i nostri problemi, anche veri e reali, ma lontani dalla vera felicità che solo Dio ci può donare sempre. Correre verso la gioia non solo di Gesù, il Redentore, ma anche di Maria e di Giuseppe, perché anche loro possano guidarci, nel modo più giusto e sapiente, ad accogliere Gesù nel modo più giusto e positivo possibile. Non blocchiamo il processo di un cammino di elevazione spirituale che ci fa assaporare la gioia vera, ogni volta che facciamo un piccolo passo ed un progresso in ordine alla santità. E con il profeta Isaia, cantiamo la gioia dell’atteso Messia, scappando via dalle tenebre del peccato, della menzogna e della falsità. “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te

come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino”. Questo è natale che sogniamo tutti da sempre, prima della venuta di Gesù e soprattutto dopo la sua nascita e la sua venuta su questa terra. Uomini e donne libere di fare la pace e fare il bene sempre, mai dimenticandosi che il bene deve sempre prevalere e il male deve essere sempre lottato e per quanto ci è possibile sconfitto dentro di noi e intorno a noi, con le armi dell’amore e della tenerezza. In Gesù Bambino, ci ricorda l’Apostolo Paolo nella sua lettera a Tito che “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo”. Il Natale chiede conversione e rinnovamento, distacco dalle cose mondane e ricerca della giustizia, della pietà, coltivando la vera speranza cristiana, senza la quale il Natale è solo un giorno di festa, che durante fino a Santo Stefano.

Sia questa la nostra preghiera nella notte più bella della storia dell’umanità e nel giorno più luminoso dell’intera creazione

 

Dio della gioia e della tenerezza

che vieni tra noi nella condizione

di un bambino, povero ed indifeso,

proteggi tutti i bambini della terra,

perché possano incontrare

solo il volto gioioso di madri e padri

che sanno amare,

con la stessa attenzione

di Giuseppe e Maria.

 

Nella grotta di Betlemme,

tua prima culla,

hai sperimentato il freddo e il gelo

di una natura che ti ha accolto,

rispettando i tempi e le stagioni,

che hai dato ad essa

creandola dal niente.

 

Nella grotta di Betlemme

hai sperimentato,

Gesù Bambino,

la tenerezza e la bontà

delle persone semplici,

ma anche degli intellettuali del tuo tempo,

venuti da vicino e da lontano

per adorarti e contemplarti.

 

Fa o Gesù Bambino,

gioia eterna dell’Altissimo,

che questa umanità,

segnata da tanti dolori e sofferenze,

sperimenti la gioia del tuo Natale,

con lo stesso entusiasmo

degli angeli che apparvero

nel momento della Tua nascita

su quella povera e misera grotta

di un paese sconosciuto

e senza futuro.

 

Dona o Signore,

Redentore dell’uomo

la vera gioia del cuore,

con la stessa tonalità e consistenza

che, Maria, Tua e nostra Madre,

ha sperimentato accogliendoti

nel suo grembo verginale.

 

Fa che questo Natale 2014

segni un nuovo modo

di essere cristiani

e di vivere uniti in una grande

e sola famiglia

che inizia la sua esistenza

ai tuoi piedi Gesù Bambino.

 

Giuseppe e Maria,

i tuoi santi genitori terreni,

ci accompagnino

con uno stile di vita

in modo da potere celebrare

veramente questo Natale

dell’anno 2014, che volge al termine,

senza rimpianti  e impedimenti,

ma con un rinnovato spirito

di servire e mai di essere servito,

come tu ci hai insegnato a fare,

con il tuo stile di vita povera

ed obbediente fino alla fine. Amen

 

 

Preghiera composta

da padre Antonio Rungi

passionista

Commento alla IV Domenica di Avvento, 21 dicembre 2014

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QUARTA DOMENICA DI AVVENTO- 21 DICEMBRE 2014

“Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”

Commento di padre Antonio Rungi

Al centro della parola di Dio di questa quarta domenica di Avvento c’è una persona a noi molto cara e alla quale ci appoggiamo sempre, ma soprattutto nelle difficoltà: e’ la Beata Vergine Maria. Alla vigilia del Natale, la liturgia ci dice con chiarezza che Maria è il tramite immediato, anche temporale, oltre che biologico e affettivo, teologo e biblico per accogliere Gesù in questo Natale 2014 e per sempre.

Quattro fondamentali comportamenti ci sono richiesti, come quattro solo le domeniche di Avvento. E a richiederli, tramite la Vergine Maria, nel momento dell’Annunciazione, è l’Arcangelo Gabriele: non temere, concepire, dare alla luce e mettere il nome. Leggiamo il brano del Vangelo dell’Annunciazione nella sua interezza, nella sua ricchezza di segni, simboli e significati spirituali, morali, religiosi e teologici, tratto dal Vangelo di Luca. “In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Maria non deve temere di accogliere Cristo nel suo grembo verginale, per opera dello Spirito Santo. Nel dubbio del come possa avvenire tutto questo, per mancanza di un rapporto coniugale, si affida alla parola dell’Angelo, quale messaggero dell’Altissimo e quello che umanamente è impossibile all’uomo, diventa possibile per il Signore. Le leggi naturali che il Signore ha dato nella trasmissione della vita, qui vengono sospese, per un evento speciale: la venuta del Redentore e del Messia. Come Maria anche noi siamo chiamati a non avere paura di far nascere davvero Gesù, in questo Natale, lasciando spazio che egli prenda completamente il nostro cuore e la nostra vita.

Maria è scelta per concepire il Redentore e si rende disponibile ai disegni di Dio. Non pone ostacoli, lasciare fare a Dio. E il risultato lo conosciamo, quando ci affidiamo a Dio: Gesù nasce e con lui nasce la gioia, come dice Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium. Ed ogni volta che Gesù rinasce nel ricordo liturgico del Natale annuale, anche per noi rinasce la speranza  e la gioia. Siamo, quindi, chiamati anche noi a concepire, cioè a pensare continuamente a Dio e farlo crescere nella mente e nella nostra vita, senza mai interrompere questo rapporto di amore e vita.

Maria darà alla luce Gesù e la sua esperienza di mamma, come tutte le mamme del mondo, questo momento sarà unico e bellissimo. Gesù dal grembo purissimo di Maria, passa nel grembo dell’intera umanità. Da Maria, passa a tutti noi, per essere visto, accolto, amato, perché egli per amore si è incarnato.

Maria porrà il nome a Gesù, secondo quanto l’Angelo Gabriele le aveva annunciato. E infatti sarà chiamato Gesù, il Figlio dell’Altissimo. Sull’esempio di Maria, anche noi siamo chiamati a dare nome e volto a chi viene tra noi, l’Emmanuele, il Dio con Dio. Dare nome e volto significa accoglierlo a interagire con lui in ogni situazione della nostra vita. Senza Gesù, neanche Maria ha un significato nella nostra vita. Gesù e Maria sono i riferimenti essenziali di ogni Natale e di questo Natale, senza escludere la figura e la persona di San Giuseppe, il padre putativo di Gesù e lo sposo castissimo di Maria, essendo della stirpe di Davide. E sulla figura del Re Davide e della sua missione in ordine al Redentore ed al Messia, è incentrata la prima lettura di questa quarta domenica di Avvento, tratta dal secondo libro di Samuele. Gesù, infatti, è chiamato figlio di Davide e Redentore.

“Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”». Sarà il Signore a costruire una casa per Davide, per l’intera umanità. Anzi egli prenderà casa ed abiterà tra noi, sempre, perché un Dio che si fa uomo, porta con se per sempre l’umanità, nella nascita, nella morte e nella sua risurrezione.

Con san Paolo Apostolo, che scrivendo ai cristiani di Roma, porta l’attenzione sulla nascita del Redentore ci fa riflettere su questo grande mistero della nascita di Gesù che, liturgicamente, sta davanti a noi, ma che è sempre davanti a noi, perché Natale è sempre Natale di un Dio che continuamente si incarna in noi, in tanti modi e per tante vie.

“Fratelli, a colui che ha il potere di confermarvi nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen.”

E con l’antifona d’ingresso per la santa messa di questa domenica, vogliamo rivolgerci a Dio con parole che toccano ilo cuore, perché ci aprono alla gioia di una grandissima attesa: “Stillate dall’alto, o cieli, la vostra rugiada e dalle nubi scenda a noi il Giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore”.

Si apra lo spazio, la terra del nostro cuore, ma anche la terra di tutta la terra, per accogliere Gesù in questo Natale. E Maria, la Madre di Gesù e Madre nostra, ci prenda per mano e ci sorregga nel cammino verso questo Natale.

 

MONDRAGONE (CE). REALIZZATO IL PRESEPE DELLA NATIVITA’ DELLA GIOIA

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MONDRAGONE (CE). REALIZZATO IL PRESEPE DELLA NATIVITA’ DELLA GIOIA

E’ stato ultimato questa sera il presepe con la Natività della gioia. A realizzarlo sono state le Suore di Gesù Redentore della Stella Maris di Mondragone, che all’ingresso principale della loro casa di ospitalità, hanno allestito questo singolare presepe per il Natale 2014. Ad inaugurarlo ufficialmente sarà l’assistente spirituale della comunità, padre Antonio Rungi, passionista, teologo morale. Domani mattina, 14 dicembre 2014, a conclusione della messa festiva delle ore 8,30 in concomitanza con la III Domenica di Avvento, “Gaudete”. Il presepe sarà oggetto di riflessione e meditazione in occasione del ritiro mensile delle suore e dei laici aggregati, mercoledì 17 dicembre 2014. Ritiro che sarà incentrato sulla gioia della Famiglia di Nazareth e delle famiglie di oggi. Il presepe è costituito oltre che da i pastori tradizionali, da una serie di statuette di santi o di persone della chiesa e della società umana che hanno attinenza con il mistero della nascita di Gesù. Oltre alle statue saranno collocate nell’ampia grotta che accoglie tutti, le sagome dei testimoni della fede che maggiormente sono legate alla spiritualità del Natale. Così con San Francesco, il santo della letizia , ci sarà Papa Francesco, Sant’Antonio di Padova, Sant’Alfonso Maria dei Liguori, San Pio da Pietrelcina e la Fondatrice delle Suore di Gesù Redentore, la Serva di Dio Madre Victorine Le Dieu, che volle dedicare proprio a Gesù Bambino, il Redentore la sua famiglia religiosa, curando particolarmente l’infanzia abbandonata. “La scelta di questo presepe della gioia – afferma la madre superiora della casa, suor Maria Paola Leone, è dettata da un doppia motivazione. L’anno della vita consacrata e l’anno del sinodo della famiglia. Il nostro assistente spirituale, padre Antonio Rungi, ha giustamente ritenuto opportuno (e noi abbiamo accolto la proposta) di finalizzare la realizzazione del presepe conventuale e della nostra chiesa al tema della gioia, facendo tesoro delle indicazioni di Papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium e della Lettera Apostolica indirizzata a noi religiose ed a tutti i religiosi all’inizio dell’anno della vita consacrata. La gioia – conclude Suor Maria Paola – è anche trovarsi di fronte ad un presepe ed apprezzarne la bellezza e sapersi meravigliare”. Il presepe esposto alla visione del pubblico che transita numeroso nella zona mare di Mondragone, essendo la Stella Maris a pochi metri da mare e lungo il passeggio degli amanti della spiaggia e del mare anche d’inverno, resterà aperto fino al 2 febbraio 2015, giornata mondiale della vita consacrata e festa della Presentazione al Tempio di Gesù Cristo.

P.RUNGI. PREGHIERA DEL NATALE 2014

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Padre Antonio Rungi, passionista, teologo morale, ha composto una bellissima ed attuale preghiera per il Natale 2014 e spera che venga valorizzata nelle comunità cristiane e nelle parrocchie a partire dalla prossima settimana, quando il 16 dicembre inizia la novena del Santo Natale, una pratica religiosa popolare che è molto seguita e sentita nelle comunità cristiane. “Il testo della preghiera scritto oggi in occasione della festa di Santa Lucia è un forte richiamo al senso della famiglia -ha detto padre Antonio Rungi – al rispetto della vita, ai tante questioni che interpellano l’Italia e il mondo in questo tempo carico di speranze e di attese, ma non senza drammi che si vivono quotidianamente. Ci affidiamo a Gesù Bambino, a San Giuseppe e alla Madonna, perché questo Natale, per tutti possa segnare davvero il Natale della gioia, della speranza e della rinascita morale, spirituale e civile soprattutto per il nostro Paese”. La speranza nel cuore del sacerdote passionista e che Papa Francesco possa recitarla personalmente nel giorno di Natale, come ha fatto per la Preghiera dei Defunti, composta dallo stesso sacerdote passionista, durante l’Angelus del 2 novembre scorso. “Vita e morte sono strettamente congiunte anche nella vita di Gesù -dice P.Rungi – al punto tale che diversi santi usano poggiare il Bambino Gesù non nella grotta, ma su una Croce. Il mistero dell’Incarnazione è strettamente legato al mistero della Pasqua di morte e risurrezione, tanto è vero che l’Epifania, giorno dell’arrivo dei Magi alla Grotta di Betlemme viene definita “Pasqua- Epifania”.
Ecco il testo dell’orazione composta da padre Antonio Rungi

Preghiera del Natale 2014

 

Dio della gioia e della tenerezza

che vieni tra noi nella condizione

di un bambino, povero ed indifeso

proteggi tutti i bambini della terra,

perché possano incontrare

solo il volto gioioso di madri e padri

che sanno amare, con la stessa generosità

di Giuseppe e Maria.

 

Nella grotta di Betlemme, tua prima culla,

hai sperimentato il freddo e il gelo

 di una natura che ti ha accolto,

 rispettando i tempi e le stagioni,

 che hai data ad essa creandola da niente.

 

Nella grotta di Betlemme hai sperimentato,

 Gesù Bambino, la tenerezza e la bontà

 delle persone semplici, ma anche degli intellettuali

 del tuo tempo, venuti da vicino e da lontano

 per adorarti e contemplarti.

 

Fa o Gesù Bambino,

 gioia eterna dell’Eterno,

 che questa umanità

 segnata da tanti dolori e sofferenze

 sperimenti la gioia del tuo Natale,

 con lo stesso entusiasmo

 degli angeli che apparvero

 nel momento della Tua nascita

 su quella povera e misera grotta

 di un paese sconosciuto

 e senza futuro.

 

Dona o Signore, Redentore dell’uomo

 la vera gioia del cuore,

 con la stessa tonalità e consistenza

 che, Maria, Tua e nostra Madre,

 ha sperimentato accogliendoti

 nel suo grembo verginale.

 

Fa che questo Natale 2014

 segni un nuovo modo di essere cristiani

 e di vivere uniti in una grande

 e sola famiglia che inizia la sua esistenza

 ai tuoi piedi o Bambinello.

 

Giuseppe e Maria, i tuoi santi genitori terreni,

 ci accompagnino con uno stile di vita

 in modo da potere veramente celebrare

questo Natale dell’anno 2014,

che volge al termine,

senza rimpianti  e impedimenti,

ma con un rinnovato spirito

 di servire e mai di essere servito,

 come tu ci hai insegnato a fare,

 con il tuo stile di vita povera ed obbediente

fino alla fine. Amen

 

Preghiera composta

da padre Antonio Rungi

passionista

13 dicembre 2014

P.RUNGI. IL DECALOGO DEI RELIGIOSI NELL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

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P. RUNGI (TEOLOGO MORALE). IL DECALOGO DEI RELIGIOSI NELL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Dieci regole per vivere bene l’anno della vita consacrata. E’ quanto ha indicato padre Antonio Rungi, religioso passionista, teologo morale, già superiore provinciale dei passionisti del Lazio Sud e Campania, stilando uno speciale decalogo per i religiosi e le religiose.
Ecco le regole di vita per ogni consacrato in questo anno a loro dedicato:

In occasione dell’apertura dell’anno della vita consacrata, che si svolge dal 30 novembre 2014 (Prima Domenica di Avvento) fino al 2 febbraio 2016, Padre Antonio Rungi, ex-superiore provinciale dei passionisti di Napoli, teologo morale, pubblica uno speciale “decalogo della vita consacrata”. Si tratta di “dieci regole –scrive padre Rungi- per essere un buon religioso oggi, nell’attuale situazione ecclesiale e sociale in cui vivono ed operano gli istituti di vita consacrata, maschili e femminili”.

Ecco il testo delle regole dettate da padre Rungi.

1. L’amore verso Dio e i fratelli è il fondamento della religione e soprattutto per quanti scelgono di consacrarsi a Dio con la professione dei consigli evangelici. Questo comandamento sia costantemente vissuto a livello personale e comunitario da parte di coloro che sono chiamati alla perfezione della carità.

2. La preghiera è l’anima ed il cuore di ogni esperienza religiosa e soprattutto dei religiosi. Non manchi mai nella giornata e nella vita consacrata questo aspetto fondamentale della donazione a Dio, che necessita di essere alimentata dalla preghiera, meditazione e dall’ascesi. La celebrazione eucaristica, con la devozione alla Madonna caratterizzino lo stile orante di ogni consacrato.

3. L’obbedienza, primo fondamentale voto che ogni religioso professa, sia attentamente osservata in ogni momento della propria vita di consacrato, soprattutto quando costa sacrificio e rinuncia alle proprie vedute, idee e progetti personali al fine del bene comune.

4. La povertà visibile e leggibile stia nel cuore dei consacrati e venga testimoniata nel distacco completo dai beni della terra, privilegiando uno stile di vita sobrio, essenziale e libero da ogni desiderio mondano. A nessun religioso sia permesso di vivere in modo lussuoso e consumistico, memori di quanti non hanno nulla e soffrono la fame e la miseria su tutta la Terra.

5. La castità per il Regno dei cieli venga vissuta con semplicità e gioia, impegnandosi in ogni situazione, soprattutto di provocazione e di stimolazione al male, di mantenersi fedeli al dono della purezza del cuore, dei sentimenti, del corpo e della vita che Dio ci ha donato. Siano condannati apertamente atti commessi dai religiosi contro la dignità della persona umana, soprattutto se bambini e ammalati.

6. Lo stile di vita comunitaria prevalga su ogni individualistica visione della consacrazione a Dio e tutti i religiosi collaborino effettivamente per innalzare la qualità della vita in comune, puntando su una vera fraternità e condivisione, frutto di sentimento e sapienza che riscontriamo nel vero modello per tutti, che è Gesù.

7. Ogni religioso abbia particolarmente a cuore il carisma del proprio istituto, vivendo e testimoniandolo secondo i doni personali ricevuti che sono a servizio di tutti.

8. Il servizio dell’autorità venga svolto con donazione, generosità, paternità e competenza e tutti i religiosi, che sono chiamati a tale servizio nei rispettivi istituti, siano sensibili in umanità e spiritualità verso i confratelli o consorelle delle comunità.

9. L’ansia missionaria sia motivo costante non solo per annunciare ai fratelli il Vangelo della gioia, ma anche occasione di crescita in sintonia con le chiese locali e con la chiesa universale. Tutti siano davvero missionari con la parola, la preghiera e la testimonianza di una vita gioiosa nel Signore, sull’esempio di Maria, la Madre della gioia.

10. Ogni religioso abbia a cuore le sorti del proprio istituto promuovendo un’azione incisiva a livello di vocazioni da accogliere con disponibilità quando il Signore chiama i giovani o i meno giovani per seguirLo sulla via stretta dei consigli evangelici. Ogni consacrato sia promotore vocazionale nella famiglia, nella scuola, nella Chiesa, nell’apostolato e nella società.

NATALE 2014. IL DECALOGO DELLA GIOIA CRISTIANA

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P. RUNGI (TEOLOGO MORALE). IL DECALOGO DELLA GIOIA CRISTIANA. UNA PROPOSTA DI FELICITA’ VERA PER IL NATALE 2014

Partendo dai testi biblici delle domeniche di Avvento e soprattutto dall’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco, padre Antonio Rungi, sacerdote passionista ha elaborato in vista del Natale 2014 un decalogo della gioia cristiana,  strutturato in base all’epistolario paolino. Queste le dieci regole della gioia cristiana:

1) Essere sempre lieti (la gioia è uno stato, una condizione di vita permanente e non solo occasionale).
2) Pregare ininterrottamente (non c’è gioia senza preghiera; anzi la preghiera è gioia per sua natura).
3) Rendere grazie a Dio, a tutti e per tutto.
4) Non spegnere lo Spirito della gioia (la vita interiore deve essere curata e non fatta morire lentamente).
5) Non disprezzare le profezie (il dono dell’annuncio deve essere coltivato e valorizzato).
6) Vagliare ogni cosa e scegliere il bene (il discernimento spirituale e morale porta alla decisione per il bene e non per il male).
7) Astenersi da ogni specie di male (compreso il bene, si evita di conseguenza il male, qualsiasi male per se stessi e per gli altri).
8) Aver cura di santificarsi, abbandonandosi totalmente alla volontà di Dio.
9) Conservarsi irreprensibili, nella totalità della propria persona (anima e corpo) per la venuta del Signore.
10) Rispondere alla chiamata di Dio alla santità, vivendo la propria condizione di battezzato e il proprio stato di vita nell’assoluta fedeltà alla legge morale.

Padre Rungi, poi, richiamando quanto scrive Papa Francesco, sottolinea quanto “sia importante per il Natale 2014, recuperare fiducia, speranza e gioia, di fronte ai tanti segnali di morte, di immoralità, di sconforto e di corruzione che emergono dalla cultura e dalla mentalità del mondo d’oggi soprattutto in Italia”. E citando Papa Francesco ricorda che “Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. E solo avendo di vita Cristo che si può uscire dal baratro della corruzione morale: “Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita”. E conclude il teologo “Di fronte agli scandali a tutti i livelli e in tanti luoghi d’Italia e del mondo c’è solo una cosa da fare: convertirsi alla giustizia che è fonte di gioia per tutti. Senza giustizia non c’è carità e di conseguenza non c’è gioia e pace”.

P.RUNGI. COMMENTO ALLA TERZA DOMENICA DI AVVENTO 2014

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TERZA DOMENICA DI AVVENTO 

14 DICEMBRE 2014

 RALLEGRATEVI SEMPRE NEL SIGNORE.  

IL DECALOGO DELLA GIOIA CRISTIANA 

Commento di padre Antonio Rungi 

Se ci guardiamo intorno e vediamo i tanti problemi che oggi ci sono nel mondo, c’è poco da gioire e rallegrarsi. Tante ingiustizie, cattiverie, malvagità, guerre di ogni genere. Potrebbe ingenerarsi in noi un modo di pensare e di quindi di agire solo in termini negativi, facendo emergere una cultura del pessimismo ad ogni costo, quando in realtà il cristiano è figlio della gioia e annunciator, portatore di pace e gioia. Questo appello ci viene rinnovato in questa terza domenica di Avvento, definita appunto della gioia e della vera felicità.

A partire dall’antifona di ingresso alla messa di oggi che è chiaro ed esplicito il monito che dobbiamo fare nostro:Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. (Fil 4,4.5). Rallegrarsi non per un fatto positivo di cronaca o per un evento bello, ma qui si tratta di gioire davvero perché è vicino a noi il Signore nell’annuale solennità del Natale, che ci rimanda alla prima venuta di Cristo nella storia dell’umanità, in attesa del secondo e definitivo ritorno del salvatore per giudicare i vivi e i morti, per giudicare la storia.

Scrive Papa Francesco nella sua recente esortazione apostolica Evangelii gaudium che “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. Ed aggiunge: “desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni”. Ma poi richiama subito all’attenzione la situazione attuale del mondo:Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto”.

Oggi la parola di Dio ci viene in aiuto e soccorso per aprire il nostro cuore alla vera gioia della venuta messianica. Isaia nel brano della prima lettura di questa terza domenica di Avvento scrive testualmente: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli”. La gioia del profeta passa attraverso l’esperienza personale e diretta del dono della salvezza, della pratica attuazione della giustizia, del rispetto e della stima verso gli atri.

Nella seconda lettura tratta dalla lettera di San Apostolo ai Tessalonicesi, viene ribadito il vero senso della gioia e della letizia cristiana. C’è qui un desiderio autentico di vedere i cristiani contenti, senza paura ed angoscia per il domani. Egli scrive, infatti, “Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!”.

Potremmo ricavare da questo passo una vera e propria lista degli elementi che contribuiscono a mantenere la gioia cristiana, un vero e proprio decalogo della gioia: 1) essere sempre lieti (la gioia è uno stato, una condizione di vita permanente; 2) pregare ininterrottamente (non c’è gioia senza preghiera; anzi la preghiera è gioia per sua natura); 3) rendete grazie (a Dio e a tutti e per tutto);  4) non spegnete lo Spirito (la vita interiore deve essere curata e non fatta morire lentamente); 5) non disprezzate le profezie (il dono dell’annuncio deve essere coltivato e valorizzato); 6) vagliare ogni cosa e scegliere il bene (il discernimento spirituale e morale porta alla decisione per il bene e non per il male); 7) astenersi da ogni specie di male (compreso il bene, si evita di conseguenza il male, qualsiasi male per se stessi e per gli altri); 8) aver cura di santificarsi, abbandonandosi totalmente a Dio; 9) conservarsi irreprensibili, nella totalità della propria persona (anima e corpo) per la venuta del Signore; 10) rispondere alla chiamata di Dio alla santità, vivendo la propria condizione di battezzato e il proprio stato di vita nell’assoluta fedeltà alla legge morale.

Questo progetto personale di santificazione è possibile realizzarlo se assumiamo come stile di vita, quello stesso di Giovanni il battista, che nel brano del vangelo di questa domenica, ci viene presentato come l’uomo della gioia vera, in quanto orientato totalmente a Cristo, l’atteso Messia e l’Uomo della gioia per sua stessa natura, in quanto Figlio di Dio, Figlio della gioia eterna ed infinta. Sia questa la nostra preghiera: “Guarda, o Padre, il tuo popolo, che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza”.