P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DELLA XXIII DOMENICA TO – 10 SETTEMBRE 2017

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XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

 

Domenica 10 settembre 2017

 

Chi ama corregge con amore il fratello che è in errore

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La parola di Dio di questa XXIII domenica del tempo ordinario ci parla della correzione fraterna, che ha un valore ed un significato cristiano solo nella misura in cui si corregge l’altro per amore, con amore e senza minacciare vendetta e condanna, senza mettere al primo posto il proprio ruolo e la propria responsabilità o l’onore e l’orgoglio del casato o della divisa o dell’istituzione. In ogni correzione fraterna c’è di mezzo la dignità della persona umana e il rispetto anche della sua fragilità, perché chi è senza peccato scagli la prima pietra contro l’altro- Anche chi è nel posto di responsabilità, prima di correggere gli altri, dovrebbe domandarsi: ma io sono migliore del fratello che sta in errore? Solo Dio può correggere in modo vero, perché Dio ama l’uomo anche nella sua debolezza e gli tende la mano quando sta per annegare. Nessuno si deve fare maestro degli altri, né ritenersi superiore o più santo e perfetto dell’altro, ma nella carità, nell’umiltà ci si corregge reciprocamente, perché ogni vera correzione va a beneficio del corretto e di chi correttore. La correzione non è un fatto unilaterale, perché molti degli errori dei fratelli sono determinati da noi, che pensiamo di fare le cose giuste ed esatte in ogni momento. Se ognuno sta al proprio posto e fa il proprio dovere, non c’è bisogno di correzione, ma di collaborazione e integrazione. Questi concetti sono chiaramente deducibili dalla parola di Dio, a partire dalla prima lettura, tratta dal profeta Ezechiele, che ci ricorda con chiarezza di espressioni e di intenti: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato». Effettivamente se non correggiamo di fronte ad un evidente situazione di errore, di malvagità, il Signore ci chiederà conto di quello che non abbiamo fatto. Ma la vera correzione si fa alla luce della parola del Signore e non in conformità al nostro modo di pensare. Io non sono il criterio per valutare e giudicare gli altri, ma solo Dio è giudice e questo giudizio lo si esprime in base a quanto la parola di Dio ci dice di fare.

Sulla correzione fraterna è prettamente improntato il testo del vangelo di oggi, che ci dà anche i criteri fondamentali per operare una correzione discreta e rispettosa della persona. Il primo momento è quello a tu a tu con la persona, il faccia a faccia con la persona che va corretta, avendo gli elementi veri e non presunti degli errori degli altri, in quanto è facile la diceria, la calunnia, la gelosia, il falso nei documenti, nelle testimonianze. Bisogna avere la certezza delle cose per poter procedere nella correzione e non aver solo sensazioni o percezioni soggettive. E’ necessario avere gli elementi veri e dimostrativi che possono attestare la veridicità dei fatti e non la sola presumibilità. Spesso si accusa e si condanna su calunnie e dicerie e mai andando a fondo della verità. Quanti innocenti, a partire da Gesù, che sono stati condannati anche nella Chiesa, nella società, nella politica, nella giustizia? Questo ci chiede di essere prudenti. Ecco perché se non siamo in grado di correggere a tu a tu, è necessario avere il supporto degli altri, dei testimoni, di coloro che non si fanno giudizi insieme al primo, ma a piena conoscenza dei fatti e documentati per proprio conto e non indottrinati da chi comanda, possono aiutare nel cammino della correzione chi veramente ha sbagliato. Di giudici corrotti e condizionati dagli altri ce ne sono nella storia di ogni popolo e nella storia anche delle chiese. Quanti nella politica o nelle altre istituzioni che detengono il potere e fanno scontare ai propri avversarsi conti che non hanno affatto. La gelosia, la vendetta il far pagare il debito rientra, purtroppo, tra le tante cose che gli esseri umani sanno utilizzare per disfarsi dei propri avversarsi, falsificando carte ed atti. Ecco, perché alla fine, nel vangelo di oggi, viene chiamata in causa l’opinione e il giudizio della comunità, quando questa, soprattutto ai nostri giorni con i media che sono il vangelo, indirizzano l’opinione del pubblico verso la condanna, prima che venga addirittura emesso un giudizio dall’autorità preposto. Ai mostri in prima pagina dei giornali e delle Tv, della rete internet ci siamo abituati tutti, tranne poi a ritrattare e a rivedere il tutto, se risulta essere innocente. Quanti errori anche di valutazione da parte della comunità, che si lascia condizionare dall’opinione dominante o strumentalizzare per scopi ignobili di chi e leader nel costruire opinioni sociali. Rileggere il testo del vangelo e meditarci sopra ci fa capire che davvero siamo lontani dal praticare la giustizia e difendere la verità: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. Ma il vangelo di questa domenica non si ferma alla sola correzione fraterna, va oltre quello che umanamente è comprensibile, in quanto tutti possiamo sbagliare e tutti dobbiamo ricevere il perdono, una volta pentiti. Infatti, nei versetti successivi si parla della misericordia e della preghiera: legare e sciogliere sulla terra che è legare e sciogliere in cielo e poi la capacità di ottenere da Dio ciò che chiediamo con fede e nella preghiera se siamo uniti nel chiedere, cioè se chiediamo insieme e non solo singolarmente ed egoisticamente per noi stessi.

A tal proposito, San Paolo Apostolo, nel brano della lettera ai Romani che oggi ascoltiamo, commentando indirettamente e involontariamente il brano del vangelo di questa domenica, dice con estrema correttezza teologica ed etica: “Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge”. Criterio fondamentale dell’agire umano è l’amore e quindi anche nel correggere bisogna partire dall’amore e non dall’odio e dalla vendetta. La legge di Dio codificata nei Dieci comandamenti è per tutti e non solo per alcuni. Pertanto nessuno si faccia maestro in Israele se ognuno hai suoi scheletri negli armadi, ben nascosti per non far emergere i propri errori della vita passata e presente, soprattutto se si sta in certi posti di responsabilità. Per cui, consapevoli che “la carità non fa alcun male al prossimo” e la  “pienezza della Legge è la carità”, agiamo sempre con amore e per amore, soprattutto se siamo chiamati, in ragione degli uffici che ricopriamo, a correre con discrezione e senza risentimenti e rabbia che ha potuto involontariamente sbagliare o è stato indotto ad errare, perché in tutti gli ambienti, anche quelli che oggi si chiamano virtuali, ci sono persone e strateghi del male che hanno come scopo fondamentale in ogni luogo quello di fare del male e far fare del male per mettere in cattiva luce anche i più onesti e santi.

Con il salmo 94, eleviamo al Signore la nostra umile preghiera in questo giorno di festa, riconciliazione e conversione: “Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere».

 

 

 

P.RUNGI. COMMENTO ALLA PAROLA DI DIO DELLA XXIII DOMENICA TO – 10 SETTEMBRE 2017ultima modifica: 2017-09-06T12:24:55+00:00da pace2005
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