I TRE PECCATI PIU’ DANNOSI DELLA COMUNICAZIONE SECONDO PAPA FRANCESCO

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I TRE PECCATI PIU’ DANNOSI DELLA COMUNICAZIONE, SECONDO PAPA FRANCESCO 

di Antonio Rungi 

Papa Francesco ancora una volta è ritornato sul tema della comunicazione parlando dei tre peccati più gravi e dannosi per le persone e per la società locale, nazionale, internazionale, globalizzata. Questi tre peccati sono  “la disinformazione, la calunnia e la diffamazione”. Egli precisa: “questi tre sono i peccati dei media. La disinformazione, in particolare, spinge a dire la metà delle cose, e questo porta a non potersi fare un giudizio preciso sulla realtà. Una comunicazione autentica non è preoccupata di “colpire”: l’alternanza tra allarmismo catastrofico e disimpegno consolatorio, due estremi che continuamente vediamo riproposti nella comunicazione odierna, non è un buon servizio che i media possono offrire alle persone. Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso. Di questi tre peccati – la disinformazione, la calunnia e la diffamazione – la calunnia, sembra di essere il più insidioso, ma nella comunicazione, il più insidioso è la disinformazione, perché ti porta a sbagliare, all’errore; ti porta a credere soltanto una parte della verità”.

Come teologo morale sposo appieno quanto il Papa oggi ha detto, e come giornalista cattolico, oltre che sacerdote mi sento personalmente impegnato a fare luce su tante falsità, menzogne, calunnie che vengono sparse da persone, al loro fine di colpire e di fare del male.

Come tutti i peccati vanno confessati, e se si è danneggiato una persona risarcirla moralmente, ristabilendo la verità dei fatti che, se non sono chiari, vanno approfonditi nelle sedi competenti. Non a caso anche da un punto di vista civile e penale, canonico, le calunnie, le diffamazioni sono reati che vanno perseguiti a norma di legge e con le pene conseguenti. Di diffamatori e calunniatori in giro ce ne sono tanti, anche nei luoghi e nei posti più impensati. Si parte dalla chiacchiera, dalla diceria, dal sospetto, da presunte verità appurate, da falsi documenti presentati per colpire e distruggere le persone, specie quelle che non condividono il pensiero dominante del dittatore di turno. Una cosa è la libertà di pensiero e di espressione, un’altra cosa è calunniare e diffamare per fare del male, per eliminare le persone  che, soprattutto per chi comanda, a tutti i livelli, vuole passività assoluta e adeguamento totale al proprio pensiero e alle proprie azioni, anche quanto fanno errori così evidenti. Poi con i supporters di turno che esaltano quel leader, in tutti gli ambiti, si crea quella specie di “cupola” che gestisce tutto l’affare della comunicazione e fa passare per bene il male e per male il bene. Chi ha il potere della comunicazione ha il potere della distruzione, più che della costruzione e la ricostruzione. Basta vedere le notizie di tutti i telegiornali che parlano solo di corruzione, di delitti, di immoralità, di accuse contro la chiesa e tante altre cose contro la dignità delle singole persone e delle istituzioni.

Non si tratta di chiudere gli occhi sulla verità o nascondere il male che si compie, ma essere veritieri fino in fondo, cercare la verità senza omettere nulla e mai attribuire la colpa ad una sola parte. Spesso si creano vere e proprie cupole diffamatorie che dalla chiacchera di corridoio poi passano ai fatti. Di fronte poi alle falsità dette e a volte pubblicate scappano via. Prima si mettono i mostri in prima pagina e poi nelle sentenze o nei giudizi di innocenza si riserva un piccolo trafiletto, magari in un posto del giornale o del sito dove per poter leggere bisogna fare una ricerca oculata e minuziosa. C’è chi poi commette alcuni peccati e reati e non viene perseguito perché ha protezioni in alto o fa parte del potere stesso. Quando sono scoperti espatriano, fuggono all’estero, perché temono a qualsiasi livello che la verità sul loro conto incomincia a venire fuori. Quante menzogne e falsità, quanti furbi ed opportunisti, quante persone che salgono sul carro del vincitore per avere assicurati posti, luoghi, uffici, prestigio anche nel settore della comunicazione. Poi come tutte le cose del mondo, anche questi presunti uomini di potere infallibili, dittatori nel pensiero e nell’azione svaniscono nel nulla, magari recuperando, solo apparentemente, una facciata di persona onesta e perbene. Sono dei presunti Paolo Apostolo che illuminati sulla via di Damasco si convertano alla carità, alla solidarietà, alla bontà, dopo aver fatto una vita di lusso e di piacere di ogni genere, oppure come sant’Agostino che da pagano divenne cristiano e una volta convertito divenne pure sacerdote, vescovo e santo. Quanti falsi Paolo Apostolo, quanti falsi Sant’Agostino che questo nostro tempo ci offre alla nostra attenzione e su cui bisogna riflettere seriamente e fare chiarezza per non incorrere nell’errore di esaltare i prepotenti ed offendere gli umili e i remissivi, quelli buoni di sentimenti che amano la pace ed amano le proprie istituzioni, nonostante le proprie debolezze.

Ecco, Papa Francesco ci fa riflettere su questo ed altro invitandoci a “risvegliare le parole, aprire e non chiudere, parlare a tutta la persona rende concreta quella cultura dell’incontro, oggi così necessaria in un contesto sempre più plurale. Con gli scontri non andiamo da nessuna parte. Fare una cultura dell’incontro. E questo è un bel lavoro per voi. Ciò richiede di essere disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri”. E’ quanto ha detto oggi ai responsabili della comunicazione di TV2000, che è meglio conosciuta come la Televisione dei Vescovi Italiani, che oggi sono stati ricevuti in un’udienza particolare dal Santo Padre.

Andando nel dettaglio dei peccati della comunicazione che il Papa ha evidenziato vanno sottolineati alcuni aspetti, a mio modesto avviso, che dimentichiamo spesso nella comunicazione: in primo luogo il rispetto della segretezza dell’informazione. Non siamo noi i giudici, non lo può essere Internet, così come è oggi manipolato e manipolabile, né la Tv o i giornali. Si emettono sentenze e giudizi sulle persone con una facilità tale da favorire quel clima di scontro o di posizione ideologica, tra i colpevolisti e gli innocentisti. Chi sta al potere, sta lì per colpire l’avversario, non per dialogare o chiedere collaborazione: questo è un dato di fatto,. L’avversario  diventa nemico da uccidere o abbattere in qualche modo, facendo passare per vere cose false, dando per scontato, dal momento che si è prevenuti e soprattutto se si è ricevuto qualche offesa personale, di far pagare in qualche modo a chi ostacola lo strapotere. La verità segue altre vie, quella della giustizia e del diritto, andando ad indagare su tutti gli aspetti di una problematica e mai, assolutamente mai, fermarmandosi alle chiacchiere, agli inciuci, a presunte cose avute: documenti, interviste, e-mail, scritti, lettere a quanto altro che si può oggi soprattutto manipolare e modificare, fino a punto che tante persone sono sotto falso nome, si coprono dietro facce che non solo le proprie, o peggio ci sono nella comunicazione solo ed esclusivamente per fare del male e colpire come dice il Papa. Gli integralisti della comunicazione sono sparsi dovunque. Accusano e pretendono dagli altri e poi nel fondo del loro essere e del modo di agire attuale o pregresso, sono peggiori di chi mettono sotto accusa. Ecco perché il Papa chiede il massimo rispetto delle persone nella comunicazione. Se non si è certi, assolutamente certi, che senso ha fare processi davanti alla Tv, o nei club privati o gruppi di potere per arrivare a condannare anche chi è veramente innocente?

Non parliamo, poi,  della diffamazione a mezzo stampa così facile oggi da attuare. Cosa più grave è che le persone prima vanno d’accordo o in disaccordo nel privato, poi cambiano strada, si scontrano o si incontrano per convenienza o per difendere i propri interessi. A qual fine, se non quello di offendere e denigrare gli altri e consolidare il proprio potere anche se immorale? Gli strateghi dell’accusa sono presenti in tutti i posti. Accusano e diffamano gli altri per proteggersi dai propri sbagli. O addirittura fanno carte false e affermano cose non vere sui loro avversari per colpirli a volte nelle cose più sacre e personali, dove si è più retti rispetto a tante altre situazioni, che volontariamente si tacciono, a propria difesa e per dimostrare che si è in gamba. “Poveretti” ha detto Papa Francesco rivolgendosi a quanti vivono solo di soddisfazioni terrene e non sanno guardare oltre. Soddisfatti perché hanno fatto fuori chi non la pensa come loro. Queste persone, prima o poi scompaiono nel nulla, amate solo da chi (e non sempre) ha ricevuto favori e protezione quando comandavano. E parliamo di tutto il potere, soprattutto il quinto potere della comunicazione che oggi fa strage da tutte le parti e chiude il cuore alla speranza, al bello, al vero, al buono, all’onesto, al morale, alla santità. Vanno avanti i mistificatori e chi agganciato con il potere fa solo finta di dire la verità, quando tutto o quasi tutto è menzogna.

Scrive il Papa: “I media cattolici hanno una missione molto impegnativa nei confronti della comunicazione sociale: cercare di preservarla da tutto ciò che la stravolge e la piega ad altri fini. Spesso la comunicazione è stata sottomessa alla propaganda, alle ideologie, a fini politici o di controllo dell’economia e della tecnica. Ciò che fa bene alla comunicazione è in primo luogo la parresia, cioè il coraggio di parlare in faccia, di parlare con franchezza e libertà. Se siamo veramente convinti di ciò che abbiamo da dire, le parole vengono. Se invece siamo preoccupati di aspetti tattici –il tatticismo? – il nostro parlare sarà artefatto, poco comunicativo, insipido, un parlare di laboratorio. E questo non comunica niente. La libertà è anche quella rispetto alle mode, ai luoghi comuni, alle formule preconfezionate, che alla fine annullano la capacità di comunicare. Risvegliare le parole: risvegliare le parole. Ma, ogni parola ha dentro di sé una scintilla di fuoco, di vita. Risvegliare quella scintilla, perché venga. Risvegliare le parole: ecco il primo compito del comunicatore”.

Parole sante che dovrebbero essere applicate anche in quei luoghi dove tutto si fa tranne che dire la verità, cercare la verità, parlare in faccia a tu a tu.

E allora cosa fare di fronte a questi tre gravi peccati che Papa Francesco ha attribuito oggi alla comunicazione?

Una prima importante cosa da fare è quella di essere onesti con se stessi, con gli altri e con il pubblico al quale ci si rivolge per dare informazioni in privato (assurdo l’anonimato) e in pubblico. I disonesti non sono sempre gli altri. Gli immorali non sono sempre gli altri. Spesso lo è chi accusa l’altro e magari l’altro è assolutamente innocente e serio. Papa Francesco ringrazia “per lo sforzo di onestà, onestà professionale e onestà morale, che voi volete fare nel vostro lavoro. E’ una strada di onestà, quella che volete fare”. Siamo onesti e sicuramente la verità affiorirà nella sua totalità e non nella sua parzialità che come tale è una visione limitata e di parte appunto. L’onestà ci fa liberi e non schiavi di nessuno, anche nelle nostre debolezze e fragilità. L’ipocrisia va di pari passo con la falsità nel dire e nel fare; per cui l’unica via d’uscita da questa situazione è quella di essere coerenti con se stessi e con gli altri. Il comunicatore per valutare le situazioni oggettivamente deve essere un santo e soltanto un santo vera. Il resto è tutto convenienza di parlare come nello zittire, perché col parlare si difendono i propri meriti; con lo zittire si nascondono i propri difetti di cui nessuno deve sapere e tantomeno scrivere.

I TRE PECCATI PIU’ DANNOSI DELLA COMUNICAZIONE SECONDO PAPA FRANCESCOultima modifica: 2014-12-15T19:35:07+00:00da pace2005
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