Il decalogo del sacerdote “buon pastore”

DSC04363.JPGIn occasione della giornata mondiale delle vocazioni, che coincide con la quarta domenica di Pasqua, padre Antonio Rungi, sacerdote passionista, teologo morale, commentando l’omelia di Papa Benedetto XVI, pronunciata durante la messa per l’ordinazione sacerdotale di 9 presbiteri nella Basilica Vaticana e il Regina caeli del 19 aprile 2012, ha stilato uno speciale decalogo per i sacerdoti che “vogliono, nonostante le fragilità umane, sinceramente percorrere la via della santità e rispondere sempre meglio al dono e al mistero della vocazione che hanno ricevuto dal Signore a servizio della Chiesa e della comunità umana”.
Dieci essenziali regole di santificazione sacerdotale che “si ispirano al Vangelo e agli obblighi sacerdotali che ogni sacerdote si assume liberamente nel momento dell’ordinazione presbiterale”. Ecco il decalogo sacerdotale:

1. Preghi ogni giorno assiduamente, senza distrarsi in cose terrene, avendo speciale attenzione alla sua vita spirituale e interiore. Abbia a cuore lo zelo per la casa del Signore e il bene delle anime.
2. Faccia una vita elevata moralmente ed eticamente, senza dare scandalo di alcun genere.
3. Viva una vita casta, povera ed obbediente e mantenga gli impegni sacerdotali per tutta la vita, essendo egli sacerdote in eterno e per sempre. Sia obbediente al Magistero della Chiesa.
4. Celebri l’eucaristica con lo stesso spirito di Cristo, che si è offerto sulla croce come vittima innocente per i peccati dell’umanità.
5. Amministri il sacramento della riconciliazione con le necessarie disposizioni interiori, con calma e con tutto il tempo necessario.
6. Visiti gli ammalati, gli anziani e i vari sofferenti nel corpo e nello spirito, spesso senza alcun umano conforto o sostegno morale e spirituale.
7. Segua con particolare cura i giovani, le famiglie, il mondo degli adulti e quanti sono nel dubbio e sono alla ricerca dell’assoluto, che vagano nel mondo delle idee senza guide illuminate, senza pastori e senza alcuna indicazione.
8. Non faccia politica, ma si impegni per il bene comune senza prende posizione per qualcuno. Sia sempre dalla parte della verità e dell’assoluta trasparenza nella gestione del bene della gente.
9. Difenda la causa del povero e lotti costantemente per la giustizia e la pace nelle famiglie e nell’umana società, soprattutto dove la pace e la serenità è minata dall’assenza dei beni essenziali.
10. Sia equilibrato nel parlare, convincente nell’insegnamento dottrinale, sereno nell’esprimere giudizi, obiettivo nel valutare la realtà non con i propri schemi mentali, ma con il cuore di Cristo, unico e perfetto sacerdote della nuova ed eterna alleanza.

“Sono questi alcuni dei fondamentali doveri che competono al sacerdote di oggi e di sempre. Di fronte ad una crisi evidente di vocazioni alla vita sacerdotale specialmente in Occidente, in Europa ed in Italia, ritornare ad uno stile di sacerdote più contemplativo e meno attivista o impegnato nel sociale, sicuramente potrà contribuire a far crescere l’interesse nei giovani per la vita sacerdotale”, afferma padre Rungi. “Essere sacerdote non è la stessa cosa che svolgere un lavoro o mestiere qualsiasi, per quanto nobile esso sia. Essere sacerdote è una vocazione, una missione, un impegno di vita per servire, anima e corpo, la causa di Cristo, della Chiesa e del Vangelo. Quel Vangelo che è la nuova ed eterna buona notizia, che ogni uomo in Cristo, mediante la vita sacramentale, possa accedere alla felicità eterna, vivendo in questo mondo santamente”.